Noi siamo tutti discernitori di spiriti. Tale diagnosi giace

in alto nella nostra vita o nel nostro inconscio potere, ma non

nell’intelligenza. Il complesso della società, con il suo commercio, la

sua religione, le sue amicizie, le sue contese, è un’ampia, giudiziaria

investigazione del carattere. In piena seduta, od in seduta segreta,

nei confronti viso a viso, come accusatore od accusato, l’uomo si offre

spontaneamente per essere giudicato. Contro la loro volontà essi fanno

mostra di quei segni decisivi per mezzo dei quali il carattere è letto.

Ma chi è che giudica? e che cosa? Non certo la nostra intelligenza. Noi

non possiamo interpetrare quei segni con la coltura o con l’abilità.

No, la saggezza dell’uomo saggio consiste in ciò, che egli non giudica

per mezzo di quei segni; egli lascia che essi si giudichino da se

stessi e semplicemente legge e ricorda il loro proprio verdetto.

La volontà individuale è dominata da questa inevitabile natura,

e nonostante i nostri sforzi o le nostre imperfezioni, il vostro

buon genio parlerà da voi, ed il mio da me. Quello che noi siamo,

noi insegneremo, ma non volontariamente, bensì involontariamente.

I pensieri vengono nella nostra mente per strade che noi giammai

lasciamo aperte, ed escono dalla nostra mente per strade che noi mai

aprimmo volontariamente. Il carattere ammaestra al di sopra del nostro

capo. L’indice infallibile del vero progresso sta nel tono che l’uomo

prende. Nè la sua età, nè l’educazione, nè la compagnia, nè i libri,

nè le azioni, nè il talento, nè tutto ciò insieme, possono impedirgli

di essere ossequente ad uno spirito più alto del suo. Se egli non ha

trovato il suo _home_ in Dio, i suoi modi, la sua forma di discorso,

il giro delle sue frasi, il modo di costrurre, dirò così, tutte le sue

opinioni, confesseranno ciò involontariamente, per quanto egli possa

schermirsi. Se egli ha trovato il suo centro, la Divinità brillerà

attraverso a lui, attraverso tutti i travestimenti dell’ignoranza, del

temperamento meschino, delle circostanze sfavorevoli.

La grande distinzione fra docenti di cose sacre o di letteratura — fra

poeti come Herbert, e poeti come Pope, — fra filosofi come Spinoza,

Kant e Coleridge, e filosofi come Locke, Paley, Mackintosh e Stewart

— fra uomini di mondo, che sono creduti perfetti parlatori, e un

mistico fervente, profetizzante con una semiinsania sotto l’infinità

del suo pensiero — la grande differenza, dico, è, che una classe parla

_dall’interno_ o dall’esperienza, come parti e possessori del fatto; e

l’altra classe _dall’esterno_, come semplici spettatori o conoscitori

forse del fatto per testimonianza di terze persone.

Non giova a nulla il predicare a me dall’esterno. Ciò lo posso fare

io troppo facilmente. Gesù parla sempre dall’interno ed in modo tale

che sorpassa tutti gli altri. In ciò sta il miracolo: ciò include il

miracolo. La mia anima crede anzitutto che ciò debba essere così. Tutti

gli uomini continuamente attendono l’apparire di un tale maestro. Ma

se un uomo non parla dall’interno del suo involucro, in cui la parola è

una con ciò cui accenna, lo confessi umilmente.

La stessa Omniscienza fluisce nell’intelletto e produce ciò che noi

chiamiamo genio. Molta parte della sapienza del mondo non è sapienza, e

la più illuminata classe di uomini è senza dubbio superiore alla fama

letteraria, e non è composta di scrittori. Fra la moltitudine degli

studiosi e degli autori noi non sentiamo alcuna presenza consacrante;

noi sentiamo l’abilità e la maestria, ma non l’ispirazione; essi hanno

una luce e non sanno donde venga e la chiamano loro propria; il loro

talento consiste in una qualche facoltà eccessivamente sviluppata, così

che la loro potenza è una malattia. In questi casi i doni intellettuali

non fanno l’impressione di virtù, ma quasi di vizio; e noi sentiamo

che le buone doti di un uomo stanno sulla strada che lo conducono

verso la verità. Ma il genio è puro. Esso è un più alto assorbente

dell’anima universale. Esso non è anomalo ma più simile e non meno

simile agli altri uomini. Vi è in tutti i grandi poeti una sapienza

umana superiore a qualsiasi virtù essi possano esercitare. L’autore, il

bello spirito, il partigiano, l’elegante signore, non prende in essi il

posto dell’uomo. L’umanità brilla in Omero, in Chaucer, in Spenser, in

Shakespeare, in Milton. Essi stanno in pace con la verità. Essi usano

il grado positivo. Essi sembrano freddi e flemmatici a coloro che sono

abituati alle passioni pazze ed ai quadri violenti degli scrittori

inferiori e popolari. Perciò essi sono poeti per il libero corso che

essi concedono all’anima che li informa, la quale attraverso i loro

occhi ancora contempla e benedice le cose che essa ha prodotte. L’anima

è superiore alla sua conoscenza ed è più saggia di qualunque delle sue

opere. Il grande poeta ci fa sentire la nostra propria ricchezza e noi

stimiamo meno le sue composizioni. La sua più grande comunicazione alle

nostre menti è quella che c’insegna a disprezzare tutto ciò che egli

ha fatto. Shakespeare ci porta a tale straordinaria altezza di attività

intelligente da illuderci d’una ricchezza tale da impoverir la sua; ed

allora noi sentiamo che le splendide opere che egli ha creato e che

in altre ore innalziamo come una specie di poesia autoesistente, non

hanno maggiore aderenza alla natura reale di quanta ne abbia l’ombra

del passeggiero sulla roccia. L’ispirazione che espresse se stessa per

bocca di Amleto e Re Lear potrebbe pronunziare cose altrettanto buone

ogni giorno e sempre. Perchè allora dovrei io tener conto di Amleto e

di Lear, come se noi non avessimo l’anima dalla quale essi caddero come

parole dal labbro?

Questa energia discende nella vita individuale a nessun’altra

condizione che quella dell’intiero possesso. Essa viene agli umili

ed ai semplici; essa verrà a chiunque abbandoni ciò che è straniero e

superbo; essa viene come conoscenza; viene come serenità e grandezza.

Quando osserviamo coloro in cui essa abita, noi siamo informati di

nuovi gradi di grandezza. Dalla ispirazione di questa super-anima

l’uomo ritorna con un tono cambiato. Egli non parla agli uomini

tenendo lo sguardo alle loro opinioni. Egli li sperimenta. Essa

richiede da noi semplicità e lealtà. Il viaggiatore sciocco tenta di

adornare la sua vita citando ciò che dissero a lui o ciò che fecero

a lui il principe tale o la contessa tal’altra. L’ambizioso volgare

vi mostrerà i suoi cucchiai, i suoi gingilli ed i suoi anelli. I più

colti, nei ragguagli intorno alle loro proprie conoscenze, rievocano le

circostanze piacevoli e poetiche: — la visita a Roma; l’uomo di genio

che essi videro; l’amico brillante che essi conoscono; andranno ancora

più lontano, forse; il bel paesaggio, le luci della montagna, che essi

godettero ieri; e così essi cercano di dare un colore romantico alla

loro vita. Ma l’anima che s’innalza all’adorazione del grande Dio, è

semplice e vera; non ha roseo colore; non ha eleganti amici; non ha

cavalleria; non ha avventure; non desidera ammirazione; vive nell’ora

presente, nella severa esperienza del giorno comune, aperta al pensiero

e imbevuta del mare di luce.

Conversate con uno spirito essenzialmente semplice, e la letteratura

appare una caccia alle parole. Le più semplici parole sono le più

degne d’essere scritte; pure esse sono così alla portata di tutti,

che, nell’infinita ricchezza dell’anima, è come il raccogliere poche

pietruzze dalla terra, o racchiudere un poco d’aria in un’ampolla,

quando la terra intera e l’intiera atmosfera sono nostre. Lo scrittore

semplice in tali condizioni, è come un borsaiolo fra gentiluomini,

che s’è introdotto per rubare un bottone o una spilla d’oro. Nulla può

però passare o fare di voi uno del circolo, se non gettando da banda i

vostri arnesi, e trattando da uomo a uomo, con la nuda verità e con la

confessione leale.

Tali anime vi trattano come vi tratterebbero gli dèi; camminano

sulla terra come dèi, accettando senza alcuna ammirazione, il vostro

ingegno, la vostra munificenza, la stessa vostra virtù, o per meglio

dire, il compimento del vostro dovere; perchè essi considerano la

vostra virtù come il loro proprio sangue, regale come essi stessi,

ed ultra-regale, ed il padre degli dèi. Ma quale rimprovero muove la

loro condotta franca e fraterna alla mutua adulazione, con la quale

gli autori si ricreano o si feriscono! — Essi non adulano. Non mi

meraviglio che questi uomini vadano a visitare Cromwell e Cristina

e Carlo II e Giacomo I ed il Grande Turco. Perchè essi sono, nella

loro propria elevazione, i compagni dei re, e devono sentire il tono

servile della conversazione del mondo. Essi devono essere sempre divini

inviati ai principi, ed ai re per termine di paragone, senza inchini o

concessioni, e per dare ad un’alta natura il ristoro e la soddisfazione

della resistenza, della semplice umanità, della società stessa e di

nuove idee. Esse lasciano gli uomini più saggi e superiori. Tali anime

ci fanno sentire che la sincerità è più eccellente dell’adulazione.

Trattate gli uomini e le donne così francamente da obbligarli

alla massima sincerità, e da distruggere in loro ogni speranza di

folleggiare con voi. Questo è il più alto omaggio che voi possiate

rendere. «La loro più alta lode — disse Milton, — non è adulazione ed

il loro più semplice consiglio è una specie di lode».

L’unione dell’uomo con Dio in ogni atto dell’anima è inesprimibile.

La più semplice persona che nella sua integrità adori Dio, diviene

Dio; e l’influsso di questo _io_ migliore ed universale è eternamente

nuovo ed impenetrabile. Esso ispira timore e stupefazione. Quanto

cara e rasserenante appare all’uomo l’idea di Dio, che popola i

luoghi solitari, cancellando i segni dei nostri errori e dei nostri

disinganni! Quando noi abbiamo spezzato il dio della tradizione, e

abbandonato il nostro dio della retorica, allora Dio può infiammare

il cuore con la sua presenza. Allora si ha il raddoppiarsi del

cuore stesso; si ha un infinito sviluppo del cuore con il potere

di progredire verso una nuova infinità, da ogni parte. Esso ispira

nell’uomo un’infallibile fiducia. Questi allora non ha la convinzione,

ma la visione che il meglio è il vero, e può in quel pensiero

facilmente scacciare tutte le incertezze ed i timori particolari, ed

attendere dalla sicura rivelazione del tempo la soluzione dei suoi

secreti enimmi. Con tale principio nella sua mente, egli è invaso da

una completa fiducia, che asporta nei suoi flutti ogni accarezzata

speranza, ed i più saldi progetti di carattere finito. Egli crede di

non poter sfuggire al suo bene. Le cose che sono realmente per te,

gravitano su te. Voi correte per cercare il vostro amico. Corrano i

vostri piedi, ma il vostro spirito non abbisogna di farlo. Se voi non

lo trovate, non converrete che è la miglior cosa per voi non averlo

trovato? poichè vi è un potere, che come è in voi è anche in lui, e

che potrebbe molto bene portarvi insieme, se ciò fosse per il meglio.

Voi vi preparate ansiosamente per muovervi onde rendere un servizio,

cui il vostro talento ed il vostro gusto vi invita. Non vi è venuto in

mente che voi non avete alcun diritto di muovervi, a meno che abbiate

un’egual voglia d’esserne impediti?

Oh! Credilo, come credi alla tua vita, che ogni parola che è detta

nel mondo intiero, e che tu dovresti udire, vibrerà nel tuo orecchio!

Ogni proverbio, ogni libro, ogni cenno, che deve essere tuo per aiuto

e conforto, dovrà venire a te per vie aperte o tortuose. Ogni amico,

che non il tuo fantastico capriccio, ma il grande e tenero tuo cuore

chiederà, ti stringerà nel suo abbraccio. E questo perchè il cuore ch’è

in te, è il cuore di tutti. In natura non si trova mai un intoppo, mai

una barriera, mai un’intersezione; ma un solo sangue circola senza

interruzione attraverso tutti gli uomini, come l’acqua del globo è

tutta un solo mare, con una sola marea.

Apprenda adunque l’uomo la rivelazione di tutta la natura e di tutto il

pensiero al suo cuore: apprenda cioè che l’Altissimo abita in lui; che

le sorgenti della natura sono nella sua propria mente, se v’è in essa

il sentimento del dovere. Ma se egli volesse sapere ciò che il grande

Iddio dice, egli «dovrebbe andare nel suo gabinetto e chiudervisi» come

disse Gesù. Dio non si manifesterà ai codardi. L’uomo deve degnamente

ascoltar se stesso, ritraendosi dagli accenti di devozione di tutti

gli altri uomini. Le loro stesse preghiere gli sono sgradevoli finchè

egli non ha fatto le sue. L’anima non fa appello fuor se stessa.

La nostra religione volgarmente sta nel numero dei credenti. Ogni

qualvolta è fatto appello al numero, per quanto indiretto esso possa

essere, quello vien fatto nel momento e là dove la religione non c’è.

Colui che constata essere Dio come un pensiero dolce ed avvolgente per

lui, non conterà mai il numero dei suoi compagni. Quando io siedo alla

sua presenza, chi oserà entrare? Quando io riposo in perfetta umiltà,

quando ardo di puro amore, che cosa possono dire Calvino o Swedenborg?

Non ha nessuna importanza che l’appello sia rivolto a molti o ad

uno solo. La fede che si basa sull’autorità non è fede. La fiducia

nell’autorità misura il declinare della religione ed il ritrarsi

dell’anima. Il posto che gli uomini hanno dato a Gesù, da molti

secoli di storia, è un posto di autorità: ciò li caratterizza e non

può alterare i fatti eterni. L’anima è grande, è semplice; essa non è

adulatrice, nè pedissequa; essa mai s’appella fuori di se stessa. Essa

crede sempre in se stessa. Davanti alle immense possibilità dell’uomo,

tutta la semplice esperienza, tutta la biografia passata, per quanto

santa e immacolata, si ritira. Dinnanzi a quel cielo preannunziato

dai nostri presentimenti noi non possiamo facilmente lodare una forma

qualsiasi di vita, che abbiamo osservata o di cui abbiamo letto. Noi

non soltanto affermiamo di avere pochi grandi uomini, ma, parlando

in senso assoluto, affermiamo di non averne alcuno; di non avere

storia, di non aver memoria di alcun carattere o modo di vita, che

interamente ci soddisfi. Noi siamo costretti ad accettare con un po’

d’indulgenza i santi ed i semidei che la storia adora. Sebbene nelle

nostre ore solitarie otteniamo dal loro ricordo una forza nuova,

pure, imposti alla nostra attenzione, come essi sono, dall’uso, essi

stancano ed importunano. L’anima si dà sola, originale e pura, a chi

è Solo, Originario e Puro, il quale in tale condizione lietamente si

veste, cammina e parla per suo mezzo. Allora essa è lieta, giovane ed

agile; non è saggia, ma vede attraverso tutte le cose: non è chiamata

religiosa, ma è innocente. Essa richiama la luce sua propria, e sente

che l’erba cresce e che la pietra cade per una legge inferiore alla

sua natura, e dipendente da essa. Guarda — essa dice — io sono nata

nel grande spirito universale. Io, l’imperfetto, adoro il mio proprio

_Perfetto_. Io sono in qualche modo ricettiva della grande anima, e

perciò non mi curo del sole e delle stelle, e sento che essi non sono

che vaghi accidenti ed effetti, che mutano e passano. — Quanto più

le sorgenti dell’eterna natura entrano in me, tanto più io divengo

universale ed umana nei miei rapporti e nelle mie azioni. Così io

giungo a vivere in pensieri e ad agire con energie, che sono immortali.

Così riverendo l’anima ed imparando, come disse l’antico, che «la sua

beltà è immensa», l’uomo giungerà a vedere che il mondo è il miracolo

perenne compiuto dall’anima, e sarà meno stupito dinnanzi a particolari

meraviglie; ed imparerà che non vi è storia profana; che tutta la

storia è sacra; che l’universo è rappresentato in un atomo, in un

istante fuggevole. Egli non condurrà più a lungo una vita di colpe e

di ripieghi, ma vivrà con una divina unità. Egli abbandonerà ciò che

è basso e frivolo nella sua vita, e sarà contento di qualsiasi posto,

e di qualsiasi servizio egli potrà rendere. Egli affronterà calmo e

noncurante il domani, mercè la fiducia posta in Dio, e così avrà di già

l’intero futuro nelle profondità del suo cuore.

DECIMO SAGGIO

I CIRCOLI

L’occhio è il primo circolo; l’orizzonte che esso forma è il secondo;

e attraverso a tutta la natura questa figura elementare è ripetuta

all’infinito; essa è il più alto emblema nel monogramma del mondo.

Sant’Agostino descrisse la natura di Dio come un circolo, il cui

centro era ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo. In tutta la

nostra vita noi leggiamo il molteplice senso di questa prima fra le

forme. Noi abbiamo già dedotta una morale, considerando il carattere

circolare o di compenso di ogni azione umana. Un’altra analogia

tracceremo ora ed è: che ogni azione accetta di essere sorpassata. La

nostra vita è un avviamento alla conoscenza della verità che intorno

a qualsiasi circolo, un altro può essere tracciato; che non vi è fine

in natura, ma che ogni fine è un principio; che sempre vi è un’altra

aurora dopo il tramonto, e che sotto qualsiasi profondità un’altra

profondità più profonda si apre. Questo fatto, simbolo del fatto

morale dell’Irraggiungibile, del fuggente Perfetto, intorno a cui le

mani degli uomini non possono mai intrecciarsi, l’ispiratore ed il

giudice di ogni successo, può convenientemente servirci a riunire molte

illustrazioni del potere umano in ogni circostanza.

Non vi sono immobilità in natura. L’universo è fluido e volatile — la

stabilità non è che una parola relativa. Il nostro globo veduto per

mezzo di Dio, è una legge trasparente e non una massa di fatti. La

legge dissolve il fatto e lo mantiene fluido. La nostra cultura è il

predominio di un’idea, che si trascina dietro questo séguito di città

e di istituzioni. Innalziamoci ad un’altra idea; esse spariranno. La

scultura greca è andata distrutta, come se le sue statue fossero state

di ghiaccio; e qua e là una figura solitaria od un frammento rimangono,

come quei lembi di neve che troviamo nelle fredde vallate e nei burroni

alpini, in giugno ed in luglio. Il genio che creò quella scultura,

crea ora qualchecosa altro. Le lettere greche durarono un poco di più,

ma soggiacendo alla stessa condanna, stanno cadendo nell’inevitabile

baratro che la creazione di un nuovo pensiero apre per tutto ciò

che è vecchio. I nuovi continenti sono costruiti dalle rovine di un

vecchio pianeta; le nuove razze si alimentano con la decomposizione

delle vecchie. Le arti nuove distruggono la vecchia. Vedete i capitali

impiegati negli acquedotti resi inutili dalle opere idrauliche; le

fortificazioni inutilizzate dalla polvere; le strade ed i canali dalle

ferrovie; le vele dal vapore; il vapore dall’elettricità.

Voi ammirate questa torre di granito, resistente agli urti di tanti

secoli. Eppure una piccola mano tremula costrusse questo immenso muro

e ciò che costruisce è migliore di ciò che è costruito. La mano che

la costruì può buttarla giù molto più rapidamente. Migliore però e

più agile della mano fu il pensiero invisibile che lavorò per mezzo di

essa, e così sempre, dietro il ruvido effetto vi è una sottile causa,

che vista da vicino è essa stessa l’effetto di una causa più bella.

Ogni cosa sembra permanente finchè il suo segreto non è conosciuto.

Un ricco possedimento appare alle donne ed ai ragazzi una cosa salda

e durevole; per un mercante è una cosa creata con qualche materiale,

e facilmente perduta. Un orto, una buona coltivazione, dei buoni

terreni, appaiono ad un cittadino una cosa così invariabile come una

miniera d’oro od un fiume; ma ad un esperto agricoltore essi appaiono

non molto più invariabili delle condizioni del raccolto. La natura

appare provocantemente stabile e secolare, ma essa ha pure una causa

come tutto il resto. Orbene quando io abbia compreso ciò, continueranno

questi campi a stendersi così immutabilmente vuoti, e queste foglie a

pendere così individualmente considerevoli? L’immutabilità è una parola

relativa. Ogni cosa ha un valore medio. Le lune non sono maggiori

legami al potere spirituale che le racchette del criket.

La via che conduce ad ogni uomo è il suo proprio pensiero. Per quanto

testardo ed audace egli possa apparire, pure egli ha una guida alla

quale ubbidisce, cioè l’idea secondo cui tutti i suoi fatti sono

classificati. Egli può essere mutato solo con la rivelazione di una

nuova idea, che domini la sua propria. La vita di un uomo è un circolo,

che si evolve da sè, che da un cerchio impercettibilmente piccolo

s’allarga da ogni parte esternamente, in circoli nuovi e maggiori,

senza fine. L’estensione, alla quale questa generazione di circoli

giungerà, dipende dalla forza o costanza dell’anima individuale, poichè

questa generazione è lo sforzo inerte di ciascun pensiero formatosi

in uno sviluppo circolare di circostanze, come, ad esempio, quello

di un impero che usufruisce di un’arte, di un uso locale, di un rito

religioso per innalzar se stesso e solidificarsi e plasmarsi nella

vita. Ma se l’anima è forte e rapida, oltrepassa quel dato limite da

tutti i lati e traccia una nuova orbita sulla grande profondità, che

sorge con un fiotto impetuoso e con una novella tendenza ad arrestarsi

e costringersi in dati limiti. Ma il cuore rifugge dall’essere

imprigionato; nei suoi primi e più deboli palpiti esso tende di già con

vigorosa forza all’esterno e ad immense e innumerevoli espansioni.

Ogni fatto ultimo altro non è che il primo di una nuova serie. Ogni

legge generale è un fatto particolare di qualche legge più generale

in procinto di scoprirsi. Nulla vi è di esterno per noi; nessun muro

v’è che ci racchiuda, nessuna circonferenza. L’uomo completa la sua

storia; essa è buona e finale, e dà un nuovo aspetto a tutte le cose!

Egli riempie il cielo. Ecco, dall’altra parte si leva pure un uomo, e

traccia un circolo intorno al circolo che noi avevamo appunto allora

affermato essere la parte esterna della sfera. Ed allora di già il

nostro primo oratore non è più un uomo, ma solamente un primo oratore.

Suo unico scopo è ora di tracciare un circolo che circoscriva quello

del suo avversario. Così gli uomini fanno con se stessi. La conquista

d’oggi che ci occupa la mente e non può essere ignorata, sarà fra

poco ristretta in una parola, ed il principio che sembrava spiegare la

natura, sarà esso stesso incluso come esempio di una generalizzazione

più audace. Nel pensiero di domani sta il potere di capovolgere tutto

il tuo credo, tutti i credi, tutte le letterature delle nazioni, e di

guidarli ad un cielo, che nessun sogno epico ha mai dipinto. Ogni uomo

non è tanto un lavoratore nel mondo, quanto una suggestione di ciò che

egli dovrebbe essere. Gli uomini passano come profezie delle future

età.

Grado a grado noi saliamo questa misteriosa scala; i passi sono le

azioni; la nuova prospettiva è il potere. Ogni singolo risultato

è incalzato e giudicato da quello che segue: quello sembra essere

contraddetto da questo; ma ne è solamente limitato. Il nuovo assetto

è sempre odiato dal vecchio e coloro che aderiscono al vecchio sono

assaliti da un’onda di scetticismo. Ma l’occhio tosto si abitua al

nuovo, perchè l’occhio e l’assetto sono effetti di una sola causa;

allora la sua rettitudine ed il suo beneficio appaiono, e perdute tutte

le sue energie, il vecchio assetto impallidisce e si piega dinnanzi

alla rivelazione dell’ora nuova.

Non temete la generalizzazione nuova. Il fatto rozzo e materiale par

che minacci di degradare la tua teoria dello spirito? Non resistergli,

esso di tanto raffinerà ed innalzerà la tua teoria della materia.

Se noi ci appelliamo alla nostra persuasione diremo che non ci

sono cose immutabili negli uomini. Ogni uomo suppone di non essere

pienamente compreso; e se vi è qualche verità in lui, se egli riposa

alfine nell’anima divina, io non vedo come potrebbe essere altrimenti.

Egli sente che l’ultimo cielo, l’ultimo orizzonte non fu mai aperto;

che vi è sempre un residuo sconosciuto, non analizzabile. Ogni uomo

cioè crede di avere una maggiore possibilità.

L'anima, la natura e la saggezza · 第 15 / 32 段