umore vischioso, senza che vi siano movimenti gravi di concupiscenza. Se
ha luogo senza piacere venereo, come se proviene da debolezza d'organi o
dal diletto di un prurito insopportabile, lo si deve considerare come si
considera l'emissione del sudore: così dicono _Cajetanus_ e i teologi in
generale. Ma se avviene volontariamente e copiosamente, o con una
notevole commozione degli spiriti genitali, è peccato mortale, perchè
implica il pericolo prossimo della polluzione. Così _Sanchez_, _S.
Liquori_, ecc. Se poi avviene in modica quantità, senza piacere e senza
commozione notevole dello spirito, o non è peccato, se la causa risiede
nella ragione e nella utilità, o, tutt'al più, è peccato veniale. Ciò è
conseguenza di quanto abbiam detto della polluzione indirettamente
voluta.
_Si domanda_: 4. Se sia permesso, per opera di medicamenti prescritti
dai medici, sciogliere ed espellere il seme morboso, già sciolto dai
reni, e perciò implicante pericolo di vera polluzione.
R. Generalmente i dottori lo affermano, purchè ciò tenda solo a
provvedere alla salute, e la polluzione non sia direttamente eccitata,
nè desiderata, nè che vi si acconsenta allorchè avviene all'infuori del
desiderio, e infine che il seme sia veramente diventato morboso. Così
_Sanchez_, _Layman_, _S. Liquori_, ecc., contro _P. Concina_,
_Bonacina_, _La Croix_, _De Lugo_, e molti altri.
§ IV.--_Dei movimenti disordinati_.
Questi movimenti sono certe commozioni delle parti genitali che più o
meno dispongono alla polluzione. Possono essere gravi o lievi: sono
gravi se inducono un pericolo prossimo di polluzione; lievi, se il
contrario.
E' peccato mortale il compiacersi volontariamente in questi movimenti,
ancorchè sieno lievi e nati involontariamente, imperocchè v'ha qui un
piacere venereo che probabilmente non implica _leggerezza di materia_,
ed induce nel grave pericolo di andare più oltre. A più forte ragione
sarebbe peccato mortale l'eccitarli deliberatamente Vanno poi immuni da
peccato, se essi non dipendono dalla volontà nè in se stessi, nè nella
loro causa, come spesso avviene, e se non vi si acconsente menomamente.
Ove poi la causa di essi sia stata deliberatamente predisposta, bisogna
considerarli come polluzione indirettamente voluta, con questa
differenza, che la polluzione è sempre una cosa grave, mentre i
movimenti possono essere talmente leggeri e così lontani dal pericolo di
polluzione, da doversi considerare come piccoli peccati, poco curandosi
altresì della loro origine, purchè questa sia onesta.
Or si domanda specialmente, cosa si debba fare quando tali movimenti
nascono senza colpa.
E' certo, come già dicemmo, che non si può acconsentire volontariamente
ad essi se non peccando mortalmente. Ciononpertanto, non conviene
opporre ad essi una forte resistenza, imperocchè in allora lo stesso
ritegno infiamma la fantasia e per relazione simpatica, eccita
maggiormente gli spiriti genitali. La cosa più sicura è dunque quella
d'invocare con calma Iddio, pregare la Beata Vergine, l'Angelo custode,
il proprio patrono egli altri santi, fuggire gli oggetti pericolosi,
distogliere tranquillamente il pensiero da idee oscene e portarlo su
altre cose, applicarsi seriamente ad affari diversi e in ispecial modo a
quelli che maggiormente distraggono.
_Si domanda_ se il rimanere indifferente ai movimenti di concupiscenza
nati involontariamente, nè approvandoli, nè disapprovandoli, sia peccato
e quale peccato.
R. 1. Tutti ritengono che tale indifferenza è almeno un peccato veniale,
perchè il pensiero sarebbe obbligato di provare della ripugnanza pei
movimenti disordinati della concupiscenza.
2. _Sanchez_, _S. Liguori, l. 5, n, 6_, e molti altri dicono che questo
peccato, escluso il pericolo prossimo di polluzione, è solamente
veniale, perchè--dicono--i movimenti disordinati devono essere respinti
per la ragione che è a tenersi inducano alla polluzione o sveglino il
consenso della volontà al piacere venereo Ora, se pericolo non esiste od
è remoto, l'obbligo d'evitarlo non è grave: ma essi affermano che, sotto
pena di peccato mortale, c'è l'obbligo di resistere positivamente non
foss'altro per senso di rincrescimento, se vi ha pericolo prossimo o di
cadere nella polluzione o di acconsentire al piacere venereo.
Altri generalmente insegnano che la indifferenza da un lato congiunta
d'altro canto con una piena attenzione a questi movimenti disordinati,
benchè sieno lievi, è peccato mortale, tanto per la loro disordinatezza,
quanto pel pericolo che vi ha di acconsentirvi. Così _Valentia_,
_Lessius_, _Vasquez_, _Concina_, _Billuart_, e nella pratica _Habert_,
_Collet_, _P. Antoine_, _Dens_, ecc.
E' cosa pericolosa il trasgredire in pratica questa sentenza, benchè il
parere contrario, considerato teoreticamente non manchi di probabilità:
richiedesi dunque che un positivo rincrescimento, almeno virtuale
risieda nel pensiero, verso questi movimenti disordinati, sorti
all'infuori della volontà,
Questo rincrescimento si ha come sufficiente, quando la volontà opponesi
con fermo proposito al piacere venereo, disdegna i movimenti voluttuosi
e si rivolge ad altro.
Quanto or s'è detto, non lo intendiamo detto per coloro che scrupolosi
per un nonnulla, sono troppo solleciti a tormentare la propria
coscienza, affannosamente scrutando se abbiano o no prestato un
consenso, molto più che, così operando, non fanno che esporsi
viemaggiormente agli stimoli della carne e perpetuarne quasi la loro
efficacia: abbiano costoro il fermo proposito di vivere sempre
castamente, sdegnino i movimenti disordinati e non si preoccupino
menomamente delle regole che soglionsi seguire negli esami di coscienza
e nella confessione; l'esperienza prova essere questo il mezzo più
sicuro e più breve per liberarsi da scrupoli mal fondati.
§ V.--_Norme dei confessori verso coloro che si danno alla polluzione_.
Non vi ha vizio più nocivo, sotto qualunque aspetto, ai giovani, e
specialmente se maschi, di quello della polluzione, imperocchè, presi da
questa prava consuetudine, indurano lo spirito, inebetiscono,
dispregiano la virtù, disdegnano la religione; la loro indole diventa
malinconiosa, incapace di energia, inetta a qualsiasi proposito tenace;
le forze del corpo mancano, gravi infermità sopravvengono, si appalesa
una caducità prematura, e spesso si muore di morte vergognosa.
Gli spaventosi effetti della _masturbazione_, descritti da _Ippocrate_,
ce li riferisce _Buchanan, t. 4, p. 567_: «Questa malattia nasce dal
midollo spinale; essa colpisce i giovani sposi ed i libidinosi; non
hanno febbre, e, benchè mangino bene, dimagrano e si consumano; par loro
di sentire come un formicolìo scendere dalla testa lungo la spina
dorsale. Ogniqualvolta essi emettono gli escrementi ed orinano, perdono
abbondantemente un umore seminale acquoso; sono inetti alla generazione;
spesso, nei loro sogni, sono intenti all'atto venereo; le passeggiate,
specialmente lungo le strade faticose, li scalmanano, li prostrano, e
procacciano ad essi pesantezza di capo e susurrii nelle orecchie; infine
una febbre acuta termina i loro giorni.»
Egualmente _Aretes_, medico greco, vivente al tempo di Trajano, dice,
_l. 2, c. I_; «I giovani, dediti a questo vizio, vanno soggetti alle
malattie e alle infermità dei vecchi; diventano pallidi, lascivi,
cupidi, sfibrati, pigri, stupidi, ed anche imbecilli; il loro corpo
s'incurva, le loro gambe più non li reggono; sono malcontenti di tutto,
inabili a tutto, e molti cadono nella paralisia.»
Questi giudizii fondamentali, tramandatici da medici antichi, sono
ammessi pure da tutti i medici più recenti, e vengono confermati da
un'infinità di fatti, di cui noi ne riferiremo alcuni.
_Hoffman_, celebre professore di medicina in una università della
Germania, nel suo Trattato _Delle malattie provenienti dall'abuso dei
piaceri dell'amore_, riferisce «che un giovane di 18 anni, il quale
amoreggiava carnalmente con una fantesca, fu colto tutto ad un tratto da
debolezza e da fremito generale in tutti i suoi membri; aveva il viso
rosso e i polsi debolissimi. In brev'ora si riuscì a toglierlo a questo
stato, ma egli restò sempre afflitto da un languore generale.»
Tissot, _Dell'onanismo, p. 33_, così descrive un giovane, pel quale fu
richiesta la sua cura:
«La prima volta ch'io vidi questo disgraziato, ne fui spaventato.
«Sentii più che mai allora la necessità di dimostrare ai giovani
l'orrendo precipizio nel quale volontariamente si gettano,
abbandonandosi a questo vizio vergognoso.
«L. D*, orologiaio, fu savio e prosperoso fino all'età di 17 anni. A
quest'epoca si abbandonò alla masturbazione, ch'egli replicava
consecutivamente perfino 3 volte; l'emissione del seme era sempre
preceduta e accompagnata da un leggero offuscamento del pensiero e da un
movimento convulsivo nei muscoli estensori della testa, i quali la
tiravano indietro, mentre che il suo collo gonfiavasi straordinariamente
«Non era ancora trascorso un anno, ch'egli cominciò a sentire una grande
debolezza dopo ogni polluzione; la sua immaginazione, tutta in balìa a
queste oscenità, non era più capace d'altre idee; e la rinnovazione dei
suoi atti colpevoli divenne ogni giorno più frequente, fino a che si
trovò in uno stato che faceva temere che morisse.
«Troppo tardi egli se ne impensierì; il male era già andato troppo
oltre, ed egli non poteva più essere guarito; le parti genitali eransi
fatte così irritabili e così deboli che, anche senza l'azione sua
personale, i vasi spermatici vuotavansi da sè. La menoma irritazione
provoca all'istante il più completo eretismo, il quale era
immediatamente seguito da un'emissione di seme, ciò che aumentava
quotidianamente la sua debolezza.
«L'organo ch'egli, sulle prime, non provava che durante la polluzione, e
che cessava con essa, divenne abituale, e ne era preso spesso senza
alcuna causa apparente, in modo sì violento che, durante l'accesso, che
talora durava 15 ore e non mai meno di 8, provava in tutta la parte
posteriore del collo dei dolori così forti, che ordinariamente gli
strappavano non dei gridi, ma degli urli; e in questo frattempo non gli
era possibile mandar giù per bocca alcunchè di liquido o di solido.
«La sua voce era diventata rauca; la respirazione, impedita; le forze
gli mancarono totalmente.
«Obbligato a rinunciare alla sua professione, inetto a tutto, oppresso
dalla miseria, languì, quasi senza soccorso alcuno, per qualche mese:
povero disgraziato! tanto più da compiangere, in quanto che, un resto di
memoria (che non tardò però a svanire) era ancor là per rammentargli
continuamente le cause del suo malore, accrescendolo con tutto l'orrore
dei rimorsi!
«Informato del suo essere, mi recai presso di lui; più che un individuo
vivente, trovai un cadavere sdraiato su un pagliariccio, magro, pallido,
sudicio, puzzolente, quasi incapace d'ogni movimento: spesso gli colava
dal naso un sangue smorto e acquoso; e continuamente gli usciva dalla
bocca una bava. Colto da diarrea, egli emetteva gli escrementi in letto,
senza addarsene. Lo spargimento dell'umore seminale era continuo; i suoi
occhi caccolosi, torbidi e spenti, non avevano più la facoltà di girare;
il polso era estremamente debole, ma pronto e frequente; la
respirazione, molto imbarazzata; la magrezza, estrema, eccettuati i
piedi, i quali cominciavano a diventare tumidi, molli e seriosi.
«Il disordine dello spirito non era minore: non aveva più idee, più
memoria; inetto a leggere due frasi; senza riflessione, senza
inquietudine sulla sua sorte; non aveva altra sensazione che quella del
dolore, la quale lo assaliva penosamente, ogni tre giorni almeno. Era un
essere molto al di sotto del bruto, ed offriva in sè uno spettacolo, di
cui è difficile immaginare tutto l'orrore. Molto a stento si poteva
riconoscere ch'egli una volta aveva appartenuto alla specie umana...
Morì dopo poche settimane (giugno 1757) col corpo ch'era tutto un tumore
molle e sieroso.»
E Buchan, _t. 2, p. 202_, dice: «La maggior parte dei giovani che si
dànno alle donne e al vizio vergognoso della masturbazione, non vi
rinunciano ordinariamente se non quando le forze ad essi più non lo
permettono, ma allora la malattia è già diventata incurabile. Io ho
visto di ciò un esempio eloquente in un giovane di 22 anni, il quale,
malgrado i consigli di savie persone, e di persone che pareva
esercitassero maggior autorità su di lui, perdurò costantemente nella
mala abitudine, e vi si abbandonava perfino in quel tempo nel quale i
medici lo sottoponevano ad una cura per guarirlo dalla malattia. Egli
morì miseramente, senza che gli si sia potuto procurare un sollievo.»
I confessori dunque devono colle cure più sollecite tentare di prevenire
questa pessima abitudine o di svellerla in coloro ch'essi stimano
l'abbiano già contrata. Si guardino bene però, interrogando i giovani, e
spcialmenmte le fanciulle, di non maliziare imprudentemente la loro
immaginazione e di non essere causa, come spesso avviene,[7] di lussuria
nei penitenti. Meglio sarebbe esporsi al pericolo di non ottenere una
confessione intera, che contaminare delle anime od offenderla a scapito
della religione.
[7] Si noti bene questo: _come spesso avviene_, confessato da un
Monsignore.
Per scoprire, senza pericolo, se vi abbia polluzione, giova procedere in
questo modo: interrogare dapprima il penitente sui pensieri, sui
discorsi lascivi, sulle nudità al cospetto di altre persone, sui
toccamenti compiuti sopra se stessi o sopra altri, ovvero compiuti da
altri su noi con nostro assenso. Se il penitente non è ancor giunto alla
pubertà, non dev'essere interrogato intorno alla polluzione, imperocchè
è probabile ch'egli non la conosca, a meno che la di lui corruzione non
appaia manifesta da evidenti indizî. Se egli è poi pubere, ed abbia
avuto contatti impudichi con altre persone, specialment se questo
avevano più anni di lui, ovvero se abbia giaciuto in letto con esse, è
moralmente certo che avvenne spargimento di seme, ed è facile capire che
ci fu polluzione. Non pertanto, il confessore può domandare, senza
commetere imprudenza: «Avete voi provato dei movimenti nel corpo (o
nella carne?) e un piacere giocondo nelle vostre parti segrete e una
cessazione di quei movimenti appena cessato il piacere?» Se il penitente
risponde affermativamente, è ragionevole l'ammettere che ci fu
polluzione, imperocchè la vivacità di quei movimenti, congiunta a quel
dato piacere, indica chiaramente che ci fu effusione di seme.
Nei maschi, l'effusione è sempre esterna: ma nelle femmine, se è
vero--come sembra probabile--ch'esse non abbiano sperma, la polluzione
si effettuerebbe in altro modo. Per causa di movimenti disordinati, si
verifica spesso nelle donne un flusso interno e ben raramente esterno,
di una specie di umore mucoso, che facilmente si spiega riflettendo che
esse provano una sensazione vivamente voluttuosa. Peccano mortalmente le
donne che eccitano in sè questo flusso o questi movimenti venerei,
oppure volontariamente se ne compiacciono. Ma il confessore, saputi con
discrezione da una penitente questi movimenti e contatti libidinosi,
deve cautamente astenersi da ulteriori interrogazioni offensive al
pudore.
Se si ascolta un maschio che abbia fatto delle oscenità con altri più in
età di lui, siccome è probabilissimo ch'egli li abbia visti ad emettere
l'umore seminale, così e permesso chiedergli se abbia provato qualche
cosa di simile anch'esso.
Alla polluzione chiaramente verificata bisogna applicare convenienti
rimedi: fisici e morali. I rimedi fisici possono essere utili per
guarire dalle pulluzioni volontarie e involontarie; essi consistono in
una grande temperanza, in un riguardoso metodo di vita, nell'astinenza
da alimenti calorosi e da liquori molto spiritosi, nel far uso di acqua
e di latte, giacere su letto non soffice e dormirvi poco, immergersi in
bagni freddi, ed altri rimedi che i medici sogliono suggerire, ma che
però raramente sono efficaci. I rimedi morali sono specialmente, il
fuggire gli oggetti che sogliono indurre nella mente idee lascive, il
vegliare sopra sè stessi; padroneggiare i sensi; mortificare la carne;
meditare sui mali che provengono dall'abitudine delle polluzioni;
pensare alla morte, al giudizio di Dio, all'inferno, all'eternità;
fuggire l'ozio, la taciturnità, la solitudine; pregare e frequentare
confessori, ecc., ecc.
I confessori possono anche prudentemente consigliare ai giovani molto
corrotti la lettura di llbri, scritti su tale argomento da medici, come,
per esempio, l'_Onanismo_ del _Tissot_, e meglio ancora l'opuscolo del
_Doussin-Dubreoil_, intitolato: _Pericoli dell'Onanismo_: quest'ultimo
libro può essere indicato, come rimedio, ai giovani corrotti, senza
pericolo alcuno.
L'esecranda abitudine della _masturbazione_, se è inveterata fa
veramente disperare i confessori; ed è infatti assai difficile il
giudicare prudentemente se possano o debbano essere ammessi al
sacramento della Penitenza e della Eucaristia quei penitenti che si
danno in balìa a questo vizio: è a temersi finalmente che, trattandoli
severamente, non si accostino più ai sacramenti e si facciano peggiori:
trattandoli d'altra parte con soverchia indulgenza, potrebbero
addormentarsi placidamente nel fango di cotesto vizio. E' necessario per
ciò usare somma prudenza e gran zelo, affinchè questi infelici penitenti
s'accostino di frequente al sacro tribunale della penitenza per esempio,
ogni settimana, si dolgano delle colpe commesse, e rinnovino sovente il
buon proposito di non più peccare.
Bisogna star bene attenti se le ricadute avvengono: 1° per malizia,
trascuranza o difetto di volontà; 2° ovvero per infermità o violenza di
tentazione. Nel primo caso, si deve differire l'assoluzione fino che
appaia una vera emenda; nel secondo, questi disgraziati penitenti,
lottanti contro una tirannica libidine, e veramente contriti, devonsi
soccorrere ammettendoli alla grazia dell'assoluzione e della sacra
Eucaristia.
Con queste norme si diminuiranno a poco a poco le ricadute e si
cancellerà l'abitudine. Diversamente, un soverchio rigore li
allontanerebbe dai sacramenti, li getterebbe nel baratro della
corruzione, e non splenderebbe più speranza alcuna di emendamento.
Perciò sarebbe cosa eccessiva e spesso pericolosa una sospensione dei
sacramenti per due mesi, senza una nuova ricaduta, come vogliono
_Juenin_, _Collet_ e pochi altri.--_S. Liquori, t. 6, n. 463_ e molti
altri dopo di lui pensano che la sospensione anche di un solo mese è
troppo lunga, e che per ciò l'assoluzione in questi casi non deve essere
differita oltre gli otto, i dieci o, al sommo, i quindici giorni,
semprechè v'abbiano segni di vero pentimento. Non si può tuttavia
determinare, come norma generale, il tempo della dilazione: dipenderà
dalla prudenza del confessore accorciarlo o allungarlo secondo che
stimerà più conveniente alla correzione del penitente. Si avverta bene
però, che quei poveri peccatori che desiderano sinceramente di
salvarsi, non devono essere messi a fascio cogli induriti nella colpa,
nè gettati nella disperazione da una intempestiva severità: a ciò devono
star bene attenti i confessori e agire con somma prudenza.
Talvolta devesi consigliare il matrimonio a coloro che possono
contrarlo, essendo esso l'unico rimedio, o almeno il più efficace.
Si deve procedere poi colla massima cautela quando si ha a fare con
giovani che stanno per far voto di perpetua continenza. Coloro che sono
ingolfati nel vizio della polluzione abbandonandovisi di frequente,
ordinariamente prometterebbero di darsi alla castità emettendo un voto
spensierato, non maturato, imprudente; essi devono per ciò essere
dissuasi dalla professione religiosa e molto più dallo stato clericale,
a meno che non dieno segni straordinari di conversione, e colla lunga
prova di molti anni dimostrino fermezza di proposito ed offrano pegno di
perseveranza.
ARTICOLO II.--_Della sodomia_.--Quella mostruosa nequizia, che prende il
nome dagli abitanti della città di Sodoma, è così definita da _S.
Tommaso, 2, 2, q. 154, art. II_: _Accoppiamento carnale, usando
indebitamente del sesso, come fra uomo e uomo, fra donna e donna_.
La enormezza di questa iniquità è potente:
1. Per l'orrore che eccita universalmente;
2. Per la sua deformità, vera e manifesta;
3. Per le punizioni inaudite, inflitte da Dio alle cinque città
insozzate da questa contaminazione (_Gen., cap. 19_);
4. Per l'epistola di _S. Paolo ai Romani, l. 18 e seg._, che dice,
essere stati dati in balìa i Pagani a passioni ignominiose, ad azioni
sconvenienti, a brame ardenti, tra femmine e femmine, tra maschi e
maschi, in punizione della loro superbia;
5. Per le gravi pene decretate nel Diritto canonico, e specialmente
nella bolla _Horrendum illud scelus_ di Pio V contro i preti sodomi;
6. Per lo zelo veemente con cui tutti i santi Padri della Chiesa
inveirono contro questo delitto.--_S. Ciro, nell'omelia 14, epist. ai
Rom._, fulmina i sodomiti colla sua eloquenza, e prova essere essi assai
più bruti dei cani.
Non importa sapere ove avvenga il contatto venereo fra maschi o fra
femmine, se cioè nelle parti davanti o nelle parti di dietro, o in
qualsiasi altro posto del corpo, imperocchè la peccaminosità della
sodomia consiste nella voglia di usare indebitamente del sesso, e,
generalmente, è compiuta, per esempio, coll'applicazione della propria
parte genitale al corpo di persona di eguale sesso, _giacendo assieme
come se si trattasse di far un accoppiamento carnale_. Perciò non si
reputa sodomia, perchè non vi sarebbe concubito, la semplice
applicazione delle mani, dei piedi o della bocca alla parte genitale
dell'altro, benchè avvenge la polluzione nell'una e nell'altra persona.
La sodomia implica la malizia che è nell'adulterio, nell'incesto, nel
sacrilegio, secondo che i sodomiti sieno coniugi, consanguinei, affini,
o consacrati a Dio.
Non pochi teologi dicono che il penitente è tenuto a dichiarare se
nell'atto della sodomia è stato attivo o passivo, perchè altro è
lasciarsi volontariamente sodomitare, altro è prender parte attiva alla
sodomia in altrui.
Nel caso poi dell'uomo, passivo--e della donna, attiva, lo invertimento
della natura sarebbe ancor più grave.
Molti autori però, con maggior probabilità, negano essere necessaria la
dichiarazione di queste particolarità essendo sufficentemente indicata
la qualità del peccato dalla semplice confessione del fatto. Così pensa
puranco il _P. Concina_, non sospetto di soverchia indulgenza.
Siccome in questa materia è convenientissimo evitare le questioni
superflue, così noi ci asteniamo sempre da simili interrogazioni.
V'ha una specie di sodomia, che può accadere anche fra persone di sesso
diverso, quando il commercio carnale avviene all'infuori
dell'accoppiamento delle parti genitali, per esempio, quando si mettono
in opera la parte deretana, la bocca, le mammelle, le coscie, ecc.
Benchè questo genere d'infamia non sia punito egualmente come la sodomia
propriamente detta, è certo ch'esso è sempre una grande ignominia contro
natura.
Nella nostra diocesi entrambe codeste sodomie, ancorchè non consumate,
ma solo tentate con qualche atto che condurrebbe ad esse, è un caso
riservato.
ARTICOLO III.--_Della Bestialità_.--La bestialità è l'unione carnale con
un essere che non è della specie umana. Così _S. Tommaso_. Esso è un
gravissimo peccato, secondo il _Levit. 20, 15 e 16_, che dice: «Chiunque
si accoppierà carnalmente con un giumento o con una pecora, sarà punito
colla morte: sarà uccisa eziandio la bestia. La donna che si sarà
accoppiata con un giumento, muoia con esso. Che il loro sangue ricada
sul loro capo.»