16. Le osservazioni esposte ci rendono conto anche delle condizioni,

nelle quali il riconoscimento può trasformarsi da un’associazione

simultanea in una successiva. Se passa un certo tempo prima che gli

elementi rappresentativi anteriori, a poco a poco sorgenti nella

coscienza, producano un distinto sentimento di riconoscimento,

allora l’intero processo si scinde in _due_ atti, in quello

dell’_apprendimento_ e in quello del _riconoscimento_, dei quali

il primo è legato soltanto alle consuete assimilazioni simultanee,

mentre nel secondo si hanno gli effetti di quegli elementi della

rappresentazione anteriore, i quali rimangono oscuri, e però non

sono assimilabili. Ne segue, che il processo di riconoscimento

si distingue tanto più distintamente in due atti, quanto maggiori

sono le differenze dell’impressione anteriore e della nuova. Allora

non solo suole esservi una più lunga pausa di notevole arresto tra

apprendimento, e riconoscimento, ma anche i processi appercettivi,

cioè i processi dell’attenzione volontaria corrispondenti allo stato

della reminiscenza (Besinnen) agiscono sulle associazioni nel senso di

promuoverle. Il fatto detto del “riconoscimento mediato„ costituisce

un caso estremo di questa specie; in esso un oggetto non è riconosciuto

per le proprietà ad esso inerenti, ma a causa di qualche particolarità

concomitante che si trova con esso in connessione casuale, ad es., una

persona incontrata è riconosciuta a causa di un’altra che l’accompagna,

e simili. Non è possibile trovare una differenza psicologica

essenziale tra questo caso e quello del riconoscimento immediato.

Anche quelle proprietà che non spettano per sè stesse all’oggetto

riconosciuto, appartengono pur sempre a tutto il complesso degli

elementi rappresentativi, che insieme agiscono nella preparazione e

nel compimento dell’associazione. Però quel ritardo di tempo che separa

l’intero processo del riconoscimento in due processi rappresentativi, e

che spesso anche richiede il soccorso della reminiscenza volontaria, si

presenta, come è facile comprendere, in modo più pronunciato in questi

riconoscimenti mediati.

17. Il processo di riconoscimento semplice, come esso si svolge

nell’incontro di un oggetto già altre volte percepito, costituisce il

punto di partenza per lo svolgimento degli altri più vari processi di

associazione, così di quelli, che al pari di esso stanno ancora sul

confine di associazione simultanea e successiva, come di quelli nei

quali il ritardo che conduce all’associazione successiva, si dimostra

poi nella formazione di associazioni di assimilazione e complicazione.

E così il riconoscimento di un oggetto spesso percepito è un

processo che si svolge più facilmente e quindi per solito si compie

simultaneamente; questo processo si avvicina ancor più alla solita

assimilazione, perchè il sentimento di contezza è di un’intensità molto

minore. Il processo del _conoscere sensitivo_ si distingue per solito

soltanto in piccola parte da questi riconoscimenti di singoli oggetti

famigliari. La differenza logica dei due concetti sta in ciò, che

il riconoscere designa un’affermazione dell’identità individuale del

nuovo oggetto osservato con uno osservato anteriormente; il conoscere

invece indica la subsunzione dell’oggetto ad un concetto di già ben

noto. Però nel processo del conoscere sensitivo non ha luogo una

reale subsunzione logica, siccome non esiste uno sviluppato concetto

generale, al quale possa essere subordinato. L’equivalente psicologico

di una tale subsunzione sta piuttosto solo nell’essere l’impressione

riferita a un numero indeterminatamente grande di oggetti. E ora

poichè questo riferimento presuppone l’anteriore rappresentazione

di oggetti diversi che concordino soltanto in certe proprietà,

tanto più il processo del conoscimento psicologico coincide con una

comune assimilazione, quanto più famigliare è la classe di oggetti

alla quale l’oggetto appartiene, e quanto più questo concorda coi

caratteri generali della classe. Ma poi anche il sentimento proprio

ai processi di conoscimento e riconoscimento decresce in eguale

misura e da ultimo sparisce interamente, e allora noi in questi casi

dell’incontro di oggetti di natura comune non parliamo più affatto di

un processo di conoscimento. Questo processo anche in tali casi si

manifesta distintamente tosto che l’assimilazione incontri qualche

_arresto_, o perchè la rappresentazione di quella certa classe di

oggetti sia divenuta insolita, o perchè il singolo oggetto offra

proprietà eccezionali. Allora qui l’associazione simultanea può cedere

il passo alla successiva, diventando apprendimento e conoscimento

due processi susseguentisi. In egual misura anche il _sentimento di

conoscimento_ appare ora come un sentimento specifico, che è affine

certamente al sentimento di contezza, ma che però, in conformità alle

diverse condizioni di sua origine, si distingue in modo caratteristico

specialmente per il suo decorso nel tempo.

_b. — I processi di memoria._

18. Il processo di riconoscimento semplice si svolge in una direzione

essenzialmente diversa, se quegli ostacoli ad una pronta assimilazione

che determinano la trasformazione di un’associazione simultanea in

una successiva, sono tanto grandi, che gli elementi rappresentativi

antagonistici alla nuova rappresentazione sensitiva (o dopo ohe il

processo di conoscimento si sia svolto, o anche senza che sia avvenuto)

si riuniscono in una nuova formazione rappresentativa, la quale è

riferita direttamente a un’impressione antecedente. Il processo che

così si svolge, è il _processo dì memoria_, e la rappresentazione

che per tal guisa giunge all’appercezione, è detta _rappresentazione

mnemonica o imagine mnemonica_.

18_a_. I processi di memoria sono quelli, ai quali la

psicologia dell’associazione ha limitato per lo più l’uso del

concetto d’associazione. Ma essendo essi, come lo dimostra

l’esposizione antecedente, associazioni che hanno luogo sotto

condizioni specialmente complesse, fu con ciò fin dall’inizio

resa impossibile la spiegazione genetica delle associazioni.

Si comprende pertanto che la dottrina dell’associazione in

discorso si limita essenzialmente a dividere le diverse specie

dei prodotti di associazioni che si osservano nei processi di

memoria, prendendo a punto di partenza una considerazione logica

e non psicologica. Una conoscenza dei processi psichici che

agiscono nelle associazioni, è solo possibile quando si parta dai

processi più semplici di associazione. La comune assimilazione

simultanea, il processo di riconoscimento simultaneo e successivo

si presentano già per sè stessi come i naturali antecedenti

dell’associazione di memoria. Il primo di quei processi di

riconoscimento non è che un’assimilazione accompagnata da un

sentimento, indizio d’elementi rappresentativi oscuramente

presenti nella coscienza e non assimilabili. Nel secondo processo

questi elementi ribelli hanno un’azione d’arresto, così che il

riconoscimento ritorna alla primitiva forma di un’associazione

successiva, essendo l’impressione assimilata dapprima nella

solita maniero, e poi in un secondo atto con concomitante

sentimento di contezza; e in ciò si ha anche una prova della

maggiore partecipazione di certi elementi di riproduzione. Quando

in questa forma semplicissima di associazione successiva le

due rappresentazioni che si seguono, sono riferite ancora a un

medesimo oggetto, di cui sono appercepiti nei due atti elementi

rappresentativi e sentimentali in parte diversi, allora abbiamo

una modificazione essenziale nell’_associazione di memoria_.

Predominando in essa gli elementi eterogenei delle impressioni

anteriori, alla prima assimilazione dell’impressione segue la

formazione di una rappresentazione, nella quale sono contenuti

tanto elementi dell’impressione nuova quanto elementi delle

impressioni antecedenti, capaci di assimilazione a causa di certi

loro componenti. Quanto più prevalgono gli elementi eterogenei,

tanto più la rappresentazione che sorge seconda, è appresa come

_diversa_ dalla nuova percezione; quanto più invece si mostrano

elementi affini, tanto più essa è appresa come _simile_. Ma sempre

la seconda rappresentazione si contrappone alla nuova impressione

come una formazione psichica che è d’origine _riproduttiva_ ed è

indipendente.

19. Le condizioni generali che stanno a base del sorgere delle

rappresentazioni mnemoniche, possono alla lor volta offrire gradazioni

e differenze, che vanno parallele alle forme già ricordate dei processi

di riconoscimento e conoscimento. E infatti quei processi che sopra

(15, 17) imparammo a conoscere come diverse modificazioni della solita

assimilazione: il riconoscimento di un oggetto già rappresentato

_una volta_, di uno già famigliare per _frequenti_ rappresentazioni,

come pure il conoscimento di un oggetto _noto_ per un suo carattere

generale, dànno luogo a diverse modificazioni nei processi di memoria.

Il riconoscimento _semplice_ passa in un atto di memoria tosto che

all’assimilazione immediata di un’impressione facciano ostacolo quegli

elementi, che appartengono non all’oggetto stesso, ma a circostanze

a lui concomitanti nella rappresentazione anteriore. Appunto perchè

l’oggetto era stato incontrato una sol volta, oppure perchè nella

riproduzione è considerato come incontrato una sol volta, quegli

elementi concomitanti possono essere relativamente chiari e determinati

e insieme mostrare distinta la loro differenza dalle concomitanze della

nuova impressione. In tal guisa dapprima sorgono forme miste; che

stanno fra il riconoscimento e la memoria; l’oggetto è riconosciuto

ed è insieme riferito a una determinata rappresentazione sensitiva

anteriore; le cui condizioni concomitanti aggiungono all’immagine

mnemonica una determinata relazione di spazio e di tempo. Il processo

di memoria predomina specialmente in quei casi, nei quali l’elemento

della nuova impressione, che agisce come assimilante, è pienamente

cacciato dalle restanti parti costitutive della immagine mnemonica;

così che la relazione associativa tra esso e l’impressione precedente

può restare interamente nascosta.

19_a_. In questi casi si è parlato di “memoria mediata„ o

“associazione mediata„. Ma anche qui, come nel “riconoscimento

mediato„, non si trova un carattere importante, che differenzi

questo processo dalle solite associazioni. Qualcuno, ad es.,

sedendo di sera nella sua camera a un tratto e, a quanto pare,

senza causa, ripensa a una regione percorsa molti anni prima; ma

una posteriore indagine più esatta dimostra, che per caso nella

camera è un fiore molto olezzante per la prima volta veduto in

quel viaggio. La differenza di un solito processo di memoria, nel

quale è distintamente conosciuto il legame della nuova impressione

con un fatto psichico anteriore, sta manifestamente in ciò, che

gli elementi dai quali è stabilito il legame sono respinti nello

sfondo oscuro (Hintergrund) della coscienza da altri elementi

rappresentativi. Le esperienze non rare, nelle quali un’imagine

mnemonica sorge in noi improvvisamente, e a quanto pare, senza

causa, e che per lo più sono stato interpretate come un “sorgere

spontaneo„ delle rappresentazioni, ci riconducono con ogni

probabilità a queste associazioni latenti.

20. Dai processi di memoria che si collegano al semplice riconoscimento

del fatto psichico già una volta svoltosi in noi, si distinguono

essenzialmente, per una maggior complicazione delle loro condizioni,

quei processi che derivano da riconoscimenti _molteplici_ e da

_conoscimenti_. Nel processo per cui sorge la rappresentazione

sensitiva di un singolo oggetto, a noi noto o per sè stesso o nel

suo carattere generale, le relazioni di associazione possibili

hanno dapprima un’estensione incomparabilmente maggiore e per ciò

il modo, in cui a una determinata esperienza vengono ad aggiungersi

processi di memoria, non dipende tanto dai singoli fatti psichici

sui quali si fonda l’associazione, quanto dalle condizioni generali

e dalle disposizioni momentanee della coscienza, specialmente

poi dall’intervento di certi processi d’appercezione attiva e dai

corrispettivi sentimenti od emozioni intellettuali. Data la varietà

di queste condizioni si comprende come le associazioni si sottraggano

in generale ad ogni calcolo preventivo; laddove nell’atto di memoria,

tosto che sia avvenuto, le traccie della sua formazione associativa

raramente sfuggono all’indagine attenta, così che noi in tutti i casi

possiamo a buon diritto considerare l’associazione come causa unica e

generale dei processi di memoria.

21. Ma in questa derivazione non si deve mai dimenticare che ogni reale

processo di memoria, come ce lo dimostra il suo sviluppo psicologico

dal suo più semplice antecedente, l’assimilazione simultanea, non è

in alcun modo un processo semplice, ma si compone di una quantità

di processi elementari, fra questi stanno qui in prima linea le

relazioni assimilanti, nelle quali una data impressione, o in certi

casi un’imagine di memoria già presente, entra con elementi di

formazioni psichiche anteriori. A ciò si connettono due ulteriori

processi caratteristici per il processo di memoria: il primo,

l’inibizione dell’assimilazione a causa di elementi eterogenei, e il

secondo, le assimilazioni e le complicazioni provenienti da questi

elementi eterogenei. Questo secondo processo determina il sorgere di

una formazione psichica diversa dalla prima impressione, formazione

psichica che dall’azione concomitante delle complicazioni è riferita,

in modo più o meno determinato, a un fatto psichico anteriore. Questa

relazione regressiva si dà anche qui a conoscere per un sentimento

particolare; il _sentimento di ricordanza_ che è affine al sentimento

di contezza, ma è pur da questo caratteristicamente diverso nella

sua origine temporale, verosimilmente a causa del gran numero di

complicazioni oscuramente coscienti, che accompagnano il sorgere

dell’indagine mnemonica.

Se ritorniamo ai processi elementari, nei quali possiamo scomporre il

processo di memoria al pari di ogni composto processo associativo,

otteniamo sempre _combinazioni di eguaglianza e di contiguità_. Fra

queste generalmente predominano le prime, se il processo si avvicina

ad un processo solito di assimilazione o di riconoscimento; le seconde

invece si dimostrano tanto più intensive, quanto più i processi

acquistano il carattere di ricordi “mediati„, oppure l’apparenza di un

“sorgere spontaneo„ di rappresentazioni.

21 _a_. È evidente che lo schema in uso, secondo il quale tutti

i processi di memoria debbano essere associazioni o di somiglianza

o di contiguità, diventa assolutamente inesatto, quando lo

si voglia usare per l’origine psicologica di questi processi;

mentre d’altro lato è troppo generale e indeterminato, quando si

intenda logicamente ordinare i processi secondo i loro risultati

ultimi, senza riguardo alla loro origine. In quest’ultimo caso le

relazioni di subordinazione e sovraordinazione, di coordinazione,

di causa e dì fine, la successione e la coesistenza temporale,

le diverse specie di rapporti spaziali troverebbero sempre

nei concetti generali di “somiglianza„ e di “contiguità„ solo

un’espressione insufficiente. In quanto poi all’origine dei

processi di memoria, per ciascuno di essi si intrecciano processi

che possono in un certo senso designarsi come effetti in parte di

somiglianza e in parte di contiguità. Di un’effetto di somiglianza

si potrebbe parlare in quelle assimilazioni, che in parte sono

d’introduzione al processo e in parte cooperano a quell’ultimo

riferimento a un determinato fatto psichico anteriore. Così pure

l’espressione “somiglianza„ è qui inadatta, perchè prima d’ogni

cosa processi elementari _eguali_ hanno una reciproca azione

assimilatrice e perchè, dove una reale eguaglianza non esiste,

questa pur sempre si stabilisce in seguito all’assimilazione

reciproca. Infatti il concetto delle “associazioni di somiglianza„

è legato al presupposto, che le rappresentazioni composte siano

oggetti psichici invariabili e le associazioni combinazioni tra

queste rappresentazioni già pronte. Quel concetto cade di per

sè quando si rinunzi a questo presupposto, che completamente

contraddice all’esperienza psicologica e rende impossibile una

giusta comprensione di essa. Dove certi prodotti di associazione,

ad es., due immagini mnemoniche successivamente sorgenti, sono

simili tra loro, allora il processo sarà ricondotto a processi

di assimilazione che si compongono di elementari combinazioni di

eguaglianza e di contiguità. L’associazione d’eguaglianza può aver

luogo tra componenti od originariamente eguali od originariamente

diversi e fatti eguali solo dall’assimilazione. Un effetto di

contiguità si può attribuire a quegli elementi che dapprima si

oppongono all’assimilazione, e in parte trasformano l’intero

processo in una successione di due processi e in parte aggiungono

all’immagine mnemonica quegli elementi, che le danno il carattere

di una formazione indipendente, diversa dall’impressione che

l’induce.

22. La natura delle _rappresentazioni di memoria_ sta in strettissima

connessione colla natura complessa dei processi di memoria; se esse

sono dette imagini, non di rado più deboli ma pur fedeli, delle dirette

rappresentazioni di senso, questa descrizione è, quant’è mai possibile,

inesatta. Imagini mnemoniche e dirette rappresentazioni di senso

diversificano tra loro non solo qualitativamente e intensivamente,

ma anche nella composizione elementare. Se noi lasciamo per quanto è

possibile decrescere in intensità un’impressione sensibile, rimane pur

sempre ancora, fintanto che essa può essere avvertita, una formazione

psichica essenzialmente diversa da una rappresentazione di memoria.

Ciò che contrassegna la rappresentazione mnemonica, assai meglio della

piccola intensità dei suoi elementi sensibili, è l’_imperfezione_ della

rappresentazione. Quando ricordo un uomo a me noto, non solo i tratti

del viso, della figura sono nella coscienza più oscuri che quando lo

guardo direttamente, ma la maggior parte di questi tratti non esistono

affatto. Agli scarsi elementi rappresentativi che sono presenti e

che mediante una opportuna direzione dell’attenzione possono essere

alquanto completati, si collega una serie di combinazioni di contiguità

e di complicazioni: l’ambiente in cui io ho veduto quella persona,

il suo nome, infine certi elementi sentimentali sorti nell’incontro

di essa. Tutte queste parti concomitanti sono quelle che dell’imagine

fanno un’imagine mnemonica.

23. Del resto grandi differenze _individuali_ sono tanto nell’efficacia

di questi elementi concomitanti, quanto nella evidenza dei componenti

sensibili delle imagini di memoria. Le imagini di memoria sono in

alcuni uomini orientate più esattamente in rapporto al tempo e allo

spazio che in altri; straordinariamente diversa è poi l’attitudine a

ricordare i colori o i toni. Un assai piccolo numero di uomini pare

capace di ricordi gustatorii e olfattorii distinti; in luogo di questi

le concomitanti sensazioni di movimento del naso o degli organi di

gusto entrano come complicazioni.

La lingua raccoglie queste proprietà variamente diverse, che si

connettono ai processi di riconoscimento e conoscimento, sotto il

nome “_memoria_“. Naturalmente questo concetto non ha, come ammise la

psicologia delle facoltà (pag. 9) il significato di un’unica potenza

psichica; esso rimane pur sempre un concetto sussidiario, che è utile

pel risalto delle differenze individuali nei processi di memoria. In

questo senso noi parliamo di una memoria fedele, comprensiva, facile,

oppure di una buona memoria locale, cronologica, verbale e simili;

espressioni che si riferiscono alle diverse direzioni, nelle quali si

svolgono gli elementari processi di assimilazione e di complicazione a

seconda di originarie disposizioni e dell’esercizio.

Fra queste differenze individuali una parte importante è rappresentata

dal _deperimento della memoria_, alle cui manifestazioni generalmente

corrispondono quelle perturbazioni della memoria che sorgono in

seguito a malattie cerebrali. Queste manifestazioni sono specialmente

notevoli dal lato psicologico, perchè in esse si può conoscere in modo

evidente l’influenza delle complicazioni sui processi di memoria. Tra

i sintomi più appariscenti della perdita di memoria, così normale come

patologica, è la perdita della _memoria verbale_. Essa suole succedere

in modo, che vengono dimenticati prima di tutti i nomi propri, poi i

nomi degli oggetti concreti che ogni giorno ci circondano, poi i verbi

più astratti per loro natura, da ultimo le particelle affatto astratte.

Questa successione corrisponde esattamente alla possibilità che hanno

le singole specie di parole di essere rappresentate nella coscienza

da altre rappresentazioni con esse legate in regolare complicazione.

Questa possibilità è manifestamente massima pei nomi propri, ma minima

per le particelle astratte, le quali non possono essere ritenute che

mediante il loro segno verbale.

§ 17. — Le combinazioni appercettive.

1. Le associazioni in tutte le loro forme, al pari di quei processi

di fusione ad esse molto affini che stanno a base dell’origine delle

formazioni psichiche, sono da noi considerate prodotti psichici

passivi, perchè in esse quel sentimento di attività così caratteristico

pei processi di volere e d’attenzione entra sempre solo in modo da

annettersi alle _combinazioni già formate_ nell’appercezione di dati

contenuti psichici (v. pag. 177 e segg.). Le associazioni sono quindi

fatti della nostra vita psichica che possono per parte loro svegliare

processi di volere, ma che tuttavia non sono immediatamente sotto

l’influenza di processi di volere. Questo è appunto il criterio di cui

dobbiamo servirci nella distinzione di un fatto psichico _passivo_.

Per questo rispetto si differenziano essenzialmente quelle combinazioni

di seconda natura ohe possono aver luogo fra diverse formazioni

psichiche e i loro elementi: le _combinazioni appercettive_. In esse il

sentimento dell’attività accompagnato da varie sensazioni di tensione,

non solo segue le combinazioni come un effetto di esse, ma le precede

e però le combinazioni sono apprese _immediatamente come compientisi

colla cooperazione dell’attenzione_. In questo senso noi le diciamo

fatti psichici _attivi_.

2. Le combinazioni appercettive si estendono a una quantità di

processi psichici, che l’esperienza comune suole distinguere con certe

designazioni generali: come pensiero, riflessione, imaginazione e

intelletto. Complessivamente essi nell’ordine dei processi psichici

hanno il valore di gradi superiori rispetto alle funzioni sensitive e

ai puri processi di memoria, ma presi singolarmente sono considerati

di natura perfettamente diversa. Una tale diversità è specialmente

ammessa per le così dette attività fantastica e intellettiva. Di

fronte a questa concezione sminuzzante, propria della psicologia

volgare e della teoria della facoltà che seguì le traccie di quella,

la psicologia dell’associazione cercò collocarsi da un punto di

considerazione unitario, sottomettendo le combinazioni appercettive

delle rappresentazioni al concetto generale dell’associazione che

essa aveva limitato all’associazione successiva (pag. 182). Ma

riducendo la combinazione appercettiva all’associazione successiva

o se ne trascurarono l’essenziali differenze tanto soggettive quanto

oggettive; oppure si cercò superare le difficoltà di una spiegazione

di quelle differenze introducendo certi concetti presi dalla psicologia

volgare, in quanto si riconosceva all’“interesse„ o all’“intelligenza„

un’influenza sul costituirsi delle associazioni. Inoltre un equivoco

stava spesso a base di questa concezione, cioè che, qualora si

fossero riconosciute certe differenze fra combinazioni appercettive e

associazioni, si sarebbe dovuto affermare l’assoluta indipendenza di

quelle da queste. Naturalmente di questo non si può più far parola.

Tutti i processi psichici sono legati alle associazioni proprio

come alle originarie impressioni di senso. Ma come le associazioni

stesse partecipano tutte alle rappresentazioni sensitive e nullameno

nei processi di memoria vengono a formare processi relativamente

indipendenti, così le combinazioni appercettive si fondono in tutto

sulle associazioni, senza che sia tuttavia possibile ricondurre a

queste le loro proprietà essenziali.

3. Se noi ora cerchiamo renderci conto delle proprietà essenziali

delle combinazioni appercettive, possiamo distinguere quei processi

psichici che in esse si esplicano, in _funzioni appercettive semplici_

e _composte_. Funzioni _semplici_ sono quelle di _relazione_ e di

_comparazione_; composte le funzioni della _sintesi_ e dell’_analisi_.

_A_. — LE COMBINAZIONI APPERCETTIVE SEMPLICI.

(_Relazione e comparazione_).

4. La più elementare fra tutte le funzioni dell’appercezione è la

_relazione di due contenuti psichici fra loro_. Le basi di una tale

relazione sono in ogni caso date nelle singole formazioni psichiche e

nelle loro associazioni; ma il _compimento_ della relazione consiste in

una speciale attività appercettiva, per la quale la _relazione_ diventa

_essa stessa_ uno speciale contenuto di coscienza, che si distingue

dai contenuti messi fra loro in relazione reciproca, ma che è con

loro saldamente legata. Quando noi in un riconoscimento acquistiamo

coscienza dell’identità di un oggetto con un altro antecedentemente

percepito, oppure in un ricordo acquistiamo coscienza di una

determinata relazione tra il fatto psichico ricordato e un’impressione

presente, allora in questi casi alle associazioni va unita anche una

funzione dell’appercezione sotto la forma di attività di relazione.

Fintanto che il riconoscimento rimane una pura associazione,

la relazione si limita al sentimento di contezza che segue, o

immediatamente o dopo un breve intervallo, all’assimilazione

della nuova impressione. Se invece all’associazione si aggiunge la

funzione appercettiva, allora quel sentimento acquista un sostrato

rappresentativo che è distintamente nella coscienza, essendo la

rappresentazione anteriore e l’impressione nuova distinte fra loro

nel tempo e insieme poste nel rapporto dell’identità secondo le

loro proprietà essenziali. Lo stesso avviene quando noi acquistiamo

coscienza dei motivi di un atto di memoria. Anche questo presuppone

che al sorgere per associazione dell’immagine mnemonica si aggiunga

un raffronto di tale immagine colle impressioni determinanti

l’associazione, un processo questo, che alla sua volta è possibile solo

come funzione dell’attenzione attiva.

5. Per tal guisa la funzione della _relazione_ è sempre determinata

dalle associazioni, ogni qual volta esse o i loro prodotti diventano

oggetto dell’osservazione volontaria. La relazione si collega sempre,

come già insegnano gli esempi su esposti, alla formazione della

_comparazione_, così che ambedue debbono essere considerate come

funzioni parziali affini. Ogni relazione inchiude una comparazione dei

contenuti psichici posti fra loro in relazione; e una comparazione è

alla sua volta soltanto possibile in quanto i contenuti paragonati sono

stati posti fra loro in relazione. V’è questa sola differenza; in molti

casi la comparazione si subordina completamente al fine della relazione

reciproca dei contenuti, mentre in altri casi essa diventa per sè

stessa un fine indipendente. Quindi noi parliamo là di una relazione,

qui di una comparazione in più stretto senso. E però io dico relazione,

quando prendo un’impressione presente come base per ricordare un

fatto anteriormente svoltosi in me; una comparazione invece, quando

io stabilisco certe concordanze o differenze fra il fatto psichico

antecedente e il presente.

6. La _comparazione_ si compone alla sua volta di _due_ funzioni

elementari, per solito fra loro strettamente connesse: della

_concordanza_ e della _distinzione_, intendendo per la prima, la

determinazione delle concordanze e per la seconda, la determinazione

delle differenze. Oggi ancora nella psicologia è un errore molto

diffuso il confondere senz’altro coll’esistenza degli elementi e

delle formazioni psichiche la loro comparazione appercettiva. Ma

si deve separare l’una cosa dall’altra. Naturalmente nei nostri

processi psichici esistono già a sè e per sè delle concordanze e delle

differenze, che se non fossero presenti, non potrebbero essere da noi

avvertite. Ma l’attività di comparazione che stabilisce le concordanze

e le differenze rimane pur sempre una funzione per sè stessa da quelle

diversa e che a quelle si aggiunge.

7. Noi cominciamo a paragonare già gli elementi psichici, le sensazioni

e i sentimenti semplici secondo le loro concordanze e differenze e

li disponiamo in determinati sistemi ciascuno dei quali contiene gli

elementi più affini. Entro un tale sistema, specialmente in un sistema

di sensazioni, è ancora possibile una doppia comparazione: quella dei

_gradi d’intensità_ e dei _gradi di qualità_, alle quali può venire ad

aggiungersi anche quella dei _gradi di chiarezza_, tosto che si prenda

in esame il modo, in cui gli elementi sono dati alla coscienza. Alla

stessa guisa la funzione della comparazione si estende alle formazioni

psichiche composte, intensive ed estensive. Ogni elemento psichico

e ogni formazione psichica, in quanto possono essere disposti in un

sistema comunque ordinato e gradatamente graduato, è una _grandezza

psichica_. Una conoscenza del valore di una tale grandezza è soltanto

possibile, quando essa sia _paragonata_ ad altre grandezze dello stesso

continuo. Se dunque ad ogni elemento psichico e ad ogni formazione

psichica già in sè e per sè spetta anche la proprietà di grandezze,

e come grandezze generalmente si presentano in forme diverse, cioè

come intensità, come qualità, come valore estensivo (spaziale o

temporale), ed eventualmente, cioè quando si tenga conto dei diversi

stati di coscienza, come grado di chiarezza, una _determinazione della

grandezza_ è solo possibile mediante la funzione appercettiva della

comparazione.

8. Ora la determinazione di grandezza _psichica_ si distingue dalla

determinazione di grandezza _fisica_ per la proprietà che questa,

potendo essere fatta su oggetti relativamente costanti, permette un

processo di comparazione che può essere compiuto in atti separati nel

tempo a piacimento dell’osservatore; noi possiamo, ad es., oggi colla

misura barometrica determinare l’altezza di una certa montagna e poi

dopo anni ed anni l’altezza di un’altra montagna, e possiamo paragonare

i risultati delle due misure, purchè nel frattempo non sia avvenuta

alcuna notevole rivoluzione tellurica. Essendo invece le formazioni

psichiche non oggetti relativamente fissi, ma processi continuamente

svolgentisi, noi possiamo paragonare due grandezze psichiche solo sotto

la condizione, che esse ci siano date in una successione immediata.

Questa condizione ne porta naturalmente seco altre due; in primo luogo,

per la comparazione psichica non è alcuna misura assoluta, ma ogni

comparazione di grandezza è un processo che dapprima regge solo per sè

ed è quindi di una validità relativa; in secondo luogo, le comparazioni

di grandezza possono solo essere fatte per grandezze di una medesima

dimensione, e però per la comparazione di grandezze psichiche riesce

impossibile un riferimento analogo a quello che fu fatto nella

riduzione delle diversissime grandezze fisiche, grandezze di tempo, di

forza, a grandezze lineari di spazio.

9. Un’altra conseguenza di tali condizioni di cose è che non si

possono direttamente stabilire rapporti tra grandezze psichiche di

qualsiasi natura, ma una comparazione immediata è possibile solo in

certi casi speciali. Questi sono: 1) _l’eguaglianza di due grandezze

psichiche_; 2) _la differenza appena avvertibile di due grandezze_;

ad es., di due intensità di sensazioni aventi qualità eguali, oppure

di due qualità di sensazioni appartenenti alla stessa dimensione

e aventi eguale intensità. Si aggiunge ancora un caso alquanto più

complesso, ma che non sorpassa i limiti della comparazione immediata:

3) _l’uguaglianza tra due differenze di grandezza_, specialmente se

queste due appartengono direttamente a domini di grandezza che si

limitino a vicenda. È evidente che le due funzioni fondamentali della

comparazione appercettiva, concordanza e distinzione, sono ambedue

adoperate per ciascuno di questi tre modi di misura delle grandezze

psichiche. Nel primo modo, date due grandezze psichiche A e B, si fa

decrescere la seconda B fintanto che essa nella comparazione diretta

concordi con A. Nel secondo procedimento, date due grandezze A e B

eguali, si varia una di esse, B, finchè essa sembri o maggiore o minore

che A di una quantità appena apprezzabile. Infine il terzo metodo

torna opportunissimo quando, data una serie di grandezze psichiche,

ad es., di intensità di sensazioni che da A, limite inferiore, va sino

a C, limite superiore, mediante una grandezza media B trovata con una

continua diminuzione, si divide la serie in modo che le due parti AB e

BC siano appercepite come eguali.

10. Fra questi metodi di comparazione il _secondo_, che è detto _metodo

delle differenze minime_, ci dà i risultati valutabili nel modo più

diretto e più semplice. In esso la differenza dei due stimoli fisici,

che corrispondono alle grandezze psichiche appena distinguibili, è

detta la _soglia di differenza dello stimolo_, e quella grandezza di

stimolo, per la quale il corrispondente processo psichico, ad es. una

sensazione, può essere ancora appena appercepita, è detta la _soglia

dello stimolo_. Ora l’osservazione dimostra che la soglia di differenza

dello stimolo sempre più cresce quanto più s’allontana dalla soglia

dello stimolo, e proprio in modo che il rapporto della soglia di

differenza alla grandezza assoluta dello stimolo, ossia la _soglia

relativa di differenza_, rimane costante. Se, ad es. un’intensità

sonora 1 deve essere accresciuta di 1/3 affinchè la sensazione sonora

cresca di una quantità appena appercettibile, l’intensità sonora

2 deve essere aumentata di 2/3, 3 di 3/3 per raggiungere le soglie

di differenza. Questa legge fu detta, dal nome del suo scopritore

_E.H. Weber, legge di Weber_. Essa è senz’altro spiegata quando noi

la consideriamo come una legge della comparazione appercettiva. Così

intesa essa assume questo significato: _le grandezze psichiche sono

paragonate in base al loro valore relativo_.

Questa concezione della legge di Weber, come di una _legge generale

della relatività di grandezze psichiche_, presuppone che le grandezze

psichiche, messe in raffronto, crescano, entro i limiti della

validità della legge di Weber, proporzionatamente agli stimoli che

le determinano. La bontà di questo presupposto non è stata sino ad

ora dimostrata fisiologicamente a causa della difficoltà di misurare

esattamente le eccitazioni dei nervi e dei sensi. Ma in suo favore

sta l’esperienza psicologica, che in luogo della costanza della

soglia relativa, una costanza della soglia assoluta di differenza

fu trovata in certi casi speciali, nei quali una comparazione di

differenze assolute di grandezza è resa possibile dalle condizioni

dell’osservazione, ad es., in larga misura nella comparazione di

differenze minime d’altezze di toni. Così pure nella comparazione

di maggiori grandezze di sensazione secondo il terzo dei suesposti

metodi (pag. 205) eguali differenze assolute di stimolo e non eguali

differenze relative sono state in molti casi appercepite come eguali.

Da ciò risulta che la comparazione appercettiva in condizioni diverse

segue due diversi principi, un principio della comparazione _relativa_,

che trova la sua espressione nella legge di _Weber_ e può essere

considerato come quello più generale, e un principio della comparazione

_assoluta_, che prende il posto del primo in condizioni speciali

favorevoli a tale appercezione.

10_a_. La _legge di Weber_ è dimostrata in prima linea per

_l’intensità_ delle sensazioni e poi sino ad un certo grado

anche per la comparazione di formazioni _estensive_, cioè di

rappresentazioni temporali, come pure entro certi limiti per

rappresentazioni visive di spazio e per rappresentazioni di

movimento. Non vale invece per le rappresentazioni estensive del

senso tattile esterno, certo a causa delle complesse gradazioni

dei segni locali (pag. 85). Così pure non è possibile trovarle

una conferma per tutte le _qualità_ delle sensazioni. Nelle

comparazioni dell’altezza dei toni la differenza, non la relativa

ma la assoluta, si dimostra costante in larghi limiti. Però la

graduazione degli intervalli di tono è di nuovo relativa, perchè

ogni intervallo corrisponde a un determinato _rapporto_ dei numeri

di vibrazioni (ad es.: ottava 1:2, quinta 2:3, e così via), ma

questo fatto si fonda probabilmente sulla proprietà dell’affinità

sonora determinata dai rapporti di un tono fondamentale ai suoi

ipertoni (vedi pag. 77 e. segg.). Dove, in luogo della legge di

relatività di Weber, trova posto una comparazione di grandezze

_assoluta_, questa naturalmente non deve mai essere confusa con

una determinazione di misura assoluta. Una tale determinazione

presupporrebbe un’unità assoluta, quindi la possibilità di

giungere a una misura costante; il che, come sopra si è messo in

chiaro, è escluso dal campo psichico (pag. 205). La comparazione

di grandezze assoluta si presenta piuttosto sempre soltanto

come un _apprezzamento di eguaglianza tra eguali differenze

assolute_. Questo è in ogni singolo caso possibile, malgrado non

esista un’unità di grandezza che si mantenga costante. Noi, ad

es., paragoniamo estensioni sensibili AB e BC in base al loro

valore _relativo_, quando in ambedue appercepiamo il rapporto

della sensazione limite superiore a quella inferiore. In questo

caso noi giudichiamo AB e BC estensioni eguali se B/A = C/B

(legge di Weber). Noi invece paragoniamo AB e BC nel loro valore

_assoluto_, se per entro la dimensione di sensazione in questione,

la differenza tra C e B ci pare eguale a quella tra B e A, e

quindi C - B = B - A (legge di proporzionalità). Considerata la

legge di Weber come un’espressione della relazione funzionale tra

sensazione e stimolo, e presupposto che valesse per variazioni

della sensazione e dello stimolo infinitamente piccole, si diede

a quella legge la formola matematica della funzione logaritmica:

la sensazione cresce proporzionalmente al logaritmo dello stimolo

(legge psico-fisica di Fechner).

I metodi per dimostrare la legge di Weber o le altre relazioni

di grandezza tra elementi e formazioni psichici sono chiamati di

solito _metodi psicofisici_, con espressione impropria, perchè il

fatto di servirsi di sussidi fisici è di tutti gli altri metodi

della psicologia sperimentale. Sarebbe più opportuno chiamarli

“metodi di psicometria„. Applicando questi metodi, in generale per

giungere alla scoperta dei punti suaccennati possiamo sperimentare

in _doppia_ maniera. O si determinano quei punti _direttamente_

in questo modo: date due grandezze psichiche A e B, l’una A

rimane costante, l’altra B è fatta decrescere, finchè corrisponda

a uno di quei punti cioè A, sia o eguale o maggiore o minore

di quantità appena appercettibili: _metodi di approssimazione_

(Einstellungsmethoden). A questi appartiene il metodo più spesso

usato e che più direttamente conduce allo scopo il “metodo delle

variazioni minime„, e come una modificazione di questo nel caso

dell’approssimazione di eguaglianza il “metodo degli errori

medi„. Oppure in esperimenti più volte ripetuti si paragonano due

stimoli tra loro poco differenti A e B, e dal numero dei casi nei

quali è giudicato A = B, o A < B o A > B si calcolano i punti

designati, cioè le soglie di differenza, _metodi di calcolo_

(Abzählungsmethoden). Tra questi il metodo principalmente usato

è detto: “metodo dei casi giusti e falsi„, ma più giustamente

sarebbe detto “metodo dei tre casi„ (eguaglianza, differenza

positiva e negativa). Ciò che più da vicino riguarda questi ed

altri metodi, spetta a una speciale esposizione della psicologia

sperimentale.

Nell’_interpretazione della legge di Weber_, oltre la suesposta

interpretazione psicologica, si presentano ancora due altre

concezioni che possono dirsi l’una _fisiologica_, l’altra

_psico-fisica_. Quella deriva la legge da certe ipotetiche

condizioni di trasmissione degli eccitamenti nel sistema nervoso

centrale. Questa la considera come una legge specifica della

“relazione tra l’anima e il corpo„. Di queste due interpretazioni

la fisiologica non solo è affatto ipotetica, ma di più in certi

casi non è affatto applicabile, ad es., nelle rappresentazioni di

tempo e di spazio. L’interpretazione psico-fisica si fonda su una

concezione dei rapporti tra anima e corpo, che non può più essere

mantenuta dalla psicologia contemporanea (v. §§ 22, 8).

11. Un caso speciale delle comparazioni appercettive, che rientrano

nella legge di Weber, ci è offerto da quei fenomeni, nei quali le

grandezze da paragonare sono anche appercepite come _differenze

relativamente massime_, o, quando si tratti di sentimenti, come

_contrari_. Questi fenomeni sono di solito raccolti sotto il nome

generale di contrasto. Ma proprio anche in quel campo, nel quale

i fenomeni di contrasto sono stati più esattamente studiati,

nelle _sensazioni luminose_, sono di solito confusi due fenomeni

manifestamente affatto diversi nelle loro origini, benchè sino ad un

certo grado affini negli effetti, il fenomeno d’induzione luminosa

o del contrasto fisiologico (pag. 55 e segg.), e il fenomeno di

vero contrasto, o del contrasto _psicologico_. Nelle impressioni più

intensive questo è sempre sopraffatto dai più forti effetti fisiologici

di induzione, ma da questi si distingue per due importanti caratteri:

in primo luogo esso raggiunge la sua massima intensità non nei chiarori

e nelle saturazioni massime, ma in quei gradi medi, nei quali l’occhio

è al massimo grado sensibile a variazioni di chiarore e di saturazione.

In secondo luogo esso può essere eliminato dalla comparazione con

un oggetto dato indipendentemente. È specialmente per quest’ultimo

carattere, che il contrasto deve essere senz’altro riconosciuto come

un prodotto di un processo di comparazione. Quando, ad es., si pone

un quadrato grigio su fondo nero e un secondo egualmente grigio su

fondo bianco, e poi si ricopre il tutto con carta trasparente, i due

quadrati si presentano in modo tutt’affatto diverso; quello su fondo

nero appare chiaro, quasi bianco, e quello su fondo bianco sembra

oscuro, quasi nero. Si deve credere che questo fenomeno appartenga al

contrasto psicologico, essendo gli effetti dell’imagine consecutiva e

dell’irradiazione, per il debole grado di chiarore degli oggetti, così

piccoli che quasi spariscono. Se ora un rigo di cartone nero, parimenti

coperto da carta trasparente così da presentarsi dello stesso grigio

che i due quadrati, vien posto sotto questi in modo che colleghi le

loro basi inferiori, la differenza di contrasto dei due quadrati è o in

tutto annullata, o fortemente diminuita. Se in quest’esperimento, in

luogo dello sfondo acromatico, ne scegliamo uno colorato, il quadrato

grigio si presenta molto efficacemente nel corrispondente colore

complementare; ma anche questo contrasto può sparire quando si faccia

un raffronto con un oggetto grigio indipendente.

12. Analoghi fenomeni di contrasto si osservano non solo per le

sensazioni di tutti gli altri domini di senso, fin tanto che vi

sono condizioni favorevoli per dimostrarli, ma in modo specialmente

marcato nei sentimenti e infine, per appropriate condizioni, nelle

rappresentazioni estensive di spazio e di tempo. Quasi affatto

esenti da tali fenomeni sono le sensazioni d’altezza dei suoni,

nelle quali agisce in senso opposto l’attitudine, abbastanza bene

sviluppata nella maggior parte degli uomini, di riconoscere altezze

assolute di toni. Nei _sentimenti_ l’azione del contrasto si connette

strettamente colla proprietà, che hanno tutti i sentimenti di

svolgersi secondo determinati contrari. Sentimenti di piacere sono

eliminati da sentimenti di dispiacere immediatamente precedenti e

parecchi sentimenti di sollievo da precedenti sentimenti di tensione,

così, ad es., il sentimento della soddisfazione da quello precedente

dell’attesa. Nelle rappresentazioni di spazio e di tempo l’effetto del

contrasto appare nel modo più evidente, quando una medesima estensione

spaziale o temporale è posta in raffronto una volta con un’estensione

più piccola, un’altra con una maggiore. La medesima estensione appare

nei due casi diversa: nel primo ingrandita in rapporto alla piccola,

nel secondo rimpicciolita in rapporto alla grande. Anche in questo caso

però per le rappresentazioni di spazio possiamo escludere il contrasto,

ponendo fra le estensioni in contrasto un oggetto di paragone, così che

sia facilmente possibile una contemporanea relazione di quelle due ad

esso.

13. Una modificazione speciale del contrasto possono considerarsi

quei fenomeni, che si hanno nella appercezione di impressioni che

si presentano nella loro natura _reale_ diverse da quelle _che ci

aspettavamo_. Se, ad es., siamo disposti a levare un peso gravoso,

che poi sentiamo leggiero all’atto in cui realmente lo leviamo, oppure

se all’opposto leviamo un peso gravoso, che ci attendevamo leggiero;

facciamo del peso levato nel primo caso un apprezzamento in meno, nel

secondo un apprezzamento in più. Se ora stabiliamo una serie di pesi

perfettamente eguali, ma di volume diverso, così che essi si presentino

come la serie crescente dei pesi di misura, all’atto di sollevarli, i

pesi sembreranno diversamente pesanti, e parrà perfino il più piccolo

peso essere il più pesante, e il più grande il più leggiero. Qui

dapprima la solita associazione del maggior volume colla massa maggiore

determina l’attesa dell’impressione, e l’apprezzamento erroneo è poi

prodotto dal contrasto della sensazione reale con quella aspettata.

_B._ — LE FUNZIONI COMPOSTE D’APPERCEZIONE.

(_Sintesi e analisi_).

14. Dalle funzioni semplici della relazione e della comparazione,

in quanto nell’applicazioni loro si presentano in ripetizioni e

combinazioni molteplici, sorgono le due funzioni psichiche composte

della _sintesi_ e dell’_analisi_. Di queste la sintesi è il prodotto

dell’attività appercettiva che stabilisce la relazione, l’analisi di

quella che raffronta.

La _sintesi appercettiva_, come funzione connettente, si fonda su

fusioni ed associazioni. Essa si distingue da queste per il fatto che

può liberamente preferire alcuni fra i componenti rappresentativi e

sentimentali offerti dall’associazione e respingerne altri. I motivi

di questa scelta possono però generalmente trovare spiegazioni solo

nell’intero sviluppo anteriore della coscienza individuale. Il prodotto

della sintesi è quindi un tutto composto, le cui parti costitutive

hanno origine complessivamente da anteriori impressioni di senso e

da associazioni di queste, ma in cui la combinazione di queste parti

suole allontanarsi più o meno dalle impressioni reali e dalle loro

associazioni immediatamente date nell’esperienza.

Una tale formazione prodotta da sintesi appercettiva è generalmente

detta una _rappresentazione totale_, perchè in essa i componenti

rappresentativi possono essere considerati come le basi di tutto il

restante contenuto. Dove la combinazione degli elementi del tutto

appare come speciale, notevolmente diversa dai prodotti di fusione e

di associazione delle impressioni, la rappresentazione totale, come

pure ciascuno dei suoi componenti rappresentativi, è detta anche

_rappresentazione fantastica_ o _imagine fantastica_. Potendo del

resto la sintesi volontaria degli elementi, a seconda della natura

dei motivi, sotto l’azione dei quali essa ha luogo, scostarsi ora

più ora meno dalle combinazioni date nelle rappresentazioni prodotte

direttamente da impressioni sensibili e nelle loro associazioni, si

comprende come praticamente non sia possibile stabilire un netto limite

tra imagine fantastica e imagine mnemonica. Il carattere positivo di

essere sintesi volontaria costituisce un segno pel riconoscimento del

processo appercettivo più essenziale che il carattere negativo, di

non corrispondere la combinazione nella sua costituzione ad alcuna

determinata rappresentazione sensitiva. E qui sta anche la più speciosa

differenza _esteriore_ tra le imagini fantastiche e le mnemoniche:

quelle per la loro chiarezza e distintezza, come anche per lo più

nel contenuto sensibile più completo e più intensivo, si accostano in

maggior grado che queste alle rappresentazioni provenienti direttamente

da impressioni esterne. Questa differenza trova la sua spiegazione nel

fatto, che quegli effetti d’inibizione reciproca, che le associazioni

spontanee esercitano le une sulle altre, e pei quali non è possibile

giungere a una più salda costituzione delle immagini mnemoniche, sono

o diminuiti o eliminati dalla preferenza volontariamente data a certe

formazioni rappresentative. Possiamo pertanto sulle imagini fantastiche

agire come su prodotti psichici di fatti reali. Ma questo nel caso

delle imagini dì memoria è solo possibile quando esse diventano imagini

fantastiche, cioè quando non facciamo più sorgere in noi ricordi

solo passivamente, ma di essi disponiamo, sino a un certo grado,

liberamente; in questo caso non suole mancare anche una variazione

prodotta su di quelli dalla volontà, una mescolanza di realtà vissuta

con realtà imaginata. Perciò tutti i ricordi della nostra vita constano

di “poesia e verità„ _(Dichtung und Wahrheit)_. Le nostre imagini

mnemoniche si trasformano sotto l’influenza dei nostri sentimenti e

del nostro volere in imagini fantastiche, e noi per lo più ci illudiamo

della somiglianza di queste coll’esperienza reale.

15. Alla rappresentazione totale prodotta da sintesi appercettiva

si collega, sotto due forme, la funzione appercettiva che agisce in

senso opposto, l’analisi. La prima di queste forme è conosciuta sotto

il nome volgare di _attività fantastica_, la seconda sotto quello di

_attività intellettiva_. Queste due del resto non sono affatto, come

il nome farebbe supporre, processi diversi ma assai affini e quasi

sempre collegati tra loro. Ciò che dapprima li distingue, e su cui si

fondano tutte le altre ulteriori differenze secondarie di queste forme

dell’analisi appercettiva, come pure le reazioni che esse esercitano

sulla funzione sintetica, è la ragione fondamentale che li determina.

Questa consiste per l’_attività fantastica_ nella _riproduzione_

di fatti dell’esperienza reale o analoghi alla realtà. L’attività

fantastica, appoggiandosi immediatamente all’associazione, è la

forma originaria dell’analisi appercettiva. Essa comincia con una

rappresentazione totale; questa, più o meno comprensiva, è costituita

da varii elementi rappresentativi e sentimentali, ed abbraccia il

contenuto generale di un fatto psichico composto, nel quale le singole

parti costitutive sono dapprima marcate solo in modo indeterminato.

Ma poi la rappresentazione totale, per una serie di atti successivi,

si scompone in una quantità di formazioni psichiche connesse e meglio

determinate in parte rispetto al tempo e in parte rispetto allo spazio.

E però ad una prima sintesi volontaria si collegano atti analitici, dai

quali possono di nuovo sorgere motivi per una nuova sintesi, e quindi

per una ripetizione dell’intero processo con una rappresentazione

totale o parzialmente mutata o più limitata.

L’attività fantastica presenta _due_ gradi di sviluppo. Il primo, più

_passivo_, deriva immediatamente dalle solite funzioni della memoria.

Esso si trova continuamente nel corso del nostro pensiero sotto la

forma di anticipazione del futuro ed esercita, come preparazione dei

processi di volere, un’ufficio importante nello sviluppo psichico.

In guisa analoga esso può anche svolgersi come se col pensiero

volontariamente ci trasportassimo in imaginarie condizioni di vita

o in successioni di fenomeni esterni. Il secondo grado di sviluppo,

quello _più attivo_, sta sotto I’influenza di rappresentazioni finali

saldamente ritenute e presuppone un più alto grado di volontaria

costituzione delle imagini fantastiche e una più alta misura di

azioni, in parte d’arresto in parte di scelta, di fronte alle imagini

mnemoniche che sorgono spontaneamente. Già la sintesi originaria della

rappresentazione totale è qui più sistemata. Una rappresentazione

totale sorta già una volta è più saldamente ritenuta e scomposta nei

suoi componenti da un’analisi più completa; in essa questi componenti

costituiscono spesso rappresentazioni totali di nuovo subordinate,

alle quali si può applicare lo stesso processo di analisi. In tal

guisa il principio della divisione organica secondo un fine domina

tutti i prodotti e i processi dell’attività fantastica attiva. E in

più evidente maniera questo appare nei prodotti dell’_arte_. Già nella

comune azione libera della fantasia si trovano in questa relazione

i più varii passaggi fra l’attività, fantastica passiva, che ancora

direttamente si collega alle funzioni di memoria, e l’attività

fantastica attiva guidata da intenti meglio fissati.

16. Se il contenuto delle funzioni appercettive abbracciate sotto il

nome di “fantasia„, sta in questa riproduzione di fatti psichici reali

o rappresentabili come reali, la ragione fondamentale dell’“attività

intellettiva„ è l’_appercezione delle concordanze e delle differenze

esistenti fra i contenuti d’esperienza, come pure degli altri rapporti

logici che si sviluppano da quelle_. E però l’attività intellettiva

parte originariamente proprio dalle rappresentazioni totali, nelle

quali esperienze reali o rappresentabili come reali sono poste a

volontà in relazione e sono collegate in un tutto unico. Ma all’analisi

che tien dietro a ciò, è indicata un’altra via dalla diversa ragione

fondamentale. Infatti quest’analisi non consiste più semplicemente

nel far presente in modo più chiaro i singoli componenti della

rappresentazione totale, ma nel determinare i diversi rapporti, nei

quali stanno quei componenti, rapporti che si ottengono mediante la

funzione di comparazione. Per questa determinazione, quando tali

analisi siano state compiute più volte, basta servirsi di quei

risultati della relazione e della comparazione già ottenuti.

A causa di questa più stretta applicazione delle funzioni elementari

di relazione e di comparazione, l’attività intellettiva ubbidisce a più

salde leggi già nella sua forma esteriore, principalmente poi nei suoi

gradi più completi. Il principio valevole già per l’attività fantastica

e anche per la semplice attività di memoria, — cioè che le relazioni di

contenuti psichici diversi, quando sono appercepite, non ci si offrono

simultaneamente ma _successivamente_, così che noi procediamo da una

relazione ad una successiva, — diventa nelle funzioni intellettive la

regola della _divisione discorsiva delle rappresentazioni totali_.

Questa trova la sua espressione nella legge della _dualità delle

forme logiche del pensiero_, per la quale l’analisi proveniente da

comparazione di relazioni scompone il contenuto di una rappresentazione

totale dapprima in _due parti_, soggetto e predicato; per ciascuna di

queste parti poi si può eventualmente ripetere la stessa dicotomia

ancora una o più volte. Tali suddivisioni sono designate dalle

categorie grammaticali, che si contrappongono a due a due e sono

analoghe nel loro rapporto logico al soggetto a al predicato: le

categorie di nome e attributo, verbo e oggetto, verbo e avverbio. In

tal guisa dal processo dell’analisi appercettiva deriva il _giudizio_,

che nel discorso è espresso dalla _proposizione_.

Per la spiegazione psicologica della funzione del giudizio è di

fondamentale importanza il considerarla non come una funzione

sintetica, ma come una funzione _analitica_. Le originarie

rappresentazioni totali che il giudizio divide in parti, tra le quali

esistono rapporti reciproci, sono perfettamente corrispondenti alle

rappresentazioni fantastiche. Ma i prodotti di scomposizione che si

ottengono in tal guisa, non sono, come nell’attività fantastica,

rappresentazioni fantastiche di più limitata estensione e di

maggiore chiarezza, ma _rappresentazioni di concetti_ (idee); con

tale espressione noi indichiamo quelle rappresentazioni che stanno,

rispetto alle altre rappresentazioni parziali appartenenti allo stesso

tutto, in una qualsiasi delle relazioni, che si ottengono applicando

ai contenuti rappresentativi le funzioni generali della relazione e

della comparazione. Se chiamiamo la rappresentazione totale, che viene

sottoposta a una tale analisi di relazione, un _pensiero_, il giudizio

è la scomposizione di un pensiero nelle sue parti e il _concetto_ è il

prodotto di tale scomposizione.

17. I concetti ottenuti in questo modo, si dispongono in certe classi

generali secondo la specie dell’analisi fatta. Tali classi sono i

concetti di _oggetti, proprietà, stati_. La funzione del giudizio,

consistendo in una scomposizione di una rappresentazione totale,

pone un oggetto in relazione a una proprietà, o ad uno stato, oppure

diversi oggetti in relazione tra loro. Siccome poi il singolo concetto

non può mai essere rappresentato propriamente isolato, essendo esso

nel tutto della rappresentazione sempre legato ad un altro concetto o

ad una pluralità di altri concetti, le rappresentazioni di concetti

si distinguono in modo evidentissimo dalle rappresentazioni di

fantasia, a causa della loro indeterminatezza e variabilità. Questa

indeterminatezza è accresciuta essenzialmente anche da un altro fatto;

in seguito al risultato concorde di diverse scomposizioni del giudizio

si costituiscono quei concetti, che si incontrano come componenti

di molte rappresentazioni variabili nella loro natura concreta,

così che un unico concetto esiste in un numero infinito di singole

modificazioni. A tali _concetti generali_ che, a causa dell’estendersi

dell’analisi di relazione a diversi contenuti di giudizio,

costituiscono qualità prevalenti dei concetti, corrisponde però sempre

un gran numero di singoli contenuti rappresentativi. Così non resta

più che a scegliere una qualsiasi rappresentazione come rappresentante

del concetto. In tal modo le rappresentazioni del concetto acquistano

alla loro volta una maggiore determinatezza. Però nel tempo stesso

con ogni rappresentazione di tal natura si collega la coscienza di

un valore di pura sostituzione; coscienza, che di solito si esplica

solo sotto la forma di un particolare _sentimento_. Questo _sentimento

del concetto_ può forse essere ricondotto a ciò, che rappresentazioni

oscure, le quali complessivamente possiedono proprietà adatte per

rappresentare il concetto, si presentano all’appercezione sotto la

forma di mutevoli imagini mnemoniche. E ciò risulta specialmente dal

fatto, che il sentimento del concetto è molto intensivo fintanto che

una delle realizzazioni concrete del concetto generale è scelta come

rappresentazione rappresentativa, così ad es., un uomo individuato

per il concetto dell’uomo, laddove quel sentimento quasi interamente

sparisce, tosto che la rappresentazione rappresentativa sia nel suo

contenuto completamente diversa dagli oggetti del concetto. E nel

fatto, che le _rappresentazioni verbali_ compiono quest’ufficio, sta

per l’appunto in gran parte l’importanza loro come sussidi del pensiero

aventi una validità generale. Poichè questi sussidi si presentano già

pronti alla coscienza individuale, si deve lasciare alla psicologia

sociale la questione sullo sviluppo psicologico di tali funzioni

sussidiarie al pensiero, che si manifestano nel linguaggio (v. § 21,

_A_.).

18. Le attività fantastica e intellettiva non sono, dopo tutto quanto

si è detto, funzioni specificamente diverse, ma funzioni che vanno

insieme e che non si devono separare nella loro origine e nelle loro

estrinsecazioni; funzioni, che in ultima istanza si riconducono alle

stesse funzioni fondamentali della sintesi e dell’analisi appercettive.

Anche i concetti _fantasia_ e _intelletto_ hanno lo stesso valore che

il concetto di _memoria_. Essi non designano potenze o facoltà uniche

ma fenomeni complessi, nei quali gli elementari processi psichici

non si manifestano in modo specifico, ma generale. Come la memoria è

un concetto generale pei processi di memoria, fantasia e intelletto

sono i concetti generali per determinate direzioni delle funzioni

appercettive. Essi presentano un certo vantaggio, pratico solo perchè

offrono un commodo mezzo per ordinare le differenze infinitamente varie

di disposizioni, che gl’individui mostrano nei processi intellettuali,

entro certe classi, nelle quali sono poi possibili gradazioni e

sfumature pure infinitamente varie. Trascurando le differenze generali

di grado, si possono quindi distinguere, come forme principali delle

doti di fantasia, la fantasia _intuitiva_ e la _combinativa_; come

forme principali delle doti di intelletto, la _induttiva_, rivolta

specialmente alle singole relazioni logiche e alle loro connessioni,

la _deduttiva_, indirizzata piuttosto ai concetti generali e alla

loro analisi. Noi diciamo _talento_ in un uomo quell’inclinazione

complessiva, che gli è propria a causa delle speciali direzioni delle

sue doti di fantasia e d’intelletto.

§ 18. — Gli stati psichici.

1. Lo stato normale della coscienza, al quale si riferivano tutte le

considerazioni dei §§ precedenti, può subire alterazioni in così varia

maniera, che la psicologia generale deve rinunziare a descriverle,

tanto più che le più importanti di esse, quelle cioè che si osservano

nelle malattie nervose, cerebrali, e nelle alienazioni mentali,

appartengono a speciali domini della patologia, che stanno però

vicini alla psicologia o in certo qual modo si appoggiano ad essa.

Qui pertanto si tratta solo di indicare le principalissime condizioni

psicologiche di tali stati anormali della coscienza. In conformità

di ciò che fu notato sulla proprietà dei processi psichici e sulla

loro connessione nella coscienza, siffatte condizioni generalmente

possono distinguersi in _tre_: 1º nella natura anormale degli elementi

psichici; 2º nel modo in cui si compongono le formazioni psichiche; 3º

nel modo in cui le formazioni si collegano nella coscienza. Nessuna

di queste tre condizioni, ciascuna delle quali può alla sua volta

presentarsi nelle più svariate forme concrete, a causa della stretta

connessione di questi fattori diversi, di solito agisce per sè sola;

ma esse si collegano, in quanto l’anormale natura degli elementi

porta pure anormalità nelle formazioni e queste alla loro volta anche

alterazioni nella connessione generale dei processi di coscienza.

2. Gli _elementi psichici_, le sensazioni e i sentimenti semplici,

mostrano alterazioni solo nel senso, che è turbato il rapporto

normale tra essi e le loro condizioni psico-fisiche. Nelle sensazioni

tali alterazioni si possono ricondurre ad una diminuzione o ad un

aumento dell’eccitabilità rispetto agli stimoli di senso (anestesia e

iperestesia), come esse si dimostrano specialmente nei centri sensitivi

in seguito ad influenze fisiologiche diverse. Sopratutto l’accresciuta

eccitabilità è importante come sintomo psicologico, perchè essa è

uno dei più frequenti componenti di composte perturbazioni psichiche.

Similmente le alterazioni dei sentimenti semplici si manifestano con

una diminuzione od un aumento dell’eccitabilità sentimentale negli

stati di depressione e di esaltazione, che si riconoscono dal modo in

cui si svolgono le emozioni e i processi del volere. Per tal guisa

le alterazioni degli elementi psichici possono essere dimostrate

solo dall’influenza, che esse esercitano sulla natura delle diverse

formazioni psichiche.

3. Fra le alterazioni delle _formazioni rappresentative_ quelle che

dipendono da anestesie periferiche o centrali, hanno generalmente solo

un’importanza limitata; esse non esercitano alcuna azione radicale

sulla connessione dei processi psichici. Ma è tutt’altra cosa per

l’_accrescimento_ relativo dell’intensità della sensazione, prodotto

da iperestesia centrale. Il suo effetto è grande, perchè per mezzo

di esso le sensazioni riprodotte possono raggiungere l’intensità di

impressioni esterne di senso. In conseguenza di ciò può avvenire,

che pure imagini mnemoniche siano oggettivate come rappresentazioni

reali: _allucinazioni_; oppure che, quando si colleghino elementi

direttamente eccitati ed elementi riprodotti, l’impressione di senso

appaia essenzialmente alterata dall’intensità dei secondi elementi:

_illusioni fantastiche_[29]. Praticamente questi due fenomeni si

distinguono solo perchè in molti casi determinate rappresentazioni

possono essere sicuramente dimostrate come illusioni fantastiche,

mentre la presenza di una pura allucinazione rimane sempre dubbia,

essendo molto facile il trascurare qualche elemento sensibile diretto.

Infatti non è improbabile, che di lontano la maggior parte delle così

dette allucinazioni siano illusioni. Quest’ultime però appartengono

per la loro natura psicologica alle _assimilazioni_ (pag, 185 e

segg.), e possono veramente esser definite come assimilazioni con

forte prevalenza degli elementi riprodotti. Come le assimilazioni

normali stanno in istretta connessione colle associazioni successive,

così anche le illusioni fantastiche sono strettamente legate alle

alterazioni del decorso associativo delle rappresentazioni, delle quali

parleremo più sotto (5).

4. Nei _processi composti del sentimento e del volere_ le deviazioni

dal comportamento normale si distinguono nettamente in _istati di

depressione e di esaltazione_. Quelli consistono nel prevalere delle

emozioni inibenti asteniche, questi nel prevalere delle emozioni

eccitanti asteniche; in quelli si osserva un ritardo o un arresto

completo nelle risoluzioni volitive, in questi una efficacia impulsiva

dei motivi, rapida oltre misura. Presentando già la vita normale

della psiche una vicenda continua dei moti d’animo, in questi è

generalmente più difficile che nelle rappresentazioni lo stabilire i

limiti tra i procedimenti normali e gli anormali. Così l’alternarsi

di stati di depressione e di esaltazione, spesso molto impressionante

in casi patologici, appare solo come un aumento dell’oscillazione,

dei sentimenti e delle emozioni attorno ad una zona d’indifferenza

(pag. 27,64). Gli stati di depressione e di esaltazione costituiscono

specialmente sintomi caratteristici di perturbazioni paichiche

generali, e però anche di questi una più profonda trattazione deve

essere lasciata alla psicopatologia. Essendo le generali malattie

psichiche sempre nel tempo stesso sintomi di malattie cerebrali,

anche queste anomalie nei processi del sentimento e del volere, allo

stesso modo che quelle delle sensazioni e rappresentazioni, sono senza

dubbio accompagnate da alterazioni fisiologiche, delle quali ci è però

ancora ignota la natura. Possiamo soltanto congetturare, che appunto

a causa della natura più complessa dei moti d’animo, esse o abbiano

una sede più estesa che le alterazioni centrali d’eccitabilità nelle

allucinazioni ed illusioni, oppure s’estendano a regioni cerebrali più

centrali, più direttamente interessate ai processi di appercezione.

5. Colle alterazioni d’eccitabilità sensoriale, cogli stati di

depressione e di esaltazione si collegano per solito anche alterazioni

nella connessione e nel decorso dei processi psichici che noi, secondo

il concetto della coscienza foggiato ad esprimere questa connessione

(pag. 165), diciamo _modificazioni anormali della coscienza._ Fintanto

che le deviazioni dallo stato normale si limitano alle singole

formazioni psichiche, alle rappresentazioni, alle emozioni, ai processi

volitivi, si comprende come anche la coscienza debba essere modificata

dalle alterazioni di questi suoi componenti. Ma noi parliamo di un

proprio stato anormale della coscienza soltanto quando non solo le

formazioni psichiche prese a sè, ma anche i loro nessi presentano

notevoli anomalie. Queste senza dubbio sorgono sempre tosto che quelle

perturbazioni più elementari sono più profonde, perchè le combinazioni

degli elementi in formazioni e delle formazioni fra loro sono processi,

fra i quali hanno luogo continui passaggi.

In corrispondenza ai diversi processi di combinazione, che danno

origine alla connessione della coscienza, si possono generalmente

distinguere _tre_ specie di anormali condizioni della coscienza:

1º alterazioni associative; 2º alterazioni nelle combinazioni

appercettive; 3º alterazioni nel rapporto di queste due forme di

combinazioni tra loro.

6. Le _alterazioni associative_ sorgono dapprima come effetto immediato

delle perturbazioni più elementari. Poichè l’aumento di eccitabilità

sensoriale trasforma le assimilazioni normali in illusioni fantastiche,

anche i processi associativi del riconoscimento sono essenzialmente

alterati (pag. 192): ora il noto può sembrare ignoto e ora l’ignoto

noto, a seconda che gli elementi riprodotti sono attinti a determinate

rappresentazioni anteriori o presi da processi di rappresentazione

tra loro molto lontani. Inoltre l’accresciuta eccitabilità sensoriale

produce un acceleramento delle associazioni, per il quale predominano

le associazioni meno comuni, fatte più facili da impressioni casuali o

dall’influenza dell’abitudine. Per contro gli stati di depressione e di

esaltazione influiscono sulla determinazione della qualità e direzione

delle associazioni.

Similmente le alterazioni elementari delle rappresentazioni e dei

sentimenti agiscono sulle combinazioni appercettive in parte inibendo

od accelerando, in parte determinandone la direzione. Ma tutte le

più notevoli deviazioni nei processi delle rappresentazioni e dei

sentimenti portano anche questa ulteriore conseguenza: i processi

legati all’attenzione attiva sono resi più o meno difficili, così

che in molti casi sono possibili solo combinazioni appercettive

ancora più semplici, anzi talora solo quelle che per l’esercizio

si sono condensate in associazioni. Con ciò si connettono anche le

alterazioni, che avvengono nel rapporto delle combinazioni appercettive

alle associazioni. Poichè l’influenze sin qui esposte agiscono

sulle associazioni soprattutto come acceleranti, sulle combinazioni

appercettive invece come inibenti, sorge, come frequentissima forma

sintomatica di più profonde perturbazioni psichiche, una forte

prevalenza delle associazioni. Questo appare nel modo più evidente se

la perturbazione di coscienza è, come in molti alienati, un processo in

continuo aumento. Si osserva allora che le funzioni appercettive, che

stanno a base della così detta attività fantastica e intellettiva, sono

sempre più sopraffatte dalle associazioni, finchè alla fine rimangono

queste soltanto. Se poi questa perturbazione progredisce ancora, anche

le associazioni sono a poco a poco limitate, e si restringono a certe

connessioni specialmente praticate (idee fisse); uno stato questo, che

si riduce infine ad una completa paralisi intellettuale.

7. Trascurando le vere malattie mentali, noi troviamo le suddescritte

anomalie della coscienza soprattutto in _due_ stati che rientrano nel

campo della vita normale: nel _sogno_ e nell’_ipnosi_.

Le rappresentazioni del _sogno_ provengono sempre per massima parte

da stimoli di senso, soprattutto da stimoli del senso generale:

sono quindi per lo più illusioni fantastiche, verosimilmente solo

in piccola parte pure rappresentazioni mnemoniche portate al grado

d’allucinazioni. Impressionante è il ritrarsi delle combinazioni

appercettive di fronte alle associazioni, col quale fatto si collegano

le frequenti alterazioni e mutazioni dell’auto-coscienza, gli errori

del giudizio e simili. Ciò che del resto distingue il sogno dagli altri

stati psichici simili ad esso, consiste non tanto in queste proprietà

positive, quanto nel fatto, che quell’aumento di eccitabilità,

attestato dalle allucinazioni, si mantiene limitato alle funzioni

_sensorie_, essendo nel sonno ordinario e nel sogno le attività esterne

del volere completamente inibite.

Se invece le rappresentazioni fantastiche del sogno si collegano

anche con azioni volitive, sorgono i fenomeni del _sonnambulismo_,

affatto rari e già affini a certe forme dell’ipnosi. Per lo più tali

concomitanti fenomeni di moto sono limitati ai movimenti della favella,

come il parlare in sogno.

8. _Ipnosi_ sono detti certi stati affini al sonno e al sogno, che sono

prodotti da determinate influenze psichiche e nei quali la coscienza

presenta un comportamento, che sta tra mezzo la veglia e il sonno.

La causa principalissima del sorgere dell’ipnosi è la _suggestione_,

cioè la comunicazione di una rappresentazione ricca di sentimento,

che di solito è fatta da una persona estranea sotto forma di comando

(suggestione esterna) e talora anche è prodotta dall’ipnotizzato

stesso (auto-suggestione). Il comando o il proposito di dormire, di

compire certi movimenti, di avvertire oggetti non presenti o di non

avvertire i presenti e simili cose, sono le più frequenti forme di tali

suggestioni. Stimoli di senso uniformi, specialmente stimoli del tatto,

hanno effetto di aiutare l’ipnosi. Inoltre l’apparizione dell’ipnosi è

legata a una certa disposizione del sistema nervoso, ancora sconosciuta

nella sua natura, la quale è notevolmente sviluppata da ripetute

ipnotizzazioni.

Il primo sintomo dell’ipnosi sta in un arresto più o meno completo

degli atti di volere esterni, arresto che è anche legato a una

unilaterale direzione dell’attenzione, rivolta per lo più al comando

dato dall’ipnotizzatore (automatismo del comando). L’ipnotizzato non

solo dorme al comando, ma mantiene in questo stato quella posizione,

per quanto incomoda, che gli è stata data (catalessi ipnotica). Se lo

stato si aggrava, l’ipnotico compie, in modo apparentemente automatico,

il movimento comandato e dà a conoscere, che egli per allucinazione

considera le rappresentazioni a lui suggerite come oggetti reali

(sonnambulia). In questo stato si possono dare infine suggestioni

sensorie e motorie pel momento dello svegliarsi o persino per un certo

tempo posteriore (suggestioni a termine). I fenomeni accompagnanti

tali “effetti postipnotici„ fanno credere che essi si fondino su una

parziale persistenza dell’ipnosi, oppure (nella suggestione a termine)

su un riapparire di essa.

9. Per tutte queste manifestazioni sonno ed ipnosi sono stati affini,

che si distinguono solo per la loro diversa origine. Comuni ad

ambedue sono certi fenomeni di inibizione nel campo dei processi del

volere e dell’attenzione, come pure una disposizione ad una maggiore

eccitabilità dei centri sensitivi, la quale produce un’assimilazione

allucinatoria delle impressioni di senso. Caratteri differenzianti

sono invece: nel sonno, l’arresto del volere che, più completo tanto

intensivamente quanto estensivamente, agisce specialmente sui processi

appercettivi e sulle funzioni di moto; e nell’ipnosi, l’unilaterale

direzione dell’attenzione, che è determinata dalla suggestione e che

al tempo stesso favorisce ulteriori suggestioni. Ma queste differenze

non hanno un valore assoluto: nel caso del sonnambulismo l’arresto

esteriore del volere vien meno anche nel sogno, mentre, proprio come

nel sonno, è presente nello stadio iniziale di letargo dell’ipnosi.

Le condizioni psicofisiche del sonno, del sogno e dell’ipnosi

concordano con ogni probabilità nella parte essenziale. Poichè

psicologicamente queste condizioni si palesano con particolari

alterazioni nelle disposizioni alle reazioni sensitive e volitive, esse

possono, come tutte le disposizioni, venir spiegate fisiologicamente

solo da alterazioni nelle funzioni di determinate regioni centrali.

Queste alterazioni di funzioni non sono ancora direttamente

investigate. Pur tuttavia, in base ai sintomi psicologici, si può

ammettere, che esse si compongano per solito di un arresto nella

funzione dei domini centrali, che entrano in azione nei processi del

volere e dell’attenzione, e di un aumento nell’eccitabilità dei centri

di senso.

9_a_. La teoria intorno al sonno, al sogno e all’ipnosi è

quindi in primo luogo un _còmpito della fisiologia_. A lato al

presupposto generale dell’arresto di funzione in certe parti

della corteccia cerebrale e dell’aumento di funzione in certe

altre, presupposto che noi desumiamo dai sintomi psicologici,

soltanto un generale principio neurologico può sussistere con

qualche probabilità, il principio cioè della _compensazione delle

funzioni_ In base a questo principio l’arresto di funzione in un

certo dominio centrale si collega con un aumento funzionale di

altri domini, che stanno con quello in relazione di reciprocità.

Tale relazione può essere in parte diretta, _neuro-dinamica_

in parte indiretta, _vasomotoria_. La prima si fonda, a quanto

pare, sul fatto, che l’energia accumulatosi per l’arresto

funzionale affluisce attraverso le connessioni nervose ad altri

centri. La seconda consiste in ciò, che un arresto funzionale è

accompagnato da un ristringimento dei vasi capillari, e questo

da una dilatazione di compenso nei vasi di altre regioni, mentre

l’accresciuto afflusso del sangue è accompagnato da incremento

funzionale. Una differenza essenziale tra sogno ed ipnosi, per

quanto si può argomentare dai sintomi psicologici, pare consista

in ciò, che nel sogno i domini centrali, che stanno in relazione

coi processi appercettivi, si trovano, più o meno completamente,

in istato d’arresto, così che quasi tutta l’eccitazione di

compenso affluisce ai centri di senso; mentre nell’ipnosi

avvengono già in certi casi entro lo stesso centro appercettivo

compensatori aumenti d’eccitabilità di fronte a contemporanei

arresti parziali. Questo fatto risalta in ispecial modo da

quegli stati d’ipnosi parziale, che si formano per accresciuta

disposizione in seguito all’esercizio, stati nei quali avvengono,

in parte complicate azioni di carattere automatico in condizione

per altro di apparente veglia, e in parte atti psichici di acuta

distinzione, o di straordinariamente esatto riconoscimento, o di

ricordo entro un certo dominio rappresentativo o sentimentale,

mentre contemporaneamente sono esclusi altri elementi.

Quest’ultimo stato d’ipnosi parziale con unilaterale direzione

dell’attenzione è anche I’unico, nel quale eventualmente

possa venire in questione un diretto apprezzamento psicologico

dell’ipnosi in base alle autoosservazioni dell’ipnotizzato,

determinate da sperimentali azioni stimolatrici. In tale stato

d’ipnosi parziale lo scoglio di tali autoosservazioni, che con

ogni cura si deve evitare, consisterà sempre nel fatto, che

hanno luogo suggestioni esterne ed auto-suggestioni illudenti,

le quali sorgono o casualmente o per teoretica prevenzione

dell’osservatore ipnotizzato. Queste sono straordinariamente

difficili da eliminare, perchè i due requisiti che l’osservatore

deve avere in questo caso, l’esercitata distinzione psicologica

e l’assoluta mancanza di prevenzione, potrebbero nello stato di

accresciuta suggestionabilità facilmente escludersi a vicenda.

Sogno e ipnosi sono stati spesso, in parte anche pei psicologi,

oggetto di ipotesi mistiche e fantastiche. Si parlava di una

maggiore attività psichica nel sogno, di effetti psichici

a distanza nel sogno e nell’ipnosi. Sotto questo riguardo

specialmente l’ipnotismo è stato, anche in tempi recenti, usato

a sostegno di superstiziose rappresentazioni spiritiche. Inoltre

già più volte auto-illusioni e illusioni volute ebbero gran parte

nel “magnetismo animale„ e nel “sonnambulismo„: fenomeni, che

si devono ricondurre senz’altro all’ipnosi o alla suggestione.

In realtà tutto ciò che in questi fenomeni regge ad una prova

esatta, può senza difficoltà essere spiegato psicologicamente e

fisiologicamente; ma ciò che non può essere spiegato in tal modo,

sarà sempre dimostrato mediante un più intimo esame essere o

auto-illusioni superstiziose od inganno voluto.

Compendio di psicologia · 第 30 / 40 题