Domenica, 31 dicembre.
Mancano tre ore e l'anno sarà finito. Queste tre ore voglio
sentirle minuto per minuto, voglio goderle.... Come le gode la gente
pratica del mondo? Divertendosi e gozzovigliando. Stupenda filosofia!
io come le godo? Le godo sgroppando un'uscita al pianto segreto che mi
arroventa il cuore: è una consolazione:--sorridendo un po' a
qualche pallida fantasia della mia religione: è una poesia! So che
è poesia inutile, ma a me è tanto cara.
Sono solo nel mio studiolo. Papà, mamma, Carlo sono andati or ora a
teatro, proprio quand'io salivo le scale per chiudermi quassù. Ed
or ora ho lasciato il Bianchi che mi ha complimentato gentilmente
dicendomi un paio di volte «che bel tipo! _originale!_» perchè lui va
a teatro, e io torno a casa a capo chino.
Sono solo e sono triste. Vorrei scrivere ordinatamente, ma non posso.
Sebbene, chiusomi quassù, avessi tutta l'intenzione e il bisogno di
scrivere, di scrivere, di scrivere. A che? per chi?
Che cosa spero pel 1877?
Milano. _Mercoledì, 21 novembre_ 1877.--Sono da pochi giorni arrivato
dalla campagna: ed ho il mio studiolo freddo, polveroso, abbandonato,
tristo e perciò sto a disagio al tavolo. Coll'anima stanca, col
cuore senza fede, coll'ingegno assopito, con grandi dolori--ma senza
lutti officiali al cappello--bisognoso _di vita, di vita, di vita_,
freddo a numerare le mie illusioni cadute, freddissimo a pensare al
futuro, ti mando un bacio. Aggradiscilo come bacio di fratello. Pensa
che mi sento il cuore gonfio d'un'arcana bontà, pensa che io
piango, e che piangendo sento il bisogno di un'anima, e pensa che
dinnanzi all'altare di un'altra anima che mi comprendesse, io
pregherei ancora Dio, perchè mi sento casto, gentile, serio: e
dinnanzi ai santi balbettamenti di un bimbo capirei--con quanta vita
del cuore!--che l'arte per cui ho sofferto tanto, addoppiando me
stesso, era un bisogno imperioso di creare; che la scienza di queste
Accademie è il deserto, il vuoto, il nulla, o il tritume, la
polveraglia dei morti: che gli anni di mia giovinezza erano un _voto_:
che i miei tormenti, le mie fedi, il mio scetticismo, le mie speranze,
le mie battaglie, il mio isolamento nella folla, il mio sdegno pei
volgari, le mie povere poesie, erano indizi di un'anima che
rigurgitava in un corpo nervoso, _di un'anima che voleva
un'anima!_--Sono solo nel mio studiolo, solo, freddoloso e mesto. Ogni
anno di questi dì faccio una ben triste resa di conti:--delusioni
si aggiungono a delusioni. I volgari non si accorgono mai delle foglie
che cadono, tu piangi: e la baraonda prosegue. Tu sorridi: oh
veramente ci fosse Dio e vedesse e almeno lui apprezzasse questi
sorrisi!
--Qualcosa c'è che non si soggioga a cifre: qualcosa c'è che
rende uggiosi i libri dei filosofi: qualcosa c'è che consola i
soli, gli abbandonati, i poveri, i poeti!--Oggi bisognerebbe tutto
domandare ai medici materialisti. Io domando troppo a me stesso.