Fra queste innocenti cure era cresciuta la Marcellina, sicchè già le
sorrideva il terzo lustro, e sua madre non aveala che una sola volta
condotta a Voghera. Non mai avea corso i vicini paesi, non mai erasi
trovata fra i tumulti delle feste de' propinqui colli. Usava ne' dì
festivi andar coll'alba nascente a S. Antonino sua parrocchia insieme
alla madre, assisteva con raccoglimento ai divini uffizj e ritornava
al natìo casale, senza mai immischiarsi in vani discorsi colle altre
donnicciuole, o prendersi pensiero di sapere quanto altri oprasse.
In Nebiolo però essa era nè selvaggia nè schiva; giacchè non
constando il paesetto che di pochi vicini focolari, viveano quasi
que' solitarj come in una sola famiglia, nè vi aveano che cinque
madri, altrettanti mariti e dei figli.
Allorchè alcuno di questi ammalava, e mentre tutti intendevano al
lavoro, la sola Marcellina restava nell'eremitaggio, ne pigliava essa
pensiero, gli prestava ristoro col latte delle sue capre, e
raccoglieva le erbe onde preparargliene col succo salutare
beveraggio. Avea cura pei fanciulli degli assenti e delle loro case,
e all'estate verso sera, raunata sur un vicino praticello la pia
tribù, faceva recitar loro l'orazione de' morti: era in fine la
delizia, il pensiero più tenero di tutti, e alle preghiere di lei
ognuno confidava nelle proprie calamità.
In vero la semplicità ed il candore dell'animo sono l'olocausto più
grato al nume della virtù; e Marcellina esser dovea il solo
interprete di que' puri cuori presso la divinità: essa era religiosa
come una cenobita, ispirata come un serafino, nè altro mai domandava
al cielo che la salute de' suoi parenti e la prosperità de' vicini.
Così, presso a sedici anni, fresca come la rugiada del mattino, pura
come la neve del monte, altro affetto mai non aveva accolto il suo
cuore, fuorchè l'amore di coloro che le diedero vita, e la carità de'
suoi simili.