Però all'innamorato giovane pareva oltremodo dolorosa sì misera vita,
e fe' proponimento di aver maniera onde riuscire a più lieto fine.
Correva il tempo di raccorre le messi, e in sì pressante cura anche
coloro che tengono piccioli poderi, sogliono ricorrere a straniere
braccia per aiuto. A Girani cui nulla sfuggiva era noto, siccome al
padre di Marcellina conveniva mietere il frumento, e gli parve
venirgli in destro l'occasione favorevole a' suoi disegni. Trovato
Giovanni nel prossimo mercato a Voghera, gli esibì l'opera propria a
minor prezzo d'altri, e pattuirono che ei verrebbe a Nebiolo di là a
due giorni.
Non è a dirsi, quanto paresse lungo al giovane innamorato il tempo
posto in mezzo a' suoi desiderj, e in tanto quali follìe gli si
girassero pel capo, e come seco stesso ponesse di aprire i suoi
affetti a Marcellina. Ma quale fu la sua maraviglia, allorchè venuto
a Nebiolo e postosi al lavoro, vide che assai lunge gli era riuscito
il suo avviso, mentre non trovò come pensava l'amata giovanetta a
formare i manipoli della messe tagliata, giacchè a ciò sola intendeva
la madre? Ne fu oltremodo dolente, e volea pure più volte dimandarla
di ciò, ma non lo ardiva: girava intorno ognora desideroso lo
sguardo, e sempre nuova gli pungeva speranza almeno qualche momento
di vederla.
Finalmente venne il mezzodì, l'ora del pranzo, ed ecco, mentre meno
Girani se l'attendeva e stavasi pensoso, scendere la Marcellina nel
pendìo recando le minestre ed il pane pei parenti e per l'uomo che
era seco loro al lavoro. Veniva ella con abbassata e pallida la
fronte, e pensava alla sua melanconia, a' suoi affanni: giunta al
gelso, sotto la cui ombra erano assisi gli stanchi mietitori, fu
tocca da improvvisa meraviglia vedendo ivi il giovane sospirato.
A chi che fosse fuorchè a' due buoni montanari, non sarebbe sfuggita
la confusione dell'una, e l'inquietudine dell'altro: ratto ei si
alzò, la salutò, e indarno volea dirle qualche parola, velare lo
stato ondeggiante dell'animo suo. Mentre incerti essi si riguardavano
ed atterravano gli occhi, Nebiolo a nulla badando disse:--Brava mia
figliuola, porgine il pranzo e buono, giacchè il meritiamo, mentre
questa mattina in tre si è operato per quattro, non già da noi, ma da
questo instancabile nostro vicino che pare un folletto.--Intanto
presentava a Girani la scodella, che avuta avea dalla figlia; ma
questi ringraziatolo, mosse verso Marcellina dicendo che gli era più
in grado averla dalle di lei mani: essa arrossì, gliela porse con un
sorriso di compiacenza.
Restò con loro la giovinetta finchè ebbero posto fine al breve
pranzo; poi alquanto si trattenne sotto colore di vedere quanto
fossero abbondanti le spiche del frumento, e dolcemente si richiamava
alla madre, perchè non la voleva a parte delle sue fatiche. Indi,
poichè ebbero ripreso il lavoro e Rosa la premea perchè non istesse
più a lungo digiuna, Marcellina partì: dirigea ver' l'erta il passo,
ma ivi lasciava i suoi pensieri, e spesso rivolgeasi addietro e
commetteva all'aura un sospiro.
Se Girani fu per lo innanzi piacevole alla Marcellina, ora il suo
cuore ne era stato sì vivamente preso, che parea pei palpiti
frequenti volerne uscire dal petto onde volare a lui. Però sebbene
innocente, essa s'avvide non essere senza fine il venire colà di quel
giovane: non toccò cibo fra l'inquietudine e la gioja, e meglio pensò
a preparare gradita merenda all'ospite. Richiamatesi intorno le
agnelle, ne spresse il fresco latte, e postolo in un terso lebete al
fuoco, in breve ne fe' una vivandetta piacevole e squisita. Venuta
l'ora della merenda, volò verso il campo ed ai parenti ed a Girani,
che come la videro, deposti gli strumenti, le mossero incontro; ella
disse con un sorriso che avrebbe diradate le nubi della più triste
melanconia.--Caro padre, questa mane mi imponeste di usarvi cortesìa
perchè lavoraste assai: io volli ubbidirvi, e in vece del solito
formaggio vi ho preparato col latte delle mie agnelle un cibo che
v'andrà a grado, e spero che anche il vostro ospite non vorrà darmi
troppo biasimo se non sarà riuscito quale si converrebbe.--
Fu commosso il padre per la bella sorpresa, e stretta amorosamente al
seno la figlia la baciò in fronte.--Vedete, mio Girani, questa è la
sola nostra consolazione: colle poche terre che lavoriamo, coll'umile
nostra casa, con questa diletta fanciulla, siamo più felici dei
signori di città. Ella s'ingegna in ogni maniera per riuscire grata a
sua madre ed a me, ella è il nostro solo e caro pensiero. Anche la
picciola cura d'oggi vi accerti di quanto vi dissi.
Ma l'innocente mossa da' suoi pensieri ascosi, mal sapendo
dissimulare, e nella sua semplicità dubitando che altri non le
leggesse nell'animo, offrendogli il cibo vezzosamente gli
soggiungeva--Sì, caro padre, per voi e anche pel nostro commensale,
giacchè questa mane mi diceste che gli dobbiamo assai buon merito per
la sollecitudine che ne mostra.--In così dire mentre abbassava que'
suoi begli occhi neri che pareano due stelle nell'azzurro del cielo,
volse uno sguardo fuggitivo a Girani. Ma questi, che la avea già ben
compresa, ne fu lietissimo, e dalle parole di lei messo
nell'occasione di parlare, le proferì le grazie con tanto fuoco, e sì
lusinghiere parole, ch'ella ne fu confusa.--Io non avrò mai toccato
cibo che mi sia riuscito più gradito di questo: lo terrò come una
manna, giacchè ha certo qualche cosa di cielo la mano onde viene.--
Si assisero in giro: Marcellina si pose vicino alla madre, e il desco
semplice sull'erba fu assai più grato a que' puri mortali, dell'aurea
mensa su cui fumano le straniere vivande. Ognuno applaudì alla
Marcellina per lo squisito suo presente, ma il suo cuore non sentendo
che quelle laudi le quali venianle da Girani, trepidava dolcemente.
Si offrì la capace tazza del vino al giovane di Mancapane; ma volle
che prima bevessero i due vecchi, indi empiutala di nuovo ne fe'
attingere parte alla Marcellina, e con un lieto evviva la vuotò.
Trascorsa in così cari trattenimenti l'ora vespertina, si posero di
nuovo all'opera i lavoratori, e perchè rimaneano pure alcuni manipoli
da legarsi, e il sole era sul declinare, Rosa permise alla figlia di
starsi ad ajutarla. Girani in breve pose a terra quanto ancor restava
della messe, onde venire di sussidio alle donne, e fu sì destro che
si mise vicino alla Marcellina e le preparava i legacci, e le dava
mano nell'ordinare le spiche. Intanto tenea fisamente gli occhi in
lei, e le gittò qualche detto or di lode or della propria presente
fortuna; e la poverella tutto bevendone il dolce non sapeva
rispondergli, e si affaccendava al lavoro tenendo inchinato il capo.
Finalmente Girani nell'ajutarla a legare un manipolo, nel serrare il
salice corse colla mano a stringere l'estremità di quella di
Marcellina: ella la ritirò prestamente, sicchè l'altro sorridendo le
disse, di non avere le mani di fuoco, a cui con tronchi accenti,
fiammeggiando la bella rispose, che le metteano più timore.
XVIb.
Già il nostro emisfero volgea l'estremo orizzonte a' rai del sole, e
l'amorosa stella brillava sulle ultime rose occidentali foriera della
vicina notte, allorchè posto fine ai lavori, Girani prese commiato
dalla innocente famigliuola. Innanzi di partire posto piede nella
loro casetta fu commosso nel vedere la Marcellina intesa alle
domestiche bisogne, dare di propria mano il cibo alle sue pecore, e
spargere amorosa le proprie cure su tutti gli esseri che la
circondavano. Accrebbe ciò esca al suo fuoco, che verace amore meglio
s'accendo per le belle virtù che spargono dall'animo una soavità di
cari affetti.
Però fra questi nuovi avvenimenti, anzi che scemare si accrescevano
le trepidazioni nell'amorosa vergine: non sapeva a qual partito
appigliarsi, fra la passione che la premeva e gli avvertimenti del
cieco sui perigli d'amore. Alla dimane come ognuno fu nei campi, e
questi tornò dalle sue peregrinazioni, Marcellina gli offrì il latte
della sua capra e gli narrò quanto era accaduto, e di nuovo gli
chiese consiglio. Ma il veglio sentendo il nome del giovane a lui ben
noto, la rassicurò, perchè il tenea per assai onesto, ed animandola a
confidare nella premura ch'ei volea pigliarsene, le cosparse il cuore
delle più lusinghevoli speranze.
Si rendeva intanto Girani ogni dì alla pianta de' sospiri, e sì
adoprò che la Marcellina il vide e ne fu oltremodo lieta. Il cieco
venne a ritrovare il giovane ne' suoi campi, gli favellò della figlia
di Nebiolo, scandagliò l'animo di lui, e sentendo ove mirassero i
suoi desiderj, lo inanimò a proporre alla fanciulla la propria mano,
pigliando sopra di sè il pensiero di condurre ogni cosa a fausto
termine. Ne fu lietissimo l'amante e sospirò il momento di manifetare
l'amor suo alla bella.