partiti, in cui ogni stato si divide, di oppositori e sostenitori
dell’amministrazione del Governo. I partiti sono anche fondati sugli
istinti, ed hanno per i loro umili intenti guide migliori, che la
sagacità dei loro capi. Essi hanno nulla di perverso nella loro
origine, ma segnano rozzamente qualche relazione reale e durevole.
Noi potremmo rimproverare tanto saggiamente il vento dell’est od
il gelo, quanto un partito politico, i cui membri per la maggior
parte non potessero dare un ragguaglio intorno alla loro posizione,
se non quello d’essere a difesa di quegli interessi, in cui essi
stessi sono mescolati. La nostra contesa con loro incomincia quando
essi abbandonano questo profondo e naturale principio eseguendo il
comando di qualche capo, e, obbedendo a considerazioni personali,
si scagliano a sostegno e difesa di punti, che non appartengono
in alcun modo al loro sistema. Un partito è perpetuamente corrotto
dall’individuo. Mentre noi assolviamo l’associazione dalla disonestà,
non possiamo usare la stessa generosità con i suoi capi. Essi
raccolgono le ricompense della docilità e dello zelo delle masse,
che essi dirigono. Ordinariamente i nostri partiti sono dei partiti
di circostanza e non di principio; così l’interesse agricolo in
conflitto con quello commerciale; il partito dei capitalisti con quello
degli operai; partiti che sono identici nel loro carattere morale,
e che possono facilmente scambiare il terreno l’uno con l’altro nel
sostenere molti dei loro provvedimenti. I partiti di principio, come
le sètte religiose, od il partito del libero commercio, del suffragio
universale, della abolizione della schiavitù, dell’abolizione della
pena di morte ispirerebbero l’entusiasmo se non degenerassero in
personalità. Il difetto dei nostri partiti dirigenti è che essi non
si piantano sulle profonde e necessarie basi, sulle quali essi sono
rispettivamente chiamati, ma si perdono nella furia di condurre in
porto qualche misura locale e momentanea in nessun modo utile ai
bisogni generali. Dei due grandi partiti che in questo momento quasi
si dividono la nazione, direi che uno ha la causa migliore, l’altro
gli uomini migliori. Il filosofo, il poeta, e l’uomo religioso amerà
dare il suo voto con il democratico per il libero commercio, per
il suffragio universale, per l’abolizione delle crudeltà legali del
codice penale, e per facilitare in tutti i modi l’accesso dei giovani
e dei poveri alla sorgente della ricchezza e del potere, ma egli può
accettare raramente le persone che il così detto partito popolare
gli propone come rappresentanti di queste tendenze liberali. Essi non
hanno a cuore quegli intenti che dànno al nome di democrazia quella
speranza e quella virtù che noi vi troviamo. Lo spirito del nostro
radicalismo americano è rovinoso e senza scopo; non ha scopi ulteriori
e divini ed è rovinoso per odio e per egoismo. All’incontro il partito
conservatore, composto della parte più moderata, capace e côlta della
popolazione, è timido e semplice difensore della proprietà. Esso non
rivendica alcun diritto, non aspira ad alcun bene reale, non condanna
alcun delitto, non propone alcuna politica generosa, non costruisce,
non scrive, non coltiva le arti, non protegge la religione, non fonda
delle scuole, non incoraggia la scienza, non emancipa lo schiavo, non
soccorre il povero o l’indiano o l’immigrante. Perciò nè dall’uno nè
dall’altro di questi partiti il mondo deve attendere per la scienza,
per l’arte o per l’umanità dei benefici in alcun modo adeguati alle
risorse della nazione.
Io non dispero per questo della nostra repubblica. Noi non siamo alla
mercè della volubilità del caso. Nella lotta dei partiti feroci, la
natura umana si sente sempre circondata d’affetto, allo stesso modo che
i bimbi dei forzati di Botany Bay hanno un sentimento morale così sano
come quello degli altri bambini. I cittadini degli stati feudali sono
allarmati per le nostre istituzioni democratiche volgenti all’anarchia;
e quelli che fra noi sono più vecchi e più prudenti imparano dagli
Europei a guardare con una specie di terrore alla nostra libertà
turbolenta. Si dice che nella nostra eccessiva libertà di formare la
costituzione e nel dispotismo dell’opinione pubblica, noi manchiamo di
un’àncora, perciò un osservatore straniero pensa di aver trovato la
salvaguardia fra noi nella santità del Matrimonio; un altro crede di
averla trovata nel nostro Calvinismo. Fisher Ames espresse la sicurezza
popolare più saggiamente quando comparò una monarchia ed una repubblica
dicendo «che una monarchia è un bastimento mercantile, il quale
veleggia bene, ma che talvolta urta in uno scoglio e cola a picco;
mentre una repubblica è una zattera, che non affonderà mai, ma che vi
costringe ad avere sempre i piedi nell’acqua». Nessuna forma può avere
un pericoloso sopravvento se siamo protetti dalle leggi delle cose. La
pressione di un dato numero di tonnellate d’atmosfera sul nostro capo
non ha valore fino a che la stessa pressione s’opponga nei polmoni.
Aumentate la massa mille volte, essa non può schiacciarci fintantochè
la reazione è uguale all’azione. Il fatto di due poli e di due forze
centripete e centrifughe è universale, ed ogni forza sviluppa con la
stessa sua attività la forza contraria. La libertà selvaggia sviluppa
delle coscienze di ferro. La mancanza di libertà mentre afforza la
legge e le convenienze insonnolisce la coscienza. La legge di Lynch
prevale solo là dove v’è maggior intrepidità nei capi. Una folla non
può essere costante: l’interesse di ciascuno vuole che così non sia; ma
solo la giustizia soddisfa ad ogni cosa.
Noi dobbiamo illimitatamente confidare nella necessità benefica che
traluce da tutte le leggi. La natura umana si esprime in esse così
caratteristicamente come nelle statue, nei canti, nelle ferrovie, ed
un estratto dei codici delle nazioni sarebbe una copia della coscienza
comune. I Governi hanno la loro origine nell’identità morale degli
uomini. La ragione di uno risulta essere la ragione di un altro e
di ogni altro. Vi è una via di mezzo che soddisfa tutti i partiti;
per quanti essi siano e per quanto risoluti possano essere. Ogni
uomo trova una sanzione ai suoi diritti più semplici ed alle sue
azioni nelle deliberazioni della sua propria mente che egli chiama
Verità e Santità. Tutti i cittadini si trovano in perfetto accordo
in queste deliberazioni, solo in queste, e non in ciò che è idoneo
al sostentamento, idoneo all’uso, che è usufrutto del tempo, che
è quantità di terra, che è soccorso dell’assistenza pubblica e che
ciascuno ha il diritto di richiedere. Presentemente gli uomini tentano
l’applicazione di questa verità e giustizia alla misurazione della
terra, alla ripartizione degli utili, alla protezione della vita
e della proprietà. I loro primi tentativi sono indubbiamente molto
disadatti. Pure il diritto assoluto è il primo governatore; od ogni
governo è una teocrazia impura. L’idea, secondo la quale ogni comunità
tenta di fare e di riformare la sua legge, è la volontà di ogni uomo
saggio. La comunità non può trovare l’uomo saggio in natura e fa dei
tentativi goffi e laboriosi per assicurarsi in qualche modo il governo
di esso uomo saggio, o convincendo il popolo a dare il suo voto su ogni
punto; o con una selezione dei migliori cittadini; oppure assicurando
i vantaggi della forza e della pace interna con l’affidare il governo
ad uno che possa scegliere egli stesso i suoi agenti. Tutte le forme di
governo simbolizzano un governo immortale, comune a tutte le dinastie
e indipendente dal numero, perfetto dove esistono due uomini, perfetto
dove c’è solamente un uomo.
La natura di ogni uomo è per ciascuno un avvertimento sufficiente
del carattere dei suoi simili. La mia ragione ed il mio torto sono la
loro ragione ed il loro torto. Mentre io faccio ciò che è conveniente
a me e mi astengo da ciò che non mi è proficuo, il mio vicino ed io
spesso ci accordiamo nei mezzi ed operiamo una volta tanto insieme
per un unico scopo. Ma ogni qualvolta io trovo il mio dominio su me
stesso insufficiente per me ed intraprendo anche il governo di lui,
io calpesto la verità, ed entro con lui in falsi rapporti. Io posso
avere tanta forza od abilità più di lui, che egli non possa esprimere
adeguatamente il suo senso di torto, ma la mia abilità o forza sono una
menzogna e come tale essa danneggia lui e me. L’amore e la natura non
possono sostenere il principio che la tal cosa debba essere effettuata
da una menzogna pratica, vale a dire dalla forza. Questo assumersi
l’impresa di un altro è l’errore che giace come enorme bruttura nei
governi del mondo. Io posso vedere abbastanza bene la grande differenza
fra il porre me stesso come autocontrollo e quello di far agire un
altro secondo le mie vedute: ma quando un quarto della razza umana si
incarica di dirmi ciò che deve fare, io posso essere troppo disturbato
dalle circostanze per vedere chiaramente l’assurdità del loro comando.
Pertanto i pubblici intenti appaiono vaghi e stravaganti accanto a
quelli particolari. Qualsiasi legge, all’infuori di quelle che gli
uomini fanno per se stessi, è risibile. Se io mi pongo al livello del
mio bambino, e ci conformiamo ad un solo pensiero, e vediamo che le
cose sono così e così, tale percezione è legge per lui e per me. Noi
siamo entrambi là, ambidue operiamo. Ma se, senza attrarre lui in quel
pensiero, io guardo alla cosa, ed indovinando come essa è per lui gli
ordino questo o quello, egli non mi ubbidirà mai. Questa è la storia
dei Governi; un uomo fa qualche cosa che deve legare un altro uomo. Un
uomo che non può essere in relazione con me, mi tassa osservandomi da
lontano; decreta che una parte del mio lavoro debba volgere a questo
od a quel fantastico fine, non come io immagino, ma come lui immagina.
Badate alle conseguenze. Fra tutti i debiti, le tasse sono quelle che
gli uomini pagano meno volentieri. Che satira è questa per il governo!
Gli uomini credono di ottenere ovunque un valore corrispondente al loro
denaro, eccetto che nelle tasse.
Onde quanto minore è il governo tanto meglio è per noi; più poche
sono le leggi, e meno il potere è devoluto. L’antidoto contro questo
abuso di Governo formale è l’influenza del carattere personale; lo
sviluppo dell’individuo; l’apparire del principale che sostituisce
il suo procuratore; l’apparire dell’uomo saggio, di cui il governo
esistente non è che una meschina imitazione. Ciò che tutte le cose
tendono a porre in luce; ciò che la cultura, la libertà, lo scambio, la
rivoluzione, tendono a formare e liberare, è il carattere; questo è lo
scopo della natura per giungere all’incoronazione di questo suo re. Lo
Stato esiste per educare l’uomo saggio; e coll’apparizione dell’uomo
saggio lo Stato muore. L’apparizione del carattere rende lo Stato non
necessario. L’uomo saggio è lo Stato. Egli non abbisogna di esercito,
di forti o di flotte. — Egli ama troppo gli uomini; non ha bisogno di
corruzioni, di feste o di palazzi per raccogliere amici; non ha bisogno
di condizioni vantaggiose o di circostanze favorevoli. Egli non ha
bisogno di biblioteche, perchè non ha finito di pensare; non di chiese,
perchè egli è un profeta; non di statuti perchè egli è un legislatore;
non di denaro, perchè egli stesso è il valore; non di strade, perchè
egli è in casa sua ovunque si trovi; non di esperienza, perchè la vita
del Creatore fiorisce in lui e guarda dai suoi occhi. Egli non ha amici
personali, perchè colui che ha il fascino di attirare a sè la preghiera
e l’amore di tutti gli uomini non abbisogna di un compagno ed educa
pochi a dividere con lui la sua vita eletta e poetica. La sua relazione
con gli uomini è angelica; la sua memoria è mirra per essi; la sua
presenza è incenso e fiori.
Noi pensiamo che la nostra civiltà è vicina al suo meriggio, invece
siamo solo al canto del gallo ed alla stella mattutina. Nella nostra
società barbara la potenza del carattere è ancora nella sua infanzia.
La sua presenza è ancora appena sospettata come potere politico,
e come legittimo signore che dovrà buttare giù tutti i governanti
dai loro seggi. Malthus e Riccardo lo trascurano completamente; il
Registro Annuale è silenzioso; il Lexicon di Conversazione non lo
classifica; il Messaggio del presidente, il discorso della Corona
non l’hanno ricordato, ed è ancora mai _nulla_. Ogni pensiero che il
genio e l’amore gettano nel mondo altera il mondo. I gladiatori nella
lizza del potere sentono attraverso a tutte le loro ferite e la loro
simulazione la presenza del valore. Io penso che la lotta stessa del
commercio e delle ambizioni sia una confessione di questa divinità;
e gli esiti felici sono su quei campi i meschini compensi, la foglia
di fico, con la quale l’anima vergognata tenta di nascondere la sua
nudità. Io trovo lo stesso tributo involontario in ogni parte. Poichè
noi sappiamo quanto da parte nostra è dovuto, siamo impazienti di
dimostrare qualche piccolo talento come sostituto del valore. Noi siamo
perseguitati dalla consapevolezza di questo diritto alla grandezza del
carattere, e siamo sleali con esso. Ma ognuno di noi ha del talento
e può fare qualche cosa di utile, di grazioso, di formidabile, di
divertente o di lucrativo. Noi facciamo ciò come scusa verso gli altri
e verso noi stessi, perchè non raggiungiamo il grado di una vita buona
ed uguale. Ma ciò non soddisfa _noi_ mentre lo portiamo a conoscenza
dei nostri compagni. Questa nostra condotta può gettare polvere nei
loro occhi, ma non spiana la nostra fronte corrugata, e non ci dà la
tranquillità dei forti, quando vanno per il mondo. Noi paghiamo il
fio mentre procediamo. Il nostro talento è una specie di espiazione,
e noi siamo costretti a pensare con una certa umiliazione al nostro
magnifico impeto, come a qualcosa di troppo delicato, e non come ad
un’azione composta di molte azioni, che sia la schietta espressione
della nostra costante energia. La maggior parte degli uomini capaci
s’incontra in società come per un tacito richiamo. Ciascuno di essi
sembra dire «Io non sono tutto qui». I senatori ed i presidenti si
sono innalzati a tanta altezza con sufficiente pena, non perchè essi
credano che la situazione sia straordinariamente gradevole, ma perchè
sia come una giustificazione per il valore reale, e per rivendicare
ai nostri occhi la loro virilità. Questo onorevole seggio è la loro
ricompensa per essere di natura meschina, fredda e gravosa. Essi devono
fare ciò che possono. Come una classe di animali della foresta, essi
non hanno altro che una coda prensile: essi devono arrampicarsi o
strisciare. Se un uomo fosse di natura tanto ricca da poter entrare
in intima relazione con le persone migliori e creare intorno a sè la
vita serena con la dignità e dolcezza della sua condotta, potrebbe egli
permettersi di insidiare il favore delle riunioni preparatorie e della
stampa, e desiderare relazioni così vuote e pompose, come quelle di un
uomo politico? Sicuramente nessuno che potesse essere sincero, vorrebbe
essere un ciarlatano.
Le tendenze dei tempi favoriscono l’idea del Governo autonomo, e
lasciano, come unico codice, l’individuo ai premii ed ai castighi
della sua propria costituzione, i quali operano con maggiore energia
che non si creda, mentre noi dipendiamo da soggezioni artificiali.
Il movimento in questa direzione è stato molto vivo nella storia
moderna. Molto è stato oscuro e poco lodevole, ma la natura della
rivoluzione non è affetta dei vizi dei ribelli, perchè essa è una
forza puramente morale. Essa non fu mai adottata da nessun partito
nella storia, nè può esserlo. Essa separa l’individuo da tutti i
partiti, e lo unisce nello stesso tempo alla razza. Essa promette il
riconoscimento di diritti più alti di quelli della libertà personale
o della sicurezza della proprietà: il riconoscimento che un uomo ha il
diritto di godere la fiducia degli uomini; di essere occupato, amato,
riverito. Il potere dell’amore come la base d’uno Stato non fu mai
sperimentato. Noi non dobbiamo credere che tutte le cose cadano nella
confusione, se ogni sensibile protestante non sia obbligato a portare
la sua parte in certe convenzioni sociali: nè v’è dubbio che quando
il governo della forza sia alla fine le strade non vengano costrutte,
le lettere portate ed il frutto del lavoro assicurato. Sono dunque
i nostri metodi attuali così eccellenti da rendere disperata ogni
competizione? non potrebbe una nazione fatta di amici trovare dei mezzi
anche migliori? D’altra parte non temano i conservatori ed i timidi
una resa prematura delle baionette e del sistema della forza. Perchè,
secondo l’ordine della natura che è assolutamente superiore alla nostra
volontà, vi sarà sempre un governo della forza dove gli uomini sono
egoisti; e quando essi sono puri abbastanza da abiurare il codice
della forza, essi saranno saggi abbastanza per vedere come possano
essere raggiunti questi pubblici intenti dell’ufficio postale, delle
strade, del commercio, dello scambio, della proprietà, dei musei, delle
biblioteche, delle istituzioni d’arte e di scienza ecc. ecc.
Noi viviamo in uno stato molto basso e paghiamo di mala voglia ai
Governi fondati sulla forza il nostro tributo.
Non vi è fede, fra gli uomini più religiosi e più istruiti delle
nazioni più religiose e civili, nel sentimento morale, e non vi è
una credenza sufficiente nell’unità delle cose da persuaderli che la
società può essere retta senza soggezioni artificiali, come il sistema
solare; e che il cittadino può esser ragionevole e buon vicino, senza
il timore della prigione o della confisca. Ciò che appare anche strano
è che non vi fu mai in alcun uomo una fede nel potere della rettitudine
sufficiente per ispirargli il vasto disegno di rinnovare lo Stato sul
principio del diritto e dell’amore. Tutti coloro che hanno preteso
d’aver questo disegno sono stati dei riformatori parziali ed hanno
ammesso in qualche modo la supremazia dello Stato cattivo. Non ricordo
un solo essere umano che abbia fermamente negata l’autorità delle
leggi con il semplice sostegno della sua propria natura morale. Tali
concezioni, piene di genio e di fato, non sono tenute in considerazione
se non come castelli in aria. Se l’individuo che le espone osa stimarle
effettuabili, egli disgusta gli studiosi e gli uomini di chiesa, mentre
gli uomini di talento e le donne di sentimenti superiori non possono
nascondere il loro disprezzo. La natura non meno per questo colma il
cuore della gioventù con le suggestioni di questo entusiasmo, e vi
sono ora degli uomini (se posso parlare in plurale) o più esattamente,
dirò, ho appunto parlato ora con un uomo, al quale nessun cumulo
di esperienza avversa farà per un solo momento apparire impossibile
che migliaia di esseri umani possano nutrire l’uno verso l’altro i
sentimenti più nobili e più puri, come un ristretto gruppo d’amici o
una coppia di amanti.
OTTAVO SAGGIO
NOMINALISTA E REALISTA
Io non posso affermare abbastanza sovente che un uomo è solamente
una natura relativa e rappresentativa. Ogni uomo è un cenno della
verità, ma lontano abbastanza dall’essere quella verità, che egli in
forma completamente nuova ed inevitabile ci suggerisce. Se cerco la
verità in lui non la troverò. Potesse un uomo versare in me la pura
corrente di ciò che egli pretende di essere! Molto tempo dopo invece io
trovo altrove quel bene che egli mi promise. Il genio dei Platonici è
inebbriante per lo scolaro, eppure quanti pochi punti di esso io posso
stralciare dai loro libri. L’uomo sostiene momentaneamente un pensiero,
ma non sopporterà un esame; ed una società di uomini rappresenterà
transitoriamente abbastanza bene un certo grado di educazione, per
esempio, la cavalleria e la squisitezza dei modi; ma separateli e non
trovate un solo gentiluomo od una sola gentildonna nel gruppo. Il più
piccolo avvertimento ci mette in cerca di un carattere, che nessun uomo
realizza. Noi abbiamo degli occhi così esorbitanti, che vedendo il più
piccolo arco noi completiamo la curva, e quando la cortina è sollevata
dal diagramma che sembrava nascondere, siamo irritati nel constatare
che null’altro era disegnato all’infuori del frammento d’arco che
avevamo osservato prima. Noi siamo troppo grandiosi nella nostra
interpretazione delle facoltà e dei poteri altrui. Essi compiranno di
nuovo ed esattamente ciò che hanno già fatto; ma non faranno ciò che
noi abbiamo sperato dalla loro natura. Ciò è nella natura, ma non in
loro. Succede nel mondo ciò che spesso noi vediamo in una pubblica
contesa. Ogni oratore si esprime imperfettamente: nessuno di loro sente
chiaramente ciò che un altro dice, tanto è la preoccupazione della
mente di ciascuno; e l’uditorio, che deve solo udire e non parlare,
giudica in modo saggio ed elevato quanto maldestra ed erroneamente
ostinata sia ognuna delle parti discutente nel proprio interesse. Voi
troverete facilmente dei grandi uomini o degli uomini di grandi doti,
ma giammai degli uomini equilibrati. Quando io m’imbatto in una forza
intellettuale pura od in un generoso sentimento morale io penso: «qui
dunque vi è l’uomo» e subito sono deluso dalla scoperta che l’individuo
non giova maggiormente a se stesso od agli intenti generali di quello
che giovino i suoi compagni; perchè il potere che indusse il mio
rispetto non è sostenuto dalla completa armonia delle sue qualità.
Tutte le persone vivono in società per quei tratti di bellezza o di
utilità che posseggono. Noi improntiamo le fattezze dell’uomo da quei
soli tratti belli, e compiamo il ritratto simmetricamente: il che è
falso, perchè il resto del suo corpo è piccolo e deforme. Io osservo
una persona che fa bella figura in pubblico, e da ciò traggo la
conclusione che il suo carattere personale è basato sulla perfezione;
ma egli non ha un carattere personale. Egli è un bel mantello ed un
figurino per i giorni festivi. Tutti i nostri poeti, eroi e santi,
sono incapaci assolutamente di corrispondere in qualche modo alla
nostra idea; sono incapaci di cattivarsi la nostra simpatia spontanea,
e così ci lasciano senza alcuna speranza di realizzare questa nostra
idea se non nel nostro proprio avvenire. Il nostro magnificare tutti
i caratteri belli sorge dal fatto che noi volta a volta identifichiamo
con l’anima ognuno di loro. Ma non vi sono uomini quali noi sogniamo,
nè Gesù, nè Pericle, nè Cesare, nè Washington sono come noi li abbiamo
creati. Noi rendiamo sacre un cumulo di assurdità perchè esse furono
pregiate da grandi uomini. Non v’è individuo che non abbia un punto
debole. Io veramente credo che se un angelo dovesse venire a recitare
i versetti della legge morale, mangerebbe troppi dolci o leggerebbe
le nostre lettere private o farebbe qualche saliente atrocità. È
una cosa abbastanza spiacevole che i nostri genî non possano fare
alcunchè di utile, ma è ancora peggio che nessun uomo di belle qualità
sia adatto alla società. Egli è ammirato in distanza, ma non può
approssimarsi senza apparire uno storpio. Gli uomini che hanno belle
doti si proteggono con la solitudine o con la cortesia o con la satira
o con dei modi acerbi, nascondendo ciascuno, come meglio può, la sua
incapacità per un’associazione utile, e tutti mancando di amore o di
fiducia in se stessi.
Il nostro amore nativo per il realismo si aggiunge a questa esperienza
per insegnarci un poco di riserbo e per dissuaderci da una resa troppo
subitanea alle qualità brillanti delle persone. La gente giovane
ammira i talenti e le eccellenze particolari; a misura che invecchiamo
diamo valore ai poteri ed ai risultati assoluti come l’impressione,
la qualità, lo spirito degli uomini e delle cose. Il genio è tutto.
L’uomo è il suo sistema: noi non siamo testimonianza di una parola o
di un atto isolato, ma siamo il suo modo di essere. Le azioni che voi
lodate io non lodo, poichè esse sono un discostarsi dalla sua fede,
e sono delle semplici accondiscendenze. Il magnetismo che ordina
le tribù e le razze in una sola polarità è il solo da rispettarsi;
gli uomini sono della limatura d’acciaio. Eppure noi ingiustamente
scegliamo una particella e diciamo: «Oh limatura di acciaio numero
uno! quali prodigiose qualità sono le tue! quanto sono costituzionali
per te ed incomunicabili!» Mentre parliamo la calamita è ritirata;
il nostro granello di limatura cade sul mucchio con il resto, e
noi continuiamo le nostre buffonate con le miserabili raschiature.
Cerchiamo gli universali; il magnetismo, non gli aghi. La vita umana
e le sue creature sono delle povere ed empiriche pretese. Un’autorità
personale è un _ignis fatuus_. Se gli uomini dicono «ciò è grande, ciò
è grande», se dicono, «ciò è piccolo, ciò è piccolo», voi lo vedete
e non lo vedete, saltuariamente, perchè la cosa prende tutte le sue
dimensioni in prestito dalla stima momentanea di coloro che parlano;
l’_ignis fatuus_ sparisce se v’approssimate troppo, svanisce se troppo
vi discostate, ed esso è solamente visibile da un solo angolo. Chi può
dire se Washington è un grande uomo oppure no? Chi può dire se Franklin
lo è? E così succede alle dodici od alle sei od alle tre grandi
divinità della fama. Ed essi pure svaniscono davanti all’eterno.