Ambasciatore del Re di Francia............................ » 40
Bailo per la Serenissima Signoria di Venezia nulla.
L'Ambasciatore straordinario per la detta............... » 50
Ambasciatore del Re d'Inghilterra......................... » 40
Ambasciatore dei potentissimi stati di Fiandra............ » 40
Ambasciatore del Re di Polonia............................ » 60
Ambasciatore d'Ungaria.................................... » 40
Ambasciatore del Re di Boemia............................. » 40
Ambasciatore del Re di Slesia............................. » 40
Ambasciatore di Moravia................................... » 40
Ambasciatori delle Provincie d'Allemagna.................. » 40
Ambasciatore di Transilvania.............................. » 25
Ambasciatore di Ragusi.................................... » 25
Principe di Valacchia..................................... » 25
Principe di Moldavia...................................... » 25
Ambasciatore del Re di Persia............................. » 400
Ambasciatore del Re di Marocco............................ » 100
Ambasciatore di Mingrelia................................. » 10
Il Serraglio dove abita il Gran Turco con tutta la sua real famiglia
di servizio, è posto in un sito mirabile, ed è posto in quella parte
dove prima fu fabbricato Bisanzio, sopra una gran punta di continente
che guarda alla bocca del mar Maggiore, in forma triangolare, bagnato
da due parti dal mar Egeo, e dalla parte terza sta col resto dei
cortili: e tutto è servato e circondato di muraglia altissima e molto
ben fatta per diverse torrette che sono sopra di lei compartite.
Circonda miglia tre italiane. Ha diverse porte, così da mar come da
terra, fra quali una è la principale da terra, per la quale ogni giorno
ognuno vi entra, e le altre stanno serrate, e si aprono a gusto e
comodo del Re e dei ministri principali di detto Serraglio, secondo
le ordinarie occorrenze, stando la notte tutte serrate. E la prima
è maestra, che è come un corpo di guardia, grande e magnifica: sta
il giorno guardata da una grossa compagnia di Capiggi, che a vicenda
si danno la muta, e la notte viene custodita da altri Capiggi, che
sono portieri, sotto il comando d'un Capiggi-Bassi, loro capo. Li
quali Capiggi Bassi essendo al numero di sei per l'ordinario, hanno
obbligo una notte per uno di dormire dentro il Serraglio per buona
e sicura custodia d'esso. Appresso queste guardie si tiene la notte
fuori di detta porta alcuni Gianizzerotti in una casetta di tavole
mobili sopra ruote, li quali stanno vigilando ed osservanti di tutte
le cose, per potere svegliare quelli di dentro e dar quelle notizie
che portasse il bisogno. E intorno le mura di detto Serraglio, buon
spazio distanti l'una dall'altra, vi sono le torrette nelle quali
dormono diversi Agiamoglani, che vuol dire figliuoli esperti greggi,
per guardia, e per veder che nè per mare nè per terra di notte alcuno
si accosti; tenendosi particolarmente dalla parte di mare alcuni pezzi
d'artiglieria disposti e caricati, per adoperar quando occorresse
reprimere la trascuraggine e la temerità di qualche vascello che se gli
accostasse.
In detto Serraglio vi sono le stanze regali, le quali sono molte ed
appropriate alle stagioni dell'anno, la maggior parte nel piano, ed
alcune fabbricate per sopra colli naturali, e diverse anco sopra il
mare, nominate chioschi, che vuol dire stanze di bel vedere, dove
si ritirano li Re lor soli, o vero con le donne per ricreazione;
fra quali, la stanza dove si radunano gli Gran Signori sempre a dar
udienza a tutti gli Ambasciatori, a tutti i Bassà li giorni del Divano
pubblico, e per lo più a tutti quelli che si licenziano per andare alli
carichi loro assegnati, e che ritornano da essi ancora. Questa è posta
nel piano del cortile, in isola assai piccola, ordinata di fuori di
alcune fontane, secondo il loro costume superbissime, e dentro ha un
sofà, cioè soglio, coperto di ricchissimi tappeti d'oro, in particolare
di velluto cremisino ricamato di perle ricchissime, sopra i quali si
siedono i Re. Intorno poi alla stanza vi sono pietre biancheggiate
con colori diversi a fogliami e così ben compartiti insieme, delle
quali essendo incrostata la muraglia, fa una bellissima vista. Vi è
anco una camera apparente, tutta coperta di lastre d'argento profilate
d'oro e di seta, ricchissime e bellissime. Oltre alle dette stanze
reali che sono molte e poste in diverse parti d'esso Serraglio, che
servono solo alla persona reale, vi è l'appartamento delle donne nel
quale abita la Regina Sultana e le Sultane, e tutte le altre donne e
schiave del Gran Signore; il quale appartamento è come un monasterio
amplissimo, in cui si ritrovano tutte le comoditadi di dormitorii e
refettorii, di bagni e stanze, ed ogni altra sorta di fabbriche per
necessità del vivere; e questi appartamenti reali hanno amplissimi
giardini di fiori, di frutti, con strade bellissime di cipressi e
con fontane in tanta abbondanza, che si può dire che quasi in tutte
le strade l'abbiano, con gran vaghezza e comodità. Appresso vi sono
stanze di abitazioni separate d'ogni sorta, le quali servono non solo
per i ministri principali, e per li mezzani, e anco per gli infermi; e
così ben ordinate e disposte, che non vi è alcuno che patisca di cosa
veruna. Tra queste fabbriche sono due lavori molto riguardevoli, grandi
e molto capaci, uno dei quali serve per tener il Casnà, cioè tesoro
di dentro, e l'altro per la guardia della roba regia; queste sono due
bellissime fabbriche, le quali sono stanze separate al piano ed in
solaro, capacissime per molta comodità che tengono, e sono sicurissime
per essere di muraglia grossissima, con poche finestre tutte ferriate,
e con una sola porta per una, di ferro, fortissima; le quali stanno
sempre serrate, e quella del Casnà regale sigillata col sigillo regio.
In detto Serraglio sono moschee per l'orazione, bagni, scuole,
lambiccatori, stalle, cucine, dispense, luoghi da correre cavalli,
piazze da lottare, da tirar d'archibugio, da far rappresentazioni, ed
infine tutte quelle comodità che si possano desiderare.
Quello che rende superbo e grave detto Serraglio, non è bene a tacerlo,
ed è l'ordine col quale è posto; e per primo l'ingresso d'un portone
amplissimo e nobilissimo, con sotto porticali capacissimi d'una guardia
di cinquanta uomini forniti con le sue armi, cioè archibugi, archi
con freccie e scimitarre in buona quantità. Passata questa, nella
quale i Bassà ed altri grandi e qualificati soggetti possono entrarvi
a cavallo, si entra in una gran piazza o vero cortile d'un terzo, o
quarto di miglio italiano di lunghezza, ed altrettanto di larghezza
in circa, con un solo porticale a mano sinistra, fatto per starvi li
cavalli e servitori al coperto in tempo di pioggia. In questo gran
cortile all'entrare a mano dritta vi è l'ospitale, o vero infermeria,
la qual serve a tutti del Serraglio, nel quale si trova ogni comodità
necessaria: ed è custodito da un Eunuco, con diversi ministri tutti
disposti per servire agli infermi. Ed all'incontro, che è a man
sinistra, vi è un luogo grandissimo dove tengono legne, carri ed altre
cose necessarie da mano, per servigio ed uso del Serraglio, sopra il
quale vi è un gran salone dove si tengono riposte alcune armi antiche,
come morioni, mani di maglia, giachi, archibugi e zagaglie, delle quali
si servono per armare i Gianizzeri, la maestranza dell'arsenale, ed
altre arti, per incontrare il Re e li Bassà generali, quando fanno
l'entrata solenne nella città di Costantinopoli. Cavalcato che si è
questo cortile, si smonta ad un'altra porta poco minore della prima,
simile di fazione, e più ricca e più bella, con il sottoporticale che
serve per il corpo di guardia, la quale medesimamente viene custodita
da Capiggi e fornita d'arme, come si è detto. Per questa si entra ad
un altro cortile poco minore del primo, ma molto più bello, per avere
nobilissime fontane, per esservi strade compartite da altissimi
cipressi, e per ritrovarvi alcuni quadri di parco, dove nascendo
l'erba, pascolano diverse gazzelle che fruttano, e sono tenute per
delizia. Questo cortile si cammina da tutti a piedi, fuori che dal
Re solo, che a cavallo va a smontare fino alla terza porta. Dall'una
e dall'altra parte d'esso vi sono porticali sostentati da bellissime
colonne, fuori dei quali sogliono star in piedi li Ciaussi, le milizie
dei Gianizzeri e Spahì in ordinanza, nobilissimamente vestiti, quando
si fa Divano grande e pomposo per l'entrata d'alcun Ambasciatore, che
passa per andare a baciar le vesti al Gran Signore.
In detto cortile alla destra vi sono tutte le cucine, le quali sono
nove in numero, tutte separate e destinate alle loro dispense, e
ministri, e che hanno da servire; la maggiore e la principale è quella
del Re, la seconda quella della Regina, la terza delle Sultane, la
quarta del Capi Agà, la quinta del Divano, la sesta delli Agalari
che sono li favoriti del Re, la settima quella delle genti di basso
servizio, l'ottava quella delle donne, e la nona quella delli ministri
bassi del Divano, guardie, ed altri assistenti al ministerio d'esso.
Alla sinistra vi è la stalla del Re, di 25 in 30 cavalli bellissimi,
dei quali si serve la Maestà Sua per li esercizii e giuochi che fa con
li suoi favoriti dentro del Serraglio; e sopra d'essa vi è una mano di
stanzie dove si conservano tutti li fornimenti da cavallo, li quali
avendo io veduti, posso affermare che sono di straordinaria bellezza
e ricchezza, perchè vi sono selle, briglie, pettorali e groppiere,
rimesse di gioie d'ogni sorte, con tanta vaghezza ed artificio e in
tanta quantità che rende stupore ad ognuno che le vede, perchè eccedono
alla immaginazione. Contigue a detta stalla vi sono alcune fabbriche
per servizio dei ministri del Divano pubblico, attaccato alle quali vi
è il Casnà che si chiama tesoro di fuori, il quale quando è serrato sta
sempre sigillato col sigillo del Bassà primo Visir; e nel medesimo
cortile, quasi al paro del Divano, ma dentro ad esso, alla parte
sinistra, vi è la porta della Regina, custodita e guardata da una mano
di Eunuchi negri. Il fine di questo vago e delizioso cortile termina
alla terza porta del Re per la quale si entra dentro nel Serraglio
riservato alla sola persona imperiale, e schiavi che lo servono. Nè in
questa porta può entrare alcuno senza volontà dell'Imperatore, parlando
dei soggetti di condizione; ma altri da servizio, come medici e quelli
che attendono alle dispense ed alle cucine possono entrare, con licenza
del Capi Agà che è il maggiordomo maggiore, a cui è raccomandata la
guardia d'essa; e sempre vi assiste, per avere vicine le sue stanze
con li suoi Agà, Eunuchi come egli, e sono tutti bianchi. In modo
che quando si rappresentano delle cose di queste porte di dentro, la
maggior parte è per relazione, perchè non si può vedere o se si vede
in alcuna minima parte, ciò segue in occasione che il Re si ritrovi
assente, e si viene introdotto da qualche favorito per una delle porte
del mare; il che riesce con molta difficoltà, per il rispetto nel quale
vogliono che sia tenuta la persona reale, ed anco le sue stanze.
Ora, passata questa terza porta, la quale anco essa ha un bellissimo
porticale, ma senza arme, subito, si può dire, si entra alla già detta
stanza deputata alle pubbliche udienze delli Ambasciatori e Bassà; e
si scopre, entrandovi, un altro bellissimo cortile sotto lastricato di
finissimi marmi e lavorato a mosaico, con fontane e fabbriche da tutte
le parti sontuosissime, perchè sono per lo più dove il Re abita per
mangiare e per fare le sue ricreazioni.
Io, con l'occasione d'essere il Re ritornato fuori alla caccia, per
la stretta amicizia che teneva con il Chiecaia, che è il maggiordomo
del Bostangi Bassi, che vuol dire capo delli giardinieri dei Re,
ebbi comodità d'entrare con la scorta di lui nel detto Serraglio per
la porta del mare, e fui condotto a vedere diverse stanze ritirate
del Re, diversi bagni ed altre cose molto deliziose e curiose, così
per la ricchezza dei lavori a oro, come per l'abbondanza di fontane.
In particolare vidi un appartamento di stanze d'estate posto sopra
una collinetta, così ben inteso di sala e camere, e così vago per
lo sito, che appariva essere luogo ed abitazione di Re; così grande
era il Divano, cioè la sala, aperta dalla parte del levante, colline
bellissime, che guardava sopra un laghetto di forma quadra, fatto
artificiosamente da alcune fontane in numero di trenta, tirate e
compartite sopra un corridore di pietra di marmo finissimo che
circondava questo lago.
So che le fontane gettavano l'acqua da quel corridore nel lago, e
l'acqua di esso si scolava poi con alcune seriole in alcuni giardini
che rendevano il luogo deliziosissimo; per lo corridore potevano
camminare due uomini al paro, e girandolo godere di quelle fontane che
facevano un continuo e soave mormorio; e nel lago vi era un brigantino
assai piccolo, nel quale mi fu detto che entrava spesso la Maestà Sua
con buffoni e matti, per farsi vogare a ricreazione, e per far loro
qualche burla di sballarli nell'acqua, come spessissimo, camminando
con loro per lo corridore, gli faceva far tombole per traboccarli nel
lago. Vidi anco da detto Divano per una finestra la stanza del letto
di Sua Maestà, la quale era di grandezza ordinaria, aveva li muri alla
usanza incrostata di pietre, cioè maioliche, che mostravano macchie di
fiori di diversi colori che facevano bellissima vista. Sopra le porte
vi erano portiere ordinarie di panno d'oro di Brussia, con fregi di
velluto cremisino, ricamato d'oro con molte perle sopra. La lettiera
era simile a una trabacca alla Romana, con le colonnette d'argento
profilate d'oro; in luogo di pomelli aveva lioni di cristallo, e
il fornimento era di panno d'oro e verde, pur di Brussia, senza
sguazorone, in luogo del quale erano alcuni merli fatti di perle, che
mostravano essere di gran valore e molto ben composti; li stramazzi
erano poco più d'un palmo alti da terra, ed erano pur di broccato
d'oro, come erano anco li cuscini, in suolo così di questa come delle
altre stanze, con li suoi sofà, che sono li luoghi dove sta a sedere,
alti da terra mezzo braccio incirca; tutti erano coperti di ricchissimi
tappeti Persiani di seta e d'oro, e li stramazzi da sedere e cuscini
da appoggiare erano di bellissimi broccati d'oro e seta. E in mezzo
il Divano vi vidi pendente un fanò assai grande di forma rotonda, con
li termini d'argento rimessi d'oro, di turchine, rubini e smeraldi, e
gli intermedii erano di finissimo cristallo, che faceva una bellissima
vista. Per le mani vi era un bacinetto piccolo con il suo ramino
tutto d'oro massiccio, tempestato di turchine e rubini bellissimi che
facevano una gran vista. Dentro al detto Divano vi era un luogo da
tirare di freccia, dove vi vidi archi e freccie bellissime; e mi furono
mostrate passate fatte con freccie dal forte braccio del Re, così
grandi che mi diedero maraviglia.
La stanza nominata Divano pubblico, vi è un appartamento fatto già
non molti anni sono; è un quadro di stanze da servizii, di passa otto
incirca per ogni verso, con una retrostanza da servizi, ed un'altra
stanza a canto posta a mano destra nell'entrare, divisa solamente dal
Divano da termini che fanno entrar in essa; fuori poi dalla porta
di esso vi sono due casette di tavole posticcie per abitazione dei
ministri, oltre le altre poco discosto, disposte alla spedizione dei
negozii.
In questo Divano, che è chiamato il pubblico, perchè pubblicamente ed
indifferentemente ogni sorta di persone vi può concorrere a dimandare
giustizia e spedizione delle grazie, liti e cause che hanno di qual si
voglia sorte, si radducono quattro giorni della settimana (la quale
finisce il venerdì, per esser quello il giorno della sua festività;
e sono li giorni della sua riduzione il sabato, la domenica, il
lunedì, il martedì) il primo Visir con tutti gli altri Bassà, li due
Cadì Leschieri di Grecia e Natolia, che sono li capi delli Cadì di
quelle due provincie; e li Cadì sono uomini professori della legge
che per privilegio governano come Rettori in tutti i luoghi e città
dell'Imperio; li tre Tefterdari, che sono come i questori Romani, e
quelli che hanno cura di riscuotere le entrate regie, e che sborsano
il danaro alle milizie ed altri stipendiati della Porta; il Reschisop,
che è il Cancellier grande; il Nisangi, cioè quello che segna li
comandamenti e le lettere con il segno regio, li secretarii di tutti li
Bassà ed altri grandi con un numero di notari, assistendo sempre alla
porta di detto Divano il Ciaus Bassi che è il capo delli messaggieri,
per non dire comandadori, con buon numero di detti Ciaussi per obbedire
alli ordini del Bassà; il quale Ciaus Bassi porta un bastone d'argento
in mano; e gli altri per premio servono per lettere e per portare
ambascerie per capitani, per guardiani, ed in fine per cose simili; e
tutti si radducono all'alba.
Li Bassà tutti, entrati nella stanza del Divano, si siedono in faccia
dell'introito sopra una banca attaccata al muro, un dopo l'altro,
alla destra, come lato inferiore, del primo Visir; ed alla sinistra
sopra la medesima banca siedono li due Cadì Leschieri, cioè prima
quello della Grecia, come provincia più nobile e stimata, poi quello
di Natolia; ed alla destra nell'entrare stanno pur a sedere li tre
Tefterdari, li quali hanno dietro di loro nella stanza già detta tutti
gli notari, li quali stanno a sedere in terra con carta e penna in
mano, e sono pronti a scrivere quanto occorre e gli viene comandato;
ed all'incontro d'essi Tefterdari, ch'è dall'altra parte della stanza,
pur sopra una banca, vi sta il Nisangi con la penna in mano circondato
da' suoi ministri, stando nel corpo e nel mezzo di detta stanza tutti
quelli che pretendono udienza. Ridotti che sono, danno principio alla
spedizione delli concorrenti pretensori, li quali tutti senza avvocato,
usando di trattare le loro cause da per loro, fanno capo dal primo
Visir, il quale, se vuole, può spedire il tutto, perchè tutti gli altri
Bassà mai parlano ed aspettano di essere ricercati da lui, o di essere
delegati giudici come spesso occorre; perchè il primo Visir, gustato
che ha la sostanza della causa, per liberarsene, se è civile legale
la rimette ai Cadì Leschieri, se è dei conti alli Tefterdari, se è di
falsità, come sovente occorre, alli Nisangi, se è di negozio mercantile
concernente difficoltà di probazione, a qualcheduno delli altri Bassà,
liberandosi in questo modo se gli pare del carico che ci ha, di mano
in mano, e riservando a se quello che gli pare di grave interesse fra
nazioni forestiere, e che per qualche via gli potesse giovare. E in
dar le spedizioni, si trattengono tutti fin a mezzogiorno, che viene
l'ora di pranzo, nel qual tempo comparendo uno delli scalchi destinati
a tal servizio, prende la parola del primo Visir di portar il cibo.
Vengono immediatamente licenziati della stanza tutti li particolari,
e restando libera la stanza, sono poste le mense in questo modo:
innanzi al primo Visir sopra d'un scabello è posta una mezolera di
rame stagnata, rotonda e grande come un fondo di botte, alla quale
mangia esso primo Visir con uno o ver due delli altri Bassà, li
quali mangiano tutti insieme; il medesimo alli Cadì Leschieri, alli
Tefterdari ed alli Nisangi. Alcuni serventi pongono a tutti sopra
li ginocchi un fazzoletto per preservarli le vesti, e li portano le
vivande dopo aver empito all'intorno quelle mezolere di molto pane di
varie sorte, ma tutto tenero e buono. Le vivande gli vengono portate
ad una ad una e poste in mezzo di quella mezolera in un piatto da loro
chiamato _tepsi_, capace e grande; e finita una, levano quella e gli
ne portano un'altra, essendo il mangiare ordinario castrato, galline,
colombini, oche, agnelli, pollastri, minestre di risi e legumi,
acconcie in diverse maniere, qualche torta per postpasto, e così in
breve tempo spediscono, mangiando dell'avanzo di queste tavole tutti
gli altri ministri del Divano, ai quali anco di più viene dalle cucine
somministrato quello di più che li potesse bisognare.
Alli Bassà ed alli grandi alle volte viene portato il bevere ed il
sorbetto in alcune scodelle di porcellana grande, poste sopra di
alcuni piatti della medesima, o vero di cuoio miniato d'oro; gli altri
non bevono, e se hanno sete si fanno portare dell'acqua cavata dalle
fontane vicine. Nel medesimo tempo che mangia il Divano, mangiano
anco tutti gli altri ministri e custodi, li quali per l'ordinario non
sogliono essere meno di cinquecento bocche, nè a questi si dà altro che
pane e _sorba_, cioè minestra. Finito il desinare, il Bassà primo Visir
attende a negozii pubblici, e consigliando con chi gli piace e come gli
piace con li altri Bassà, risolve da per se il tutto, e lo prepara per
portar dentro al Re; essendo costume ordinario delli quattro giorni
del Divano andar in due di essi a dar conto alla Maestà Sua, cioè
la domenica ed il martedì, di tutti li negozii spediti; per lo qual
effetto dà udienza il Re ancor egli; fatto il pranzo, passa dalle sue
stanze nella stanza del Divano, e va dentro, ove sentandosi manda a
chiamare per uno a questo deputato, che è il Capegiler Chiaiassi, che
porta un bastone d'argento lungo in mano, prima li Cadì Leschieri,
li quali levatisi con il far riverenza al primo Visir partono, ed
accompagnati da detto Capigiler e dal Chiaus Bassi, che tutti due
vannogli innanzi con gli bastoni d'argento in mano, entrano dal Gran
Signore, al quale danno conto di quanto aspetta al loro carico, e
spediti partono e ritornano a drittura alle loro case. Dopo questi
sono chiamati li Tefterdari, li quali usando li medesimi termini
si trasferiscono al Re, e spediti li loro negozii si licenziano, e
danno luogo alli Bassà, li quali vanno per ultimi in schiera uno dopo
l'altro; e capitati in Divano, alla presenza del Re, con le mani
giunte ed il capo basso, come fanno tutti gli altri, solo il primo
Visir è quello che parla e dà conto di ciò che gli pare, mostrandogli
i memoriali ad uno ad uno; e poi rimettendoli in una borsa di raso
cremisino, li pone con grande umiltà a canto al Re; e se non viene
ricercato d'altro, senza che gli altri Bassà mai parlino, si partono
e vanno a montar a cavallo fuori della seconda porta già detta, ed
accompagnati dai suoi e da altri, massime il primo Visir, vanno alli
suoi Serragli. E così resta finito per quel giorno il Divano, che può
essere ora di vespero.
È da sapere che alle volte vanno nel detto Divano gli Agà
delli Gianizzeri ed il Capitano del mare, quando si trovano in
Costantinopoli, che hanno negozii; ma questo solo, gli giorni che si
entra al Re, può entrar anco egli, però con li Bassà, e dar conto dei
negozii aspettanti all'arsenale ed all'armata; il luogo del quale è in
Divano sopra la banca delli Bassà, ultimo di tutti; ma se fosse Bassà
Visir, come spesso occorre, siede in questo caso al suo luogo al numero
designatoli di secondo o terzo, come sta la sua elezione. E l'Agà
delli Gianizzeri, il quale non siede in Divano, ma dentro della seconda
porta del Serraglio, a man destra sotto il portico, quando gli occorre
andar dal Re, vi va prima delli altri già detti, ed uscito torna a
sedere al suo luogo fino al finire del Divano, ed è l'ultimo delli
grandi a partire.
Erano soliti gli Imperatori passati e questi presenti non tralasciare
alle volte di trasferirsi per entro delle sue stanze ad una finestra
che guarda in Divano, e risponde sopra il capo del primo Visir, alla
quale sta una gelosia spessa per non esser visto; da questa vede
ed intende la Maestà Sua tutto ciò che si tratta in esso Divano, e
particolarmente vi va quando ha da dar udienza ad alcuno Ambasciatore
di Principe grande, per vederlo a mangiare con li Bassà, e per
intendere ciò che si ragiona. E questo fa gran servizio alla giustizia,
perchè teme il Bassà primo Visir sempre della sua testa, e si regge
perciò con molta circospezione.