al Re, questo si fa per lo più la domenica o il martedì, giorno del
Divano destinato alla udienza del Re; e ciò si fa per non dar incomodo
negli altri giorni alla Maestà Sua. Ed allora il primo Visir comanda
Divan grande, che vuol dire convocazione di tutti i grandi della
Porta, di tutti li Ciaussi, di tutti gli Mutefaragà che sono lancie
spezzate, di tutti gli Spahì che sono le milizie a cavallo, e tutti gli
Gianizzeri che sono le milizie a piedi, le quali sotto li loro capi
sono comandate a vestirsi meglio che possono e ridursi alli luoghi loro
ordinarii che sono nel secondo cortile; comparendo compartiti in modo
che rendono e fanno vista bellissima, perchè sono molto riccamente
vestiti, portando nelli turbanti e loro scuffie pennacchi d'ogni sorte
bellissimi. Ed accomodato il Divano, nel quale quel giorno si fanno
pochissime faccende, manda il primo Visir il Ciaus Bassi con molti
delli suoi Ciaussi a cavallo a levar l'Ambasciatore; e condotto in
Divano si fa sedere dirimpetto al Bassà primo Visir sopra un scagno
senza appoggio, guarnito di broccato; e dopo un pezzo di ragionamento
piacevole, comanda il Bassà che si porti il desinare, il quale vien
portato dall'ordinario scalco in quel modo che è stato detto, e mangia
l'Ambasciatore con il primo Visir ed uno o due delli altri Bassà;
nè altra differenza si scuopre dal solito, se non che il mezolaro è
più grande e tutto d'argento, e le vivande sono in maggior copia e
più delicate, sborsando la Maestà Sua per ognuno di tali banchetti
scudi mille d'oro a quello della dispensa. Al banchetto vi assiste
sempre il Dragomanno, per potere ragionare ciò che occorre, e si sta
trattenendosi, fino che il Re manda ad avvisare d'essere all'ordine, e
che abbia fornito di desinare la corte dell'Ambasciatore, alla quale
è apparecchiato sotto un porticale, in terra, sopra alcuni bulgari in
luogo di mantili, e le vivande sono positive e con ordine. Fornita
tutta la cerimonia del banchetto, si ritira l'Ambasciatore con tutta
la sua corte in un certo luogo vicino alla porta del Gran Signore a
sedere, sino che tutti gli ordinarii del Divano siano andati alla
udienza del Re. Usciti, fuorchè gli Bassà che restano per servire
alla Maestà Sua per onore, poi è chiamato l'Ambasciatore dal mastro
delle cerimonie, e condotto sino alla porta; dove essendo il Capi Agà
con un'ala di Eunuchi Agà, viene condotto sino alla stanza del Gran
Signore, alla porta del quale stanno due Capiggi Bassi delli detti,
che lo pigliano uno per braccio; ed accompagnato a baciar la vesta
della Maestà Sua, è dalli medesimi ritornato in dietro al muro della
stanza; dove fermatosi l'Ambasciatore fino che li detti Capiggi Bassi
abbiano accompagnato tutti li destinati a baciar le vesti ad uno ad
uno, introdotto il Dragomanno, espone al Re la sua commissione: alla
quale per il più delle volte non risponde il Re cosa alcuna, ma solo il
Bassà primo Visir dice qualche parola a proposito per licenziarlo; e
così l'Ambasciatore si parte con far riverenza al Re, senza levarsi la
berretta.
È curiosa cosa sapere questo particolare, che non è persona così
d'ambasceria come d'altri, che vada a baciar le vesti alla Maestà Sua
per licenziarsi da lei, che non sia vestita di veste del Re. Però il
primo Visir, innanzi che vadano gli Ambasciatori al Divano, gli manda
a presentare quante vesti sono descritte nel Canon per li Ambasciatori
e suoi gentiluomini, le quali poi si portano piegate, nè si vestono
se non all'entrare che si fa alla porta che va al Re: e dette vesti
sono di diverse sorte, cioè una, o due per li Ambasciatori di quelli
broccati di Brussia d'oro e di seta, e le altre, se bene li lavori
sono di Brussia, sono di poco valore. È anco vero che all'incontro non
è alcun Ambasciatore che vadi al Re, e Bassà, che ritorni da governo,
che baciando le vesti non lo presenti giusto al Canon ordinario
puntualmente osservato, tenendosi questo libro molto ben custodito,
per non perdere le buone usanze, sì che per questa ragione è molto
maggiore l'entrata che l'uscita; perchè gli Bassà oltre l'ordinario
del Canon fanno a parte grossissimi presenti e ricchissimi di cose
squisite e rare, accompagnate alcune volte secondo la qualità delli
Ambasciatori, per conservarli favoriti ed in grazia.
Gli altri Ambasciatori, che non sono di teste coronate, se bene sono
vestiti di vesti del Re in presente, non entrano però con questa gran
pompa in Divano, nè ricevono il banchetto, ma vanno come gli altri
soggetti grandi privatamente, portando il presente, alcuni sedendo alla
presenza del Bassà ed altri non sedendo, fino che vengono poi condotti
al Re nel modo sopraddetto.
Avendo fin qui descritto il Serraglio e le fabbriche in esso
esistenti, per quello si è potuto vedere ed intendere, con qualche
altro particolare appresso dell'uso d'esso, entrerò a narrare di
quelli che l'abitano, e del loro ministerio. Dirò prima che tutti
quelli che si ritrovano in detto Serraglio, così uomini come donne,
sono tutti schiavi dell'Imperatore, come sono tutti quelli che sono
sudditi nel suo grande Imperio; perchè in esso non è altro capo che
il Re, riconoscendo tutti l'essere e l'avere dalla semplice volontà
della grazia di lui. E puotesi con verità affermare e dire che questo
Serraglio riesce come un seminario di soggetti, li quali secondo la
loro riuscita e naturale disposizione vengono ad essere quelli che
subornati reggono con principalissimi carichi la macchina di così amplo
Imperio.
Tutti quelli che stanno dentro dalla terza porta chiamata porta reale,
io credo che non eccedono, per l'informazione che avetti, fra uomini
e donne al numero di due mila; le donne saranno da trecento in circa,
giovani, belle, atte, ridotte e abbracciate dal Re, vecchie da governo,
e altre da servizio.
Quelle che sono tenute in luogo di belle, sono tutte giovani d'esterne
nazioni state prese o rubate, ed educate in buone creanze con altre
virtù di sonare, cantare, danzare e ben cucire, sono poi state donate
alli Re per presenti nobilissimi, come vergini virtuose e stimatissime
fra i Turchi; e di queste tali si accresce il numero ogni giorno,
secondo che vengono mandate a presentare dal Tartaro, dalli Bassà, e
da altri grandi al Re ed alla Regina, e le mette anco, secondo che
pare alla Maestà Sua per qualche accidente di farne passare da questo
Serraglio al Serraglio vecchio, che anco egli è un luogo amplissimo,
come a suo luogo si dirà.
Queste, entrate in Serraglio, siano di che religione esser si voglia,
s'intendono immediatamente turche; alle quali non si usa di far altro,
che di farli alzare un dito e dire Mehemet; e secondo le loro età e
disposizioni, esaminate da una vecchia nominata _Cadum_, che vuol dire
maggiordoma maggiore, sono collocate in una stanza ad abitare e vivere
fra le altre della medesima età e del medesimo genio. Ed è da sapere
che in quelli appartamenti di donne si vive come si fa ne' monasterii
di monache grandi, perchè hanno li suoi refettorii e dormitorii
grandissimi, che capirebbono fino al numero di cento d'esse. Dormono
sopra li sofà posti al lungo della stanza dall'una e dall'altra parte,
sì che resta una capacissima strada nel mezzo di poter camminare; li
loro letti sono di schiavine e felzade, e per ogni dieci giovani donne
dorme una vecchia. Nelle stanze stanno di notte diversi ferali accesi,
pendenti dal cielo d'essa, e così compartiti, che da per tutto si può
comodamente vedere; e ciò per divertire il male e per lo bisogno che
gli potesse occorrere; appresso detti dormitorii vi sono li suoi bagni,
le cucine, e l'uso per la necessità, con abbondanza di fontane per lo
bisogno delle acque, e diverse altre stanze sopra essi dormitorii,
dove si riducono a cucire, e dove tengono li suoi _sanduchi_, che sono
forzieri per custodire li loro vestimenti. Mangiano poi a camerata
nelli loro refettorii sopra il piano del sofà e sopra corami di
bulgaro che servono per mantili, e vengono servite da altre donne
secondo il loro bisogno, sì che non restano in mancamento alcuno. Hanno
li loro luoghi da ridursi alle scuole per imparare a leggere, parlar
turco, a cucire, a sonare, e con le loro madri che sono donne di età
vivono e stanno tutto il giorno con qualche ora anco di ricreazione,
perchè non gli mancano giardini nè piaceri quanti ne vogliono fra di
loro.
Il Gran Signore per l'ordinario non vede nè pratica queste tali
giovani, se non quando gli vengono presentate, e dopo, in caso di
volere qualcheduna d'esse per suo uso, o vero per vederla a giuocare, o
sentire a suonare; per tal effetto fa sapere alla Cadum governatrice il
suo desiderio, la quale immediatamente fa porre le giovani che paiono a
lei bellissime all'ordine di tutto punto, apparecchiate e poste in fila
dall'una e dall'altra banda della stanza, e introduce il Re, il quale
passando fra di loro più d'una volta e quanto li piace, adocchia quella
che più gli piace ed aggrada, e nel voler partirsi li getta uno de'
suoi fazzoletti in mano, segno di volerla quella notte a dormir seco.
Questa, avuta così buona nuova, si pone quanto può l'arte, e governata
e profumata dalla Cadum, dorme la notte con il Re nelle stanze
regali, nell'appartamento delle donne, che sta sempre preparato per
tal effetto: e nel dormire la notte dalla Cadum le vengono assegnate
alquante More vecchione, le quali a vicenda, due ogni tre ore, li
stanno in camera, dove sta una delle dette More vecchie e l'altra dai
piedi del letto, e si mutano senza strepito, sì che il Re non possa
sentire alcun disgusto.
Nel levar che fa la mattina il Re si muta tutto di vestimenti e lascia
alla giovane quelli che aveva in dosso con tutti li danari che nella
scarsella si trovano; e passato ad altre sue stanze li manda quel
presente di vesti, gioie e danari, quello che gli piace corrispondere
alla soddisfazione e gusto ricevuto; il medesimo modo fa con tutte le
altre che gli danno nell'umore, continuando più con l'una che con
le altre, secondo il gusto e l'affezione che gli porta; e quella che
riesce gravida, è medesimamente nominata Sultana Regina, e se fa un
maschio, con grandissime feste viene confermata.
Ha detta Regina il suo appartamento di stanze nobilissime e gli viene
immediatamente formata la casa di servitù d'ogni sorte; e gli assegna
il Re entrata sufficientissima per poter donare e spender largamente in
tutto quello che gli bisognasse; e tutte del Serraglio la riconoscono
per tale con molto onore e riverenza. Le altre donne, se bene figliano,
non sono chiamate Regine, ma Sultane solamente, per avere avuto
commercio carnale con il Re; e sola è nominata Regina quella che si
trova madre del Principe successore all'Imperio. Le quali Sultane,
per esser praticate dal Re a suo piacere, hanno anche esse questa
prerogativa d'esser immediatamente levate del comune delle altre, e
poste a parte, con assegnamento di stanze, con servitù, e ricevono
assegnamento di tanti aspri al giorno per li loro bisogni; nè li
mancano vestimenti d'ogni sorte bellissimi, per potere comparire fra le
altre sontuosissime.
Tutte queste Sultane praticano con molta dimestichezza e con
altrettanta dissimulazione fra loro, per non dar disgusto al Re, perchè
essendo schiave e vivendo con gran timore e gelosia della Maestà
Sua, ognuna si sforza di darle nell'umore, per esser più favorita ed
accarezzata delle altre; e se per caso occorresse che il figliuolo
maschio della prima, detto il Principe, morisse, e che un'altra avesse
partorito il secondo figliuolo, questa del secondo, per subentrar
Principe il figliuolo, sarìa Regina, e la prima restarìa Sultana; e
così di mano in mano cammina la successione con il titolo.
La Regina viene alle volte sposata dal Re ed alle volte resta senza il
_Chibin_, che vuol dire senza il segno di dota e senza la cerimonia
del contratto nuziale, che altro non è, secondo il costume turchesco,
che alla presenza del loro Muftì, che è come il Pontefice, dà
l'assenso del matrimonio del quale si fa l'oggetto, cioè instrumento
autentico, declaratorio non solo della volontà delli contraenti, ma
della dote che li assegna il Re. La causa perchè rare volte sono
sposate le Regine, è per non smembrare il patrimonio reale di circa
un mezzo milion di zecchini di entrata all'anno; ch'è quello che
Selim Imperatore, avendo voluto fare tale solennità, lasciò per Canon
che dovesse esser dato in dota all'Imperatrice moglie, perchè avesse
comodo di spendere largamente, di fabbricar moschee ed ospitali, e
farsi per ogni verso onorare e stimare. Ed essendo ora dette entrate
applicate ad altro, difficilmente li Bassà grandi consigliano li Re
a doverlo fare; anzi quando possono, gli persuadono ad astenersi,
perchè non vedono volentieri più d'un capo dominante nell'Imperio:
ma con tutto ciò, sposate o non sposate, come madri del Principe si
chiamano Regine, e per tali sono conosciute ed onorate con presenti,
e particolarmente viene riverita e servita dalla guardia che tiene
alla sua porta, il Chislaragà, che è un Moro Eunuco capo delli Eunuchi
Mori, tutti tagliati; il quale con un numero di forse trenta simili a
lui, sta sempre alla custodia della detta porta ed al servizio della
detta Regina e per dette Sultane: le quali non escono mai del detto suo
Serraglio se non con la persona del Re che le conduce tutte o parte,
come più li piace, ad altri Serragli di piacere; e nel passare che
fanno per le strade vengono esse strade serrate ed oscurate con tele; e
nelli caicchi e cocchi che montano, mai vi stanno presenti altri uomini
che i loro Mori Eunuchi infino che sono montate e serrate nelle poppe
delli detti caicchi, ovvero cocchi, che mai possono esser vedute, come
mai da altri praticate che dal Re solo.
Le zie, le sorelle e li figliuoli del Re stanno nel medesimo
Serraglio nelli loro appartamenti, servite regalmente, e vestite
sontuosissimamente, e vivono in continui piaceri fra loro, fin che
piace al Re di maritarle; nel qual caso escono dal detto Serraglio
con una cassa, così si dice, che gli viene fatta dalla Maestà Sua,
di vesti, ori e gioie per il valsente almeno di cinquecento mila
sultanini, che sono zecchini, portando esse seco quello di più che
sanno nascondere delle cose preziose che a loro sono state donate; sì
che alle volte suol ascendere a gran somma, e le tiene comodo per tutto
il tempo della loro vita. E se sono amate dalli Re, conducono seco
quante schiave del Serraglio, cioè al numero di 15 o 20, con quelli
Eunuchi che gli sono più cari, per il loro servizio.
Queste, nominate anco esse Sultane, ritengono in vita lo stipendio
che avevano dentro, che è di mille e cinquecento aspri al giorno,
intendendosi li aspri 120 il zecchino, facendo il medesimo le schiave e
gli Eunuchi; anzi che della Porta e del Casnà regio gli viene fornita
la casa e tutto per suo particolar servizio, di tutto quello che è
necessario per lo vivere alla grande come Sultana, sì che vengono a
star meglio fuori di quello facevano dentro; e se il Bassà marito non
avesse Serraglio capace e nobile, ne gli viene dato uno dal Re, dei
molti che ne ha, per conservare in quella riputazione che conviene alla
grandezza loro. All'incontro il marito nel sposarla li fa contraddote,
che si dice _chibino_, almeno di cinquecento mila sultanini, e presenti
di vesti, gioie, e pennacchi, ed altri fornimenti necessarii per somma
molto considerabile, essendo il vestire delle Sultane d'abito comune a
tutte le altre, e come quello che portano gli uomini, nondimeno molto
superbo e costoso; il che riesce di gran spesa alli mariti Bassà, con
tutto che mai praticano con uomini ma molto con donne, e per lo più con
quelle del medesimo Serraglio del Re, dal qual però uscite come, ho
detto, non possono più entrarvi, se non con licenzia della Maestà Sua.
Queste Sultane mogli di Bassà sono padrone delli mariti, e gli
comandano a suo piacere; portano sempre il cangiar, che è il pugnale
gioiellato, in segno del predominio, e chiamano li loro mariti
schiavi, facendoli del bene e del male secondo la soddisfazione che ne
ricevono, e l'autorità che hanno con il Re; ed alle volte li repudiano
per pigliarne un altro, ma ciò non farebbono mai senza licenza del Re,
che sarìa con la rovina e morte loro.
Le altre donne alle quali non tocca in sorte d'esser favorite dal
Re, vivono con le altre a tinello, lambiccando la sua gioventù in
mali pensieri fra di loro; e venendo vecchie, servono per maestre e
governatrici delle giovani che ogni giorno capitano nel Serraglio,
reputando in così mala congiuntura gran ventura di essere per qualche
accidente mandate fuori nel Serraglio vecchio; perchè di quel luogo
possono esser mandate, secondo la benevolenza di quella governatrice,
ed anco quello che si trovano di sparagnato ed avanzato delle paghe e
presenti ricevuti, che può essere di qualche considerazione; perchè
nel Serraglio sono sempre avvantaggiate dalle Sultane di molte cose
che loro avanzano, oltra la paga corrente, che suol essere loro fatta
dal Casnà del Re, di aspri cinque sino a quindici al giorno per le
donne mezzane, e da tre sino a cinque per le basse, e questo per
ognuna di loro. Le sono pagate di mesi tre in mesi tre, senza punto
differire, come viene fatto ad esse Sultane, secondo l'assegnazione
fattagli dal Re, da mille fino a mille e cinquecento aspri il giorno,
avendo oltre di questa paga quante vesti vogliono, e gioie quante
piace al Re donarli; ed esse donne di servitù ancor esse hanno due
vesti di panno all'anno, una pezza di tela chiara per camicie di venti
braccia, e da carnevale una vesta di seta per una, ed anco qualche
altra cosa, secondo il gusto e la liberalità della Regina e del Re: il
quale di questo tempo con le donne vuole allargar la mano, con donar
alle Sultane vesti foderate di preziosissime pelli, e lavori di gioie
di grandissimo valore, come puntali, pennacchi e orecchini, manini
per le mani e per le gambe, e cose simili, di quali cose abbonda il
Re, per li presenti che gli vengono fatti, indicibilmente. Vengono
anco dette Sultane in tal giorno presentate dalli Bassà ed altre
Sultane di fuori, che lo fanno per conservarsi con il mezzo loro in
grazia del Re, di cose ricchissime e bellissime ed anco di danari,
li quali gli riescono più cari delle altre suppellettili, perchè
essendo avarissime, accumulano e spendono quietamente in altre cose
che desiderano, ma particolarmente procurano conservarli per ogni
accidente che gli potesse occorrere, in specie in occasione della morte
del Re; perchè dalla Regina in poi, che resta nel Serraglio, madre del
successore Principe, tutte le altre deplorate perdendo il titolo di
Sultane, immediatamente sono mandate in Serraglio vecchio, lasciando le
figlie e figliuoli, se ne hanno, nel Serraglio del Re, per custodirsi
sotto il governo di altre donne a questo deputate. Ed in questo caso
ritrovandosi con molta facoltà vengono facilmente maritate in persone
grandi, o vero di mediocre condizione, secondo il loro avere e volontà
della governatrice del Serraglio vecchio, con l'assenso però del Re, il
quale per lo più vuol sapere oltra il soggetto che dote li fa, essendo
costume che gli uomini fanno le doti alle mogli, al contrario in tutto
che si usa fra i Cristiani; le quali doti conseguisce la moglie in caso
che fosse repudiata dal marito senza suo consenso, e vedovando. Onde
per ciò sovente occorre vedersi che la figliuola di un Re, Sultana, sia
maritata in un Bassà, e che la madre di quella figlia sia moglie d'un
soggetto disuguale di titolo e di ricchezza del genero, di che non si
tiene conto alcuno.
Nel Serraglio regale si introduce per mezzo delle Sultane, che
intercedono licenzia dal Re, spesso qualche Ebrea, sotto colore
d'insegnarli qualche bel lavoro, o vero d'aver almeno segreto
medicinale: le quali, introdotte con il presentare molto a quelli
Eunuchi della guardia della porta della Sultana, si fanno così
domestiche che divengono padrone di tutte queste donne, portandoli
dentro e fuori ciò che vogliono per vendere e comprare; e da qui nasce
che tutte le Ebree che hanno pratica nel Serraglio si fanno tutte
ricchissime, perchè quando portano dentro comprano a buon mercato e
vendono caro, e quando portano fuori di nascosto, che sono gioie per lo
più bellissime d'ogni sorte, vendendole quanto vogliono ai forestieri,
rispondono a quelle donne semplici che non sanno, e temono d'esser
scoperte, quanto a loro pare: e per queste cose, del Serraglio escono
cose bellissime e anco ad onesto prezzo. Se ben queste infelici Ebree
fanno infine infelicissima riuscita, perchè essendo discoperte ricche e
fraudolenti, vi lasciano la roba e la vita per mano del Bassà, o delli
Tefterdari, li quali nel bisogno di danari si immaginano di dar in tali
soggetti, stimando per questa via di far restituzione al Re del mal
acquistato e rubato.
Queste donne di Serraglio vengono castigate secondo le loro colpe
molto severamente, poi che dalla loro superiora sono fatte battere; se
restano inobbedienti, se insolenti e temerarie, sono per ordine del Re
mandate in Serraglio vecchio, come contumaci, e restano spogliate di
quanto pare alla maggiordoma di ritirargli; e se per qualche stregheria
o altro gravissimo errore fossero ritrovate colpevoli, sono poste in un
sacco e ben legato di notte sono mandate ad annegare; sì che convengono
stare molto ubbidienti e contenersi nei termini di onestà, se vogliono
passare la vita loro con buona fine. Perciò non è lecito ad alcuno di
mandarli dentro cosa alcuna con la quale possono usare disonestà; e
se vogliono mangiar zucche o cocomeri, se gli danno dentro spezzati,
per levar loro l'occasione di far male, essendo giovani morbide, ben
nutrite, e senza dubbio inclinate al peggio.
Essendomi sbrigato a parlare delle donne, entrerò a narrare il numero
delli Azamoglani, che servono in esso Serraglio, ed il loro esercizio.
Questi possono essere in circa 700, di età dalli 17 fino a 25 e 30
anni il più, e sono la maggior parte Cristiani rinnegati, di quelli
delli Cristiani, che gli raccolgono ogni tre anni alla Morea e da tutte
le provincie d'Albania, le quali decime si distribuiscono in questo
modo. Possono essere li decimanti or più or meno, secondo la diligenza
e discrezione delli Capiggi destinati a questo ufficio, e rare volte
accedono al numero di duemila, levati alle famiglie dove si trovano più
disposti, ed atti al servizio della guerra, che non passino l'età di
anni 12 in 13; ed a parte ben custodita sono mandati in Costantinopoli,
per farne la compartita che si dirà.
Capitati tutti questi giovanetti alla Porta, sono vestiti di colori
diversi, di panno di Salonicco con un cappello in testa di feltro
giallo della forma d'un pan di zuccaro lungo, e condotti alla presenza
del primo Visir, il quale per questo effetto è accompagnato dalli
altri Bassà e ministri del Serraglio: fa egli la scelta di quelli che
gli paiono più belli e più disposti per servizio della guerra. Fatta
questa scelta, i medesimi tali garzoni, chiamati Azamoglani, condotti
dentro del serraglio dal Bostangi Bassi che è il capo dei giardinieri,
e distribuiti alli capi delle compagnie nelle quali ne è mancamento,
vengono tagliati e fatti turchi, e destinati ad imparare la lingua
turca; e secondo che si scopre la loro inclinazione, si fanno anco
imparare a leggere e scrivere, ma a tutti indifferentemente è insegnato
a lottare, il correre ed il saltare, il tirar d'arco, la zagaglia ed in
fine tutti gli esercizii necessarii per la guerra.