Così giulivi si menavano i giorni dell'autunno fra le feste della
campestre innocenza. Ognuno si studiava di rendere men nojoso il
tempo che si mettea in mezzo a queste nozze con qualche nuovo
diporto. Rendeasi la gentile brigata sui vicini monti, e qualunque
fosse il luogo a cui si indirizzassero, riusciva sempre aggradevole
alla Marcellina perchè nuovo, mentre essa non avea mai veduto che il
natìo suo nido. Era l'ottobre, e siccome correva la festa di
Montalto, Girani propose di andarvi con piacevoli amici.
Sorge Montalto in mezzo ai colli di Casteggio lungo il corso della
Copia, e come pino fra le minori piante, si innalza maestoso sovra di
essi. La natura tutto profuse, perchè quell'eminenza essere dovesse
la più deliziosa delle ville oltrepadane.
Se da qualche altura ti prende vaghezza di contemplare il vario
succedersi delle colline, la tua mente errando sopra uno spazio sì
esteso e diverso, si avvisa che le si stenda dinanzi un ampio
burrascoso mare: ivi mille vertici ora fregiati di grazioso palagio,
ora velati di candida nuvoletta, accrescono la tua illusione,
sembrandoti o le onde rialzate, o i vascelli affidati allo spirare
de' venti; mentre le pianure e le valli ora ti offrono un placido
tratto di acque, ora uno schiuso abisso. Fra questa immaginazione che
più ti riesce gradita e meglio ti acquista opinione d'esser vera,
quanto è più vasto lo spazio che cingi collo sguardo, Montalto fa
pompa di nuovi incanti: fra il silenzio delle vallee e l'ondeggiar di
tante cime, ti pare di ravvisare l'isola fortunata, ove approdano i
tuoi pensieri e riposano gli stanchi tuoi occhi.
Che se in vece meglio ti diletta da quella sede discorrere co' lumi
all'intorno, vai orgoglioso di dominare i sottoposti poggi, e ti pare
essere il re di quelle balze. Nè più vario, nè più piacevole unqua si
offriva alimento alla tua curiosità, esca al tuo immaginare. Da un
lato t'incanta la pianura di Lombardia fiorente per popolose città, e
i suoi confini sì estesi che vincono la tua vista e si confondono in
un azzurro infinito, e come immense acque si colorano al variare
delle ore del giorno: Dall'altro ferma l'acume del tuo vedere la
canuta cima delle Alpi che nasconde le spalle fra le nubi e pare
sposarsi al cielo. Che se l'aere puro veste quelle vette di luce,
miri ripercosso un doppio sole dalle eterne nevi, e scopri dietro
monti succedersi monti, e ghiacci e monti ancora, sicchè lunge ti si
desta il pensiero di straniere terre e di lontane genti.
Commosso fra sì opposti remoti obbietti, quasi dolente di non potere
stringere tanta mole di cose col solo girar dell'occhio, su te il
richiami e il volgi su quanto si posa al tuo piede, e mentre ne
avvisavi esausta la sorgente, ecco scaturire nuove bellezze.
Qui trovi l'opera dell'uomo e le necessità della vita seminare
l'eminenze di case, di castelli e di paesi: vedi l'industria rompere
il seno al pendìo, ed ei grato alimentare la messe; crescere le
piante che dai piegati rami ti sporgono i frutti; la vallata altrice
di densi castagneti e di pascoli graditi all'armento. Or ti piacciono
i varj errori delle convalli, ora il biondeggiar delle biade che allo
spirare del vento s'increspano in onda, e la quiete del maggese, e il
sacro orror del bosco; ora par che inviti i tuoi pensieri al riposo
l'ordine con cui dal chino procedono all'erta i filari della vigna,
gravi di grappoli pendenti che parte s'innostrano, parte s'indorano
ai rai del sole e ministrano alla tua mensa squisito liquore. Fra
tanta varietà di poggi, piacciono fra le opposte pendici i tortuosi
meandri della Copia: scorre limpida fra sasso e sasso, e piega i
ramoscelli che le escono sopra, e muove tacita pe' vicini prati ad
innaffiare le zolle ed è cortese all'aure delle valli di grata
frescura.
Allora seguendo i voli della agitata mente, ti senti rapito alla
diletta Tempe, e ossequi il loco sacro alle deitadi agresti, odi i
canti di Bacco, i suoni e le danze delle invase seguaci del nume, e
già ti pare di vivere in più lontane età. Se non che più caro ti
riesce all'animo richiamato dalle fantasie, ravvisare quivi il
cultore inteso o allo studio dell'aratro, o a racconciare alle piante
la chioma; altrove le mandre dilettarsi di brucare le erbette, mentre
i fanciulli che le governano intrecciano allegri balli al suono di
rozzi pifferi e rusticali carmi.
Invaghito dell'opera dell'uomo, e della vita, che lo spirito suo
diffonde dove porta la mano, se ti volgi ove più scarso approda il
sole verso la settentrionale regione, rinvieni il riposo, anzi lo
squallor di natura. Sporge il tufo vestito di scarse glebe, vedi
formarsi la roccia primitiva, e succederle il dirupo, e spogliarsi
d'ogni verde onore, fuggire ogni pianta, e innalzarsi lo scoglio, e
comparire la montagna. Qui nello stesso mezzo trovi il bello della
coltivazione e quello della natura: l'uno ti cerca con piacere,
l'altro ti solleva la mente, l'uno ti schiude i tesori del bello,
l'altro aprendoti i misteri dell'infinito t'innalza al sublime.