IV.

L'industria dell'uomo poi volle rendere Montalto il più dilettoso fra

i colli. Il paese è situato sur un piano vicino alla sommità, ma

sulla roccia che vi sovrasta, ardì la dovizia erigere magnifico

palagio, ed ove era maggiore l'impero della natura profuse il più

eletto dell'arte. Allo scuotere della magica verga di questa

allettatrice degli umani consorzj, apparvero sulla inaccessibile rupe

e altere mura, e torri, e portici, e tempj, e dilettose pianure.

Scomparve l'ispido della roccia e si ornò di variopinti tappeti: si

appianò il dirupo, scosse il selvaggio del bosco e aprì il seno al

sorriso de' fiori: si compartì il pendìo in vari piani, che

dolcemente l'uno all'altro succedendo, trasformati in altrettanti

gardini, vagamente mettono dal piede della collina alla vetta: ti

avvisi di vedere una egizia piramide sopra cui s'aderga alto palagio;

ti pare, contemplandola da lunge, di rinvenire fra i monti le delizie

dell'Isola Bella che siede reina dell'ameno Verbano.

Se vago sei di scorrere questi poggi, ora ti diporti sotto un viale

tutto coperto di frondosi pergolati e che pare protendersi innanzi al

piacevole errar de' tuoi passi; ora vai lungo un altro rallegrato da

cedri e d'aranci che fanno dolce forza al clima, e crescono ove era

loro inospite il terreno: ivi vengono ad educarli i venticelli

tiepidi del mezzodì, ivi le lascive aurette amano soffermare le ali

scherzose, e imbalsamate le piume sul margine che d'ogni intorno

olezza, volano a scuotere i più eletti odori nelle propinque valli,

ed a solleticare i sensi di que' rustici abitatori, non ancora ottusi

per le orientali essenze alle care fragranze della natura.

Se malinconico più ti diletta il selvaggio, varj tortuosi sentieri ti

mettono fra foschi boschetti, in cui l'arte talora non osò turbare la

natia selvatichezza, e nei quali per la densità delle frondi nulla

ponno i raggi del sole: dolce ivi t'alletta la solitudine, e una

soave quiete t'invita al riposo. Se più che restare, ti è in grado

muovere l'incerto piede fra i frondosi labirinti, ora ti si addensa

dinanzi la macchia, or bella ti si apre alla vista la lontana

pianura, or ti avventuri in una verde capannetta che non invidia

l'asilo alle ninfe, ora riesci in un seno ove è ordinato leggiadro

teatro in cui e il palco, e la loggia, e i sedili sono di sempre

verde mirto, sicchè il reputi il tempio consacrato alla Dea d'amore.

Fra questi piacevoli errori, fra queste selvette amene, scegliendo

fior da fiore muovea la Marcellina il piede sull'erba onde era pinta

la via. Facea col sorriso dolce invito agli amici e allo sposo, a

partecipare nella gajezza che in lei destavano le bellezze nuove, e a

quel sorriso parea si rallegrasse il poggio e nuova si diffondesse in

que' luoghi aura di vita, pareano le piante dai commossi rami

scuoterle sul grembo mille fragranze elette, e avvisavi ivi intenti a

rallegrarla tutti alternare i lor canti i pennuti abitatori del

bosco.

Ma già il doppio giro di agili scale ecco mena la bella peregrina

alla sede de' botanici fiori, che concede l'aria del monte. Qui

l'accoglie o lungo portico in cui in varia foggia distribuì il

maestro pennello i più pregiati dipinti, o fresca grotta non già

quale si apre nella foresta alle belve, ma artifiziosa, incantevole e

dove il ciottolo minuto, involati i colori all'iride, ne fregiò a

mosaico le vôlte e le pareti. In fine ritrova, ciò che più piace

sull'alto della roccia, il zampillo della fontana e la marina

conchiglia, inviolato asilo d'argentei pesci.

Qui l'arte ebbe più innanzi: celò in mezzo all'arena e dietro i

marmorei sedili, che invitano al riposo, graziose insidie, sicchè a

voglia ne spiccia una fonte improvvisa. Cadde a Girani in pensiero di

farne una piacevole sorpresa alla Marcellina, e mentre ella adescata

dagli inviti sedeva, ecco si vide innanzi spruzzare mille

zampilletti, acqua le parti, acqua il seggio insidioso ove posava:

s'alza e dallo spruzzato umore le è contrastato il passo, onde molle

la succinta gonna, fra gli evviva della brigata ed un modesto rossore

s'invola e si nasconde.

Il veggente amante però avea già provveduto a porre riparo alla lieve

sciagura, sicchè nella casa di una prossima contadina, era parato con

che rasciugare la tradita curiosità della semplice fanciulla.

Sdegnosetta ella sen richiama allo sposo, e pare col torvo sguardo

presagirgli lunghi sdegni; ma ei sì piacevolmente le usa intorno

accarezzamenti, si mostra sì dolente di esserle stato molesto, che in

fine l'ira nella forosetta si volge in un dolce riso, e sfavilla di

nuovo la gioja sul volto dell'audace amatore.

Alla sera il Signore del loco schiuse il palagio alla danza. Ivi

convennero gli abitatori de' vicini villaggi, atteggiati anzichè di

voluttà, di un ingenuo pudore che rapiva: non vi mancarono le belle

di città, molte delle quali per gustare le piacevolezze dell'agreste

innocenza, rapirono gli abiti alle contadine e folleggiarono con

esse. Vi andarono anche que' di Nebiolo, e la Marcellina colle

proprie attrattive destò meraviglia in chi la considerava: parea che

le grazie movessero l'agile suo piede, e le componessero di rose e di

ligustri il viso, e avvisavi ch'ella sola accogliesse quanto era di

leggiadro. Non mancò chi ardisse avvicinarsele e ferire la sua

modestia colla lode, nè si tenne l'invidia di guatar bieco il garzone

che ognuno segnava diletto alla fanciulla, cui ella spesso co' bei

rai ammiccando invitava alla gioja, e al quale per vezzi e per

premure, rispondea la bella col sorriso d'amore.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 65 / 120 题