Precipita il cavallo fra le distorte vie: sprona timore chi il caccia
e preme, ei vola e pare non senta il doppio peso, appena liba
coll'agil piede e balze e valli e passa, e in breve è sotto le mura
di Nebiolo. Anselmo diede il solito suo segno e fu riconosciuto dalle
veglie: si schiusero le porte, e fu uno stupore, una gioia di tutti
nel vederlo di ritorno, mentre ognuno piangeva la sua morte: chi
accorreva a riguardarlo, chi se gli faceva incontro e gli baciava le
mani e lo stringeva al seno, mentre a tanto amore spuntava sul ciglio
al reduce il pianto della riconoscenza. Guidone che gemea sulla sorte
del figlio e ne fremea orribilmente in suono di pietà e di rabbia,
vedendolo improvvisamente libero, e stringendolo fra le sue braccia,
pianse di paterno affetto: però fieri i suoi lumi aggirandosi fra
quelle lagrime, quasi raggio di sole fra fosca nube, annunciavano le
sue risorte speranze e la vendetta che gli suonava intorno al cuore.
Udì severo e muto il fiero veglio i patimenti del figlio, e il suo
silenzio parea la calma che precede la tempesta; ma quando seppe che
seco traeva la figlia di Stefano, sorrise di barbara gioja, credendo
che rapita l'avesse alla vendetta. Anselmo allora radolcìa
quell'antica rabbia col racconto di quanto la virtuosa adoperasse per
lui, e aprendogli i suoi affetti ascosi, gli asseverava com'ei non
avrebbe mai con viltà corrisposto ove lo stringea gratitudine.
Gli addusse innanzi la tremante donzella, che stava contrastata
nell'idea dell'altrui sdegno, del luogo nemico ov'era, e di un
incerto avvenire. La confortò il giovinetto vestendo d'amorosa
dolcezza le sue parole, sciolse i di lei timori, e ispirolle
coraggio; le propose tutti i teneri sensi del proprio cuore omai non
più libero, non più suo.--Tu, generosa Bianca, mi salvasti la vita,
tu restituisci un figlio, tu perdesti un padre, io darotti uno sposo.
Tu forse richiamerai la pace su questi contrastati colli, sarai
l'angelo di salute a questi abitatori ognor turbati da ire nemiche.
Tu splenderai raggio di gioja in Nebiolo, e l'anima mia accesa
d'inesausti affetti attingerà dai tuoi occhi una soave e nuova vita:
tu sarai la speranza de' miei giorni, tu l'elemento del valor mio, e
mentre io ti stringerò al petto amante e sposo, grato in te mio padre
ravviserà l'angelica mano che gli rendeva un figlio e gli ricovrò le
perdute speranze. Fra tanta soavità di affezioni, tu ancora farai
riflettere ne' nostri cuori il lampo della gioja, e su queste mura il
sorriso della calma.--
Pioveano siccome rugiada ristoratrice di primavera sulle erbe
appassite gli accenti d'Anselmo in cuore della vergine pudibonda, e a
sì teneri affetti stranieri nel luogo inospito ove sortì la culla,
ella beveva una nuova dolcezza che componeva le tempeste dell'animo
suo. Tripudiava ei di vederla commossa, e tanto si ingegnò che le
rasciugò il ciglio, e porgendole nel proprio un nuovo padre, potè
richiamare in lei alquanto lo spirito smarrito. Guidone istesso
rattemprando i vetusti sdegni che gli capìano nell'animo, reso per
amor del figlio di più umana natura, con dolci blandizie la allettò a
nuovi pensieri, e insieme ad Anselmo la strinse al petto.
Col giorno nascente, perchè aura di nemica fama non turbasse il
candore della bella innocenza di Bianca, fu nel castello ove sorgea
il tempio celebrato l'imeneo: si sparse d'ogni intorno la letizia, e
giuliva brillò la festa per la liberazione d'Anselmo. Trassero da
queste valli e i vassalli e le scalze contadine alla Rocca, onde
offerire presenti, quali de' loro greggi, quai di frutti o di fiori
ai nuovi sposi, e lieti ne ritornarono per doviziosi doni. Sparse la
fama l'inaspettato evento, e tutti sperando di raggiungere la invano
da lunga età sospirata concordia, aprivano l'animo a nuovo gaudio,
sicchè le conscie valli ripeterono gli evviva e i cantici di pace.