XXIII.

Ma era vano il perdono di Stefano. L'ira e l'insano livore non gli

permisero di veder qual piaga avesse il suo ferro aperta nel petto di

Bianca; la vittoria gli aveva tratto di mente di chiederne novelle,

pago di saperle in Stefanago.

Giovane sventurata e in mal punto pietosa, ondeggiante fra gli

affetti di sposa e di figlia, amore la trasse fra le battaglie, e

ambizione la trascinava al natìo suo tetto. Anselmo anelante la

raggiunse lungo la via che conduce a Stefanago, recata sur un letto

di frondi da una mano di fidi soldati. Come questi videro giungere il

guerriero, dubitando non gli inseguisse onde loro involare Bianca, si

disponevano alla difesa, ma il dolente alzando la destra ignuda

gridava--Pace: io non porto guerra, voglio vedere la mia Bianca, la

sposa mia, colei che per me si avventurò fra l'armi, voglio

soccorrere a' suoi mali e caderle vicino.--

Scese in cuore a Bianca la voce di Anselmo, e n'ebbe soave

refrigerio; pregò i soldati perchè libero lasciassero a lui il passo

al suo letto. Come il vide, quasi amore le richiamasse sulle erranti

pupille il fuoco di vita, teneramente riguardandolo,--ah Anselmo mio,

diletto sposo sì per poco a me concesso!... vedi, omai è segnato il

mio destino, e mi abbandonava anche la speranza, se non che desìo di

pur vederti mi nudriva in seno amor di vita. Or lieta inchino alla

necessità che mi appella, irreparabile necessità, poichè la mano, ahi

qual mano!... che trafisse questo mio seno, troppo seppe cercare le

vie di morte.... Almeno colla mia vita si ponesse termine a tanto

furore.

Anselmo fattosele vicino, e presa la destra che Bianca avea a stento

levata allorchè il vide, teneramente la baciava e bagnava di pianto,

e i suoi occhi stringendo agli occhi della sposa:--Ah Bianca, lungi

per pietà questi sinistri presagi che mi straziano.... Lascia al tuo

Anselmo, all'amor del tuo sposo il pensiero di sanare la tua ferita:

amore per me ti trasse al duro passo, amore deve prestarti

salute.--Oh che di' tu mal accorto! quali pensieri aduni? a che pure

stai? Non vedi i perigli che ti circondano? non senti il suono delle

inimiche catene che ancor ti si apprestano? Ah va, fuggi, finchè

n'hai tempo! Soave in vero mi è il vederti, e sento che la tua voce

mi piove un balsamo sull'anima che mi asperge e disacerba fino le mie

ferite;... ma tu sei in periglio, e a me sarà bastante sollievo nelle

ore estreme l'averti ancora abbracciato, e il sapere che quel ferro

fatale fu sazio di una vittima sola... Ah se m'ami, se non vuoi

contristare con terribili presentimenti l'anima mia fuggitiva, ricevi

questo ultimo addio e involati sempre dalla sventurata tua sposa.--

Accompagnava la misera le meste parole con una soavità d'affetti che

se le pingeano sul pallido viso e i sensi schiudeano dell'anima;

stringeva a sè Anselmo, e ancora tacendo il pregava in vista a

salvarsi colla fuga. Ma questi ricusò di lasciarla, depose lo scudo

nelle mani de' soldati, e li sollecitò perchè la trasportassero ove

erano indirizzati. Non si dipartì mai lungo la via dal suo fianco, e

d'amorose parole s'ingegnava lenire alla sfortunata il doppio

affanno.

Come furono al fatale Castello si adoprarono ragioni e preci perchè

Anselmo non vi ponesse il piede, presagendogli sinistri e sventure,

ma tornarono a vôto, quasi parole commesse al vento. Ei depose Bianca

sul letto del riposo, e giurò che niuno nol rimoverebbe mai finchè

era in vita. Ognuno sentivasi commosso da terrore discorrendo col

pensiero i guai della giovinetta, ognuno era preso da meraviglia

vedendo Anselmo con tanta fermezza riedere fra quelle mura; tutti

rispettavano e compiangevano lo sposo di Bianca.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 55 / 120 题