15 febbraio 1879.

_19 febbraio._--Amo Lei! Lei! Tutta la mia giornata è per Lei! Studio

per Lei, di giorno: studio per Lei, di sera: penso a Lei, di notte!

Penso ch'Ella deve essere felice!

Ed oggi come sono felice. Dio, credo in Te! Dio, non far morire me,

non far morire Lei! Lascia che ci amiamo come fratello e sorella: ci

benedici: e ci compensa di quello che abbiamo sofferto, Ella nelle

delusioni, io nell'amare solo Lei!

Oh come sono felice! Come vorrei che mia madre vedesse queste mie

confidenze, per benedirci!

Oh quanto amore! E se morissi? Ho visto ieri le ossa dei morti! Chi

distingue le ossa di chi ha amato?--Finchè siamo vivi e giovani e

puri, Dio è in noi e Dio è l'amore!

Perchè si vive?

Leggo un po' del mio _Tintoretto_! Questa copia, gualcita, sporca, su

cui ho scritto tante volte per epigrafe i versi di Byron e quelli di

Goethe, questa copia l'ho portata con me a Venezia nel 1876 e volevo

abbandonarla sulla lapide del Tintoretto. C'era insieme un mio amico,

e non ho osato. Oh come ho amato vedendo la pietra del pittore e

pensando a Te!--A Verona ero solo: volli andare a Mantova per vedere

la città dove Tu eri: alla stazione di Verona comperai dei fiori,

li posi nel volumetto del mio _Tintoretto_ a pag. 70 e 71,(9) dove ci

sono i pensieri che più mi facevano ricordare di Te, e volevo

abbandonare e il dramma e i fiori e il mio pensiero al Mincio che va e

va, all'ignoto, a Te.... Mi spaventai, pensando che quella copia

potesse essere trovata e compromettere Te! vedi, a quali

fantasticaggini da bambino conduce l'amore! Passai dinanzi al palazzo

G. pauroso, religioso, raccolto, con amorosissimi pensieri: era

illuminato dal sole: certe finestre aperte: nella corte si stava

attaccando una carrozza.... Passai, ripassai, pieno di paure, e di

memorie e di speranze.... Oh sì! Dio, li hai calcolati quei

momenti, perchè ora mi fai tanto felice!

* * *

Ma l'avvenire! l'avvenire come me lo preparo? Con che lavoro? con che

via?

_20 febbraio._--È venuta un'ora di sconforto!--Da alcuni giorni sono

al Museo Archeologico, colla _pretesa_ di studiare le armi, ma veramente

per farmi un po' conoscere dall'_alta camorra artistica e municipale_ e

forse mettermi a fare qualcosa. Passo delle ore là, ma adoro le

Madonne e penso a te, o Lidia! Che importa a me delle armi rugginose?

Quello che mi tormenta è la _vita_! Soffri tu? Sei nervoso? Sei

ardente? È vero amore il mio? Perchè sono tanto infelice?

_21 febbraio._--Come sono felice di amarti! Ma perchè sono

incatenato?--Sento la poesia: ma oh quante volte penso al positivo, e

faccio dei calcoli. Mio padre è ricco: scriverò un dramma per

farmi una posizione?! È passato il tempo di queste ingenuità:

non è passato l'amore.

_23 febbraio._--Alcune volte come mi spavento! Oh potessimo esser

felici! Noi due, noi due soli, e una bambina, noi, tranquilli,

indifferenti del mondo, religiosi, artisti, casti, felici!

I sogni mi stancano con maliarde voluttà: oggi mi sento la testa

grave.

_24 febbraio._--Ho abbozzato una lettera per Lidia. Trepido e tremo....

Sono io geloso?

_25 febbraio._--Come mi spavento in mezzo alla gente, pensando alle mie

segrete speranze! Sciocco, ma quella gente moverebbe un dito per

alleviarti un dolore? E Tu giovane, scettico e freddo e pieno di _posa_,

sai Tu come mi agghiacci l'anima col tuo cinismo scientifico? Sei

artista tu?--Ami tu?

O Lidia, che giornata triste! Nevica ed è freddo. Guardo il tuo

ritratto e penso.--Quanto ho sofferto dalla sera che io ti vidi,

freddolosa, triste, avvolta nello scialle ad oggi! Io ho sofferto per

amore! Oh come riderebbero i miei amici!

_26 febbraio._--Dio, mi spavento! Sono io sicuro dell'anima mia?

_1.° marzo._--Oggi sono felice. Da due giorni ero nervoso e

spaventato. Ho letto ieri in un libro del Michelet: «Due persone che

si amano spendono assai meno di uno solo che vuol dimenticare.»--E

che idee nobili, pratiche, scientifiche! Quelle pagine mi hanno

consolato.--È sabbato grasso. Ieri a sera non sono andato al

veglione della Scala: sarebbe stato un insulto a Lei che soffre.

Oggi sono felice!

_2 marzo._--Sono freddoloso e sonnolento. Sono stato alle feste del

Giardino. Ho avuto vicino, vicinissimo a me una sposina dalle spalle,

dal seno nudo, ridente, allegra. Ho finito di dire a me stesso:--È

mia moglie? Posso amarla?--La trovai gentile, perchè donna, la

guardai, mi sentii buono e onesto, ma... potrei dimenticarti, o Lidia?

No!

Ieri il mio tormento fu grande. I pensieri mi bollivano nella testa,

si che credevo di impazzire. Leggo oggi Michelet.--Poesia!

_6 marzo._--Perchè non una riga? Perchè mi tormento così?--Sono

nervoso e aspetto.--Come la vita è breve per il mio amore! Oh come

aspetto una tua riga! Tu tardi, penso che Tu scrivi una lunghissima

lettera per dirmi tutta la Tua vita. Sei ammalata? Al _Club_ non ardisco

guardare la _Gazzetta di Venezia_, temo di trovare il tuo nome fra i

morti.

_7, venerdì_.--Perchè non una riga? Oh abbiate cuore!

_8, sabbato._--Abbiate cuore!--È primavera: senti anche Tu l'amore

della natura?--Che tristezza mi assale in questo momento! Lidia, io ho

turbato l'anima tua, e che cosa posso io fare per Te?

_10 marzo._--Oh! miei genitori, se voi provaste ad avere l'anima mia!

Ai tremendi bisogni di un corpo nervoso, al tormentoso bollire di

pensieri nel cervello, alla muraglia di ghiaccio che mi separa dal mio

avvenire, come resistere? Come resistetti? Non posso occuparmi, no: la

mia anima _non può_ volgersi ad altri pensieri; che importa a me di

tutto ciò che è diverso dal mio amore? Oh se gonfio di vita,

avessi almeno lo sfogo delle libidini: se pieno di sentimento potessi

almeno prorompere in una poesia: se così tormentato potessi almeno

avere la libertà di stordirmi viaggiando!--È primavera! Sono io

un pazzo? Lo fossi, sì, lo fossi! sarei felice!--Ricordo che ho

vissuto con intimità con due donne a V... e ad Oropa. Come ero

contento! Come prevenivo i loro minimi desideri! Come mi sentivo bene

avendo vicino a me una donna! E se questa donna fosse stata quella che

ho sognato! E discorrevo del mio avvenire, dell'amore, della famiglia,

dei figli, di Dio, e delle _toilettes_! Così la vita. Ma ero

contento, e presentivo la felicità di essere con Lei.

Sciocco! ieri lessi un libro di scienza. Dio non c'è: il fato è

tutto: l'ideale nulla.--Dunque io sono un povero sciocco!

Padre mio, Ti sei tormentato tu pensando: Dio c'è, o non c'è?

La scienza nuova, le nuove lettere mi spaventano: non leggo niente per

non turbarmi, e se qualcosa mi capita sotto gli occhi, sento lo

squallore del materialismo e dell'ateismo. Sono un fanciullo, non sono

un uomo: non oso pensare, non oso leggere: sto bene nelle mie dolci

illusioni dell'ideale e di Dio. L'archeologia mi occupa tanto: cerco

libriccini, leggo, annoto, confronto, vorrei farmi conoscere e entrare

in qualche commissione, ma quante volte, quando splende il sole e le

pagine sono gialle e rose dai tarli, quando la primavera regna e

rifulge ed anima e suscita e tormenta, e la carta morta sta morta,

quando una donna, una _sposina_ entra a visitare la Biblioteca, una

sposina con un mazzetto di viole e l'oblato sta lì giallo su un

mucchio di libri a studiare le teorie della poesia rettorica o di Dio

scolastico, quando da una finestra col sole entra il suono di un

pianoforte ed io mi sento il cuore gonfio,--quante volte dico:--Al

diavolo, o carte vecchie!

Da un mese vado in uno studio da pittore. M... sta facendo il ritratto

di una sposina, morta st'anno. Nello studio vi sono i suoi abiti, i

suoi pizzi, i suoi nastri. Un giorno li toccai con riverenza, un altro

senza che io tanto ci pensassi, chinai la testa su uno di quegli abiti

e lo baciai. Amo quella morta, ed è bruttina: ma era donna!

E nei sogni, nei sogni mi viene la femmina nuda, viscida, spossata, o

ardente, istigatrice, bestiale! E sento che anch'io ero nato per

provare l'orgia e l'abbrutimenio!

Quando potrò io abbruciare tutte queste carte e distruggere il mio

passato e amare una fanciulla che abbia una buona dote?

Ora non ho alcuna passione. «_Etant pauvre il faut que je travaille._»

Queste parole mi strinsero il cuore: Ella lavora per guadagnare il

denaro; io lo getto in ferravecchi. Spesi 160 franchi per un elmo di

ferro! Quanto deve lavorare Ella per avere 160 franchi? Queste mie

cose antiche mi danno un rimorso. Col denaro speso potevo soccorrere

qualche povera famiglia o qualche povera fanciulla che lavora!

È primavera!--Mi ami Tu, o mia sorella? E taci? E soffri? Pensi per

me? Soffri per me?--La viltà dell'egoismo mi persuade il suicidio:

ma, no! no! Ti renderei troppo infelice!

Mio Dio! fammi vivere, vivere anche nel massimo dolore, vivere nella

massima gioia, ma _vivere_! Questa stupida monotonia di giorni non è

vita per l'anima mia e per i miei ventisette anni!

L'altr'ieri ho passato la _Gazzetta di Venezia_, dal 14 febbraio ai

primi di marzo, guardando i nomi dei morti.... Mio Dio, quale

spaventoso presentimento! Non osavo, tremavo: ridevo, alzavo le spalle

e me ne andavo... Non ho trovato N.° del 23 e 24 febbraio. Che

dubbio! Ma perchè...?

I miei sentimenti io li intono solo alla solitudine di Limbiate, alle

tristezze della mia malattia, al deserto di questo mio studio, ma come

sono stonati col mondo!--Ecco il mio spavento!

Sciocco! e se tutto fosse un sogno?

_11 marzo._--Dopo pranzo. È la terza sera che salgo qui nel mio

studio e mi trovo solo... Domani andrò a Limbiate. Che ora triste!

È l'ora in cui si desidera di essere belli, buoni e felici!

_14 marzo._--Torno adesso da Limbiate, e trovo una tua lettera, o Lidia.

A Limbiate quanti pensieri! Non li ho scritti, ma li scriverò per

Te!... Ho qui la Tua lettera: ma non voglio aprirla. Sono felice! che

mi dirai? Non so, ma sono felice; mi sento in orgasmo... Primo

pensiero: vorrei andare al Santuario di Saronno, e leggere la tua

lettera, contemplando gli angioli (cioè quei due angioli, che

conosco tanto) del Gaudenzio Ferrari. Ma come sono brutto e villano

io!--Stanotte ho sognato di Te: nei sogni mi pare di esser bello

perchè non ho corpo!

Domani scriverò. Oggi ho letto la Tua lettera, ma la folla, il

sole, le ciarle mi hanno stordito. La rilessi ancora e la rileggo

«_Qu'aviendra-t-il de moi?_» O mia madre! Spero di morire! E tu devi

pensare a Lei come ad una figlia: lo devi perchè il mio amore è

santo.--Sono in orgasmo. È una settimana ch'Ella ha scritto la

lettera. Sono felice e sento che Dio mi vede.

Dio? ed io credo nell'anima? E Tu?

Sì! sì, siamo pazzi, ma consoláti, ma poeti!

_15 marzo 1879._--Ho riveduta la A., quella ragazzina che mi fece tanto

bene! Nell'agosto del 1877 forse mi sarei ucciso. Da due giorni ero in

uno stato di abbattimento spaventoso. Trovai quella bambina, le diedi

dei soldi, la baciai, la accarezzai, la tenni con me, e una voce di

dentro al cuore mi disse:--Somiglia alla bimba che tu avrai dalla tua

Lidia!--Fui tranquillo, felice, guarito. La realtà era tremenda per

me, il fatto era fatto: eppure quella illusione mi salvò, perchè

illusione gentile.

Ho una lontana speranza di poter scrivere qualche libro. Questo amore

ha acuito le mie facoltà, e forse, cessato l'orgasmo, fra un po'

d'anni potrò scrivere: e sento che scriverò come Tarchetti, con

analisi, con cuore, coll'ideale. Ma che riuscita ha avuto Tarchetti?

Che carriera ha fatto? Grazie tanto. Oh e il pubblico? Il pubblico? Il

pubblico che legge l'anima nostra, e non la capisce, ci sprezza e fa

il pettegolezzo!--No, meglio queste _pletore_, queste abbondanze di vita

che fanno morire, che quegli sfoghi artistici che fanno sogghignare

gli uomini d'esperienza panciuti e i giovinetti che hanno la mantenuta

e le femmine eleganti che, oltre il francese, sanno leggere

l'italiano! E gli amici? E i nemici?

Insomma i miei parenti non possono vedere ch'io sono stanco e

sfiduciato.--Non mi divertono i cavalli, le feste, il teatro, la

società, il giuoco, gli abiti, i pranzi... E solo discorro di vita

e di viaggi, e solo mi chiudo in me, e in casa, Non ho nulla. No, Tu,

mamma, hai sofferto, ma non avevi e non hai la mia anima! ma hai

sofferto, sono certo: e Tu suonavi il pianoforte, timida e senza

capire la musica, come una bambina. È un ricordo triste!

Guardo il Tuo ritratto, o Lidia! Ah mi costi _cinque anni di vita_! Ed

è impossibile che io rinunci al sogno di una felicità che mi

sarei meritata con tanti dolori! Sì, dolori! ed i peggiori

dolori--quelli repressi in una povera anima e custoditi e santificati

dalla solitudine e dal pensiero di Dio!

In nome di questi delirii, di queste baldanze, di questi

scoraggiamenti, in nome dall'_Anima_ che è trasfusa in queste povere

carte, in nome di Dio, mamma, ti prego, ama la mia Lidia, provvedi a

lei, tienla con te, sorreggila, amala più che se fosse la tua Maria

o la tua Sofia! Questa è sorella di tuo figlio! Sorella d'anima,

è sorella castissima in Dio!

* * *

Oggi non posso studiare. Il _Don Giovanni_ di Byron mi annoia, mi

indispettisce. Che umorismo scettico e volgare! Penso e non penso:

sono inquieto: vorrei fare un viaggio, se potessi. Ma che vuoi? Non

posso fare cosa diversa dallo stare al tavolo. Coi divertimenti mi

pare di perdere tempo, un tempo sì prezioso! Oh se potessi lavorare

e guadagnare, o sperare una posizione!

--O Dio! Che pensieri! Chissà quanti dolori avrò ancora! Gli

ostacoli alla sua felicità sono temporanei forse: forse si

sposerà; ed io avrò l'anima spezzata una seconda volta e senza

rimedio!--Quanti dolori avrò ancora! Perchè tu non mi hai detto

tutto!

Ah bisogna confessare che queste incertezze sono tormenti orrendi!

_16 marzo._--Ieri fui al cimitero di Porta Magenta e vidi la esumazione

dei tredici scheletri degli appiccati nel 6 febbraio 53. Mio Dio, che

orrore! E quando verrà il giorno in cui anch'io potrò sfogare l'anima mia

nelle grandiose emozioni delle battaglie? Oh venga presto quel giorno!

Sì, laverei la macchia che ho sull'anima:--l'essermi lasciato persuadere

da mio padre, quando potevo e dovevo fare il soldato. Come mi annoiano e

mi ripugnano e mi avviliscono le sciocchezze che dico quando sono colla

gente! Eppure bisogna fare così. Alla Società Patriottica si sta

preparando una pagliacciata: io fui pregato, con grandi promesse di

fortuna, fui lodato, fui conosciuto... Chi volle conoscermi pel mio

_Ugo_? Se mi prestassi alla mascherata certo farei conoscenze e farei dei

passi, più che con due anni di tentativi drammatici, due di

scoraggiamenti fatali, e due di studi di lingue! Ma il divertimento mi

ripugna! Tu soffri, o Lidia, e pensi a me, io Ti parlo di Dio e di

solitudine, e Tu hai paura del Tuo avvenire: ed io divertirò la

gente?--No: per chi leggerà queste mie pagine voglio lasciare un ricordo,

un ricordo dignitoso, severo, casto, gentile del mio amore. Che importa a

me del mondo? E che importerà a voi del mondo quando conoscerete i

tormenti e le incertezze dell'anima mia!

Quando sento suonare gli inni di Mameli e le canzoni del 48 mi si

riempie il cuore! Oh sento l'oblio di tutto! Perchè non mi fu dato

di sfogare nelle tremende emozioni della Patria le esuberanze dei mio

cuore?

Sono io così sciocco? Byron che non era sciocco amava ed amò

sempre miss Chaworth; ed ella non lo amava. Come era sciocco Byron,

non è vero, o Papà?

Ecco un'idea poetica che mi è cascata dalla penna! Ecco, direte che

io sono esaltato dalle letture!--Esaltato? Scusate, sono abbassato. E

se cito Byron gli è perchè era un uomo che sentiva ed io odio la

folla dei merciai, dei rachitici, degli accidiosi, degli spudorati, la

folla che oblia tutto!--Obliare?--Che importa? Fino alla morte avere

l'anima gentile e Dio...

Ecco un tormento ineffabile che voi non capirete mai! Io dico di

sentire fiducia in Dio, di sperare in lui, dico ch'egli ha fisso il

mio avvenire, e prego melanconicamente e sorrido... Oh ma che faccio

per il mio avvenire?

La scienza seria mi dice:--Dio non c'è: il tuo ideale è

bambinesco; l'uomo si prepari il suo avvenire, l'uomo combatta, l'uomo

soffra, l'uomo sia di questa terra! Oh che faccio per il mio avvenire?

Se la verità è questa, e se è vero che la vita passa sì

presto, e se è vero che il mondo è una commedia, che sono io e

perchè mi tormento?

_18 marzo._--Mi rifiuto alla pagliacciata che si farà dagli artisti.

Anche le nuove mie conoscenze incomincieranno a dirmi _originale_. Che

importa? Posso io fare lo sciocco e divertire gli altri, quando Tu

domandi: «_Qu'aviendra-t-il de moi?_»

_19 marzo._--Padre mio, l'hai tu sentito nella tua giovinezza questo

strapotentissimo bisogno d'esser bello, d'esser felice, d'esser

buono?--Se Dio non c'è, se la perfezione e la felicità dell'altra vita

non esistono, l'uomo che su questa terra si sente l'anima così commossa,

che si volge al cielo e dice:--Fammi esser bello e felice e buono--l'uomo

non è uscito dal fango, sebbene imperfetto, turbato, sconvolto dalle

passioni!

Oh li vedo, ora che passo del tempo fra la gente, certi uomini

seri!... La politica è seria? L'arte? Le scienze? Li vedo; questi

uomini sono indifferenti, fanciulli, senza passione: hanno anima? Essi

certamente invidiano chi può nella quiete di uno studio essere

indipendente, sciolto da ogni affare, solo, solissimo... Lo invidiano

loro!

Dio mio, un anno solo, un mese solo, un giorno solo di quella

felicità santa, piena, immensa che acquieti l'anima mia, un giorno

solo, Ti prego! E poi lasciami pure al mio destino. Ch'io provi a

vivere!

_20 marzo._--Oh nei sogni quali spasimi di voluttà che non ho mai

provato! E quando sono desto, e vivo, e ardente, ed è primavera,

quale imperioso bisogno di conforto ai miei anni!--No, no! ti sprezzo,

o femmina, o stupida istigatrice, fango destinato al fango; e ti

adoro, o vergine, mestissima e santa poesia vivente!

O Lidia, Ti ho schiuse le pagine più sacre delle memorie, e forse

anche Tu hai detto ch'io sono un fanciullo! e forse mi hai creduto un

cattolico, forse un chierico!

O Lidia, il mio Dio lo capisci Tu come lo capisco io?

_22 marzo._ Sono stanco, annoiato di tutto, scoraggiato, avvilito. Penso

al M. Com'è felice colla sua donna!--Io non avrò mai questa

felicità? E perchè mi sono tanto tormentato?

Gli Italiani vanno alla Nuova Guinea. Sono pazzi? Mi è balenato il

desiderio, in sogno, di avventurarmi là anch'io, e lasciare a casa

tutte le memorie perchè i miei le leggano, e sperare... Sempre un

dolore solo! Sperare! Sperare! L'anno scorso avevo pensato anche

così. Non voglio più guardare alcuna ragazza. Lidia avrà una

figlia: e la sposerò!--il mio spavento era che si rompesse ogni

filo fra me e Lei; dove sarà fra tre, quattro anni?

Dov'è ora? E dove sarà?

Oh fosse vero il mio sogno! Che Tu potessi amarmi e ch'io potessi

esser felice! Oh fosse vero il mio sogno!--Lidia, Lidia, io non sento

che Te, Ti voglio, Ti amo, inginocchiandomi e tremando Ti amo! Tutti i

dolori passano, o passeranno: il mio amore non passa. Dio, dammi la

mia pace, la mia felicità, il mio cuore!

E intanto passano gli anni della mia giovinezza! E quanti miei amici

sono felici, belli, tranquilli! E quante fanciulle sorridono! E quante

femmine ghignano!

Una cosa che mi avvilisce è che ho poca memoria: e vale stordirsi

il capo? L'anno scorso c'erano delle notti (e per settimane) in cui

sognavo di leggere tedesco o inglese, dopo sei o sette ore di lettura

fatta nel giorno!

--Sono tre mesi e più che l'anima mia è piena del Tuo ricordo,

giorno e notte. Sì, non è passata ora in cui la mia anima non ti

abbia invocata, per sentire la mia felicità o la mia infelicità!

E di notte, quando mi sveglio, tu sei il primo pensiero, il primo

tormento!

... _Il y a révolte en moi-même et comme un enfant capricieux qui

ne veut point entendre raison, j'appelle la nature marâtre,

parceque je veux qu'elle me donne aussi ma parte de bonheur!_(10)

Che parole! Ti amo perchè sei ribelle, perchè imprechi,

perchè avrai dei pensieri orribili, perchè non sei la larva

vaporosa del mio studio e dei boschi di Limbiate, ma perchè sei

_viva_, soffri,--sei donna! E donna, ribelle, imprecante, disperata, mi

devi credere un fanciullo perchè ti parlai di Dio e di Maria! Oh se

ti dessi a leggere l'_Ugo_! mi conosceresti, mi ammireresti, mi

ameresti! No! sarebbe una cattiva azione la mia!

Chi conosce l'anima mia? Vorrei prorompere! E se Tu fossi quella che

deve capirmi e darmi la pace e farmi vivere? Che importa a me dei

milioni di cui così avidamente discorrono. A me importa _la pace_, _la

vita_, _la felicità_. E che colpa avevo io da scontare perchè Dio

mi condannasse al supplizio di questa vita piena di desideri e di

tormenti, e di bisogni e d'amore?

Vorrei morire.... ma non si rinasce a rimediare ai mali di questa

vita.

Oh io Le ho fatto del male! L'ho turbata! Tante volte nel parossismo

del mio dolore ho sognato che il suo fidanzato si ingelosisse di me, e

venisse da me, e mi sfidasse, e mi uccidesse. Comprenderebbe egli il

mio amore? e non sa che se l'avrebbe fatta felice, io avrei amato

anche lui? Non sa che potevo essergli fratello?

Su questa terra io non ho trovato quello che l'anima mia

spasmodicamente cerca! Sono insodisfatto e scettico. Sono ammalato.

O Lidia, ch'io un giorno sappia il tuo suicidio o la tua vergogna?

Come tutte le sere paurosamente leggo la _Gazzetta di Venezia_!

Oh se potessi salvarti dal dolore e dai pericoli, mi ameresti per

tutta la vita. Salvarti!

Temo di perdere mezz'ora di tempo, a staccarmi dai libri, e perchè

non vado nè a passeggio, nè in cavallerizza, mi paiono preziose

le ore, e che cosa faccio? Come faccio a prepararmi una via? Per due

anni ho studiato anche alla sera nell'inverno, e 5 e 6 ore di sera,

oltre 7 ore di giorno e che cosa so o piuttosto che cosa ho fatto di

pratico? Ed io stesso mi dico: _poltrone, lavora e fatti una carriera,

professa le tue idee dignitose ad alta fronte, e parla colla tua

coscienza d'uomo, e pensa al tuo avvenire con sicurezza e con coraggio

invece di sospirare e di bevere bromuro_!

Dicono ch'io sia originale, invece sono solamente infelice. Se fossi

pazzo, quante volte avrei compromesso in casa mia il suo delicatissimo

nome! O mi sarei inebetito coi liquori, o avrei giocato.

Ma a che tante giustificazioni? E per chi? _Sento l'anima mia_--e sento

che ho sempre ragionato:--e con grandi sacrifizi, sì--ma ho sempre

ragionato:--e sento di essere un uomo.

Lidia potrebbe dirmi _No!_--Ma la mia posizione sarebbe

decisa,--netta,--finite le incertezze. E mi darei tutto alla

carità.--Non mi ucciderei, come un vile; non imprecherei, come un

briaco; non mi soffocherei nei vizi, perchè la mia anima è

nobile; non viaggierei per non sprecare denaro (un denaro che a me non

comprerebbe l'oblio e sarebbe tanto di meno per chi soffre) e mi darei

tutto alla carità.--Sarei uomo. Il dolore massimo si sopporta colla

massima forza. Sono le incertezze che tolgono forza.

_23 marzo._--Sono stanco e assordato. Stanotte assistetti alla festa

della Società Artistica Patriottica. Ero melanconico e guardavo....

Vidi come gli uomini sono frivoli e libidinosi. Nel massimo rumore e

fra la gioia più sfrenata, io ti nominai fra me e me una o due

volte, o Lidia, e ricordai che t'avevo scritto. Il mondo non mi ha mai

dato delle consolazioni, perchè non può darne; non mi ha mai

dato una delle sue gioie, perchè non le voglio. E fra il lusso

della cena, nel salone, mi sono immaginato la tua modesta cameretta, o

mia vergine!

Oh se io potessi farti felice!

Quel fracasso mi ha stordito: oh se potessi sempre stordirmi! Invece

penso sempre. Pensare per agire è cosa umana; pensare per

fantasticare su mille gioie e mille paure è ben tormentoso.--Ieri

credevo di impazzire e credevo che il tifo mi assalisse di nuovo: ero

contento.--A notte ho pensato che ti ho scritto della mia comunione:

se alcuno dei miei amici avesse visto quelle righe! E che? Sono

superbo.

_26 marzo._--Sono inquietissimo.

_27 marzo._--Ieri ho riletto la Tua lettera del 13 febbraio. Ho bevuto

del bromuro di potassio. I miei nervi si sono acquietati; le idee sono

sempre le stesse. Come sono contento quando dormo: non penso

più!--La ballerina ciarla, è allegra e guarda i fiori.... O

fortunati coloro che si _innamorano_ di una femminaccia che possono

_mantenere_!

Rammenta, rammenta, e spera, e spera, o fanciullo, e intanto diventi

vecchio! Gli anni più belli, più ardenti, passeranno.

Chi avrebbe detto a mio padre, quando comperava questi fogli di carta,

che essi dovevano servire agli sfoghi dell'anima mia? Anima

appassionata, timida, buona, piena di fede e di speranza, anima che

non trova l'anima!

Lidia, sei tu l'anima mia, io sento! Siamo destinati!--E se Tu

morissi? Se io morissi?

Io scrivo parole, ma chi capirà che sono _dolori_?

Da molto tempo coltivo il disegno di andare a Venezia,--la città

del mio Tintoretto e della mia Lidia. O padre mio, se tu sapessi che

uragani ho nell'anima mia!

Se in questi giorni di primavera, vedo qualche fotografia di Venezia,

mi sento una gonfiezza al cuore, un orgasmo, una melanconia.. ..

Pazienza! Pazienza!

Ma soffri anche tu, Lidia, e hai pensieri orribili e imprechi.... Ed

io Ti consolo parlandoti di Dio. Io! In quali momenti mi sento io!--Mi

scriverai?

Un giorno saremo abbracciati, felici, inginocchiati a ringraziare quel

Dio a cui abbiamo creduto. Oh potessimo sposarci a Limbiate!--È un

pensiero che ho sempre, e che non ho mai scritto!

Dio, Ti ringrazio! Mi hai aiutato l'anno scorso, e in che giorni! mi

aiuti anche in questo. Sì, quanto Ti debbo: mi ha scritto. Sapevo

io dove era? Era viva? Era morta?--Dio, grazie!

_28 marzo._--A San Miniato, a Firenze, come Ti ricordai!--E quando ero

solo, a Mantova nel palazzo Ducale; a Verona, nel giardino di casa

Giusti; nel cimitero di Brescia, come Ti volli! come ero infelice! Ero

tanto solo! O Lidia, se Tu avessi provato quei momenti di ardentissima

passione e di immenso sconforto!

Oh mio _Giuliano_! Chi ti conosce? Io ebbi l'animo per abbozzarti: non

ebbi l'ingegno per scriverti. Ma chi ti conosce? In te ho cercato di

sfogare le incertezze, la bontà e i deliri e gli inferni e i

paradisi di un'anima che sclama:--Dio, Tu non ci sei, ma c'è la

donna! Non credo in Te, ma spero in Lei!--O Lidia, potess'io parlarti

di quel mio _Giuliano_. Comprenderesti i tormenti dell'anima mia, piena

di vita e desiderosa di morire.

_29 marzo._--Ieri ho aspettato P.... nella via Olmetto per parlargli, se

poteva trovare qualche mansione da darmi a disimpegnare alla

Congregazione di Carità.--Non osavo. Come sono timido io! Mi

esibii, arrossendo. Diffido sempre di me. Mi rispose freddamente,

freddissimamente.... Pure aspetterò.

Stanotte ho sognato di ricevere una lettera d'una amica di

Lidia:--«È con raccapriccio che devo farle sapere....» così

cominciava. Mio Dio! Che spavento! Lessi qua e là.

Mi sovviene che un mese fa ho fatto _dei conti colle cifre_. Voi mi

credete poeta! Ho calcolato fitto, vestito, cucina, servizio, ecc.,

ecc.--O Lidia, potessi darti una posizione agiata e vivere a lungo, se

mi ami: e se non mi ami, morire presto per lasciarti libera e con

qualche mezzo.

_30 marzo._--L'altro dì, credendo di vederti, o Lidia, ho sentito

una specie di ebbrezza: ieri, cercandoti nella via Manzoni, ho

sentito uno spavento che non Ti so dire.--E chi sei tu?--Tante

volte guardo la carta topografica di Mantova e cerco di trasportarmi

coll'immaginazione o alla Piazza Virgiliana o a Porta Molina, o a

Sant'Andrea o al Palazzo del T.... Che tristezza!

Ieri ho toccato i tuoi capegli biondi, povera morta! povera sposina!

Come un giorno da ragazzo, sentivo paura e religione davanti

all'altare, oggi sento religione e paura davanti a qualunque minuzia

che appartiene ad una fanciulla.

_31 marzo._--Alcune volte mi sento felice nel pensare alla morte,

perchè mi dico:--L'anima mia è scritta in queste pagine e mia

madre mi conoscerà.--Mia madre stenterà a capire la mia

calligrafia, ed io sarò sotterra, senza aspettare la risurrezione.

_2 aprile._---Oggi per la prima volta, io, _letterato_, ho letto la poesia

di Stecchetti.--Oh amo Te, mio ideale, mia Lidia! Ecco come le letture

delle poesie stampate influiscono su di me!

_3 aprile._--Anche i cattolici romani che leggono i discorsi alla

Società Cattolica, dicendo che Dio è buono, abbracciano la

femmina. Io credo in Te e per Te sono puro!

Li leggo i poeti, ora che ho rinunciato ad ogni studio d'arte, li

leggo per curiosità Stecchetti e Carducci. Che mi importa?

Nulla--voglio fare la carità.

_6 aprile_ (sera).--Lo _sento_. Verrà quell'ora in cui io mi

ucciderò. Ti scriverò?

_11 aprile._--Aspetto sempre d'esser accettato alla Congregazione di

Carità.--Alla sera mi trovo con molti giovani. Come sono stupidi

nella sensualità! Ed io mi sento la poesia nel cuore!--Alcuni di

quei giovani sono stimati giovani d'ingegno. Oh sono cinici e volgari!

Sulla _Gazzetta di Venezia_ fra i decessi non trovo il suo nome. Dio Ti

ringrazio. Ma che futuro mi prepari? Premiami di questa mia

solitudine, di questi miei studj, delle mie speranze in Te!

_13 aprile._--Giorno di Pasqua. Jeri a sera mi commossi dolcemente.

Venendo a casa, come sempre ho pensato a Lidia! Nella mia camera da

letto, sullo specchio vedo una busta...--Una lettera di Lidia, mi sono

detto subito.--Era un regalo di mia madre: era una busta coll'augurio:

_La pace sia con te_.

Oh sì la pace! Sai tu che pace abbisogni all'anima mia? Oh mamma,

mi commosse la tua ingenua, bambinesca calligrafia! La pace! Non l'ho

trovata nella febbrile fantasia dell'arte, nella stupida società

elegante, nell'amore, negli studii pacati e solitarii... La troverò

nel prestarmi a lavorare pei poveri?

E Tu, Lidia, non sei povera?

Suonano le campane e mi pare di essere a Limbiate e di camminare per

uno stradone e di pensare a Te.

Perchè non mi scrivi? Che Tu fossi partita da Venezia e che io

nulla debba sapere di Te?

_14 aprile._--Perchè oggi ho il mio pensiero così fissamente

rivolto a Te, o mia sorella?

L'anno scorso, quand'ero in Duomo, credevo e temevo sempre di vederti

a braccio del Tuo sposo. Come sospiravo dietro a certe coppie

tranquille! Che desiderio il mio! Che bisogno!--E mi rassegnavo.

--_Perséverez dans le travail: dans vos nobles aspirations_.--Mi

suonava sempre nell'anima questo tuo caro ricordo. Perseverare,

studiare! E senza domandarmi il perchè vero, per solo amore

melanconicissimo a Te, io studiavo: non ho perduto un'ora sola in ozio

o in divertimento, nell'inverno: studiavo di giorno, di sera, di

domenica... L'anno scorso e st'anno, quando il sacerdote alza l'ostia,

io dico:--Lidia--e credo... a che? Non credo al prete: credo a Dio! E

quando il sacerdote leva il calice, io dico:--Lidia!--e credo!

Sono gli istanti solenni della commemorazione... Quando in cimitero

vedo gli ossami e mi sento aizzato allo scetticismo, non credo nulla,

nulla, e mi sento certo che sotterra non si ama, ma si imputrida, e

finisce la bellezza, la bontà, la poesia, l'anima, io mi

dico:--Lidia!--e quest'invocazione significa:--Voglio la vita!

Camperò solamente dieci o venti anni ancora. La mia giovinezza è

quasi passata e sciupata in inutili studi e inutili melanconie e

inutili ideali--morrò e...

O campane, come suonate meste e quasi a morte!--Come suoneranno meste

a Venezia!--Le campane mi hanno sempre commosso nei paesi, e nelle

città di provincia.--A Vicenza, a Padova, a Verona, a Mantova! A

Mantova! Credevo che Tu fossi là nel settembre del 1876! O campane,

perchè mi fate nascere tutta la mia melanconia!--Voglio _vita_ e

_amore_.

_16 aprile._--Ho fatto la comunione. A questo mistero del pane di Dio io

sposo sempre una mesta commemorazione, santa, pura, gentile.--È

commemorazione d'amore. Mi sento casto e affettuosissimo. Avevo con me

la tua lettera, e ho ripetuto tra me le parole: _Vous étes mon ami,

et un ami rare, pourquoi ne serai-je pas confiante avec vous? Si je

vous ai fait du mal une fois je veux le réparer en étant pour

vous une soeur et une amie._--Dio, eccoti il mio avvenire.

Finora la mia vita fu uno spasimo di incertezze, di speranze, di

propositi, di scoraggiameli... Ed ora?

Perchè non mi scrive?-Non mi scriverà?--Sarà rotto il filo

tra noi due.

Ma perchè mi tormento così? Prego? Confido? Faccio della poesia?

La scienza che mi dice? La verità qual'è?... Mio Dio, mia Lidia,

datemi un po' di fede gentile.

In che mani saranno questi miei fogli fra venti anni? e fra quaranta?

e fra cento?--Vivrà l'anima mia, quando io sarò polvere e

nulla?--Chi leggerà? chi capirà? Chi pregherà per me fra

cento anni?

O Lidia, almeno le anime siano immortali! posso io averti amato

soltanto per sette o dieci o venti anni? e dopo?--Per sempre! Per

sempre!--dice l'anima mia.--Per sempre e in Dio! Dio che è l'amore!

Dio che mi vede, e mi perdona, e mi conforta, e mi fa sperare e

sorridere:--Dio che c'è!

* * *

--Torno dal Duomo. Che pensieri mesti! Credo sempre di vederti e

sento di amarti! Ho bisogno di guardarti negli occhi!--Ti immagino

nella chiesa di San Marco; tu sei bella, tu credi, tu disperi.

_22 aprile._--Ho speso del denaro, comperando un _budriere_ antico. Non

è denaro pei poveri? Nella mia nuova missione imparerò a

risparmiare ed a fare l'elemosina!

_24 aprile_.--Jeri ho incominciato a vedere la _miseria_. Lidia, voglio

avere un grandissimo, religioso, gentile rispetto per quelli che

soffrono e che lavorano--ricordandomi di Te e delle Tue parole

«_étant pauvre il faut que je travaille!_»

_26 aprile._--Jeri notte ho fatto un sogno bruttissimo. Jeri a sera,

assai melanconicamente, ho parlato di Te.--Che Tu indispettita del mio

silenzio, non mi scriva più? Sei già partita da Venezia? Mi hai

promesso--_Si je quitte Venise je vous en avertirai afin que vous

sachiez toujours quelles sont les douleurs ou les joies de votre

affectionnée amie et soeur._ Ti ricordi di avermi scritto

così?--Hai Tu la brutta copia delle lettere che mi scrivi? Suona

mezzogiorno a salutare il nome purissimo di Maria. O Lidia, mia

sorella, come Ti amo!

_29 aprile._ Lavoro pei poveri: e sono contento, E se il mondo fosse

pieno di finzioni? E se tanti poveri sono bricconi? E se io sono

novizzo?

_1° maggio_.--L'anno scorso, quasi regalo di maggio, il mese dei

fiori, dei nidi, dei bambini e di Maria, mi fu regalato un cranio. Era

un augurio? Se fossi morto, sarei morto credendo Lidia felice. Essendo

vissuto, ho la gioia e il tremendo dolore di sapere che potrei farla

mia....

Sono stanco e insoddisfatto di tutto.--Ah mio collega G.! fare la

carità per te è un gustare doppiamente la tua posizione. Tu hai

finito di girare per la stamberga, e vai alla tua casa e trovi una

sposina bella e un bellissimo bimbo. Egoista!

Chi da giovane ha avuto le ubbriachezze della carne colla femmina, non

può o non è degno di sentire il bisogno alto della _donna_; chi ha

sempre avuto religione per la donna, vive per la _sua donna_, per il suo

bambino.--O Lidia, il mio futuro non so e non voglio, e non posso

sognarlo squallido!--Forse nuove delusioni mi aspettano! ma pure

queste illusioni mi sono care, l'unico appoggio alla vita stupida,

insoddisfatta, di ogni dì in questa mia repressa giovinezza.

Leggete le mie annotazioni... e qualche pagina del _Giuliano_ e

dell'_Ugo_. Se quell'uragano che avevo nell'animo l'avessi traboccato in

fatti, che cosa potevo essere io? un demonio!--E sempre, sempre,

pensando a Te, _mia_ fanciulla, fra mille dubbi e mille tormenti, ho

sorriso e ho confidato in Dio!

_Sera._--Oggi sono stato a consegnare il baliatico in sei povere

cameruccie. Che rispetto ho io per quelle povere mamme!

Come mi commuovo! sento bisogno di riaprire il mio mobiletto e di

annotare.... come mi commuovo! Non sono ricchi e sono felici! Qui, ad

una finestra vicina, un uomo è affacciato e guarda: _lei_, non bella,

gli appoggia una manina sulla spalla.... Oh felicità! felicità

per me! O Lidia, come Ti parlerei io nei crepuscoli! Poesia e fede e

amore! Poesia e speranza e _vita_!

_3 maggio._--Jeri mi sono trovato con C.--L'anno scorso di questi giorni

accompagnava per Milano la mantenuta. St'anno ha moglie e viene alla

Congregazione di Carità:--Sono contento!--mi disse,--ho goduto la

_mia gioventù_.

È un assioma di questo mondo. Io come godo la _mia gioventù_? Come

mi preparo per Te? Come penso? E come soffro?

Oh il mondo mi assolverà sempre da qualunque sudicio amorazzo, non

mi assolverà d'aver amato una vergine pura e povera e infelice!

_Sera._--Io mi tolgo da pranzo e Ti ricordo sempre! Ricordo la povera

minestra fredda e certi tozzi di polenta che vidi in certe povere

casuccie, dove le mamme avevano un bambino in collo.

_6 maggio._--....Sorriso di donna, che cosa sei?

_8 maggio._--Non posso resistere; apro il mobiletto e guardo il tuo

ritratto, o Lidia, e Ti fisso negli occhi. S'avvicina il giorno di

santa Lidia, Ti scriverò. Da due giorni non leggo la _Gazzetta di

Venezia_. Ti troverò fra i morti?--Penso al suicidio. No, penso a

_vivere_ con Tei in campagna! O primavera!

_9 maggio._--O Lidia, Ti guardo negli occhi. Come Ti amo! Dio, Ti

supplico, _a patto di qualunque infelicità_, rendila mia, per un

giorno solo!--Ti guardo ancora negli occhi, e mi domando:--Sei Tu? Tu,

Lidia!

_10 maggio._--Oggi, quale spavento! Vidi e rividi un capitano del

35.° fanteria. Era il Tuo sposo? il Tuo promesso? Veniva a Milano

per uccidermi?

_12 maggio._--Penso alle _mie ultime volontà_ che ho scritto, e vorrei

raccomandare a mia madre.... Oh mia madre mi capirà quando

leggerà quelle mie righe e queste mie pagine. Come sono contento

pensando che in quel dì non saranno più _mie vergogne_ quelle

sante, pure, caste effusioni dell'anima mia, in quel dì non saranno

più fanciullaggini le mie melanconie e i miei bisogni, ma in quel

dì nella loro tremenda evidenza si mostreranno i sacrifizi e le

repressioni dell'anima dai miei ventidue a questi miei ventisette

anni! Capiranno? Oh no! a loro non fu dato il tormento di amare

gentilmente a ventidue anni! a loro non fu dato ingegno e sentimento

tormentatore di squisita e sfidatrice poesia!

Mia madre dirà:--Che tesoro d'affetti, che avvenire, che

felicità! che _anima_! seppelliamo tutto in una buca e per sempre!

Poteva e voleva essere buono e felice, voleva una fanciulla, ma casta,

ma gentile, ma infelice. Lo seppelliamo _per sempre_!

Sì, per _sempre_! non si viene più di laggiù: è triste verità: si muore:

l'anima è la memoria che lasciamo e l'_anima mia_ ve la lascio in queste

mie pagine e in quelle mie ultime volontà e in questo mio grido del cuore

straziato:--O mamma, ti raccomando la mia Lidia: per Lei sono stato puro,

gentile, sperando in Dio... Credi tu in Dio? Sì! Dunque per l'amore di

Dio, per Lui che volle ch'Ella fosse il mio angelo attraverso la mia

bollente giovinezza che poteva essere piena di spaventose colpe, per Dio

che volle ch'Ella mi stimasse e mi rendesse gentile e pauroso e timido,

per Dio che me la mostrò, me la tolse, mi tormentò di incertezze, e pare

che _me la destini_ ancora, per Dio che è l'Amore e lesse nell'anima mia,

per Dio, te la raccomando, o mamma,

Oh come vorrei che queste fossero l'ultime parole che scrivo è che

tu troverai, perchè Ella, la mia Lidia, ti sia raccomandata come

una figlia!

_17 maggio._--Voce, grazia, profumo, linee dolcissime, seduzione, sudore,

carne della femmina, che siete voi per me? Vidi jeri e meditai sul quadro

di Morelli «_Le tentazioni di sant'Antonio_.» Carne della femmina che

sei? Tutto passa, e tu, corpo, imputridisci; dopo la giovinezza, nessun

piacere; dopo la morte, nessuna vita!--O Lidia, in queste pagine su cui è

scritto il tuo nome di vergine, oso io lasciare queste righe? Sì, per

dirti che all'_anima Tua_ sacrifico la mia bollente gioventù. Ti amo,

purissimamente Ti amo e purissimamente Ti voglio mia!

_18 maggio._ «Io mi tacerò quando non mi sentirò più degna di stringervi

la mano, come ora.» Queste sono le parole di Lidia, che mi spaventano da

due giorni.

_30 maggio._--A sera tarda mi trovai cogli artisti che festeggiavano il

Michetti. Figlio di pastori a 25 anni è già celebre in Italia e

in Francia, e guadagna quello che vuole. Come vorrei essere in lui!

avere tanto nome e tanto merito e dire: _Per una fanciulla_!

festeggiato, amato, ammirato e dire: _Col pensiero di una fanciulla_!

Che superba compiacenza!

_4 giugno._--Jeri sera ho ricordate le Tue parole a me e stamane voglio

rileggerle:--_J'ai aussi des remords, votre lettre m'a troublée--je me

sens malheureuse car j'ai été pour vous cause de souffrance_ (oh sì),

_peut-être ma légéreté en est-elle la cause?--J'ai pleuré en lisant votre

lettre, il m'a semblé entendre une voix que n'ètait point de cette terre,

je ne croyais pas qu'il y eût sur cette terre une âme si belle que la

vôtre!_

O madre, queste parole sono il premio della mia castità, della mia

religione, della mia timidezza, del mio amore!--E le ho lette in un

santuario della Vergine.

_Tout ce qui finit est si court Allez toujours_--

_24 marzo_ 1880.--Facendo la carità, trovo un padre che si uccide

perchè la Congregazione è una vecchia istituzione burocratica

piena di pregiudizii. Credo di servire il mio partito, ma per reggere

alla noia di stare tre o quattro ore al tavolino della Costituzionale

a scribacchiare i verbali mi immagino sempre d'aver avanti agli occhi

la nostra Regina Margherita, e per _lei_, _donna_, faccio quel sacrificio

di star lì. Essendomi occupato della Società Dantesca, trovo i

Commendatori amici che mi fanno dire che sono assenti da Milano.

Quando ho studiato che conforti ho avuto? quando ho scritto? quando mi

ero inchiodato sulle panche dell'Accademia?

Io mi sento artista, perchè sto in contemplazione di un raggio di

sole che fa luccicare mestamente l'iniziale delle pergamena e vivifica

i colori di un angolo di tappeto turco e fa spiccare le ombre del

tavolo barocco e polveroso. Io sono artista--melanconico e sognatore.

Guardo alla libreria polverosa.... O poeti, non vi leggo più! penso

che anch'io volevo essere romanziero storico: e, dopo il mio amore,

romanziere antico. Incominciai col _Buondelmonte_ e finii coll'abbozzo

_Tisi_.

Ho qui un vasetto di viole del pensiero. Da sei anni a primavera ho

questa gentile compagnia: viole ed illusioni.--I miei amici vedendomi,

triste, mi dicono per consolarmi:--Prendi moglie....

_29 marzo._--Perchè nulla annotai nel dicembre, nel gennaio, nel

febbraio, quando servivo i poveri alla cucina economica? Perchè non

scrissi le soddisfazioni dell'anima mia nel fare il bene? E il bene

l'ho fatto pensando a Te: ho avuto dolcezza, pazienza, perseveranza,

dicendomi:--Lidia mi vede.--Ma chi sei Tu che ti facesti padrona della

mia giovinezza? Chi sei? Perchè ti sono così schiavo? Perchè

mi fai piangere? Perchè farai piangere mia madre?--Oh alcune volte

impreco contro di Te, e ti odio e vorrei che l'anima tua soffrisse

come la mia!

E che? La vita, l'avvenire è dinnanzi a me.... Sì, ma dove le

risoluzioni? la forza d'animo? la perseveranza? la fede?--Alcune volte

mi dico:--Dimenticarono tanti: dimenticherò anch'io: avrò una

famiglia: avrò una carriera.--Ma no! sento solo le mie melanconiche

fantasticaggini artistiche! Sento solo l'armonia del mio dolce

passato! Ho sofferto, e i miei dolori non sono troppo preziosi, per

mutarli nelle gioie banali di vita solita.

_(sera)._--Oggi mi sentii poeta. Meditai una poesia, _I morti_, i

morti all'ospedale e i morti in battaglia--i morti d'amore--i morti in

campagna....

Lessi i ricordi della _vita di Settembrini_. Come mi sentii consolato!

Che fede in Dio! Che amore nella sua donna! Che carattere!--Mio Dio!

perchè non sono vissuto nel tempo delle cospirazioni, dei patiboli,

delle battaglie? A me che rimane? _Lo sconforto_!

_11 aprile._--Sono otto mesi ch'io da mattina a sera aspetto una lettera

di Lidia; che cosa mi potrebbe dire?

S'io mi trovassi padrone di trecento od anche di duecento mila lire,

scriverei a Lidia:--Voi siete povera: ditemi quanto vi abbisogna per

la vostra felicità.... Vi darei tutto. Avrei fatto il mio dovere

dopo di avervi date tante proteste di affetto vero.--Dopo, colla

coscienza forte e _finalmente_ persuaso di aver fatto una buona azione,

dopo mi voterei a Dio. Per andare missionario bisogna tanto denaro?

Don Fedele non era ricco.

Fra tutte queste cose vecchie del mio studio, ho delle camelie in un

vaso, camelie candidissime, camelie rosee... Perchè adorando i

fiori, con dolcissima illusione, con irresistibile bisogno, adoro la

donna?

Fanciulle belle e bruttine che passeggiate al sole, se sapeste il mio

sacrificio! _Nulla, nulla_ si cancella dall'anima mia e mi sento senza

speranza, senza amore, con troppo amore!

Come ti bestemmio, o Dio! Non ti credo nei cieli! Sei in terra e Sei

l'amore! Sii maledetto, o amore!--. Perchè non mi uccidi?

O sole, come ti amo sui picchi delle montagne selvagge! Come mi sentii

felice nei deserti della Natura! come libero! come poeta!--Ma tu,

Sole, mi schiaffeggiavi, mi macchiavi il volto e le mani, sì ch'io

avevo persino vergogna della montanara che m'accompagnava: e quando

tornavo fra gli uomini, io mi sentivo rigurgitante l'anima di

grandiosa, di aspra, d'infinita poesia, e gli uomini ridevano di

compassione per me, e le donnine ghignavano di scherno! O Sole! o

Sole, mi tormentasti e mi tormenti! Io amerei Te e l'infinito mare, ma

diverrei brutto d'una bruttezza ineducata!--Donne che per qualche

minuto avete avuto un pensiero per me, chi siete? Vi ho io amato?

Siete voi invecchiate? Mi avete dimenticato, come io ho dimenticato

voi? L'anima sussulta!--I bei giorni ch'io ho passato con Te, o R., a

ventitrè anni! Le belle cose che ti diceva parlando di Dio e

leggendo le poesie! gli orrendi tumulti che si suscitavano nell'anima

mia quando ti recitavo il mio _Giuliano_! Il Giuliano è incatenato in

questo mio povero, sporco e meschino corpicciuolo, e lo squassa e lo

uccide! Ero buono, ti confesso, una volta, gentile verso la Madonna,

fiducioso in Dio. Ed ora?--Non leggo più poesie stampate. È

domenica: io non benedico il Signore. Sorgete tutte in me, o male

passioni dell'anima mia, tormentatemi, abbattetemi, schiacciatemi.

Ch'io muoia maledetto, perdonando a nessuno.

_12 aprile._--Eravamo soli in una cameretta disabitata del sacrestano:

c'era una crociona nera dei morti: un canapè: delle seggiolaccie:

un tavolo sconnesso.... Sui monti imperversò un uragano. Lei aveva

paura dei lampi.... Si schiarì il cielo: tornò il sole,

bellissimo: la montagna divenne festante. Io lessi l'agonia suprema

del mio Tintoretto!--Che speranze, che fede nell'arte! Che baldanza

nel guardare al mio futuro! Chi ridà i miei ventitrè anni?--Tu

fosti gentile, soave, confidente, affettuosa, compassionevole con me.

Ma perchè mi tornano alla memoria queste dolci ricordanze della mia

giovinezza? Perchè con tanta insistenza, vi risaluto ancora, o

anime, ch'io chiamai gentili?--Su, a quella chiesetta scrivemmo i

nostri nomi. Ci saranno ancora? Chi li avrà letti?--E parlammo di

Te, o A., povera e affettuosissima e nervosa Signora che mi amasti! e

mi piangesti in volto là su quei colli! piangesti ricordando il tuo

passato!--Dirai tu, o Lidia, che questi sieno ricordi profani,

perchè rubano a Te? Ma chi fosti tu per me?

_12 aprile._--Sorgete tutte in me, o male passioni dell'anima mia: o

tristi ricordi, o gelosia, o frenetici odi, o tremende ardenze del mio

corpo, io sfido Iddio!--Così imploravo ieri.--E invece sorgono dal

passato i ricordi dolci--dolcissimi--dell'affetto, dell'amicizia,

della stima, della simpatia, della confidenza.

_13 aprile._--Ma sai, Lidia, che ho un'illusione quest'anno? Di divenire

pittore d'armi antiche. Mosè Bianchi, Pagliano, Bazzero, De

Albertis, tutti gli artisti della Società Patriottica mi

riconoscono per _specialista_ nel disegnare armi antiche. Sono assai

apprezzati i miei schizzi.--Diventare artista! Avere il mio studio!

Nel mio studio mettere un pianoforte per Te! Oh il mio sogno! Avere i

fiori, la donna, la purissima arte, qualche libro tedesco e qualche

inglese e francese! Essere artista!

_20 aprile._--Sono melanconicissimo fra gli amici.

Uno di questi amici raccontò una cosa graziosissima di sua moglie.

Quando tornavano dall'altare di nozze, lei disse--Ora scappami, se

puoi!--All'albergo, ella si addormentò fidente e stanca, ed egli

stava a guardarla pensando:--Mio Dio, che spavento! È mia per tutta

la vita!

Tu vedi com'è l'anima mia, o Vergine santissima: Tu sai ch'io

voglio morire. Fammi morire. Risparmiami un delitto. Fammi morire.

Tremenda malattia dell'anima! Io inorridisco! Scrivo io un romanzo o

scrivo i miei pensieri? Scrivo il mio sconforto su un pezzo di carta

che si consumerà, con un inchiostro che si sbiadirà, scrivo pei

topi che rosicchieranno queste mie memorie, scrivo _che sento d'amare_!

Che sfiducia ho io--io nulla farò a questo mondo perchè sono

incertissimo di tutto e su tutto--non sono mai in pace--voglio e non

voglio.

Perchè così presto ho sciupato il mio ideale della Carità?

Perchè ho conosciuto l'uomo basso, vigliacco, volgare, neghittoso,

ipocrita e stupidamente prolifico? I poveri?--Presto avremo le

elezioni politiche. Io mi dimetterò da Segretario della

Costituzionale... Che importa a me della briga degli ambiziosi e degli

intriganti?

È maggio: o fiori, o farfalle, o verde, o cielo, o fanciulle!

Come sono brutto io! La mia poesia bisogna ch'io la tenga nascosta in

fondo al cuore, per me, per piangere solo, per pregar solo, per disperare

solo!--Alcune volte sogno d'essere lontano, lontano nel mondo, fra gente

nuova, sotto un cielo nuovo, con dolori nuovi... O mia mamma, perchè ho

anche la squisitezza tormentosa di sentire i dolori di certe povere

creature che non hanno casa, patria, parenti? Perchè penso

mestissimamente a quella disgraziata--elegantissima--che ieri andava al

manicomio?

Ricevo dalla Accademia di Brera dei biglietti di congratulazione per

me spediti da Promis, Biondelli, Mongeri. Mi sento incoraggiato. Se

potessi arrivare a quel posto! Ma coll'amore dell'arte non si _fa

carriera_!

_20 luglio._--Come ti sento, bisogno della mia giovinezza, del mio

ingegno, della mia vita!--Lavoro moltissimo pei poveri: ma sento poco

la compassione, sento un grande odio per la finzione, per l'inganno,

per la umana bestialità! Come gli uomini sono gli autori delle loro

sventure!

_23 luglio._--Lavoro molto pei poveri. A vincere il mio carattere timido

penso sempre:--Essi, i poveri, potrebbero trovarsi al mio posto: io,

al loro: se io avessi bisogno?--E lavoro... È volgare la mia vita?

O Signore, quando leggo la Tua Bibbia, come ancora nel mio avido

scetticismo, ho dei momenti di fede gentile! O Signore, perchè mi

tormentasti e mi tormenti coll'incertezza?

Scriverò a Recoaro per far apparecchiare le camere a mia madre e a

me. Son spaventato: guardando solo l'orario, e leggendo quei nomi di

stazioni venete, mi si stringe la gola... Rivedrò Lidia. È

un'idea fissa.

Ah se potessi condannarti all'oblio! _Ti amai_, Ti amai, versai, nelle

lettere che ti scrissi, l'_anima_ mia, ti dissi il mio tormento,

rinunciai alle prepotenti gioie che mi provocano a' miei anni,

studiai, mi dedicai ai poveri, e al mio paese... E Tu? Come mi

rispondesti? _Tu chi ami_?

Ah fosti crudele! Ed io perchè amo di acuire così il mio dolore?

Vi chiudo nel mobiletto, o pagine tristi, e siate l'ultime che scrivo!

C'ingannano i poveri, c'ingannano i preti, e c'ingannano i dottori....

* * *

_31 settembre._--Non ho mai voluto scriverti per non darti dolore! Ho

fatto le appendici artistiche del _Pungolo_, e ho dovuto condirle

d'arguzie e forse di sconcezze per il pubblico, in quei giorni che la

mamma era ammalata (e mi faceva davvero pensare tristamente di lei) e

in quei giorni in cui volevo tacerti i miei pensieri. A Recoaro, come

ho vissuto bene nella compagnia gentile di una fanciulla, che non mi

credette sciocco e beghino! E perchè ti dico questa simpatia, e

quei no! no! no! che mi dissi e feci capire a lei, pensando a te? È

una fanciulla che mia madre ha visto nascere e che ha sempre

conosciuta e che sarebbe contenta di vedere al mio fianco...

Ti ricorderai di me? Si spezzerà il filo tra noi? Chi primo

obblierà? Vado a Limbiate e visiterò quel cimitero dove io ho

scritto _lagrime e sorrisi_, io che ora sghignazzo facendo il

giornalista lepido. Lidia, perdonami, faccio così per buttarmi nel

mondo, e occupare un posto, e avere una possibilità di farti mia!

Pensa che quella ragazza mi era molto simpatica: ed è forse

l'ultima che incontrerò nella mia vita--nella mia vita stupida e

ritiratissima.

_1.° ottobre._--Stamani, quando la campanella di sotto suonò la

messa, mi sentii tristissimo.... Preghi tu ancora? O perchè penso

tanto a te e con tanto timore? Quante cose si sono cambiate in

campagna. Vicino a quel cancello a Carate, ov'io venivo tutti i

giorni nel 73 a guardare in quel giardino ove tu mi avevi dato un

fiore di vainiglia e una foglia spinosa, vicino a quel cancello, ove

scrivevo le date e mi pareva d'esserti fedele, hanno alzato un muro.

L'ossario di Solaro ov'io passavo quasi tutti i giorni, e guardando

i crani pensavo a te, dicendomi:--che cosa è la vita? e dove io

ho contemplato quella mano rattrappita e secca, quando avevo sul

cuore la lettera che mi avevi scritta e m'immaginavo la tua manina

tonda e morbida, l'ossario l'hanno demolito... E noi abbiamo

cambiato l'aspetto delle camere, del giardino, ma il mio cuore non

muta.

Ho riletto la mia lettera del 15 ottobre 1877. Tutto è finito?...

Coraggio, mi dico, il mio dovere ora è di servire i poveri, è

d'esser umile, e di gettare questa penna insulsa.... Che cosa ho fatto

per esser degno di lei? E che cosa farò?.... Tre anni fa, come mi

sentivo buono e poeta e fiducioso, nella mia disperazione: ora

nell'apatia, come mi sento vecchio! Perchè mi dico coraggio? Che

fare? Che studiare?--Come gli uomini sono tristi! E non so staccarmi

da questa memoria, mi pare così di esserle fedele....

_18 ottobre._--Odoro nel cassetto un profumo che mi ricorda la mia santa

malattia e le mie purissime illusioni....

_20 ottobre._--Questi sono i giorni in cui io ho tanto pensato a Te. A

Limbiate c'è una ragazza bionda, gentile, pallida che di sera

somiglia a Te: son già due anni che solevo annotare questa

circostanza, ma mi pareva d'esserti infedele....

Vittoria avrà avuto qualche po' di simpatia per me? Là a Recoaro

mi ha regalato un pezzo di sasso colle piriti, preso all'orrido della

Spaccata, ed ora lo tengo qui sul mio tavolo, quando scrivo. Come sono

pallidi i miei ricordi di Recoaro!--Quante volte passeggiavamo noi due

soli, alla sera colla mamma lontano a cento passi, e chiacchieravamo e

ci sentivamo giovani. Chi ama ella? Certo amerà. So di un

giovanetto simpaticissimo che l'amerà: e lo vedo alla Patriottica e

mi è caro, e non mi sento geloso.

_21 ottobre._--Volevo dicessero:--Quel giovane si è fatto seriissimo, è

divenuto il servo dei poveri, è dolce, è pio, è rassegnato. Ha un

profondo dolore, ma soave che coll'amore consacra la sua vita... Volevo

mi amassero tutti ed io mi tranquillassi.... No! risusciti tu, mio animo

d'artista e mi scuoti! mi tormenti! Mi fai delirare! Sghignazzo ancora:

ancora sono superbo, ancora odio, ancora voglio morire come il mio Ugo!

Tra questi spaventi sento l'amore a mia madre, a mio padre--l'amore che

mi viene dai ricordi, quando ero piccino, quando Limbiate era un luogo di

pace.

È una virtù questa vigliaccheria dell'obblìo?

O Vergine che un giorno ho pregato, o Madonna, in cui ancora ho un

barlume di fede melanconica, protettrice della mia Lidia, fammi

dimenticare la mia Lidia!

E preghiera questa?

Come sarei felice di morire e di terminare il martirio dell'anima mia!

_22 ottobre._--Faccio forza per non scrivere, ma non posso.

Jeri ho veduto una bellissima rosa nel vecchio e squallido cimitero di

Limbiate, ed ero con un prete: oggi ho incontrata la marchesina B: ed

ero con due preti: stanotte fui tormentato dalla più fiera

esasperazione della libidine che non concedo al mio corpo e col

pensiero mi purificavo... ero con te. Chi le capisce le mie febbri e

le mie speranze e di quando in quando i miei mortali spossamenti e

questi orgasmi quasi suicidi? Come vivo stupido, fra gli stupidi o gli

ignoranti, amoroso fra gli indifferenti, poeta fra questo volgo!

_22 ottobre._--Ieri siamo stati alla Cassina Ferrari a vedere la villa

Torras, un giardino romantico che da vent'anni forse io non avevo

più veduto. Vi è una lapide nel boschetto, una lapide che parla

di ricordi amorosi e di dolci confidenze. Mi ricordo che ad otto o

nove anni fummo là in compagnia e c'erano le giovinette e i

giovinetti che leggevano e si guardavano in volto e si deliziavano pei

viali....

Il triste cielo, la natura mesta ed umida, l'ora mattutina e il canto

dei coscritti avvinazzati mi fanno pensare....

È finito anche questo autunno.... E finora non sono ancora andato

ai luoghi ove pellegrinavo negli anni scorsi pensando a Te.

Ti dirò come mi annoio? Ho passato tre ore con un prete a far

passare le commediole delle marionette ch'egli deve far recitare alle

fanciulle del suo collegio! Sono i libricciuoli nostri, dei nostri

otto e nove anni. Il prete mi parla di farse, di sciocchezze, di

melodrammi che fa lui.... Ed io lo ascolto.... Io che vorrei parlarti

del mio _Giuliano_! E tu mi ascolteresti? E se tu non fremessi alle mie

tempeste, io ti direi che quel _Giuliano_ fu letto ad un'altra donna, da

me a lei, che lasciò ch'io posassi la mia testa sulle sue

ginocchia, e toccandola colle sue manine, mi disse:--Credo che ci sia

dentro un inferno!--La tua memoria era in me santissima e dolce: e la

maliarda libidine mi arroventava e mi strappava le carni. Quando

diceva di non sentirsi bene ella mi lasciava accostare la mia fronte

alla sua, mi lasciava toccarle il polso; e quando diceva ch'era

nervosa voleva ch'io le stringessi forte ambo le braccia alle spalle

in istretta voluttuosa....

Tre ore. anzi quattro ore stupide le ho passate passeggiando

coll'ottimo prete che mi discorreva di panegirici, e di sacro

cuore.... Il mio _Giuliano_ è un panegìrico, il mio cuore è un

sacro cuore!

In questi giorni sì mesti e sì squallidi, al declinare

dell'anno, a sera, come si desidera la sua donna da guardare in

volto!--Mio Dio! Suonano le campane dell'_Ave Maria_, quella sottile

vocina della campanella _di sotto_ mi fa ricordare.... Pregavi tu,

Lidia, quando ti inginocchiavi nella chiesetta della Madonna?

_Domenica, 24 ottobre_.--Splende il sole e dovrei essere lieto, ma sento

il massimo sconforto... M'imagino d'essere in questa casa, ma

spopolata, morti tutti e divenute sacre le memorie, ed io vecchio,

legato a te, ed obliato da te, senza una donna al fianco che sia stata

la gioia di mia madre.

Torno dalla chiesetta di Pinzano.... Perchè su nell'organo

guardando giù la chiesetta innondata di luce e di incenso, mi sono

sentito tanto commosso? Perchè ti ho desiderato con me?

Poveri contadini, che avete lavorato sotto la pioggia, nel letame,

forse colpiti anche dallo sprezzo di noi che passavamo in carrozza,

poveri fratelli che sorgerete a vendetta in un dì non lontano,

beatevi del sole, dell'oro, dell'incenso della vostra chiesetta....

Contribuire a farvi gioire un po', un sol giorno nell'anno, è

affetto, è delicatezza, è forse anche dovere.... Ed io come sono

egoista!

_(Sera)._--Torno da Pinzano dove si è ballato, e sono mesto come

tutte le volte che vedo quel tripudio che a me non fu mai concesso.

Penso che l'educazione che mi diedero i miei parenti fu santa, ma

stupidina. Vedo anche i giovanetti delle famiglie che ricorrono alla

Congregazione di carità, li vedo ballare.

Spettacolo triste! Sento sul volto la polvere che mi gettano i tacchi

delle danzatrici: e sono quasi geloso delle mogli altrui.

In società sono uno sciocco, un collegiale. Che penso?

_(Alba mestissima)._--La natura ha una voce sconfortante per me! Sei tu,

anima di donna, che parli a me da quel cielo melanconicamente roseo,

da quel nero hosco della botanica, da quel piano silente?... Se tu, o

Lidia, in questo momento muori o ti ricordi di me, io prego Dio.

_25 ottobre._--Com'è bella la Natura, quando si ama! Splende il sole:

il cielo è limpidissimo.

Volevo che queste pagine, fossero un libro di preghiera, e invece

diventano una confessione di illusioni, di pazzie e di odii.

Lacererò le pagine più tristi. Mio padre va a letto e dice di

non sentirsi bene.... Sarà un po' di poltronaggine o una malattia!

Dio mio, egli dice che è così triste il diventare vecchi.

L'intimità della famiglia doveva essere il mio sogno: e invece ho

avuto pel capo tanti delirii d'avvenire. Mio padre, quand'io ero

piccino, era buono e mi voleva bene. E perchè sono io diventalo

uomo? Perchè ho tanto sofferto? Poi sei venuta tu, maledetta, nel

mio pensiero e nel mio cuore.

È giornata triste: s'avvicina l'inverno: mio padre deve sentire

anche lui uno sconforto tremendo. O Signore, quand'era ammalato, tanti

anni fa, ho pregato tanto per lui e tanto devotamente! Ti prego

ancora, o Vergine, che sai come è l'anima mia.... perdonatemi

tutti, o mio padre, o mia madre, o Carlo!--Perdonatemi... Lo sento che

non sono cattivo.

_30 ottobre._--Ieri ho fatto una passeggiata. Era tempo piovoso e

melanconico. Abbiamo visto dei cimiteri.... Ma è sì dolce avere

con sè una donna gentile! La mia vergine soavissima dov'è? Ho

amato le sue memorie contemplando le croci di un cimitero! Almeno tu

fossi morta! Almeno fossi morto io! Mi avresti pianto....

Splende il sole e si vedono i lontani monti, e sorride il cielo, e

cadono le foglie.... Un altro autunno che finisce! un altro inverno

che mi aspetta!

Quando ti avrò dimenticata, quando nulla più saprò di te,

quando presenterò a mia madre una donna che possa fare la mia

contentezza e la sua felicità, sarò io onesto? È a prezzo di

tanto dolore ch'io mi dirò finalmente tranquillo? Io mi sono votato

ad esser vergine: oh almeno potessi vivere con mio fratello!... solo

che farei?

Vittoria, m'avevi dato un poco di pace. No! no! no! _Non ti amavo_! No!

ma sentivo com'è bello lo stare con una fanciulla, che mia madre

conosce tanto, che non dà turbamenti ne incertezze, che con una mia

domanda può essere mia moglie, una moglie da poter presentare agli

amici, ai parenti.... E tu chi sei, che col tuo sguardo d'angelo hai

marchiata la mia fronte con una maledizione che quasi tutti qui mi

leggono?... Tu chi sei? Oh dimenticami.

_1.° novembre._--È il giorno di tutti i Santi. Splende il sole e

s'odono i canti mattutini nella _chiesetta di sotto_. Perchè sento

tanta malinconia? E perchè leggo queste memorie?

Il giardino è tutto bianco di brina. Dio, com'è triste sentirsi

nel cuore questi primi geli!

Ci capita addosso un invito in casa S. Come mi fa dispiacere l'esser

così stupido fra la gente. Nulla so, nulla dico: sono impacciato.

_3 novembre._--Ieri _nel dì dei morti_ ebbi dei momenti di grandissima

gioia pensando a te, e al bambino biondo e gentile che avremo....

Ho domandato al figlio del fattore se egli sente la melanconìa

dell'inverno.--No, e perchè?--mi risponde. L'altro ieri, al ritorno

d'una allegra passeggiata, andai in cimitero.... C'era con me una

signora, povera, ma gentile, ma educata, ma pietosa. Ci facemmo

pensosi. Dio santo! Come io la sento la poesia del dolore! Come io ho

bisogno della donna! Come mi trovo bene fra le croci!

_6 novembre._--Dio! perchè anch'io non fui a Mentana? perchè non

son morto? In questi giorni si commemorano i martiri della libertà,

ed io mi sento ancora tanto piccino e poltrone! Era la mia un'anima

repubblicana?

_11 novembre._--Oggi parto. La natura è mestissima, ed io vado

incontro alla noia ed allo scoraggiamento.... Non amo più i poveri:

sono indifferente agli studii. Sento già vergogna delle persone con

cui dovrò parlare per il lavoro sui _Musei privati_ di Milano pel

Vallardi.

_12 novembre._--Sono nel mio studiolo di Milano. Mi sento

scoraggiatissimo. Voglio mettere un po' d'ordine nelle mie carte:

trovo grammatiche greche, esercizi latini, tedeschi e inglesi, e

abbozzi di drammi.

Volevo, per far luogo, mettere queste cose in un fascio sulla

libreria.... Le grammatiche portano le tue cifre, o Lidia, scritte da

me quando volevo attingere un po' di coraggio: e i drammi cominciano

col tuo ricordo T. c. q. f. e. s. c. A. t. _Tout ce qui finit est si

court. Allez toujours_. Come mi faccio sempre melanconico! Volevo far

posto pei nuovi scritti.... E che m'importa dell'arte, del nome,

dell'antiquaria? M'importa nulla! Sento la mia giovinezza passata e le

mie speranze cadute, e il mio cuore inaridito! Credimi, non so

lavorare per amor proprio! Fra le mie carte trovo il libriccino

dell'Aleardi e quello del Leopardi.

_23 novembre._--Ieri a sera, alla Società degli Artisti, ho assistito

allo svestirsi della modella, una ragazza triviale e perduta. Come

parlava brutalmente dell'amore!

Sai, Lidia, è uno spavento per me l'udire l'immoralità dalla

bocca di una donna giovane.

Mio Dio! e che fascino satanico in quella fascetta calda che si tolse,

in quella camiciuola trasparente, in quelle braccia seminude, a quel

profumo della carne! Quando penso a te e al _nulla_ della mia vita come

mi sento sconsolato! Ecco la mia voluttà: _la melanconia del tuo

ricordo_.

_25 novembre._--Angelucci, vecchio ed illustrissimo pedante, viene a

Milano, e presso i pedanti illustri di Brera, critica il mio

opuscoletto sulle armi del museo archeologico. Che m'importa? Ma

credevo quello studio una prima base, per farmi un po' di nome, per

andare avanti, _per rendermi degno di te_. Che m'importa

dell'archeologia? Sono artista e non antiquario: son poeta e non

rigattiere. Ma mi sento sconfortato.

27 novembre.--Ieri mi trovai coll'Angelucci. Il _chiarissimo_ amico non

moverà un dito per aiutarmi: e se gli venisse l'occasione, mi

mozzerebbe anche la strada, parlando dei miei spropositi. Mille

grazie. Per il nuovo lavoro che devo cucire avevo bisogno di un po' di

coraggio. Mongeri mi spaura, Porro è indifferente e Angelucci mi

lasciò freddo. Nessun passo farò: sono ricco, lo dicon tutti e

me lo dicono.... Grazie.--Anche oggi devo aspettare l'Angelucci qui in

casa. Oh questo mio studiolo dovrebbe per me essere un luogo di pace,

di raccoglimento, un santuario di speranze: le mie belle armi, i

mobili, la luce, il sole, il tuo ricordo....

Da un po' di tempo, per queste mie sciocchezze d'archeologia, che non

approdano a nulla, trascuro i poveri e mi faccio indifferente alla

miseria altrui.... Ero sepolto, ero oscuro, ero rassegnato, ero buono,

perchè ridiventai ambizioso e impaziente e credulo in un avvenire

mio? Mi tornano le malattie tremende.--A guarirmi da questi spasimi

vorrei viaggiare: sarei anche partito per l'Egitto, ma perchè

rompere l'ordine posticcio della famiglia? Mio Dio! mio padre

invecchia e mi fa compassione, mia madre, dopo tante sofferenze

incomincia a star un po' benino.... E viaggiando non sentirei il

demonio dell'odio e l'angelo dell'amore in me?

_(Sera)._--Sin dopo il primo dell'anno 1881 non voglio vedere nessuna

ragazza: aspetto il tuo biglietto di visita! E poi?

_28 novembre._--Devo andare in casa Sola-Busca per vedere gli oggetti

d'arte antica. La ricchezza mi spaventò sempre. Vorrei andare a

Limbiate al vecchio cimitero. La morte mi consola sempre. Credo in Dio

e sento la sua pace.

_3 dicembre._--Oggi ho incominciato il lavoro di archeologia: non ho

pensato a te e ho potuto lavorare.--Mio padre è a letto, non si

sente bene. Se di notte mi sveglio, i miei pensieri sono tristissimi.

Che figlio sono io per lui? Che uomo d'onore sono io per te? Li

capisci questi tormenti?

Ieri il Consiglio della Società degli artisti e Patriottica mi

volle proporre a segretario; oggi dal Comitato per l'esposizione del

1881 ricevo la nomina di membro di una commissione per una mostra

d'arte antica. I miei concittadini hanno fiducia in me: io solo non ho

coraggio! Lavorerò, accetto pensando a te.

_11 dicembre (sera)_ .--Oggi prima di pranzo mia madre mi racconta che

Vittoria è fidanzata. Era la fanciulla conosciuta da lei, da lei

amata, da lei forse desiderata.... Non ti nascondo una mia illusione:

avevo avuta molta intimità con lei, là sui monti, in faccia al

cielo.... Sullo scoglio dello Spitz mi aveva dato il braccio....

Che vuoi? Nella mia vita stupida, fredda, senza gioie e senza dolori,

mi era parso _una gloria l'essere vicino ad una vergine: pensando a te,

Lidia, che non mi amavi_! Mi pareva di non essere così brutto, o

così sciocco, o così pedante, come sono!

Perchè sarò incatenato alla tua memoria? perchè morire

scettico e illuso per te? L'essere con una fanciulla, gentile ed

elegante, in una chiesetta di montagna, il toccarle il piedino per

darle la staffa, il ricever sorrisi e la frase:--_Oh credevo che lei

fosse serio serio!_--l'offrirle fiori, confetti, erbe: il mangiare con

lei _coquettement_ sullo stesso vassoino un dolce, vedere un volto

fresco, lieto, aperto, udir una voce giovane, capisci, Lidia, che sono

cose che per me le dico tentazioni? Il tuo ricordo impallidiva.

Dovevo forse lacerare tutte queste carte. Il tuo nome solo, o mia

Lidia, doveva esser scritto su queste pagine. Invece, quante volte ti

dimentico per esprimervi sogni, speranze, illusioni! Ma questa è la

storia dell'anima mia.

Ti avrei scritto anche le orgie, gli abbracci lascivi, le ebbrezze, se

non fossi sempre vissuto così timido!

* * *

Vado a prendere del _bromuro di potassio_. È la cura per i miei

amori.

_13 dicembre._--Oggi fui in casa E. Per vedere le cose antiche sedevo

sul tappeto ai piedi di una scansia: la signorina era vispa e

spensierata, ma io sarei troppo vecchio per lei.

_15 dicembre._--Oggi prima di pranzo la mamma mi dice che Vittoria sposa

un ingegnere e va a Merate, in campagna. Ciò prova che era una

buona ragazza adatta per me. O Lidia!

_25 dicembre_ (Natale).--Sono in pace: ieri a sera ho baciati mia madre

e mio padre. Oggi De Marchi mi manda delle sue novelline pel Natale:

le dedica--_Alla mia Lina, che m'intende_, Chi intende me? Io avevo

tanto bisogno d'amici e di quiete d'animo, e come invece son

sfortunato!--Penso se mi manderà o no a capo d'anno il biglietto di

visita!

_26 dicembre._--Stanotte, morbosamente, le ho sognate tutte le

spaventose voluttà della donna. Stamattina, vedendo il sole, ho

sentito desiderio della mia fanciulla! Che importa a me di

tutto?--Vorrei esser felice.

È squallido l'oblio.

_27 dicembre._--Come sono scoraggiato! Stassera vado da Monsignor

Arcivescovo. Sono invitato come uno dei patrocinatori pel ristauro di

San Vincenzo in Prato. Che m'importa dell'archeologia? Una volta avevo

tanto dolore, ma tanta era la mia speranza! Ora non ho più dolore,

ma non ho più speranze! Apatia!

_28 dicembre._--Gli altri che lavorano hanno un po' d'ambizione ed io mi

sprofondo nel massimo sconforto! Eppure l'anima mia si sente nata per

sprezzare ogni ambizione, ogni fumo, ogni finzione, e per esser

modesto e tranquillo e felice con una donna!--Studiare? Studiare? No,

no, no! s'accresce il mio sconforto sui libri!

Devo scrivere per Treves un articolo sulla Rocchetta del Castello.

Sento il peso che mi sono imposto.

Sono persuaso che i miei sono studii di archeologia seria ed utile?

_No_: rubo dai libri. Sono persuaso che ci vuol grande fatica a studiare

e che mi manca tutto? Sì e _non ho più volontà_ di studiare. E

perchè? perchè, mio Dio, ho la mente tanto torpida? Dicono ch'io

scrivo con facilità: se sapessero il mio tormento!

«_Oh blest be thine unbroken light!_»

_1.° gennaio 1881._--È finito un anno! Un altro

incomincia!--Trepido aspettando il tuo biglietto, o Lidia.--Chi si

ricorda di me? Vittoria pensa alla felicità delle sue nozze: tu

dove sei? Come hai passato Natale? Ti ricordi che ho una famiglia?

Che dovresti averne una anche tu?

Ho lavorato fino alle cinque e mezzo, si fa buio. Presto andrò

d'abbasso pel pranzo. La portinaia mi darà il tuo biglietto?

_2 gennaio._--Jeri, scendendo le scale, mi dissi:--E se mi mandasse col

suo biglietto un altro che fosse di suo marito?--Stamattina ero quasi

libero e gaio: a mezzo giorno, tornando quassù per lavorare,

accendo la stufa. L'odore di pino bruciato mi rammenta Limbiate, e i

fuochi dei poveri focolari in novembre, e il tormento dell'anima

mia.... Non dimenticarmi che ho sofferto tanto! Non dimenticarmi!

Verrà la primavera a darmi i languori e le poesie e i ricordi....

Ed io sarò solo nell'anima mia.--Non dimenticarmi!--Vorrei guardare

il tuo ritratto, ma non oso!

_(Sera)._--Perchè mi hai dimenticato così? Non sai ch'io lavoro

per te? Che m'importa dell'archeologia, della politica, dell'arte?

Mi rompo lo stomaco di giorno nelle biblioteche, e rubo il sonno di

notte, per lavorare per te.... Senza cuore! dimenticami, ma non sarai

dimenticata da me; verrà la primavera, verranno le mie prime viole,

leggerò ancora il mio Byron.... E ti amerò! Ti amerò! _Ti

amerò sempre_!

_3 gennaio._--Oggi sono rimasto fuori di casa tutto il giorno. Tornando

a pranzo, speravo che la portinaia mi desse il tuo biglietto.... Come

due soli anni fa t'avevo santamente e mestamente pregata di mandarmi

un solo biglietto!--Nulla.--Come è squallido l'obblio! Lo sento

ora. Che scopo avrà la mia vita se anche questo sogno è perduto?

Lavoravo, lavoravo, lavoravo, perchè il mio nome giungesse a te

come un nome onorato e stimato.... Ed ora?

Il nome? il nome? Per un matrimonio, che accontenti le ciarle del

mondo, bastano i denari di mio padre! Chi sa ch'io fui casto,

tormentato, poeta e gentile? Chi lo sa? Perchè non mi sono dato

alle femmine?--Mio Dio! tu sei in alto, più in alto di me e di

Lidia e tu vedi e mi premii così! L'obblio! E perchè non la

morte, se mi cadono tutti i sogni di sette od otto anni?

_4 gennaio_.--_L'oubli seul sépare_. Siamo separati e questa volta

per sempre! O mie memorie, miei boschi di Limbiate, mio cimitero, mie

malattie!--Tutto è finito ed io coltivo squisitamente il mio

dolore.

_6 gennaio._--Suonano le campane da morto. È morta anche _l'anima mia_!

Chi conosce il tormento di questa mia solitudine?

Tu non mi ami! hai pensalo a spezzare il filo fra noi, il filo

sottilissimo? Hai provato dolore?

Io non reggo! Mi decido a mandarti il mio biglietto. Capirai perchè

ho tardato?--ho guardato il biglietto che mi hai mandato l'anno

scorso: mi sono sentito commosso.--Tutto il giorno ho studiato, e mi

sento stanco: un giorno il mio lavoro lo dedicavo a Te.

Ho preparato il mio biglietto per Lidia. Per vedere l'indirizzo, ho

voluto rivedere quello suo dell'anno scorso: la busta è povera,

c'è un francobollo meschino da _due_!--Chi è questa fanciulla?--Ti

mando il mio biglietto: tardi: che dirai? Ti annoio?--Se non mi

rispondi col Tuo, siamo davvero separati dall'_oblio_.

_9 gennaio._--Dimmi, quando sarà finito il mio tormento? Aspetto la

tua carta di visita. Se non rispondi, Ti odierò! _Sarà l'odio,

non l'oblio_!

_11 gennaio._--Perchè annoterò anche le debolezze? ho pianto! Or

ora ho incontrata la mia fanciulla....

Non scrivo! non scrivo! E supplico Dio che Tu mi dimentichi, o Lidia!

E perchè?--Chi mi vorrà un po' di bene?--La scienza, la scienza

dei libri è crudele, è crudele e mi schiaccia!--E questo stupido

pettegolezzo della politica come è vuoto! Dio mio!

Mi suona nell'anima un riso argentino di fanciulla che poteva farmi

felice.--E sono qui impotente, iroso ed odio.--Che mi valgono quelle

sciocchezze che ho pubblicato sui giornali e sui libri? Sono ambizioso

io?

Vorrei essere felice: vorrei essere contento: vorrei esser quieto.

_12 gennaio._--Quante cose ho sognato stanotte. Ero felice!

_18 gennaio._--Mi faccio forza: non voglio scrivere.... Siamo separati.

Tu _hai obliato_! Io non posso rimanere qui, in questo studio. C'è il

mobiletto, le tue, le mie lettere, il mio tormento. Come vorrei mutare

studio e incominciare una vita nuova!

Ieri a sera ho veduto il seno opulento di un modello nudo alla scuola

degli artisti: io ho aiutato a vestire quella ragazza. Dio, che

perdizione nelle carni della femmina! Ho ventinove anni e vorrei

impazzire nella voluttà.--Oggi devo accompagnare al cimitero una

mamma. Stamattina ho baciato la mia.--Il tarlo fa un gran buco nel mio

cassettone.--Come vorrei mutare!--Spero ancora.... Il mio biglietto

T'è giunto?

Forse sei partita per la Germania e il mio biglietto non Ti trovò a

Venezia.

_30 gennaio._--Siamo separati. Come hai dimenticato! _Ed io ti ho amato

tanto_!

Perchè rimarrò qui? dove tutto mi fa ricordare di Te? Vorrei

cambiare cielo e abitudini.... Vorrei la mia donna!

Non scrivo di più.--La Tua memoria è santa. Tu fosti il mio

angelo, ho tanto sofferto per Te. Ma non ti odio, no, no! Ti

benedico.--Forse sono l'ultime righe che scrivo. Seppellirò tutte

queste carte, ma la tua memoria sarà sempre in me, e lo sa Dio s'io

ti perdono.

_10 febbraio._--Perchè non posso sognarle le mie

illusioni?--Perchè sono artista?

_19 febbraio._ Anche tu, Lidia, dovevi sposarti in febbraio. Oggi si

marita quella ragazza con cui ho passato più di un'ora gentile,

là sui monti, dove tremavo di vederti.--È finita ogni mia

speranza!

_20 febbraio._--Da vari mesi trascuro i poveri, per darmi a un po' di

studio.... A che studiare? Io non riuscirò. Ho sempre scritto

pensando a qualche anima gentile.... Ed ora? _Che deserto_!

Mio Dio, Ti supplico, ginocchioni, gettato a terra Ti supplico, fammi

morire!

Ho letto le memorie dell'anno scorso.--Mio Dio, fammi morire.

Risparmiami un altro anno di tormenti.

Trovo nel cassetto una memoria che mi diede Vittoria. Oh piango!--E

devo scrivere pei musei e pelle biblioteche.

Ho lavorato cinque ore. Scendo. Trovo i confetti della sposa.

_21 febbraio._--Perchè sono sì sconfortato?--Si muore così bene

a trent'anni.

_25 febbraio._--Ho lavorato tutto il giorno, come un somaro, come uno

scolaretto. A chi dedico ora i miei pensieri?

_26 febbraio._--Ho sentito le campane--solenni--di San Carlo suonare

come in quelle sere in cui dopo la mia malattia nel 74 io passeggiavo

solo nei giardini pubblici... O Lidia, come Ti amo ancora!

Oh suicidio!--È sera: è buio. Dispero.--Lidia, non potei

resistere. Lessi una tua lettera a me: tu fai voti pel mio

avvenire.--Sono scorsi due anni e Tu mi hai dimenticato!

_27 febbraio._--Hanno finito di sorridere per me le fanciulle.... e non

mi hanno mai sorriso.--Come vi voglio bene, o miei ferri vecchi, o

povere armi, che fra tante tempeste mi avete dato occasione a un po'

di svago! Le conosco tutte:--alcune mi rammentano delle date: quando

Lidia mi scrisse: quando scrissi a Lei: quando ero disperato: quando

ero consolato...--Avevo giurato di non aprire più queste memorie,

di perdere la chiave di questo cassetto. Se potessi mutare camera,

idee, abitudini, e pigliare un po' di speranza!

_28 febbraio._--Povero mio cuore!... Sciocco! povera mia carne che nulla

godesti, che avesti l'inferno nelle fibre e che sarai mangiata dai

vermi! Povera giovinezza che sei passata, senza godimenti, senza

voluttà, senza ubbriachezze!--E il mio inno a Dio?

_3 marzo._--È primavera: è giovedì grasso, ho assistito in

cimitero alla cremazione del prof. Goletti. Una donnina elegante e

bella ciarlava. Gli uccelli sentivano l'amore.--_Sono solo!_--Stanotte

ho vegliato penosamente. Mio Dio, darei tutto a' tuoi poveri,

sacrificherei questa mostruosa passione per le cose antiche, mi

rinnegherei, ma Tu dammi--_per un'ora sola_--il conforto sommo di

appoggiare la mia testa sul seno di una donna che mi ami--che io

ami!--Chi mi ha amato? È primavera: mi guardo nello specchio--come

sono brutto io!

_4 marzo._--Perchè questo sconforto? Perchè ti ho amato troppo. E

Tu lo meritavi?--Cominciano i giorni delle indecisioni, dei dubbi,

degli spossamenti.--Dammi l'oblio,--dammi anche l'imbecillita: ch'io

non abbia più memoria.

_5 marzo._---S'io prendessi moglie avrei coraggio di distruggere queste

annotazioni? Avrei coraggio di conservarle?--Non prenderò moglie.

_6 marzo._--Un giornale, la _Lombardia_, parlando delle cose politiche, mi

insulta. Che m'importa?--Ieri a sera ho accompagnato mia madre alla

fiera di Porta Genova, ero felice d'averla con me. Oh sento come

spenderei bene le mie premure con una donna!

La notte veglio penosamente. _Sento un gran vuoto_! Mio fratello ieri

non si sentiva bene: ed io penso come sono cattivo con lui. Gli

darò tutte le mie armi. Che mi resterà per un po' di svago? Le

mie armi mi danno l'unico conforto: mi sento artista!

_7 marzo._--Come sono melanconico, la mattina quando mi desto!--Come mi

spavento pensando che il mio nome è lanciato al pubblico! Chiunque

mascalzone avrà diritto di sindacare i miei atti della vita

privata? Come mi spiacerebbe s'io divenissi ridicolo!--Chi mi

insulterà? E rinuncierò io a quella soavissima e dolce pratica

religiosa della eucarestia? ho sempre pensato a Te, Lidia.

Perchè non lavoro? Perchè l'unica mia gioia è il desiderare

la morte? Qui nel mio studio sono tormentato da tutti i miei ricordi,

da tanti rimorsi, da troppa sfiducia.

--Perchè ricordo quei mesi in cui studiavo il tedesco e l'inglese?

Sono qui ancora i miei libri, Goethe e Byron, e mi fanno la più

grande tristezza.--Disimparo le lingue per dimenticare le mie prime

illusioni. O mio Gesù, lessi per primo libro in inglese e tedesco

il tuo santo vangelo. Come era il mio amore?

_9 marzo._--È una splendida giornata. A questo sole, a questo cielo,

a questa gran vita che si diffonde io grido:--Mio Dio, fammi

morire!--Come è profondo il mio sconforto! Di notte veglio

tormentosamente pensando al mio avvenire. L'ho aspettata con ansia la

primavera, per lavorare quassù al tepido, all'aria dolce, ed oggi

mi sento che il marzo e l'aprile vengono a spossarmi funestamente. Non

ho più la speranza in Te che mi consoli: ho la tua memoria che mi

tormenta.--Ho bevuto stanotte molto bromuro di potassio. E come sono

turbato! Devo fuggire da questo mio studiolo. Quanta tristezza!--Dove

vado? In biblioteca fra i libri vecchi. Fuggo! fuggo da questo

abborrito studiolo!--E quando, vecchio, sempre più disilluso, o

infelicissimo o colpevole o--peggio--_sterile_, quando le cercherò

ancora le memorie della mia giovinezza?

_10 marzo._ (Sera).--Suonano le avemarie. Come sarei felice vicino ad

una donna! Nel buio scomparirebbero le mie bruttezze. Forse parlerebbe

potente--poetessa unica--l'anima mia. Oh miei ricordi!

Credevo d'esser ambizioso e non lo sono!--Sono ammalato.

Era di marzo; ero convalescente, ero innamorato dei fiori e dei

bambini, nel 1874, amavo amavo amavo la mia fanciulla! E mi cadevano i

capegli e mi sentivo buono!--Ed oggi?

Adorai la Madonna nella Pinacoteca. Nel mio studiolo, venne un

giovinetto mio conoscente, profumato, elegante, _distinto_.... Come in

faccia sua mi sentivo piccino e sciocco e originale!

_17 marzo._--Ho qui le bozze delle sciocchezze archeologiche che ho

scritto pel Vallardi. Stamattina ho giocato con qualcuna delle mie

armi antiche di predilezione, ero contento! O perchè ognuna di voi

ha un ricordo per me?

Una sciocchezza. Il mio articolo pel Vallardi fu composto da varie

donne. Vi leggo i nomi scritti in lapis. Perchè è un buon

augurio? Perchè di così poco mi sento contento?

_19 marzo._--È primavera. Stasera dovrò presiedere la Commissione

degli studi alla Patriottica, una commissione di professori e di

_illustri_. Che m'importa della scienza?

Sono nervosissimo.--Queste cose antiche che mi stringono d'attorno

sono polverose. Vorrei avere dei fiori e degli uccellini.--È

primavera!

_25 marzo._--Stamattina dissi a mia madre: ho il _nichilismo nell'anima_;

dovevo dire: _ho l'amore il più potente_! E chi ama me? E così

domandando chi mi ama, che sarà di me, se sarò felice, così,

aspettando, pregando, soffocandomi, bestemmiando, ho lasciato scorrere

otto anni, i più belli della giovinezza.

Sto correggendo le ciarle archeologiche pel Vallardi. Penso a Limbiate

in questo giorno piovoso, e leggo qualche verso di Byron.

Fra sei giorni devo fare il buffone (per beneficenza) alla Patriottica

ed oggi voglio uccidermi in uno dei peggiori accessi di amore e di

odio.

_28 marzo._--Continua il mio parossismo.--O mio avvenire! Oggi voglio

fare una visita in cimitero.

Ma perchè scrivo? È _l'unico mio conforto_.

_(Sera)._--Perchè vengo quassù? Per annotare: anche questo giorno

è passato, un giorno di noia, di sconforto, di tormento, come tutti

gli altri. A _trenta anni_.

Sento un suono di pianoforte. O mio gentile, o mio santo, o mio mesto

ideale della donna!

_(Sera)._--Il parossismo è passato.--Sono spossato!

_1.° aprile_.--La mia giornata incomincia colla noia. Io non posso

più stare in questo odiato bugigattolo del mio studio, dove mi

perseguitano tutte le memorie più tristi.... _Si je vous ai fait

du mal_.... Senza dubbio, mi hai fatto un grandissimo male.

Le mie memorie più dolci sono quelle di Limbiate, dei boschi, delle

solitudini, del cimitero. Ieri ho visitato Mantegazza, De Albertis,

Induno, nei loro studi: come li invidio! Il mio studio l'avrò, e

nel mio studio verrà una donna a sorridermi?... Mi guardo nello

specchio. Non ero poi sì brutto: dopo la malattia ho perduto i

capegli e la giovinezza. Ero venuto quassù per scrivere il verbale

della Associazione Costituzionale.

Perchè gli altri miei amici sono contenti?

Vidi ieri un mio amico--un gentile e bel giovinetto. Come lo sento il

desiderio d'essere gentile e bello.

Torno quassù. Che disamore! che mancanza di fede e di

entusiasmo!--Tutti i giorni l'istessa noia: la biblioteca, la

Congregazione, la Patriottica.

Spossato come sono, morrei calmo e, direbbero i miei parenti, sereno.

Non spero nulla. È finito tutto per me! Non leggo più Byron

nè Goethe nè Dante: disimparo il francese, l'inglese e il

tedesco (oh mie notti invano spese!), e oblio tutto, e se mi faccio

inscrivere alla Società Storica Lombarda è per ironia.

Che importa a me di ciò che è grande e nobile e generoso?

La mia noia mi avvelena tutto.--Andrò in Biblioteca.

Una sola passione mi rimaneva--le mie armi. Un solo odio mi

rode--l'odio contro me stesso che nulla volli o seppi godere nel mondo

inebbriante. Che importa a me di tutti questi sogni? Da otto anni, da

dieci, da dodici anni, io farnetico: c'è da impazzire.--_Ora tutto

è finito_!

_L'oubli seul sépare_.--Ecco l'obblio.

Hai ucciso l'anima mia.

_(Sera)._--S'io prendessi moglie?--Oh suicidio!

_2 aprile._--Proprio nel momento in cui preparo la tromba per la

buffonata di stasera alla Patriottica (che tormento per me!) apro il

mio mobiletto, e leggo questa mia frase a Lidia--_La mia giovinezza non

ha più scopi_.

L'anima mia è ammalata a morte. Mi divertirò stassera? Farò

ridere gli altri? Non volevo scrivere, ma lessi.... Dopo due anni, ho

pensato sempre a te, o Lidia.

_5 aprile._--Come sei triste, o primavera, per me!--Sono disoccupato. Il

mio cervello si ottunde: sento un peso alla testa: non saprei scrivere

due righe. Potessi divenire pazzo!--Vorrei viaggiare, ma ecco un nuovo

tormento: non posso, e potendo non vorrei: il sole mi macchierebbe

orrendamente la faccia: sono già sì brutto!

Ricevo la notizia che il povero Don Angiolo di Limbiate è morto e

già sepolto. Ecco un altro anello al nostro passato che si spezza.

Ricordo i soli delle brughiere, le nostre caccie, i nostri giorni

felici.

_7 aprile._--Ieri ho fatto una visita in casa G. La signorina è

gentilissima con me. Arriverà il giorno in cui io abbrucierò

queste pagine? È un sacrificio necessario pel mio avvenire.--Sono

stanco, impigrito, senza speranza, senza dolore e senza

gioia.--Perch'io possa mutare vita è assolutamente necessario ch'io

non venga più quassù, ch'io non pensi più, ch'io non prenda

più la penna.... A che?--Lidia mi ha fatto gli auguri di un

avvenire felice. Sarò felice? Con chi?--O la mia vita sarà nel

dolore _sempre_ per lei che si è dimenticata di me?--Ti sei fatta

sposa? Dove sei? Dolore! dolore! dolore! Non so scrivere e non so

sperare.

Oggi _per gli altri_ fui impaziente e risoluto: per _me_

sono sempre stato un somaro e uno schiavo.

È primavera. Rinverdiscono gli alberi: tornano le rondini.... Un

poco di pace, un poco di pace!--_cessi l'odio_.

Oggi ho comperato il letto a una povera mamma giovane. Una volta la

carità la facevo in nome Tuo, ispirandomi a Te, o Lidia, ed ero

gentile... Ed ora?--Bisogna ch'io fugga _questo luogo e queste memorie_.

_Domenica 10 aprile_.--È domenica. Io non prego Dio: ma lo maledico:

io impreco, io bestemmio, perchè io _odio_. Tormenti indicibili

d'amore e d'odio, di gelosia, di furore! E c'è il mondo che vede,

che parla, che vuol ciarlare, che ciarlerà: quindi io chino la

testa, e mi _soffoco_: mi vinco, mi uccido, mi sbatto a terra e faccio

l'indifferente!

_L'indifferente_?.... Fuggi! fuggi, lontano lontano, viaggia e

dimentica.--Perdo in salute, peggioro il mio carattere: ma sto

qui...--Ho letto con voluttà mestissima le _mie ultime volontà_ a

mia madre. O gente positiva, come ridereste voi se mi vedeste

piangere! Mi ammalerò ancora? perderò i capegli? diventerò

gentile nell'anima ma schifoso nel corpo?

--Prendi moglie, mi dicono gli amici, e una signorina mi fa tante

gentilezze, una signorina ricca, d'ottima famiglia, e côlta.

_(Sera)._--A te, povero foglio di carta che puoi essere bruciato, a te

consegno le espansioni dell'anima mia--il sangue del mio cuore.

S'avvicina Pasqua e spererò nel perdono di Dio. Dio non può

perdonarmi.... Eppure ti prego ginocchioni:--Fammi morire, prima ch'io

muoia maledetto dagli altri e fa che tutti sappiano ch'io muoio,

augurando la felicità agli altri.

Rilessi le memorie dell'aprile dell'anno scorso. Dove seppellirò

queste pagine?

_14 aprile._--Ho messo in ordine queste mie cose vecchie. Ho cambiato di

posto a' miei manoscritti e a' miei libri letti nella malattia del

1874. Per far luogo.... a che? Spero ancora di scrivere?--Oggi sono

stanchissimo. Sono spossato dall'odio e perdono! Ma che scopo ha la

mia vita?--Due dì fa sono stato a Limbiate: oh primavera! oh

primavera, come io ti sento! Vidi i fiori, i bambini, le rondini, le

farfalle. O fanciulle, se sapeste come io mi tormento!--Giù, là

in fondo, in quel terzo giardinetto tutto il dì siede una mamma

felice e gentile.

_15 aprile (sera)._--Venerdì Santo. Tu risorgerai, o Gesù, ma

l'anima mia è morta.--Sono spossato, Oggi ho pensato delle cose

gentili, pure, con un po' di speranza.

_16 aprile._--Ho accettato di scrivere le appendici artistiche del

_Pungolo_ per l'Esposizione. Avrò coraggio di scrivere? E che

scriverò?... Uscivo dalla Direzione del _Pungolo_: mi sentivo

contento, superbo: con un po' di speranza.... Perchè Ti ho

ricordata? Il mio supplizio deve essere eterno?

_17 aprile._--Un po' di giorni fa sono stato a Limbiate. Come ho

ricordato i miei tormenti! Ho tentato di scrivere un racconto _Tisi ed

isterismo_ per scrivere i tormenti di un giovane e di una giovane: oggi

trascrivo qui queste righe:--«Il corpo sentiva addoppiarsi la vita e

la robustezza, sentiva un veleno diffondersi prepotentemente per tutte

le fibre: v'erano dei momenti in cui tremavo di febbre e sentivo come

in me spezzarsi qualcosa, dei momenti senza mia coscienza in cui mi

gettavo a terra, abbracciando l'immensa madre. Nei campi graffiavo a

smuovere le zolle, cercando la feconda vita degli insetti e dell'erbe,

odorava con voluttà l'odore che usciva da quelle viscere, scaldate

dal sole. Questa terra coprirà un giorno le mie ossa, dicevo, e

precorrendo col pensiero, vivevo una vita superstite nei mille atomi

del mio corpo, che si sarebbe sfatto, per rinascere, per fecondare

l'amore degli insetti e dell'erbe: e gioivo, gioivo, piangendo, e

parevami che le mie mani strette negli steli, i miei capegli mossi dal

vento, il mio occhio fisso in qualche fiore, mi dessero la massima

delle voluttà, che emana dai capegli di una maliarda, dall'abito

infocato, dalle pupille spossate. Terra! terra! Come ti ho amato! E da

quei deliri, da quei contorcimenti mi levavo, fissando lo sguardo nel

cielo....»

Chi capirà il mio tormento?--Vi vidi insieme e contenti! Oh siate

felici!

_(Sera)._ Leggevo una lettera di Lidia a me, la più gentile, la

più confidente.... Ed ecco uno sciocco amico, illuso letterato, mi

chiede denaro.... Vita stupida fra questi giornalisti!--Che scopo ha

la mia vita? L'Arte?--Non credo all'Arte.

_Lunedì 18._--Ieri a sera, vicino ad una Birreria e casa di giuoco,

mentre raccontavo ad un mio amico d'infanzia i miei scoraggiamenti e

le mie amarezze, udii il suono dell'orgia. Voci di donne e canti di

avvinazzati.... Dio! perchè mi fai tanto soffrire?--Oggi visitai un

mio amico che è felice pensando che sposerà la sua _Zozò_: cara

famigliarità! dolci scherzi! tenere confidenze! _My dear Zozò_.

--Sono rimasto qui al tavolo _più di tre ore_. Non mi è uscita

un'idea mediocre dal cervello. Come farò?

_(Sera)._ Dottore, dottore, senti il mio martirio orrendo. Ho amato una

vergine: mi ha dimenticato: e sono legato a lei. Quella vergine non la

vedrò più, ma spero nel perdono di Dio.

Dottore, dottore, come si guarisce da queste malattie? È orrendo il

mio tormento! Che cosa ho fatto per meritarmi tanto castigo? Mio Dio,

la mia fede era tanto gentile e l'anima mia era sì pura!

_Martedì 19._--Io non reggo più. Ho dormito affannosamente con una

smania terribile.

Sono l'ultime righe che scrivo. E come se morissi e ricevessi il pane

dell'amore di Dio, parlo a tutti dal profondo dell'anima

mia.--Perdonatemi tutti: sii felice, tu prima di tutti e di tutte, o

Carlo. Sii felice, Tu, povero Peppino, e ricordati di me che ti ho

amato tanto e ti ho sempre ispirato gentili sensi di affetto e salde

parole di _dovere_: cresci buono e studioso e fidente nella vita.

Perdonami, o R., il mio _Tintoretto_, il mio _Giuliano_!... E Tu, Lidia,

povero cuore, Tu, gentile mia illusione, ricordami, se puoi, ricordami

come si ricorda un fratello. Ma non odiarmi! E perchè? perchè

odiarmi? Dio ti conceda le dolcezze che a me vennero dal tuo ricordo,

quelle sante paci, quelle soavi e purissime religioni. Non ti affligga

Dio coi miei martirii. A te ripeto: _Sii felice! sii felice, sii

felice!_ come quattro anni fa. E ricordo che anche tu mi avevi fatto

questo augurio: _Soyez heureux comme vous méritez de l'être_.--O

Lidia, il mio pensiero era di darti mia madre, di darti il mio cuore,

di farti contenta, ed io avrei lavorato, forse avrei acquistato un

nome, e Tu dovevi essere la mia _pace_. Perdonami e sii felice!--E a Te,

mia mamma, che dico? Quante volte mi sarei ucciso, ma sempre ho

pensato a Te. Eccoli, o mio amore sincero, costante, vigila, eccoti il

mio cuore.--Non spaventarti dei miei martirii e delle mie bestemmie.

Ho avuto dei momenti di fede così gentile, che Dio mi salva.

--Credevo fossero l'ultime righe! Ancora aggiungo:--O mia madre, o

mia Lidia, perdonatemi, ricordatevi di me. Ancora una volta

perdonatemi, perdonatemi.

_5 maggio 1882. Venerdì._--È passato più d'un anno: ed apro il

mio mobiletto: e noto questa data....

Come sono invecchiato! Non ho più fede! Non ho più speranza! Non

ho più coraggio! Ho aperto questo mobiletto per vedere se c'erano

nascoste certe mie annotazioni di cose antiche militari.--Da Lipsia,

Sacher-Masoch mi invita a scrivergli un articolo.... È questa la

gloria sognata? Il mio articolo sarà tradotto in tedesco.

Chiudo ancora il mobiletto: e non l'aprirò più fino a un altro

anno. E poi?

Oh chiudete me sotterra!

Non amo più le mie memorie.

Storia di un'anima · 第 21 / 118 题