Restava a Marcellina il sollazzio della tenera madre, ma il cielo pur
di questa la volle rendere dolente. Pochi mesi dopo che Girani partì
dall'Italia, la pia fu presa da malore sì fiero che in breve la
trasse al sepolcro. La Marcellina non si rimovea mai dal mesto letto,
nè dimenticava la più lieve cura; e se queste valevano, certo Rosa
avrebbe racquistata la salute. Ma i guai della disgraziata fanciulla
spuntavano allora, ed era segnato dovesse assai combattere fra dire
procelle, nè mai raggiungere il sospirato lito.
Rosa era presso a morire, e doleasi non già di dipartirsi da questa
vita, ma di lasciare sola e vedova d'ogni conforto la figlia già per
sì crescenti affanni ridotta a tanto stremo.--Marcellina, ecco omai a
sè mi chiama il cielo: è forza dividerci, ma pur mi duole il
lasciarti, e il lasciarli, o figlia, fra tanto squallore. Se almeno
ti sapessi felice col tuo sposo, unica meta cui solo miravano i miei
pensieri, io morirei tranquilla,... ma così povera orfanella,
smarrita, ti abbandono fra i travagli della vita, e lontana, ahi
troppo! è la speranza di migliore sorte. Tuo padre ti ama, ma ei non
può averti quelle sollecitudini ch'io usava teco, e abbisognevole di
chi gli faccia consolazione, mal potrà sovvenire all'ammalato tuo
spirito. Però il duolo mai non ti tragga a disperare, nè chiudere
l'animo alla speranza. Non traviare giammai dal sentiero su cui per
buona ventura ti mettesti, paventa le vie tortuose in cui si celano i
serpi con mille insidie, ed abbi sempre in mente che ti ho cresciuta
nella povertà e nella innocenza.--
La pia donna ben conosceva quanto tenero per la figlia fosse il
marito, pure gliela accomandò con ogni istanza, e volle che le
facesse promessa di non adoprare mai violenza nella volontà di
lei.--Se torna Girani, arrida il cielo alla vostra unione, se più non
torna.... sia libero al tuo cuore scegliere la vita che più ti è in
grado. Però guardati dalle attrattive e dalla fallacia delle nostre
passioni, consigliati con tuo padre come avevi costume adoperare con
me, ed ei sia scorta all'incerto tuo piede: una figlia sola è come
una viola che metta all'impeto di tutti i venti. Non ti adeschino le
lusinghe di coloro che di dolcezza ti vestiranno la frode; sono come
la brina di primavera che scende per innaffiare i malaccorti fiori e
li disecca. Sii cauta e schietta, nè mai la sete dell'oro o il
desiderio di fortuna migliore ti seducano, o trascinino lungi dalla
tua semplicità. In questa, tua madre gustò i piaceri più cari della
vita, ti crebbe delizia di un marito amoroso, e passa senza che niuna
trista ricordanza venga a funestare l'ore sue estreme. Possano a te
pure questi monti ove sortisti la culla schiudere l'asilo innocente
del riposo, possa il tuo cuore, come crebbe, serbarsi puro e
virtuoso, sicchè come ritornerai all'amplesso che ora ultimo ti
porgo, io pur ti ritrovi quale ti lascio,... Ah sì, Marcellina, quel
tuo sguardo affettuoso mi acqueta, quel tuo pianto mi affida... Vieni
al mio seno e ricevi dalla madre che sì divide da te, il pegno più
dolce d'amore.--