Era irremovibile il destino de' segnati: furono vani e preci e
lamenti: si davano solo due dì al compianto delle vedovate famiglie,
poi doveano i novelli soldati seguire l'armata ad Alessandria.
Chi potrà ricordare se fosse maggiore il dolore in Girani, o nella
povera fanciulla in questi infausti momenti? Ella non sapeva trovare
nè tregua nè riposo: contrastata fra l'amore e il martiro di ogni
perduta speranza, parea smarrirsi della ragione. Appena spuntava
l'alba, Girani era a Nebiolo e le sue confondea colle lagrime della
Marcellina.--Ah Girani, mio sposo, forse per sempre a me rapito...
Ahi dura legge, a che ne costringi?... ma io, io ti seguirò, sarò tua
compagna fra i disagi e le sventure: dividerò teco il peso delle tue
armi, le tue fatiche. Io tergerò il sudore della tua fronte dopo i
disagi del cammino, ti concilierò il sonno nella stanchezza, e ti
temprerò l'amarezza per l'esilio dai luoghi ove sei nato. A mia madre
pur resta il marito, e a te, che dura necessità spinge ramingo in
lontane contrade, io sarò confortatrice compagna. Ch'io ti segua,
ch'io teco divida il tuo destino, e non temerò i perigli, care mi
saranno le fatiche, dolce mi sarà teco anche la morte.--
Ma era vano il voto, era vietato l'imeneo, nè il rigor dell'armi
compativa le dolcezze d'amore.--Ahi dunque tu solo... lunge, ed io
misera, abbandonata in questa solitudine... io gemerò e verserò
inutile pianto, mentre tu presso a nuovi oggetti forse scorderai la
povera Marcellina...--Girani cui questi lamenti erano mortali saette,
palpitante stringea per la mano la dolorosa, e le prometteva coi
cenni, col pianto e con interrotti sospiri eterno amore e fede.--No,
amor mio, il mio cuore non può essere che tuo, io non posso vivere
che per te... Se irreparabile destino or sì ne acerba e divide,...
forse non sarà per sempre, forse dopo sì dira procella non fia ne
debba fallire più lieto porto: soli quattro anni ne richiedono
all'armi, e sebbene lenti, si dilegueranno finalmente innanzi al
nostro desìo: allora volerò a questi lidi, volerò al tuo seno unica
mia Marcellina, e ricordando la nostra costanza e i sostenuti
travagli, più dolce suonerà l'ora della nostra unione... Ma e tu pure
non voler poi che m'abbia a fuggire tanto sospirato bene: tu...
giurami di non esser che mia,... di non porre in altri i tuoi
invidiati affetti, giurami di attendere il mio ritorno, nè che mai
oserà alcuno vagheggiare il fiore di questo colle... Che se poi la
fortuna affatto nemica spento mi vuole fra l'armi, lontano da te....
Marcellina! se sciolta d'ogni promessa, d'ogni giuramento, un altro
più avventurato possedesse... deh per queste lagrime, per quegli
affetti onde l'animo nudrivi nella tua felicità, non dimenticarti del
misero che ti pose tanto amore quanto esser ne può capace un mortale,
che col solo pensiero di te alimentò la vita raminga, e fra i tumulti
della milizia non visse che per te sola... Scorrendo questi poggi,
vedendo quella pianta, ricordati che ai primi spesso appresi a
ripetere il tuo nome, e sotto quelle verdi fronde ho sovente sparse
lagrime amorose... Consacra, Marcellina, qualche segreto sospiro alla
mia memoria e vivi felice.--
Piangeva la commossa fanciulla per duolo e per tenerezza, e con
soffocati singhiozzi il pregava perchè più non albergasse sì tristi
presentimenti, nè volesse di tanto amaro pure esacerbare il suo
affanno. Marcellina soffolti gli occhi al cielo annebbiati di pianto,
pari all'astro antelucano fra la notturna rugiada, e indi movendoli
sull'amico con tanta soavità che davano conforto e vita, gli sporgeva
le mani tremanti, gli giurava eterna fede e amore--io sarò tua o di
nessuno.--