Il fare d’un fatto il soggetto del pensiero è innalzarlo. Tutta quella

massa di fenomeni mentali e morali, che noi non facciamo oggetto di

pensiero volontario, viene in potere della fortuna; essi costituiscono

la condizione della vita giornaliera; essi sono soggetti a mutamento, a

timore ed a speranza. Ogni uomo contempla la sua condizione umana con

un certo grado di melanconia. Come un bastimento arenato è sbattuto

dalle onde, così l’uomo, imprigionato nella vita mortale, giace senza

difesa in balìa degli eventi. Ma una verità, separata dall’intelletto,

non è più a lungo un soggetto del destino. Noi la osserviamo come un

dio innalzato al disopra dell’affanno e del timore. E così qualsiasi

fatto nella nostra vita, o qualsiasi ricordo della nostra fantasia

o della nostra riflessione, disimpigliato dalla rete della nostra

inconsapevolezza, diviene un oggetto impersonale ed immortale. È

il passato restaurato, ma imbalsamato. Un’arte migliore di quella

dell’Egitto l’ha protetto dal timore e dalla corruzione. Esso è

prosciolto dall’affanno. — Esso è offerto alla scienza. Ciò che ci è

inviato per contemplazione non ci minaccia, ma ci rende degli esseri

intellettuali.

Lo sviluppo dell’intelletto è spontaneo in ogni momento. La mente non

potrebbe predire il tempo, il mezzo, il modo di tale spontaneità. Dio

entra per una porta segreta in ogni individuo. Molto anteriore all’età

della riflessione è il pensare della mente. Esso venne insensibilmente

dalla oscurità alla meravigliosa luce d’oggi. Sopra di esso regnò

sempre una salda legge. Nel periodo dell’infanzia esso ricevette e

dispose di tutte le impressioni della circostante creazione in un suo

proprio modo. La mente nel fare o nel dire è governata da una legge;

essa non ha azione o parola espressa per caso. E questa legge nativa

domina la mente dopo che essa è venuta alla riflessione o al pensiero

conscio. Nella più agitata, più pedante, più introspettiva vita d’un

auto-analizzatore, la più grande parte di essa è per lui incalcolabile,

imprevista ed inimmaginabile.

Che cosa sono io? Che cosa ha fatto la mia volontà per rendermi ciò che

sono? Nulla! Io sono stato cullato in questo pensiero, in quest’ora,

in questa connessione di eventi da un potere e da una mente sublime

e la mia destrezza e la mia volontà pur non contrastando non mi hanno

aiutato in modo apprezzabile.

La nostra azione spontanea è sempre la migliore. Voi non potete, con

la vostra migliore deliberazione o cura, avvicinarvi tanto ad una

questione, quanto un vostro spontaneo sguardo vi porterà mentre vi

alzate da letto o uscite al mattino dopo aver meditata la cosa, prima

del riposo della notte precedente. Il nostro pensare è sempre un devoto

atto di ricevere. La spontaneità del nostro pensiero è perciò viziata

tanto da una troppo violenta direzione data dalla nostra volontà,

quanto da una troppo grande negligenza. Noi non determiniamo ciò che

penseremo. Solamente apriamo i nostri sensi, ci liberiamo, quanto

è possibile, d’ogni ostacolo al fatto, e lasciamo che l’intelletto

veda. Noi abbiamo un debole controllo sui nostri pensieri. Noi siamo

i prigionieri delle idee. Esse ci portano per qualche momento nel

loro cielo e così intieramente ci conquidono, che noi non abbiamo

pensiero per il domani, ma le guardiamo stupefatti come bambini,

senza uno sforzo per impossessarcene. Poco a poco cadiamo fuori di

questa estasi, ci ricordiamo dove siamo stati, ciò che abbiamo visto

e sinceramente ripetiamo come possiamo, quanto abbiamo contemplato.

Fino a quando noi possiamo richiamare questi rapimenti, noi ne portiamo

nella incancellabile memoria il risultato, e tutti gli uomini e tutti

i secoli lo confermano. Ciò è chiamato Verità. Ma dal momento in cui

cessiamo di riferirci ad essa e tentiamo di correggere od inventare,

ciò non è più verità.

Se consideriamo quali persone ci hanno stimolato e giovato, noi

noteremo la superiorità del principio spontaneo od intuitivo su quello

aritmetico o logico. Il primo sempre contiene il secondo, ma virtuale

e latente. Noi richiediamo in ogni uomo una lunga logica; non possiamo

perdonare l’assenza di essa, ma di essa non si deve parlare. La logica

è il procedimento o lo svolgimento proporzionato dell’intuizione; ma

la sua virtù è come un metodo silenzioso; se essa volesse apparire come

una proposizione ed avere un valore separato, perderebbe ogni valore.

Nella mente di ogni uomo, rimangono senza sforzo impresse imagini,

fatti o parole, che altri dimenticano, e che in seguito gli rivelano

leggi importanti. Tutto il nostro progresso è sviluppo, come lo è la

gemma vegetale. Prima voi avete un istinto, poi un’opinione, poi una

conoscenza, come la pianta ha prima la radice, poi il germoglio e poi

il frutto. Confidatevi all’istinto fino alla fine, anche se non potete

rendervi ragione di esso. È vano lo stimolarlo; confidando nell’istinto

fino alla fine, esso maturerà nella verità e voi saprete perchè

credete.

Ogni mente ha il suo proprio metodo. Un uomo vero, un uomo sincero non

impara mai secondo le leggi d’una comunità. Ciò che voi avete raccolto

in un modo naturale, vi sorprende e vi colma di gioia quando si palesa;

perciò noi non possiamo vigilare sui segreti l’uno dell’altro. E

da ciò le differenze fra gli uomini per le loro doti naturali sono

insignificanti, in paragone della loro ricchezza comune. Credete

voi che il portinaio ed il cuoco non abbiano degli aneddoti, delle

esperienze, delle meraviglie per voi? Ognuno sa tanto quanto il saggio.

I baluardi delle menti rudi sono tutti coperti d’iscrizioni, che

sono fatti e pensieri. Gli uomini un giorno porteranno una lanterna e

leggeranno le iscrizioni. Ogni uomo, a seconda del suo spirito e della

sua cultura, trova la sua curiosità infiammata verso i modi di vita e

di pensiero di altri uomini, e specialmente di quelle classi di uomini,

le cui menti non sono state soggiogate dalle discipline dell’educazione

scolastica.

Quest’azione istintiva non viene mai meno in una mente equilibrata; ma

diviene più ricca e più frequente nelle sue conoscenze attraverso tutti

gli stati della coltura. Al fine viene l’êra della riflessione, quando

noi non solo osserviamo, ma ci prendiamo cura di osservare; quando con

deliberato proposito ci arrestiamo per considerare una verità astratta;

quando teniamo aperti gli occhi della mente, mentre conversiamo, mentre

leggiamo, mentre facciamo, intenti ad imparare la segreta legge di

alcune classi di fatti.

Quale è il più difficile compito nel mondo? Pensare. Io vorrei pormi

nell’atteggiamento di guardare negli occhi una verità astratta, e non

posso. Io titubo e mi agito da questa parte e da quella. Mi sembra di

sapere che cosa volle dire colui che disse: Nessun uomo può guardare

Iddio faccia a faccia e vivere. Per esempio un uomo studia le basi

del governo civile: volga pure egli la sua mente senza interruzione,

senza riposo, in una sola direzione. La sua attenzione per lungo

tempo a nulla gli serve. Pure, dei pensieri sorgono innanzi a lui.

Noi intravediamo, noi vagamente presentiamo la verità. Noi diciamo:

vado fuori e la verità prenderà forma e chiarezza per me. Usciamo,

ma non la troviamo. Allora pare a noi di abbisognare del silenzio

e del raccoglimento della biblioteca per afferrare il pensiero. Noi

entriamo, ma siamo così lontani da esso, come lo eravamo in principio.

Ma ecco, d’un tratto, senza esser annunziata, la verità appare. Una

certa luce vagante appare, ed è la distinzione, il principio che noi

cercavamo. Ma l’oracolo giunge perchè noi avevamo antecedentemente

posto assedio all’ara. La legge dell’intelletto sembra che assomigli

a quella legge naturale per la quale noi inspiriamo ed espiriamo; per

la quale il cuore attrae e respinge il sangue — vale a dire la legge

dell’ondulazione. Così ora voi dovete lavorare con il vostro cervello,

ora dovete arrestare la vostra attività, e vedere che cosa la grande

Anima insegni.

Le nostre intellezioni sono sopratutto prospettiche. L’immortalità

dell’uomo è così legittimamente predicata dalle intellezioni come dalle

volizioni morali. Ogni intellezione è specialmente prospettica. Il suo

valore istante è la sua minor parte. Osservate ciò che vi diletta in

Plutarco, in Shakespeare, in Cervantes. Ogni verità che lo scrittore

acquista è una lanterna, che egli volge in pieno su quei fatti e

pensieri, che giacciono di già nella sua mente, e mirate! tutte le

inezie e le anticaglie che hanno pavimentata la sua soffitta, divengono

preziose. Ogni fatto triviale nella sua biografia privata diventa

un’illustrazione di questo nuovo principio, s’inchina di nuovo al

giorno, ed allieta tutti gli uomini con la sua arguzia e la sua nuova

bellezza. Gli uomini dicono: dove ottenne egli questo? e credono vi sia

qualchecosa di divino nella sua vita. Ma non è così: gli uomini hanno

migliaia di fatti, altrettanto buoni, se essi volessero solo procurarsi

una lampada per ricercarli nelle loro soffitte.

Noi tutti siamo saggi. La differenza tra le persone non sta nella

saggezza, ma nell’arte. Io conobbi, in un circolo accademico, una

persona che sempre si rivolgeva a me, perchè, vedendo il mio capriccio

per lo scrivere, s’immaginava che la mia esperienza avesse qualchecosa

di superiore; mentre io ben m’accorgevo che la sua esperienza era buona

quanto la mia. Date la sua esperienza a me, ed io ne farò lo stesso

uso. Egli seguiva il vecchio; egli segue il nuovo; io avevo l’abitudine

di riunire il vecchio e il nuovo che egli non usava esercitare. Questo

può sostenersi con grandi esempi. Forse se incontrassimo Shakespeare,

noi non saremmo consci di alcuna grande inferiorità; no: ma di grande

uguaglianza; solo che egli possedeva una straordinaria abilità d’usare,

di classificare i suoi fatti, abilità della quale noi manchiamo. Però,

nonostante la nostra totale incapacità di produrre qualche cosa simile

all’Amleto o all’Otello, vedete l’accoglienza che trovano in noi quello

spirito, quell’immensa conoscenza della vita, quella fluida eloquenza.

Se raccogliete delle mele alla luce del sole o raccogliete del fieno

o ammucchiate del frumento, e poi vi ritirate in casa e chiudete i

vostri occhi, e li comprimete con le mani, vedrete le mele appese

nella luce brillante con i loro ramoscelli e le loro foglie, o il fieno

ammucchiato, o le spiche di frumento; e ciò per cinque o sei ore dopo.

Le impressioni s’adagiano nell’organo ritentivo, ancorchè voi non lo

sappiate. Così giacciono le serie complete delle imagini naturali, con

le quali la vostra vita a vostra insaputa vi ha messo in rapporto per

mezzo della memoria; un brivido di passione illumina come un lampo

la loro camera oscura, ed il potere attivo prende istantaneamente

l’imagine adatta come espressione del suo pensiero istante.

Molto tempo passa prima di scoprire quanto ricchi noi siamo. La nostra

storia, noi pensiamo, è completamente sbiadita; nulla abbiamo da

scrivere, nulla dà concludere. Ma i nostri anni più saggi rievocano

ancora i ricordi disprezzati della nostra infanzia, e noi sempre ancora

peschiamo qualche cosa di meraviglioso in quel lago; finchè, poco

a poco, incominciamo a sospettare che la biografia della sola folle

persona che conosciamo sia in realtà nulla di meno che la parafrasi in

miniatura dei cento volumi della Storia Universale.

Nell’intelletto costruttivo, che designiamo popolarmente con la parola

Genio, noi osserviamo lo stesso equilibrio di due elementi, come

nell’intelletto ricettivo. L’intelletto costruttivo produce pensieri,

sentenze, poemi, piani, disegni, sistemi. Esso è la generazione della

mente, il connubio del pensiero con la natura. Al genio devono sempre

accoppiarsi due doti, il pensiero e la divulgazione di esso. Il primo

è rivelazione, sempre miracolo che nè la frequenza del caso, nè lo

studio incessante può mai render familiare, ma che deve sempre lasciar

l’indagatore stupito e meravigliato. Esso è l’avvento della verità

nel mondo; è una forma di pensiero che, per la prima volta, s’apre

nell’universo; un figlio della vecchia anima eterna; un brano di

genuina ed incommensurabile grandezza. Per quel momento, pare ch’esso

erediti tutto ciò che esistette, e che detti a ciò che non nacque

ancora. Questa rivelazione, questo miracolo interessa ogni pensiero

dell’uomo, e s’appresta a rendere possibile ogni istituzione. Ma per

esser utile, essa abbisogna di un’arte, di un veicolo, con cui esser

trasportata fra gli uomini. Per essere comunicabile, essa deve divenire

pittura od oggetto sensibile. Noi dobbiamo imparare il linguaggio dei

fatti. Le più sublimi ispirazioni muoiono con il loro soggetto, se

l’uomo non ha mani per dipingerle ai sensi. Il raggio di luce passa

invisibile attraverso lo spazio, e solo quando cade sopra un oggetto

diviene visibile. Quando l’energia spirituale è diretta sopra qualche

cosa di esterno, allora c’è un pensiero. La relazione fra esso e voi

fa diventare voi ed il vostro valore visibili a me. Il florido genio

inventivo del pittore è nascosto e disperso quando manca la potenza del

disegno; e nelle nostre ore felici noi saremmo dei poeti inesauribili,

se potessimo rompere solo una volta il silenzio in rime adeguate.

Come tutti gli uomini hanno qualche accesso alla verità primitiva,

così tutti hanno nel loro cervello qualche arte o qualche potere

di comunicabilità; ma solo nell’artista questo potere discende dal

cervello alla sua mano. Vi è rispetto a questa facoltà una disparità le

cui leggi noi non conosciamo ancora, fra due uomini e fra due momenti

dello stesso uomo. Nelle ore comuni noi abbiamo gli stessi fatti che in

quelle non comuni od ispirate; ma essi non figurano come loro ritratti;

essi non sono staccati, ma giacciono come in una rete. Il pensiero del

genio è spontaneo; ma il potere della pittura o dell’espressione, nella

più ricca e prodiga natura implica una mescolanza di volontà, un certo

controllo sugli stati spontanei, senza il quale nessuna produzione è

possibile. Esso è una conversione di tutta la natura nella rettorica

del pensiero, sotto gli occhi del giudizio, con uno strenuo esercizio

della scelta. Eppure anche il vocabolario immaginativo sembra essere

spontaneo. Esso non sorge dall’esperienza solamente o principalmente,

ma da una sorgente più ricca. Le grandi opere del pittore non sono

prodotte da alcuna conscia imitazione di particolari forme, ma dal

procedere della sua mente alla sorgente principale di tutte le forme.

Chi è il primo maestro di disegno? Senza insegnamenti noi conosciamo

molto bene l’ideale della forma umana. Un bambino distingue se una

gamba od un braccio sono storti in una pittura, se la posa è naturale

o grandiosa o volgare, sebbene egli non abbia mai ricevuto alcun

ammaestramento nel disegno, od udita alcuna conversazione su questo

soggetto, nè possa egli stesso disegnare correttamente un viso. Una

buona forma colpisce piacevolmente tutti gli sguardi, molto prima che

essi posseggano alcuna nozione a questo riguardo; ed un bel viso fa

palpitare venti cuori, prima di qualsiasi considerazione intorno alle

proporzioni meccaniche delle membra e del capo. È possibile che noi si

debba ai sogni qualche luce sulla sorgente di questa abilità; poichè

così tosto come abbandoniamo la nostra volontà, e lasciamo seguire lo

stato incosciente, vedete quali meravigliosi disegnatori noi siamo; noi

rallegriamo noi stessi con meravigliose forme di uomini, di donne, di

animali, di giardini, di boschi e di mostri; ed il mistico pennello,

con il quale allora disegniamo, non pecca d’inabilità od inesperienza,

non ha alcuna debolezza o povertà; esso può ben disegnare ed

aggruppare; la sua composizione è ricca d’arte, i suoi colori sono ben

messi, e la tela intera, che esso dipinge, è simile alla vita, e atta a

toccarci con terrore, con tenerezza, con desiderio o con dolore. Nè le

copie che l’artista trae dall’esperienza sono semplici copie, ma esse

sono sempre ritoccate ed intenerite dai colori che vengono da questa

proprietà ideale.

Le condizioni essenziali per una mente costruttiva non appaiono spesso

così ben combinate da rendere una buona frase o un buon verso freschi

e memorabili per lungo tempo. Pure, quando noi scriviamo con facilità,

ed usciamo all’aria libera del pensiero, ci pare certo che nulla è più

facile che continuare a volontà in questa comunicazione. Per ogni dove,

il regno del pensiero non ha limiti, ma la Musa ci fa liberi nella sua

città. Bene, il mondo ha un milione di scrittori. Si penserebbe dunque

che il buon pensiero debba essere familiare come l’aria e l’acqua,

e che i doni di ogni ora nuova debbano escludere quelli dell’ora

trascorsa. Pure noi possiamo enumerare i nostri libri nuovi; più

ancora, io ricordo qualche bel verso degli ultimi vent’anni. È vero che

l’intelletto che giudica è sempre molto più avanti dell’intelletto che

crea; così che vi sono molti competenti giudici del libro migliore e

pochi scrittori di ottimi libri. Ma alcune condizioni della costruzione

intellettuale s’incontrano di rado. L’intelletto è un intero e richiede

integrità in ogni opera. Questa è ugualmente contrastata dalla

devozione di un uomo ad un solo pensiero, e dalla sua ambizione di

raggrupparne troppi.

La verità è nostro elemento di vita, eppure se un uomo concede la

sua attenzione ad un solo aspetto della verità, e si dedica a quello

solo, per un lungo tempo, la verità s’altera e diviene falsità; in

ciò simile all’aria, nostro elemento naturale e respiro dei nostri

polmoni, che diretta come corrente sul nostro corpo per un dato tempo,

causerà raffreddori, febbre e perfino la morte. Vedete come diviene

insopportabile il grammatico, il frenologo, il fanatico politico o

religioso, o qualsiasi altro mortale, il cui equilibrio è perduto per

l’esagerazione di un solo argomento! Ciò è pazzia incipiente. Ogni

pensiero è anche una prigione, lo non posso vedere ciò che voi vedete,

perchè sono preso da un fortissimo vento, e trasportato così lontano

verso una data direzione, che non posso vedere il cerchio del vostro

orizzonte.

È meglio forse che lo studente per evitare questo danno e per aver

maggior lunghezza di veduta, tenda a fare della storia, della scienza,

della filosofia un tutto meccanico per mezzo di un’addizione numerica

di tutti i fatti che cadono nel cerchio della sua visione? Il mondo

rifugge dall’essere analizzato mediante l’addizione e la sottrazione.

Quando noi siamo giovani, spendiamo molto tempo e fatica nel riempire

i nostri taccuini con tutte le definizioni della Religione, dell’Amore,

della Poesia, della Politica, dell’Arte, con la speranza che nel corso

di pochi anni noi avremo condensato nella nostra enciclopedia il valore

netto di tutte le teorie, alle quali il mondo è fin’ora giunto; ma

coll’andar degli anni le nostre tavole non si completano ed alfine

scopriamo che la nostra curva è una parabola, i cui archi non si

incontreranno mai.

L’integrità dell’intelletto è trasmessa alle sue opere nè per distacco,

nè per aggregazione, bensì con una vigilanza che dà all’intelletto

tutta la sua grandezza e la condizione migliore per operare in ogni

momento. Esso deve avere la stessa integrità che ha la natura. Sebbene

nessuna accuratezza può ricostruire l’universo in un modello, mediante

il migliore aggruppamento e disposizione di dettagli, pure il mondo

riappare in miniatura ad ogni evento, così che tutte le leggi della

natura possono essere lette nel più piccolo fatto. L’intelletto deve

avere la stessa perfezione nelle sue acquisizioni che nelle sue opere.

Per questa ragione indice del profitto intellettuale è la percezione

dell’identità. Noi parliamo con delle persone compite che appaiono

essere estranee alla natura. La nuvola, l’albero, il prato, l’uccello,

non sono cose loro, non hanno nulla di loro; il mondo è solo la loro

abitazione e la loro tavola. Ma il poeta, i cui versi devono essere

perfetti, è tale che la Natura non può ingannare, qualsiasi strana

maschera possa porsi sul viso. Egli sente una stretta consanguineità

con la natura e scopre maggior identità che varietà in tutti i suoi

mutamenti. Noi siamo punti dal desiderio di un nuovo pensiero, ma

quando riceviamo un nuovo pensiero, esso non è che un pensiero vecchio

con un viso nuovo; e sebbene ce ne impossessiamo, istantaneamente

noi ne desideriamo un altro; cosicchè noi realmente non ci siamo

arricchiti. Poichè la verità era in noi prima che fosse riflessa su noi

da oggetti naturali; ed il profondo genio darà rassomiglianza a tutte

le creature in ogni produzione del suo spirito.

Ma se i poteri costruttivi sono rari, e se solo a pochi uomini è dato

d’essere poeti, pure ogni uomo è il ricevitore di questo discendente

Spirito Santo e ben può studiare le leggi del suo influsso. La legge

del dovere intellettuale è esattamente parallela alla legge del dovere

morale. Un’abnegazione di se stesso non meno austera di quella di

un Santo viene chiesta allo studioso. Egli deve adorare la verità

e tralasciare per essa tutte le cose, e scegliere le sconfitte e i

dolori, affinchè il suo tesoro di pensiero ne venga con ciò aumentato.

Dio offre ad ogni mente la scelta fra la verità ed il riposo. Scegliete

quale volete — ma ambedue non li potrete mai avere. Fra essi l’uomo

oscilla come un pendolo. Colui, nel quale l’amore del riposo predomina,

accetterà il primo credo, la prima filosofia, il primo partito politico

che egli incontra — e con tutta probabilità quello di suo padre. Egli

ottiene il riposo, l’agio, la riputazione; ma egli chiude la porta

alla verità. Colui, nel quale predomina l’amore della verità, si terrà

libero da tutte le catene e navigherà. Egli si asterrà dal dogmatismo,

e riconoscerà tutte le negazioni opposte, fra le quali, come fra dei

muri, il suo essere è agitato. Egli si sottomette agli inconvenienti

dell’incertezza e dell’opinione imperfetta; ma egli è un candidato

della verità come l’altro non lo è, e rispetta la più alta legge del

suo essere.

L'anima, la natura e la saggezza · 第 17 / 32 段