Tali erano i melanconici ragionamenti fra' quali volavano a que'
miseri le poche ore che loro acconsentiva la sorte che li premea. Già
eran trascorsi que' giorni luttuosi, già pendeva l'istante segnato
alla partenza, e Girani preso il dolente commiato da' suoi, venne a
dare l'ultimo addio a Marcellina.
Ella volea pur essergli compagna fino a Casteggio, ma non le reggeva
il piede, e fra sì lungo dolore mal potea sostenere l'animo
affaticato. Mille volte iterarono gli amplessi ed i saluti, e
ritornarono ai giuramenti, alle lagrime.--Ah forse io non ti vedrò
più: estrania terra lungi da' miei, lungi da te mi raccorrà semivivo,
coperto di ferite e di sangue. Allora mi sarà di qualche consolazione
il tuo nome, ma in uno mi sarà di amarezza, chè invano ti dimanderò e
sperderà l'aria i miei gemiti, invano desidererò che almeno la tua
mano pietosa mi chiuda gli occhi nel riposo.--
Il tempo premea, i compagni già si dilungavano, ed era necessità
partire. Marcellina cadde semiviva fra le braccia della madre, e
Girani si precipitava dal colle miseramente gemendo e rivolgendo gli
occhi dolenti all'amoroso loco. Chiamava la sposa e rinnovava i
lagni, e seguiva gli altri a caso, quasi cacciato giovenco che corre
e si precipita sul cammino, senza sapere ove lo tragga l'incerto
piede e la fortuna.