loro tenda. L'orchestra preludia con dei suoni gravi, i quali
vorrebbero esprimere le atroci visioni del tiranno. Il mio Inglese
tende l'occhio e l'orecchio.... io faccio altrettanto....
--Cosa è stato?
Tanto io che l'Inglese abbiamo udito un rumore sotterraneo
sprigionarsi dalla grossa persona di Attila; e Uldino ad esclamare
sottovoce: «Alla barba del pubblico!»
--Quest'altro alla barba dei giornalisti e dei corrispondenti!
risponde Attila.
E qui, un altro di quei rumori sotterranei che fanno arrossire il mio
Inglese.--Come sono educati gli artisti!...
Ma il preludio è finito. Attila balza in piedi esterrefatto
dall'orribile sogno....
--_Uldino.... Uldin!... Non hai udito?..._
--Caspita! lo sento ancora! mormora Uldino....
E il terribile Attila, sguainando la spada, corre furioso per la scena
e grida verso le quinte: la gelatina!... sto male di voce.... la
gelatina dopo l'adagio!
Nel mentre che Attila ritorna verso la ribalta per cantare l'adagio
dell'aria, Uldino va a levare una presa di tabacco dalla scatola di
una corista che si mostra dalle quinte in abito da _vergine romana_, e
frattanto da un'altra quinta sbuca la moglie del basso con un vasetto
ed un cucchiale tra le mani.
--Ah brava!... siete qui colla gelatina! dice Uldino.... Gli è un po'
rauco difatti, vostro marito. Questa gli farà bene....
E così parlando, Uldino caccia le dita nel vasetto....
--Lasciate.... malcreato!... Ce n'è appena tanto per ingozzarlo....
lui.... quella bestia! grida la moglie del basso, ritirando il vaso.
Ma Attila, che ha finito il suo adagio, profitta dell'intermezzo
istrumentale per andar in cerca della gelatina, e dà l'avviso alla
moglie con queste parole: presto!... sfodera il cucchiale.... Martina!
La donna, nel diverbio con Uldino, ha lasciato cadere il cucchiale, e
il basso essendo trascorse le battute intermedie fra l'adagio e la
cabaletta, ritorna a grandi passi verso il proscenio augurando mille
accidenti alla moglie, e poi grida:
Oltre quel limite
Ti attendo, o spettro,
Vietarlo ad Attila
Nessun potrà.
Finita la prima cabaletta, dai palchi e dalla platea insorgono dei
fischi.... Attila corre furioso tra le quinte, strappa il vaso dalle
mani della moglie e ponendoselo alla bocca, assorbe d'un fiato la
broda rappresa, quindi si slancia al proscenio colla spada in pugno
per urlare di nuovo:
Vedrai se pavido
Io l'alma arretro
Se un Nume vindice
La patria avrà.
Cric! Crac! quac! quac!--urla la platea come un solo.... Attila.
Al povero basso, malgrado il sussidio della gelatina, è scroccata
l'ultima nota della cabaletta.
Nel ritirarsi dal proscenio per sfidare il pontefice romano che si
avanza in mezzo ad una processione di coriste _vestite da vergini_,
Attila esclama con voce rabbiosa: maledetti! c'era un becco di
pollastro.... in quella gelatina.... Qualche vendetta.... so io.... di
chi.... Della birra! datemi della birra!... No.... Non siamo più a
tempo.... Accidenti alla musica ed al pubblico!
* * *
E Attila s'inginocchia dinanzi al papa gorgogliando le fatidiche
parole:
Dinanzi ai numi
Prostrasi il re.
--Chi state donne con papo? mi chiede l'Inglese.
--Vergini romane; rispondo io.
--Se così state vergini, cossa state Roma tonne ti mondo?
Il pezzo concertato ha prodotto una certa sensazione nel pubblico....
Un silenzio solenne regna nel vasto circo--uno di quei silenzi che
ordinariamente, in teatro, sono forieri dell'applauso generale.
Ma al punto culminante, quando Attila ripete per l'ultima volta
l'umile protesta, un malaugurato turacciolo che si sprigiona innanzi
tempo da un bottiglia di birra, balza scoppiettando dalle sedie fisse
al palco scenico e va a colpire direttamente la faccia del pontefice
Leone, piantandosi tra le setole della sua barba posticcia. La prima
donna, il tenore, i coristi portano le mani alla bocca per dissimulare
la loro ilarità; e mentre Attila, il quale non si è accorto di nulla,
si prostende colla faccia alle assi del palco scenico, prorompe in una
di quelle stonazioni che fanno raccapricciare la intera massa del
pubblico, gli avveniristi eccettuati.
--Signor impresario! signora direzione! urla Attila balzando in piedi
appena calato il sipario.... io protesto che non canterò più in un
teatro.... in un teatro....
--Alto là!... non è quello il modo di trattare le mie barbe e le mie
parrucche--grida il parrucchiere del teatro uscendo da una quinta.
--Con chi l'ha, quel cane.... di uno stonatore?--esclama il tenore
colla sua voce di falsetto, gettando al basso uno sguardo di stizzosa
ironia.
--Non so di noi due chi sia più cane, risponde Attila con voce
fremente.
--Dio! s'ha stonato tutti in questo finale!...--strilla il secondo
tenore.
E la prima donna in un crocchio di coriste: s'io avessi saputo d'aver
a cantare con questi cani....
E il direttore d'orchestra che è salito in quel punto sul palco
scenico: «e poi i giornalisti dicono di noi!... Come s'ha a
dirigere.... come si fa ad accompagnare questi cani?»
E i coristi maschi: «si beve o non si beve?... Si è mai visto uno di
questi cani metter mano alla borsa? Dio!... che massa di cani!»
Ma la prima donna si è avvicinata ad un forellino del sipario, quivi
condotta da un figuro in abito da borghese che le parla all'orecchio e
non cessa di mormorarle delle frasi alle quali la cantante sembra
interessarsi vivamente.
Forse, esplorando più oltre da quella vedetta, avremmo scoperte
dell'altre stranezze; ma innanzi che l'opera finisse, l'onorevole
signor Jhonnes volle andarsene dal teatro, e a me fu obbligo di
cortesia il ricondurlo all'albergo.
E mentre noi, fumando uno squisitissimo avana, rifacevamo a lenti
passi la corsia, un _orecchiante_ avvinazzato ci teneva dietro,
urlando a squarcia gola una sua reminiscenza dell'opera, tradotta nei
versi:
«Caro padre a la madre regina
«I possenti mangiavan i figli....[1]
[1]: Il testo dice:
Cara patria, già madre e regina
Di possenti magnanimi figli, ecc., ecc.
Ed ecco di qual modo, assistendo alla rappresentazione di un'opera in
musica, avviene che il buon popolo raccolga, cogli altri vantaggi
morali, anche quello di educarsi alla buona poesia.
Ma forse provvidenziale è l'idiotismo degli spettatori. Guai se
comprendessero! Guai, se assistendo ad una rappresentazione d'opera in
musica, pigliassero troppo sul serio questa divertente baggianata che
è il dramma cantato e istromentato! Un pubblico che si avvisasse di
filosofare sull'opera in musica, cesserebbe dal ritrarne diletto, e
dovrebbe, in nome della logica e del senso comune, pigliar a sassi il
poeta, il maestro e tutti quanti.
L'ARTE DI FAR LIBRETTI
Opera serio-buffa in tre atti
PERSONAGGI
BARITONO I.--_Tiranno di un paese qualunque, personaggio nervoso e
atrabiliare._
PRIMADONNA.--_Moglie di Baritono, donna di carattere indipendente e
soggetta a frequenti deliquii._
TENORE.--_Giovane di oscuri natali, di temperamento epatico, affetto
di itterizia, e di idropisia cronica._
COMPRIMARIA.--_Damigella di confidenza e amica inseparabile di
Primadonna; fanciulla tra i venti e i cinquant'anni, di indole
maligna e sospettosa._
COMPRIMARIO.--_Amico intimo di Tenore; personaggio poco influente e
irresoluto._
PROFONDO.--_Frate di un ordine qualunque; zio di Primadonna, amico di
Baritono, mecenate di Tenore, ecc., ecc., uomo di solida
costituzione e di molta autorità, con tendenza pronunziatissima
alle stonazioni._
CORISTI MASCHI E FEMMINE
_che mutano nome e condizione a comodo del poeta e del maestro,
conservando sempre nel viso e nel portamento il tipo cretino. I
Coristi, al primo apparire sulla scena, rivelano i loro istinti di
ordine, schierandosi in semicircolo e ostentando la maggior parsimonia
nei gesti.
La scena ha luogo in un paese non ancora conosciuto, i cui abitanti,
invece di parlare, cantano o solfeggiano con accompagnamento di
orchestra._
_Epoca: a piacere del vestiarista._
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
Sala, bosco, o piazza, a comodo dello scenografo.
All'alzarsi del sipario echeggia da
lungi il seguente
CORO
Al cominciar dell'opera,
Siccome è nostra usanza,
Una preghiera o un brindisi
Cantiamo in lontananza....
E perchè il dotto pubblico
Alla canzon plaudisca,
Facciam ch'ei non capisca
Quello che noi cantiam.
Dunque.... preghiam!
Dunque.... beviam!
Poi tutti, senza muoverci.... fuggiam!
(_Le voci poco a poco si vanno ammorzando--da ultimo non si ode che la
battuta del maestro dei cori, il quale sporge il naso da una quinta
per consultare la bacchetta del direttore d'orchestra_).
SCENA II.
Tenore--Comprimario.
TENORE (_uscendo da un muro o da una
pianta e arrestandosi in fondo alla scena_)
Quai voci!.... Son pur dessi.... io li conosco....
(_a Comprimario_) Li vedi tu?....
COMPRIMARIO (_guardando fissamente il suggeritore_)
Li vedo.... in fondo al bosco
Si ritraggon i vili.... e qui tu puoi
Cantar liberamente
La cavatina tua....
TENORE (_afferrando Comprimario per un braccio e conducendolo sul
davanti della scena_)
Sì: mio fedele!....
Altra ragion qui non mi trasse--e certo
Venuto non sarei,
Se il maestro, cedendo ai voti miei,
La cavatina non mi avesse scritto....
COM. Siete primo tenor--ne avete il dritto.
TEN. Or va, diletto mio--veglia da lunge....
Esplora il bosco, la vallata, il colle....
Mentre io canto l'_adagio_ in _mi-bemolle_.
(_Comprimario si allontana alzando il braccio destro e si ferma,
dietro una quinta, a conversare con una corista_).
TENORE (_impiombandosi presso la buca
del suggeritore_)
Per quel destin che a gemere
Condanna ogni tenore,
La moglie del Baritono
Amo di immenso amore....
E questo ardente affetto
Cui nulla estinguer può,
Nel prossimo duetto
A tutti.... e a lei dirò.
COMPRIMARIO (_entrando in scena agitatissimo, e accostandosi a
Tenore gli canta con voce fioca nell'orecchio_)
Or che l'_adagio_
Hai terminato;
Tenor carissimo,
Son qui tornato.
Per darti il tempo
Di riposar.
TENORE (_dirigendosi con Comprim. verso il fondo della scena_).
Oh! mille grazie!
Ben obbligato....
Andiam là.... in fondo....
A passeggiar....
(_Squillo di trombe nell'orchestra. Dopo aver respinto Comprimario nel
vano_ _di due quinte, Tenore si slancia di nuovo verso la ribalta,
gridando a tutta voce):_
Nuovi prodigi il pubblico
Dalla mia gola aspetta....
Ei vuol la cabaletta....
La cabaletta avrà.
E griderò sì forte:
Guerra, sterminio e morte!
Che di mie note al turbine
La vôlta crollerà.
COMPRIM. (_avanzandosi timidamente, alle ultime cadenze_).
Qualcun potria sorprenderci....
Prudenza! usciam di qua!
(_si allontanano a passo di carica per vie diverse e senza
salutarsi_).
SCENA III.
__Primadonna__, _che si avanza a passo di
carica e si arresta dopo quattro passi_.
PRIM. Dove mi inoltro?.... il sol tramonta....
(_la scena si oscura improvvisamente_).
È notte....
(_la campana suona dodici tocchi_)
Gran Dio..., la mezzanotte!....
Come volan gli istanti!... Uscii di casa
A mezzogiorno, e dopo venti passi,
Eccomi.... nelle tenebre sepolta....
Uscirò più a buon'ora un'altra volta....
E il mio Tenore!... Egli verrà!... Mel dice
Questa di flauto melodia soave
Che nell'aria si spande.... (_trillo di flauto nell'orchestra_).
Oh! rimembranza!....
È omai tempo ch'io canti una romanza.
(_con passione_) Alla mia voce, o flauti,
Il dolce suon sposate,
Gemendo a lui recate
L'eco del mio dolor....
Ditegli che l'aspetto
Pel solito duetto....
Che moglie di un baritono
Sempre amerò i tenor.
(_guardando verso le quinte_)
Egli verrà.... non tarderà.... Lo veggo
Ritto al piè di una quinta.... Egli misura
Il tempo colla man... si inchina a bere
Un sorso d'acqua e zucchero.... tossisce....
Si slancia alfine...
(_correndo incontro a Tenore e abbracciandolo col più vivo trasporto_)
Il cielo a me ti unisce!
SCENA IV.
__Tenore e detta.__
A DUE VOCI. O gioia inesprimibile!...
PRIMADONNA. Sei tu?...
TENORE. Son io....
PRIMADONNA. Tel credo....
TENORE. Dici tu il ver?
PRIMADONNA. Le tenebre
Son folte.... eppur ti vedo....
A DUE VOCI. La luce del proscenio
Irradia i cori amanti....
Non perdansi gli istanti....
Dell'ora approffittiam!
PRIMADONNA. Dunque.... risolvi.... affrettati....
(_con impazienza_)
TENORE. Che vorrà mai?....
_(da sè, ritraendosi)_
PRIMADONNA. Cantiam!
_(Mentre Primadonna si avanza verso la ribalta per cantare l'a solo
del duetto, Tenore entra in un albero)._
PRIMADONNA _(con passione, volgendo gli occhi tratto tratto verso
un palco di terza fila)_
Fino dal dì che al cembalo
Le prove incominciai,
Senza timori o scrupoli
D'amore io ti parlai....
Lo sposo mio baritono,
Che sempre era presente,
Facea l'indifferente....
Fingea di non capir....
Ma questa sera.... ahi miseri!
Dovrem per lui.... morir
(_si inchina al pubblico che l'applaude e volgendo le spalle al Tenore
entra in una colonna_).
TENORE (_fissando il lampadario con occhi appassionati_)
Non iscordar, bell'angelo,
Che prima donna sei;
Poichè il libretto è serio,
Morir con me tu dei....
In barba al re baritono,
Al basso e ad altri ancora,
Infino all'ultim'ora
Noi canteremo insiem.
Ed i maggiori applausi
Per certo coglierem (_rullo di timpani_).
PRIMADONNA. O mio spavento!
TENORE. I timpani!....
PRIMADONNA. Tu pure udisti?....
TENORE. Ho udito....
PRIMADONNA. Sempre quel suon funereo....
Precede mio marito....
TENORE (_trascinando Primadonna per un braccio_)
Propizie a noi le tenebre
Saran....
(_improvvisamente la scena si rischiara_)
PRIMADONNA. Già sorto è il dì (_arretrando_)
TENORE. Qual contrattempo!....
SCENA V.
Baritono (_che si slancia sulla scena colla spada sguainata_) e detti.
BARITONO. Perfidi!
PRIMADONNA. Cielo!.... il mio sposo!....
BARITONO. È qui!
_(Baritono getta in un bacino di acqua stagnante il cappello e il
mantello, che tosto vengono raccolti da mano ignota. Primadonna e
Tenore si collocano ai lati del proscenio)._
BARITONO _(colla spada alzata)_
Coppia infame; e spenti al suolo
In vedermi non cadeste?
Se il rossetto non aveste
Voi dovreste impallidir....
(_gettando la spada in un fosso_)
Oh furore! e non mi è dato
Punir tosto il reo misfatto!....
Ma vi aspetto all'ultim'atto....
Dove tutti han da morir.
TENORE _(correndo ad abbracciare Primadonna,_ _e guardando
Baritono con feroce ironia_).
Or che il brando egli ha gettato,
Vien.... mi abbraccia al suo cospetto....
Fino all'ultimo quartetto
Non poss'io.... non puoi morir.
Nè può il vil, se anco il volesse,
Punir tosto il reo misfatto,
Chè, noi morti nel prim'atto,
Dovria l'opera finir.
PRIMADONNA (_gettandosi ai piedi di Baritono e cantando con
accento supplichevole_)
Per l'effetto della scena,
A' tuoi piè, signor, mi getto....
Deh! non volgermi la schiena....
Ti commova il mio dolor....
Innocente fu il duetto...
Son qual ero, onesta e pura....
Ci batteva la misura
Dell'orchestra il direttor....
BARITONO _(afferrando Primadonna per un braccio e scuotendola con
violenza)_
E osi tanto?...
PRIMADONNA (_da sè_) Osai più ancora.... L'altra sera... in
camerino....
BARITONO (_a Tenore_) E tu l'ami?...
TENORE (_rialzando Primadonna e abbracciandola con trasporto_)
È mio destino...
BARITONO (_tornando presso Primadonna dopo aver percorsa la scena
in varie direzioni_)
E innocenza vanti ancor?....
PRIM. Attestar che il vero ho detto
Può l'orchestra tutta quanta
Là si suona.... e qui si canta....
BARITONO. O mio scorno! o mio furor!
(_Lanciandosi coi pugni stretti verso la ribalta e urlando a tutta
gola_)
Fino all'ultimo quartetto
Voi vivrete, o scellerati,
Maledetti, disperati,
Rintronati--dal mio sol!
TENORE (_col massimo furore_)
Suscitare un grande effetto
Speri invan colla tua nota...
Perchè il pubblico si scuota
Ci vuol proprio un si-bemol!
PRIMADONNA (_strappandosi i capelli_)
Urliam tutti e avrem l'effetto....
Par che il pubblico si scuota....
(_a Tenore_)
Arrestiamci sulla nota....
Calca.... sforza il si-bemol.
BARITONO (_volgendosi a destra e a sinistra come un maniaco_)
Vieni!...
PRIMADONNA. Dove?...
BARITONO. Il saprai....
TENORE (_tentando trattenere Primadonna_).
Ferma....
PRIMADONNA (_a Tenore_) Ti scosta!...
TENORE. Io per l'Africa parto.... Addio.
PRIMADONNA. No.... resta....
(_Si ode un fischio dall'interno del palcoscenico che annuncia la
prossima calata del sipario. Tutti alzano gli occhi sbigottiti_).
TUTTI. Su.... presto.... terminiamo....
Pria che il sipario non ci cada in testa!
(_Baritono, Tenore e Primadonna si lanciano per l'ultima volta verso
il proscenio raddoppiando le grida_).
TUTTI. Alla fine del terzetto
Perchè il pubblico si scuota
Arrestiamci sulla nota...
Rinforziamo il si-bemol!...
(_Baritono trascina lentamente Primadonna, che tratto tratto volge
indietro lo sguardo, mentre due servitori in livrea vengono in scena a
raccogliere la spada ed altri oggetti smarriti dai cantanti_).
CALA LENTAMENTE IL SIPARIO.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
Sala senza porte.--Un tavolo e due scranne servibili.--Altri tavoli e
sedili dipinti sul muro.
Baritono--alcune guardie.
BARIT. (_alle guardie_)
La regina vedeste? (_breve pausa_)
Una risposta
Non mi attendo da voi--siete _comparse_...
E una _comparsa_ non parlò giammai...
Ite!... Solo esser voglio....
(_le guardie volgono la faccia verso le quinte, aspettando un cenno
del direttore di scena_).
Ah! no.... attendete....
(_le guardie partono, urtandosi e spingendosi l'una contro l'altra_).
Dove vanno, perdio, questi balordi?...
Io muti li credea--sono anche sordi!...
SCENA II.
Frate Profondo e Detti.
FRATE. Signor....
BARIT. Che vuoi?...
FRATE. Di favellarvi chiede
Primadonna... ma pria.... con vostra pace...
Io pur vorrei....
BARIT. Che cosa?....
FRATE. Intrattenermi
Un istante con voi....
Quattro minuti almen....
BARIT. Parla: che vuoi?...
FRATE. Ch'io sono il basso--non ignorate....
È necessario che m'ascoltiate....
Lo vuol.... lo esige.... l'onor dell'arte....
Fui scritturato qual prima parte....
E senza un'aria.... senza un duetto....
Bella figura farei davver!
So che a Milano qualcuno ha detto
Che da gran tempo non ho più voce....
Che fu menzogna, calunnia atroce,
Al dotto pubblico farò saper!...
BARIT. (_da sè, reprimendosi_)
Destino avverso! tremenda sorte!
Soffrir gli scandali d'una consorte....
Vederla fremere d'iniquo amore....
Andare in estasi per un tenore....
Son cose orribili.... cose nefande....
Cui non può reggere l'uman pensier....
Pure un supplizio--v'è ancor più grande,
Udir di un basso le stonazioni....
E dover fingere per più ragioni
Che le sue note vi fan piacer!
FRATE (_scostandosi da Baritono e muovendo per partire_)
Risolvi, o principe!
BARITONO. Ho risoluto....
FRATE. Sai per qual scopo son qui venuto...
BARITONO. Chiaro parlasti....
FRATE. Cantar non vuoi
La cabaletta?
BARITONO. Da bravo! a noi!....
A DUE VOCI. Le trombe squillano--dietro la scena....
Un sorso d'acqua corriamo a ber
(_si dividono ed entrano nei panneggiamenti delle quinte, quindi
ricompariscono colle spade sguainate, urlando a tutta gola_):
Ignoti nemici
Già invadon le porte;
Di stragi, di morte
L'istante è vicin!
(_inginocchiandosi e moderando la voce_)
Gran Dio, benedici
Le nostre bandiere;
(_alzandosi impetuosamente e raddoppiando le grida_)
Le barbare schiere
Respingi al confini
(_rumori diversi dietro scena_)
FRATE. Udisti?
BARITONO. Udii....
FRATE. Quale fragor?....
BARITONO (_tendendo l'orecchio_)
È un carro
Che nella via trapassa
FRATE. Ti inganni.... è la gran cassa....
Che del cannone il tuon da lungi imita....
BARITONO. La guerra cominciò....
SCENA III.
Primadonna e detti.
PRIMADONNA. Vili.... è finita!
(_Tutti si arrestano, guardandosi l'un l'altro col massimo stupore.
Dalla gran cassa che va allontanandosi partono ancora dei colpi
quasi impercettibili--mentre l'orchestra a mezzo dei violini fa
sentire il gemito dei feriti e dei morenti_)
BARITONO (_avvicinandosi ad una finestra_)
Sì.... la guerra è finita... Le mie truppe
Son tutte là...
FRATE. Nessuno è morto?....
BARITONO. Io credo
Che nessun prese parte alla battaglia....
Eppure.... oh! gioia! la vittoria è nostra....
PRIMADONNA (_chinandosi verso l'orchestra_)
Gemito di morenti.... udir mi parve....
Laggiù....
FRATE. Preghiam per essi--vi prostrate....
BARITONO _e_ PRIMADONNA (_inginocchiandosi con visibile
ripugnanza_)
Sempre così.... quando c'è in scena un frate!
FRATE (_in piedi, alzando le braccia al cielo_)
Deh non andare in collera,
Signor, se tu mi vedi,
Mentre costor si prostrano,
Far l'orazione in piedi.
Finchè un basso profondo
Sorviverà nel mondo,
Questo costume pio
Cangiarsi non potrà....
Tu lo sopporta, o Dio....
Grande è la tua bontà!
BARITONO--PRIMADONNA (_sottovoce_)
Se buono è Iddio, del pubblico
Più grande è la bontà!
BARITONO (_alzandosi_)
D'inutili duetti e cavatine
Già troppo si abusò.... Tutti mostrammo,
Qual nel primiero e qual nel second'atto,
Chi siam, perchè cantiamo,
La specie e il rango che ciascun teniamo.
Nella più vasta e ricca galleria
Del palazzo regal si aduni alfine
L'intera compagnia....
Il popolo vuo' dire, i senatori,
I militi ed il clero,
La Banca, il Parlamento, il Ministero,
Il Consiglio di Stato....
E tutti quanti han dritto a figurare
In un grande finale concertato.
(_Volgendosi a frate profondo_)
Venite voi?
FRATE. Vi pare
Che senza me si possa?....
BARITONO. Ebben, vi attendo....
(_a Primadonna_)
Dell'abito più splendido e sfarzoso
Vanne e ti adorna.... Al fianco del tuo sposo
Tu salirai sul trono....
PRIMADONNA. Un bel vestito
Di seta e d'oro io sfoggierò.... Di gemme
Sfavilleran la mia corona.... e il petto....
Metterò un braccialetto....
(Che mi diè in dono il marchesin Sanvito)
E quattro o cinque anelli in ogni dito....
FRATE. Tante ricchezze.... possedete? A Dio,
Al dator d'ogni bene
L'inno di grazia ora innalzar dovete....
(_Mentre Primadonna fa per inginocchiarsi, Baritono la afferra per un
braccio e la trascina fuori della scena_)
Sta a veder che costui,
Perchè è basso profondo,
Mi intuona adesso un'altra litania!
PRIMADONNA. Questa ci mancherebbe!
BARITONO. Andiamo via...
(_escono_).
FRATE (_avanzandosi verso la ribalta colle mani alzate, come al
solito_)
Non c'è più religione a questo mondo!....
(_esce a passo lento_).
SCENA IV.
Grande sala. Tre lampadarii che pendono dalla vôlta con moccoli
fiammanti.--Altrettanti lampadarii dipinti sulle tappezzerie. Due
domestici in livrea collocano un trono alla destra dello spettatore
sul davanti della scena. Nel resto della sala i mobili brillano per
la loro assenza.
Comprimario--Comprimaria.
COMPRIMARIO (_dalla porta a destra_).
Nessuno ancor....
COMPRIMARIA (_dalla porta a sinistra_).
Nessuno.
COMPRIMARIO (_vedendo Comprimaria_).
Qualcuno è là....
COMPRIMARIA (_vedendo Comprimario_).
Qualcuno!
COMPRIMARIO (_avanzandosi_).
Qual buon vento vi porta?
COMPRIMARIA. E voi perchè accorreste?
COMPRIMARIO. Degli abiti di gala Baritono si veste....
COMPRIMARIA. Anche la Primadonna deve cambiar vestito....
Bisogna darle tempo....
COMPRIMARIO. Benissimo! ho capito....
Ci vorrà molto ancora?...
COMPRIMARIA. Passai dal camerino
Mentre stava indossando il manto d'ermellino....
COMPRIMARIO. Poi, si sa bene, a prendere un più vivace aspetto,
Convien di tempo in tempo rinfrescare il belletto....
COMPRIMARIA. Il pubblico frattanto, che nulla ci comprende,
Crede che noi cantiamo e con pazienza attende....
COMPRIMARIO. Tieni bassa la voce....
COMPRIMARIA. A gridar non mi arrischio....
Lasciam fare all'orchestra....
COMPRIMARIO (_voltandosi con vivacità_).
Credo udir qualche fischio....
COMPRIMARIA. Un fischio!... un altro ancora mi par d'averne udito....
COMPRIMARIO. Che pubblico imbecille!...
COMPRIMARIA (_osservando verso la scena_).
Baritono è vestito....
COMPRIMARIO. Egli con Primadonna si avanza...
COMPRIMARIA (_parlando verso le quinte_).
Presto!... fuori!...
Venisse un colpo secco a tutti i fischiatori!
COMPRIMARIO (_inchinandosi verso la quinta_)
Avanzatevi, o prence.... (_sottovoce_) (Il pubblico è fremente).
COMPRIMARIA. Regina, a voi mi prostro....
(_sottovoce_) Vi pigli un accidente!
SCENA V.
Baritono--Primadonna--Frate profondo
indi Coristi, Coriste e Comparse in costumi di tutte le epoche.