Di questi quattro vecchioni il primo è sopra tutti d'autorità con la

persona del Re, perchè altro che costui non può parlare alla Maestà

Sua, nè per altre mani possono passare per l'ordinario ambasciate o

scritture e memoriali che di fuori vengono mandati di dentro. Questo

è come commissario maggiore, accompagna sempre la persona del Re,

vada dove si voglia, e fuori e dentro del Serraglio, e quando va alle

donne lo accompagna fino alla porta che passa da loro, fermandosi

e ritornando alle sue stanze, lasciando sempre assistenti a quella

porta, perchè uscendo il Re corrano a chiamarlo come fanno. Ha questo

soggetto d'ordinario stipendio al giorno zecchini x, ed altre cose che

gli bisognano quante ne vuole, e tesori di danari e gioie incomparabili

per più di privata persona, perchè la sua autorità lo costituisce in

stato di guadagnare ed accumulare quanto oro gli piace, poichè e quelli

di dentro e questi di fuori, di ogni condizione e sesso, per avere

il suo favore, li presentano di ciò che si sanno immaginare che possa

aggradirgli.

Il secondo è il Casnadar Bassi. Questo ha carico del tesoro di dentro

della Porta: il quale avendo due chiavi, una che sta appresso il Re e

l'altra tenuta da lui, resta anco custodito ed assicurato dal sigillo

regio che sta sempre posto sopra la porta di esso, nè mai si leva se

non quando si apre di ordine del Re. In questo Casnà stanno tutti li

tesori ammassati dalli Imperatori, che è di 600 m. sultanini che ogni

anno si cavano dall'Egitto; e le altre entrate vanno nel Casnà di

fuori, delle quali si fanno tutte le spese ordinarie e straordinarie;

e dal detto Casnà di dentro non si cava cosa alcuna, se non per

straordinario bisogno e con nota ed obbligo al Tefterdar grande di

dovere il tutto restituire. Questo Agà ha cura di tener conto di tutto

il tesoro che esce ed entra, nè altri possono entrare in detto Casnà

che il detto Casnadar, con quelli che a lui pare bisognare per li

servizii necessarii; e quando viene cavato oro e moneta, che il tutto

viene tenuto in borse di corame, tutto viene portato alla presenza del

Re, il quale comanda poi e dispone di esso secondo la necessità. Ha

medesimamente in conto e cura di tutte le gioie regie, le quali sono

descritte in un libro tenuto da lui, delle quali fa nota per sapere

quelle che dona il Re, e quelle che gli vengono donate, e quelle

medesimamente le quali la Maestà Sua si tiene per l'uso ordinario. E

morendo il Capi Agà, subentra egli in suo luogo.

Il terzo è il Chilergi Bassi, dispensiero maggiore, il quale tiene

conto con diversi aiutanti della guardaroba regia, cioè di tutte le

suppellettili: nella quale entrano tutti li presenti di panno d'oro,

di seta, di lana che vengono fatti al Re, di pellami di ogni sorte,

di spade, pennacchi, selle ed ogni altra cosa spettante all'uso della

persona reale, delle quali cose tiene nota particolare, perchè in

ogni caso possa vedere l'entrata e la dispensa che fa la Maestà Sua.

E questo riesce carico molto laborioso, perchè poco sta in ozio,

ricevendo e donando il Re ogni giorno e dentro e fuori gran numero di

vesti ed altro; ma però tutto è tenuto con tal ordine, che mai ne segue

confusione alcuna. Questo Eunuco ha molti sotto di sè, sta quasi sempre

dentro il Serraglio come custode di cose preziose, ha di stipendio

mille aspri al giorno che sono ducati quindici, e vesti e presenti

di cose diverse in abbondanza, e sempre anco egli è favorito dal Re,

perchè è quello che deve subentrare al Casnadar Bassi, occorrendo la

morte del vivente; però viene stimato e riverito da tutti di dentro e

di fuori.

Il quarto è il Sarai Agassi, ed è un altro simile Eunuco il quale ha

cura del Serraglio, nè mai da esso si parte. In assenza del Re sta

sempre oculato non solo a quello che bisogna per tenere in punto il

Serraglio di tutte le cose che alla giornata patiscono, ma anco ha

carico di andar rivedendo tutte le stanze ed osservando tutti li

ministri, per vedere che si eserciti sempre nei suoi carichi di quel

modo che comporta il bisogno. E perchè il vecchio ha libertà di poter

andar a cavallo come possono anco andarvi gli altri tre primi, però

dentro è tenuta una stalla nel giardino di diversi cavalli che servono

per questi nelle cose necessarie. Ha di stipendio aspri ottocento al

giorno, che sono ducati tredici, vesti e fodere in abbondanza per lo

suo bisogno, ed è disposto a subentrare al Chilergi Bassi, e di mano in

mano fin al Capi Agà se sopravvive agli altri.

Per tanto tutti questi quattro Eunuchi possono portare il turbante in

capo per il Serraglio, e cavalcare, e sono le prime teste presso il

Re, di grande autorità, riveriti e stimati da tutti; se ben questi tre

non ponno da se parlare al Re, ma solo rispondere essendo ricercati;

ma però assistono sempre con il Capi Agà alla presenza e servizio

regio, con tutti gli altri Eunuchi sotto di loro e gli altri Agalari

già detti, e sono quelli che governano, come è comune, tutte le cose

reali, e danno gli ordini per tutte le cose ordinarie, così di giorno

come di notte. Tutti gli Eunuchi possono essere da cento fra vecchi, di

mezzana età e giovani, sono castrati e tagliati tutti, e si eleggono

di quelli giovanetti rinnegati che vengono presentati al Re, come ho

detto; ma rari sono i castrati contro la sua volontà, poichè il maestro

delle cerimonie dice che correrebbono gran pericolo di morire. Ed a

questo consenso conduce li giovani la certezza che hanno di dovere

riuscire con il tempo uomini grandi se vivono castrati; che se vivono,

sono educati con gli altri e cavati a suo tempo dal quarto Odà per

servizio del Re, come si fa di quelli che non sono castrati.

È da sapere che li Re si servono di castrati bianchi nel governo di

tutti gli altri Serragli e seminarii che tengono di giovani così in

Costantinopoli come in Andrinopoli, Brussia e in diversi altri luoghi,

dove vi stanno duecento e fin a trecento scolari; possono con la loro

sopraintendenza e con altri ministri ridurli ad ottima disciplina, nel

che riescono uomini assai buoni; ovvero anco spesso che il Re per dar

luogo ad altri inferiori Eunuchi di età, che aspettano di mano in mano

di subentrare alli già detti gradi, manda fuori qualcheduno d'essi

della prima bussola in governi grandi, come Bassà del Cairo ed altre

provincie nell'Asia, e gli fa anco Bassà Visir alla Porta, come si è

veduto molte volte, che riescono soggetti molto placidi e prudenti.

Questi Eunuchi stimati, che sono li più fidati di tutti gli altri

del Serraglio, perchè dal Capi Agà come maggiordomo maggiore sono

dispensati alla cura delle cose carissime al Re, in particolare

guardano alcuni luoghi separati dove si ripongono le cose vaghe e

belle che gli vengono donate, come pezzi d'ambra greggia grandi,

mandatigli dal Bassà della Mecca, muschii, triaca, mitridati dal

Cairo, terre sigillate, balsami bolarmini, belzuari ed altre cose

simili preziosissime di vasi di agata, di porcellane, di diaspro,

di cristallo, e altre pietre di grandissimo valore; e il tutto viene

tenuto con tanta delicatezza e ordine, che per quanto mi è stato

detto, è cosa di stupore; medesimamente vi è un altro luogo separato

nel quale viene riposto il pelame donato, medesimamente sete, mussole

ed altre cose simili dell'Indie, delle quali cose la persona del Re

come le Sultane si servono con saputa del custode. Nel detto Serraglio

è un luogo molto capace, nel quale si guardano e si conservano tutti

li mobili che cadono nel fisco per la morte così dei soggetti fatti

decapitare, come d'altri morti da se, dei quali il Re vuole esser

padrone; nel qual luogo egli li fa portare dal Tefterdar grande che

ha questa cura particolare, e veduto il Re con la presenza dei suoi

ministri, fa egli la scelta di ciò che gli pare che si conservi per

presentare; del resto fa fare un incanto per quelli del Serraglio che

volessero comprare alcuna cosa, e l'avanzo fa portare nel _Bisisten_

pubblico, che è un luogo di mercato dove il tutto viene venduto al più

offerente per via di incanto. Il ritratto delle quali robe è riportato

in mano del Casnadar Bassi di dentro, Eunuco, e conservato nel Casnà;

e se bene le robe sono di quelli che muoiono dalla peste, non è perciò

alcuno che si astenga di comprarle e di maneggiarle, come se il male

non fosse contagioso; reputando i Turchi di aver nel fronte scritto il

suo fine, senza poterlo per opera umana fuggire.

Quanto alli Mori Eunuchi che servono le Sultane, e molte altre femmine

More che stanno fra le donne, è conveniente dire che la maggior parte

vengono mandati dal Cairo, putti e putte, a presentare al Re da quelli

Bassà ed altri grandi di quella provincia d'Egitto; e vengono li putti

custoditi e disciplinati fra gli altri giovani del Serraglio fino ad

una certa età al servizio; poi cavati di là sono mandati alle donne ed

applicati sotto gli altri al servizio della porta della Sultana, e

stanno sotto il loro capo nominato il Chislar Agà, che vuol dir capo

delle vergini, con stipendio ognuno di loro da sessanta fino a cento

aspri al giorno, due vesti di seta bellissime, tele ed altro per loro

bisogno all'anno, oltre quello che di presente gli abbonda da diverse

bande. A questi tali li vengono posti li nomi di fiori, come giacinto,

narciso, rosa, garofano, e simili, perchè servendo alle donne abbino il

nome corrispondente alla virginità candida e di buon odore. Le puttine

poi, così piccole come vengono, essendone delle volte mandate con le

navi una dozzina d'esse, subito sbarcate sono condotte all'appartamento

delle donne, e sotto maestre vengono allevate e disciplinate per gli

esercizii di tutte le sorte; e quanto sono più brutte e deformi, tanto

più sono dalle Sultane apprezzate; e se ne vedono qualcheduna difettosa

per qualche infermità, la mandano al Serraglio vecchio, come fanno

delle altre donne bianche che loro vengono in fastidio o riescono

imperfette, come si dirà; il che però tutto si fa con saputa del Re e

di suo ordine.

Questi Eunuchi negri possono per occasione di far qualche ambasciata

al Re, a nome delle Sultane, praticare e passare nell'appartamento

degli uomini a portare li biglietti al Capi Agà che li dia al Re, e

medesimamente ricercare alcuna cosa dalli custodi del Serraglio, e

per parlare anco a qualche suo amico; ma non possono però uscire del

Serraglio, dal loro capo in poi, senza espressa licenza della Regina,

etiam che a loro fosse comandato dalle Sultane qualche servizio. Quello

che non possono far gli Eunuchi bianchi è di passare nell'appartamento

delle donne, perchè se bene sono Eunuchi, è a loro proibito, non

potendo come si è detto altri uomini che il Re vederle e praticarle;

anzi se per occasione di infermità occorre mandarvi l'Echim Bassi, che

è il protomedico, si osserva di pigliar licenza dal Re per l'entrata;

ed entrato l'Echim per la porta della Sultana, non vede altro che

Eunuchi negri, essendo tutte le altre donne ritirate: li quali lo

conducono alla stanza dell'inferma, la quale stando tutta coperta da

capo sin a piedi con coltre ed altro, tiene solo il braccio fuori,

tanto che il medico possa toccare il polso, ed ordinato quanto gli

occorre al bisogno, se ne ritorna per la medesima via addietro; e se

occorre che l'inferma sia Regina o Sultana, il braccio posto fuori del

letto da esser toccato dal medico resta coperto di una tela di seta con

tutta la mano, perchè non le sia veduta nè toccata la carne. Nè alla

sua presenza può il medico parlare cosa alcuna, ma uscito dalla stanza

ordina il medicamento, il quale per il più secondo il costume ordinario

dei Turchi è di qualche sorbetto solutivo, perchè non usano altri

medicamenti di fisico, sì bene di chirurgia. Convengono le pazienti

accomodarsi alla necessità, nel qual caso quando non sono Sultane o

vero altre care al Re per le sue virtù, vengono mandate nel Serraglio

vecchio a curarsi.

Li figliuoli che nascono al Re, se sono di donna Sultana, si tengono

uniti e governati in un sol luogo da balie esquisite, che sono

ritrovate fuori dal Serraglio; ma se sono di più Sultane, come sovente

occorre, sono allevati e nutriti separatamente dagli altri, sì che ogni

madre ha cura delli suoi, e con molta gelosia, fin che non sono in una

certa età di cinque o sei anni. E sempre vengono dalle madri caramente

custoditi, e dal Re sontuosissimamente senza differenza vestiti ed

ordinati di gioie bellissime e ricchissime; e le balie, slattati che

sono, vengono ben pagate e presentate e mandate nel Serraglio vecchio,

quando non abbiano le loro case, per esser maritate. Le figliuole

femmine poi sono indifferentemente e senza riguardo alcuno nutrite,

poi che di loro non vi è sospetto alcuno. Sogliono per l'ordinario

li figliuoli stare fra le donne fin all'età di undici anni, perchè

finiti, vengono ritagliati con pompa grandissima, massime il primo, e

con feste per tutta la città superbissime, perchè queste sono le gran

festività di Noè, che appresso li Turchi si chiamano, come fanno li

Cristiani appunto nel sposalizio; e come i Turchi fanno poco o nulla

nel condurre a casa le spose, così nel ritaglio dei figliuoli usano di

fare gran solennità di feste, di banchetti e di presenti. Dagli anni

cinque fino alli undici che stanno fra le donne, hanno il suo _Coza_,

che vuol dire precettore, eletto dal Re ed assegnatoli per maestro.

Questo entra nel Serraglio delle donne ogni giorno, e condotto in una

stanza delli Eunuchi negri, senza mai vedere le donne, si trovano li

figliuoli con l'assistenza di due schiave vecchie negre, gli ammaestra

per quante ore gli è permesso di fermarsi, e poi se ne ritorna fuori.

Fatto il ritaglio del principe successore nell'Imperio, quando pare

al Re di non volerlo tener più dentro presso di se, gli forma la

sua casa di tutto punto, cioè gli dà uno degli Eunuchi principali

per governatore, gli assegna il suo maestro, e di mano in mano lo

fornisce di soggetti del proprio Serraglio e di fuori, per quanto

aspetta al bisogno della grandezza del suo stato, assegnando a lui ed

a tutti gli altri quel stipendio che gli pare conveniente per potersi

trattenere signorilmente: e presentato dal Re, dalla Regina, dalle

altre Sultane, e da tutti li Bassà ed altri grandi della Porta, vien

mandato in Mangacia città dell'Asia a risiedere per governo di quella

provincia, nella quale non ha però suprema autorità, ma solo comanda

come luogotenente del Re suo padre; e se trapassasse questo limite e

comandamento caderebbe in disgrazia e sospetto grande, come è occorso

a diversi. E li Eunuchi dati per custodi son obbligati tener avvisato

ordinariamente il Re e la Porta di quanto occorre per osservanza

del Canon, e per ricevere da lui li comandamenti che occorrono alla

giornata.

Per il vivere di tutto il Serraglio, dalli Azamoglani in poi, si cucina

per lo più, se bene vi sono delle cucine dentro le già dette porte, nel

secondo cortile: nelle quali assistono più di duecento fra Eunuchi,

oltre li ministri principali come scalchi, credenzieri, dispensieri,

ed altri del servizio, tutti destinati e compartiti alle loro cucine

separate, ma non confidandosi l'uno con l'altro.

La cucina del Re comincia per l'ordinario a cucinare innanzi giorno,

perchè levandosi la Maestà Sua a buon'ora, è di bisogno avere sempre

vivande preparate in ogni caso che dimandasse cibo, perchè alle volte

mangia tre o quattro volte al giorno. Il suo desinare per l'ordinario

è dopo l'ora di terza, la cena verso sera, così nel tempo di estate

come di inverno; e quando dice al Capi Agà di voler mangiare, spedisce

egli immediatamente un Eunuco a farlo sapere allo scalco di fuori, il

quale ponendo le vivande nei _tepsi_, che sono li piatti, li porta sino

alla porta del Re che è pochissimo discosta, dove si trova il scalco

maggiore di dentro, che con gli altri delli Agalari riceve li piatti

e li porta ad uno ad uno alla mensa del Re; il quale stando a sedere

solo sempre sopra il suo solito alla turchesca con le gambe sotto, e

con un ricchissimo fazzoletto ricamato sopra dei ginocchi, e con un

altro sopra il braccio sinistro, servendosi d'esso per salvietta, senza

che gli venga fatta alcuna sorte di credenza, come è costume di altri

Principi, principia a mangiare, avendo all'incontro sopra del bulgaro

che gli serve per mantile, pane in gran quantità di due o tre sorte, ma

tutto tenero e perfetto, perchè non adopera nè coltello nè pirone, ma

solo il cucchiaro di legno di questi grandi: anzi che ne vengono posti

due: uno che serve per mangiare le minestre, l'altro per sorbire con

esso certi liquori fatti di sugo di frutti d'ogni sorte, composti con

sugo di limoni e zucchero, che servono per estinguere la sete e tener

morbido il cibo che mangia. Continua poi a cibarsi di quelle vivande

che più gli aggradano, gustandole ad una ad una, e facendo levar

presto o tardi come gli piace li piatti della tavola. Mangia sempre

con le mani, perchè li cibi sono così teneri e delicatamente cotti e

perfetti, che pigliando un pollo in mano, con le dita si scarnifica

facilmente. Non usa sale in tavola, nè vi usa antipasti nè postpasti,

ma si entra subito nelle carni, e si continua, con il finire con

qualche torta: e finito il desinare o la cena, si lava le mani in un

baciletto d'oro, con il suo ramino tutto gioiellato.

Il pasto ordinario della Maestà Sua è di colombini, e ne porteranno

almeno in uno di quelli piatti una dozzina di rosti, d'oche ponendone

almeno tre, d'agnelli, di galline, di pollastri, castrato, alle volte

salvaticine, ma di raro, ma il tutto ottimamente composto, con sapori

ed altri ingredienti di gusto e di valore considerabile. Appresso le

dette vivande vi sono minestre di tutte le sorte, diversi scodellini

di canditi e di frutti composti con liquori di varie sorte, torte

eccellentissime composte di carne e canditi di tutte le sorte, e qui

finisce il mangiare, con il bere una sola volta, verso il fine, di

sorbetto delicatissimo in una scodella di porcellana portatagli dal

coppiere sopra un piatto della medesima. Nel mangiare che fa la Maestà

Sua non parla mai con alcuno, sì bene gli stanno diversi muti e buffoni

all'incontro, facendo fra di loro dei giuochi, delle buffonerie, e

burlandosi sempre alla mutesca, che viene benissimo inteso da lei,

perchè anco in eccellenza alla muta si fa benissimo intendere. Quanto

farà alle volte, sarà per favore ad alcuni delli Agalari assistenti, ed

è che gli lancierà nelle mani qualche pane della sua propria mensa, il

che viene stimato per favore singolarissimo, e quel pane viene dagli

Agalari compartito e presentato alli altri, come segno di favore, e per

cosa delicatissima.

Li piatti del servizio reale sono tutti d'oro, e tutti doppi, perchè

sono coperti e sono in buona quantità, li quali restano consegnati al

credenziero che attende alla cucina, come stanno anco consegnati altri

di porcellana gialla meschiata, stimatissima, e che con difficoltà si

ritrova: nei quali mangia la Maestà Sua nel tempo di Ramazan, che è la

sua quaresima, la quale è d'una luna intiera, nel segno della quale non

si mangia mai di giorno, ma solo di notte, e pur quanto vogliono, senza

differenza di cibi, non mangiando mai il Re pesce se non per qualche

accidente di gusto, e quando si ritroverà fuori a piacere con le donne.

L'avanzo del mangiare del Re viene immediatamente portato alla tavola

delli Agalari titolati già nominati, il quale essendo abbondante, con

altro che gli viene somministrato supplisce al loro bisogno. In questo

mezzo il Re sta nella stanza a trattenersi con quelli muti e buffoni

senza mai parlare vocalmente, ma solo alla muta, dandogli sparamani,

buffettoni e calci come più gli viene voglia, dando loro, perchè

allegramente li sopportano, aspri e zecchini al suo gusto, tenendone

perciò nelle scarselle sempre abbondantemente; ed in questo tempo

mangia anco il Capi Agà in stanza separata dei cibi apparecchiatigli

nella sua cucina a parte, di assai inferiore condizione e condimenti

di quella del Re; con il detto mangia il Casnadar Bassi, il Sarai

Agassi, alle volte alcuni dei medici che chiamano dentro per compagnia,

e qualche altro Eunuco di questi che stanno custodi del Serraglio di

fuori, che si trovano alla sua visita; e l'avanzo del suo desinare

con il supplemento, portato di nuovo dalla cucina, serve di mano in

mano a tutti gli altri Eunuchi bianchi. Al medesimo tempo viene dato

il mangiare a tutti gli altri Odà ed al Serraglio, il quale è di pane

a ragione di due pani il giorno per uno, un poco di castrato lesso ed

una minestra per lo più di risi, acconcia con butirro e miele, la quale

consiste più in brodo che in essenza, e sottile di riso, e basta che

abbia il sapore di carne per potervi bagnare il pane dentro. Per altra

mano viene dato il mangiare dentro alla Regina, alle Sultane e a tutte

le altre donne, nel qual è tenuto l'ordine medesimo che si è detto,

portando dentro dalli Eunuchi negri, sì che nello spazio poco più

d'un'ora e mezza tutto è fornito.

La Regina non è servita con piatti d'oro, ma di rame stagnato, e tenuti

sempre limpidissimi, e con parte piatti di porcellana bianca: se bene

per lo più si intende che ella si serve di dentro per la sua bocca di

ciò che gli viene voglia, come è da credere che facciano anco tutte le

altre Sultane; perchè spesso il Re si trattiene li giorni intieri fra

di loro mangiando, giuocando come più gli piace, senza che sia veduta

nè saputa delle sue azioni cosa alcuna; sì che è da credere che avendo

le loro cuoche e facendo portar dentro ciò che vogliono, fra di loro

sappiano fare e facciano delicatissimi e sontuosissimi banchetti.

Fuori degli ordinarii pasti del desinare o cenare, mangiano il Re e

le Sultane quello che gli viene voglia di carne, ma per lo più fra

pasto si dilettano di canditi, di frutti d'ogni sorte avendone dei

presenti in abbondanza: e bevono dei sorbetti l'estate, dei quali si

fanno le conserve abbondantissimamente per li Serragli, e dirò così

costosamente, perchè per farle spende la Porta più di 20 m. zecchini

all'anno per li donativi, per le spese, e per le cerimonie che si fa

per levarlo dalle montagne, e sotterrarlo nelle cave a questo deputate,

non usando i Turchi per l'ordinario confezioni, nè cacio, perchè in

Turchia non sanno fare tal cosa, massime il cacio, che se bene si fa

non riesce buono. Per il che le Sultane e tutti i grandi mangiano

volontieri il piacentino, e domesticamente si servono dal Bailo di

Venezia: e vogliono averne sempre buona provvisione dentro, perchè ne

mangiano assai con gran gusto e massime quando vanno alla caccia e ad

altri piaceri.

Viaggio a Costantinopoli (1609-1621) · 第 5 / 8 段