Bianca, che palpitante considerava la pugna, e a cui nulla sfuggiva,
vide dal poggio il padre a provocare Anselmo, e un gelo di morte
tutta la cercò. Presentì inevitabile la zuffa, e anziosa di
dividerli, paventando per entrambi, volò dal Castello nel campo.
Sopravvenne agli sdegnosi mentre aveano dato principio al fiero
assalto, e siccome la consigliava amore, osò, perchè cessassero
dall'armi, interporre la sua spada in mezzo alle loro destre. Stefano
il crede un tradimento, e mentre grida al rivale:--Vile, il mio
braccio vale per te e pe' tuoi--il suo ferro è disceso nel petto
dell'infelice Bianca. Essa dà un grido--Ah padre--cadde, e l'elmetto
rovesciato lascia sprigionare il tesoro delle bionde chiome.
I due guerrieri la ravvisano, il Nebiolo ne resta stordito pel
dolore: Stefano trae partito dalla sorpresa di lui per ordinare a'
suoi soldati che si prendano la ferita e la trasportino a Stefanago.
Anselmo s'avvede che gli è rapita la sposa, cerca invano di
soccorrerla, chè il Rosso gli è sopra col ferro e il provoca di nuovo
alla battaglia.
In tanto la mischia cresce e si fa generale; coloro che videro il
miserando caso di Bianca alzano grida di orrore: vola d'ogni parte la
ferale novella, accorrono guerrieri nell'angusta valle, e in suo
sdegno terribile Guidone scende anch'esso anelante di pugnare col
nimico. L'odio antico fa dimenticare lo sdegno novello; Stefano
lascia Anselmo e si batte con lui, e tanto eran lieti que' fieri
d'incontrarsi, che avresti detto scendessero al ballo e non al
conflitto.
Mentre fremono intorno armi ed armati, e si oppongono scudo a scudo,
elmo a elmo, spada a spada, Anselmo palpitante e addolorato, siccome
gli persuade amore, silenzioso si ritira dal campo e segue la sposa.