XIV.

Era in Nebiolo un cieco, provetto d'anni e di mente, uomo mirabile a

conoscersi. Misero, camminava scalzo, vestiva una giubba assai lunga

che meglio di un abito nostro sentiva di una veste antica: lunghe

chiome gli scendeano sulle spalle, e ricoprivagli il capo un largo

cappello che avea rappiccata da un lato parte della grondaja: folta

barba gli ombreggiava il mento, che non radeva, nè permettea che gli

calasse in fino al petto: avea sempre ignudo il collo e il seno, e

mandava dalla lanosa bocca una monotona voce; procedeva a passo

timido e lento, e portava un lungo bastone, unico compagno con cui

traeva il travagliato fianco nei sempre eguali giorni della sua vita.

Costui viveva di carità: solo col suo bastone passava dal colle alla

pianura; scorreva i villaggi e le capanne, ora accattando, sovente

inteso a cantare vecchie nenie, a improvvisare triviali rime: talora

prediceva il futuro a chi era sì semplice da tentarlo per l'opera

sua; raccontava antiche istorie e le sempre sue nuove miserie. Per

tal modo ritraeva alcun soccorso per sè e per un fanciullo che teneva

dall'estinta sua moglie. Era il cieco assai industrioso, ed io già

vidi un carretto che costrusse di propria mano, la sua vigna che

potava egli stesso: conoscea la virtù di molte erbe, prescrivea

medicina a molti mali, era in fine in Nebiolo l'uomo più saputo,

quegli da cui tutti prendevano consiglio, l'indovino della collina.

Marcellina, non sapendo trovare rimedio a' suoi malori, una mattina

che costui pigliava piacere di canticchiare innanzi alla propria

capanna, mentre tutti eran lungi al lavorìo, le venne in pensiero di

rivolgersi a lui per soccorso.--Cieco, gli disse, io sono la più

misera fanciulla di Nebiolo: mi fuggono e il sonno e la quiete, mi è

straniera la gioja, tutto mi spira tristezza; mi sono di peso le mie

cure usate. Sento qui al cuore un vôto di cui m'è ignota la causa, un

male di cui non so guarirmi. Ah cieco! se ti son cara, se mai non

dimenticai di usarti i servigi di cui avevi mestieri, abbi

misericordia di me: cieco, sanami per pietà.--Appena potè pronunziare

queste ultime parole pel gran pianto che le sgorgava dagli occhi, e

per l'angoscia che dal petto le traboccava sulle rose del labbro.

Stese le tenere braccia al collo del veglio, e sospirando inchinato

il capo sulle di lui spalle, attendeva ch'ei le facesse risposta.

Il pietoso cieco cui assai stava a petto la Marcellina, giacchè era

colei che più sovente in Nebiolo gli era cortese di soccorso, e

quando era ammalato veniva a prestargli le proprie cure e divideva

con lui il suo pane, stese la mano tremante sul capo della cara

fanciulla, la blandì dolcemente dandole parole di speranza e di

refrigerio. Poi la dimandò del tempo in cui caduta fosse in siffatta

melanconia; e ingenuamente essa gli raccontò l'accaduto al Monte.

Allora l'accorto indovino di nuovo la interrogò se non avea più

veduto quel giovane, e se le fosse noto che non lo avesse colta

alcuna sventura. Fu turbata la semplice a simile dimanda, e con

premura desiderò sapere se ciò fosse avvenuto.

Il buon vecchio sorridendo allora la ricercava perchè sì fortemente

le tenesse di quello sconosciuto, e rispondendogli la Marcellina, ciò

nascere dalla gratitudine che sentiva per la premura in quel dì

usatale, dolcemente presala per la mano--Oh figlia! questi occhi pur

troppo si chiusero per sempre al giorno, ma io vedo il tuo volto

innocente colorarsi di modesto rossore: mel dicono le tue parole

interrotte, e questa mano che trema nella mia. La gratitudine è come

la pietà, che negli umani petti leggiermente si scambia in amore:

questo, figlia mia, ti sparge di nebbia la bella aurora della tua

vita, questo ti rende tanto sollecita... Oh! ma sai tu poi chi ei sia

quel giovane che sì facilmente ricevesti in cuore? sarà egli degno

delle tue virtù? ah tu non conosci, mia cara fanciulla, qual prezioso

tesoro tu ne serbi, e quanto mi dorrebbe di vederle derelitte!... Ah

per pietà non abbandonarti ciecamente a una passione che potrebbe

costarti!... tu dispereresti i tuoi amorosi genitori, il tuo povero

cieco: ah Marcellina! tu perderesti te stessa.--

Marcellina cadde nel maggior fastidio del mondo, e poco anche

intendendolo, sbigottita disse che quel giovane non le avea detto

nulla, non averlo veduto che poche volte e per caso, e porla in forte

timore il misterioso suo favellare. Il cieco allora la esortò a

starsi di buon animo, volle che apertamente le narrasse quante volte

si fosse incontrata in quel giovane, e come ei si comportasse verso

di lei: accertatosi che fosse preso per la Marcellina, la consigliò a

studiarsi di saperne il nome, o almeno il paese di lui, prendendo poi

sopra di sè la cura di renderla felice, se lo avesse riputato degno

di possederla. Le profferì però molti savi avvertimenti, perchè si

tenesse a gran diffidenza e verso il suo cuore e verso gli uomini,

ove pur non amasse esser colta da maggiore sventura: si fe' dar fede

di raccontargli ogni cosa in ogni evento, se voleva da lui utili

consigli. Parve ciò lusingare alla Marcellina qualche speranza, e si

accommiatò da lui coll'animo men tristo.

La pianta dei sospiri con alcuni cenni su la vita e su le opere dell'autore · 第 25 / 120 题