XXV.

Allorchè la calma dell'amoroso foco consentiva a Bianca il pensiero

di cose meno affannose, spargeva i suoi accenti a sollievo degli

altri che le stavano intorno.

Prese l'estremo commiato dalla sua nutrice, e raccomandatale la

propria memoria, la pregò perchè talora la richiamasse al

padre.--Allorchè dorma in lui lo sdegno, e il dolore lo cerchi della

perduta figlia, allora te le avvicina, e digli che Bianca morì

invocando il suo nome;... che solo mi dolse di non potergli chiedere

compatimento di un pietoso errore, pietoso perchè forse il suo cuore

istesso ove sia più mite, mi applaudirà di aver salvata una vittima

di acciecato furore... Digli ch'io muojo per giovanile imprudenza e

amore;... che que' ferri m'erano del pari mortali, e volea dividerli,

ma il destino... Se però egli a sè rivolgesse qualche rimprovero,...

tu il solleva dalla crucciosa idea, e lo accerta che sua figlia non

ebbe mai quel pensiero, ma riconobbe la spada del cielo che punì le

proprie colpe... Se mai l'ostinazione d'Anselmo a non allontanarsi...

se... deh tu che m'avesti in luogo di madre, tu che vedi quanto ei mi

ami, chiedi a Stefano in compenso di tante cure per me sparse, in

espiazione della mia sventura... chiedigli... nè qualche atroce

scena... Gli ricorda che io abborro il sangue, e che perdonando...

morii... oh Anselmo... Anselmo...

Allora Bianca fu presa da convulso improvviso commovimento, che le

troncò la voce e le tolse ogni lena. Madida di freddo sudore la

fronte, era combattuta da un fiero anelito che quasi le impediva di

spirare le fuggitive aure di vita: si smarrirono le ultime rose delle

appassite labbia, nè più, sebbene agitate sembrassero tentarlo,

potevano formare accento. Parve che una nube se le diffondesse sullo

squallido volto, se le innondarono di pianto gli occhi, e avvisavi

che un velo ne appannasse il lume. Come face cui viene meno

l'alimento, ora è pallida e presso ad estinguersi, ora divampa di

subita luce, indi ricade; così nelle pupille alla morente, or quasi

si spegneva la vitale scintilla, ora ritornava a sfavillare, e mentre

di nuovo animate pareano erranti cercare quegli che più loro

incresceva abbandonare, tornavano di nuovo ad offuscarsi.

Così per molte ore accolse la misera debile fuoco di vita, e a lungo

lottò fra l'ansia di una penosa agonìa. Anselmo sentiva a prova tutte

le angosce che la stringevano, e a maniera ch'ella ripigliavasi,

sorgeva a ristorarlo la speranza, per cader tosto in una miserrima

disperazione: la sua anima era un deserto di arena in cui spira la

bufera, dove invano piove la rugiada, dove invano un'erba pone

radice.

Però avea cura di sostenere i singhiozzi che pel gran duolo ognora

gli prorompeano dal petto, per non contristare colle sue doglie alla

moribonda. Stava inchinato sul letto ferale, intendeva a soccorrerla,

a porgerle qualche refrigerio, e sovente le bagnò l'aride labbra

colle lagrime de' suoi occhi. La dimandava pietosamente, la blandiva

con affetto, le dava qualche tenero amplesso, e raccoglieva colla

bocca tremante gli estremi sospiri, che pareano con un confuso

susurro fuggendo, gli parlassero ancora del suo amore.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 57 / 120 题