Già l'ara e il sacerdote attendevano il mortale designato al
supplizio, e la lugubre campana che lo chiamava all'ultima benedizion
del Signore, percuoteva di terrore tutto l'esercito. Scese quel suono
spaventoso in cuore a Marcellina, e voce pietosa d'amico in seno a
Girani: l'una inchinò il capo dipinta di mortale angoscia, l'altro
cercando cogli occhi erranti la luce del cielo, parea schiudere il
labbro al sorriso di pace.--Senti, Marcellina, questo bronzo? In
triste suo metro ei m'annunzia il prossimo mio fine; è il principio
della mia agonìa, ma mi chiama ove la religione de' nostri padri ci
apre i tesori de' suoi conforti, ci schiude la via a una vita più
eguale... Forse un giorno ho profanato con amorosi pensieri la
castità del tempio, allorchè bevvi per la prima volta l'amore pe'
tuoi occhi, compresi, ben mel rimembra, da innocente pudore e da
terror religioso: ora vuolsi lavare ogni macchia, e rendere l'animo
mondo quale è il tuo, al bacio dell'eterno... Ah, Marcellina! abbiano
calma per poco i terreni pensieri, e mentre colà mi reco onde
prepararmi al nuovo mio viaggio, teco resti l'amor mio, teco resti la
ricordanza delle nostre sventure.--
Si alzò dal sasso su cui avea preso qualche riposo, e dava un
abbraccio alla dolorosa per dividersi ed inoltrare nella vicina
chiesetta, ma essa come chi sull'orlo d'un precipizio si aggrappa a
quanto le scorre alle mani per sostenersi, forte si avviticchiava a
Girani.--Ah non fia no ch'io ti abbandoni: io vo' seguirti
all'altare, e dividere teco proponimenti e preghiere... I nostri
affetti sono puri, nè saranno forse disaggradevoli in cielo le preci
di due cuori che si amano: se meno acerba ne si volgea la fortuna
sarebbero voti di felicità... saranno voti di eterno pianto.--
Niuno ardì opporsi al pio desiderio, e la coppia sfortunata inoltrò
nella chiesa. Ivi la Marcellina, siccome angelo tutelare, soccorse
all'amico negli uffici della religione, si sparsero pie lagrime e
sciolsero l'ali all'etere fra i vortici degli incensi le devote
preghiere. Penetrava dalla finestra del tempio un raggio di sole, e
ferìa i gradini dell'altare sui quali erano genuflessi i penitenti
amici, sicchè si diffondea su' loro volti la luce: parea che il cielo
mosso a tanta pietà, spargesse un'aura divina che valesse a
rinnovellare le forze ne' loro agitati petti.