[305] È tale il cattivo gusto d'Ammiano (XXVI; 10) che non è facile il
distinguere in esso i fatti dalle metafore. Pure egli positivamente
asserisce d'aver veduto lo scheletro imputridito d'una nave _ad secundum
lapidem_, a Metone o Modona nel Peloponneso.
[306] I terremoti e le innondazioni sono in varie guise descritte da
Libanio (_Orat. de ulcisc. Juliani nece. c. X. ap. Fabric. Biblioth.
Graec. Tom. VII. p. 158 con una dotta nota d'Oleario_,) da Zosimo (_l.
IV. p. 221_), da Sozomeno (_l. VI. c. 2_), da Cedreno (_p. 310-314_) e
da Girolamo (_in Chron. p. 186 e Tom. I. p. 250 in vit. Hilarion_.). La
città d'Epidauro sarebbe restata distrutta, se i prudenti cittadini non
avesser posto S. Illarione, monaco Egizio, sul lido. Egli vi fece il
segno della croce, la montagna si scosse, si fermò, piegossi, e tornò al
suo posto.
[307] Dicearco Peripatetico compose un trattato a posta per provare
questa verità ovvia, che non è la più onorevole alla specie umana:
Cicer. _de Offic_. II. 5.
[308] I primitivi Sciti d'Erodoto (l. IV. c. 47-57. 99. 101) avevano per
confini il Danubio e la palude Meotide, occupando uno spazio di 400
stadi (o 400 miglia Romane). Vedi Dauville _Mem. de l'Acad. Tom. XXV. p.
573-571_. Diodoro Siculo (Tom. I. _l. II. p. 155. Edit. Wesseling_) ha
notato i successivi progressi del nome e della nazione degli Sciti.
[309] I _Tatars_ o Tartari furono in origine una tribù; in seguito
rivali, e finalmente sudditi dei Mògolli. Nelle vittoriose armate di
Gengis-Kan e dei suoi successori, i Tartari formavano la vanguardia; ed
applicavasi a tutta la nazione il nome, che prima degli altri giungeva
alle orecchie degli stranieri: Freret _Hist. de l'Acad. Tom. XXV. p.
60_. Parlando di tutti o di alcuno dei popoli pastori settentrionali
dell'Europa o dell'Asia, promiscuamente mi servo dei nomi di _Sciti_ o
di _Tartari_.
[310] _Imperium Asiae ter quaesivere: ipsi perpetuo ab alieno Imperio
aut intacti aut invicti mansere_. Dal tempo di Giustino (II. 2.) in poi
essi hanno moltiplicato questo numero. Voltaire ha compendiato in poche
parole (Tom. X. p. 65. _Hist. Gener. c. 156_) le conquiste dei Tartari.
«Spesso sulle tremanti nazioni da lontano
«Ha la Scizia spirato il vivo nembo di guerra.
[311] Il quarto libro d'Erodoto somministra un curioso, benchè
imperfetto, ritratto degli Sciti. Fra' moderni che descrivono l'uniforme
loro vita, il Kan di Kowaresm Abulgazi Bahadur esprime i naturali suoi
sentimenti; e la sua storia genealogica dei Tartari è stata copiosamente
illustrata dagli editori Francesi e Inglesi. Carpin, Ascelin e Rubruquis
(_nell'Istor. dei viaggi Tom. VII_.) rappresentano i Mogolli del secolo
XIV. A queste guide ho aggiunto Gerbillon, e gli altri Gesuiti
(_Descript. de la Chine par du Halde Tom. IV_.) che hanno esattamente
osservato la Tartaria Chinese, e l'onesto ed intelligente viaggiatore
Bell d'Antermony (2. Vol. in 4. _Glasg_. 1763).
[312] Gli Usbecchi son quelli che più si sono allontanati dai lor
primitivi costumi 1. per causa della religion Maomettana che professano,
2. per il possesso che hanno delle città e delle raccolte della gran
Bucaria.
[313] _Il est certain, que, les grands mangeurs de viande sont en
général cruels et féroces plus que les autres hommes. Cette observation
est de tous les lieux et de tous les temps: la barbarie Anglaise est
connue: Emil. de Rousseau Tom. I. p. 274_. Qualunque sia l'opinione che
abbiamo di questa osservazione in generale, non accorderemo facilmente
la verità dell'esempio addotto. Le oneste querele di Plutarco ed i
patetici lamenti di Ovidio ci seducono la ragione con eccitar la nostra
sensibilità.
[314] Tali emigrazioni Tartare si sono scoperte dal sig. di Guignes
(_Hist. des Huns Tom._ I. II.) abile e laborioso interprete della lingua
Chinese, il quale ha aperto in tal guisa nuove ed importanti scene
nell'istoria dell'uman genere.
[315] I Missionari trovarono, che una pianura nella Tartaria Chinese,
distante non più d'ottanta leghe dalla gran muraglia, era superiore
tremila passi geometrici al livello del mare. Montesquieu, il quale ha
fatto uso ed abuso delle relazioni dei viaggiatori, deduce le
rivoluzioni dell'Asia da questa importante circostanza, che il caldo ed
il freddo, la debolezza e la forza si toccano fra loro senza una zona
temperata di mezzo: (_Esprit des Loix l. XXII. c. 3_).
[316] Petit de la Croix (_vie de Gengiskan l. III. c. 7_) rappresenta
tutta la gloria ed estensione della caccia Mogolla. I Gesuiti Gerbillon
e Verbiest seguivano l'Imperatore Kamhi nella caccia di Tartaria
(Duhalde _Descritp. de la Chine_ T. IV p. 81, 290. _edit. in fol._).
Kienlong, nipote di lui, che congiunge la disciplina dei Tartari con le
leggi e la cultura della China, descrive da poeta (_Elog. de Moukden_ p.
273. 285) i piaceri, che aveva spesso goduto alla caccia.
[317] Vedi il Tomo II. dell'Istoria genealogica dei Tartari, e le liste
dei Kan, al fine della vita di Gengis o Zingis. Nel regno di Timur, o
Tamerlano, uno de' suoi soggetti, discendente di Gengis, usava sempre il
regio nome di Kan, ed il conquistatore dell'Asia contentossi del titolo
d'Emir, o di Sultano. Abulgazi P. V. c. 4. D'Herbelot. _Bibl. Orien. p.
878._
[318] Vedi le diete dogli antichi Unni (De Guignes Tom. II. p. 26), ed
una curiosa descrizione di quelle di Gengis (_vie de Gengiskan. l. I. c
6. l. IV. c. 11_). Si fa menzione di tali assemblee frequentemente
nell'istoria Persiana di Timur, quantunque non servissero esse che a
confermar le risoluzioni del loro Signore.
[319] Montesquieu s'affatica per ispiegare una differenza, che non
sussiste, fra la libertà degli Arabi e la _perpetua_ schiavitù de'
Tartari (_Espr. des Loix l. XVII. c. 5. l. XVIII. c. 19 ec._).
[320] Abulgazi Kan riferisce, nelle prime due parti della sua storia
Genealogica, le misere favole e tradizioni de' Tartari Usbecchi, intorno
a' tempi anteriori al regno di Gengis.
[321] Nel XIII. libro dell'Iliade Giove da' sanguinosi campi di Troja
rivolge gli occhi alle pianure della Tracia e della Scizia. Cangiando
ogggetto, ei non potea vedere una scena più piacevole o più innocente.
[322] Tucidide _l. II c. 97._
[323] Vedi il lib. IV. d'Erodoto. Allorchè Dario avanzossi nel deserto
di Moldavia, fra il Danubio ed il Niester, il Re degli Sciti gli mandò
un topo, una rana, un uccello e cinque dardi: formidabile allegoria!
[324] Posson trovarsi tali guerre ed eroi sotto i respettivi lor titoli
nella Biblioteca orientale dell'Herbelot. Se ne sono celebrate le geste
in un poema epico di sessantamila coppie di versi rimati da Ferdusi,
l'Omero Persiano. Vedi l'Istoria di Nader Shah p. 145, 165. Il Pubblico
si dee dolere che il sig. Jones abbia sospeso le sue ricerche
d'erudizione orientale.
[325] S'illustra laboriosamente il mar Caspio co' suoi fiumi e le
addiacenti Tribù nell'_Esame critico degli Storici d'Alessandro_, dove
si paragona la vera geografia con gli errori prodotti dalla vanità o
dalla ignoranza de' Greci.
[326] Sembra che la sede originale della nazione fosse al Norte-Ovest
della China nelle province di _Chensi o Chansi_. Sotto le due prime
Dinastie, la città principale fu sempre un campo amovibile; eran sparsi
raramente i villaggi; s'impiegava più terra in pasture, che per
l'agricoltura: l'esercizio della caccia era diretto a purgare il paese
dalle bestie selvagge; Petcheli (dove ora è Pekino) era un deserto: e le
province meridionali eran popolate da selvaggi Indiani. La dinastia di
Han (206 anni avanti Cristo) diede all'Impero la forma ed estensione
attuale.
[327] Si è fissata in diverse guise l'Era della Monarchia Chinese
dell'anno 2952 fino al 2132 avanti Cristo; e si è scelto per legittima
epoca l'anno 2637 per ordine dell'Imperatore presente. Tal differenza
nasce dall'incerta durata delle prime due Dinastie, e dallo spazio
vacante fra loro sino a veri o favolosi tempi di Fohi o Hoangti.
Sematsien principia la autentica sua cronologia dall'anno 841. Le
trentasei ecclissi di Confucio (trentuna delle quali si sono verificate)
s'osservarono fra gli anni 722 e 480 avanti Cristo. Il _periodo
Istorico_ della China non ascende più alto delle Olimpiadi Greche.
[328] Dopo vari secoli d'anarchia e di despotismo la Dinastia di Han
(206 anni avanti Cristo) fu l'epoca del risorgimento delle lettere.
Furon ristaurati i frammenti dell'antica letteratura; migliorato e
fissato il carattere; ed assicurata in futuro la conservazione de' libri
mercè delle utili invenzioni dell'inchiostro, della carta e della
stampa. Novantasette anni prima di Cristo, Sematsien pubblicò la prima
storia della China. Lo sue fatiche furono illustrate e continuate da una
serie di cent'ottanta Storici. Tuttavia sussiste la sostanza delle
opere, e si trovano attualmente depositate le più considerabili di esse
nella libreria del Re di Francia.
[329] La China è stata illustrata dalle fatiche de' Francesi, vale a
dire de' Missionari a Pekino e de' Sigg. Freret e de Guignes a Parigi.
Le precedenti tre note son tratte dal _Chouking_ con la prefazione e le
note di Guignes, Parigi 1770, dal _Tong-kien-kang-mou_ tradotto dal P.
de Mailla col titolo d'_Hist. générale de la Chine Tom._ I. _p._ XLIX.
_CC._, dalle _memorie sulla China Parigi_ 1776. _ec. Tom._ I. _p._
1-323. _Tom._ II _p._ 5-56, dall'_Istoria degli Unni Tom._ I. _p._
6-131. _Tom._ V. _p._ 345-362 e dalle _Memorie dell'Accad. delle Iscriz.
Tom._ X. _p._ 377-402. _Tom._ XV _p._ 495-564. _Tom._ XVIII. _p._
178-295. _Tom._ XXXVI. _p._ 164-238.
[330] Vedi l'_Istor. gener. de' Viaggi Tom._ XVIII. e l'_Istoria
Genealogica vol._ II. _p._ 620-664.
[331] Il Guignes (_Tom._ II. _p._ 1-124) ha fatto l'istoria originale
degli antichi Hiong-nou o Unni. La geografia Chinese del lor territorio,
(_Tom. I. Part._ II. _p._ LV. LXIII) par che contenga una parte delle
loro conquiste.
[332] Vedasi appresso Duhalde (_Tom._ IV. _p._ 28-65) una circostanziata
descrizione con una corretta carta del paese de' Mongussi.
[333] Gl'Iguri o Viguri eran divisi in tre classi; in cacciatori,
pastori ed agricoltori, e quest'ultima era sprezzata dalle altre due.
Vedi Abulgazi _Par._ II. _c._ 7.
[334] _Memoir. de l'Acad. des Inscript. Tom._ XXV. _p._ 17-33. L'estesa
veduta del Guignes ha confrontato questi lontani avvenimenti fra loro.
[335] Sono tuttavia celebri nella China la fama di Sovou o So-ou, il suo
merito e le singolari di lui avventure. Vedi l'_elogio di Moukden p._
20. _net. p._ 241-247. e le _Memoir. sur la Chine Tom._ III. _p._
317-360.
[336] Vedi Isbrand Jves nella collezione d'Harris _vol._ II. _p._ 931, i
viaggi di Bell _vol._ I. _p._ 247-254 e Gmelin nell'_Ist. gen. de'
viaggi Tom._ XVII. _p._ 283 329. Notano tutti la volgare opinione, che
il _mar Santo_ diviene torbido e tempestoso, se alcuno ardisce di
chiamarlo _Lago_. Questa minuzia grammaticale eccita spesse dispute fra
l'assurda superstizione dei marinari e l'assurda ostinazione de'
viaggiatori.
[337] La costruzione della muraglia della China vien mentovata dal
Duhalde (Tom. II. p. 45), e dal Guignes (T. II. p. 59).
[338] Vedi la vita di Lieoupang o Kaoti nell'_Istoria della, China_
pubblicata a Parigi 1777 cc. T. I. p. 441, 522. Quest'opera voluminosa è
la traduzione fatta dal P. Mailla del _Tong-kien-kang-Mou_, che è il
celebre compendio della grande storia di Sema Kouang (an. 1084) e dei
suoi continuatori.
[339] Vedasi un libero ed ampio memoriale presentato da un Mandarino
all'Imperator Vouti (an. avanti Cristo 180, 157) appresso Duhalde (Tom.
II. p. 412-426) tratto da una raccolta di fogli pubblici notati col
pennello rosso da Kamhi medesimo (p. 384-612). Un altro memoriale fatto
dal ministro di guerra Kan-Mou (Tom. II. p. 555) somministra varie
curiose circostanze de' costumi degli Unni.
[340] Si fa menzione di una quantità di donne come d'un articolo
consueto di trattato o di tributo: _Storia della conquista della China
fatta dai Tartari Mantsciù, Tom._ I. _p._ 186. 187 _con la nota
dell'Editore_.
[341] De Guignes _Hist. des Huns_ Tom. II. p. 62.
[342] Vedi il regno dell'Imperator Vouti nel _Kang-Mou_ Tom. III, p.
1-98. Sembra, che il vario ed incoerente carattere di lui sia
imparzialmente delineato.
[343] Si usa tale espressione nel memoriale all'Imperator Vouti:
_Duhalde Tom._ IV. _p._ 417. Senza adottare l'esagerazioni di Marco Polo
e d'Isacco Vossio, noi possiamo ragionevolmente accordare a Pekino due
milioni d'abitatori. Le città Meridionali, che contengono le manifatture
della China, sono anche più popolate.
[344] Vedi il Kang-Mou Tom. III. p. 150 ed i fatti successivi, sotto i
respettivi lor anni. Questa memorabile festa è celebrata nell'elogio di
Moukden, e spiegata in una nota dal P. Gaubil p. 89, 90.
[345] Quest'inscrizione fu composta sul luogo medesimo da Pankou,
Presidente del Tribunale d'Istoria (Kang-Mou T. III. p. 392). Si sono
scoperti altri simili monumenti in molte parti della Tartaria (_Hist.
des Huns_ Tom. II. p. 122).
[346] Il Guignes ha inserito nel T. I. p. 189 una breve notizia de'
Sienpi.
[347] L'Era degli Unni si fissa dai Chinesi all'anno 1210 prima di
Cristo. Ma la serie dei loro Re non comincia che all'anno 230 (_Hist.
des Huns_ Tom. II. p. 21. 123).
[348] Si riferiscono i vari accidenti della caduta e della fuga degli
Unni nel Kang-Mou Tom. III. p. 88, 91, 95, 139: il piccolo numero di
ciascheduna Orda si può attribuire alle loro perdite e divisioni.
[349] Il Guignes ha dottamente investigato le tracce degli Unni per i
vasti deserti della Tartaria. Tom. II. p. 123, 277, 225, ec.
[350] Regnava nella Sogdiana Maometto, Sultano di Carizme, quando essa
fu invasa (l'anno 1218) da Gengis e dai suoi Mogolli. Gl'istorici
Orientali (Vedi d'Herbelot, Petit della Croix ec.) celebrano le popolate
città, che ei rovinò, e le fertili campagne da lui devastate. Nel
seguente secolo furon descritte le medesime province di Corasmia e di
Maccaralnahr da Abulfeda (Hudson _Geog. minor. Tom._ III). Se ne può
veder la presente miseria nell'_Istoria genealogica dei Tartari, pag._
423-469.
[351] Giustino (XLI. 6.) ha fatto un breve compendio dei Re Greci della
Battriana. Io attribuirei all'industria loro il nuovo e straordinario
commercio, che trasportava le mercanzie dell'India nell'Europa per mezzo
dell'Osso, del mar Caspio, del Ciro, dal Fasi e del ponto Eussino. Le
altre strade sì terrestri che marittime erano in possesso dei Seleucidi
e dei Tolomei. Vedi _l'Esprit des Loix l._ 21.
[352] Procopio: _de Bello Persic. l._ I. c. 3. p. 5.
[353] Nel secolo decimoterzo il Monaco Rubruguis (che attraversò
l'immensa pianura di Kipzak nel suo viaggio alla Corte del gran Kan)
osservò il nome speciale di _Ungheria_ coi vestigi d'una lingua ed
origine comune. _Hist. des Voyag. Tom. VII. p. 269._
[354] Bell (Vol. I. p. 29-34), e gli Editori dell'Istoria Genealogica
(p. 539) hanno descritto i Calmucchi del Volga nel principio del
presente secolo.
[355] Questa gran transmigrazione di 300000 Calmucchi o Torguti seguì
l'anno 1771. L'original narrazione di Kien-Long, Imperatore della China
regnante, che fu fatta per servir d'inscrizione ad una colonna, è stata
tradotta dai Missionari di Pekino: _Memoir. sur la Chine Tom._ I. p.
401-418. L'Imperatore affetta in essa il dolce e specioso linguaggio di
figlio del Cielo, e di padre del suo popolo.
[356] Kang-Mou (Tom III. p. 447) attribuisce alle lor conquiste uno
spazio di 14000 lì. Secondo la misura presente, 200 (o più esattamente
193) lì son uguali ad un grado di latitudine; e per conseguenza un
miglio Inglese è maggiore di tre miglia della China. Ma vi sono forti
ragioni di credere, che l'antico lì appena fosse la metà del moderno.
Vedi l'elaborate ricerche del Danville, Geografo informato di qualunque
tempo o clima del globo; _Mem. de l'Academ. T. II. p. 125-502: Mesur.
Itiner. p. 154-167._
[357] Vedi _l'Istoria degli Unni Tom. II. p. 125-144._ La successiva
storia (p. 145-277) di tre o quattro Dinastie di Unni, prova
evidentemente, che una lunga dimora nella China non servì a diminuire il
loro spirito marziale.
[358] _Utque hominibus quietis et placidis otium est voluptabile, ita
illos pericula juvant et bella. Judicatur ibi beatus, qui in praelio
profuderit animam: senescentes etiam et fortuitis mortibus mundo
digressos ut degeneres et ignavos conviciis atrocibus insectantur._
Bisogna concepire una ben alta idea dei conquistatori di _tali_ uomini.
[359] Intorno agli Alani, vedi Ammiano (XXXI. 2), Giornandes (_De reb.
Getic. c. 24_), Guignes _(Hist. des Huns Tom. II. p. 279_), e l'Istor.
Genealog. dei Tartari (Tom. II. p. 617).
[360] Siccome abbiamo l'autentica storia degli Unni, non sarebbe a
proposito il ripetere o confutare le favole che male rappresentan
l'origine ed i progressi loro, il passaggio, che fecero, della palude o
dell'acqua Meotide nella caccia di un bove o d'un cervo, le Indie che
avevano scoperte ec. (Zosimo l. IV. p. 224. Sozomeno l. VI. c. 37.
Procop. _Hist. Miscell. c. 5._ Giornandes c. 24 _Grandeur et decad. des
Rom. c. 17_).
[361] _Prodigiosae formae et pandi, ut bipedes existimes bestias; vel
quales in commarginandis pontibus effigiati stipites dolantur incompti._
(Ammiano XXXI. 1). Giornandes (c. 24) dipinge con forte caricatura la
faccia d'un Calmucco. _Species pavenda nigredine... quaedam deformis
offa, non facies habensque magis puncta, quam lumina:_ Vedi Buffon
_Hist. nat. Tom. III. p. 380._
[362] Tale esecranda origine, che Giornandes (c. 24) descrive col
rancore d'un Goto, può esser derivata in principio da qualche più
piacevole favola dei Greci (Erodoto l. IV. c. 9).
[363] I Rossolani possono essere i padri de' Ρως _Russis_
(Danville _Empire de Russie p. 1-10_) la residenza de' quali (nell'anno
862) verso Novogrod Veliki non può esser molto lontana da quella che ai
Rossolani assegna (nell'an. 886) il Geografo di Ravenna (I. 11 IV. 4.
46, V. 28. 30).
[364] Il testo d'Ammiano pare imperfetto o corrotto; ma la natura del
terreno spiega, e quasi determina la difesa Gotica. _Mem. de l'Acad.
Tom._ XXVIII. p. 444, 462.
[365] Il Buat (_Hist. des Peuples de l'Europ. T._ VI. _p. 407_) ha
concepito una strana idea, che Alavivo fosse l'istesso che Ulfila
Vescovo Gotico, e che Ulfila, nipote d'un prigioniero della Cappadocia,
divenisse per un dato tempo Principe dei Goti.
[366] Ammiano (XXXI. 3.) e Giornandes (_de reb. Getic. c. 24_)
descrivono la sovversione dell'Impero Gotico fatta dagli Unni.
[367] La cronologia d'Ammiano è oscura ed imperfetta. Il Tillemont si è
affaticato per ischiarire e fissare gli annali di Valente.
[368] Zosim. l. IV. p. 223. Sozom. l. VI. c. 38. Gl'Isauri solevano
infestar nell'inverno le strade dell'Asia minore fino alle vicinanze di
Costantinopoli. Basilio _Ep._ 250. _ap. Tillemont. Hist. des Emper.
Tom._ V. _p._ 106.
[369] Si descrive il passaggio del Danubio da Ammiano (XXXI. 1. 4), da
Zosimo (l. IV. p. 223. 224), da Eunapio (_in Except. legat. p._ 19. 20)
e da Giornandes (c. 25. 26). Ammiano dichiara (c. 5) che intende solo
_ipsas rerum digerere summitates_; ma spesso fa un giudizio falso
dell'importanza delle cose; e l'eccessiva prolissità di lui vien
malamente bilanciata da una brevità fuor di tempo.
[370] Chishull, curioso viaggiatore, ha notato la larghezza del Danubio,
ch'ei passò al Mezzodì di Bucarest vicino alla congiunzione dell'Argish
(p. 77). Egli ammira la bellezza e la spontanea fertilità della Mesia o
Bulgaria.
[371]
Quem qui scire velit, Libyci velit aequoris idem
Discere, quam multae Zephyro turbentur arenae.
Ammiano ha inserito nella sua prosa questi versi di Virgilio (_Georg.
l._ II) usati dal poeta per esprimere l'impossibilità di numerare le
varie specie di viti. Vedi Plinio _Hist. Nat. l._ XIV.
[372] Eunapio e Zosimo enumerano esattamente questi articoli di
ricchezza e di lusso Gotico. Conviene però supporre, che fossero
manifatture delle province, che i Barbari avevano acquistate come
spoglie di guerre, o come doni o prezzo di pace.
[373] _Decem libras_: bisogna sottintendervi la parola _d'argento_.
Giornandes manifesta le passioni ed i pregiudizi di un Goto. I servili
Greci Eunapio e Zosimo mascherano l'oppressione Romana, ed abominano la
perfidia dei Barbari. Ammiano, Istorico patriotico, tocca leggermente e
contro voglia quest'odioso soggetto. Girolamo, che scrisse quasi sul
luogo, è sincero, quantunque breve: _Per avaritiam Maximi Ducis ad
rebellionem fame coacti sunt: in Chron._
[374] Ammiano XXXI. 4, 5.
[375] _Vexillis de more sublatis, auditisque_ triste sonantibus
classicis: Ammian. XXXI 5. Questi sono i _rauca cornua_ di Claudiano
(_in Rufin. II._ 57) i grossi corni dell'_Uri_, o del toro selvatico,
quali si sono recentemente usati dai Cantoni Svizzeri d'Uri e
d'Untervald (Simler _de Republ. Hel. lib._ II. _p._ 201 _edit. Fuselin.
Tigur._ 1734). S'introduce delicatamente, sebben forse a caso, il loro
corno militare in una original narrazione della battaglia di Nancy
(dell'anno 1477): _Attendant le combat le dit cor fut corné par trois
fois, tant que le vent du corneur pouvoit durer, ce qui estbahit fort
Monsieur de Bourgoigne_; car dejà à Morat l'avoit ouy. (Vedi _les Pieces
justificat. nell'ediz. in_ 4. _di Filippo di Comines Tom._ III. _p._
493).
[376] Giornandes _de reb. Getic. c._ 26. _p._ 648. _Edit. Grot._ Questi
_splendidi panni_ (tali considerar si debbono relativamente) senza
dubbio son tratti dall'Istorie più estese di Prisco, d'Ablavio o di
Cassiodoro.
[377] _Cum populis suis longe ante suscepti._ Noi non sappiamo
precisamente la data e le circostanze della loro trasmigrazione.
[378] Era stabilita in Adrianopoli una fabbrica Imperiale di scudi ec.
ed alla testa del popolo si trovavano i _Fabricensi_ o artefici (_Vales.
da Ammian._ XXXI. 6).
[379] _Pacem sibi esse cum parietibus memorans_: Ammiano XXXI. 7.
[380] Queste miniere erano nel paese dei Bessi sulla cima della montagna
di Rodope fra Filippi e Filippopoli, due città della Macedonia, che
traevano il nome e l'origine dal Padre d'Alessandro. Dalle mine della
Tracia ricavava egli annualmente il valore, non già il peso di mille
talenti (200000 lire sterl.); rendita che serviva a pagar la Falange ed
a corromper gli oratori della Grecia. Vedi Diodor. Sicul. Tom. II. l.
XVI. p. 88. _Edit. Wesseling_, Gotofred. _Comment. al Cod. Teodos._ T.
III. _p._ 496, Celar. _Geogr. ant. Tom._ I. _p._ 676. 857, Danville
_Geogr. anc. Tom._ I. _p._ 336.
[381] Poichè quegli infelici lavoratori spesso fuggivano, Valente avea
promulgato rigorose leggi per trarli dai lor nascondigli. _Cod. Teodos.
l._ X. _Tit._ XIX. _leg._ 5. 7.
[382] Vedi Ammiano XXXI. 5. 6. L'Istorico della guerra Gotica perde il
tempo e la carta con una intempestiva ricapitolazione delle antiche
incursioni dei Barbari.
[383] L'Itinerario d'Antonino (p. 226. 527. _Edit. Wesseling._) pone
questo luogo circa sessanta miglia al Nord di Tomi, esilio d'Ovidio; ed
il nome di _Salices_ (Salci) esprime la natura del suolo.
[384] Questo recinto di carri (_il Carrago_) era la consueta
fortificazione dei Barbari (Veget. _de re milit. l._ III. _c._ 10.
Vales. _ad Ammiano_ XXXI. 7). Se n'è conservato l'uso ed il nome da' lor
discendenti fino al secolo XV. Il _Carriaggio_, che circonda l'esercito,
è un termine famigliare ai lettori di Froissard o Comines.
[385] _Statim ut accensi malleoli._ Ho usato il senso litterale di torce
o fuochi reali, mo ho qualche sospetto che tal espressione non sia che
una di quelle turgide metafore, di quei falsi ornamenti, che
continuamente deturpano lo stile di Ammiano.
[386] _Indicant nunc usque albentes ossibus campi_: Ammiano XXXI. 7.
Potè l'Istorico aver veduto quelle terre in qualità o di soldato o di
viaggiatore. Ma la sua modestia ha soppresso le avventure della propria
vita posteriori alle guerre Persiane di Costanzo e di Giuliano. Non
sappiamo in qual tempo egli abbandonasse la milizia e si ritirasse a
Roma, dove pare che abbia composto l'Istoria de' suoi Tempi.
[387] Ammiano XXXI. 8.
[388] _Hanc Taifalorum gentem turpem et obscoena vita flagitiis ita
accipimus mersam, ut apud eos nefandi concubitus foedere copulentur
mares puberes aetatis viriditatem in eorum pollutis usibus consumpturi.
Porro si qui jam adultus aprum exceperit solus: vel interemit ursum
immanem, colluvione liberatur incesti_: Ammiano XXXI 9. In simil guisa
fra' Greci, e più specialmente fra i Cretesi i santi vincoli
dell'amicizia eran confermati e macchiati da un amore contro natura.
[389] Ammiano XXXI. 8. 9. Girolamo (Tom. I. p. 26) enumera le nazioni e
indica un calamitoso periodo di venti anni. La sua lettera ad Eliodoro
fu scritta nel 397. Tillemont _Mem. Eccles. Tom._ XII. _p._ 645.
[390] Viene esattamente determinato il campo di battaglia, _Argentaria_
o _Argentovaria_, dal Danville (_Not. de l'anc. Gaul._ p. 96. 99) a
ventitre leghe Galliche o a miglia trentaquattro e mezzo Romane al Sud
di Strasburgo. Dalle sue rovine è sorta la vicina città di _Colmar_.
[391] La piena ed imparzial narrazione d'Ammiano (XXXI. 10.) può trarre
qualche luce di più dall'Epitome di Vittore, dalla Cronica di Girolamo,
e dall'Istoria d'Orosio (l. VII c. 33. p. 552. _edit. Havercamp._).
[392] _Moratus paucissimos dies seditione popularium levium pulsus:_
Ammiano XXXI. 11. Socrate (l. IV. c. 38.) supplisce alle date e ad
alcune circostanze.
[393] _Vivosque omnes circa Mutinam, Regiumque: et Parmam Italica
oppida, rura culturos exterminavit:_ Ammiano XXXI. 9. Quelle città e
distretti, circa dieci anni dopo la Colonia dei Taifali, compariscono in
uno stato molto desolato. Vedi Muratori _Diss. sopra le antich. Ital.
Tom. I. Diss. XXI. p. 354._
[394] Ammiano XXXI. 11. Zosimo l. IV. p. 228-230. Quest'ultimo si
diffonde nelle passate azioni di Sebastiano, e sbriga in pochi versi
l'importante battaglia d'Adrianopoli. Secondo i Critici Ecclesiastici,
che detestano Sebastiano, la lode, che gli dà Zosimo, gli fa disonore
(Tillemont _Hist. des Emper. Tom. V. p. 121_). Il pregiudizio e
l'ignoranza di esso lo rendono certamente un molto equivoco giudice del
merito.
[395] Ammiano (XXXI. 11, 13) è quasi solo a descrivere i consigli e le
azioni che andarono a finire nella fatal battaglia d'Adrianopoli. Noi
possiam censurare in vero i difetti del suo stile, il disordine e
l'ambiguità delle sue narrazioni; ma dovendo adesso restare privi di
questo imparziale Istorico, il dispiacere che abbiamo per tale
irreparabile perdita, impone silenzio ai rimproveri.
[396] La differenza fra le otto miglia d'Ammiano e le dodici d'Idazio
non può imbarazzare che quei Critici (Vales. _ibid_.), i quali
suppongono, che un grande esercito sia un punto matematico senza spazio
o dimensione.
[397] _Nec ulla annalibus praeter Cannensem pugnam ita ad internecionem
res legitur gesta._ Ammiano XXXI. 13. Secondo il grave Polibio non si
salvarono dal campo di Canne più di 670 cavalli e di 3000 fanti; 10000
ne furono fatti schiavi; ed il numero degli uccisi ascese a 5630 cavalli
e 70000 fanti: Polib. T. III. p. 371. _Edit. Casaub._ 8. Tito Livio
(XXII. 49.) è un poco men sanguinoso: ei riduce la strage a 2700 cavalli
ed a 40000 fanti. Fu supposto, che l'esercito Romano fosse composto di
87200 uomini effettivi (XXII. 36).
[398] Abbiam preso qualche tenue lume da Girolamo (_T. I. p. 26, e in
Cron. p. 188_), da Vittore (in _Epitom._), da Orosio (_l. VII. c. 33. p.
554_), da Giornandes (_c. 27_), da Zosimo (_l. IV. p. 230_), da Socrate
(_l. IV. c. 38_), da Sozomeno (_l. IV. c. 40_), da Idazio (_in Cron._).
Ma la testimonianza di essi tutti uniti insieme, paragonata col solo
Ammiano, è debole ed insufficiente.
[399] Libanio _de ulc. Jul. nece_ ap. Fabric. _Bibl. Gr. T. VII p.
146-148._
[400] Valente avea guadagnato o piuttosto comprato l'amicizia dei
Saracini, dei quali si erano già provate le moleste incursioni sulle
frontiere della Fenicia, della Palestina e dell'Egitto. S'era introdotta
di fresco la fede Cristiana in un popolo ch'era destinato a propagare in
seguito un'altra religione: Tillemont (_Hist. des Emper. Tom. V. p. 104.
106. 141. Mem. Ec. Tom. VII. p. 593_).
[401] _Crinitus quidam nudus omnia praeter pubem subraucum et lugubre
strepens._ Ammiano XXXI. 16. e Vales. _Ib._ Gli Arabi spesso
combattevano nudi, uso che si può attribuire al caldo lor clima e ad
un'ostentata bravura. La descrizione di quest'incognito selvaggio è il
vivo ritratto di Dorar, nome così terribile pei Cristiani della Siria.
Vedi Ockley _Stor. dei Sarac. vol. I. p. 72. 84. 87._
[402] Può tuttavia investigarsi la serie degli eventi nelle ultime
pagine d'Ammiano (XXXI. 15. 16). Zosimo (l. IV. p. 227. 231.), del quale
siamo adesso costretti a tener conto, sbaglia nel porre la sortita degli
Arabi avanti la morte di Valente. Eunapio (_in Excerpt. Leg. p. 20_)
loda la fertilità della Tracia, della Macedonia ec.
[403] S'osservi con quanta indifferenza racconta Cesare nei commentari
della guerra Gallica, ch'ei pose a morte tutto il Senato de' Veneti, che
gli si era reso a discrezione (l. III. 16), che si sforzò d'esterminare
tutta la nazione degli Eburoni (VI. 31), che a Bourges furono trucidate
quarantamila persone per la giusta vendetta de' suoi soldati, i quali
non risparmiaron nè sesso, nè età (VII. 27).
[404] Tali sono i racconti del sacco di Magdeburgo fatti
dall'Ecclesiastico e dal Pescatore, che Harte ha tradotto (_Ist. di
Gustavo Adolfo vol. I. p. 313-320_), con qualche timore di violare la
_dignità_ dell'Istoria.
[405] _Et vastatis urbibus, hominibusque interfectis, solitudinem et_
raritatem bestiarum _quoque fieri, et_ volatilium pisciumque: _testis
Illiricum est, testis Thracia, testis, in quo ortus sum solum_
(Pannoniae?) _ubi praeter caelum et terram et crescentes vepres et
condensa sylvarum cuncta_ perierunt. Tom. VII. _p. 250. ad. I. cap.
Sophon. e Tom. I. p. 20._
[406] Eunapio (_in Excerpt. Leg. p. 20_), pazzamente suppone un
accrescimento soprannaturale nei giovani Goti, a fine di poter
introdurre gli uomini armati di Cadmo, che nacquero dai denti del
dragone ec. Tale era la Greca eloquenza di quel tempo.
[407] Ammiano evidentemente approva quest'esecuzione, _efficacia, velox
et salutaris_, con che termina la sua opera (XXXI-16). Zosimo, che è
curioso ed abbondante (l. IV. p. 233-253), sbaglia la data, e si studia
di trovare la ragione, per cui Giulio non consultò l'Imperator Teodosio,
che non era per anche salito sul trono d'Oriente.
[408] Fu composta nel secolo passato una vita di Teodosio il Grande
(_Parig. 1679 in 4, 1680 in 12_), per infiammare di zelo cattolico lo
spirito del giovin Delfino. Flechier, autore di essa, poi Vescovo di
Nimes, era un celebre predicatore e la sua storia è adornata o guastata
dall'eloquenza del pulpito; ma egli prende le notizie dal Baronio ed i
principj da S. Ambrogio e da S. Agostino.
[409] Si descrive la nascita, il carattere e l'innalzamento di Teodosio
da Pacato (_in Paneg. vet. XII. 10. 11. 12_), da Temisio (_Orat. XIV. p.
182_), da Zosimo (l. IV. p. 231), da Agostino (_de Civ. Dei V. 15_), da
Orosio (l. VII. c. 33), da Sozomeno (l. V. c. 2), da Teodoreto (lib. V.
c. 5), da Filostorgio (l. IV. c. 17 _col Gotofredo_ p. 393),
nell'Epitome di Vittore e nelle Croniche di Prospero, d'Idazio, di
Marcellino, nel _Thesaur. tempor._ di Scaligero, ec.
[410] Tillemont _Hist. des Emper. Tom. V. p. 716._ ec.
[411] _Italica_, fondata da Scipione Affricano pei feriti suoi veterani
d'Italia. Se ne vedono tuttavia le rovine circa una lega sopra Siviglia,
ma dall'opposta parte del fiume. Vedasi l'_Ispania illustrata_ di Nonio;
breve ma stimabil trattato: c. XVII. p. 64-67.
[412] Io convengo col Tillemont (_Hist. des Emper. T. V. p. 726_) nel
sospetto intorno alla Real genealogia di Teodosio, che rimase occulta
fino alla promozione di esso. Anche dopo di questa il silenzio di Pacato
contrabilancia la venal testimonianza di Temistio, di Vittore e di
Claudiano, che uniscono la famiglia di Teodosio al sangue di Trajano e
di Adriano.
[413] Pacato paragona e conseguentemente preferisce la gioventù di
Teodosio alla militar educazione d'Alessandro, di Annibale e del secondo
Affricano, i quali avevan militato, com'esso, sotto i lor genitori. XII.
8.
[414] Ammiano fa menzione di questa vittoria che riportò: _Theodosius
Junior Dux Mesiae prima etiam tum lanugine juvenis, princeps postea
perfectissimus._ Il medesimo fatto s'attesta da Temistio e da Zosimo; ma
Teodoreto (l. V c. 5 ), che vi aggiunge alcune curiose circostanze,
l'applica male a proposito al tempo dell'interregno.
[415] Pacato (_in Paneg. vol. XII. 9._) preferisce la vita rustica di
Teodosio a quella di Cincinnato; l'una era effetto della scelta, l'altra
della povertà.
[416] Danville (_Geogr. Anc. Tom. I._ p. 25) ha fissato la situazione di
Cauca o Coca nell'antica Provincia di Galizia, in cui Zosimo ed Idazio
hanno posto la nascita o il patrimonio di Teodosio.
[417] Udiamo Ammiano medesimo: _Haec, ut miles quondam et Graecus, a
principatu Caesaris Nervae exorsus, adusque Valentis interitum, pro
virium explicavi mensura, nunquam, ut arbitror, sciens silentio ausus
corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores aetate, doctrinisque
florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad
majores moneo stylos._ Ammiano XXXI. 16. I primi tredici libri, che sono
un epitome superficiale di dugentocinquantasette anni, ora sono perduti:
gli ultimi diciotto, che non contengono più di venticinque anni, ci
conservano ancora una copiosa ed autentica storia de' suoi tempi.
[418] Ammiano fu l'ultimo suddito di Roma che componesse un'istoria
profana in lingua Latina. L'Oriente, nel secolo dopo, produsse alcuni
storici retori, come Zosimo, Olimpiodoro, Malco, Candido ec. Vedi Vossio
_de Histor. Graec. l. II c. 18. De Histor. Latin. l. II. c. 10._
[419] Grisostom. _T. I. pag. 344. edit. Montfauc._ Io ho riscontrato ed
esaminato questo passo; ma senza l'aiuto del Tillemont (_Hist. des
Emper. Tom. V. p. 152_) non avrei mai potuto scoprire un aneddoto
storico in uno strano miscuglio di mistiche e morali esortazioni,
indirizzate dal Predicator d'Antiochia ad una giovane vedova.
[420] Eunap. _in Excerpt. Legat. p. 21._
[421] Vedi Gotofredo _Cronol. delle Leggi. Cod. Teod. T. I. Proleg. p.
XCIX. CIV._
[422] Molti scrittori si fermano assai nella malattia e nella lunga
dimora di Teodosio a Tessalonica. Zosimo per diminuir la sua gloria;
Giornandes per favorire i Goti; e gli Autori Ecclesiastici per dar luogo
al suo Battesimo.
[423] Si paragoni Temistio (_Orat. XIV. p. 181_) con Zosimo (l. IV. p.
232) con Giornandes (c. XXVII. p. 649) e col prolisso commento del conte
di Buat (_Hist. des Peupl. Tom. VI. p. 477-552_). Le Croniche d'Idazio e
di Marcellino alludono, in termini generali, _a magna certamina_, magna
multaque _praelia_. I due epiteti non sono da conciliarsi facilmente.
[424] Zosimo l. IV. p. 232 lo chiama Scita, nome che sembra dai Greci
più moderni essersi applicato ai Goti.
[425] Al Lettore non dispiacerà di vedere le parole originali di
Giornandes o dell'autore ch'egli trascrive: _Regiam urbem ingressus est,
miransque, en_ (inquit) _cerno quod saepe incredulus audiebam, famam
videlicet tantae urbis. Et huc illuc oculos volvens nunc situm urbis
commeatumque navium, nunc moenia clara prospectans, miratur, populosque
diversarum gentium quasi fonte in uno e diversis partibus scaturiente
unda sic quoque militem ordinatum aspiciens. Deus, inquit, est sine
dubio terrenus imperator, et quisquis adversus eum manum moverit, ipse
sui sanguinis reus existit:_ Giornandes (_c. XXVIII. p. 650_) passa a
far menzione della sua morte e dei suoi funerali.
[426] I brevi ed autentici cenni, che si trovano nei _Fasti_ d'Idazio
(_Chron. Scalig. p. 52_) son macchiati dalla passione di un
contemporaneo. L'orazione quarantesima di Temistio è un complimento alla
Pace ed al Console Saturnino (An. 383).
[427] Giornandes c. XXVIII. p. 650. Anche Zosimo (l. IV p. 246) è
costretto a lodare la generosità di Teodosio, tanto onorevole per esso,
e vantaggiosa pel Pubblico.
[428] Εθνος το Σκεθικον πασιν αγνωυον, _Gente Scitica, ignota
a tutti_: Zosimo _l. IV. p. 252_.
[429] Io sono autorizzato dalla ragione e dall'esempio ad applicare
questo nome Indiano ai μονοξυλα, _navicelle fatte d'un sol albero_,
dei Barbari, che sono alberi scavati in forma di battelli,
πληθει μονοξυλων εμβιβασαντες: _traghettando con una moltitudine di
monoxuli_: Zosimo _lib. IV p. 253_.
_Ausi Danubium quondam tranare Gruthungi._
_In lintres fregere nemus: ter mille ruebant_
_Per fluvium plenae cuneis immanibus alni._
Claudian. in IX. Cons. Hon. 623.
[430] Zosimo l. IV. p. 252-255. Ei troppo spesso dimostra la sua
scarsezza di giudizio, deturpando le più serie sue narrazioni con minute
ed incredibili circostanze.
[431] _Retulit... Odothaei Regis opima._
V. 6. Le spoglie _opime_ eran quelle che un Generale Romano potea
guadagnare solamente sopra un Re o un Generale nemico, ucciso da esso
con le proprie mani; e nei secoli vittoriosi di Roma non se ne contano
più di tre esempi.
[432] Vedi Temistio _Orat. XVI. p. 211_. Claudiano (_in Eutrop. l. II.
p. 152_) fa menzione della Colonia Frigia...
_... Ostrogothis colitur mistisque Gruthungis_
_Phryx ager_...
E quindi passa a nominare il Pattolo e l'Ermo, fiumi della Lidia.
[433] Si paragonino fra loro Giornandes (c. XX. 27) che nota la
condizione ed il numero dei confederati Gotici, Zosimo (l. IV. p. 258),
che fa menzione degli aurei loro collari, e Pacato (_in Paneg. vet. XII.
37_), che applaudisce con falsa o stolta gioia alla disciplina e bravura
loro.
[434] _Amator pacis generisque Gothorum._ Questa è la lode, che gli dà
l'Istorico Goto (c. XXIX), che rappresenta la sua nazione come composta
di uomini pacifici, lenti alla collera, e pazienti delle ingiurie.
Secondo T. Livio, i Romani non conquistarono il Mondo che per
difendersi.
[435] Oltre le parziali invettive di Zosimo (sempre malcontento dei
Principi Cristiani) vedansi le gravi rappresentanze, che Sinesio
indrizza all'Imperatore Arcadio (_de Regno p. 25. 26. Edit. Petav_). Il
filosofo Vescovo di Cirene era vicino abbastanza per giudicare, ed
abbastanza lontano per non esser tentato dal timore e dall'adulazione.
[436] Temistio (_Orat. XVI. p. 211. 212_) compose un'elaborata e
ragionevole apologia, che per altro non è esente dalle puerilità della
Greca rettorica. Orfeo potè solo allettare le bestie selvagge della
Tracia; ma Teodosio incantò gli uomini e le donne, dai predecessori dei
quali Orfeo nell'istesso luogo era stato fatto in pezzi ec.
[437] Costantinopoli fu privata, mezzo un giorno, della pubblica
distribuzione di pane per espiar l'uccisione d'un soldato Gotico:
κυουντες τον Σκυθικον etc. (aver ammazzato uno Scita) fu il
delitto del popolo. Liban. _Orat. VII. p. 394. Edit. Morel._
[438] Zosimo t. IV. p. 267. 271. Egli racconta una lunga e ridicola
storia dell'avventuroso principe, che scorse il paese con soli cinque
cavalieri, di uno spione che essi scuoprirono, batterono ed uccisero
nella capanna di una vecchia ec.
[439] Si confronti Eunapio (_in Excerpt. Legat. p. 21. 22_), con Zosimo
(l. IV. p. 279). Deve senza dubbio applicarsi alla medesima storia la
differenza delle circostanze e dei nomi. Fravitta o Travitta in seguito
fu Console, nell'anno 401, e continuò nel fedele servizio del figlio
maggiore di Teodosio (_Tillemont Hist. des Emp. Tom. _V. p. 467).
[440] _I Goti messero tutto a sacco dal Danubio fino al Bosforo;
esterminarono Valente e il suo esercito, e non ripassarono il Danubio,
che per abbandonar l'orribile solitudine, che avevan fatto_ (Oeuvres de
Montesquieu T. III p. 479. Considérations sur les causes de la grand. et
de la decad. des Rom. c. 17). Il Presidente di Montesquieu sembra avere
ignorato che i Goti, dopo la disfatta di Valente, non abbandonarono mai
il territorio Romano. Sono adesso trent'anni, dice Claudiano (_de Bell.
Getic_. 166. ec. An. 404),
_Ex quo jam patrios gens haec oblita Triones,_
_Atque Istrum transvecta semel, vestigia fixit_
_Threicio funesta solo...._