Noi siamo delle creature anfibie, armate per due principî, avendo due

serie di facoltà, quelle particolari e quelle universali. Noi adattiamo

i nostri strumenti all’osservazione generale, e scorriamo i cieli così

facilmente come scegliamo una sola figura nel paesaggio terrestre. Noi

siamo praticamente abili nello scoprire gli elementi per i quali non

troviamo posto nella nostra teoria e per i quali non abbiamo neppure

nomi. Così noi percepiamo un’influenza atmosferica sugli uomini e

sui corpi degli uomini, influenza che non è computata nell’addizione

aritmetica di tutte le loro proprietà misurabili. Vi è un genio della

nazione, che non può essere riscontrato nella quantità numerica dei

cittadini numerici, ma che caratterizza la società. L’Inghilterra,

forte, precisa, pratica, dal buon nome, non la troverei se andassi

a cercarla nell’isola. Nel parlamento, nella casa da giuoco, alle

tavole da pranzo, io potrei trovare un grande numero di uomini ricchi;

ignoranti, lettori di libri, uniformi, superbi; potrei trovare molte

donne vecchie, — e potrei non trovare in alcun luogo l’Inglese che

fece i saggi discorsi, che riunì le macchine ben costrutte e compì

i fatti audaci e vigorosi. È anche peggio in America, dove per la

rapidità intellettuale della razza, il genio del paese è più grande

nelle sue promesse e più debole nei suoi compimenti. Webster non può

fare il lavoro di Webster. Noi comprendiamo abbastanza distintamente

il genio Francese, Spagnuolo, Tedesco e non è meno vero che forse

noi non troveremmo in alcuna di queste nazioni un solo individuo

che corrisponda al tipo. Noi deduciamo lo spirito di una nazione in

gran parte dalla lingua, specie di monumento, al quale ogni singolo

individuo nel corso di molte centinaia d’anni ha contribuito con una

pietra. E senza eccezione un buon esempio di questa forza sociale è la

verità contenuta nel linguaggio, verità che non può essere traviata. In

qualsiasi controversia concernente la morale si può fare con sicurezza

appello ai sentimenti espressi dal linguaggio del popolo.

I proverbi, i modi e le inflessioni grammaticali esprimono lo spirito

pubblico con maggiore purezza e precisione di quello che possa fare il

più saggio individuo.

Nella famosa disputa con i Nominalisti, i Realisti ebbero una buona

parte di ragione. Le idee generali sono essenziali. Esse sono i nostri

dèi; esse accerchiano e nobilitano i più parziali e sordidi modi di

vita. La nostra inclinazione verso le circostanze non può completamente

avvilire la nostra vita e spogliarla di poesia. Colui che lavora alla

giornata è valutato come il primo gradino della scala sociale, eppure

egli è saturo delle leggi del mondo. Le sue misure sono le ore; mattino

e notte, solstizio ed equinozio, geometria, astronomia e le incantevoli

vicende della natura agiscono attraverso alla sua mente. Il denaro che

rappresenta la prosa della vita e di cui appena si parla nei salotti

senza giustificazione, è nei suoi effetti e nelle sue leggi così bello

come le rose. La proprietà tiene i conti del mondo ed è sempre morale.

La proprietà sarà trovata dove il lavoro, la saggezza e la virtù sono

state nelle nazioni, nelle classi e (considerata la vita intiera con

le sue compensazioni) anche nell’individuo. Come appare saggio il mondo

quando le leggi e gli usi delle nazioni sono ampiamente dettagliati, e

la compiutezza del sistema municipale è presa in considerazione. Nulla

è tralasciato. Se andate nei mercati e nelle dogane, negli uffici di

assicurazioni ed in quelli dei notai, negli uffici dei pesi e misure,

d’ispezione ecc... — sembrerà che un uomo solo abbia fatto tutto ciò.

Ovunque voi andiate, uno spirito come il vostro è stato prima di voi,

ed ha realizzato il suo pensiero. I misteri eleusini, l’architettura

egiziana, l’astronomia indiana, la scultura greca, dimostrano che vi

furono sempre sulla terra degli uomini veggenti e sapienti. Il mondo

è pieno di loggie massoniche, di corporazioni, di legioni segrete e

pubbliche d’onore; quella degli studiosi, per esempio; e quella degli

uomini che fraternizzano con le classi superiori di ogni paese e di

ogni educazione.

Io son molto colpito in letteratura dall’impressione che una sola

persona abbia scritti tutti i libri; come se l’editore di un giornale

avesse impiantato il suo corpo di «reporters» in differenti parti del

campo d’azione, e scambiati fra di loro i posti di tanto in tanto; nel

quale giornale però vi fosse tale uguaglianza ed identità di giudizio

e di punti di vista d’apparir chiaramente ch’esso è l’opera di un uomo

che tutto vede e tutto sente. Ho riveduta ieri l’Odissea di Pope: è

corretta ed elegante come se fosse stata nuovamente scritta secondo i

nostri canoni d’oggi. La modernità di tutti i libri buoni par che mi

dia un’esistenza lunga come quella dell’uomo. Io sento ciò che è ben

fatto come se lo avessi fatto io: non mi curo di ciò che è mal fatto. I

trasporti di passione in Shakespeare (per esempio in Re Lear ed Amleto)

sono nello stesso dialetto del presente anno. Io provo il più grande

piacere nel leggere un libro nel modo meno lusinghiero per l’autore,

io leggo Proclo e talvolta Platone, come potrei leggere un dizionario,

per un aiuto meccanico alla fantasia ed all’immaginazione. Io leggo per

trovarvi delle luci, come si userebbe per i suoi ricchi colori un bel

quadro in uno sperimento cromatico. Non è Proclo, ma un frammento della

natura e del fato che io investigo. È maggior gioia vedere l’autore

dell’autore, che lui stesso. Un piacere più alto e della stessa specie

io provai ultimamente ad un concerto dove andai ad udire la Messiade

di Händel. Come il maestro dominava la pochezza e l’imperizia degli

esecutori, e li rendeva conduttori della sua elettricità, così era

facile osservare quali sforzi la natura faceva per mezzo di tante

persone imperfette, ruvide, senza espressione, per rendere delle belle

voci, degli uomini e delle donne fluidi e guidati dall’anima. Il genio

della natura era signore dell’oratorio.

Questa preferenza del genio per le parti è il segreto della

deificazione dell’arte che si riscontra in tutte le menti superiori.

L’arte nell’artista è proporzione od un’obbedienza costante al

tutto per mezzo di un occhio che ama la bellezza nei dettagli. La

proporzione è quasi impossibile per gli esseri umani. Non vi è uno

solo che non ecceda. Nella conversazione gli uomini sono ingombrati

dalla personalità e parlano troppo. Nella scultura moderna, nella

poesia, nella pittura, la bellezza è mista; l’artista lavora qua e là,

e sovra tutti i punti; aggiungendo ed aggiungendo anzichè sviluppando

l’unità del suo pensiero. Noi dobbiamo avere dei bei particolari o

nessun artista: ma essi devono essere dei mezzi e null’altro. L’occhio

non deve perdere di vista l’intento un solo istante. I ragazzi vivaci

scrivono al loro orecchio ed al loro occhio, ed il freddo lettore trova

null’altro se non dolci consonanze. Quando i ragazzi si fanno adulti

rispettano l’argomento per cui scrivono.

Noi obbediamo alla stessa integrità intellettuale quando studiamo

eccezionalmente la legge del mondo. I fatti anomali, come le

giammai disusate leggende della magia e della demonologia, le nuove

affermazioni dei frenologi e dei neurologi, sono d’un’utilità ideale.

Esse sono delle buone indicazioni. L’omeopatia è insignificante come

arte del sanare, ma è di grande valore come esame critico della igiea

o pratica medica di quel tempo. Così il Mesmerismo, lo Swedenborgismo,

il Fourierismo e la Chiesa Millenaria sono delle pretensioni abbastanza

meschine, ma sono un buon esame critico della scienza, della filosofia

e della predicazione dell’epoca, poichè queste interne anormali visioni

degli adepti dovettero essere cose normali e naturali.

Tutte le cose ci dimostrano che da ogni lato noi siamo prossimi

al meglio. Pare che non valga la pena di compire una sola azione

intellettuale estetica o civile quando fra breve il segno sarà

interrotto e ci disperderemo nel potere universale. La causa dell’ozio

e del delitto sta nel differire le nostre speranze. Mentre attendiamo,

noi spendiamo il tempo nelle burle, nel sonno, nel pranzo e nei

delitti.

A questo punto affermiamo nelle nostre fredde biblioteche che

tutti gli agenti con i quali trattiamo sono nostri subalterni, cui

possiamo ben concedere il passo, e che la vita sarà più semplice

quando vivremo al centro e disprezzeremo la superficie. Io desidero

di parlare con tutto il rispetto con le persone, ma qualche volta mi

debbo pizzicare per tenermi sveglio e conservare il dovuto contegno.

Esse si confondono così facilmente le une con le altre da essere come

l’erba e le piante, onde è necessario un grande sforzo per trattarli

come individui. Sebbene l’uomo non ispirato trovi certamente nelle

persone una convenienza per le cose di casa, l’uomo divino non le

rispetta: egli le considera come un ammasso di nubi o come un nembo

di increspature che il vento sospinge sulla superficie dell’acqua. Ma

questa è insipida ribellione. La natura non vuole essere Buddista, essa

si vendica generalizzando ed oltraggia il filosofo ad ogni momento con

un milione di particolari nuovi. Tutto ciò evidentemente è chiacchiera

vana: allo stesso modo che un uomo è un intiero, esso è anche una

parte e sarebbe ingiusto il non vederlo. Ciò che voi affermate nella

vostra ostentata distinzione, classifica solo voi nella vostra classe,

e nella vostra sezione. Voi non vi siete sbarazzati delle parti

negandole, ma siete ancora più parziali. Voi siete una sola cosa,

ma la natura è _una cosa e l’altra_ nello stesso momento: Essa non

rimarrà chiusa in un pensiero, ma penetrerà nelle persone, e quando

ogni persona infiammata da un ardore di personalità vorrebbe ridurre

tutte le cose al suo meschino capriccio, essa fa sorgere contro di lui

un’altra persona e per mezzo di molte incarna nuovamente una specie di

«intiero». Ogni cosa deve avere il suo fiore o tendenza verso il bello,

rozzo o delicato a seconda del suo tessuto. Gli uomini si aiutano

e si soccorrono vicendevolmente e la sanità della società bilancia

mille insanie. Essa punisce gli astrazionisti e soltanto perdonerà ad

un’induzione rara e casuale. A noi piace di portarci ad un rialzo del

terreno ed ammirare il paesaggio, allo stesso modo che apprezziamo

in conversazione un’osservazione generale. La natura però non intende

che noi si debba vivere con delle idee generali. Noi andiamo in cerca

del fuoco e dell’acqua, corriamo tutto il giorno fra i negozi ed

i mercati, facciamo fare o rattoppare i nostri vestiti e le nostre

scarpe, perdendo in queste faccende tutto il nostro tempo, e forse una

volta in ogni quindicina giungiamo ad un momento razionale. Se noi non

fossimo così infatuati e vedessimo la realtà ogni momento, non saremmo

qui a leggere od a scrivere, ma saremmo stati arsi o agghiacciati da

lungo tempo. La natura non otterrebbe nulla di fatto se sopportasse gli

Ammirabili Crichton ed i geni universali. Essa preferisce il carradore

che sogna tutta la notte le sue ruote, e lo stalliere che è parte del

suo cavallo, perchè essa è sovraccarica di lavoro, ed essi sono le sue

mani. Come il frugale contadino ha cura che il bestiame mangi le foglie

di frassino e che i maiali mangino i resti di casa, e che il pollame

becchi le croste di pane, così la nostra madre previdente invia un

nuovo genio ed un nuovo abito mentale in ogni distretto e condizione

di vita; pone un occhio ovunque può cadere un raggio di luce, e

raccogliendo in qualche uomo ogni proprietà dell’universo determina

fra i suoi nati migliaia di attrazioni mutue ed occulte, affinchè tutto

questo flusso e profusione di forza possa essere ripartito e scambiato.

Da questa incarnazione e distribuzione del dono divino sorgono

indubbiamente dei grandi pericoli, e per questo la natura ha i

suoi detrattori, come se essa fosse una Circe. Ma la natura non va

sprovvista, essa ha dell’elleboro al fondo della tazza. La solitudine

maturerebbe un grande raccolto di despoti. Il solitario pensa che gli

uomini hanno il suo modo di condursi, oppure che non hanno il suo

modo, oppure che l’hanno in maggior o minor grado. Ma quando egli

arriva ad un’adunanza pubblica, egli vede che gli uomini hanno dei

modi molto differenti dai suoi ed a loro giudizio ammirevoli. Nella

sua infanzia e gioventù egli ha avuto molti rimproveri e molte censure

e tiene in mediocre considerazione i suoi doni di natura. Quando poi

egli s’imbatte in favorevoli circostanze, il suo ingegno par che sia

il solo: egli è felice del suo successo e si considera già il compagno

dei grandi. Ma egli scende nella folla, nella banca, nell’officina,

nel mulino, nel laboratorio, in un bastimento, in un campo, ed in ogni

nuovo luogo egli non è di più di un idiota: altri talenti prendono il

suo posto e governano l’ora. La rotazione che fa turbinare ogni foglia

ed ogni pietruzza verso il meridiano, solleva pure ogni dono dell’uomo,

e volta a volta ognuno di noi prende il posto alla sommità.

La natura, abborrente il manierismo, ha posta la sua gioia nello

sprezzare ogni stile ed ogni artifizio ed è tanto più facile

far una cosa che è già stata fatta prima che farne una nuova, da

esservi una costante tendenza alle usanze prestabilite. In qualsiasi

conversazione anche la più alta vi è un certo artificio, che può

presto essere appreso da una persona perspicace e poi essere continuato

indefinitamente. Ogni uomo, inoltre, è in tendenza un tiranno, perchè

egli vorrebbe imporre la sua idea agli altri; e l’artifizio è la

loro difesa naturale. Gesù vorrebbe assorbire la razza; ma Tommaso

Paine od il più rude blasfematore aiuta l’umanità resistendo a questa

esuberanza di potere. Da ciò deriva l’immenso beneficio dei partiti

nella politica, perchè essi rivelano in un capo, le deficienze di

carattere che la forza intellettuale delle persone potrebbero non

avere scoperto. Poichè siamo tutti così sciocchi, quale beneficio

che vi siano due stupidità! È come quel vantaggio irrazionale così

essenziale all’astronomia di avere il diametro dell’orbita terrestre

per base dei suoi triangoli. La democrazia è morosa, e corre verso

l’anarchia; ma nello stato e nelle scuole è indispensabile resistere

al conglobarsi di tutti gli uomini in pochi uomini. Se Giovanni fosse

perfetto, perchè voi ed io vivremmo? Fintanto che esiste un uomo, vi

è in lui qualche necessità; combatta egli per ciò che è suo proprio.

Un nuovo poeta è apparso; un nuovo carattere si è avvicinato a noi;

perchè dovremmo rifiutarci di nutrirci finchè non abbiamo trovato nel

nostro esercito il suo reggimento ed il suo battaglione? Perchè non

un uomo nuovo? Ecco una nuova impresa di Brook Farm, di Skeneateles,

di Northampton: perchè essere così impazienti di battezzarli Essenes

o Port-Royalists o Shakers o con qualsiasi altro nome conosciuto? Sia

egli un nuovo modo di vita! Perchè avere solamente due o tre modi di

vita e non delle migliaia? Ogni uomo è necessario e nessun uomo è molto

necessario. Noi siamo venuti questa volta per del condimento, non per

del grano. Noi abbisogniamo del grande genio solamente per la gioia,

per avere una stella di più nella nostra costellazione, per avere un

albero di più nel nostro boschetto. Ma egli crede che noi desideriamo

di appartenergli, come egli desidera di conquistarci. Egli sbaglia

grandemente. Io penso di aver fatto bene se ho acquistato una parola

nuova di un grande autore: ed il mio intento con lui è di trovare

quello che è mio, foss’anche per scioglierlo in un epiteto od in

un’immagine di uso giornaliero.

«In un’immagine io vorrò sminuzzarti, o sposa mia!» Per aumentare la

confusione e render impossibile il giungere a qualsiasi affermazione

generale quando abbiamo insistito sull’imperfezione degli individui,

le nostre affermazioni e la nostra esperienza ci spingono a credere

che ogni individuo è degno d’onore, e ad essere sicuri d’un nobile

contraccambio. Un uomo solitario vede solamente due o tre persone e

concede loro tutto lo spazio; esse così si espandono. L’uomo di Stato

vede molti uomini e compara abitualmente i pochi con quelli, e questi

appaiono meno. Eppure non hanno essi diritto a questa larghezza di

accoglienza? e non è la munificenza il mezzo per un’intima conoscenza?

Sebbene i giuocatori di mestiere dicano che le carte vincano tutti i

giuocatori per quanto essi siano abili, pure nel fatto che consideriamo

ora, i giuocatori sono anche giuoco e parte del potere delle carte. Se

criticate un genio poetico, le probabilità sono che voi siate fuori del

giuoco, e che invece del poeta censuriate la vostra propria caricatura

di lui. Perchè vi è qualcosa di sferico e d’infinito in ogni uomo,

specialmente in ogni genio, che, approssimandoglisi molto, si diletta

di tutte le vostre limitazioni. Perchè, giustamente, ogni uomo è un

canale attraverso al quale fluisce il cielo, e mentre io immagino

di criticare l’uomo io censuro o piuttosto classifico la mia propria

anima. Dopo aver tacciato Goethe di cortigianeria, di artificiosità,

di miscredenza, di mondanità, io presi il libro di Elena ed egli mi

si rivelò un Indiano delle regioni selvaggie, un frammento di natura,

vero come la mela o la quercia, grande come il mattino o la notte, e

virtuoso come una rosa delle siepi.

Tutte le misure sono prese affinchè tutta l’armonia si sviluppi. Se non

fossimo schiavi delle superficî ogni cosa sarebbe grande ed universale:

ora gli attributi esclusi fioriscono in noi con maggior splendore

perchè essi erano stati esclusi. «Ora a voi poi a me» è la regola del

giuoco. L’universalità essendo interrotta nella sua forma primaria, si

ricostruisce da tutti i lati nella forma secondaria; i punti giungono

successivamente al meridiano, e per la velocità della rotazione si

forma un nuovo intero. La natura mantiene se stessa intiera, e la sua

immagine si completa nell’esperienza di ogni mente. Essa non permette

che un solo posto sia vuoto nella sua scuola. È il segreto del mondo

che tutte le cose sussistano e non muoiano, ma che solo scompaiano

per poco, per ritornare di nuovo. Ogni cosa che non ci concerne, ci è

tenuta nascosta. Così tosto come una persona non ha più nulla a vedere

con il nostro benessere presente, essa ci è nascosta o «muore», come

noi diciamo. Realmente tutte le cose e le persone sono in rapporto

con noi, ma a seconda della nostra natura, esse agiscono su di noi,

non ad un tratto, ma successivamente e noi ci avvediamo della loro

presenza una alla volta. Tutte le persone, tutte le cose che abbiamo

conosciute sono qui presenti; e molto in maggior numero di quelle che

noi vediamo: il mondo è pieno. Come dissero gli antichi, il mondo è un

plenum o solido; e se potessimo vedere tutte le cose che ci circondano,

saremmo imprigionati ed incapaci di muoverci. Poichè sebbene nulla è

insormontabile per l’anima essendo tutte le cose accessibili ed ampie

strade per essa, tuttavia questo avviene solo fintantochè l’anima non

le vede. Così tosto che l’anima vede un oggetto, gli si ferma davanti.

Perciò la divina Provvidenza che tiene l’universo aperto all’anima

in ogni direzione, nasconde tutti gli oggetti e tutte le persone che

non hanno rapporto con una determinata anima, ai sensi di quel dato

individuo. Attraverso alle cose più impenetrabili ed eterne l’uomo

trova la sua via, come se esse non esistessero, ed egli non dubita per

un solo momento dell’esistenza loro. Non appena egli abbisogna di una

nuova cosa subitamente egli la scopre ed invece di passar attraverso

ad essa prende un’altra via. Quando egli ha esaurito il nutrimento che

può essere tolto da una persona o da una cosa, questa è allontanata

dalla sua osservazione, ed ancorchè gli sia prossima egli non sospetta

della sua presenza. Nulla muore: gli uomini si fingono morti, e

sopportano dei funerali burleschi e delle cerimonie funebri, mentre

stanno invece guardando dalla finestra sani e forti sotto qualche nuovo

trasvestimento. Gesù non è morto: egli è ben vivo: nè Giovanni, nè

Paolo, nè Maometto, nè Aristotile; talvolta crediamo di averli visti

tutti e potremmo facilmente dire sotto quali nomi essi si nascondano.

Se noi non possiamo fare dei passi consci e volontari nell’ammirabile

scienza degli universali, vediamo saggiamente le parti, e deduciamo

il genio della natura dai migliori particolari. Ciò che è il meglio in

ogni specie è un indice di ciò che dovrebbe essere il medium di quella

specie. L’amore mi dimostra l’opulenza della natura, rivelandomi nel

mio amico una ricchezza nascosta, ed io intuisco per questo un’uguale

somma di bene in tutte le altre direzioni. È comunemente detto dai

coltivatori che una buona pera od una buona mela non costa maggior

tempo o lavoro d’una cattiva; di conseguenza io vorrei avere se non il

meglio dell’arte, del discorso, dell’azione, del pensiero o dell’amico.

Fine e mezzi; giuocatori e giuoco! la vita nasce dall’intima

mescolanza e reazione di queste due forze, la cui unione appare

dapprima innaturale poichè ciascuna nega e tende ad abolire l’altra.

Noi dobbiamo riconciliare le contraddizioni come possiamo, ma la loro

discordanza ed il loro accordo introducono delle enormi assurdità nel

nostro pensiero e nel nostro discorso. Nessuna frase conterrà intera

la verità, e l’unico modo con cui possiamo essere giusti è quello di

provare il falso; il discorso è migliore del silenzio; il silenzio

è migliore del discorso. Tutte le cose sono in contatto; ogni atomo

ha una sfera di repulsione; le cose esistono e non esistono; nello

stesso tempo; e così via... In tutto l’universo vi è soltanto una

cosa, questo vecchio bifronte, creatore-creatura, spirito-materia,

ragione-torto, di cui ogni proposizione può essere affermata o

negata. Molto opportunamente perciò io affermo che ogni uomo sta ai

particolari; che la natura mantiene ogni uomo come uno strumento,

per vanità, prevenendone le tendenze alla religione ed alla scienza;

ed ora inoltre affermo che essendo il genio d’ogni uomo esplorato da

vicino ed accuratamente, egli è giustificato nella sua individualità,

come la sua natura è trovata essere immensa; ed ora aggiungo che ogni

uomo sta pure agli universali, e come la terra mentre gira sul suo

asse gira contemporaneamente attorno al sole attraverso gli spazii

celesti, così il meno razionale dei suoi figli, il più dedito ai suoi

affari privati, risolve anche sotto una falsa apparenza il problema

universale. Noi immaginiamo che gli uomini siano degli individui; così

sono anche i meloni; ma ogni melone nel campo passa attraverso ad ogni

punto della storia del melone. Il democratico accanito così tosto come

è senatore e ricco, s’è elevato al di là del radicalismo sincero, ed a

meno che possa resistere al sole, egli deve essere un conservatore per

il resto dei suoi giorni. Lord Eldon disse quando era vecchio «che,

se egli dovesse ricominciar la vita si lascierebbe impiccare se non

incominciasse coll’essere un agitatore».

Noi nascondiamo questa universalità come possiamo, ma essa appare in

tutti i punti. Noi siamo ingrati come i bambini. Nulla v’è che noi

agogniamo e sentiamo di attirare a noi che nello stesso tempo non

scacciamo. Noi manteniamo un vivo fuoco di sarcasmo contro l’ignoranza

e contro la vita dei sensi; poi passa per caso una bella ragazza,

un frammento della vita, gaia e felice, rendendo i più umili uffici

belli per l’energia e la buona volontà con cui li compie, e vedendola

ammiriamo ed amiamo lei e quelli ed esclamiamo: «Ecco una creatura

genuina della terra bella, non dissoluta o troppo presto sviluppata

dai libri, dalla filosofia, dalla religione, dalla società o dagli

affanni» abbandonando e disprezzando tutto ciò che avevamo così a

lungo amato e stimato in noi stessi e negli altri. Se potessimo avere

una sicurezza qualsiasi contro le temporanee disposizioni! Se il più

profondo profeta potesse attenersi alle sue parole, e l’uditore che è

disposto a vendere tutto ed unirsi alla sua crociata, potesse essere

sicuro che domani il profeta non contraddirà il suo seguace! Ma la

verità siede velata sul trono e non pronuncia mai una sillaba; e la

dottrina più sincera e rivoluzionaria, lanciata come l’arca del Signore

per il soccorso del mondo, sarà dopo poche settimane dallo stesso

individuo messa in disparte, come malaticcia. «Credevo di essere nel

giusto, ma non lo ero»! Se noi non fossimo di tutte le opinioni, se non

abbandonassimo ad ogni momento la piattaforma sulla quale ci troviamo

per andar a guardare e parlare da un’altra! se ci potesse essere una

disciplina, una qualche «regola del tempo» che non permettesse all’uomo

d’abbandonare il suo punto di vista senza il suono delle trombe! Se

tutto ciò vi fosse...! Io non sono mai sincero, sapendo che vi sono

altri modi.

L'anima, la natura e la saggezza · 第 31 / 32 段