Poco differìa Bianca dal padre in altezza, sicchè le sentinelle non
si accorsero della frode. Disserra l'uscio ferrato, e ad Anselmo che
scosso riguardava chi venisse a portargli o vita o morte, dicea
pregando e stendendo le mani tremanti ai suoi ceppi:--Ecco ti schiudo
il tuo carcere, ti sciolgo le tue catene. Quest'abito e questo elmo
ti apriranno ogni via ed ogni porta, chè tutti ti crederanno il
Signore. All'ultima uscita è già presto un mio fido con un cavallo:
t'invola, salvati e ricordati nel furor delle tue vendette che
Stefano è padre di Bianca... Non obbliare talora quella mano che
scioglie i tuoi ferri:... io già non sarò più, ben conosco l'ira
paterna, ma la ricordanza di chi per te si dimentica d'essere figlia,
ti renda meno crudele...--Ah Bianca, ch'io parta e abbandoni te fra
gli artigli dei crudi?... ch'io viva mentre queste tue forme
immortali, questo cuore sì pietoso... questo pietoso cuore!... Ah non
sia mai! mi colgano mille morti, anzi che esser reo di tanto
delitto.--Anselmo, or sì mi strazii d'acerba doglia, or che il tuo
dubbio solo ne spinge a irreparabile rovina! Omai non ha più speme,
la sorte è gittata e noi siamo entrambi perduti, che questa frode non
può starsi ignota a Stefano... Deh! se ami tuo padre, se non è spenta
ogni favilla di gloria nel generoso tuo cuore, se non mi sei ingrato,
Anselmo, fuggi... io non posso essere felice se non ti vedo in
salvo.--
Anselmo comprese il linguaggio della tenera fanciulla, commosso le
cadde al piede, chè eran già sciolte le sue catene, e stringendole
teneramente la destra che copriva di lagrime riconoscenti e di
baci.--Ah spirito celeste per cui mi son cari anche questi infausti
luoghi! speranza della travagliata anima mia... Bianca, ah! no il mio
cuore non può esserti ingrato, se ei respira solo perchè tu gli
ministri l'aura di vita... ma che ei giammai non si divida da te: se
lo abbandoni è nulla per me la vita, lievi mi sono e patibolo e
morte...
Ma la giovane accorta avendo l'animo a doversi affrettare, pur lo
pungea a fuggire, mentre ne avea ancor tempo: ei si arrendeva purchè
ella non rimanesse in sua vece nella torre. Volea schiudersi la
strada col ferro, volea,... ma un lampo loro scioglie la confusion
della niente: Bianca fa cenno alla sentinella più prossima di
entrare: la assalgono, la disarmano; Anselmo prende quelle armi e
quella divisa, la minaccia di trafiggerla se chiama per aiuto: la
chiudono nella torre e s'involano.
Ogni servo cede al loro passaggio, ogni porta si apre, chè ognuno
crede con un soldato il Duca. Bianca segue Anselmo, perchè l'aspetto
di un semplice uom d'armi potrebbe destar sospetto, nè gli sarebbe
permesso in quell'ora l'andar fuori. Già solleciti hanno corsi gli
appartamenti, lasciate addietro le ascolte, passate le due prime
porte: già trepidando di gioja si appresentano all'estrema, e Bianca
dà il cenno perchè si schiuda.
In tanto il soldato dalla torre innalza disperate grida, accorre la
vicina guardia, si sente la frode, si dà il segno di soccorso. Il
custode dell'ultima uscita che stava per ischiudere, vedendo il
contrasto de' due guerrieri, perchè Anselmo premea Bianca a seguirla,
e questa si rifiutava, sospetta dell'inganno, a quel clamore ne ha
certezza, e vuole opporsi al loro passaggio; ma la spada d'Anselmo
vince ogni ostacolo. Già il grido d'allarme scorre per tutto il
Castello, suona la campana, si desta la milizia, accorrono i servi,
tutto è scoperto. Anselmo non si perde d'animo, apre la porta, sale
il pronto cavallo, si leva a forza Bianca sugli arcioni e si dilegua
in un istante. Racconsola la vergine tremante, le ripete che non
avrebbe mai patito di lasciarla vittima della sua pietà, la preme al
petto, la inanima, la pasce di nuove speranze e fugge.