NOTE:

[441] Valentiniano fu meno sollecito della religion del suo figlio,

poichè affidò l'educazion di Graziano ad Ausonio, dichiarato Pagano

(_Mem. de l'Academ. des Inscr. T. XV. p. 125-138_). La fama poetica

d'Ausonio condanna il gusto del suo secolo.

[442] Ausonio fu gradatamente promosso alla Prefettura del Pretorio

dell'Italia (nell'anno 377) e della Gallia (nell'anno 378) ed in fine fu

insignito del Consolato (l'anno 379). Egli espresse la sua gratitudine

con un servile ed insipido tratto d'adulazione (_Actio gratiarum p.

699-736_), che è sopravvissuto ad altre produzioni più degne.

[443] _Disputare de principali judicio non opportet: sacrilegii enim

instar est dubitare, an is dignus sit, quem elegerit Imperator: Cod.

Justin. l. IX. Tit. XXIX. leg. 3_. Questa legge sì ragionevole fu

confermata e pubblicata dopo la morte di Graziano dalla debole Corte di

Milano.

[444] Ambrogio compose per istruzione di lui un trattato teologico sulla

fede della Trinità: e Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 158. 169_)

attribuisce all'Arcivescovo il merito delle intolleranti leggi di

Graziano.

[445] _Qui divinae legis sanctitatem nesciendo omittunt, aut negligendo

violant et offendunt, sacrilegium committunt: Cod. Just. l. IX. Tit.

XXIX. leg_. Teodosio invero può pretender la sua parte nel merito di

questa estesa legge.

[446] Ammiano (XXXI. 10) e Vittore il Giovane riconoscono le virtù di

Graziano, ed accusano o piuttosto deplorano il depravato suo gusto.

L'odioso paralello di Commodo è addolcito dall'espressione: _licet

incruentus_, e forse Filostorgio (l. X. c. 10. _col Gotofred. pag. 412_)

ha mitigato con qualche riserva simile la comparazion di Nerone.

[447] Zosimo (l. IV. p. 247) e Vittore il Giovane attribuiscono la

rivoluzione al favor degli Alani ed al disgusto delle truppe Romane.

_Dum exercitum negligeret, et paucos ex Alanis, quos ingenti auro ad se

transtulerat, anteferret veteri ac Romano militi._

[448] _Britannia fertilis provincia tyrannorum:_ È una memorabile

espressione adoperata da Girolamo nella controversia Pelagiana, e

variamente interpretata nelle dispute dei nazionali nostri Antiquari.

Pare che le rivoluzioni del secolo passato giustifichino l'immagine del

sublime Bossuet: «Cette isle plus orageuse que les mers qui

l'environnent».

[449] Zosimo dice dei soldati Britannici: των αλλων απαντων πλεον

αυθαδεια και θυμῳ: _son molto superiori a tutti gli altri in arroganza

ed in ardire._

[450] Elena figlia d'Eudda. Può vedersi ancora la sua cappella a

Caer-Segont, ora Caer-Noarvon (_Carte Istor. d'Inghil. Vol. I. p. 168_

dalla Mona antiqua di Rowland). Il prudente lettore non sarà

probabilmente soddisfatto di tal testimonianza Gallese.

[451] Cambden (_Vol. I. Introd._ p. 101) lo caratterizza governatore

della Britannia, ed il padre delle nostre antichità vien seguitato,

com'è solito, dai ciechi suoi figli. Pacato e Zosimo avean preso qualche

cura per impedir quest'errore o favola; ed io mi difenderò con le

decisive loro testimonianze. _Regali habitu exulem suum, illi exules

orbis induerunt (in Paneg. vet. XII. 23_) e l'Istorico Greco con molto

minor equivoco, αυτοϛ (Maximus) δε ουδου εις αρχην εντιμον ετυχη

προελθων (_lib. IV. p. 248) esso poi non era costituito in onorevol

comando_.

[452] Sulpic. Sever. _Dial_. II. 7. Orosio l. VII. c. 34. p. 556.

Ambidue riconoscono (Sulpicio era stato suo suddito) l'innocenza ed il

merito d'esso. Egli è ben singolare, che Massimo sia stato trattato meno

favorevolmente da Zosimo, parziale avversario del suo rivale.

[453] L'Arcivescovo Usserio (_Antiq. Britann. Eccl. p. 107, 108_) ha

diligentemente raccolto le leggende dell'Isola e del Continente. Tutta

l'emigrazione consisteva in 30000 soldati e 100000 plebei, che si

stabilirono nella Brettagna. Le spose loro destinate, cioè S. Orsola con

11000 nobili Vergini, e 60000 plebee, sbagliarono la strada, preser

terra a Colonia, e furono crudelissimamente trucidate dagli Unni. Ma le

sorelle plebee vennero defraudate di tal onore: e quel che è più strano,

Giovanni Tritemio pretende di far menzione dei _figli_ di queste Vergini

Britanniche.

[454] Zosimo (l. IV. p. 248. 249) ha trasferito la morte di Graziano da

_Lugdunum_ (Lione) nella Gallia a _Singidunum_ nella Mesia. Possono

rilevarsi alcuni cenni dalle Croniche, e scuoprirsi alcune falsità in

Sozomeno (l. VII. c. 13) ed in Socrate (l. V. c. 11). Ambrogio è la

nostra guida più autentica (Tom. I. _Enarrat. in Psalm._ 61. p. 961.

Tom. II. Epist. 24. p. 888, ec. _et de Obitu. Valent. Consol._ n. 28. p.

1182).

[455] Pacato (XII. 68) celebra la fedeltà di Mellobaude, mentre nella

Cronica di Prospero si nota il suo tradimento come la causa della rovina

di Graziano. Ambrogio, che ha motivo di pensare a scolpare se stesso,

non condanna che la morte di Vallio, servo fedele di Graziano (Tom. II.

ep. 24 p. 891. _Ed. Benedict._)

[456] Egli si protesta, _nullum ex adversariis nisi in acie occubuisse_:

Sulpic. Sever. _in vit. B. Martin, a. 23._ L'orator di Teodosio accorda

una ripugnante, e pure autorevol lode alla clemenza di Massimo: _si cui

ille, pro ceteris sceleribus suis, minus crudelis fuisse videtur. Paneg.

vet. XII. 28._

[457] Ambrogio fa menzione di quelle leggi di Graziano, _quas non

abrogavit hostis: Tom._ II. _epist._ 17. _p._ 827.

[458] Zosimo l. IV. p. 251. 252. Noi possiamo ben disapprovare questi

odiosi sospetti; ma non possiamo tralasciare il trattato di pace, che

gli amici di Teodosio hanno assolutamente dimenticato, o ne han fatta

leggiera menzione.

[459] L'Arcivescovo di Milano, oracolo del Clero, assegnò al suo

discepolo Graziano un sublime e rispettabile posto nel Cielo. Tom. II.

_de Obit. Val. Consol. p._ 1193.

[460] Pel Battesimo di Teodosio vedansi Sozomeno (l. VII c. 4) Socrate

(l. V. c. 6) e Tillemont (_Hist. des Emper. Tom._ V. _p._ 728).

[461] Ascolio o Acolio fu onorato dall'amicizia e dalle lodi d'Ambrogio,

che lo chiama: _murus fidei atque sanctitatis_ (Tom. II. ep. 15 p. 820),

e quindi celebra la sua prontezza e diligenza in correre da

Costantinopoli in Italia, ec. (_epist._ 16. _p._ 822) virtù, che non

conviene nè ad un _muro_ nè ad un _Vescovo_.

[462] _Cod. Teod. lib._ XVI. _Tit._ I. _leg._ 2. _col Comment. del_

Gotofredo _Tom._ VI. _p._ 5-9. Tale editto meritava le più alte lodi del

Baronio: _auream sanctionem, edictum pium et salutare. Sic itur ad

astra_.

[463] Sozomeno l. VII. c. 6. Teodoreto l. V. c. 16. Al Tillemont (_Mem.

Eccles. Tom._ VI. _p._ 627, 628) dispiacciono i termini di _rozzo

Vescovo, e d'oscura città_. Pure bisogna che mi si permetta di credere,

che Anfilochio ed Icone fosser oggetti d'inconsiderabil grandezza

nell'Impero Romano.

[464] Sozomeno l. VII. c. 5. Socrat. l. V. c. 7. Marcellin. _in Chron._

Bisogna cominciare il computo dei quarant'anni dall'elezione o

intrusione d'Eusebio, che saggiamente cambiò il Vescovato di Nicomedia

con la sede di Costantinopoli.

[465] Vedi Jortin _Osservaz. sull'Istor. Eccl. Vol. IV. p._ 71.

L'Orazione trentesimaterza di Gregorio Nazianzeno somministra invero

qualche idea simile, ed alcune anche più ridicole; ma io non ho potuto

trovar le parole di questo notabile passo, che adduco sulla fede d'un

esatto ed ingenuo erudito.

[466] Vedi l'Orazione 32 di Gregorio Nazianzeno, ed il racconto ch'egli

ha fatto della sua vita in 1800 versi jambici. Pure ogni Medico è

disposto ad esagerare l'inveterata natura della malattia ch'egli ha

curata.

[467] Io mi confesso altamente obbligato alle due vite di Gregorio

Nazianzeno, composte, con molto diverse mire dal Tillemont (_Mem.

Eccles. Tom._ IX. _p._ 305-560, 695-741) e dal Le Clerc. (_Bibliot.

Univ. Tom._ XVII. _p._ 1. 128).

[468] A meno che Gregorio Nazianzeno non abbia fatto l'error di

trent'anni nella sua propria età, egli era nato, ugualmente che Basilio,

suo amico, circa l'anno 329. L'anticipata cronologia di Suida si è

ricevuta favorevolmente, perchè toglie lo scandalo, che il padre di

Gregorio, ancor egli santo, generasse figli dopo d'esser divenuto

Vescovo (Tillemont _Mem. Eccles. Tom._ IX. _p._ 693-769).

[469] Il Poema di Gregorio sulla propria vita contiene alcuni bei versi

(Tom. II. p. 9), che nascono dal cuore, ed esprimono i torti d'una

ingiuriata e perduta amicizia.

.... πονοι κονοι λογων,

Ομοςεγος τε και σινεςιος βιος

Νους εις εν αμφοιν

Διεσκεδασαι παντα ερριπται χαμαι

Αυραι φερουσι τας παλαιας ελπιδας

... _Eran comuni le fatiche dai ragionamenti, famigliare e congiunta la

vita, un animo in ambidue ... Tutto si è dissipato, è caduto a terra, i

venti portano via le antiche speranze._

Nel Sogno della Notte di Mezza State, Elenia fa l'istesso patetico

lamento all'amico Ermia.

_Is all the counsel that we two have shared,_

_The sister's vows, ecc._

«Fra noi due comune abbiamo ogni consiglio, i voti della sorella ec.»

Shakespeare non aveva mai letto i poemi di Gregorio Nazianzeno, egli non

sapeva la lingua Greca: ma la sua madre lingua, cioè quella della

natura, è l'istessa nella Cappadocia e nell'Inghilterra.

[470] Questo svantaggioso ritratto di Sasima è preso da Gregorio

Nazianzeno (_Tom._ II. _de vita sua p._ 7. 8). Nell'Itinerario

d'Antonino se ne fissa la situazione precisa in distanza di quarantanove

miglia da Archelaide, e di trentadue da Tiana. (_p._ 144. _Edit.

Wesseling._).

[471] Si è reso immortale da Gregorio il nome di Nazianzo, ma si fa

menzione della sua patria sotto il nome Greco o Romano di Diocesarea da

Tillemont (_Memoir. Eccles. T._ IX. _p._ 692), da Plinio (VI. 3), da

Tolomeo e da Ierocle (_Itin. Wesseling p._ 709 ). Sembra che fosse

situata sul confine dell'Isauria.

[472] Vedi Du Cange _Const. Christ._ l. IV. p. 141. 142. La Θεια

δυναμις _Divina forza_ di Sozomeno (l. VII. c. 5) viene interpretata

per Maria Vergine.

[473] Tillemont (_Mem. Eccl. Tom._ IX. _p._ 432. ec. ) diligentemente

raccoglie, estende e spiega gli oratorj e poetici tratti di Gregorio

medesimo.

[474] Ei recitò un'orazione (_Tom._ I. _Orat._ XXIII. _p._ 409) in sua

lode; ma dopo la lor contesa fu mutato il nome di Massimo in quello di

Erone (Vedi Girolamo _T._ I. _in Catal. Script. Eccles._ p. 301). Io

tocco di volo tali personali ed oscure discordie.

[475] Sotto il modesto velo d'un sogno, Gregorio (T. II. _Carm._ IX.

_p._ 78) descrive il proprio buon successo con qualche umana

compiacenza. Pure dalla famigliare conversazione di lui con S. Girolamo,

suo discepolo (_Tom. I. Epist. ad Nepotian. p._ 14), parrebbe, che il

predicatore sapesse il vero valore dell'applauso popolare.

[476] _Lacrymae auditorum laudes tuae sint_: questo è il vivace e

giudizioso parere di S. Girolamo.

[477] Socrate (l. V. c. 7) e Sozomeno (l. VII. c. 5) riferiscono

l'evangeliche parole ed azioni di Damofilo, senza neppure una parola

d'approvazione. Egli riflettè, dice Socrate, ch'è difficile _resistere_

ai potenti: ma era facile, e sarebbe stato vantaggioso il

_sottomettersi_.

[478] Vedi Gregor. Naz. _Tom._ II. _de vita sua p._ 21. 22. Il Vescovo

di Costantinopoli, per istruzione della posterità, fa menzione di uno

stupendo prodigio. Nel mese di Novembre era una mattinata nuvolosa; ma

quando la processione entrò in Chiesa, comparve il Sole.

[479] Frai tre storici Ecclesiastici, il solo Teodoreto (l. V. c. 2) ha

rammentato quest'importante commissione di Sapore, che il Tillemont

(_Hist. des Emper. Tom._ V. p. 728) ha giudiziosamente trasferito dal

regno di Graziano a quello di Teodosio.

[480] Io non fo conto di Filostorgio, quantunque faccia egli menzione

dell'espulsion di Damofilo (I. c. 19). L'Istorico Eunomiano si è

diligentemente fatto passare per un crivello cattolico.

[481] Le Clerc ha dato un curioso estratto (_Bibl. Univ. Tom._ XVIII. p.

91-105) dei discorsi Teologici che Gregorio Nazianzeno recitò a

Costantinopoli contro gli Arriani, gli Eunomiani, i Macedoniani ec. Ei

dice ai Macedoniani, che divinizzavano il Padre ed il Figlio senza lo

Spirito Santo, che essi potevano chiamarsi _Triteisti_ così bene che

_Diteisti_. Gregorio medesimo era quasi un triteista; e la sua monarchia

del Cielo somiglia una ben regolata aristocrazia.

[482] Il primo Concilio Generale di Costantinopoli adesso trionfa nel

Vaticano; ma i Papi lungamente avevano esitato sopra di esso, e la lor

dubbiezza rende perplesso, e fa quasi vacillare l'umile Tillemont _Mem.

Eccl. Tom._ IX. p. 499-500.

[483] Avanti la morte di Melezio, sei o otto de' suoi Preti più

popolari, fra' quali era Flaviano, avean rinunziato con giuramento, per

amor della pace, al Vescovato d'Antiochia. (_Sozomeno_ l. VII. c. 3. 11.

_Socrate_ l. V. c. 5). Il Tillemont si crede in dovere di non prestar

fede all'istoria; ma confessa che nella vita di Flaviano si trovano

molte circostanze, che non sembrano coerenti alle lodi del Grisostomo ed

al carattere d'un santo. (_Mem. Eccl._ T. X. p. 541).

[484] Si consulti Gregorio Nazianzeno (_de vita sua T._ II. p. 25-28).

Può vedersi la sua generale e particolare opinione del Clero e delle

adunanze di esso, tanto in verso quanto in prosa (_Tom. I. Orat. I. p._

33. _epist. LV._ p. 814. _T. II. carm. X_. p. 81). Tali passi vengono

leggermente indicati dal Tillemont, ed ingenuamente prodotti dal le

Clerc.

[485] Vedi Gregorio _Tom._ II. _de vita sua p._ 28-31. Le orazioni 17.

28. 32. furono pronunziate nelle varie scene di quest'azione. La

perorazione dell'ultima (Tom. I. p. 528) in cui dà un solenne addio agli

uomini ed agli Angeli, alla Città ed all'Imperatore, all'Oriente ed

all'Occidente ec., è patetica e quasi sublime.

[486] Sozomeno attesta la capricciosa ordinazion di Nettario (l. VII. c.

8), ma il Tillemont osserva (_Memoir. Eccles. Tom._ IX. _p._ 719) che

«après tout, ce narré de Sozomene est si honteux pour tous ceux qu'il y

mèle, et sur-tout pour Théodose, qu'il vaut mieux travailler à le

détruire, qu'à le soutenir»: ammirabile regola di critica!

[487] Io intendo solamente di dire, che tale era la naturale sua indole,

quando non era infiammata o indurita dallo zelo religioso. Dal suo

ritiro, egli esorta Nettario a perseguitar gli Eretici di

Costantinopoli.

[488] Vedi _Cod. Teodos, lib. XVI. Tit. V. leg. 6. 23_ col commento del

Gotofredo a ciascheduna legge, ed il suo sommario generale o _Paratitlo:

Tom. VI. pag. 104-110._

[489] Essi facevan sempre la Pasqua, come gli Ebrei, nel decimoquarto

giorno del primo mese dopo l'equinozio di primavera, e così

pertinacemente opponevansi alla Chiesa Romana ed al Concilio Niceno, che

avea fissato la Pasqua in Domenica. Bingham. _Ant._ l. XX. c. 5. Vol.

II. p. 309. fol.

[490] Sozomeno l. VII. c. 12.

[491] Vedi l'Istoria Sacra di Sulpizio Severo (l. II. p. 447-455 _ed.

Lugd. Batav._ 1647) scrittore corretto ed originale. Il Dottor Lardner

(_Credibil ec. Part. II. Vol. IX. p. 256, 340_) ha lavorato

quest'articolo con pura erudizione, con moderazione e buon senso. Il

Tillemont (_Mem. Eccles. T. VIII. p. 491-527_) ha ammucchiato tutta la

spazzatura dei Padri: l'utile spazzino!

[492] Severo Sulpizio parla con istima e pietà dell'arcieretico: _Felix

profecto, si non pravo studio corrupisset optimum ingenium: prorsus

multa in eo animi et corporis bona cerneres_ (_Hist. Sacr. l. II. p.

439_). Anche Girolamo (_Tom. I. in Script. Eccl. p. 202_) parla con

moderazione di Priscilliano e di Latroniano.

[493] Questo Vescovato (nella vecchia Castiglia) rende presentemente

20000 ducati l'anno (Busching _Geog. Vol. II. p. 308_), ed è perciò

assai meno atto a produrre l'autore d'una nuova eresia.

[494] _Exprobabatur mulieri viduae nimia religio et diligentius culta

divinitas_ (Pacat. _in paneg. vet. XII. 29_). Tal era l'idea d'un umano,

quantunque ignorante politeista.

[495] Uno di essi fu mandato _in Syllinam insulam, quae ultra Britanniam

est._ Qual esser doveva l'antico stato degli scogli di Scilly (Cambden

_Britann. Vol. II. p. 1519_)?

[496] Le scandalose calunnie di Agostino, di Leone Papa ec. che il

Tillemont ingoia come un fanciullo, e Lardner confuta da uomo, possono

suggerire qualche ingenuo sospetto in favore degli antichi Gnostici.

[497] Ambrog. Tom. II. _epist._ 24. P. 891.

[498] Sulpizio Severo nell'Istoria Sacra, e nella vita di S. Martino usa

qualche cautela; ma si dichiara più liberamente nei dialoghi (III. 15).

Martino però fu ripreso dalla propria coscienza e da un Angelo; nè potè

in seguito far de' miracoli sì facilmente.

[499] Tanto il Prete Cattolico (_Sulpic. Sev. l._ II. _p._ 448) quanto

l'Oratore Pagano (_Pacat. in Paneg. vet._ XII. 29) disapprovano con

uguale indignazione il carattere e la condotta d'Itacio.

[500] La vita di S. Martino, ed i dialoghi intorno a' suoi miracoli,

contengono fatti adattati alla più grossolana ignoranza, in uno stile

non indegno del secolo d'Augusto. È così naturale la connessione fra il

buon gusto ed il buon senso, che mi fa sempre stupore questo contrasto.

[501] La breve e superficial vita di S. Ambrogio, scritta da Paolino suo

Diacono (_Append. ad edit. Bened. p. I. XV_) ha il pregio d'una

testimonianza originale. Il Tillemont (_Mem. Eccles. Tom. X._ p. 78-306)

e gli Editori Benedettini (p XXXI-LXIII) vi hanno lavorato con la solita

lor diligenza.

[502] Ambrogio medesimo (_Tom. II. ep. XXIV._ p. 888. 891) dà

all'Imperatore un assai spiritoso ragguaglio della sua ambasceria.

[503] La rappresentazione, ch'egli stesso fa dei suoi principj e della

sua condotta (_Tom. II. ep. XX. XXI. XXII. p. 851-880_), è uno dei più

curiosi monumenti d'antichità ecclesiastica. Essa contiene due lettere a

Marcellina sua sorella con una supplica a Valentiniano, ed il discorso

_de Basilicis non tradendis._

[504] Il Cardinale di Retz ebbe una simile ambasciata della Regina,

affinchè quietasse il tumulto di Parigi. Ciò non era più in suo potere:

_à quoi j'ajoutai tout ce que vous pouvez vous imaginer de respect, de

douleur, de regret et de soumission etc._ (Mém. T. I. p. 140). Io non

paragono certamente fra loro nè le cause nè le persone; ma il Coadiutore

medesimo aveva qualche idea (p. 84) d'imitar S. Ambrogio.

[505] Il solo Sozomeno (l. VII. c. 13), involge questo luminoso fatto in

una oscura e dubbiosa narrazione.

[506] _Excubabat pia plebs in Ecclesia mori parata cum Episcopo suo....

Nos adhuc frigidi excitabamur tamen civitate attonita atque turbata._

August. _Conf. l. IX. c. 7._

[507] Tillemont _Mem. Eccl. Tom._ II. p. 78, 498. Furono consacrate

molte Chiese in Italia, nella Gallia ec. a quest'incogniti Martiri, fra'

quali sembra che S. Gervasio sia stato più fortunato del suo compagno.

[508] _Invenimus mirae magnitudinis viros duos, ut prisca aetas ferebat.

Tom. II. epist. XXII. p. 875._ La grandezza di questi scheletri era

fortunatamente o artificiosamente adattata al popolar pregiudizio della

successiva decadenza della statura umana, ch'è prevalso in ogni secolo

fin dal tempo d'Omero.

_Grandiaque effossis mirabitur ossa sepulchris._

[509] Ambros. _T. II. ep._ XXII. p. 875. August. _Confess._ l. IX. c. 7

_de Civ. Dei_ l. XXII. c. 8. Paulin. _in vit. S. Ambros._ c. 14 _in

append. Bened. p. 4._ Il cieco aveva nome Severo, ei toccò la sacra

veste, ricuperò la vista, e consacrò il resto della sua vita (almeno per

venticinque anni) al servizio della Chiesa. Io raccomanderei questo

miracolo a' nostri Teologi, se non provasse il culto delle reliquie,

ugualmente che la fede Nicena.

[510] Paulin. _in vit. S. Ambros. c. 5. in app. Bened. p. 5._

[511] Tillemont. _Mem. Eccl. Tom. X._ p. 190, 750. Egli accorda

parzialmente la mediazione di Teodosio, e capricciosamente rigetta

quella di Massimo, quantunque si attesti da Prospero, da Sozomeno e da

Teodoreto.

[512] La modesta censura di Sulpicio (_Dial._ III. 15) gli porta una

ferita molto più profonda, che la debole declamazione di Pacato (XII.

25, 26).

[513] _Esto tutior adversus hominem pacis involucro tegentem._ Tale fu

il prudente avviso d'Ambrogio (_Tom. II. p. 891_) dopo che fu tornato

dalla sua seconda ambasceria.

[514] Il Baronio (an. 387. n. 63) applica a questo tempo di pubblica

calamità alcuni de' sermoni penitenziali dell'Arcivescovo.

[515] Zosimo riferisce la fuga di Valentiniano, e l'amor di Teodosio per

la sorella di esso (l. IV. p. 263. 264). Il Tillemont produce alcune

deboli ed ambigue testimonianze per anticipare il secondo matrimonio di

Teodosio (_Hist. des Emper. Tom. V._ p. 740), e conseguentemente per

confutare _ces contes de Zosime, qui seroient trop contraires à la piété

de Théodose._

[516] Vedi Gotofred. _Cronol. delle leggi Cod. Theod. T. I. p. XCIX._

[517] Oltre i cenni che possono raccogliersi dalle croniche e

dall'Istoria Ecclesiastica, Zosimo (l. IV. p. 259. 267), Orosio (l. VII.

c. 35.) e Pacato (_Paneg. vet_. XII. 30. 48) somministrano gli sconnessi

e scarsi materiali di questa guerra civile. Ambrogio (Tom. II. _Epist_.

40. p. 952-953.) allude oscuramente ai ben noti fatti della sorpresa

d'un magazzino, d'un'azione a Petavio, d'una vittoria, forse navale,

nella Sicilia ec. Ausonio applaudisce al merito singolare ed alla buona

fortuna d'Aquileia.

[518] _Quam promptum laudare Principem, tam tutum siluisse de Principe_

(Pacat. _in Paneg. vet. XII. 2_). Latino Pacato Drepanio, nativo della

Gallia, recitò quest'orazione a Roma (l'anno 388). Egli di poi fu

Proconsole dell'Affrica: ed Ausonio, suo amico, lo loda come un Poeta,

inferiore solo a Virgilio, (Vedi Tillemont _Hist. des Emper. Tom. V. p.

303_).

[519] Vedasi un bel ritratto di Teodosio fatto da Vittore il Giovane; i

delineamenti sono distinti, ed i colori ben fusi. La lode di Pacato è

troppo generale, e Claudiano pare che sempre tema d'esaltare il padre

sopra il figlio.

[520] Ambrog. Tom. II. _epist_. 40. p. 955. Pacato, per mancanza di

cognizione o di coraggio, tralascia questa gloriosa circostanza.

[521] Pacat. _in Paneg. vet. XII. 20_.

[522] Zosimo l. IV. p. 271. 272. La sua parziale testimonianza porta

seco l'aria di verità e di candore. Ei nota queste vicende di pigrizia e

di attività non già come un vizio, ma come una singolarità nel carattere

di Teodosio.

[523] Tal collerico temperamento si confessa e si scusa da Vittore. _Sed

habes_ (dice S. Ambrogio con decente e viril contegno al suo Sovrano)

_naturae impetum, quem si quis lenire velit, cito vertes ad

misericordiam: si quis stimulet, in magis exsuscitas, ut eum revocare

vix possis: (Tom. II. Epist. 51. p. 998_), Teodosio (ap. Claudian. _in

IV. Cons. Hon. 866. etc_.) esorta il figlio a moderar la sua collera.

[524] Tanto i Cristiani che i Pagani erano d'accordo nel credere che i

demonj suscitato avessero la sedizione d'Antiochia. Si facea veder per

le strade, dice Sozomeno (l. VII. c. 23), una donna gigantesca con una

sferza in mano. Un vecchio, dice Libanio (_Orat_. XII. p. 396) si

trasformò in giovane, e quindi in fanciullo.

[525] Zosimo nel suo breve e non ingenuo racconto (l. IV. p. 258. 259),

erra sicuramente in mandare Libanio stesso a Costantinopoli. Le proprie

orazioni di lui indicano, che restò in Antiochia.

[526] Libanio (_Orat. I. p. 6. Edit. Venet_.) dichiara, che sotto un

regno di quella sorte, il timor del macello era senza fondamento ed

assurdo, specialmente, nell'assenza dell'Imperatore, poichè la sua

presenza, secondo l'eloquente schiavo, avrebbe potuto legittimare gli

atti più sanguinosi.

[527] Laodicea sulla costa marittima, settantacinque miglia distante da

Antiochia (vedi Noris _Epoch. Syro-Maced. Diss. 3. p. 230_). Gli

Antiocheni si stimarono offesi, che la città di Seleucia, lor

dipendente, ardisse d'interceder per loro.

[528] Siccome i giorni del tumulto dipendono dalla festa mobile di

Pasqua, essi non si posson determinare, se non ne venga prima fissato

l'anno. Dopo ricerche assai laboriose si è preferito l'anno 387 dal

Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 741. 744_), e dal Montfaucon

(_Chrys. T. XIII. p. 105-110_).

[529] Grisostomo contrappone il loro coraggio, che non portava seco gran

rischio, alla codarda fuga dei Cinici.

[530] Si rappresenta la sedizione d'Antiochia in una maniera vivace, e

quasi drammatica da due Oratori, ciascheduno dei quali ha la sua dose

d'interesse e di merito. Vedasi Libanio (_Orat. XIV. XV. p. 389. 420.

Edit. Morel, Orat. I. p. 1-14. Venet. 1754_), e le venti orazioni di S.

Gio. Grisostomo _de statuis_ (T. II. p. 1-225. _edit. Montfaucon_). Io

non pretendo ad una gran famigliarità personale con Grisostomo: ma il

Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 263. 283_), e l'Hermant (_Vie de

S. Chrysost. Tom. I. p. 137-224_) l'avevan letto con più curiosità e

diligenza.

[531] La testimonianza originale d'Ambrogio (T. II. ep. 51, p. 998),

d'Agostino (de Civ. Dei v. 26) e di Paolino (in vit. Ambros. c. 24), si

manifesta in generali espressioni di orrore e di compassione. Essa poi

viene illustrata dalle successive e disuguali autorità di Sozomeno (l.

VII. c. 25), di Teodoreto (l. V. c. 17), di Teofane, (Chronogr. p. 62),

di Cedreno (p. 317), e di Zonara (Tom. II. l. 13. p. 34). Il solo

Zosimo, parzial nemico di Teodosio, non si sa per qual causa passa sotto

silenzio la peggiore delle sue azioni.

[532] Vedasi tutto questo fatto appresso Ambrogio (_Tom. II. epist. 60.

61. p. 946-956_), e Paolino di lui biografo (c. 23). Bayle e Barbeirac

(_Moral des Peres c. 17. p. 325_. ec.) hanno giustamente condannato

l'Arcivescovo.

[533] Il suo discorso è una strana allegoria della verga di Geremia, di

un albero di mandorle, della donna che bagnò ed unse i piedi di Cristo:

ma la perorazione è diretta e personale.

[534] _Hodie, Episcope, de me proposuisti_. Ambrogio lo confessò

modestamente; ma con forza riprese Timesto, Generale di Cavalleria e

d'infanteria, che aveva ardito di dire, che i Monaci di Callinico

meritavan d'esser puniti.

[535] Ma cinque anni dopo, essendo lontano Teodosio dalla spirituale sua

guida, tollerò gli Ebrei, e condannò la distruzione delle loro

sinagoghe. (_Cod. Teod. l. XVI. Tit. VIII. leg. 9 col comment. del

Gotofredo Tom. VI. p. 225_).

[536] Ambros. _Tom. II. Ep. 51 p. 997-1001_. La sua lettera è una

miserabile cantilena sopra un nobil soggetto. Ambrogio sapeva meglio

operare, che scrivere. Le sue composizioni sono prive di gusto o di

genio, senza lo spirito di Tertulliano, la copiosa eleganza di

Lattanzio, il vivace sapere di Girolamo o la grave energia di Agostino.

[537] Secondo la disciplina di S. Basilio (_can. 56_), l'omicida

volontario per _quattro_ anni era piangente: _cinque_ audiente, _sette_

prostrato; e _quattro_ consistente. Io ho l'originale (Beveridge _Pand.

Tom. 2. p. 47, 151)_ ed una traduzione (Chardon _Hist. des Sacrem. T. 4,

p. 219-277_) delle Epistole Canoniche di S. Basilio.

[538] La penitenza di Teodosio viene autenticamente descritta da

Ambrogio (_Tom. VI. de obit. Theod. c. 34. p. 1207_), da Agostino (_de

civ. Dei v. 26_), e da Paolino (_in vit. Ambros. c. 24_). Socrate è

ignorante, e Sozomeno (_l. VII. c. 25_) succinto; e bisogna servirsi con

cautela della copiosa narrazione di Teodoreto.

[539] _Cod. Theod. l. IX. tit. 40. leg. 13._ La data e le circostanze di

questa legge portano seco delle difficoltà; ma io mi sento inclinato a

favorire gli onesti sforzi del Tillemont (_Hist. des Emp. Tom. V. p.

721_), e del Pagi, (_Crit. Tom. I. p. 158_).

[540] _Un prince, qui aime la religion, et qui la craint, est un lion

qui cède à la main qui le flatte, ou à la voix qui l'appaise._ Esprit

des loix l. XXIV. c. 2.

[541] Τουτο περι τους ευερλνειας καθηκον εδοξεν ειναι, _ciò

parve che fosse decente verso i benefattori_. Tal'è l'avara lode di

Zosimo stesso (l. IV. p. 267). Agostino dice con qualche felicità

d'espressione: _Valentinianum... misericordissima veneratione

restituit_.

[542] Sozomeno l. VII. c. 14. La sua cronologia è molto irregolare.

[543] Vedi Ambrogio, _Tom. II. de obit. Valentin. c. 15. ec. p. 1178. c.

36. ec. p. 1184_. Allorchè il giovane Imperatore faceva un trattamento,

digiunava egli stesso; ricusò di vedere una bella attrice ec. Poichè

ordinò che le sue fiere fossero uccise, il rimprovero d'aver amato quel

divertimento appresso Filostorgio (l. XI. c. 1.) non è generoso.

[544] Zosimo (l. IV. p. 275) loda il nemico di Teodosio. Ma egli è

detestato da Socrate (l. V. c. 25) e da Orosio (l. VII. c. 35).

[545] Gregorio di Tours (_l. 2. c. 9. p. 165. nel secondo volume degli

Istorici di Francia_) ci ha conservato un curioso frammento di Sulpicio

Alessandro, istorico molto più valutabile di lui medesimo.

[546] Il Gotofredo (_dissert. ad Philostorg. p. 428-434_) ha

diligentemente raccolto tutte le circostanze della morte di Valentiniano

II. Le variazioni e l'ignoranza degli scrittori contemporanei provano

che essa fu segreta.

[547] _De obitu Valentin. Tom. II: p. 1173. 1196_. Egli è costretto ad

usare un linguaggio discreto ed oscuro: pure è molto più ardito di

quello che alcun laico, o forse qualunque altro Ecclesiastico si sarebbe

arrischiato di essere.

[548] Vedi c. 51. _p. 1188. c. 75. p. 1193_. Dom Chardon (_Hist. des

Sacrem. Tom. I. p. 86_), che confessa che S. Ambrogio sostiene col

maggior vigore l'_indispensabile_ necessità del Battesimo, stenta a

conciliare la contraddizione.

[549] _Quem sibi Germanus famulum delegerat exul_. Tal'è la disprezzante

espressione di Claudiano (_IV Cons. Hon. 74_). Eugenio professava il

Cristianesimo; ma è probabile in un grammatico, che fosse in segreto

attaccato al Paganesimo (Sozomen. l. VII. c. 22 Filostorg. l. XI. c. 2),

e quasi l'assicurerebbe l'amicizia di Zosimo (l. IV. p. 276, 277).

[550] Zosimo (l. IV. p. 278) fa menzione di quest'ambasceria; ma

un'altra storia lo distrae dal riferirne l'evento.

[551] Συνεταραξεν η τουτου γαμετη Γαλλα βασιληια τον αδελφον

ολοφυρομενη: _l'eccitò l'Imperatrice Galla, sua moglie, che piangeva

il fratello_. Zosimo l. IV. p. 278. In seguito dice (p. 280), che Galla

morì di parto, e riferisce che fu estrema l'afflizione del marito, ma

breve.

[552] Licopoli è la moderna _Siut_, ossia _Osiot_, città di Said, della

grandezza incirca di S. Denis, che fa un vantaggioso commercio col regno

di Sennaar; ed ha una molto conveniente fontana, _cujus potu signa

virginitatis eripiuntur_. Vedi Danville (_Descr. de l'Egypt. p. 171_),

Abulfeda (_Desc. Aegipt. p. 74_) e le curiose annotazioni (p. 25. 92)

del suo editore Michaelis.

[553] Fu descritta la vita di Giovanni di Licopoli da due dei suoi

amici, da Ruffino (l. II. c. 1. p. 449) e da Palladio (Hist. Laus. c. 43

p. 738) nella gran Collezione delle Vitae Patrum di Rosvveide. Il

Tillemont (_Mem. Eccles. T. X. p. 718. 720_) ne ha determinata la

cronologia.

[554] Sozomeno l. VII. c. 22. Claudiano (_in Eutrop. l. I. 311_) fa

menzione del viaggio dell'Eunuco: ma deride col maggior disprezzo i

sogni Egiziani, e gli oracoli del Nilo.

[555] Zosimo l. IV. p. 280. Socrat. l. VII. 10,. Alarico medesimo (de

bello Get. 524) si ferma con più compiacenza sulle sue prime imprese

contro i Romani.

.... _Tot Augustos Hebro qui teste fugavi_:

Pure la sua vanità difficilmente avrebbe potuto provare questa

_pluralità_ d'Imperatori fuggitivi.

[556] Claudiano _in IV. Cons. Honor_. 77. ec. pone a confronto i disegni

militari dei due usurpatori.

_.... Novitas audere priorem_

_Suadebat, cautumque dabant exemplo sequentem._

_Hic nova moliri praeceps: hic quaerere tuta_

_Providus. Hic fusis; collectis viribus ille._

_Hic vagus excurrens; hic intra claustra reductus._

_Dissimiles; sed morte pares..._

[557] Il Frigido, piccolo, quantunque memorabile fiume nella Gorizia,

ora chiamato Vipao, si getta nel Sonzio, o Lisonzo sopra Aquileia in

distanza di qualche miglio dal mare Adriatico. Vedi Danville _Cart.

Antich. Mod. e l'Italia Antiqua_ del Cluverio Vol. I. p. 188.

[558] Lo spirito di Claudiano è intollerabile: la neve era tinta di

rosso; il freddo fiume fumava; ed il canale avrebbe dovuto riempirsi di

cadaveri, se non si fosse accresciuta la corrente dal sangue.

[559] Teodoreto asserisce, che comparvero al vigilante o addormentato

Imperatore S. Giovanni e S. Filippo a cavallo. Questo è il primo esempio

della cavalleria apostolica, che divenne poscia sì popolare in Ispagna

ed al tempo delle Crociate.

[560]

_Te propter gelidis Aquilo de monte procellis_

_Obruit adversus acies, revolutaque tela_

_Vertit in auctores, et turbine repulit hastas,_

_O nimium dilecte Deo, cui fundit ab antris_

_Aeolus armatas hyemes, cui militat aether,_

_Et conjurati veniunt ad classica venti!_

Questi famosi versi di Claudiano (_in III. Cons. Hono. 93. an. 396_) son

riferiti dai suoi contemporanei Agostino ed Orosio, che sopprimono la

Pagana Divinità d'Eolo; ed aggiungono alcune circostanze, che avevan

sapute dai testimoni di veduta. Dentro i quattro mesi dopo la vittoria,

fu essa paragonata da Ambrogio alle vittorie miracolose di Mosè e di

Giosuè.

[561] Hanno raccolto gli avvenimenti di questa guerra civile Ambrogio

(Tom. II. ep. 62 p. 1022), Paolino (_in vit. Ambros._ c. 26-34),

Agostino (_De Civ. Dei_ V. 26), Orosio (l. VII. c. 35), Sozomeno (l.

VII. c. 24). Teodoreto (l. V. c. 24), Zosimo (l. IV. p. 281 ec.),

Claudiano (_in III. Con. Hon. 63-105. in IV. Cons. Honor. 70-117_) e le

Croniche pubblicate dallo Scaligero.

[562] Questa malattia, da Socrate (l. V. c. 26) attribuita alle fatiche

della guerra, si rappresenta da Filostorgio (l. XI. c. 2) come un

effetto di pigrizia e d'intemperanza; perlochè Fozio lo chiama uno

sfacciato mentitore; (Gotofredo _Diss. p. 438_).

[563] Zosimo suppone, che il fanciullo Onorio accompagnasse suo padre

(l. IV. p. 280). Pure l'espressione _quanto flagrabant pectora voto_, è

tutto quello che l'adulazione potè permettere ad un poeta contemporaneo,

il quale chiaramente descrive la negativa dell'Imperatore, ed il viaggio

d'Onorio _dopo_ la vittoria (Claudiano _in III. Cons. 78-125_).

[564] Zosimo l. IV. p. 244.

[565] Veget. _de re milit._ l. I. c. 10. La serie delle calamità, che

egli nota, ci costringe a credere, che l'Eroe a cui dedica il suo libro,

sia l'ultimo ed il meno glorioso dei Valentiniani.

Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 05 · 第 22 / 35 题