Il Rosso spedì un messo a Guidone a ordinargli che cessasse dallo
spargere contro di lui le insane sue grida, e sciogliesse il turbine
di guerra che milantava volere portargli a Stefanago per vendicare il
figlio. Questi giacersi nella sua torre, e proporgli solo partito a
liberarlo, che ei si rendesse vassallo di Stefano: se il nega
manderebbe a Nebiolo la testa d'Anselmo: due soli dì concedersi alla
scelta.
Arse di rabbia Guidone alla fiera minaccia e ordinò che si gittasse
dalla sua torre il messo. Stefano che più ritornar nol vide e seppe
da' suoi spiatori la fine di costui, si morse per dispetto le labbia
agitando vendetta. Bandì nei suoi feudi la condanna d'Anselmo
decapitato tra due dì, e mandogli nel carcere avviso che si
apparecchiasse a morire: ei nulla rispose, ma sguardò con sì fermo
ciglio chi glielo annunziava, che vergognando si ritrasse dalla
carcere in cui risplendea tanta virtù. Pure perchè l'ira di Stefano
più s'accendea a quel silenzio, e di nuovo gli proponeva la vita a
prezzo della viltà, rispose il generoso Nebiolo che nulla temeva la
morte e che da un codardo suo pari, cui era morta in petto ogni
scintilla di valore, non doveasi attendere che tradimenti e patiboli.