Ma era vano il perdono di Stefano. L'ira e l'insano livore non gli
permisero di veder qual piaga avesse il suo ferro aperta nel petto di
Bianca; la vittoria gli aveva tratto di mente di chiederne novelle,
pago di saperle in Stefanago.
Giovane sventurata e in mal punto pietosa, ondeggiante fra gli
affetti di sposa e di figlia, amore la trasse fra le battaglie, e
ambizione la trascinava al natìo suo tetto. Anselmo anelante la
raggiunse lungo la via che conduce a Stefanago, recata sur un letto
di frondi da una mano di fidi soldati. Come questi videro giungere il
guerriero, dubitando non gli inseguisse onde loro involare Bianca, si
disponevano alla difesa, ma il dolente alzando la destra ignuda
gridava--Pace: io non porto guerra, voglio vedere la mia Bianca, la
sposa mia, colei che per me si avventurò fra l'armi, voglio
soccorrere a' suoi mali e caderle vicino.--
Scese in cuore a Bianca la voce di Anselmo, e n'ebbe soave
refrigerio; pregò i soldati perchè libero lasciassero a lui il passo
al suo letto. Come il vide, quasi amore le richiamasse sulle erranti
pupille il fuoco di vita, teneramente riguardandolo,--ah Anselmo mio,
diletto sposo sì per poco a me concesso!... vedi, omai è segnato il
mio destino, e mi abbandonava anche la speranza, se non che desìo di
pur vederti mi nudriva in seno amor di vita. Or lieta inchino alla
necessità che mi appella, irreparabile necessità, poichè la mano, ahi
qual mano!... che trafisse questo mio seno, troppo seppe cercare le
vie di morte.... Almeno colla mia vita si ponesse termine a tanto
furore.
Anselmo fattosele vicino, e presa la destra che Bianca avea a stento
levata allorchè il vide, teneramente la baciava e bagnava di pianto,
e i suoi occhi stringendo agli occhi della sposa:--Ah Bianca, lungi
per pietà questi sinistri presagi che mi straziano.... Lascia al tuo
Anselmo, all'amor del tuo sposo il pensiero di sanare la tua ferita:
amore per me ti trasse al duro passo, amore deve prestarti
salute.--Oh che di' tu mal accorto! quali pensieri aduni? a che pure
stai? Non vedi i perigli che ti circondano? non senti il suono delle
inimiche catene che ancor ti si apprestano? Ah va, fuggi, finchè
n'hai tempo! Soave in vero mi è il vederti, e sento che la tua voce
mi piove un balsamo sull'anima che mi asperge e disacerba fino le mie
ferite;... ma tu sei in periglio, e a me sarà bastante sollievo nelle
ore estreme l'averti ancora abbracciato, e il sapere che quel ferro
fatale fu sazio di una vittima sola... Ah se m'ami, se non vuoi
contristare con terribili presentimenti l'anima mia fuggitiva, ricevi
questo ultimo addio e involati sempre dalla sventurata tua sposa.--
Accompagnava la misera le meste parole con una soavità d'affetti che
se le pingeano sul pallido viso e i sensi schiudeano dell'anima;
stringeva a sè Anselmo, e ancora tacendo il pregava in vista a
salvarsi colla fuga. Ma questi ricusò di lasciarla, depose lo scudo
nelle mani de' soldati, e li sollecitò perchè la trasportassero ove
erano indirizzati. Non si dipartì mai lungo la via dal suo fianco, e
d'amorose parole s'ingegnava lenire alla sfortunata il doppio
affanno.
Come furono al fatale Castello si adoprarono ragioni e preci perchè
Anselmo non vi ponesse il piede, presagendogli sinistri e sventure,
ma tornarono a vôto, quasi parole commesse al vento. Ei depose Bianca
sul letto del riposo, e giurò che niuno nol rimoverebbe mai finchè
era in vita. Ognuno sentivasi commosso da terrore discorrendo col
pensiero i guai della giovinetta, ognuno era preso da meraviglia
vedendo Anselmo con tanta fermezza riedere fra quelle mura; tutti
rispettavano e compiangevano lo sposo di Bianca.