Per il mantenimento di detto Serraglio tutte le cose sono

abbondantemente preparate e dispensate dai soggetti, che hanno cura

di fare particolare provvisione, in modo che mai li mancano le

cose necessarie. Il pane prima si fa di più sorte, bianchissimo ed

eccellentissimo per la bocca del Re, delle Sultane, delli Bassà ed

altri grandi, di mediocre bontà per la gente mezzana, e della terza

sorte negro, per li Azamoglani ed altri di basso servizio. Per la

bocca reale e per le Sultane si adopra e costuma farina fatta venir di

Brussia, cavata dai frumenti di quella provincia, di Bitinia, e terreni

patrimoniali dell'Imperio; e l'annua provvisione sarà di sette, o

ottomila _Chiler_, che può esser in circa stata tremila delle nostre;

li quali frumenti sono bellissimi e fanno bellissima farina, per li

molini che in quella città sono perfettissimi e d'altra bontà di quelli

che sono nei contorni di Costantinopoli. Per gli altri il frumento

viene tutto dal Vuolo di Grecia, dove sono terreni proprii patrimoniali

dell'Imperio, li grani dei quali sono sempre consumati nell'armata,

facendosi di essi biscotti in Negroponte, e vendendosi anco a Ragusei

ed altri che vanno con le navi a caricargli, con il comandamento

in mano; di questi vengono ogni anno mandati in Costantinopoli da

trentasei in quarantamila _Chiler_, che possono esser da 15,000 staia

veneziane, e posti nelli magazzini a questo deputati, per farsi

d'essi farina, secondo l'occorrenza ed il bisogno del Serraglio. Nè si

maravigli alcuno d'intendere che la Porta consumi tanto grano, perchè

oltre quelli di servizio, come si è detto, tutte le Sultane, tutti li

grandi ed infiniti altri hanno le quotidiane assegnazioni del pane da

quello che dispensa e dai forni della Maestà Sua, come sarebbe a dire

le Sultane ne avranno venti, li Bassà dieci, il Muftì otto, e di mano

in mano fino ad uno solo per testa; il che è terminato e comandato

dal primo Visir, restando queste concessioni descritte in libri che

stanno presso il capo della dispensa, o vero il capo dei forni; e ogni

pane è grande come una buona focaccia delle nostre, ma alta, tenera,

spugnosa e molto facile alla digestione. Risi, ceci, lenticchie, ed

ogni altra sorte di legumi, dei quali si consuma grandissima quantità,

il tutto d'anno in anno viene condotto d'Alessandria con li galioni, li

quali fanno due viaggi all'anno, passando da Costantinopoli carichi di

legnami in Alessandria, e portando da quella provincia d'Egitto non

solo li sopraddetti legumi, ma ogni sorte di spezierie e zuccheri con

diverse sorte di canditi in gran quantità, perchè di tali e di zuccheri

ancora consuma la Porta indicibilmente per li sorbetti e torte che usa

non solo il Serraglio, ma dei presenti che capitano nelle case delli

Bassà ed altri grandi, che è cosa di stupore il vedere come sono quelle

dispense piene e come facilmente si vuotano. È vero che di spezierie

consuma poco il Serraglio, come fa anco il resto dei Turchi, perchè non

tenendosi per l'ordinario vino, fuggono questo incitamento; ma però

nelle dispense della Porta vi è la provvisione di tutte le sorte di

spezierie e altre droghe per quei bisogni ed accidenti che potessero

occorrere.

Dall'Egitto ancora hanno gran quantità di dattoli, susine, o prugne

secche di varie sorte, le quali cose tutte vengono dalli schalchi e

cuochi adoperate nelli mangiari così rosti come lessi, in eccellenza

buoni, che li rende delicatissimi.

Li mieli che in grandissima quantità consuma la Porta, perchè

l'adoperano nelle minestre, quasi in tutti li cibi e nei sorbetti

ancora per certe sorte di persone, li cavano dalla Valachia,

dalla Transilvania, e Moldavia, così di presenti che vengano di

quelle vivande al Re come da particolari, comprandoli, come si fa

particolarmente per la cucina del Re di quelli di Candia, per esser più

puri e delicati.

L'olio poi, del quale si fa gran consumo, lo cavano da Modone e

Corone in Grecia, essendo obbligato il Sangiacco di quella provincia

provvedere le dispense di quella quantità che gli bisogna; ma per la

cucina del Re si compra per l'ordinario di quello di Candia, per esser

senza odore e più bello e chiaro di quello della Morea.

Il butirro di cui similmente si fa gran consumo e strapazzo, per

servirsi d'esso si può dire in tutti li mangiari, questo l'hanno di

mar Negro, cavato dalla Moldavia, dalla Tana e Caffa, e lo fanno

venire in balle di bue grandissimamente, e ne empiono li magazzeni,

dispensandone anco, quando ne hanno in abbondanza, per la città,

con molto utile e vantaggio della Porta. Del detto butirro fresco

si può dire che pochi lo conoscono, perchè pochissimo se ne fa in

Costantinopoli e in quelli contorni, dilettandosi però li Turchi di

latticini, dei quali se bene si ritrovi in particolare capo di latte

eccellentissimo, non ne fanno però gran consumo, e sono quelli comprati

e mangiati dai Cristiani; solo il latte agro è comunemente usato da

loro, perchè dicono che estingue la sete.

Quanto alli carnaggi, ogni anno nell'autunno, venendo l'inverno, il

Bassà grande fa fare li pastromani per le cucine reali, li quali sono

di vacche pregne fatte ammazzare per avere la carne più saporita:

la qual carne conservano per le minestre e mangiare, come fanno li

Cristiani le carni d'animali porcini, usando di fare le luganiche e

le salciccie di quella carne, come facciamo noi della porcina. Questa

carne attaccata alle stanghe, secca e salata pochissima, è posta nelle

botti, dura tutto l'anno, mangiandola molto saporitamente non solo

quelli del Serraglio, ma dall'universale dei Turchi si usa talmente,

che non è casa comoda che non faccia la sua munizione per termine di

sparagno e di molto comodo. Però il Bassà vuol vedere di presenza li

animali e comandar l'opera, dalla quale per l'ordinario si consumano

vacche quattrocento; il resto dei carnami che consuma il Serraglio e

che giornalmente va alle cucine è qui sotto scritto. In prima:

Ogni giorno castrati giovani............... N.^{o} 200

Agnelli e Capretti a suo tempo............. » 100

Vitelli per li Eunuchi..................... » 4

Galline, paia.............................. » 100

Oche giovani............................... » 40

Pollastri, paia............................ » 100

Colombini, paia............................ » 100

Pesce non si consuma per l'ordinario, ma se gli Agalari ne hanno voglia

per delizia alle volte ne mangiano, e di quella sorte che più gli

piace, essendo quel mare abbondantissimo di pescagione, sì che se ne

piglia con facilità quantità grandissima, stando fin alle proprie case.

Frutti non mancano al Re ed a tutti del Serraglio, perchè ne ricevono

de' presenti gran quantità e ne fanno dei giardini regi, che sono molti

in diverse parti circonvicini, ogni mattina copia grande dei buoni e

dei più belli che si raccolgano, essendo obbligato il Bostangi Bassi

di essi mandar a vendere il sopravanzo, in un luogo separato appunto

dove si vendono li frutti del Re; il tratto dei quali di settimana in

settimana viene portato in conto al Bostangi Bassi del Re, che lo dà

poi alla Maestà Sua, e sono danari chiamati per la scarsella del Re, li

quali sono dispensati da lui senza conto a chi gli pare de' suoi muti o

buffoni.

Gli instrumenti delle cucine è cosa meravigliosa da vedere, perchè sono

li pignattoni, le caldare ed altre cose necessarie, e così grandi e

quasi tutti di bronzo, che in suo genere non si può vedere cosa più

bella nè più ben tenuta.

Il servizio poi dei piatti è tutto di rame stagnato e tenuto così

spesso rifatto e netto, che a vederlo, massime adoperandosi ogni

giorno, rende stupore. Di questi ne hanno una grandissima quantità e

ne sente la Porta un notabilissimo danno ed irreparabile, perchè dando

le cucine da mangiare a tanti di dentro e di fuori, massime li quattro

giorni del Divano pubblico, glie ne vengono rubati tanti, che è cosa di

meraviglia. E diverse volte mosso il Tefterdar da un tanto dispendio ha

voluto pensare di far detto servizio tutto d'argento per consegnarlo

alli dispensieri, per doverne dar sempre conto, ma la spesa riusciva

tanto grande, ed irreparabile il pericolo, che mai alcuno si è risolto

di farlo.

Le legne che vengono consumate da dette cucine e da tutto il Serraglio

è un numero infinito di pesi, che così a peso si vendono le legne in

Costantinopoli. Dirò solo, che per conto della Signoria, cioè della

Porta, navigano del continuo più di trenta Caramussali grandi, li quali

usano in mare Maggiore alli boschi del Re caricare; queste costano poco

al Casnà, rispetto al suo valsente, poi che sono mandate a tagliare nei

boschi, e nel condurle e scaricarle riesce poca la spesa, per valersi

la Porta dei suoi vascelli e dei suoi schiavi, che fanno le fatiche

senza pagamento alcuno.

Il vestire delle donne è simile a quello degli uomini: portano

braghesse e scarpe ferrate, e dormono vestite come fanno gli uomini,

cioè con le braghesse di tela e con una giubba imbottita, l'estate

molto leggiera e l'inverno più grossa. Non tengono mai i Turchi nelle

stanze loro alcuna cosa di servizio, ma occorrendogli il bisogno, si

levano e passano ai luoghi vicini, a questo destinati, nelli quali

tengono fontane per lavarsi come è loro costume, e l'inverno por non

usare l'acqua calda al fuoco, se la fanno portare o la portano da per

se, come gli torna più comodo.

Il Re medesimo tiene il medesimo stile nel vestire, se bene di

vestimenti ricchissimi, e solo differisce dagli altri in questo che

porta le vesti più lunghe e scarpe senza ferri, intagliate e dipinte a

fogliami.

Nel dormire poi, dorme quando sta in Serraglio la notte sopra una

lettiera con stramazzi di velluto e broccato, l'estate fra lenzuoli

di seta ricamati, puntati con la coltre, e l'inverno fra copertori di

lupi cervieri o di zibellini. Porta sempre un turbante piccolo in testa

la notte, e quando dorme solo nelle stanze è guardato sempre dai suoi

camerieri, a due per volta ogni tre ore per sentinella: uno dei quali

sta alla porta della stanza e l'altro poco discosto dalla sponda del

letto per coprirlo in caso che gli cadessero le coperte, e per esser

pronto ad ogni bisogno. Nella stanza medesima dove dorme vi stanno

sempre due Turchi con due torcie accese, quali mai si smorzano se non

dopo levata dal letto Sua Maestà.

Lo stipendio che si dà a tutti del Serraglio si cava dal Casnà di

fuori, e il Tefterdar grande, che ha il libro nel quale sono notati

tutti gli stipendiati con il loro stipendio, è obbligato mandare ogni

tre mesi a tutti gli Odà in borse separate quanto importa la paga,

facendo il medesimo alle donne e con gli Azamoglani, in tanta buona

moneta. Appresso il tempo di Ramazano, che è il carnevale, gli manda le

vesti e le tele, del che non pretermette, perchè di tutte queste cose

ne hanno grandissimo bisogno, e non avendole hanno grandissimo strepito

contro di esso Tefterdar, che basterebbe a precipitarlo.

Quando alcuno muore nel Serraglio, resta erede la camerata e tutto

viene diviso fra li compagni: e morendo alcuno delli Eunuchi grandi,

tutto resta al Re, perchè sogliono avere ricchezze grandi per li molti

presenti che ricevono; e se alcuno Eunuco dei Serragli di fuori, o

vero in alcuno governo morisse, per Canon li due terzi del suo avere

si intende di Signoria, e il terzo viene dato conforme la volontà

del testatore, quando però di suprema autorità il Re non voglia

impadronirsi del tutto, come è solito di fare sempre con tutti li

grandi e ricchi, intendendosi sempre la persona reale primo e legittimo

erede di tutto, come schiavi che hanno avuto l'essere e il benessere

dalla grandezza e dalla volontà di lui.

Quando alcuno si ammala nel Serraglio, è condotto fuori in un carro

coperto, tirato a mano e posto nella infermeria già detta, dove è

governato alla turchesca e tenuto custodito senza che possa parlarli

alcuno, o almeno con difficoltà; e se risana viene nell'istesso modo

ritornato dentro alla sua stanza dove prima si trovava.

La spesa di questo Serraglio è così grande come ognuno può comprendere

dalle dette cose; ma presso questa è di grandissima considerazione

quella che fa il Re alla Regina, li Bassà primi Visiri, li generali

nelli eserciti, e li Tefterdari grandi, li quali tutti presentano e

possono presentare, secondo gli accidenti che gli occorrono di nuove

portategli, o di spedizioni che fanno; e detti presenti sono di vesti

foderate di pellami preziosissimi, di spade, di archi gioiellati, di

pennacchi, di cinture, ed infine di diverse altre cose di prezioso

valore, ed anco secondo la condizione dei soggetti che se gli

offeriscono. Dirò solo questo, che nelli panni di Brussia d'oro ed

argento per far vesti, il Casnadar Bassi di fuori, che ha la custodia

ed il carico di provvedere, mi ha affermato di spendere ogni anno

200 m. sultanini, oltre questo sborso per comprar panni di lana e di

seta veneziani, dei quali il Serraglio fa un consumo grandissimo, non

vestendosi per lo più d'altro che di questo. Nè tambasta, poichè viene

impiegato in questo tutto quello che viene donato al Re da altri di

fuori, suoi sudditi e forastieri, e di più gran parte di quello che

cava dalle spoglie dei morti, delle quali si fa padrone, come si è

detto; il che se non fosse, certo non potrebbe il Re mantenersi a così

gran profusione che fa di presenti di questa sorte, presentando alle

donne, alli Bassà, alli Ambasciatori, ed infine a tutti quelli che gli

baciano le vesti. È vero che la maggior parte delle cose che dona, che

sono di gran valore, col tempo gli ritornano nelle mani, poichè con la

morte delle Sultane, dei Bassà ed altri ricchi si fa padrone del tutto:

e così di tali cose nel Serraglio vi è il continuo flusso e riflusso.

Ho detto che la Regina dona, perchè essendo presentata da molti

convien ancor ella a corrispondere: però ha assegnamento di vesti ed

altre cose in abbondanza per questo effetto, oltre che la libertà di

disponere anco di molte, dal Re già portate, che gli restano nelle

mani, e sono in suo potere. Il medesimo fa il Bassà primo Visir, così

in Costantinopoli come quando parte generale dell'esercito, per lo che

al suo partire gli viene consegnata dal Casnadar quantità grande di

vesti ed altre cose, acciò che in campagna abbi comodità di presentare

e fare l'uso turchesco, che sta nel ricevere e donare quasi in tutti li

negozii.

Il Re esce del suo Serraglio quando gli pare, e per terra e per

mare. Quando va per mare, ha li suoi caicchi da dodici in quindici

banchi l'uno, con le poppe superbissime, coperti di ricchissimi panni

di seta ricamati, con li cuscini sopra li quali egli sta sedendo, e

sono di velluto, e di oro; nè altri che la persona del Re siede sotto

poppa, stando li suoi Agalari sempre in piedi: e il Bostangi Bassi suo

timoniero alle volte può sedere, per esser fuori della poppa e per

reggere il timone comodamente. Quando va per terra, cavalca sempre,

esce per lo più per la porta maestra. Quando va alla moschea, che è il

venerdì, giorno della sua festa, e per la città, viene accompagnato

da li Bassà e dai grandi della Porta e da infiniti altri grandi che

ascendono a un numero grande di cavalli, oltre li suoi Peichi, che sono

staffieri; e cavalcando saluta il popolo con la testa, e viene salutato

con clamori di benedizione, ricompensati alle volte con la dispensa

di molti aspri e zecchini, quali cavandosi dalla scarsella getta per

la strada. A piedi l'accompagnano molti delli suoi del Serraglio, li

quali hanno obbligo di ricevere li memoriali che cavalcando vengono

presentati alla Maestà Sua, osservando alcuni poveri, che non ardiscono

d'accostarsi, di star lontani, con una stiora in capo ardente e la

mano alta con il memoriale; da che tratto il Re a guardare, spedisce

subito a pigliarli, e ritornato nel Serraglio se li fa leggere

tutti, e comanda ciò che gli piace, ed opera bene spesso in virtù di

tali memoriali contro a principalissimi all'improvviso, cosa che fa

stupire la Porta, usando di non formar processi nè ricevere esatta

informazione, ma solo di fare eseguire ciò che gli viene in animo; e

perciò li Bassà non vedono volontieri che esca così in pubblico, per lo

timore che hanno che per questa via non gli capitino alle orecchie le

loro male operazioni: e vivono sempre con timore, per esser sottoposti

a gran travagli, con pericolo di perdere la vita facilmente.

Il Re per servizio di tutta la sua regal casa in Costantinopoli tiene

una stalla capacissima e fornita di circa mille cavalli e più, dei

quali ha cura il suo Imbroher piccolo, così di farli governare, come

d'ammaestrare, da molti che tengono sotto di loro per tal servizio.

Questi hanno cura di distribuirli e darli a tutti quelli che

accompagnano il Re, così alla caccia come quando va in altro luogo per

diporto. Oltra di questa stalla ha anco diverse stalle in diversi altri

luoghi, governate per servizio della persona e casa reale, capitando in

quei luoghi, che sono dei suoi Serragli e giardini, ai quali appresso

si suole trasferire; e queste non hanno più di otto, o dieci cavalli

per una. Vi sono poi le stalle delli staffieri per le razze come in

Brussia, in Andrinopoli, e in diversi altri luoghi, dalli quali cava

cavalli bellissimi, oltre quelli che gli vengono mandati a presentare

dal Cairo, da Babilonia, e dalla Arabia, e da altri luoghi dalli Bassà,

e che eredita dalla morte, li quali sono tutti cavalli bellissimi e di

gran prezzo, destinati alla persona reale: e perchè per la gente bassa

ha bisogno di un numero infinito, si può dire, di ronzini, di questi

ha infinità da strapazzo, e li cava di Valacchia a prezzi bassi. Ha il

Re appresso queste stalle le sue provvisioni di muli e cammelli: quella

di cammelli vuol esser di quattromila, e dei muli di cinquemila, li

quali servono per portare padiglioni, sanduchi, cioè forzieri, acqua

ed ogni altra cosa di servizio, ma realmente non sono mai tanti in

essa, perchè il primo Visir quando esce generale, si serve di essi, e

ne fa gran consumo. È ben vero che ad ogni cenno e consumo del Re è

obbligato ritrovarli e provvedere d'essi: perchè quando li Re sono per

andare alla guerra, la sua casa sola ha di bisogno più di 10 m. di tali

animali, oltre li cavalli per cavalcare, perchè usano gli Imperatori

d'andare così comodi per viaggio, come fanno stando nelle città.

Il Re è obbligato, per Canon dell'Imperio, il primo giorno del suo

Bairano, che è il Carnevale, cioè finito il Ramazano, che è la

quadragesima, lasciarsi vedere in pubblico, e baciar le vesti da

tutti li grandi ed altri di suo servizio. Però quel giorno, all'alba,

vestito superbissimamente ed ornato delle più belle gioie che abbia,

esce della porta del suo Serraglio, cioè di quella terza, guardata

dalli suoi Eunuchi, in una certa piazzetta subito fuori del porticale,

dove è accomodata sopra un tappeto persiano di seta ed oro una

ricchissima sedia; si pone a sedere, e si ferma fino che da tutti gli

vengono baciate le vesti in segno di riverenza, tenendo il Bassà primo

Visir accanto, che gli dice il nome di quelli che gli pare, perchè

siano conosciuti da lui, ammaestrandolo delle cerimonie, poichè ad

alcuni Dottori della legge graduati si leva un poco, per riverirgli

ed onorargli, ad altri fa anco salutazioni più affettuose degli altri

e del suo ordinario; e finita la cerimonia, va alla moschea di Santa

Sofia, accompagnato da tutti a cavallo, e nel ritorno licenziandosi si

ritira alle sue stanze, dove desina solo al suo solito, facendo quel

giorno nella stanza del Divano banchetto solennissimo alli Bassà ed

altri grandi, e nel cortile un desinare assai lauto a tutti quelli che

l'hanno accompagnato e che si trovano presenti. Manda poi la Maestà

Sua, tenendo osservato il costume ordinario, a presentare al primo

Visir una bellissima vesta foderata di preziosissime pelli, e facendo

il medesimo con gli altri Bassà, ed altri grandi della Porta di vesti

assai inferiori, continua con tutti gli altri Agalari, con tutte le

Sultane, e con molti altri del Serraglio a far loro buona mano, dona

a chi vesti, a chi spade, ed alle donne fornimenti d'oro gioiellati

d'importanza; e la notte di quelli tre giorni del Bairano, che non

sono più, resta fornito tutto il carnevale, fa fare dimostrazioni,

espugnazioni di città con lumi e fuochi artificiali, che durano a

giorno: li quali sono goduti dalle Sultane, ritirandosi la Maestà

Sua con esse per vederli e goderli, e stare in continui tripudii. A

queste feste sono convitate tutte le Sultane di fuori, le quali vanno

a portar presenti al Re ed a riceverli; anco in questi tre giorni

viene presentato all'incontro da tutti li Bassà ed altri grandi, e li

presenti che gli vengono fatti sono di molta considerazione, perchè

uno a gara dell'altro si sforza di dar nell'umore al Re. E le Sultane

ancora non mancano di far il debito, ma di camicie, di fazzoletti,

braghesse ed altre cose simili, di vaghezza e bellezza indicibile,

delle quali poi ordinariamente si serve la Maestà Sua.

Il medesimo Bairano di tre giorni si fa per tutta la città ed in tutte

le case, nè altro si vede per le strade che biscoli di diverse sorte,

sopra i quali gli uomini si scapricciano a farsi lanciare in aria

per festa e trattenimento; nel qual tempo, essendo il popolo molto

licenzioso, riesce pericolosissimo ai Cristiani ed Ebrei il transir per

le strade, perchè vogliono danari, e non ricevendone, pieni di vino ed

insolenti fanno brutti scherzi, come il medesimo segue in un altro loro

Bairano, chiamato piccolo.

Per aver diverse volte fatto menzione del Serraglio vecchio, il quale è

dipendente accessorio e parte di quello del Re, sarà bene distintamente

toccare con poche parole la sostanza. Questo è un Serraglio amplissimo,

tutto serrato di muraglia altissima e fabbriche capacissime di molte

persone, perchè passerà bene uno e più miglio italiano di giro,

situato in una bellissima parte della città; e fu il primo Serraglio

che fabbricò Memet secondo per abitarvi, quando prese Costantinopoli,

con tutta la sua corte. È serrato con una sola porta doppia, serrata

e guardata da una compagnia di Eunuchi bianchi. Nel qual mai entrano

uomini, se non per portarvi le cose necessarie, ed entrando non vedono

mai le donne che vengono levate, per non dir scacciate, dal Serraglio

del Re, cioè le Sultane che sono state donne degli Imperatori morti,

quelle che per alcuna mala disposizione del Re o delle Sultane che

stanno con i Re, loro sono cadute in disgrazia, ed altre difettose,

e così di mano in mano soggetti di questa considerazione: le quali

tutte vengono governate da una maggiordoma vecchia la quale ha la cura

di vedere che siano conformi all'uso, in abbondanza, che abbiano il

suo vivere e vestire, il suo stipendio, ben spesso diminuito assai

di quello che avevano prima; ma però quelle che sono state Regine e

Sultane vivono fuori del comune nelli suoi appartamenti, con servitù

e comodità onorata, se bene siano in poca grazia del Re. Questo hanno

di buono, che la maggior parte di dette Sultane, non compresa la

Regina, possono esser maritate ed uscire al modo loro, ma però con il

beneplacito del Re; e questi matrimoni sono trattati per lo più da

Eunuchi che le hanno in custodia con la maggiordoma; e maritandosi

portano seco tutto quello che si trovano aver di rubato e ben guardato;

perchè nell'uscire che fanno del Serraglio del Re, se hanno qualche

cosa bella e preziosa che si sappia, gli viene levata dalla Cadum e

restituita al Re. Però se hanno valsente di roba, secretamente danno

fuori la fama, perchè alcuni soggetti di considerazione si dispongano a

farle dimandare e promettendogli buona dote.

In detto Serraglio sono tutte le comodità necessarie, giardini, fontane

e bagni bellissimi, ed il Re vi tiene un appartamento di tutte le cose,

per andarvi alle volte a visitare li parenti, e particolarmente l'ava

scacciata dopo aver tanti anni dominato assolutamente, sotto il marito

e sotto il figliuolo, si può dire tutto l'Imperio.

Il vivere per le donne di detto Serraglio è assai parcamente assegnato

di tutte le cose necessarie: e se non avessero da consolarsi del suo,

alle volte la farebbono male. Però si trattengono con il lavorare,

cavando da ciò molto utile col mezzo di diverse Ebree, che gli servono

di mezzane per tal servizio.

Ed è da sapere come li Turchi possono tenere da sette mogli con li

_Chiebini_, e quante schiave vogliono, e li figliuoli così di mogli

come delle schiave sono tutti veri e legittimi alla successione

ed eredità della roba: anzi che li figliuoli delle figliuole degli

Imperatori non possono per Canon ascendere a maggior grado che di

Sangiacco, o di Capiggi Bassi che è capo de' portonieri, per esser

tenuti bassi e come parenti della Corona non atti a far rivoluzione; e

se vi sono fratelli, cioè figliuoli del marito, fatti con le schiave,

questi possono riuscire grandi e Bassà senza alcun rispetto, perchè

non sono del sangue Imperiale; e da qui nasce che sovente si veggono

li figliuoli d'un Bassà, che abbia avuto Sultana per moglie, in grado

minore, perchè il nato di schiava domina il nato di Sultana.

Possono ancora ripudiare l'une e l'altre per diverse cause disposte

nella loro legge, e massimamente quando non possono adottargli insieme;

e se l'uomo ripudia, è obbligato pagargli la dote promessagli, e se la

donna ripudia l'uomo, non la può conseguire, ma si parte con quanto ha

portato del suo in casa del marito.

Viaggio a Costantinopoli (1609-1621) · 第 6 / 8 段