Amore vince la sete di vendetta ed è paga di quel solo sangue la
spada di Girani, e mentre i suoi inseguono i fuggitivi, anelante ei
raccoglie la sua Marcellina, la chiama, studia ridestare in lei lo
spirito smarrito, accosta tutto tremante le labbra alle labbra di
lei, e si adopera ad infonderle spirito e vita. Le lagrime che
frequenti gli pioveano dagli occhi e tutto irroravano alla misera il
volto, ebbero tanta virtù che poterono richiamarla, e a misura che
riprendevano le sue gote la smarrita rosa e la bocca il natio
cinabro, tripudiava l'animo al giovinetto amoroso: ei dimandava con
tanta ambascia la trafitta che ne piangeano quelli che officiosi gli
prestavano soccorso.
Schiuse ella in fine gli occhi, e ripigliata alquanto, fu lieta di
ritrovarsi fra le care braccia, e muovendo sul labbro un lieve
sorriso il dimandò se ormai fosse sua. Come sentì d'essere libera,
tutto per gioja quasi se le fea raggiante il viso, volse gli occhi
ossequiosi al cielo e poscia teneramente li pose all'amico, e parve
invitarlo a dividere con lei la nuova letizia che le cercava l'animo:
intese il linguaggio affettuoso il giovinetto, s'inchinò sull'amato
volto, e tutto tremante le baciò la bocca amorosa e ne raccolse un
soave sospiro.
Pure gemea Girani per la disgrazia ond'era colta, e Marcellina ognor
meglio racquistando le forze, lo rassicurava non doversi temere la
sua ferita.--No, mio amico, mio sposo, datti pace nè conturbare il
gaudio di questa nostra unione con fatali presentimenti. Il fiero che
si attentò trafiggermi nella chiesa, non sostenne che salva gli
sfuggissi,... ma forse la sua mano tremante per un delitto, non ferì
sì addentro quanto bramava la sua crudeltà. Si dilegua ogni dolore ed
ogni male nel vederti salvo e nel sapermiti restituito: questo pianto
di cui mi bagni, è una rugiada che in me rinverda la vita, il
pensiero che son tua è un balsamo che sana tutte le mie piaghe e
toglie ogni acerba ricordanza.--
Girani intanto si studiava di tergerle la ferita e in qualche modo
stagnarle il sangue che ne sgorgava, nè per quanto vedesse
ripigliarsi la Marcellina, ei si svestia del timore o rattemprava il
duolo.--Ahi me infelice! invano co' blandi accenti aqueti l'affannata
anima mia e i suoi tristi presagi... e tu in tanta sciagura sei pur
per mia colpa: oh dolore! oh pensiero che mi allaccia lo spirito e mi
scioglie la lena che mi regge! fida, impareggiabile Marcellina; e tu
pur m'ami? e a tanto affetto io corrispondo doni di sangue... Ben io
dovea, ben io, volare non alla pugna ma a te, e farmi tuo scudo:
avrebbe il crudo trapassato il mio petto prima di giungere a questo
seno amoroso: forse quel ferro micidiale quivi saziava la sete,
forse... oh me felice se col versato mio sangue avessi a te data la
vita!--
Marcellina gli stendeva la titubante mano e si procacciava di
calmarlo, e mentre ei la adagiava per trasportarla, soffocava la
misera il dolore ed i sospiri perchè li vedea altrettanti strali che
laceravano a prova il cuore di Girani: richiamava la serenità nelle
dubbie pupille: con qualche accento si studiava deviarlo dai tristi
presentimenti e spogliargli ogni timore, ma il dolente la riguardava
fiso e non poteva rattemprare l'angoscia.--A lungo, sì, navigai ne'
mali, ma ora che parea spirare aura propizia, non paventava così dura
tempesta che rovescia ogni nostra speranza... Dolce sì mi riesce il
conforto che mi viene da' tuoi occhi, impareggiabile Marcellina,
dolce la fidanza che ti accende, e in me par quasi diffonda la calma
che ti siede in cuore. Ecco ho già rasciutto il pianto, chè sol da te
hanno legge i miei affetti: essi son tutti tuoi, io non respiro che
per te, per serbarti a più sereni giorni se tanto ne acconsenta la
sorte avversa che ne fischia intorno. Ch'io medichi a' tuoi mali,
teco io tutto divida, chè teco solo mi è dolce la vita.--