Povera Marcellina, invano una rozza culla volea tenerti lontana dalle
passioni del bel mondo; invano il natìo tuo colle ti crebbe alla
solitudine ed alla pace. Amore s'apprende ai petti più rozzi, e
penetra i più silenziosi recessi; Amore stringe il cuore de'
porporati monarchi e dell'ultima villanella: è il vento che scuote la
cima del superbo pino e la viola della valle, è bufera che spande la
discordia nelle popolose città, e la desolazione nelle innocenti
capanne.
Natura, che avara sempre ricopre di geloso velo i suoi tesori, destò
la face di vita in Marcellina sulla cima di un poggio solitario.
Nebiolo è una collinetta che umile s'innalza fra Casteggio e Voghera,
alle cui radici da un lato scorre il torrente Carvenzolo e volge
dall'altro più ricca d'acque la Schizzola. Nebiolo è collina che
quasi orfana si leva siccome piramide in mezzo alle sue uguali: era
antica sede di uno di quei castelli che seminò il feudalismo sulle
Alpi e sui liguri monti: questo, come vollero il destino di chi il
tenea e le fazioni, fu preso e distrutto, sicchè di tanto orgoglio
appena or se ne scoprono l'orme.
Su queste rovine sorgono otto o dieci anzi capanne che case, e le
abitano altrettante semplici famigliuole. Le tenebre delle fuggite
età involgono la loro origine, si chiamano tutte dal nome del loco, e
vivono in grembo all'innocenza di natura. Scorrendo quei dirupi, e a
gran diletto avventurandoli in Nebiolo, ti avviseresti seguace di
Vailland visitare nei deserti dell'Africa una di quelle povere orde
di Ottentotti, che ricoverandosi in pochi tugurj di canne non
invidiano al fasto de' molli Europei.
Que' di Nebiolo non hanno neppure il forno ove cuocere il pane, non
comodi della vita, non ambiziosi pensieri d'aggrandimento. Lavorano a
lor mani le poche terre enfiteutiche ch'ebbero in retaggio dai loro
padri; raccolgono quanto solo è richiesto ai loro bisogni, spesso si
maritano fra loro, e vivono in mezzo alla società nel semplice stato
di natura.