in alto nella nostra vita o nel nostro inconscio potere, ma non
nell’intelligenza. Il complesso della società, con il suo commercio, la
sua religione, le sue amicizie, le sue contese, è un’ampia, giudiziaria
investigazione del carattere. In piena seduta, od in seduta segreta,
nei confronti viso a viso, come accusatore od accusato, l’uomo si offre
spontaneamente per essere giudicato. Contro la loro volontà essi fanno
mostra di quei segni decisivi per mezzo dei quali il carattere è letto.
Ma chi è che giudica? e che cosa? Non certo la nostra intelligenza. Noi
non possiamo interpetrare quei segni con la coltura o con l’abilità.
No, la saggezza dell’uomo saggio consiste in ciò, che egli non giudica
per mezzo di quei segni; egli lascia che essi si giudichino da se
stessi e semplicemente legge e ricorda il loro proprio verdetto.
La volontà individuale è dominata da questa inevitabile natura,
e nonostante i nostri sforzi o le nostre imperfezioni, il vostro
buon genio parlerà da voi, ed il mio da me. Quello che noi siamo,
noi insegneremo, ma non volontariamente, bensì involontariamente.
I pensieri vengono nella nostra mente per strade che noi giammai
lasciamo aperte, ed escono dalla nostra mente per strade che noi mai
aprimmo volontariamente. Il carattere ammaestra al di sopra del nostro
capo. L’indice infallibile del vero progresso sta nel tono che l’uomo
prende. Nè la sua età, nè l’educazione, nè la compagnia, nè i libri,
nè le azioni, nè il talento, nè tutto ciò insieme, possono impedirgli
di essere ossequente ad uno spirito più alto del suo. Se egli non ha
trovato il suo _home_ in Dio, i suoi modi, la sua forma di discorso,
il giro delle sue frasi, il modo di costrurre, dirò così, tutte le sue
opinioni, confesseranno ciò involontariamente, per quanto egli possa
schermirsi. Se egli ha trovato il suo centro, la Divinità brillerà
attraverso a lui, attraverso tutti i travestimenti dell’ignoranza, del
temperamento meschino, delle circostanze sfavorevoli.
La grande distinzione fra docenti di cose sacre o di letteratura — fra
poeti come Herbert, e poeti come Pope, — fra filosofi come Spinoza,
Kant e Coleridge, e filosofi come Locke, Paley, Mackintosh e Stewart
— fra uomini di mondo, che sono creduti perfetti parlatori, e un
mistico fervente, profetizzante con una semiinsania sotto l’infinità
del suo pensiero — la grande differenza, dico, è, che una classe parla
_dall’interno_ o dall’esperienza, come parti e possessori del fatto; e
l’altra classe _dall’esterno_, come semplici spettatori o conoscitori
forse del fatto per testimonianza di terze persone.
Non giova a nulla il predicare a me dall’esterno. Ciò lo posso fare
io troppo facilmente. Gesù parla sempre dall’interno ed in modo tale
che sorpassa tutti gli altri. In ciò sta il miracolo: ciò include il
miracolo. La mia anima crede anzitutto che ciò debba essere così. Tutti
gli uomini continuamente attendono l’apparire di un tale maestro. Ma
se un uomo non parla dall’interno del suo involucro, in cui la parola è
una con ciò cui accenna, lo confessi umilmente.
La stessa Omniscienza fluisce nell’intelletto e produce ciò che noi
chiamiamo genio. Molta parte della sapienza del mondo non è sapienza, e
la più illuminata classe di uomini è senza dubbio superiore alla fama
letteraria, e non è composta di scrittori. Fra la moltitudine degli
studiosi e degli autori noi non sentiamo alcuna presenza consacrante;
noi sentiamo l’abilità e la maestria, ma non l’ispirazione; essi hanno
una luce e non sanno donde venga e la chiamano loro propria; il loro
talento consiste in una qualche facoltà eccessivamente sviluppata, così
che la loro potenza è una malattia. In questi casi i doni intellettuali
non fanno l’impressione di virtù, ma quasi di vizio; e noi sentiamo
che le buone doti di un uomo stanno sulla strada che lo conducono
verso la verità. Ma il genio è puro. Esso è un più alto assorbente
dell’anima universale. Esso non è anomalo ma più simile e non meno
simile agli altri uomini. Vi è in tutti i grandi poeti una sapienza
umana superiore a qualsiasi virtù essi possano esercitare. L’autore, il
bello spirito, il partigiano, l’elegante signore, non prende in essi il
posto dell’uomo. L’umanità brilla in Omero, in Chaucer, in Spenser, in
Shakespeare, in Milton. Essi stanno in pace con la verità. Essi usano
il grado positivo. Essi sembrano freddi e flemmatici a coloro che sono
abituati alle passioni pazze ed ai quadri violenti degli scrittori
inferiori e popolari. Perciò essi sono poeti per il libero corso che
essi concedono all’anima che li informa, la quale attraverso i loro
occhi ancora contempla e benedice le cose che essa ha prodotte. L’anima
è superiore alla sua conoscenza ed è più saggia di qualunque delle sue
opere. Il grande poeta ci fa sentire la nostra propria ricchezza e noi
stimiamo meno le sue composizioni. La sua più grande comunicazione alle
nostre menti è quella che c’insegna a disprezzare tutto ciò che egli
ha fatto. Shakespeare ci porta a tale straordinaria altezza di attività
intelligente da illuderci d’una ricchezza tale da impoverir la sua; ed
allora noi sentiamo che le splendide opere che egli ha creato e che
in altre ore innalziamo come una specie di poesia autoesistente, non
hanno maggiore aderenza alla natura reale di quanta ne abbia l’ombra
del passeggiero sulla roccia. L’ispirazione che espresse se stessa per
bocca di Amleto e Re Lear potrebbe pronunziare cose altrettanto buone
ogni giorno e sempre. Perchè allora dovrei io tener conto di Amleto e
di Lear, come se noi non avessimo l’anima dalla quale essi caddero come
parole dal labbro?
Questa energia discende nella vita individuale a nessun’altra
condizione che quella dell’intiero possesso. Essa viene agli umili
ed ai semplici; essa verrà a chiunque abbandoni ciò che è straniero e
superbo; essa viene come conoscenza; viene come serenità e grandezza.
Quando osserviamo coloro in cui essa abita, noi siamo informati di
nuovi gradi di grandezza. Dalla ispirazione di questa super-anima
l’uomo ritorna con un tono cambiato. Egli non parla agli uomini
tenendo lo sguardo alle loro opinioni. Egli li sperimenta. Essa
richiede da noi semplicità e lealtà. Il viaggiatore sciocco tenta di
adornare la sua vita citando ciò che dissero a lui o ciò che fecero
a lui il principe tale o la contessa tal’altra. L’ambizioso volgare
vi mostrerà i suoi cucchiai, i suoi gingilli ed i suoi anelli. I più
colti, nei ragguagli intorno alle loro proprie conoscenze, rievocano le
circostanze piacevoli e poetiche: — la visita a Roma; l’uomo di genio
che essi videro; l’amico brillante che essi conoscono; andranno ancora
più lontano, forse; il bel paesaggio, le luci della montagna, che essi
godettero ieri; e così essi cercano di dare un colore romantico alla
loro vita. Ma l’anima che s’innalza all’adorazione del grande Dio, è
semplice e vera; non ha roseo colore; non ha eleganti amici; non ha
cavalleria; non ha avventure; non desidera ammirazione; vive nell’ora
presente, nella severa esperienza del giorno comune, aperta al pensiero
e imbevuta del mare di luce.
Conversate con uno spirito essenzialmente semplice, e la letteratura
appare una caccia alle parole. Le più semplici parole sono le più
degne d’essere scritte; pure esse sono così alla portata di tutti,
che, nell’infinita ricchezza dell’anima, è come il raccogliere poche
pietruzze dalla terra, o racchiudere un poco d’aria in un’ampolla,
quando la terra intera e l’intiera atmosfera sono nostre. Lo scrittore
semplice in tali condizioni, è come un borsaiolo fra gentiluomini,
che s’è introdotto per rubare un bottone o una spilla d’oro. Nulla può
però passare o fare di voi uno del circolo, se non gettando da banda i
vostri arnesi, e trattando da uomo a uomo, con la nuda verità e con la
confessione leale.
Tali anime vi trattano come vi tratterebbero gli dèi; camminano
sulla terra come dèi, accettando senza alcuna ammirazione, il vostro
ingegno, la vostra munificenza, la stessa vostra virtù, o per meglio
dire, il compimento del vostro dovere; perchè essi considerano la
vostra virtù come il loro proprio sangue, regale come essi stessi,
ed ultra-regale, ed il padre degli dèi. Ma quale rimprovero muove la
loro condotta franca e fraterna alla mutua adulazione, con la quale
gli autori si ricreano o si feriscono! — Essi non adulano. Non mi
meraviglio che questi uomini vadano a visitare Cromwell e Cristina
e Carlo II e Giacomo I ed il Grande Turco. Perchè essi sono, nella
loro propria elevazione, i compagni dei re, e devono sentire il tono
servile della conversazione del mondo. Essi devono essere sempre divini
inviati ai principi, ed ai re per termine di paragone, senza inchini o
concessioni, e per dare ad un’alta natura il ristoro e la soddisfazione
della resistenza, della semplice umanità, della società stessa e di
nuove idee. Esse lasciano gli uomini più saggi e superiori. Tali anime
ci fanno sentire che la sincerità è più eccellente dell’adulazione.
Trattate gli uomini e le donne così francamente da obbligarli
alla massima sincerità, e da distruggere in loro ogni speranza di
folleggiare con voi. Questo è il più alto omaggio che voi possiate
rendere. «La loro più alta lode — disse Milton, — non è adulazione ed
il loro più semplice consiglio è una specie di lode».
L’unione dell’uomo con Dio in ogni atto dell’anima è inesprimibile.
La più semplice persona che nella sua integrità adori Dio, diviene
Dio; e l’influsso di questo _io_ migliore ed universale è eternamente
nuovo ed impenetrabile. Esso ispira timore e stupefazione. Quanto
cara e rasserenante appare all’uomo l’idea di Dio, che popola i
luoghi solitari, cancellando i segni dei nostri errori e dei nostri
disinganni! Quando noi abbiamo spezzato il dio della tradizione, e
abbandonato il nostro dio della retorica, allora Dio può infiammare
il cuore con la sua presenza. Allora si ha il raddoppiarsi del
cuore stesso; si ha un infinito sviluppo del cuore con il potere
di progredire verso una nuova infinità, da ogni parte. Esso ispira
nell’uomo un’infallibile fiducia. Questi allora non ha la convinzione,
ma la visione che il meglio è il vero, e può in quel pensiero
facilmente scacciare tutte le incertezze ed i timori particolari, ed
attendere dalla sicura rivelazione del tempo la soluzione dei suoi
secreti enimmi. Con tale principio nella sua mente, egli è invaso da
una completa fiducia, che asporta nei suoi flutti ogni accarezzata
speranza, ed i più saldi progetti di carattere finito. Egli crede di
non poter sfuggire al suo bene. Le cose che sono realmente per te,
gravitano su te. Voi correte per cercare il vostro amico. Corrano i
vostri piedi, ma il vostro spirito non abbisogna di farlo. Se voi non
lo trovate, non converrete che è la miglior cosa per voi non averlo
trovato? poichè vi è un potere, che come è in voi è anche in lui, e
che potrebbe molto bene portarvi insieme, se ciò fosse per il meglio.
Voi vi preparate ansiosamente per muovervi onde rendere un servizio,
cui il vostro talento ed il vostro gusto vi invita. Non vi è venuto in
mente che voi non avete alcun diritto di muovervi, a meno che abbiate
un’egual voglia d’esserne impediti?
Oh! Credilo, come credi alla tua vita, che ogni parola che è detta
nel mondo intiero, e che tu dovresti udire, vibrerà nel tuo orecchio!
Ogni proverbio, ogni libro, ogni cenno, che deve essere tuo per aiuto
e conforto, dovrà venire a te per vie aperte o tortuose. Ogni amico,
che non il tuo fantastico capriccio, ma il grande e tenero tuo cuore
chiederà, ti stringerà nel suo abbraccio. E questo perchè il cuore ch’è
in te, è il cuore di tutti. In natura non si trova mai un intoppo, mai
una barriera, mai un’intersezione; ma un solo sangue circola senza
interruzione attraverso tutti gli uomini, come l’acqua del globo è
tutta un solo mare, con una sola marea.
Apprenda adunque l’uomo la rivelazione di tutta la natura e di tutto il
pensiero al suo cuore: apprenda cioè che l’Altissimo abita in lui; che
le sorgenti della natura sono nella sua propria mente, se v’è in essa
il sentimento del dovere. Ma se egli volesse sapere ciò che il grande
Iddio dice, egli «dovrebbe andare nel suo gabinetto e chiudervisi» come
disse Gesù. Dio non si manifesterà ai codardi. L’uomo deve degnamente
ascoltar se stesso, ritraendosi dagli accenti di devozione di tutti
gli altri uomini. Le loro stesse preghiere gli sono sgradevoli finchè
egli non ha fatto le sue. L’anima non fa appello fuor se stessa.
La nostra religione volgarmente sta nel numero dei credenti. Ogni
qualvolta è fatto appello al numero, per quanto indiretto esso possa
essere, quello vien fatto nel momento e là dove la religione non c’è.
Colui che constata essere Dio come un pensiero dolce ed avvolgente per
lui, non conterà mai il numero dei suoi compagni. Quando io siedo alla
sua presenza, chi oserà entrare? Quando io riposo in perfetta umiltà,
quando ardo di puro amore, che cosa possono dire Calvino o Swedenborg?
Non ha nessuna importanza che l’appello sia rivolto a molti o ad
uno solo. La fede che si basa sull’autorità non è fede. La fiducia
nell’autorità misura il declinare della religione ed il ritrarsi
dell’anima. Il posto che gli uomini hanno dato a Gesù, da molti
secoli di storia, è un posto di autorità: ciò li caratterizza e non
può alterare i fatti eterni. L’anima è grande, è semplice; essa non è
adulatrice, nè pedissequa; essa mai s’appella fuori di se stessa. Essa
crede sempre in se stessa. Davanti alle immense possibilità dell’uomo,
tutta la semplice esperienza, tutta la biografia passata, per quanto
santa e immacolata, si ritira. Dinnanzi a quel cielo preannunziato
dai nostri presentimenti noi non possiamo facilmente lodare una forma
qualsiasi di vita, che abbiamo osservata o di cui abbiamo letto. Noi
non soltanto affermiamo di avere pochi grandi uomini, ma, parlando
in senso assoluto, affermiamo di non averne alcuno; di non avere
storia, di non aver memoria di alcun carattere o modo di vita, che
interamente ci soddisfi. Noi siamo costretti ad accettare con un po’
d’indulgenza i santi ed i semidei che la storia adora. Sebbene nelle
nostre ore solitarie otteniamo dal loro ricordo una forza nuova,
pure, imposti alla nostra attenzione, come essi sono, dall’uso, essi
stancano ed importunano. L’anima si dà sola, originale e pura, a chi
è Solo, Originario e Puro, il quale in tale condizione lietamente si
veste, cammina e parla per suo mezzo. Allora essa è lieta, giovane ed
agile; non è saggia, ma vede attraverso tutte le cose: non è chiamata
religiosa, ma è innocente. Essa richiama la luce sua propria, e sente
che l’erba cresce e che la pietra cade per una legge inferiore alla
sua natura, e dipendente da essa. Guarda — essa dice — io sono nata
nel grande spirito universale. Io, l’imperfetto, adoro il mio proprio
_Perfetto_. Io sono in qualche modo ricettiva della grande anima, e
perciò non mi curo del sole e delle stelle, e sento che essi non sono
che vaghi accidenti ed effetti, che mutano e passano. — Quanto più
le sorgenti dell’eterna natura entrano in me, tanto più io divengo
universale ed umana nei miei rapporti e nelle mie azioni. Così io
giungo a vivere in pensieri e ad agire con energie, che sono immortali.
Così riverendo l’anima ed imparando, come disse l’antico, che «la sua
beltà è immensa», l’uomo giungerà a vedere che il mondo è il miracolo
perenne compiuto dall’anima, e sarà meno stupito dinnanzi a particolari
meraviglie; ed imparerà che non vi è storia profana; che tutta la
storia è sacra; che l’universo è rappresentato in un atomo, in un
istante fuggevole. Egli non condurrà più a lungo una vita di colpe e
di ripieghi, ma vivrà con una divina unità. Egli abbandonerà ciò che
è basso e frivolo nella sua vita, e sarà contento di qualsiasi posto,
e di qualsiasi servizio egli potrà rendere. Egli affronterà calmo e
noncurante il domani, mercè la fiducia posta in Dio, e così avrà di già
l’intero futuro nelle profondità del suo cuore.
DECIMO SAGGIO
I CIRCOLI
L’occhio è il primo circolo; l’orizzonte che esso forma è il secondo;
e attraverso a tutta la natura questa figura elementare è ripetuta
all’infinito; essa è il più alto emblema nel monogramma del mondo.
Sant’Agostino descrisse la natura di Dio come un circolo, il cui
centro era ovunque e la cui circonferenza in nessun luogo. In tutta la
nostra vita noi leggiamo il molteplice senso di questa prima fra le
forme. Noi abbiamo già dedotta una morale, considerando il carattere
circolare o di compenso di ogni azione umana. Un’altra analogia
tracceremo ora ed è: che ogni azione accetta di essere sorpassata. La
nostra vita è un avviamento alla conoscenza della verità che intorno
a qualsiasi circolo, un altro può essere tracciato; che non vi è fine
in natura, ma che ogni fine è un principio; che sempre vi è un’altra
aurora dopo il tramonto, e che sotto qualsiasi profondità un’altra
profondità più profonda si apre. Questo fatto, simbolo del fatto
morale dell’Irraggiungibile, del fuggente Perfetto, intorno a cui le
mani degli uomini non possono mai intrecciarsi, l’ispiratore ed il
giudice di ogni successo, può convenientemente servirci a riunire molte
illustrazioni del potere umano in ogni circostanza.
Non vi sono immobilità in natura. L’universo è fluido e volatile — la
stabilità non è che una parola relativa. Il nostro globo veduto per
mezzo di Dio, è una legge trasparente e non una massa di fatti. La
legge dissolve il fatto e lo mantiene fluido. La nostra cultura è il
predominio di un’idea, che si trascina dietro questo séguito di città
e di istituzioni. Innalziamoci ad un’altra idea; esse spariranno. La
scultura greca è andata distrutta, come se le sue statue fossero state
di ghiaccio; e qua e là una figura solitaria od un frammento rimangono,
come quei lembi di neve che troviamo nelle fredde vallate e nei burroni
alpini, in giugno ed in luglio. Il genio che creò quella scultura,
crea ora qualchecosa altro. Le lettere greche durarono un poco di più,
ma soggiacendo alla stessa condanna, stanno cadendo nell’inevitabile
baratro che la creazione di un nuovo pensiero apre per tutto ciò
che è vecchio. I nuovi continenti sono costruiti dalle rovine di un
vecchio pianeta; le nuove razze si alimentano con la decomposizione
delle vecchie. Le arti nuove distruggono la vecchia. Vedete i capitali
impiegati negli acquedotti resi inutili dalle opere idrauliche; le
fortificazioni inutilizzate dalla polvere; le strade ed i canali dalle
ferrovie; le vele dal vapore; il vapore dall’elettricità.
Voi ammirate questa torre di granito, resistente agli urti di tanti
secoli. Eppure una piccola mano tremula costrusse questo immenso muro
e ciò che costruisce è migliore di ciò che è costruito. La mano che
la costruì può buttarla giù molto più rapidamente. Migliore però e
più agile della mano fu il pensiero invisibile che lavorò per mezzo di
essa, e così sempre, dietro il ruvido effetto vi è una sottile causa,
che vista da vicino è essa stessa l’effetto di una causa più bella.
Ogni cosa sembra permanente finchè il suo segreto non è conosciuto.
Un ricco possedimento appare alle donne ed ai ragazzi una cosa salda
e durevole; per un mercante è una cosa creata con qualche materiale,
e facilmente perduta. Un orto, una buona coltivazione, dei buoni
terreni, appaiono ad un cittadino una cosa così invariabile come una
miniera d’oro od un fiume; ma ad un esperto agricoltore essi appaiono
non molto più invariabili delle condizioni del raccolto. La natura
appare provocantemente stabile e secolare, ma essa ha pure una causa
come tutto il resto. Orbene quando io abbia compreso ciò, continueranno
questi campi a stendersi così immutabilmente vuoti, e queste foglie a
pendere così individualmente considerevoli? L’immutabilità è una parola
relativa. Ogni cosa ha un valore medio. Le lune non sono maggiori
legami al potere spirituale che le racchette del criket.
La via che conduce ad ogni uomo è il suo proprio pensiero. Per quanto
testardo ed audace egli possa apparire, pure egli ha una guida alla
quale ubbidisce, cioè l’idea secondo cui tutti i suoi fatti sono
classificati. Egli può essere mutato solo con la rivelazione di una
nuova idea, che domini la sua propria. La vita di un uomo è un circolo,
che si evolve da sè, che da un cerchio impercettibilmente piccolo
s’allarga da ogni parte esternamente, in circoli nuovi e maggiori,
senza fine. L’estensione, alla quale questa generazione di circoli
giungerà, dipende dalla forza o costanza dell’anima individuale, poichè
questa generazione è lo sforzo inerte di ciascun pensiero formatosi
in uno sviluppo circolare di circostanze, come, ad esempio, quello
di un impero che usufruisce di un’arte, di un uso locale, di un rito
religioso per innalzar se stesso e solidificarsi e plasmarsi nella
vita. Ma se l’anima è forte e rapida, oltrepassa quel dato limite da
tutti i lati e traccia una nuova orbita sulla grande profondità, che
sorge con un fiotto impetuoso e con una novella tendenza ad arrestarsi
e costringersi in dati limiti. Ma il cuore rifugge dall’essere
imprigionato; nei suoi primi e più deboli palpiti esso tende di già con
vigorosa forza all’esterno e ad immense e innumerevoli espansioni.
Ogni fatto ultimo altro non è che il primo di una nuova serie. Ogni
legge generale è un fatto particolare di qualche legge più generale
in procinto di scoprirsi. Nulla vi è di esterno per noi; nessun muro
v’è che ci racchiuda, nessuna circonferenza. L’uomo completa la sua
storia; essa è buona e finale, e dà un nuovo aspetto a tutte le cose!
Egli riempie il cielo. Ecco, dall’altra parte si leva pure un uomo, e
traccia un circolo intorno al circolo che noi avevamo appunto allora
affermato essere la parte esterna della sfera. Ed allora di già il
nostro primo oratore non è più un uomo, ma solamente un primo oratore.
Suo unico scopo è ora di tracciare un circolo che circoscriva quello
del suo avversario. Così gli uomini fanno con se stessi. La conquista
d’oggi che ci occupa la mente e non può essere ignorata, sarà fra
poco ristretta in una parola, ed il principio che sembrava spiegare la
natura, sarà esso stesso incluso come esempio di una generalizzazione
più audace. Nel pensiero di domani sta il potere di capovolgere tutto
il tuo credo, tutti i credi, tutte le letterature delle nazioni, e di
guidarli ad un cielo, che nessun sogno epico ha mai dipinto. Ogni uomo
non è tanto un lavoratore nel mondo, quanto una suggestione di ciò che
egli dovrebbe essere. Gli uomini passano come profezie delle future
età.
Grado a grado noi saliamo questa misteriosa scala; i passi sono le
azioni; la nuova prospettiva è il potere. Ogni singolo risultato
è incalzato e giudicato da quello che segue: quello sembra essere
contraddetto da questo; ma ne è solamente limitato. Il nuovo assetto
è sempre odiato dal vecchio e coloro che aderiscono al vecchio sono
assaliti da un’onda di scetticismo. Ma l’occhio tosto si abitua al
nuovo, perchè l’occhio e l’assetto sono effetti di una sola causa;
allora la sua rettitudine ed il suo beneficio appaiono, e perdute tutte
le sue energie, il vecchio assetto impallidisce e si piega dinnanzi
alla rivelazione dell’ora nuova.
Non temete la generalizzazione nuova. Il fatto rozzo e materiale par
che minacci di degradare la tua teoria dello spirito? Non resistergli,
esso di tanto raffinerà ed innalzerà la tua teoria della materia.
Se noi ci appelliamo alla nostra persuasione diremo che non ci
sono cose immutabili negli uomini. Ogni uomo suppone di non essere
pienamente compreso; e se vi è qualche verità in lui, se egli riposa
alfine nell’anima divina, io non vedo come potrebbe essere altrimenti.
Egli sente che l’ultimo cielo, l’ultimo orizzonte non fu mai aperto;
che vi è sempre un residuo sconosciuto, non analizzabile. Ogni uomo
cioè crede di avere una maggiore possibilità.