Marcellina aveva la cura del piccolo pollajo, tosava alla stagione le
agnelle, e aveva pensiere de' loro piccioletti. Preparava col latte
della giovenca il burro per la famigliuola, attendeva a racconciare i
rozzi abiti de' genitori, in fine prendeva sollecitudine di tutte le
cose domestiche; nè veniva ai campi che al tempo della vendemmia e
nelle più stringenti necessità. Quindi era più gentile e meno
brunetta delle altre femmine della montagna, assai dilicata, ed anzi
pallidetta che rubiconda: poteva valere a modello onde rappresentare
la grazia della collina. Capelli castani inanellati, viso piacevole,
e sebbene qualche menda vi si potesse trovare nel profilo, avea una
di quelle fisonomie che dir si possono saporite. Pronta, snella,
dolce d'indole, non melanconica, ma, anzichè gaja, di un carattere
soave.
Marcellina era la delizia de' suoi genitori nella fanciullezza, loro
conforto nell'età più verde. Allorchè il padre nella state ritornava
madido di sudore dai campi, essa se gli faceva festevole incontro,
gli toglieva d'in collo gli stromenti agresti, e invitatolo ad
adagiarsi sotto l'ombra di alcuni castani che prosperavano vicino
alla casa, col suo grembialetto gli veniva lievemente tergendo la
fronte, e con qualche fronda provocava l'aria, perchè muovesse quasi
coll'ali fresche a scherzargli intorno, e temprargli la tiepid'ôra.
Siccome spesso Giovanni al ritorno desiderava di bere, ed essa temeva
forte non gli inducesse nocumento il subito freddo dell'acqua, anche
correndo pericolo d'esserne ammonita teneva vuoti i secchj, onde
finchè ella scendesse al pedale del colle ad attingere l'umor del
fonte, alquanto si rattemprasse il calore nelle arse di lui membra.
Rinfrescatolo e presentatogli il cibo, gli preparava qualche fascio
d'erba o di fieno, e fattonelo adagiare lo invitava al riposo. Con
qualche fronzuto ramo gli allontanava i molesti insetti, e
conciliavagli il sonno: quando erasi addormentato, gli copriva con
quella fronda il volto, e stava sempre in attenzione perchè niuno
venisse a dargli molestia o a rompergli il riposo.
Nè men tenera la Marcellina era per la madre. Aveale questa dato il
proprio latte, cresciutala con amore e confidenza: teneala più qual
sorella che figlia. Già anche adulta la forosetta, faceale intorno
mille amorevolezze e mille baci: la ripigliava sovente perchè troppo
si affaccendasse, in vece di commettere a lei il peso de' lavori più
gravi. Ogni dì le serbava l'uovo recente della gallina e la induceva
a berlo; la pettinava; era sollecita di lavarle i panni più spesso
del solito bucato; vegliava per filare il lino di lei; attendeva con
ogni premura ai bachi, perchè Giovanni ne concedea l'utile alla
moglie. Marcellina non era mai lieta se non vedeva la giovialità
sorridere sul volto della madre; non sosteneva mai che andasse ancor
digiuna al lavoro, e nel verno pativa di starsi più a lungo nella
piccola stalla, ove teneva l'asinello e la giovenca, per serbare le
legne a destare un bel fuoco quando quella tornava dalle proprie
cure.
Rosa d'altra parte non era meno amorosa verso la figlia. Ne' giorni
dì mercato andando a Voghera a vendere qualche pollo o la lana, o
alcuna misura di castane, avea sempre premura di portare a Marcellina
qualche pan bianco, ch'ella però divideva co' genitori; spesso un
fazzoletto, talora qualche spillo d'argento da rannodare le trecce,
od altri simili vezzi. Come la buona donna aveala fregiata del nuovo
presente, la riguardava quasi innamorata, e sembrandole più bella,
con trasporto la stringeva e la baciava caramente.