Torrenti che scendono furiosi da opposti monti e si mischiano
frementi nella valle, nubi che s'incontrano e confuse ululando
spargono lampi e tempeste, sono lievi immagini della crudele
battaglia. Ondeggia il terrore sugli irti cimieri, morte splende
negli sguardi dei combattenti, morte scaglia il declinare d'ogni
spada. Nessun brando è digiuno di sangue, tace in ogni petto la
pietà, è più lieto chi dissetò il suo sdegno nelle viscere di più
nemici, e fin dalle chiuse visiere, come lampo da nube, trapela il
livore e l'ira: accende un sol desiderio e il superbo cor del Signore
e il tremante petto dell'ultimo schiavo.
Stefano, purchè ognor versi sangue, non risparmia la punta
dell'acciaro nè al vincitore nè al vinto: è bufera che abbatte e
l'alta pianta e l'ultimo virgulto: ogni volta che si gira la temuta
destra cadono mietute teste, e le calpesta col piede che imprime orme
di sangue e passa. Incoraggia i soldati col grido della vendetta e
chiede del giovine Nebiolo. Questi, fido al suo giuramento, prode nel
cruento certame, coglie mille palme sugli alleati e sfugge il fiero
Sir di Stefanago.
Ma il Rosso dal colle mentre gioisce fra le uccisioni, vede in basso
consumarsi miseranda strage de' suoi, vede piegar l'armi, e un
terribile guerriero, quasi turbo in campo di biade, spargere lo
sterminio e la morte. Alle insegne, al portamento ravvisa Anselmo, e
barbaramente esultando precipitandosi a valle, lo chiama alla
tenzone.--Cessino l'armi, soldati: lascia, vituperato rapitor di
fanciulle, di mostrarti prode sul volgo: il bastone e non la spada si
conviene all'imbelle tuo braccio. Qui, qui ti rivolgi, è la mia che
ti attende e vuole insegnarti quanto valga un Nebiolo, eroe da
tradimenti.--
Anselmo punto sì aspramente il riguardò e con disdegnoso
ripiglio:--Uomo crudele, perchè il cielo ti diede una figlia, e tu
non puoi imitare le sue virtù! Ammansa il tuo furore, omai Bianca è
mia sposa: benedisci a questo nodo, dà la pace a' nostri cuori, a
questi popoli.--Ah codardo! la pace al tuo cuore, daralla la punta
della mia spada. Difenditi, nè colla pietà far velo alla tua paura.--
Seguì l'assalto agli acerbi detti, che non permise Stefano all'altro
di rispondergli, ma lo investì furiosamente col ferro. Anselmo così
costretto, chiamando in testimonio il cielo perchè non avea rotti i
suoi giuramenti, difendendosi si pose nell'infausto duello. L'una e
l'altr'oste immobile ristà, nè osa innalzare un solo accento pe' due
combattenti, pende dai loro moti, e corrono gli sguardi dietro al
fulminar de' ferri.
Qui ognuno trema, nè osa col pensiero tentare il futuro, mentre
Guidone spargendo strage nell'oste, iva affannoso in traccia del
figlio.