primo Visir ne distribuisce per tutti li giardini ed altri Serragli
di piacere del Re, in tutti li vascelli che navigano di ragione delle
Sultane, e che vanno per legne ed altri esercizii del Serraglio,
consegnandoli alli padroni d'essi, per doverli restituire ad ogni
sua richiesta. Il medesimo fa alli artisti principali d'ogni sorte,
acciò che imparino le arti da potere esercitare nelle camerate,
quando saranno Gianizzeri, ed in particolare quando sono alla guerra;
ne dispensa e dà ancora a tutti li Bassà e grandi della Corte quando
ne vogliono per il loro servigio, cincignandogli per nome, segno e
capelli, e con ricevuta sopra a un libro a questo destinato, per
riaverli nel bisogno di rimettere le milizie dei Gianizzeri. E questi
tali, dispensati a questi Bassà, sono delle più basse condizioni che
vi siano, perchè vengono pigliati per servizio delle stalle, delle
cucine e simili bassi servizii. E gli altri che restano vengono posti
in diversi serragli sotto la custodia e disciplina dei suddetti Eunuchi
a questo destinati, per fargli educare nell'esercizio dell'arme, perchè
riescano atti a subentrare nel numero delli Gianizzeri, e in luogo dei
morti per vecchi, non buoni per la guerra, in modo che tutti questi
si può dire vengono conservati in un seminario per valersi in tutte
le occorrenze: servendosi buon pezzo, e ben spesso il Re, la Regina
ed il primo Visir in tutti li bisogni di fabbriche e altre fatiche
necessarie, senza alcun rispetto. Fatta tutta questa distribuzione,
il Bassà primo Visir li rappresenta al Re sopra un libretto, il quale
vedutolo, fa assegnamento a ciascheduno di stipendio secondo che gli
pare, al Canon ordinario, che è d'aspri due fino a tre e cinque per uno
al giorno; e detto libro, sopra al quale è stabilito detto stipendio,
formato di pugno regio, viene immediatamente per lo Bassà consegnato
al Tefterdar grande, perchè a suo tempo li possa e debba far dare il
suo pagamento; il quale Tefterdar ha obbligo di vestirgli ogni tre mesi
che fa la paga, per vedere li morti, e per sopraintendere come vivono e
sono governati.
Tornerò a parlare del li Azamoglani del Serraglio, stimando non esser
stato superfluo in questa poca descrizione fatta, perchè se non sarà
stata a proposito nostro, riuscirà almeno curiosa a chi non l'avesse
più sentita così distinta.
Questi giovani del Serraglio sono la più bassa gente che vi sia, perchè
attendono alle fatiche, alle stalle, alle cucine, alli giardini, al
tagliar legne e ad altri servizii bassi di bagni, di ogni altra cosa
che occorre, come guardiani, vogar il caicco del Re, condur li cani
alla caccia, ed attendere a quanto gli viene comandato dai loro capi,
che sono decurioni e centurioni, e tutti poi subordinati al comando del
Chiaia, che è il maggiordomo del Bostangi Bassi; ed hanno di stipendio
aspri.... al giorno; e al medesimo Bostangi Bassi, che è sopra a tutti,
gli può aspettare aspri... perchè è suo padrone e giudice e protettore;
ed oltra il stipendio che hanno, come ho detto, hanno due vesti
all'anno di panno, due pezze di tela per camicie e fazzoletti, o tanta
rasa, o panno, che gli fa un paio di braghesse alla loro usanza, lunghe
fino a terra, per uno. Vengono questi distribuiti dal detto Bostangi
Bassi alli carichi ordinarii, compartiti secondo l'occorrenze, sotto
capi ai quali hanno da obbedire. Li capi, per essere conosciuti dagli
altri, hanno maggior paga, e portano alcune poste cinte a traverso,
d'un bordo di seta di diversi colori: e li rendono assuefatti
totalmente, a forza di bastonate, alle fatiche ed all'esercizio, che
riescono tutti soggetti sofferenti ed atti ad ogni patimento. Hanno
fra di loro li suoi termini e prerogative, succedendo per testa l'uno
all'altro, sì che in fine, quando non sono per altra occasione mandati
fuori, tutti possono aspirare al grado di maggiordomo ed anco di
Bostangi Bassi, che è titolo eminente, che serve per timoniere alli
caicchi del Re, e può portare per il Serraglio il turbante in capo. Può
anco il Bostangi Bassi di questo carico passare, secondo l'amore che
gli porta il Re, a quei gradi maggiori che si è veduto, di Capitano di
mare, di Bassà del primo Visirato.
Questi Azamoglani non sono conosciuti nè praticati, perchè non
possono uscire dal Serraglio, ma obbediscono alli comandamenti del
Bostangi Bassi ed escono con lui e con altri a far delle suddette
esecuzioni contro delle persone grandi, come e di quel modo che lor
viene comandato dal detto Bostangi Bassi per ordine del Re. Fra
questi vi sono anco dei Turchi naturali introdotti per broglio del
Bostangi Bassi, per far cosa grata ai suoi amici che desiderano
liberarsi de' figliuoli e porgli in luogo sicuro e vantaggioso: il
che viene sempre eseguito con saputa e permissione del Re. Le stanze,
li bagni, le cucine sono intorno alle mura del Serraglio, compartite
a camerate, e disposte per lo comodo dei servizii spettanti al
ministerio che sono destinati; e nel vivere si governano da per loro,
come più li torna comodo, avendo il carniero a parte, li legumi per
le minestre, e li fornari che gli danno il pane, separati; e per star
vicini alle mura del Serraglio pescano e prendono buoni pesci, li
vendono vantaggiosamente dagli altri. Dormono sempre vestiti, secondo
l'ordinario costume de' Turchi, fra schiavine l'inverno, e felzade
l'estate. Questi non veggono mai il Re, se non quando passa per li
giardini per transferirsi a qualche giuoco, o in caicco, o vero quando
va alla caccia, perchè di loro si serve come cani per cacciare le
fiere, tanto sono lesti e gagliardi. E quando la Maestà Sua vuol
stare nei giardini con le donne per piacere, escono fuori dalle porte
del Serraglio a marina dove sono alcuni andei e spazii di terreno,
nè entrano fino che non è partito, perchè con le donne mai stanno
altri uomini che la persona reale, e gli Eunuchi negri; anzi, se per
qualche verso alcuno del Serraglio facesse qualche prova in alcuna
parte per volere vedere le donne, e che fosse scoperto, o accusato,
immediatamente sarebbe fatto morire. Però quando si sa che il Re sta
con le donne nei giardini, ognuno fugge più lontano che può, per starvi
sicuro d'ogni sospezione.
Di questa sorte d'Azamoglani non si serve la Porta per rimettergli
nel numero delli Gianizzeri, come si fa nelli altri Serragli che ho
detto, che sono dispensati nelli altri Serragli per educare, e che sono
portati a diversi soggetti; ma si serve il Re di questi per donarli
ai suoi favoriti, quando mandandoli fuori del Serraglio in qualche
governo principale, ne vogliono come conoscenti per lo servizio; e
riescono ancor essi con il tempo uomini di onesta fortuna e condizione.
E medesimamente si conservano per lo servizio reale in occasione di
viaggio, cioè quando va alla guerra, o vero lontano da Costantinopoli,
perchè per addrizzar padiglioni, portar forzieri e far molti servigii
manuali che occorrono, bisogna che di questi almeno ve ne sia 500, e
più.
Resta di trattare di quel corpo di giovani ed uomini che di onesta
condizione sono tenuti in Serraglio, per servizio del Re e del Regno,
per esser educati nelle leggi, nelle lettere, e nell'esercizio
militare, per dover servire alla persona reale ed al governo di tutto
l'Imperio; e questi per la maggior parte se ben sono schiavi Cristiani
rinnegati, non di meno fra di loro vi sono anco de' Turchi, se ben
pochissimi, naturali, giovinetti di bellissimo aspetto, introdotti per
lo broglio del Capi Agà che è il cameriero maggiore, con l'assenso
del Re; il che riesce di raro e con molta difficoltà, perchè l'antica
istituzione fu che tali fossero sempre Cristiani rinnegati dei più
civili e più nobili che si possono avere; e però, quando nelle guerre
da mare o da terra occorre la cattura di alcun giovinetto conosciuto
nobile, subito viene destinato per il Gran Signore, per essere educato
ed applicato ai governi; e sono questi carissimi e stimatissimi, perchè
ancora i Turchi affermano che dalla nobiltà del sangue riescono d'animo
generosissimi, massime quando sono ben ammaestrati e disciplinati
come si professa fare nel Serraglio, dove è gran rigore in tutti gli
ordini delle discipline, per esser la superiorità in mano di maestri
che sono per il più Eunuchi bianchi, li quali sono severissimi e
scabrosissimi in tutte le loro azioni. Sì che per proverbio si dice
che quando uno esce di quel Serraglio con aver passato tutti gli
ordini di esso, riesce il più mortificato e paziente uomo del mondo,
perchè le bastonate che sopportano e le vigilie che gli fanno fare
per ogni minima trasgressione è cosa di meraviglia. E riescono così
aspri, che moltissimi che si trovano vicini al fine del suo corso per
dover fra pochi anni uscire uomini grandi di Serraglio, per non poter
ad alto sopportar tante crudeltà, procurano di farsi cavar fuori con
solo titolo di Spahì, o di Muttaffaragà, che è lancia spezzata del Re,
con pochi aspri di paga al giorno, che patir vita così stentata ed
insopportabile.
Il numero di questi tali non è prefisso, ma ora più ora meno, perchè
quanti soggetti della natura che ho detto, che vengono donati al Re,
tutti li riceve allegramente, quando però non eccedono l'età giovanile,
per non dire puerile; e possono essere questi, così d'avviso, da
trecento incirca.
L'ordine con il quale sono dispensati, subito capitati in Serraglio,
certo è mirabile e documentale, e non da attribuirsi a barbari, ma
a soggetti di singolar virtù e disciplina; perchè così intorno alla
moralità dei costumi, per la compressione dei sensi, come alla
compressione delle virtù intenzionali, e non meno al rito della
loro legge e setta, ed alle discipline militari, sono ottimamente
incamminati ed assiduamente ammaestrati.
Chiamano i Turchi _Odà_, che vuol dire stanza, quella che più
propriamente per l'effetto diremo noi scuola; delle quali ne hanno
quattro subordinate l'una all'altra. Nel primo Odà entrano tutti quando
sono d'età puerile; e se non sono già fatti turchi, si fan ritagliare.
Se gli espone prima la taciturnità, e precetto se gli commette a non
parlar mai, se gli insegna la positura della persona in segno di
servitù e di riverenza singolare verso il Re, che è di tenere il capo
chino, gli occhi bassi e le mani davanti giunte ed incrociate.
Questi vengono veduti dal Re e registrati per il nome turchesco e per
la patria in libro; ricevono stipendio dalla Maestà Sua, che è per
l'ordinario da due sin a cinque aspri il giorno. La copia di questo
libro viene mandata fuori al Tefterdaro grande, perchè a suo tempo li
manda il predetto stipendio: poi da un Eunuco bianco sopraintendente,
capo di altri maestri e ripetitori, vengono introdotti con grande
assiduità, come si usa, nelle scuole, ad imparare a leggere e scrivere,
con l'uso della lingua, e delle loro orazioni per il culto della
religione; e in quello Odà mattina e sera con tanta diligenza e
servitù vengono sollecitati, che per quanto mi è stato referto è cosa
di stupore. In questa scuola ognuno stanno per il meno sei anni ed
otto mesi, di quelli che sono di capo duri e difficili ad imparare.
Da questo Odà passano al secondo, ove da altri precettori di maggior
intelligenza sono introdotti nelle lingue persiane, arabe e tartare; e
li affaticano nel leggere libri a penna di scrittori diversi per ben
apprendere il parlare elegante turchesco, il quale consiste nell'aver
perfetta cognizione di queste lingue e di proferirle mescolatamente,
ritrovandoli differenza del parlare d'uno nutrito ed educato fuori. E
in questo Odà principiano ad apprendere la lotta, il tirar d'arco, il
lanciar la mazza ferrata e la zagaglia, il maneggiar l'armi di colpo di
ferro, il correre velocemente; e in questi esercizij nei loro luoghi
separati si esercitano l'ore intiere, con molta severità di castigo
e con assiduità grande. Spendono anco in questo Odà altri cinque o
sei anni, dal quale si trasferiscono, fatti uomini robusti d'età e
d'ogni fatica, nel terzo, ove non scordandosi però, anzi esercitandosi
sempre più nelle cose acquistate, apprendono di più giostrare forte a
cavallo, e il giuocarvi sopra per esser lesti nelle guerre: e oltre
di ciò ognuno, secondo la loro inclinazione e disposizione, imparerà
un'arte necessaria per servizio della persona del Re, come il fare
turbanti, radere, tagliar le unghie, piegar li vestimenti con garbo,
governar cani da caccia, conoscere ogni sorta di falconi ed altri
uccelli, servir di scalco, di maestro di stalla, di cameriere, di
scudiere, ed infine servire alla casa ed alla bocca del Re, di quel
modo che anco si usa alla corte di altri Re ed Imperatori; ed in questi
officii si fanno per quattro o cinque anni uomini da insegnare ad altri
molto pratichi e valorosi. E fin che stanno in questi tre Odà vestono
positivamente, avendo essi ancora le due vesti di panno all'anno,
ma però fine, e le tele come gli altri: e convengono star sotto le
discipline dei maestri, li quali, come severissimi, per ogni mancamento
e sospetto di disonestà li fanno dare le centinaia di bastonate sotto
le suole dei piedi e sopra le natiche, che li lasciano per morti.
Mentre che stanno in questi Odà, non è loro permesso il praticare se
non fra loro medesimi e ben modestamente; e con difficoltà alcuno
di fuori può vederli e praticarli; il che seguendo, è con licenza
espressa del Capi Agà, alla presenza di qualche Eunuco. Anco quando
occorresse andar nei bagni, e per le loro necessità, sono grandemente
osservati dalli Eunuchi, per tenerli lontani quanto più è possibile
dai vizii, e se vengono ritrovati o accusati di qualche mancamento,
restano severissimamente castigati. E nei loro dormitorii, che sono
stanze lunghe dove possono stare quaranta o cinquanta per camerata, e
dormono poco discosto l'uno dall'altro sopra li sofà in schiavine e
felzade, vi sono la notte dei lumi nelli ferali pendenti dal soffitto,
e gli Eunuchi che dormono compartiti fra di loro, per tenerli in
timore e lontani dalle fierezze giovanili. Vi sono anco di quelli che
imparano qualche arte, come quella di cucire in corame che è stimata
fra i Turchi, il conciar archibugi, il far archi e freccie, e carcassi,
e cose simili, da che alle volte prendono il cognome e riputazione,
essendo grandemente ragguardevole quello che fugge l'ozio, ed ama
l'operanze. Di questi soggetti usano gli Eunuchi far gran persuasione,
per vedere se sono costanti nella religione, e se si turbano in alcuna
parte, perchè avvicinandosi a dover passar al quarto Odà ultimo e
detto il grande, per dovere uscire a comandare in carichi grandi, non
vorrebbono che ritenendo memoria d'esser stati Cristiani, e di voler
ritornar nella sua prima religione, causassero nell'Imperio qualche
notabilissimo danno. Però, fatta ogni sorta di prova e tentativo per
ogni via, ritrovandoli bene e fortemente inturcati, li fanno passare al
detto quarto Odà, e nel passare vengono di nuovo arrolati e registrati,
perchè non trasferendosi tutta la camerata intiera, ma quelli solo
che di mano in mano hanno fornito il corso delle discipline, e sono
riusciti atti e ben esperimentati al servizio, è bisogno tener conto
a parte, perchè entrino. In questo quarto Odà sono immediatamente
destinati alla servitù del Re, però ricevono accrescimento di paga, e
le vesti, che gli vengono mutate di panno in seta, ed anco di broccato
d'oro ben lavorate; e restando pur rasi di testa e barba, si lasciano
nelle tempie crescere li capelli per averli lunghissimi, segno evidente
di essere dei prossimi alle stanze regali; e nel vestire e nella
mondizia si tengono molto garbati e netti. Assistono al servizio
regale, accompagnando molti di loro la persona di Sua Maestà in tutti
i luoghi quando vanno a piacere, e praticano con tutti i grandi del
Serraglio liberamente, ed anco con li Bassà: vengono spesso presentati
di vesti ed altre cose importanti per tenerli grati, essendo una ottima
disposizione di uscire grandi e con gran carichi. Da tali soggetti,
capitati dopo il corso di tanti anni a questo segno, ed ammaestrati
nella maniera che si è detto, il Re sceglie li suoi Agalari, cioè
favoriti che lo servono, e sono gli infrascritti:
Il Scilictar Agà--quello che porta la spada al Re.
Il Chioadar Agà--quello che porta le vesti.
L'Erchiupter Agà--il staffiere maggiore.
Il Metereggi Agà--quello che li dà l'acqua alle mani.
Il Tulpenter Agà--quello che li fa il turbante.
Il Chiamasir Agà--quello che li lava i piedi in stufa.
Il Cesnir Bassi--scalco maggiore.
Il Chilergi Bassi--credenziere maggiore.
Il Dogongi Bassi--falconiere maggiore.
Il Sachergi Bassi--strozziere maggiore.
Il Musmengi Bassi--contista maggiore.
Il Ternachgi Agà--quello che gli taglia le unghie.
Il Berber Agà--barbiere maggiore.
Il Camargi Agà--quello che lo lava in stufa.
Il Tescheriggi Bassi--segretario maggiore.
Li quali sono di quelli che hanno più età, ed assistono sempre quando
il Re esce fuori dalle sue stanze, alla sua presenza, con gli occhi
bassi, non guardandolo mai in faccia, e con le mani incrociate,
dimostrando quella maggior umiltà e reverenza che possa immaginarsi;
nè gli è lecito mai di parlare, nè con il Re nè fra di loro; ma se il
Re gli comandasse alcuna cosa, sono velocissimi ed eseguiscono il
comandamento immediato. Questi fanno tutti i loro carichi, come ho
detto, destinati e separati, ed attendono nei luoghi a loro consegnati
ad eseguire il loro ministerio per esser pronti ad ogni cenno
all'obbedienza, ricevendo alla porta le vivande dal scalco di più:
ed apparecchiata la mensa reale, la quale è di un semplice cuoio di
bulgaro sopra di un sofà in terra, gli portano le vivande, le quali ad
una ad una vengono solo per mano del scalco maggiore poste innanzi alla
Maestà Sua, e levate secondo li viene accennato da lei.
Del servizio e della conversazione di questi si compiace il Re,
facendoli montar a cavallo e giuocando con loro a diversi giuochi per
quel tempo che li pare, facendoli sempre qualche presente di vesti,
di sultanini, di spade ed altre cose che gli capitano per le mani,
e che riceve pur di donativo. Oltra questi donativi usa la Maestà
Sua di presentarli la missione dell'ambascerie, da loro tenuta per
mercanzia di molta utilità, perchè essendo mandati a Principi hanno
l'occhio al donativo. Per tanto, avuta che l'hanno, fanno elezione
d'un Chiaus, o altro soggetto di fuori, ed accordandosi di ricevere
un tanto di netto, o facendo alla parte, come più li torna a comodo,
gli danno la spedizione in mano. Questi tali presenti riescono di gran
considerazione, perchè nella confermazione dei Principi di Valacchia,
Bogdania, di Transilvania e del Re dei Tartari, ai quali tutti vengono
mandate dalla Porta le insegne del possesso, cavano gran donativi,
essendo nel Canon specificato quanto ognuno ha da sborsare per ricevere
tal solennità. E questo fa il Re con artificio, perchè si facciano li
Agalari ricchi, acciocchè abbino danari accumulati da fare le spese
necessarie nel vestirsi, e porsi all'ordine di molte cose quando
vanno fuori del Serraglio; il che segue quando pare alla Maestà Sua,
per lo più all'improvviso, con mandargli Capitani del Mare, Bassà al
Cairo, in Aleppo, in Babilonia, ed in altre provincie, dandogli anco
ad alcuno di loro titolo di _Mosaige_, che vuol dire Contabulario,
cioè che abbia libertà d'entrare a parlargli quando gli piace. Il
qual titolo e favore riesce di tanta riputazione, che viene stimato
sopra ogni cosa, perchè si fa di raro ed in quelli soggetti che sono
amatissimi dagli Imperatori; e questo è stato introdotto anticamente
dai Re per aver soggetti confidenti fuori del Serraglio che gli abbiano
da riferire ciò che viene operato dalli Bassà e da ogni altro in
pregiudizio dell'Imperatore, per poter poi porli freno con il castigo e
la provvisione; e quando nel mandar fuori non vuole il Re aggradirli,
tanti li fa uscire Beglerbei della Grecia e della Natolia, Agà dei
Gianizzeri, Spailar Agassi che è capo delli Spaì, Introher Bassi che
è mastro di stalla maggiore, o almeno Capiggi Bassi che è capo dei
portonieri.
Questi, quando escono, portano tutto il suo avere di roba e danari, e
spesso con loro escono delli altri giovani delli altri Odà, scacciati
per la loro importunità, ma senza favore del Re, con poca paga e
minor titolo; e quelli che escono grandi, sono mandati a levar del
Serraglio dal Bassà primo Visir per il suo Chiaia, in compagnia di
molti cavalli; condotti al proprio Serraglio di esso primo Visir, gli
riceve, gli presenta, dandogli ospizio per tre o quattro giorni, fin
che si provvedano di abitazione. Vanno poi essi nelle proprie case
dove fanno la famiglia, ricevendo, come conoscenti, di quelli che sono
usciti con loro del Serraglio, per ministri nel carico assignatoli, ed
ammettendo di più degli altri con donativi per avvantaggiarsi secondo
il costume. A questi usciti dal Serraglio succedono quelli che gli
vengono dietro per età, così dei rinnegati, e disposti per Canon, che
non possono, se non per qualche sinistro accidente di masse, esser
alterati o mutati, in modo che sempre si sa l'uscire di alcuno dei
tali, e di quello che gli ha da subentrare; ed è tanto regolato questo
negozio, che fin quelli di tre Odà sanno presso a poco quello che
gli può toccare ed a che tempo. Però vivono tutti a questa speranza e
con il desiderio che venga voglia spesso al Re di mandar fuori delli
suoi Agalari, per esser tanto più prima fuori di servitù misera, e in
stato di amplissimo governo. Sogliono per il più questi tali essere di
trentasei in quaranta anni: e perchè escono rasi di barba, convengono
fermarsi qualche giorno in casa per lasciarla crescere, per poter
comparire fra gli altri; ma si fermano anco volontieri per ricevere
li presenti che gli vengono mandati da tutte le Sultane, di vesti, di
camicie, braghesse, fazzoletti d'ogni sorte lavorati e di gran valore,
e dalli Bassà ed altri grandi, dei cavalli, tappeti, vesti, schiavi ed
altre cose bisognevoli per la creazione d'una casa; li quali presenti
tanto più li fanno maggiori, quanto che si intende quello dal Re esser
favorito ed amato. Egli poi, uscendo di casa, principia le sue visite
dal primo Visir e continuando dalli altri grandi, va poi a costituirsi
molto umile servo del Capi Agà, mostrando di aver ricevuto ogni bene
ed onore dalle sue mani, promettendo ossequio e ricognizione perpetua;
e questo officio fa egli fuora della porta del Serraglio del Re, cioè
alla terza porta delli Eunuchi, perchè non può più entrare dentro,
se non è chiamato dalla Maestà Sua in qualche chiosco, per trattar
seco delle cose spettanti al suo carico; e particolarmente procura
di star bene col detto Capi Agà, per avere la protezione di questo
principalissimo presso il Re.
Oltre le donne, gli Azamoglani, cioè li giovani, come ho detto, di
questo Serraglio, vi sono molti e diversi ministri per tutti gli
esercizii necessarii e per li ammaestramenti particolari; vi sono anco
diversi buffoni, d'ogni sorte di lottatori, giuocatori, suonatori,
molti muti vecchi e giovani che hanno libertà d'entrare ed uscire con
licenza del Capi Agà. Ed è più da sapere che nel Serraglio del Re e da
tutti si intende e tratta così bene alla mutesca, che per servare la
gravità molto professata dai Turchi è più quello che si espone con
cenni alla muta che quello si ragiona vocalmente; il medesimo si fa
fra le Sultane ed altre donne grandi, perchè anco fra di loro ve ne
sono di vecchie e di giovani mute; e questo è antichissimo costume del
Serraglio di desiderare d'aver muti quanti più ne possono ritrovare,
particolarmente perchè non essendo lecito al Re di parlare per la
riputazione, tratta perciò e giuoca con questi assai più domesticamente
di quello che fa e che gli è permesso di far con altri.
Appresso vi è la classe delli Eunuchi, come sono li negri, questi
applicati al servizio delle Sultane ed alla guardia della loro porta,
e li bianchi destinati alla porta del Re; e li principali e li più
vecchi di essi attendono a carichi principalissimi della persona e casa
reale. Fra quelli è il Capi Agà, capo di tutti gli altri Agà Eunuchi;
il secondo è il Casnadar Bassi che è il tesorier maggiore; il terzo è
il Chilergi Bassi che è il dispensier maggiore; il quarto è il Sarai
Agassi che è custode del Serraglio.