Allorchè la calma dell'amoroso foco consentiva a Bianca il pensiero
di cose meno affannose, spargeva i suoi accenti a sollievo degli
altri che le stavano intorno.
Prese l'estremo commiato dalla sua nutrice, e raccomandatale la
propria memoria, la pregò perchè talora la richiamasse al
padre.--Allorchè dorma in lui lo sdegno, e il dolore lo cerchi della
perduta figlia, allora te le avvicina, e digli che Bianca morì
invocando il suo nome;... che solo mi dolse di non potergli chiedere
compatimento di un pietoso errore, pietoso perchè forse il suo cuore
istesso ove sia più mite, mi applaudirà di aver salvata una vittima
di acciecato furore... Digli ch'io muojo per giovanile imprudenza e
amore;... che que' ferri m'erano del pari mortali, e volea dividerli,
ma il destino... Se però egli a sè rivolgesse qualche rimprovero,...
tu il solleva dalla crucciosa idea, e lo accerta che sua figlia non
ebbe mai quel pensiero, ma riconobbe la spada del cielo che punì le
proprie colpe... Se mai l'ostinazione d'Anselmo a non allontanarsi...
se... deh tu che m'avesti in luogo di madre, tu che vedi quanto ei mi
ami, chiedi a Stefano in compenso di tante cure per me sparse, in
espiazione della mia sventura... chiedigli... nè qualche atroce
scena... Gli ricorda che io abborro il sangue, e che perdonando...
morii... oh Anselmo... Anselmo...
Allora Bianca fu presa da convulso improvviso commovimento, che le
troncò la voce e le tolse ogni lena. Madida di freddo sudore la
fronte, era combattuta da un fiero anelito che quasi le impediva di
spirare le fuggitive aure di vita: si smarrirono le ultime rose delle
appassite labbia, nè più, sebbene agitate sembrassero tentarlo,
potevano formare accento. Parve che una nube se le diffondesse sullo
squallido volto, se le innondarono di pianto gli occhi, e avvisavi
che un velo ne appannasse il lume. Come face cui viene meno
l'alimento, ora è pallida e presso ad estinguersi, ora divampa di
subita luce, indi ricade; così nelle pupille alla morente, or quasi
si spegneva la vitale scintilla, ora ritornava a sfavillare, e mentre
di nuovo animate pareano erranti cercare quegli che più loro
incresceva abbandonare, tornavano di nuovo ad offuscarsi.
Così per molte ore accolse la misera debile fuoco di vita, e a lungo
lottò fra l'ansia di una penosa agonìa. Anselmo sentiva a prova tutte
le angosce che la stringevano, e a maniera ch'ella ripigliavasi,
sorgeva a ristorarlo la speranza, per cader tosto in una miserrima
disperazione: la sua anima era un deserto di arena in cui spira la
bufera, dove invano piove la rugiada, dove invano un'erba pone
radice.
Però avea cura di sostenere i singhiozzi che pel gran duolo ognora
gli prorompeano dal petto, per non contristare colle sue doglie alla
moribonda. Stava inchinato sul letto ferale, intendeva a soccorrerla,
a porgerle qualche refrigerio, e sovente le bagnò l'aride labbra
colle lagrime de' suoi occhi. La dimandava pietosamente, la blandiva
con affetto, le dava qualche tenero amplesso, e raccoglieva colla
bocca tremante gli estremi sospiri, che pareano con un confuso
susurro fuggendo, gli parlassero ancora del suo amore.