§ 22. — Il Concetto dell’anima.
1. Ogni scienza empirica ha per suo prossimo e speciale contenuto
determinati fatti dell’esperienza, dei quali si sforza indagare la
natura e le relazioni reciproche. Per soddisfare a questo còmpito certi
_concetti generali sussidiari_, che non sono direttamente contenuti
nell’esperienza, ma sono conseguiti solo in base ad una elaborazione
logica dell’esperienza stessa, si dimostrano indispensabili, a meno
che si voglia rinunciare senz’altro ad una comprensione dei fatti sotto
punti di vista direttivi. Il più generale concetto sussidiario di tal
natura che ha forza in tutte le scienze empiriche, è il concetto della
_causalità_. Esso trae origine dal bisogno del nostro pensiero di
ordinare tutte le esperienze a noi date secondo cause ed effetti e di
eliminare mediante concetti sussidiari _secondari_, eventualmente di
natura ipotetica, gli ostacoli, che si oppongono a che sia stabilita
in tal modo una connessione logica. In questo senso tutti i concetti
sussidiari che entrano in campo per l’interpretazione di un dominio
dell’esperienza, possono essere considerati come un’applicazione del
principio generale di causalità; essi sono giustificati fintanto che
sono richiesti da questo principio o almeno da esso dimostrati come
probabili; non sono più giustificati quando si presentano come funzioni
arbitrarie che, sorte da un qualsiasi motivo estraneo, nulla portano
all’interpretazione della esperienza.
2. In questo senso il concetto della _materia_ è un concetto
sussidiario fondamentale per la scienza naturale. Nel più largo
significato esso designa il sostrato, che è supposto persistente
nello spazio cosmico e di cui consideriamo effetti tutti i fenomeni
naturali. In questo senso più generale, il concetto di materia è
indispensabile per ogni spiegazione della scienza naturale. Se in tempi
recenti si è cercato di elevare a principio dominante il concetto di
_energia_, non si è con ciò messo da banda il concetto di materia, ma
si è dato ad esso un contenuto diverso. Il concetto acquista questo
altro contenuto solo mediante un secondo concetto sussidiario, che si
riferisce all’_efficienza causale_ della materia. Il concetto della
materia sin qui mantenutosi nella scienza naturale, concetto che si
appoggia alla fisica meccanica di Galileo, si serve per tale concetto
sussidiario del concetto della forza, definita come il prodotto della
massa per l’accelerazione momentanea. Una fisica dell’energia in luogo
di ciò dovrebbe per tutti i campi della scienza valersi del concetto
dell’_energia_ che, nella forma speciale dell’energia meccanica, può
essere definita come la metà del prodotto della massa per il quadrato
della velocità. Ma avendo tanto l’energia quanto la forza sede nello
spazio oggettivo e potendo sotto determinate condizioni così i punti
dai quali parte l’energia, come i punti dai quali parte la forza
variare di luogo nello spazio, il concetto della materia, come quello
di un sostrato contenuto nello spazio, continua a sussistere in ambedue
i casi, e l’unica differenza, senza dubbio importante, rimane questa,
che prendendo come sussidiario il concetto della forza, si presuppone
la riducibilità di tutti i fenomeni naturali a processi meccanici di
movimento, mentre ricorrendo al concetto dell’energia si attribuisce
alla materia, oltre alla proprietà del movimento per immutate forme
di energia, anche la proprietà, che pur conservandosi immutata la
grandezza d’energia, forme di energia qualitativamente diverse si
possono trasformare le une nelle altre.
3. Allo stesso modo che il concetto della materia è un concetto
sussidiario della scienza naturale, quello dell’_anima_ è un concetto
sussidiario della psicologia. Anch’esso è indispensabile, perchè noi
abbisogniamo di un concetto abbracciante la totalità delle esperienze
psichiche svolgentisi in una coscienza individuale; anche qui però
il contenuto del concetto dipende naturalmente in tutto dagli altri
concetti sussidiari, che meglio dànno a conoscere la natura della
causalità psichica. Nella determinazione di questo contenuto la
psicologia ha diviso le sorti della scienza naturale in ciò, che
il concetto dell’anima, così come quello della materia, è derivato
dapprima non tanto dal bisogno empirico di spiegazione quanto
dall’aspirazione ad una fantastica costruzione dell’universale sistema
cosmico. Ma mentre la scienza naturale ha già da lungo tempo sorpassato
questo stadio mitologico della formazione dei concetti e si è servita
di alcune idee sorte in esso per avere determinati punti di partenza ad
una concezione metodicamente più stretta, nella psicologia il concetto
mitologico-metafisico dell’anima ha conservato il suo dominio sino a
tempi recentissimi e in parte ancora vi domina. Esso serve non come un
generale concetto sussidiario, che debba in primo luogo raccogliere
i fatti psichici e in secondo luogo dare la causale interpretazione
di essi, ma come un espediente per avviarsi, per quanto è possibile,
ad una generale rappresentazione cosmica, abbracciante egualmente la
natura e l’essere individuale.
4. In questa esigenza mitologico-metafisica trova le sue radici il
_concetto della sostanzialità dell’anima_ nelle sue diverse forme.
Se anche nella sua evoluzione non sono mai mancati tentativi di
soddisfare, per quanto era possibile, alle esigenze di una spiegazione
causale dei fatti psichici, tali tentativi sono però sempre sorti solo
posteriormente; e non si può disconoscere che l’esperienza psicologica,
indipendentemente da quei motivi metafisici ad essa estranei, non
avrebbe mai condotto a un concetto dell’anima come sostanza, e che
questo concetto ha senza dubbio reagito dannosamente, sulla concezione
dell’esperienza. L’opinione, ad es., che tutti i contenuti psichici
siano rappresentazioni e che le rappresentazioni siano oggetti più
o meno stabili, a fatica si potrebbe intendere ove non fossero tali
presupposizioni. Che questo concetto della sostanzialità sia realmente
estraneo alla psicologia, lo dimostra anche il nesso stretto, in cui il
concetto della sostanzialità dell’anima sta col concetto della sostanza
materiale. Il primo o viene considerato affatto identico al secondo,
oppure viene considerato come un concetto speciale, nel quale però
i più generali caratteri formali riconducono a una determinata forma
della materia, cioè all’_atomo_.
5. Si possono quindi distinguere _due_ aspetti del concetto della
sostanzialità dell’anima, che corrispondono ai due indirizzi
della psicologia metafisica distinti nel § 2 (pag. 5 e segg.); il
_materialistico_, che considera i processi psichici come effetti della
materia o di certe complessità materiali, quali le parti costituenti il
_cervello_, e lo _spiritualistico_, che considera i processi psichici
come stati o modificazioni di un’essenza inestesa, indivisibile,
persistente, avente una specifica natura spirituale. In questo caso, o
anche la materia è poi pensata consistere di atomi simili ma di grado
inferiore (spiritualismo monistico o monadologico), oppure l’atomo
dell’animo è ritenuto specificamente diverso dalla vera materia
(spiritualismo dualistico). (Confr. pag. 6).
In ambedue le forme, nella materialistica e nella spiritualistica, il
concetto di sostanza non si presta all’interpretazione dell’esperienza
psicologica. Il materialismo mette da banda la psicologia, o per
sostituirle una imaginaria fisiologia cerebrale dell’avvenire, oppure,
fintanto che si dibatte in teorie, per mettere innanzi dubbie e
insufficienti ipotesi sulla fisiologia del cervello. Rinunciando questa
concezione a una vera psicologia, si comprende come essa debba in tutto
e per tutto rinunciare anche al còmpito di dare un buon fondamento
alle _scienze dello spirito_. Lo spiritualismo lascia bensì sussistere
la psicologia come tale, ma egli fa sì che la reale esperienza sia
alla mercè di ipotesi metafisiche affatto arbitrarie, le quali turbano
la spregiudicata osservazione dei processi psichici. Infatti questo
inconveniente si manifesta in ciò, che questo indirizzo metafisico
stabilisce inesattamente il còmpito della psicologia, designando
l’esperienza esterna ed interna come campi affatto eterogenei, benchè
abbiano fra loro qualche relazione esteriore.
6. Ora, come già fu messo in chiaro al § 1 (pag. 2), tanto l’esperienza
della scienza naturale quanto quella della psicologia sono ambedue le
parti costitutive di _un’unica_ esperienza che viene considerata da
punti diversi: là, come una connessione di fenomeni oggettivi e quindi,
a causa dell’astrazione dal soggetto conoscente, come _esperienza
mediata_, qui invece come _esperienza immediata_ ed _originaria_.
Riconosciuto questo rapporto, al posto del _concetto della
sostanzialità, il concetto dell’attualità_ si presenta di per sè
stesso come quello che solo ci può dare la comprensione dei processi
psichici. Dal fatto, che il punto di vista psicologico è l’integrazione
di quello della scienza naturale, in quanto il primo ha per proprio
contenuto l’immediata realtà dell’esperienza, segue naturalmente che
nella considerazione dei fatti psichici non possono trovare posto
ipotetici concetti sussidiari, come quelli che diventano necessari
nella scienza naturale a causa della nozione di un oggetto indipendente
dal soggetto. In questo senso il concetto dell’attualità dell’anima
non è affatto un concetto che abbisogni, come quello della materia,
di attributi ipotetici per essere meglio definito nel suo contenuto;
che anzi esso esclude di bel inizio tali elementi ipotetici, in quanto
designa come essenza dell’anima l’immediata realtà dei processi. Ma
poichè un’importante parte di questi processi, cioè la totalità degli
oggetti rappresentabili, forma nel tempo stesso l’oggetto di studio
della scienza naturale, con ciò è anche detto che sostanzialità e
attualità sono concetti, i quali si riferiscono ad una medesima
esperienza generale, da ciascuno di essi considerata solo sotto
un punto di vista essenzialmente diverso. Se considerando il mondo
dell’esperienza noi facciamo astrazione dal soggetto conoscente, questo
mondo dell’esperienza ci appare come una varietà di sostanze che stanno
tra loro in relazione reciproca; se noi invece consideriamo il mondo
dell’esperienza come il totale contenuto dell’esperienza del soggetto,
inchiudente il soggetto stesso, questo mondo dell’esperienza ci appare
come una varietà di avvenimenti tra loro stessi collegati. Essendo
là i fenomeni appresi come _esterni_ nel senso, che essi avrebbero
egualmente luogo senza variazioni di sorta anche se il soggetto
conoscente non fosse presente, la forma dell’esperienza propria della
scienza naturale viene anche detta l’esperienza _esterna_. Invece nel
secondo caso, essendo tutti i contenuti dell’esperienza considerati
come posti immediatamente nel soggetto stesso, il punto di vista che la
psicologia usa nella considerazione dell’esperienza, viene anche detto
dell’esperienza _interna_. In questo senso pertanto esperienza esterna
ed interna equivalgono in tutto a forma mediata ed immediata, oppure
anche oggettiva e soggettiva dell’esperienza. Esse designano, proprio
allo stesso modo che queste ultime espressioni, non dominî diversi
dell’esperienza, ma punti di veduta diversi e pur integrantisi, che si
hanno nel modo di considerare l’esperienza in sè perfettamente unica.
7. Che di questi modi di considerare l’esperienza quello della
scienza naturale si sia sviluppato prima dell’altro, è cosa che si
comprende facilmente, se si tien conto dell’interesse pratico che si
lega alla determinazione dei regolari fenomeni naturali, pensati come
indipendenti dal soggetto; che poi questa priorità della conoscenza
naturale per lungo tempo apportasse nel modo di considerazione della
scienza naturale e in quello della psicologia confusione ed oscurità,
quali si manifestarono nei diversi concetti psicologici di sostanza,
era cosa quasi inevitabile. Per questa ragione la riforma delle
concezioni fondamentali, che cerca la particolarità del còmpito della
psicologia non nella diversità del dominio empirico, ma nel modo di
apprendere tutti i contenuti dell’esperienza a noi dati nella loro
realtà immediata, non alterata da ipotetici concetti sussidiari, tale
riforma non ha prese le prime mosse dalla psicologia, ma dalle _singole
scienze dello spirito_. A queste la considerazione dei processi
psichici sotto il punto di veduta del concetto dell’attualità era da
lungo tempo famigliare prima che essa trovasse adito nella psicologia.
La ragione della diversità, in sè inammissibile, esistente tra la
psicologia e le scienze dello spirito riguardo alle idee fondamentali
si deve cercare in ciò, che la psicologia fino ad ora ha adempiuto
soltanto in piccola parte al còmpito di essere fondamento alla totalità
delle scienze dello spirito.
8. Dal punto di vista del concetto dell’attualità viene a comporsi
una grossa questione, che per lungo tempo tenne divisi i sistemi
metafisici di filosofia; la questione intorno al _rapporto tra corpo
ed anima_. Se corpo ed anima sono ambedue considerati sostanze,
quel rapporto rimane un enigma, qualunque sia la determinazione dei
concetti delle due sostanze. Se si tratta di sostanze omogenee, il
diverso contenuto dell’esperienza naturale e di quella psicologica
riesce incomprensibile e non resta che a negare interamente il valore
indipendente di una di queste due forme di conoscenza. Se si tratta di
sostanze eterogenee, la loro connessione è un continuo miracolo. Ora
dal punto di vista della teoria dell’attualità la realtà immediata dei
fenomeni è contenuta nell’esperienza psicologica. Il nostro concetto
fisiologico dell’organismo corporeo non è altro che una parte di
questa esperienza, una parte che, al pari di tutti gli altri contenuti
d’esperienza delle scienze naturali, noi abbiamo ottenuta in base
al presupposto di un oggetto indipendente dal soggetto conoscente.
Certi componenti dell’esperienza mediata possono corrispondere a
certi altri dell’esperienza immediata, senza che per ciò l’una debba
essere ricondotta all’altra o da essa derivata. Una tale derivazione
è anzi per sè stessa esclusa a causa del punto di considerazione nei
due casi pienamente diverso. Forse la circostanza, che qui non sono
dati, rispetto ad una medesima esperienza, oggetti diversi, ma solo
punti di vista diversi, porta con sè la conseguenza, che fra i due
esistano relazioni generali. Ma si consideri anche da un lato, che
esiste un numero infinitamente grande di oggetti, i quali sono per noi
accessibili solo sotto la forma dell’esperienza mediata, cioè mediante
le scienze naturali: a questa classe appartengono tutti gli oggetti,
che noi non siamo costretti ad apprendere come sostrati fisiologici
di processi psichici; e dall’altro lato, che esiste un numero non
minore di fatti, che ci sono offerti solo nella forma dell’esperienza
immediata e psicologica: a questa classe appartiene nella nostra
coscienza soggettiva tutto ciò che non possiede il carattere di un
oggetto di rappresentazione, cioè di un contenuto che viene riferito
direttamente ad oggetti esterni.
9. Conseguenza di questo rapporto è, che tutti i fatti, i quali,
essendo parti costitutive di un’esperienza unica, considerate solo ad
ogni volta da una posizione diversa, contemporaneamente appartengono
all’esperienza mediata propria delle scienze naturali e all’immediata
propria della psicologia, sono in relazione tra loro, imperocchè
entro questo dominio, ad ogni elementare processo dal lato psichico
deve anche corrispondere un processo dal lato fisico. Questa legge è
detta il _principio del parallelismo psico-fisico_. E questo nel suo
significato empirico-psicologico è assolutamente diverso da certe
leggi metafisiche che, se talora sono designate col medesimo nome,
hanno in verità tutt’altro valore. Questi principi metafisici stanno
sul terreno dell’ipotesi di una sostanza psichica e cercano sciogliere
il problema delle relazioni tra corpo ed anima o ammettendo _due
_ sostanze reali, le proprietà delle quali siano bensì diverse ma
procedano nelle loro modificazioni parallelamente, oppure supponendo
_una sola_ sostanza con due attributi diversi, le modificazioni dei
quali dovrebbero essere corrispondenti. In ognuna di queste forme il
principio metafisico del parallelismo si fonda sulla proposizione:
ad ogni fatto fisico corrisponde un fatto psichico, e viceversa;
oppure anche: il mondo dello spirito non è che uno specchio del
mondo corporeo, e il corporeo una realizzazione oggettiva del mondo
dello spirito. Questa proposizione è però una supposizione affatto
indimostrabile e arbitraria; essa nelle sue applicazioni psicologiche
porta ad un intellettualismo, che sta in contraddizione con ogni
esperienza. Per contro il principio psicologico, come sopra è stato
formulato, parte dal fatto, che esiste _una sola_ esperienza, la quale
però, quando diventa contenuto di un’analisi scientifica, ammette
in certe sue parti una _doppia_ forma di considerazione scientifica;
una _mediata_, che studia gli oggetti delle nostre rappresentazioni
nelle loro reciproche relazioni oggettive, ed una _immediata_, che
li studia nella loro natura intuitiva in relazione a tutti gli altri
contenuti d’esperienza del soggetto conoscente. Fintanto che vi sono
oggetti, i quali siano assoggettati a questa doppia considerazione, il
principio psicologico del parallelismo esige una relazione generale
tra i processi dei due lati. Questa esigenza è appoggiata dal fatto,
che in questi casi ambedue le forme dell’analisi si riferiscono in
realtà ad un medesimo contenuto d’esperienza. Da questo risulta che
il principio psicologico del parallelismo _non_ può, per la natura
stessa della cosa, riferirsi a tutti quei contenuti d’esperienza,
che sono soltanto oggetti dell’analisi della scienza naturale e
neppure a quelli che formano il carattere specifico dell’esperienza
psicologica. A quest’ultimi appartengono le particolari _forme di
connessione e relazione degli elementi psichici e delle formazioni
psichiche_. A queste forme andranno bensì parallele connessioni di
processi fisici, imperocchè sempre, quando una connessione psichica
mostra una coesistenza od una successione regolare di processi
fisici, questi devono direttamente o indirettamente stare egualmente
in un nesso causale: questo nesso però non può contenere nulla del
particolare contenuto della connessione psichica. Gli elementi, ad
es., che costituiscono una rappresentazione di spazio o di tempo,
staranno anche nei loro sostrati fisiologici in un regolare rapporto di
coesistenza o di successione; oppure agli elementi rappresentativi, dei
quali si compone il processo della relazione e della comparazione di
contenuti psichici, corrisponderanno certe combinazioni di eccitamenti
fisiologici, le quali egualmente si ripetono ad ogni riprodursi di
quei processi psichici. Ma quei processi fisiologici non potranno
nulla contenere di tutto ciò che costituisce la natura psichica delle
rappresentazioni di spazio e di tempo, dei processi di relazione e di
comparazione, perchè nell’analisi della scienza naturale è di proposito
fatta astrazione da tutto ciò che va unito a quei processi fisiologici.
Ne deriva inoltre che anche i _concetti di valore e di fine_, alla
formazione dei quali si adoprano le connessioni psichiche e i contenuti
sentimentali che sono con quelli in relazione, stanno affatto fuori
della sfera dei contenuti d’esperienza che possono essere ordinati
sotto il principio del parallelismo. Le forme delle combinazioni,
che ci si presentano nei processi di fusione, nelle associazioni e
nelle combinazioni appercettive, come pure i valori che spettano ad
esse nella connessione totale dello sviluppo psichico, possono essere
riconosciuti solo mediante un’analisi _psicologica_, allo stesso modo
che i fenomeni oggettivi di gravità, suono, calore, e così via, o i
processi del sistema nervoso sono accessibili solo ad un’analisi fisica
o fisiologica, cioè che operi coi concetti sussidiari di sostanza
proprii della conoscenza naturale.
10. In tal modo il principio del parallelismo psico-fisico
nel significato _empirico-psicologico,_ che ad esso spetta
indiscutibilmente, conduce anche di necessità a riconoscere una
_causalità psichica indipendente_. Questa presenta bensì dappertutto
relazioni alla causalità fisica e non può mai cadere con essa in
contraddizione, ma ne deve tuttavia essere diversa di tanto, di quanto
il punto di vista dell’esperienza immediata soggettiva, proprio della
psicologia, differisce da quello dell’esperienza mediata, oggettiva
per astrazione, che vale per la scienza naturale. Come la natura della
causalità fisica ci si scopre solo nelle _leggi fondamentali della
natura_, così solo cercando di astrarre dalla totalità dei processi
psichici certe _leggi fondamentali dei processi psichici_, noi potremo
renderci conto della speciale natura della causalità psichica. Tali
leggi fondamentali possono essere distinte in due classi. Le une si
manifestano sopratutto nei processi, sui quali hanno il loro fondamento
il sorgere e l’immediata relazione delle formazioni psichiche; noi le
diciamo _leggi psicologiche di relazione_; le altre sono di natura
derivata, consistendo esse in effetti composti, che queste leggi di
relazione producono combinandosi dentro serie sempre più estese di
fatti psichici; noi le diciamo _leggi psicologiche di evoluzione_.
Per giungere a un giusto apprezzamento di queste leggi, che in seguito
esamineremo, è necessario riflettere che il loro valore, allo stesso
modo che quello delle più generali leggi naturali, riposa non tanto
sulla loro forma astratta quanto sul numero delle loro applicazioni;
così per l’appunto come il principio d’inerzia per sè solo considerato
si dimostra una proposizione povera, e il suo valore si manifesta solo
nelle singole applicazioni meccaniche e fisiche.
§ 23. — Le leggi psicologiche di relazione.
1. _Tre_ generali leggi psicologiche di relazione noi distinguiamo e le
diciamo leggi delle _risultanti psichiche_, delle _relazioni psichiche_
e dei _contrasti psichici_.
2. La _legge delle risultanti psichiche_ si dimostra nel fatto,
che ogni formazione psichica presenta proprietà, le quali, dopo che
sono date, possono bensì essere conosciute dalle proprietà dei suoi
elementi, ma non devono in nessun modo essere considerate semplicemente
come la somma delle proprietà degli elementi. Una connessione di toni,
tanto nelle sue proprietà rappresentative quanto nelle sentimentali,
è più che una semplice somma di singoli toni. Nelle rappresentazioni
di spazio e di tempo l’ordine spaziale e temporale è bensì fondato
in maniera regolare sulla cooperazione degli elementi che formano
queste rappresentazioni, ma quegli ordini non possono in nessun caso
essere considerati come proprietà che siano già inerenti agli elementi
di sensazione. Le teorie nativistiche che presuppongono questo, si
avvolgono in una inestricabile contraddizione e, ammettendo nelle
originarie intuizioni di spazio e di tempo successive modificazioni
in seguito a determinate influenze dell’esperienza, ammettono sino
ad un certo limite un nuovo sorgere di proprietà. Infine per le
funzioni appercettive, per l’attività fantastica e intellettiva la
medesima legge si esplica in una forma perspicua, non solo in quanto
i componenti collegati da sintesi appercettiva a lato al significato
che possiedono nello stato isolato, ne acquistano uno nuovo nella
rappresentazione totale sorgente dalla loro connessione, ma anche
in quanto la stessa rappresentazione totale è un nuovo contenuto
psichico, che è bensì reso possibile da quei componenti, ma non è in
essi contenuto. Questo appare nel modo più evidente nei più complessi
prodotti di sintesi appercettiva, nell’opere d’arte, nella connessione
logica del pensiero.
3. Nella legge delle risultanti psichiche si esplica per tal modo
un principio che noi, avuto riguardo agli effetti che ne risultano,
designiamo come un _principio di sintesi creatrice_. Ammesso per le
più alte creazioni dello spirito, non è stato per lo più abbastanza
tenuto in conto per la totalità degli altri processi psichici; che anzi
è stato completamente travisato da una falsa confusione, colle leggi
della causalità fisica. Ed è per una simile confusione, che si è voluto
trovare una contraddizione tra il principio della sintesi creatrice
nel dominio dello spirito e le più generali leggi della natura,
specialmente con quella della conservazione dell’energia. Una tale
contraddizione e già sin dal principio esclusa, perchè i punti di vista
coi quali si giudicano e quindi anche si determinano le misure, sono
nei due casi diversi e devono esserlo, constando la scienza naturale e
la psicologia non di diversi contenuti d’esperienza ma di un medesimo
contenuto considerato da lati diversi (§ 1, pag. 2). Le determinazioni
fisiche di misura si riferiscono a _masse, forze, energie oggettive_;
tutti questi concetti sussidiari, all’astrazione dei quali noi siamo
costretti dal modo di giudicare l’esperienza oggettiva, ubbidiscono
a leggi generali, le quali, essendo tutte desunte dall’esperienza,
non possono essere in antagonismo con nessuna esperienza singola. Al
contrario le determinazioni psichiche di misura, le quali entrano in
campo quando si paragonino i componenti psichici colle loro risultanti,
si riferiscono a _valori_ e a _fini soggettivi_. Il valore soggettivo
di un tutto può crescere, il fine di esso può essere speciale e più
completo rispetto a qualsiasi dei suoi componenti, senza che per ciò
le masse, le forze e le energie subiscano modificazioni alcune. I
movimenti muscolari che si compiono in un atto esterno di volere,
i processi fisici che accompagnano le rappresentazioni sensitive,
le associazioni e le funzioni appercettive, ubbidiscono in un modo
immutabile al principio della conservazione dell’energia. Ma per
grandezze di questa energia conservatisi eguali, i valori e i fini
psichici in essa rappresentati possono essere di assai diversa
grandezza.
4. La misura _fisica_, come risulta da queste differenze, ha da
fare con _grandezze quantitative di valori_, cioè con grandezze
che permettono una graduazione di valori solo in base ai rapporti
quantitativi dei fenomeni misurati. Per contro la misura _psichica_ in
ultima istanza si riferisce sempre a _grandezze qualitative di valori_,
cioè a valori che possono essere graduati solo avuto riguardo alla
loro natura qualitativa. Per ciò che concerne la produzione di gradi
di valore, alla capacità di produrre effetti puramente _quantitativi_,
che noi designiamo _grandezza d’energia fisica_, può contrapporsi
come _grandezza d’energia psichica_ la capacità di produrre effetti
_qualitativi_.
Ciò presupposto, non solo un _accrescimento dell’energia psichica_ può
andar unito a una _costanza dell’energia fisica_, quale è accettata
in una considerazione dell’esperienza secondo la scienza naturale, ma
ambedue costituiscono per l’appunto le misure integrantisi a vicenda,
colle quali noi giudichiamo la nostra esperienza nella sua totalità.
Imperocchè l’accrescimento dell’energia psichica cade in giusta luce
solo per ciò, che esso costituisce il rovescio dal lato psichico
della costanza fisica. Del resto questo principio dell’accrescimento
dell’energia psichica come è indeterminato nella sua espressione,
potendo essere la misura straordinariamente diversa per condizioni
diverse, così è valido solo nella _presupposizione della continuità dei
processi psichici_. E a questa, come suo correlativo psicologico che
si presenta in modo non dubbio nell’esperienza, si contrappone il fatto
dello _sparire di valori psichici_.
5. La _legge delle relazioni psichiche_ costituisce un complemento alla
legge delle risultanti, imperocchè essa non si riferisce al rapporto,
che i componenti di una connessione psichica hanno al contenuto di
valori che si esplica in questa connessione, ma al rapporto reciproco
dei singoli componenti. Mentre la legge delle risultanti vale pei
processi sintetici della coscienza, la legge delle relazioni vale per
quelli analitici. Ogni scomposizione di un contenuto di coscienza nelle
sue singole parti, quale avviene dapprima già nelle rappresentazioni
sensitive e nelle associazioni, per l’apprendimento successivo delle
parti di un tutto rappresentato, solo in un modo generale, e poi, in
forma più chiara, per la divisione delle rappresentazioni totali, è
un atto d’analisi di relazione. Egualmente ogni appercezione è un
processo analitico, in cui due fattori si possono distinguere: il
risalto di un singolo contenuto e la delimitazione di esso rispetto
agli altri. Sul primo fattore si fonda la _chiarezza_, sul secondo
la _distintezza_ dell’appercezione (pag. 169). Da ultimo la legge
delle relazioni trova la sua più completa espressione nei processi
_dell’analisi appercettiva_ e nelle funzioni più semplici che sono
fondamento di questi processi, nelle funzioni della _relazione_ e della
_comparazione_ (pag. 203 e segg.). In queste ultime specialmente, il
principio, che ogni singolo contenuto riceve il suo significato dai
rapporti, nei quali si trova rispetto agli altri contenuti psichici,
si dimostra come l’essenziale contenenza delle leggi delle relazioni.
Quando i rapporti di un contenuto agli altri ci si presentano come
_rapporti di grandezze_, allora il suddetto principio assume la forma
di un principio della _comparazione relativa di grandezze_, quale si
esplica nella _legge di Weber_ (pag. 206).
6. Alla sua volta la _legge dei contrasti psichici_ viene a completare
quella delle relazioni; imperocchè al pari di questa, essa si riferisce
ai rapporti dei contenuti psichici tra loro. Questa legge trova il
suo fondamento nella distinzione fondamentale dei contenuti immediati
d’esperienza in oggettivi e soggettivi. In questa distinzione, che
è dovuta alle vere condizioni dell’evoluzione psichica, i contenuti
soggettivi abbracciano tutti quegli elementi che, come i sentimenti
e le emozioni, si presentano quali parti essenziali dei _processi di
volere_. In quanto questi contenuti soggettivi d’esperienza si ordinano
complessivamente secondo _contrari_, ai quali corrispondono le già
accennate (pag. 68) direzioni principali dei sentimenti, piacere e
dispiacere, eccitamento e inibizione, tensione e sollievo, questi
contrari nel loro avvicendarsi ubbidiscono nel tempo stesso alla
_legge generale del rinforzamento per contrasto_. Questa legge però
nell’applicazione concreta è anche determinata da speciali condizioni
di tempo, da un lato abbisognando ad ogni stato soggettivo un certo
tempo pel suo sviluppo, dall’altro potendo una troppo lunga durata per
ogni stato soggettivo che abbia raggiunto il suo massimo, affievolire
la facoltà di produrre il rinforzamento per contrasto. Questo fatto si
connette coll’altro, che per tutti i sentimenti e le emozioni esiste
una certa misura media della velocità, misura del resto mutevole in
vario modo, la quale è la più favorevole per la loro intensità.
La legge di contrasto, se ha la sua origine nelle proprietà dei
contenuti soggettivi dell’esperienza psichica, passa però da questi
anche alle rappresentazioni e ai loro elementi, imperocchè le
rappresentazioni e i loro elementi sono accompagnati da sentimenti
più o meno pronunciati, siano questi connessi al contenuto delle
rappresentazioni singole oppure al modo delle loro combinazioni di
spazio e di tempo. In tal guisa il principio del rinforzamento per
contrasto trova la sua applicazione anche a certe sensazioni della
vista, come pure alle rappresentazioni di spazio o di tempo.
7. La legge dei contrasti sta in più stretta relazione alle due leggi
precedenti. Da un lato essa può considerarsi come una applicazione
della legge generale di relazione al caso speciale, in cui i contenuti
psichici, posti in relazione fra loro, si muovono tra contrari.
Per altro lato il fatto, che cade sotto la legge del contrasto, del
possibile rinforzamento di processi psichici tra loro in direzione
opposta, costituisce una speciale applicazione del principio della
sintesi creatrice.
§ 24. — Le leggi psicologiche di evoluzione.
1. Alle tre leggi di relazione si contrappongono altrettante leggi di
evoluzione, le quali possono considerarsi anche come le applicazioni
delle prime a connessioni psichiche più estese. Noi le diciamo legge
dell’_accrescimento spirituale_, legge _dell’eterogenesi dei fini_, e
legge dello _sviluppo per contrari_.
2. La _legge dell’accrescimento spirituale_ non è, come qualsiasi
altra delle leggi psicologiche di evoluzione, applicabile a tutti i
contenuti dell’esperienza psichica. Essa è valida piuttosto sotto la
condizione limitata, sotto la quale è valida la legge delle risultanti,
di cui è un’applicazione, cioè sotto il presupposto delle continuità
dei processi (vedi sopra pag. 265). Presentandosi però le circostanze,
che impediscono la realizzazione di questa condizione, assai più di
frequente, come è facile capire, negli sviluppi spirituali abbraccianti
un grande numero di sintesi psichiche che nelle sintesi singole, la
legge dell’accrescimento spirituale può essere dimostrata solo in
determinati sviluppi, che si compiono in condizioni normali e anche
qui solo entro certi limiti. Entro questi limiti però i più estesi
sviluppi, ad es., lo sviluppo psichico del singolo uomo normale,
lo sviluppo di comunità spirituali, hanno evidentemente fornito le
primissime prove della legge fondamentale delle risultanti, che sta a
base di questi sviluppi.
3. La _legge dell’eterogenesi dei fini_ sta in strettissima connessione
colla legge delle relazioni, ma si fonda anche sulla legge delle
risultanti, che sempre deve insieme essere presa in considerazione
nel caso di una grande connessione di sviluppi psichici. Nel fatto
essa può essere considerata come un principio d’evoluzione, il quale
regge le modificazioni che sorgono a causa di successive sintesi
creatrici nelle relazioni tra i singoli contenuti parziali delle
formazioni psichiche. In quanto le risultanti di processi psichici
affini inchiudono contenuti che non erano presenti nei componenti,
questi nuovi contenuti entrano tuttavia in relazione coi componenti
precedenti, così che ne restano modificate le relazioni tra questi
primi componenti e in conseguenza di ciò anche le risultanti di nuova
origine. Questo principio di relazioni progressivamente mutantisi si
manifesta nel modo più evidente, quando in base alle relazioni date
si forma una _rappresentazione del fine_. Imperocchè la relazione dei
singoli fattori tra loro viene considerata come una connessione di
mezzi, per la quale il prodotto risultante ha il valore di fine cui
si mira. Pertanto il rapporto degli _effetti_ al fine rappresentato
qui si presenta in modo che in quei primi effetti sono sempre dati
ancora effetti secondari, i quali se non erano pensati nelle precedenti
rappresentazioni del fine, entrano tuttavia in nuove serie di motivi, e
per tal guisa o modificano i fini già presenti o ad essi ne aggiungono
di nuovi.
Il principio dell’eterogenesi dei fini regge nel suo più generale
significato tutti i processi psichici; ma nella particolare veste
teleologica che ad esso ha dato il nome, si trova innanzi tutto nel
campo dei _processi di volere_, perchè in questi le rappresentazioni
del fine accompagnate da motivi sentimentali hanno capitale importanza.
E però fra i dominî applicati della psicologia l’_etica_ è appunto
quella, per la quale il principio in parola ha il maggior valore.
4. La _legge dello sviluppo per contrari_ è un’applicazione della
legge del rinforzamento per contrasto a connessioni più estese, che si
dispongono in ordine di sviluppo. Queste connessioni, così ordinate,
sono, per effetto della fondamentale legge di relazione di tal natura,
che i sentimenti e gl’impulsi aventi dapprima una piccola intensità
l’accrescono gradatamente a causa del contrasto coi sentimenti di
opposta qualità predominanti per un certo tempo, finchè in tal guisa
riescono a sopraffare i motivi sino allora prevalenti e tengono essi
stessi il predominio per un tempo più o meno lungo. E allora la stessa
vicenda può ripetersi ancora una volta o perfino più volte. In tali
oscillazioni però anche il principio dell’accrescimento spirituale
e quello dell’eterogenesi dei fini entrano di solito in azione così
che le fasi successive sono bensì simili nella generale direzione
del sentimento alle fasi omogenee precedenti, ma sogliono essere
essenzialmente diverse nei loro singoli componenti.
La legge dello sviluppo per contrari si dimostra già nello sviluppo
spirituale dell’individuo, in parte con maniere individualmente
varianti entro brevi estensioni di tempo, in parte però anche con
una certa generale regolarità nel rapporto reciproco dei singoli
periodi di vita. In questo senso si è assai da lungo tempo osservato
che i temperamenti prevalenti in diverse età della vita offrono certi
contrasti. E però la facile, ma per lo più superficiale eccitabilità
sanguigna dell’età infantile passa nel temperamento del giovane,
più tardo all’impressioni, ma più ritentivo e talora oscurato da
traccie di melanconia. Succede l’età virile pel suo carattere maturo
generalmente pronta ed energica, nel decidere e nell’agire; da
ultimo lenta si avanza la vecchiaia colla sua natura proclive a una
quiete contemplativa. Ma il processo dei contrari più che nella vita
individuale si esplica nella vita sociale e storica, nell’alternarsi
delle correnti intellettuali, e nelle reazioni loro sulla civiltà,
sui costumi, sull’evoluzioni sociali e politiche. Come il principio
dell’eterogenesi dei fini è di massima importanza per la vita _morale_,
così quello dello sviluppo per contrari ha sopratutto valore per il
campo più generale della vita _storica_.