Erano intanto accorsi d'ogni intorno gli abitatori della collina;
poichè la loquace fama avea sparso sui monti il venir di Girani. Egli
era a tutti diletto e il suo caso riusciva più acerbo quanto più
ognuno era tenero per la Marcellina. Quindi più ratta si propagava la
propizia novella, quindi più festevole si diffondea fra loro la
gioja, che meglio schietta e pura suole risplendere su quegli animi
che meno si accostano alla civiltà, nè risentono i legami sociali, i
quali non che al pensiero, impongono dure catene fino alle care
affezioni del cuore.
Scendevano que' semplici fra l'armi, ed erano intromessi nel campo, e
vedeano il lor paesano, e con grida e con gesti e con parole gli
aprivano il proprio affetto e la gioja onde erano piacevolmente
cercati: Girani rendea loro grazie per voti e abbracciamenti e baci.
Ognuno recava seco qualche donativo, e chi portava i polli, chi il
capretto, chi il latte ed il formaggio. Venivano questi divisi fra i
soldati che ne faceano festa, e coperte di brani quelle bestie
innocenti, ridestati nella campagna i fuochi, talora con pentole e
con i spiedi, spesso con vecchie bajonette ne arrostivano le carni e
ne imbandivano un banchetto. Si divideva in varj gruppi il campo, e
ognuno intendeva a cure diverse. Qui si stringeva una mano di
montanari intorno a varj soldati che eran pur nati sui colli, altrove
gli amici insieme prendeano riposo dalle fatiche: ove si conveniva ad
un desco, ove si allestiva un cibo, e mentre l'uno si tenea buono se
rendeva acquavite per latte, l'altro era desioso a più spiritosi
beveraggi. Girava la tazza spumante di pretto liquore, il gaudio
sovente usciva in liete risa ed in festevoli grida, e spesso la gioja
moveva il piede all'agile danza.
Era bello fra tanto rumore e tripudio l'ordine che reggeva ogni cosa,
e il cambiarsi delle scolte, il correre de' messi, il sostenere de'
carri nel cammino sconnessi, la distribuzione de' viveri e de'
foraggi, e il ricevere e il dar ordini, e il severo comandare e il
subito ubbidire. Era bello vedere ai tumulti e agli evviva, al
battere de' tamburi, succedere il silenzio e la quiete, e un correre
a' fucili, un allestire i cavalli, un porsi nelle file, e destramente
eseguire le militari evoluzioni. La sola voce del Comandante muove a
sè d'intorno in varj giri, in eguali atteggiamenti e in armoniose
file, miliaja di soldati: or incedono i fanti, ora precipitano i
cavalli, questi procedono con ordinanza, quegli soccorrono con
apparente disordine, gli uni traggono pesanti carri, gli altri i cavi
bronzi, che in un lampo rivolgono, puliscono, v'infondono nel seno la
combustibile polve e coll'occhio sagace divisano ove debba cadere il
telo mortale. Tutto è movimento ed opra, e ti piace in questi
l'agilità, in quelli la fierezza, sugli elmi degli uni scuotersi
l'equina criniera, su quelli degli altri ondeggiare le variopinte
piume, e i raggi del sole infrangersi ne' puliti fucili, e nelle
sguainate spade, sicchè ti pare sovente vedere sull'armi di guerra il
settemplice arco di pace.