XVIII.

Amore vince la sete di vendetta ed è paga di quel solo sangue la

spada di Girani, e mentre i suoi inseguono i fuggitivi, anelante ei

raccoglie la sua Marcellina, la chiama, studia ridestare in lei lo

spirito smarrito, accosta tutto tremante le labbra alle labbra di

lei, e si adopera ad infonderle spirito e vita. Le lagrime che

frequenti gli pioveano dagli occhi e tutto irroravano alla misera il

volto, ebbero tanta virtù che poterono richiamarla, e a misura che

riprendevano le sue gote la smarrita rosa e la bocca il natio

cinabro, tripudiava l'animo al giovinetto amoroso: ei dimandava con

tanta ambascia la trafitta che ne piangeano quelli che officiosi gli

prestavano soccorso.

Schiuse ella in fine gli occhi, e ripigliata alquanto, fu lieta di

ritrovarsi fra le care braccia, e muovendo sul labbro un lieve

sorriso il dimandò se ormai fosse sua. Come sentì d'essere libera,

tutto per gioja quasi se le fea raggiante il viso, volse gli occhi

ossequiosi al cielo e poscia teneramente li pose all'amico, e parve

invitarlo a dividere con lei la nuova letizia che le cercava l'animo:

intese il linguaggio affettuoso il giovinetto, s'inchinò sull'amato

volto, e tutto tremante le baciò la bocca amorosa e ne raccolse un

soave sospiro.

Pure gemea Girani per la disgrazia ond'era colta, e Marcellina ognor

meglio racquistando le forze, lo rassicurava non doversi temere la

sua ferita.--No, mio amico, mio sposo, datti pace nè conturbare il

gaudio di questa nostra unione con fatali presentimenti. Il fiero che

si attentò trafiggermi nella chiesa, non sostenne che salva gli

sfuggissi,... ma forse la sua mano tremante per un delitto, non ferì

sì addentro quanto bramava la sua crudeltà. Si dilegua ogni dolore ed

ogni male nel vederti salvo e nel sapermiti restituito: questo pianto

di cui mi bagni, è una rugiada che in me rinverda la vita, il

pensiero che son tua è un balsamo che sana tutte le mie piaghe e

toglie ogni acerba ricordanza.--

Girani intanto si studiava di tergerle la ferita e in qualche modo

stagnarle il sangue che ne sgorgava, nè per quanto vedesse

ripigliarsi la Marcellina, ei si svestia del timore o rattemprava il

duolo.--Ahi me infelice! invano co' blandi accenti aqueti l'affannata

anima mia e i suoi tristi presagi... e tu in tanta sciagura sei pur

per mia colpa: oh dolore! oh pensiero che mi allaccia lo spirito e mi

scioglie la lena che mi regge! fida, impareggiabile Marcellina; e tu

pur m'ami? e a tanto affetto io corrispondo doni di sangue... Ben io

dovea, ben io, volare non alla pugna ma a te, e farmi tuo scudo:

avrebbe il crudo trapassato il mio petto prima di giungere a questo

seno amoroso: forse quel ferro micidiale quivi saziava la sete,

forse... oh me felice se col versato mio sangue avessi a te data la

vita!--

Marcellina gli stendeva la titubante mano e si procacciava di

calmarlo, e mentre ei la adagiava per trasportarla, soffocava la

misera il dolore ed i sospiri perchè li vedea altrettanti strali che

laceravano a prova il cuore di Girani: richiamava la serenità nelle

dubbie pupille: con qualche accento si studiava deviarlo dai tristi

presentimenti e spogliargli ogni timore, ma il dolente la riguardava

fiso e non poteva rattemprare l'angoscia.--A lungo, sì, navigai ne'

mali, ma ora che parea spirare aura propizia, non paventava così dura

tempesta che rovescia ogni nostra speranza... Dolce sì mi riesce il

conforto che mi viene da' tuoi occhi, impareggiabile Marcellina,

dolce la fidanza che ti accende, e in me par quasi diffonda la calma

che ti siede in cuore. Ecco ho già rasciutto il pianto, chè sol da te

hanno legge i miei affetti: essi son tutti tuoi, io non respiro che

per te, per serbarti a più sereni giorni se tanto ne acconsenta la

sorte avversa che ne fischia intorno. Ch'io medichi a' tuoi mali,

teco io tutto divida, chè teco solo mi è dolce la vita.--

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 103 / 120 题