III. — LA CONNESSIONE DELLE FORMAZIONI PSICHICHE

§ 15. — Coscienza e attenzione.

1. Poichè ogni formazione psichica si compone di una moltiplicità

di processi elementari, i quali non sono soliti nè incominciare, nè

cessare tutti proprio allo stesso momento, la connessione che riunisce

in un tutto gli elementi, si estende sempre oltre questo tutto in modo,

che formazioni diverse, contemporanee e successive, si trovano alla

lor volta collegate tra loro, benchè meno strettamente. Noi diciamo

_coscienza_ questa connessione delle formazioni psichiche.

Il concetto di coscienza non designa quindi affatto cosa che esista

oltre e fuori dei processi psichici; nè si riferisce solo alla somma

di questi processi senza alcun riguardo ai rapporti loro; ma veramente

esprime quella generale combinazione dei processi psichici, nella

quale spiccano le singole formazioni psichiche come composizioni più

intime. Noi diciamo “senza coscienza„ lo stato psichico in cui questa

connessione è interrotta, come nel sonno profondo, nel deliquio; e

parliamo di “perturbamenti della coscienza„ quando avvengono anormali

variazioni nella connessione delle formazioni psichiche, senza che

queste per sè stesse abbiano a presentare alterazioni di sorta.

La coscienza così intesa, come una connessione che abbraccia processi

psichici contemporanei e consecutivi, si presenta all’ esperienza

dapprima nelle manifestazioni psichiche dell’_individuo_ come

_coscienza individuale_. Ma, poichè può sorgere una analoga connessione

anche per unioni di individui, benchè limitata a certi lati della vita

psichica, nel concetto generale di coscienza si possono distinguere

i concetti subordinati di _coscienza collettiva_, di _coscienza

nazionale_ e altri simili. Ma la coscienza individuale, alla cui

trattazione qui ci limiteremo, è pur sempre la base di tutte queste

ulteriori forme di coscienza (Sul concetto di coscienza collettiva v.

sotto § 21, 14).

2. La coscienza individuale soggiace alle stesse condizioni esterne

che tutto l’insieme dei fatti psichici, del quale essa è soltanto

un’espressione diversa, che serve specialmente a mettere in luce

le relazioni reciproche delle parti onde esso è costituito. Come

sostrato delle manifestazioni di una coscienza individuale ci si offre

dappertutto un individuale organismo animale; nell’uomo e negli animali

a lui somiglianti l’organo principale della coscienza è la corteccia

del cervello, nei cui tessuti cellulari e fibrosi sono rappresentati

tutti gli organi che stanno in relazione coi processi psichici. Noi

possiamo considerare la connessione generale degli elementi corticali

del cervello come l’espressione fisiologica della connessione dei

processi psichici data nella coscienza; e la divisione di funzioni

nelle diverse regioni corticali, come il correlativo fisiologico delle

varietà numerose dei singoli processi di coscienza. Ma certamente in

quel centralissimo organo del nostro corpo la divisione di funzioni

è pur sempre soltanto relativa; ogni formazione psichica composta

presuppone sempre la cooperazione di numerosi elementi e di molte

regioni centrali. Quando l’asportazione di certe parti della corteccia

produce alterazione nei movimenti volontari, nelle sensazioni o

fa impossibile il formarsi di certe classi di rappresentazioni,

possiamo naturalmente conchiudere che quelle parti racchiudono anelli

indispensabili nella catena dei processi fisici che corrono paralleli

ai processi psichici in esame. Ma l’ipotesi più volte fatta in base a

questi fenomeni, che esista nel cervello un organo delimitato per la

facoltà della parola, dello scrivere, o che le rappresentazioni visive,

sonore, verbali siano poste in speciali cellule della corteccia, questa

e simili ipotesi non solo presuppongono rozze idee fisiologiche, ma non

si possono nemmeno accordare coll’analisi psicologica delle funzioni.

Infatti, psicologicamente considerate, non fanno che dare veste moderna

alla più infelice forma della teoria delle facoltà, alla frenologia.

2_a_. Intorno alla localizzazione di certe funzioni

psicofisiche nella corteccia cerebrale, mediante osservazioni

anatomopatologiche sull’uomo ed esperimenti sugli animali, si

potè dimostrare: 1) la coordinazione di certe regioni corticali

a determinati domini periferici sensitivi e muscolari; così la

corteccia del lobo occipitale corrisponde alla retina; una parte

del parietale alla superficie tattile, il lobo temporale al

senso dell’udito; i centri dei singoli domini muscolari stanno

in generale immediatamente a lato o fra i centri di senso,

che sono con quelli in relazione funzionale; 2) il nascere di

complesse alterazioni, quando cessino di funzionare certe altre

regioni corticali, le quali, sembra, non siano direttamente

collegate alle parti periferiche del corpo, ma siano inserite

fra mezzo ad altre regioni centrali. Sotto quest’ultimo riguardo

si è potuto con sicurezza determinare solo la coordinazione di

certe parti del lobo temporale alle funzioni della _favella_,

di quelle anteriori per l’articolazione della parola (la loro

distruzione rende impossibile la coordinazione motoria, donde

la così detta “afasia atactica„) di quelle posteriori per la

formazione della rappresentazione verbale (la loro distruzione

annulla la coordinazione sensoria e produce la così detta “afasia

amnestica„). Si è ancora osservato questo fatto particolare:

essere queste funzioni localizzate esclusivamente nel lobo

temporale _sinistro_, non nel destro, così che soltanto se

quello, non se questo, è distrutto per apoplessia, viene meno

la funzione della favella. Del resto in tutti questi casi, così

per le alterazioni più semplici come per le più complesse,

coll’andare del tempo si ha una graduale restituzione delle

funzioni, probabilmente perchè altre regioni prendono la vece

delle regioni corticali distrutte, e per solito le più vicine

(nelle perturbazioni della favella forse anche le regioni della

parte opposta del corpo, non mai prima esercitate a questo

ufficio). Fino ad ora non sono state con sicurezza dimostrate le

localizzazioni di altre funzioni psichiche più complesse, come

quelle dei processi di memoria e di associazione, e quando alcuni

anatomi designano certe regioni corticali, come “centri psichici„,

questa denominazione si appoggia provvisoriamente solo, in parte

su ricerche di interpretazione molto dubbia fatte sugli animali,

in parte sul semplice fatto anatomico, che non si possono trovare

fibre motorie o sensorie, che direttamente vanno ai centri, e che

gl’intrecci fibrosi dei centri si sviluppano relativamente tardi.

A questa specie di centri appartiene specialmente la corteccia

del _lobo frontale_, il quale nel cervello umano presenta uno

sviluppo particolarmente grande. Sull’osservazione più volte

ripetuta, che la distruzione di questa regione cerebrale produce

tosto l’incapacità di tenere fissata l’attenzione, e alcuni altri

difetti intellettuali che probabilmente hanno la stessa causa, si

fonda l’ipotesi che quella regione si debba considerare come il

centro delle funzioni dell’_appercezione_ che sotto esporremo (4)

o di tutte quelle parti della esperienza psichica, nelle quali,

come nei sentimenti, si esplica la connessione unitaria della vita

psichica (v. sopra pag. 72). Ma questa ipotesi richiede ancora

una più sicura conferma dall’esperienza. In quelle osservazioni,

secondo le quali, in contraddizione a quanto si è detto,

parziali lesioni del lobo frontale potrebbero aver luogo senza

perturbazioni notevoli dell’intelligenza, non è possibile in alcun

modo vedere una prova certa contro la funzione per pura ipotesi

attribuita a quella regione centrale. Infatti l’esperienza di

molti casi ci insegna che proprio nelle parti centrali superiori,

forse a causa dell’intrecciarsi in più sensi delle fibre nervose

e a causa delle varie forme, nelle quali elementi diversi vengono

a sostituirsi a vicenda, possono prodursi lesioni localmente

limitate, senza che vi siano affatto sintomi esterni. Del resto

l’espressione “centro„ in tutti questi casi si deve naturalmente

intendere nel senso dato dal generale rapporto delle funzioni

psichiche alle fisiche, cioè nel senso di un parallelismo di

elementari processi psichici e fisici corrispondente ai diversi

punti di vista della trattazione delle scienze naturali e della

psicologia (v. § 1, 2 e § 22, 9).

3. Quella connessione dei processi psichici, in cui per noi consiste

il concetto di coscienza, è in parte simultanea e in parte successiva.

_Simultaneamente_ la somma dei processi momentanei ci è data in ogni

momento come un tutto, le cui parti sono riunite da un legame più

o meno stretto. Ma _successivamente_ o lo stato psichico dato in

un certo momento direttamente deriva da quello presente nel momento

immediatamente anteriore, in quanto che certi processi scompaiono,

altri durano nel loro corso e altri ancora incominciano; oppure,

quando si sono frapposti stati d’incoscienza, i processi di nuova

formazione entrano in relazione con quelli che prima erano stati

presenti. In tutti questi casi egualmente l’estensione delle singole

connessioni che si stabiliscono fra i processi passati e i seguenti,

determina lo stato della coscienza. Come lo stato di coscienza passa

in quello d’incoscienza quando quella connessione è spezzata, così si

ha uno stato di coscienza incompleta quando esistono solo deboli nessi

fra un dato momento e i processi precedenti a questo. Dopo lo stato

d’incoscienza di solito la coscienza, solo lentamente, riprende la

sua altezza normale, perchè soltanto a poco a poco si ristabiliscono i

nessi cogli anteriori prodotti della vita psichica.

E però possiamo distinguere dei _gradi_ nella coscienza. Il limite

inferiore, il punto zero di questi gradi, è l’incoscienza completa.

Da questa, che come l’assenza assoluta di ogni connessione psichica

trova il suo contrario nella coscienza, si deve distinguere _il

divenire incoscienti di singoli contenuti psichici_. Questo sempre

ha luogo nel continuo flusso dei processi psichici, perchè non solo

possono sparire rappresentazioni e sentimenti complessi, ma anche

elementi singoli di queste formazioni, mentre ne subentrano di nuovi.

E nel continuo divenir coscienti e incoscienti di singoli processi

elementari o composti sta appunto quella connessione _successiva_

della coscienza, la quale in sè e per sè presuppone a sua condizione

quell’avvicendarsi. Qualunque elemento psichico sparito dalla

coscienza diciamo che è divenuto _incosciente_, presupponendo con ciò

la possibilità, che esso abbia a rinnovarsi, cioè che esso abbia a

rientrare nell’attuale connessione dei processi psichici. La nostra

conoscenza degli elementi divenuti incoscienti non può riferirsi

più in là di questa possibilità del rinnovamento. Pertanto nel senso

psicologico questi elementi divenuti incoscienti costituiscono solo

_disposizioni_ per le formazioni di futuri componenti dei processi

psichici, le quali vanno ad unirsi a quelle anteriormente presenti.

Per la psicologia sono assolutamente infruttuose le ipotesi sullo

stato dell’“incosciente„ e sui “processi incoscienti„, che si suppone

esistano insieme ai processi di coscienza dati a noi nell’esperienza;

ci sono però fenomeni _fisici_ che accompagnano quelle disposizioni

psichiche e che si possono direttamente dimostrare o arguire da alcune

esperienze. Questi fenomeni fisici concomitanti consistono negli

effetti che _l’esercizio_ produce su tutti gli organi o specialmente

sugli organi nervosi. Per l’esercizio noi vediamo in generale _resa più

facile una funzione_ e in tal modo favorito il riprodursi della stessa

funzione. Ma anche qui noi non conosciamo addentro le modificazioni che

sono prodotte dall’esercizio nella struttura degli elementi nervosi;

pur ce ne possiamo sempre fare un’idea mediante analogie meccaniche:

ricordandoci, ad es., che la resistenza di sfregamento diminuisce

quando due superfici fra loro stesse si limano.

4. Già per la formazione delle rappresentazioni di tempo (pag. 124) si

disse che in una serie di rappresentazioni successive, per ogni istante

prevale nella nostra coscienza quella immediatamente _presente_. In

modo analogo _singoli_ contenuti predominano anche nella connessione

simultanea della coscienza, ad es., in un’accordo di suoni, in una

giustaposizione di oggetti estesi. Nei due casi noi diciamo queste

differenze di conoscenza _chiarezza_ e _distintezza_[26], e indichiamo

colla prima l’apprendimento del contenuto stesso relativamente più

favorevole, colla seconda intendiamo quella delimitazione meglio

determinata di un contenuto rispetto ad altri contenuti psichici,

proprietà questa che di solito va unita a quella prima. Noi diciamo

_attenzione_ quello stato caratterizzato da speciali sentimenti,

che accompagna l’apprendimento più chiaro di un contenuto psichico;

_appercezione_, quel singolo processo per cui un contenuto psichico

qualsiasi è portato a chiara cognizione. All’_appercezione_ si

contrappone la _percezione_,[27] quello speciale apprendimento di

contenuti non accompagnato dallo stato psichico dell’attenzione.

Sull’analogia del punto visivo esterno dell’occhio diciamo i contenuti

sui quali è concentrata l’attenzione: _punto visivo della coscienza_,

oppure _punto visivo interno_, e il complesso dei contenuti presenti

in un dato momento: _campo visivo della coscienza_ o _campo visivo

interno_. Il passaggio di un processo psichico nello stato di

incosciente è detto: _cadere sotto la soglia della coscienza_; il

sorgere di un processo: _levarsi sopra la soglia della coscienza_.

Naturalmente tutte queste sono espressioni simboliche, che non devono

essere prese alla lettera, ma il loro uso si raccomanda a causa della

brevità intuitiva che esse permettono nella descrizione dei processi di

coscienza.

5. Se ci studiamo ora di rappresentare efficacemente, mediante le

suddette espressioni simboliche, l’avvicendarsi delle formazioni

psichiche nella loro connessione, possiamo immaginarlo come un

continuo andirivieni: formazioni psichiche entrano dapprima nel

campo visivo interno, poi da questo passano nel punto visivo interno,

per poi ritornare in quello prima di sparire interamente. Allato a

questa vicenda delle formazioni giungenti all’appercezione, è pure

un’andirivieni di quelle che sono solamente percepite; queste entrano

nel campo visivo e poi ne escono senza pervenir mai al punto visivo.

Tanto le formazioni appercepite quanto le percepite possono avere

diversi gradi di chiarezza. Nel caso delle formazioni appercepite

questo fatto si dimostra in ciò, che la chiarezza e la distintezza

dell’appercezione variano a seconda dello stato della coscienza. E ciò

si può facilmente provare, se si appercepisce più volte successivamente

una stessa impressione; le appercezioni successive, posto che rimangano

immutate le altre condizioni, diventano per solito più chiare e

distinte. Per le formazioni semplicemente percepite possiamo assai

facilmente osservare le differenze nei gradi di chiarezza, quando

agiscono impressioni composte. Troviamo allora, specialmente se le

impressioni hanno agito solo per un istante, che anche per i componenti

rimasti in sè e per sè oscuri sono possibili diverse gradazioni,

sembrando essersi levati alcuni più, altri meno sopra la soglia della

coscienza.

6. Naturalmente tutti questi fatti possono essere stabiliti non da

casuali autoosservazioni, ma da osservazioni sperimentali a tal

fine condotte. Tra i contenuti di coscienza i più opportuni per

l’osservazione sono le formazioni di rappresentazione, perchè possono

essere facilmente prodotte in ogni tempo da impressioni esterne.

Ora in una rappresentazione di tempo, come già si è notato al § 11

(pag. 125), la parte appartenente al momento _presente_ è quella che

regolarmente si trova nel punto visivo della coscienza. Dei componenti

le rappresentazioni già passate, le impressioni passate da poco

appartengono ancora al campo visivo, mentre quelle passate da lungo

tempo sono sparite dalla coscienza. Una rappresentazione di spazio

invece, se costituisce soltanto un tutto estensivo limitato, può

essere appercepita nella sua completa estensione in un unico momento.

Se essa è più complessa, le sue parti devono passare pel punto visivo

interno successivamente, affinchè essa possa pienamente giungere ad una

chiara percezione. Da quanto si è detto risulta che _rappresentazioni

composte di spazio_ (specialmente impressioni visive momentanee), sono

le più opportune per ottenere una misura del numero dei contenuti

che possono essere _appercepiti_ in un singolo atto, ossia della

_capacità dell’attenzione_; invece _rappresentazioni composte di

tempo_, (ad esempio, impressioni ritmiche, battute) servono a misurare

il numero dei contenuti che possono essere riuniti in un dato momento

nella coscienza, ossia a misurare _la capacità della coscienza_.

Gli esperimenti fatti a tale scopo danno, a seconda delle condizioni

speciali, per la capacità dell’attenzione una sfera d’azione da 6-12

impressioni semplici, per quella della coscienza da 16-40. Qui i numeri

minori valgono per quelle impressioni che o non formano connessioni di

rappresentazioni, o ne formano solo di relativamente molto piccole; i

numeri maggiori per quelle, nelle quali gli elementi sono riuniti in

rappresentazioni per quanto è possibile complesse.

6_a_. La prima di queste determinazioni, quella della _capacità

dell’attenzione_, si può compiere nel modo più esatto usando

delle impressioni visive di spazio. Infatti, se rischiarando

momentaneamente mediante una scintilla elettrica, o facendo

cadere davanti agli oggetti uno schermo munito da un’apertura,

si può facilmente ottenere che gli oggetti agiscano quasi

_istantaneamente_, e che tutti insieme cadano sul punto di più

chiara visione, le condizioni fisiologiche non dovrebbero essere

d’ostacolo all’appercezione di un numero d’impressioni maggiore

di quello, che è possibile appercepire a causa della limitata

capacità dell’attenzione. A questo scopo prima del rischiaramento

momentaneo si deve assegnare all’occhio un punto da fissare sulla

parte di mezzo della superficie racchiudente le impressioni.

Compito l’esperimento, si può immediatamente constatare che, se

tutto fu disposto in opportuna maniera, il numero degli oggetti

veduti distintamente nel senso fisiologico, è stato maggiore

del numero di quelli colti dalla capacità dell’attenzione. Se

l’impressione momentanea era costituita di lettere dell’alfabeto,

ci avviene di leggere solo più tardi alcune lettere, nel

momento del rischiaramento vedute solo indistinte, cioè quando

ci siamo richiamata un’imagine mnemonica dell’impressione.

Ed essendo questa imagine mnemonica ben separata nel tempo

dall’impressione corrispondente, la determinazione della capacità

dell’attenzione non resta per nulla turbata da questo fatto;

che anzi con un’osservazione soggettiva molto accurata è facile

fissare lo stato dell’attenzione nel momento dell’impressione e

distinguerlo dai successivi atti di memoria, che sempre sono da

quello separati da notevoli intervalli di tempo. Gli esperimenti

fatti in tal modo insegnano che la capacità dell’attenzione non

è affatto una grandezza costante, ma che essa, anche quando la

tensione dell’attenzione ha presso a poco la medesima grandezza

massima, dipende in parte dalla natura semplice o composta

delle impressioni, in parte dall’essere queste più o meno

famigliari. Le più semplici impressioni di spazio sono punti

in una disposizione qualsiasi: di essi sei al massimo possono

essere appercepiti in una sola volta. Le impressioni di una

natura un po’ più complessa ma nota, come linee, cifre, lettere,

sono appercepite simultaneamente di regola nel numero di tre,

quattro e, nelle condizioni più favorevoli, di cinque. Sembra che

questi limiti valgano anche pel senso tattile, colla differenza

che in esso soltanto le più semplici di queste impressioni, i

punti, possono in caso favorevole essere colti insieme nel numero

di sei. Per impressioni note di natura complessa, il numero

delle rappresentazioni si abbassa anche pel senso della vista,

mentre cresce notevolmente quello dei singoli elementi. Possiamo

appercepire due e persino tre parole conosciute di una sola

sillaba, il che corrisponde a un numero di dieci sino a dodici

singole lettere. In tutti i casi è falsa l’affermazione da molti

fatta, che l’attenzione in un dato momento non può essere riferita

che ad _una_ sola rappresentazione.

Queste osservazioni non contrastano meno a quell’opinione

qualche volta messa innanzi, che l’attenzione possa scorrere

di continuo e con grande rapidità una quantità di singole

rappresentazioni. Se nell’esperimento suesposto si cerca di

completare col ricordo l’imagine appercepita distintamente proprio

nell’istante successivo all’impressione, appare che occorre

un tempo assai notevole per rendersi presente un’impressione

non appercepita nel primo istante e che in questo processo

l’imagine prima appercepita sfugge sempre all’attenzione. Quindi

il muoversi successivo dell’attenzione su una moltitudine di

dati psichici è un processo _discontinuo_, il quale consta di

una pluralità di singoli atti appercettivi, che si seguono.

Questa discontinuità è spiegata dal fatto, che ogni singola

appercezione si compone di un periodo di tensione crescente e

di uno secondo di tensione decrescente. La tensione massima, che

sta fra i due, può notevolmente variare nella sua durata: essa o

è molto breve, come per le impressioni momentanee e rapidamente

varianti, oppure dura più a lungo nel caso di una unilaterale

direzione dell’attenzione su determinati oggetti. Persino quando

si concentra l’attenzione su oggetti di natura costante è pur

sempre inevitabile un’interruzione di un intervallo qualsiasi fra

l’avvicendarsi dei periodi di tensione e rilassamento. E questo si

può facilmente osservare nelle funzioni solite dell’attenzione.

Ma anche qui l’osservazione sperimentale porta a più precise

conclusioni. Se, mentre tutti gli altri stimoli di senso sono,

quant’è possibile, esclusi, lasciamo agire su un organo di senso

un’impressione debole, continua, duratura, sulla quale è diretta

l’attenzione, si osserva che l’impressione in certi intervalli,

per lo più irregolari, i quali si producono per impressioni molto

deboli già dopo 3-6″ e per quelle alquanto più forti solo dopo

18-24″, diventa per un breve tempo indistinta, oppure sembra

sparire del tutto, per poi ripresentarsi. Queste oscillazioni

si devono senz’altro distinguere da quelle dell’intensità

dell’impressione, e di ciò ce ne convinciamo facilmente, se di

proposito in una serie d’esperimenti, o facciamo oggettivamente

più debole l’impressione, o ne interrompiamo l’azione. E possiamo

allora insieme osservare che _due_ proprietà caratteristiche

essenzialmente differenziano quelle variazioni soggettive da

quelle prodotte oggettivamente: in primo luogo abbiamo sempre

la rappresentazione della persistenza dell’impressione, sin

tanto che questa con semplice vicenda passa nel campo più oscuro

della coscienza e poi di nuovo da questo entra nel punto visivo

dell’attenzione; allo stesso modo che anche nell’esperimento con

impressioni momentanee abbiamo una rappresentazione indeterminata

e oscura delle parti dell’impressioni non appercepite. In

secondo luogo quelle oscillazioni dell’attenzione, oltre che

dall’aumento o diminuzione di chiarezza nelle impressioni,

sono sempre accompagnate da caratteristici sentimenti e

sensazioni, i quali mancano affatto nelle variazioni oggettive.

I sentimenti consistono in quelli, dei quali diremo, dell’attesa

e dell’attività, che regolarmente crescono colla tensione

dell’attenzione, decrescono col rilassamento di essa; le

sensazioni appartengono all’organo di senso, su cui ha agito

l’impressione o almeno si irradiano da esso; consistono

quindi in sensazioni di tensione della membrana del timpano,

dell’accomodazione e della convergenza, ecc. È proprio questa

doppia serie di proprietà, che separa i concetti della chiarezza

e della distintezza dei contenuti psichici dall’intensità

sensibile dei medesimi. Nella coscienza un’impressione forte

può essere oscura, e una debole invece chiara. Fra questi due

concetti in sè e per sè diversi esiste una relazione solo per

ciò, che fra impressioni di diversa intensità generalmente la più

forte tende ad impadronirsi del centro appercettivo. Ma che poi

essa sia appercepita più distintamente, dipende sempre ancora

da altre condizioni. Abbiamo un fatto simile nella condizione

privilegiata, che nell’azione di più impressioni visive tocca a

quelle che cadono sul punto di visione più distinta. Per solito

gli oggetti fissati sono anche gli appercepiti. Ma i su descritti

esperimenti, con impressioni momentanee possono dimostrare che

anche questa connessione può venire a mancare. E questo avviene,

se volontariamente dirigiamo l’attenzione su un punto situato

nella parte laterale del campo visivo: allora l’oggetto _veduto

indistintamente_ diventa un oggetto _distintamente rappresentato_.

6_b_. Come le impressioni momentanee di spazio servono a

determinare la capacità dell’attenzione, quelle che si seguono

nel tempo, possono essere usate per ottenere una misura della

_capacità della coscienza_. Qui prendiamo le mosse dalla premessa,

che una successione di impressioni può essere riunita in un

tutto rappresentativo, soltanto se quelle impressioni si trovano,

almeno per un momento, contemporaneamente unite nella coscienza.

Se, ad es., si fa agire una serie di battute, evidentemente,

mentre il suono presente è appercepito, i suoni immediatamente

passati si trovano ancora nel campo visivo della coscienza; la

loro chiarezza però decresce tanto più, quanto più sono lontani

nel tempo dall’impressione momentaneamente appercepita, e a un

certo limite le impressioni, che sono andate di gran lunga più

addietro, saranno del tutto sparite dalla coscienza. Se si riesce

a determinare questo limite, si ha anche una misura diretta per

la capacità della coscienza, almeno nelle condizioni in cui si

compie la ricerca. E come mezzo per la determinazione di questo

limite ci serve appunto la facoltà di paragonare direttamente

le rappresentazioni, che si seguono nel tempo. Tosto che una

di tali rappresentazioni è presente nella coscienza come un

tutto unitario, noi possiamo anche con essa paragonare una

rappresentazione successiva, e decidere se questa sia o non

sia eguale a quella. Un tale raffronto non è più assolutamente

possibile, quando la serie temporale trascorsa costituisce un

contenuto di coscienza non affatto connesso, essendo una parte

dei suoi componenti già passata nello stato incosciente, prima

che il decorso della serie abbia toccata la fine. Pertanto non si

ha bisogno che di delimitare due serie successive di battute, ad

es., quali possono essere fissate dalle battute di un metronomo,

indicando il principio di ogni serie con un segnale, ad es., con

un suono di campanello. Fintanto che ogni serie costituisce nella,

coscienza un tutto connesso, è possibile, in base all’impressione

immediata e naturalmente evitando di contare le battute, decidere

se la seconda serie è o non è eguale alla prima. E qui si nota

anche che si giunge ad ottenere l’impressione dell’eguaglianza

mediante quegli elementi sentimentali delle rappresentazioni di

tempo, dei quali già si fece cenno (pag. 126); ad ogni battuta

della seconda serie precede infatti un sentimento d’attesa

corrispondente alla battuta analoga della prima serie, così che

ogni membro di una serie in più o in meno produce un perturbamento

nell’attesa e insieme un sentimento di delusione. Da ciò deriva

che non è necessario siano presenti nella coscienza almeno due

serie susseguentisi, ma è richiesto soltanto che le impressioni

di _una_ serie si raccolgano in un tutto rappresentativo. La

delimitazione relativamente sicura, di cui la coscienza è per

questo riguardo capace, appare distintamente anche in ciò,

che è possibile riconoscere sicuramente l’identità di due

rappresentazioni di tempo, sintanto che queste non raggiungono

il limite valevole per le condizioni date, mentre appena questo

limite è sorpassato, il giudizio diventa assolutamente incerto.

Allora la misura che si ottiene della capacità si dimostra, per

uno stato costante dell’attenzione, dipendente in parte dalla

rapidità, con cui le impressioni si seguono nel tempo, in parte

dalla connessione ritmica più o meno completa delle impressioni

stesse. Per un limite inferiore di velocità, che raggiunga circa

i 4″, non è più assolutamente possibile collegare le impressioni,

che si seguono in una rappresentazione di tempo; quando giunge la

nuova impressione, la precedente è già sparita dalla coscienza.

Per un limite superiore sino a circa 0,18″, è pure impossibile la

formazione di rappresentazioni di tempo distintamente delimitate

perchè l’attenzione non può più seguire le impressioni. La più

favorevole rapidità sta in una successione di battute media da

0,2-0,3″. In questo caso possono ancora essere insieme colte

otto impressioni doppie o sedici singole, quando si ha la

partizione ritmica di 2/3 di battuta, la più semplice che sorge

abitualmente di per sè in una appercezione non forzata. Il tempo

di 4/4 coll’accentuazione più forte sulla prima battuta, colla

media sulla quinta, si dimostra il più favorevole per raccogliere

nella coscienza il numero massimo di impressioni singole; con

esso possono essere insieme ritenuti, come massimo, 5 tempi o

40 impressioni singole. Se questi numeri vengono paragonati con

quelli ottenuti per la capacità dell’attenzione (pag. 172), e si

eguagliano le impressioni di tempo semplici e composte a quelle

di spazio corrispondenti, la capacità della coscienza sorpassa di

circa quattro volte quella dell’attenzione.

7. A quelle proprietà, che noi attribuiamo ai contenuti della

coscienza e al loro rapporto reciproco, e designiamo come gradi

della loro chiarezza e distintezza, ancora altre si collegano

regolarmente, e queste sono da noi immediatamente apprese come processi

_concomitanti_. Esse consistono in parte in processi sentimentali,

che sono caratteristici per determinate forme di decorso della

percezione e appercezione, in parte in sensazioni alquanto variabili.

È soprattutto il modo dell’_entrata_ dei contenuti psichici nel campo

visivo e nel punto visivo della coscienza, che varia a seconda delle

condizioni del momento. Se un processo psichico si leva al di sopra

della soglia della coscienza, gli elementi sentimentali di esso,

quando hanno un’intensità sufficiente, sono di solito avvertiti pei

primi, tanto che essi già penetrano energicamente nel punto visivo

della coscienza, prima ancora che sia stato appercepito qualcuno degli

elementi rappresentativi. Questo può aver luogo così quando agiscono

impressioni nuove, come quando emergono processi anteriori. In tal modo

si formano quelle speciali disposizioni d’animo, delle quali non ci

sappiamo ben spiegare le cause; disposizioni d’animo, che portano in

sè talora il carattere del piacere o dispiacere, talora e più spesso

quello della tensione. In quest’ultimo caso l’improvvisa apparizione

che gli elementi rappresentativi, appartenenti ai sentimenti, fanno

entro i limiti dell’attenzione è accompagnata da sentimenti del

sollievo o della soddisfazione. Gli stessi stati d’animo possono

disporsi anche quando si ripensa ad una cosa sparita; spesso qui oltre

il sentimento di tensione, come al solito presente, appare già vivace

lo speciale tono sentimentale della rappresentazione dimenticata,

mentre essa stessa ancora si trattiene nello sfondo oscuro della

coscienza. Similmente, come più tardi vedremo (§16), negli atti di

conoscimento e riconoscimento sentimenti speciali precedono sempre

l’appercezione distinta delle rappresentazioni. Negli esperimenti

con momentaneo rischiaramento del campo visivo è possibile stabilire

ad arte un tale stato d’animo, quando si facciano agire nella vista

indiretta impressioni con un tono sentimentale forte al massimo grado.

Tutti questi esperimenti sembrano dimostrare che ogni contenuto della

coscienza esercita sull’attenzione un effetto, in seguito al quale esso

stesso si dà a conoscere in parte mediante il suo proprio colorito

sentimentale, in parte mediante i sentimenti già per sè legati alla

funzione dell’attenzione. L’effetto totale che questi oscuri contenuti

della coscienza hanno sull’attenzione si fonde, secondo le leggi

generali della combinazione dei componenti del sentimento (pag. 129),

coi sentimenti legati ai contenuti chiari della coscienza, dando luogo

a un unico sentimento totale.

8. Se un contenuto psichico entra nel _punto visivo_ della coscienza,

ai processi sentimentali sino ad ora descritti, altri speciali vengono

ad aggiungersi, i quali possono presentarsi in forme molto diverse

a seconda delle condizioni, nelle quali quel contenuto entra nel

punto visivo interno. Queste condizioni offrono due tipi diversi di

decorso, i quali in gran parte si ricollegano con quelle manifestazioni

sentimentali, già ricordate, che precedono e preparano l’appercezione

di un contenuto.

Nel primo caso: il nuovo contenuto si presenta all’attenzione

improvvisamente e senza quella preparatoria azione sentimentale; noi

indichiamo questo tipo di decorso come quello della _appercezione

passiva_. Mentre il contenuto giunge a maggior chiarezza nei suoi

elementi rappresentativi e sentimentali, con esso si collega dapprima

un sentimento del _patire_, il quale, appartenendo alla direzione

dei sentimenti deprimenti, è in generale tanto più forte, quanto più

intensivo è il processo psichico e più grande la rapidità della sua

apparizione; ma questo sentimento declina ben presto, per poi passare

nel sentimento contrario eccitante dell’_attività_. Ai due sentimenti

vanno anche unite sensazioni caratteristiche negli apparati muscolari

del dominio sensoriale, cui appartengono i componenti rappresentativi

del processo. Il sentimento del patire suole essere accompagnato da una

sensazione ben presto passeggiera di rilassamento, quello dell’attività

da una sensazione di tensione, che succede alla prima.

Nel secondo caso: il nuovo contenuto è preparato dalle manifestazioni

sentimentali già accennate (7), quindi l’attenzione è diretta su

di esso già prima del suo apparire; noi indichiamo questo tipo di

decorso come quello dell’_appercezione attiva_. Qui l’appercezione

del contenuto è preceduta da un sentimento dell’_attesa_, ora per un

tempo molto breve, ma ora anche per un tempo abbastanza lungo. Questo

sentimento appartiene generalmente alla direzione dei sentimenti di

tensione e talora anche a quella degli eccitanti, pure potendo essere

presenti nel tempo stesso sentimenti di piacere o di dispiacere dovuti

agli elementi rappresentativi. Questo sentimento dell’attesa è di

solito collegato a sensazioni di tensione discretamente forti nei

corrispondenti domini muscolari. Ma al momento, in cui il contenuto

entra nel punto visivo, quel sentimento è sostituito da quello, con

durata per lo più molto breve, della soddisfazione, il quale ha sempre

il carattere di un sentimento di sollievo, benchè a seconda delle

circostanze possa essere di natura deprimente od eccitante e legato

a sentimenti di piacere o di dispiacere. A questo sentimento della

soddisfazione segue immediatamente quello stesso dell’attività, che

accompagna la fine dell’appercezione passiva e che alla sua volta è

legato ad un aumento delle sensazioni di tensione.

8_a_. L’osservazione sperimentale di queste diverse forme di

processi può essere molto opportunamente compiuta mediante gli

esperimenti di reazione descritti nel § 14, 11 segg. In essi è

possibile stabilire nella reazione a impressioni inattese il tipo

dell’appercezione passiva, nella reazione a impressioni attese

quello dell’appercezione attiva. Di più è dato anche osservare

che fra queste differenze tipiche stanno gradi di transizione;

infatti, o la forma passiva può accostarsi all’attiva a causa

della debolezza del primo stadio, o l’attiva alla passiva per il

fatto che in un improvviso rilassamento dell’attesa il successivo

stato contrario del sentimento di soddisfazione, il sollievo e la

depressione, diventa più pronunciato del solito. Ma nella realtà

anche qui si trovano processi in una connessione continua, i quali

costituiscono veri contrari solo in casi estremi.

9. A chi esattamente consideri questo lato sentimentale dei processi

d’attenzione, appare tosto come esso pienamente concordi col generale

contenuto sentimentale dei _processi di volere_. E insieme risulta

chiaro che l’appercezione passiva corrisponde nel suo carattere

essenziale a un atto impulsivo semplice, l’attiva a un atto volontario

composto. Infatti nell’appercezione passiva il contenuto psichico,

che si presenta all’attenzione impreparata, può evidentemente essere

considerato come quell’unico motivo, che, senza lotta alcuna con altri

motivi, determina l’atto dell’appercezione; di più questa è anche

qui decisamente legata a quel sentimento dell’attività caratteristico

per tutte le azioni di volere. Al contrario nell’appercezione attiva

ancora altri contenuti psichici coi loro effetti sentimentali

si presentano continuamente all’attenzione durante lo stadio

sentimentale di preparazione, e però alla fine l’atto appercettivo

può sembrare un atto volontario e in molti casi anche un atto di

scelta, cioè quando la lotta fra i diversi contenuti diventa essa

stessa chiaramente cosciente. In questi ultimi casi già la vecchia

psicologia aveva riconosciuta la presenza di un tale atto di scelta,

perchè parlava di “attenzione volontaria„. Ma anche qui, proprio come

negli atti di volere esterni, la volontà fu fatta entrare in campo

inconseguentemente, perchè si disconobbe il punto, onde solo poteva

essere derivata. Infatti, non si volle ammettere che la così detta

“attenzione involontaria„ è soltanto una forma più semplice di un atto

di volere interno; e poi si contrapposero “attenzione„ e “volontà„

proprio al modo della vecchia teoria delle facoltà, come potenze

psichiche di natura diversa, che in certi casi si collegano e in certi

altri si escludono. Invece ambedue evidentemente sono espressioni

di concetti, che si riferiscono alla medesima classe di processi

psichici, con questa sola differenza, che i processi di appercezione

o di attenzione abbracciano fra i processi di volere quelli che a sè e

per sè, in quanto non seguiti da ulteriori processi, si svolgono senza

effetti esterni, solo come atti così detti interni.

10. A questi atti interni di volere, che designiamo come processi

d’attenzione, si annette ancora la formazione di un concetto

estremamente importante per l’intero sviluppo psichico, concetto che

senza dubbio si è compito nella forma logica solo mediante il sussidio

della riflessione scientifica, ma che ha già in quegli stessi processi

il suo sostrato reale. Intendiamo parlare della formazione del concetto

del _soggetto_, cui va parallela la presupposizione di _oggetti_, che

si contrappongono al soggetto come una realtà da esso indipendente.

Da quelle parti dell’esperienza immediata, che sono ordinate

spazialmente in base al punto d’orientazione già ricordato (pag. 106)

e che noi indichiamo o come _oggetti_ (Gegenstände), cioè come un

qualcosa che sta di contro (ein Gegenüberstehendes) al percipiente,

oppure quando consideriamo il loro modo di formazione psicologica,

come _rappresentazioni_ (Vorstellungen) cioè come un qualcosa che il

percipiente pone innanzi a sè;[28] (ein vor sich Hingestelltes); da

queste parti costitutive della esperienza si distinguono tutti quei

contenuti, che non partecipano di quest’ordine spaziale, benchè siano

con esso in relazione continua. Questi contenuti stanno fra loro,

come abbiamo veduto nei § 12-14, in istretta connessione, potendosi

sempre considerare i _sentimenti_ come parziali contenuti momentanei

delle _emozioni_, le emozioni come parti costitutive di _processi

di volere_. Soltanto il processo, può sempre arrestarsi a uno dei

gradi anteriori, perchè molto spesso un sentimento non produce alcuna

emozione notevole, o l’emozione declina, senza che sia realmente sorto

quell’atto di volere, che in essa era preparato. Tutti questi processi

affettivi si possono pertanto di nuovo subordinare al _processo di

volere_. Infatti questo è il decorso completo, del quale i due altri

processi sono parti o di più semplice o di più composta natura. Da

questo ponto di vista si comprende, come il sentimento semplice nei

suoi contrari, tra i quali si muove, in parte contenga una direzione di

volere, in parte esprima la grandezza della energia volitiva presente

in un dato momento, e finalmente in parte corrisponda a una determinata

fase dello stesso processo di volere. La _direzione del volere_ è

evidentemente indicata dalle direzioni fondamentali del piacere e

dispiacere, le quali corrispondono direttamente a una tendenza o ad

una avversione qualitativamente differenziate. L’_energia di volere_

trova la sua espressione nelle direzioni fondamentali dell’eccitamento

e dell’acquietamento; infine le _fasi_ opposte del processo di volere

sono rappresentate dai sentimenti contrari di tensione e di sollievo.

11. Se in tal guisa il volere risulta essere il fatto fondamentale, in

cui trovano radice tutti i processi, gli elementi psichici dei quali

sono i sentimenti per altra parte nel processo dell’appercezione, cui

l’analisi psicologica riconosce tutti i caratteri dell’atto di volere,

questo fatto fondamentale entra in relazione diretta coi _contenuti

rappresentativi_ della coscienza. Infatti, essendo i processi di

volere concepiti come processi in sè connessi e omogenei malgrado

ogni differenza dei loro contenuti, sorge un immediato sentimento di

questa connessione, sentimento che è dapprima legato al sentimento

dell’attività presente in ogni stato di volere, ma che poi in seguito

alle già ricordate relazioni del volere si estende alla totalità dei

contenuti di coscienza. Noi diciamo l’“io„ questo sentimento della

connessione di tutte l’esperienze psichiche individuali. Esso è un

_sentimento_ e non una rappresentazione, come spesso è denominato;

ma, al pari di tutti i sentimenti, è legato a certe sensazioni e

rappresentazioni; questi componenti rappresentativi, che stanno in

più strette relazioni coll’“io„, sono le sensazioni generali e la

rappresentazione del proprio corpo.

_Autocoscienza_ noi chiamiamo quel contenuto sentimentale e

rappresentativo, che nasce appunto nel modo suddetto, e, separandosi

dall’intero contenuto di coscienza, si fonde col sentimento dell’io.

Esso, al pari della coscienza, non è affatto una realtà diversa

dai processi onde si compone, ma soltanto la connessione di questi

processi, la quale, specialmente nei suoi elementi rappresentativi,

non può mai essere nettamente separata dalle rimanenti parti della

coscienza. Questo appare innanzi tutto dall’essere le rappresentazioni

del proprio corpo ora saldamente fuse col sentimento dell’_io_ ed ora

separate da esso come rappresentazioni oggettive, e dal fatto, che in

generale l’autocoscienza nel suo sviluppo tende sempre più a ritirarsi

sulla propria base sentimentale.

12. Appunto da questa separazione dell’autocoscienza dal restante

contenuto di coscienza ha origine la contrapposizione del _soggetto_ e

degli _oggetti_, la quale è senza dubbio già preparata nelle differenze

particolari degli originari contenuti di coscienza, ma raggiunge una

forma chiara solo in conseguenza di quella separazione. Conformemente

a questo suo sviluppo psicologico, il concetto del soggetto ha tre

diversi significati di estensione differente, i quali si sostituiscono

a vicenda. Nel senso più stretto, il soggetto è la connessione dei

processi di volere, che si esplica nel sentimento dell’_io_. In senso

alquanto più largo, esso abbraccia il contenuto reale di questi

processi di volere unitamente ai sentimenti ed alle emozioni, che

li preparano. Infine nel più largo significato esso si estende anche

al fondamento rappresentativo costante, che quei processi soggettivi

hanno nel corpo dell’individuo, come sede delle sensazioni generali.

Ma questo più largo significato è nello sviluppo reale il primissimo

e quello più stretto nel flusso reale dei processi psichici ricade

sempre in uno dei significati più larghi, perchè esso può essere

raggiunto pienamente solo nell’astrazione concettuale. In tal guisa

esso propriamente non costituisce che un limite, al quale può in vario

grado accostarsi la reale autoconcezione del soggetto.

12_a_. Colla distinzione del soggetto e degli oggetti, oppure

come anche si sogliono esprimere questi concetti, quando si

riduca il primo alle sue basi sentimentali, e si riassuma il

secondo in un concetto generale, colla distinzione dell’_io_ e

del _mondo esterno_ è posta la base a tutte quelle riflessioni,

alle quali il dualismo, dapprima diffusosi nella popolare

intuizione dell’universo e poi da questa passato anche nei sistemi

filosofici, deve la propria origine. In questo senso anche la

psicologia suole essere contrapposta come scienza del soggetto

a tutte le altre scienze e specialmente alle scienze naturali

(v. § 1, 3_a_). Questa concezione potrebbe essere giusta solo

allorchè la distinzione dell’_io_ dal _mondo esterno_ fosse un

fatto originario precedente ad ogni esperienza, e i concetti

del soggetto e dell’oggetto potessero una volta per tutte essere

univocamente contrapposti. Ma nè la prima nè la seconda condizione

si avvera. L’autocoscienza si fonda piuttosto su una serie di

processi psichici, essa è il prodotto e non il sostrato di questi

processi, e però anche soggetto e oggetto non costituiscono

contenuti dell’esperienza nè originariamente nè mai assolutamente

diversi, bensì essi sono concetti di riflessione formatisi in

seguito ai rapporti reciproci tra le singole parti costituenti il

contenuto in sè affatto unico della nostra esperienza immediata.

13. La connessione dei processi psichici, che costituisce l’essenza

della coscienza, ha necessariamente la sua prima origine in quei

_processi di combinazione_, che hanno continuamente luogo fra gli

elementi dei singoli contenuti di coscienza. Questi processi, che

già operano quando sorgono singole formazioni psichiche, devono pure

produrre tanto la simultanea unità dello stato di coscienza presente

in un dato momento, quanto la continuità degli stati di coscienza

successivi. Ma essi sono di una natura straordinariamente varia;

ognuno ha il suo colorito individuale, che non si ripete mai affatto

invariato in un secondo caso. Pure le loro generalissime differenze

possono essere ordinate sotto quelle particolarità, che l’attenzione

offre da un lato nella passiva ricezione di impressioni, dall’altro

nell’appercezione attiva delle stesse. Per avere a disposizione brevi

espressioni ad indicare tali differenze, diciamo _associazioni_

quelle connessioni, che si formano di solito nello stato passivo

dell’attenzione, e _combinazioni appercettive_ quelle che presuppongono

uno stato attivo.

§ 16. — Le associazioni.

1. Nella moderna evoluzione della psicologia il concetto

dell’associazione è andato soggetto a una necessaria e molto

intima mutazione di significato; questa però non è ancora penetrata

dappertutto, essendosi pur sempre mantenuto il significato primitivo,

specialmente da quei psicologi che ancor oggi sono legati alle

opinioni, dalle quali sorse la psicologia dell’associazione (§2,

p. 10 e segg.). Infatti questa psicologia, considerando solo

il _contenuto rappresentativo_ della coscienza, conformemente

all’indirizzo intellettualistico che in essa predomina, limita il

concetto dell’associazione alle combinazioni tra rappresentazioni.

In questo senso _Hartley_ e _Hume_, i due fondatori della psicologia

dell’associazione, introdussero quel concetto nel significato speciale

di “associazione di idee„ corrispondendo nella lingua inglese la parola

“idea„ al nostro concetto della “rappresentazione„. Considerate poi le

rappresentazioni come oggetti o come processi che possono rinnovarsi

nella coscienza colla medesima natura, colla quale essi vi sono sorte

una prima volta (pag. 11, 8), si vide nell’associazione il principio

esplicativo per la così detta “riproduzione„ delle rappresentazioni. E

poichè in fine non si riteneva necessario il dare, mediante l’analisi

psicologica, una ragione del modo di sorgere delle rappresentazioni

composte, essendosi ammesso che nella rappresentazione suscitata da

impressioni esterne la combinazione fisica delle impressioni stesse

servisse a spiegare senz’altro la loro composizione psichica; il

concetto dell’associazione era limitato a quelle forme di così detta

riproduzione, nelle quali le rappresentazioni associate si seguono in

ordine di tempo. Nella distinzione delle forme principali di queste

associazioni successive si seguiva uno schema logico già fissato

da _Aristotele_ per i processi di memoria; in questo schema le

associazioni erano distinte in base al principio della bipartizione

per contrari, da un lato in associazioni per somiglianza e contrasto,

dall’altro lato in associazioni per simultaneità e successione.

Questi concetti generali ottenuti mediante una semplice dicotomia

logica furono fregiati del nome di “Leggi delle associazioni„. La

nuova psicologia ha cercato di ridurre il numero di queste leggi.

Parve il contrasto essere un caso estremo della somiglianza, perchè

tra le rappresentazioni contrastanti si associano solo quelle che

insieme appartengono ad una medesima specie generale, e i legami

per simultaneità e successione furono abbracciati sotto il concetto

dell’_associazione esterna_ o di _contiguità_, la quale venne

contrapposta all’_associazione interna_ o di _somiglianza_. Alcuni

psicologi credevano senz’altro poter da questa semplificazione a due

forme di associazione procedere alla riduzione ad un’unica “legge

d’associazione„ spiegando essi o l’associazione di contiguità come

una forma speciale di quella di somiglianza, oppure, e più spesso, la

somiglianza come un effetto di certe associazioni di contiguità. In

ambedue i casi, del resto, l’associazione era per lo più ricondotta al

principio più generale dell’esercizio e dell’abitudine.

2. Ma a tutte queste teorie vennero a mancare i fondamenti in

seguito a _due_ fatti che colpiscono in modo stringente, quando

sperimentalmente si osservi il processo di rappresentazione. Il

_primo_ sta nel risultato generale dell’analisi psicologica delle

rappresentazioni: quelle rappresentazioni composte, dalla psicologia

dell’associazione presupposte come unità psichiche indecomponibili,

sorgono già da processi di combinazione, i quali in modo manifesto si

collegano intimamente colle combinazioni più complesse, abitualmente

dette associazioni. Il _secondo_ fatto sta nel risultato della

ricerca sperimentale sui processi di memoria: non v’ha assolutamente

una _riproduzione_ delle rappresentazioni in senso proprio, cioè

in quanto per riproduzione si intenda il rinnovarsi invariato di

una rappresentazione già prima stata nella coscienza. Imperocchè la

rappresentazione che in un atto di memoria entra nella coscienza,

è sempre diversa dall’antecedente cui è riferita, e i suoi elementi

sogliono essere distribuiti su diverse rappresentazioni anteriori.

Dal primo di questi fatti deriva, che quelle associazioni di

rappresentazioni composte, nell’uso le sole così chiamate, devono

essere precedute da processi associativi più semplici fra le loro parti

costitutive. Il secondo fatto poi dimostra che quelle associazioni

possono essere soltanto i prodotti complessi di tali associazioni

elementari. Ammessa questa duplice conseguenza non v’ha più alcun

diritto d’escludere dal concetto dell’associazione quelle combinazioni

elementari, i prodotti delle quali non sono rappresentazioni successive

ma simultanee; così pure non vi è più ragione alcuna per limitare

questo concetto ai processi rappresentativi. L’esistenza dei sentimenti

composti, delle emozioni ecc., ci insegna che gli elementi sentimentali

entrano in combinazioni non meno regolari, le quali di più possono

combinarsi ancora in prodotti più complessi colle associazioni degli

elementi sensibili, come ci è stato mostrato dal modo di sorgere

delle rappresentazioni di tempo (§ 11, pag. 127). In questo stretto

rapporto esistente fra tutti i processi di combinazioni di grado

diverso, e nella necessità di ricondurre tutte le combinazioni più

composte ad associazioni elementari, troviamo una nuova conferma

per quell’osservazione desunta dal generale decorso dei processi di

coscienza, cioè che non è possibile stabilire un limite netto fra le

combinazioni degli elementi costituenti le formazioni psichiche e la

connessione di queste formazioni psichiche nella coscienza (pag. 165).

3. Il concetto dell’associazione può pertanto avere un significato

sicuro e per ogni caso univoco, solo quando l’associazione sia

concepita come un _processo elementare_, il quale nei processi

psichici reali ci si presenti sempre soltanto in composizione più

o meno complessa, così che le associazioni elementari si possano

ottenere solo mediante l’analisi psicologica. Tra questi prodotti di

combinazione quelle associazioni che sole hanno comunemente tal nome

(le successive), sono soltanto una delle forme speciali di combinazione

e certo la meno connessa. A queste appunto si contrappongono come

forme più stabili quelle associazioni, onde sorgono le specie diverse

di formazioni psichiche, quelle che noi abbiamo dette _fusioni_,

appunto a causa della natura intima del legame (pag. 76 e segg.).

I processi elementari dai quali provengono le formazioni psichiche:

rappresentazioni intensive, di spazio e di tempo; sentimenti composti,

emozioni e processi di volere, devono essere ascritti ai processi

di associazione. Ma a scopo di distinzione pratica sarà opportuno

assegnare qui alla parola “associazione„ un valore più ristretto,

raccogliendo sotto di essa solo quei processi di combinazione che

si compiono fra elementi di formazioni psichiche _diverse_. Questo

concetto dell’associazione più ristretto, contrapposto alla fusione,

si avvicina di più al concetto della vecchia psicologia (pag. 182)

riferendosi esso solo alla connessione delle formazioni psichiche nella

coscienza. Ma pur sempre esso si distingue da quello per i seguenti due

caratteri importanti: 1) noi con esso intendiamo i _processi elementari

di combinazione_ oppure, quando si tratti di fenomeni composti, i

prodotti di quei processi elementari; 2) come per le fusioni così

anche per le associazioni noi distinguiamo oltre alle associazioni

_successive_, anche le _simultanee_ e quest’ultime crediamo si debbano

ritenere come quelle originarie.

_A_. — LE ASSOCIAZIONI SIMULTANEE.

4. Le associazioni simultanee, alla cui costituzione partecipano

elementi di formazioni psichiche diverse, si distinguono in _due_

specie: associazioni fra elementi di formazioni psichiche _omogenee,

assimilazioni_, e associazioni fra elementi di formazioni psichiche

_eterogenee, complicazioni_. In base alla limitazione posta al concetto

di associazione, ambedue possono aver luogo solo fra quelle formazioni

psichiche che son già per sè stesse combinazioni simultanee, quindi

tra rappresentazioni intensive e spaziali come pure fra sentimenti

composti.

_a. — Le assimilazioni._

5. Le _assimilazioni_ sono una forma d’associazione che si osserva

specialmente, nella formazione di rappresentazioni intensive o spaziali

e che integra il processo della fusione. Questo può essere dimostrato

in modo evidentissimo quando tra i componenti di un prodotto di

assimilazione alcuni sono dati da un’impressione sensibile esterna,

e altri invece appartengono a rappresentazioni antecedentemente

avute. Che in questo caso si tratti di un’assimilazione, è possibile

constatare, perchè certe parti costitutive della rappresentazione

che mancano nell’impressione oggettiva o sono sostituite da altre,

manifestamente hanno origine da rappresentazioni anteriori. Fra queste,

come l’esperienza dimostra, sono specialmente preferite quelle che

sono state presenti assai di frequente. Ma anche singoli elementi

dell’impressione possono più degli altri influire sull’associazione che

si forma, così che quando questi elementi predominanti variano, come

avviene specialmente nell’assimilazione, del senso visivo, anche il

prodotto dell’assimilazione subisce variazioni corrispondenti.

6. Tra le formazioni intensive specialmente le _rappresentazioni

uditorie_ molto spesso si compiono colla cooperazione di assimilazioni

ed offrono nel tempo stesso l’esempio più evidente, per il su

ricordato principio della frequenza. Tra le rappresentazioni uditorie

le _rappresentazioni verbali_ di cui facilmente disponiamo, sono

le più famigliari, perchè la nostra attenzione è diretta ad esse

più che alle altre impressioni sonore. Quindi all’audizione di una

parola si accompagnano continue assimilazioni; l’impressione sonora

è incompleta, ma essa è così pienamente integrata a spese delle

impressioni anteriori, che noi non ce ne accorgiamo. E non è l’udire,

ma il traudire, cioè la falsa integrazione prodotta da non giuste

assimilazioni, che ci fa per lo più accorti di questo processo. A

questo processo di assimilazioni si può egualmente conchiudere dalla

facilità, colla quale noi possiamo quasi ad arbitrio udire parole entro

un’impressione sonora qualsiasi, ad es., nelle voci degli animali, nel

rumore dell’acqua, del vento, di una macchina, ecc.

7. Nei _sentimenti intensivi_ sono assimilazioni notevoli per ciò,

che impressioni, le quali sono accompagnate da sentimenti elementari

sensoriali od estetici, molto spesso portano direttamente con sè

anche un secondo effetto sentimentale, di cui noi ci possiamo dar

ragione solo se ci facciamo presenti certe rappresentazioni da

quelle impressioni richiamate. Qui l’associazione suole presentarsi

dapprima solo sotto la forma di un’associazione sentimentale e solo

in questo senso essa è un’assimilazione simultanea. L’associazione di

rappresentazioni, che ci spiega l’effetto prodotto in noi, è invece

un processo che entra in campo più tardi; essa appartiene alla specie

delle associazioni successive. Per questa ragione ci riesce appena

possibile il distinguere nelle impressioni di suoni e di colore

accompagnate da determinati sentimenti, oppure nelle rappresentazioni

spaziali semplici, ciò che è effetto sentimentale immediato

dell’impressione, da ciò che spetta all’associazione. Ma di solito in

questi casi il processo sentimentale è considerato come una risultante

di due fattori, l’uno immediato, l’altro associativo, i quali però,

secondo le leggi generali sulle fusioni dei sentimenti (pag. 129 e

seg.), si combinano ambedue in un unico sentimento totale.

8. Nelle rappresentazioni _spaziali_ l’associazione è di un’importanza

grandissima. Nel campo del _senso tattile_ essa è per l’uomo non

cieco poco notevole a causa della minore importanza che qui le

rappresentazioni tattili hanno e in generale e specialmente per i

processi di memoria. All’opposto pel _cieco_ l’associazione delle

rappresentazioni tattili è la causa prima della facilità con cui

egli rapidamente si orienta nello spazio; ad es., essa è necessaria

per la pronta lettura della scrittura dei ciechi. Quei risultati dei

processi di assimilazione, cui partecipano più superfici tattili,

sono al massimo grado evidenti, perchè sono facilmente messi in luce

dalle illusioni che possono nascere a causa di qualche perturbazione

nella regolare cooperazione delle sensazioni. Quando, ad es.,

tocchiamo una piccola palla colle dita indice e medio incrociate,

abbiamo la rappresentazione di _due_ palle, e ciò senza dubbio perchè

nella posizione solita degli organi di tatto l’impressione esterna

corrisponde realmente a due palle. Le rappresentazioni in tal guisa

avute in numerosi casi antecedenti hanno un’influenza assimilatrice

sulla nuova impressione.

9. Il processo dell’assimilazione ha una parte straordinariamente

importante nelle rappresentazioni del _senso della vista_; qui infatti

esso coopera alle rappresentazioni della grandezza, della distanza

e della natura corporea degli oggetti veduti e da ultimo completa

i motivi immediati per la rappresentazione della profondità, che

già sorgono nella visione binoculare come effetto di assimilazione.

In tal modo trovano spiegazione quelle correlazioni nelle quali

stanno fra loro le rappresentazioni di distanza e grandezza degli

oggetti, ad es, la differenza di grandezza che presentano il sole e

la luna quando sono all’orizzonte e allo zenith. Egualmente su questi

processi di assimilazione si fondano gli effetti della prospettiva

nel disegno e nella pittura. Un’imagine disegnata o dipinta su un

piano ci può apparire corporea solo perchè l’impressione risveglia

elementi di anteriori rappresentazioni corporee che assimilano la

nuova impressione. Questa influenza dell’assimilazione si dimostra

poi in modo evidentissimo nei disegni non ombreggiati a due sensi,

che possono essere veduti così sporgenti come rientranti. Ma anche

qui l’osservazione ci dice che un tale mutamento di rilievo non è

accidentale, tale che dipenda dal capriccio della così detta “facoltà

immaginativa„ ma che vi sono sempre elementi dell’impressione

immediata, i quali determinano il processo di assimilazione in un senso

completamente univoco. Tali elementi sono innanzi tutto le sensazioni

che sono legate alle posizioni e ai movimenti degli occhi. Così quando

si guardi il disegno lineare di un prisma e lo si fissi monocularmente

per escludere le ragioni della rappresentazione della profondità legate

alla vista binoculare, appare a vicenda sporgente o rientrante, a

seconda che una volta si fissi la parte del disegno che corrisponde

alla vista consueta di un prisma sporgente e l’altra volta invece

quella che risponde alla solita vista di un prisma rientrante. Un

angolo solido formato da tre linee rette, incidenti in un unico punto,

appare sporgente se si percorre dal vertice una delle rette; esso si

presenta rientrante quando si parte dall’estremità opposta della retta

e si termina al vertice, ecc. In questo e in altri casi congeneri

l’assimilazione è stabilita da queste regole: l’occhio nel movimento

sulle linee di fissazione degli oggetti passa dai punti più vicini ai

più lontani; nello sguardo in riposo suole posarsi sulle parti di un

oggetto situate più vicine.

In altri casi le illusioni geometrico-ottiche già ricordate nel § 10

(19 e 20) fondate sulle leggi di movimento dell’occhio producono,

come effetto secondario, certe rappresentazioni di profondità, che

stabiliscono una compensazione tra le illusioni di estensione e di

direzione e la corrispondente conformazione normale dell’imagine

della retina. E però, ad es., una linea retta divisa pare maggiore che

una egualmente grande non divisa (pag. 101), quindi tendiamo a porre

la prima a distanza maggiore della seconda. Poichè qui, malgrado la

diversa stima di grandezza determinata da diverso sforzo di movimento,

le due linee occupano posizione di retine egualmente grandi, questa

contraddizione viene eliminata a causa della diversa rappresentazione

di distanza. Infatti, se di due linee, delle quali le imagini retiniche

sono eguali, una sembra maggiore, questa nelle solite condizioni

della vista deve provenire da un oggetto più lontano. Se una retta è

tagliata da un’altra ad angolo acuto, a causa di un’altra illusione,

fondata sulle leggi del movimento si stima maggiore l’angolo acuto

(pag. 100), così che talvolta se la linea è grande, appare come piegata

poco prima del punto di intersecazione. Ma anche qui la contraddizione

fra l’andamento della linea e l’ingrandimento dell’angolo acuto

d’intersecazione è eliminata, perchè prospettivamente la linea

sembra correre verso la profondità dello spazio. In tutti questi

casi la rappresentazione di prospettiva può essere spiegata soltanto

dall’azione assimilante di anteriori elementi rappresentativi.

10. In nessuna delle assimilazioni su descritte è possibile dimostrare

che una rappresentazione stata prima presente, assimilando abbia

agito sulla nuova impressione totalmente. Nella maggior parte dei casi

questo è già escluso, perchè una tale azione assimilante deve essere

attribuita a molte rappresentazioni singole che si distinguono fra

loro per numerose proprietà. Così, ad es., una linea retta tagliata

da una verticale ad angolo acuto corrisponde a innumerevoli casi, nei

quali una tale inclinazione col concomitante ingrandimento dell’angolo

si presentò come componente di una rappresentazione corporea. Tutti

questi casi possono però alla loro volta differire nelle più diverse

maniere e per grandezza dell’angolo, e per natura delle linee, e per

altre circostanze concomitanti. Noi dobbiamo quindi pensare il processo

di assimilazione come un processo, nel quale sulla coscienza agisce

non una determinata rappresentazione singola e neppure una determinata

combinazione fra elementi di anteriori rappresentazioni, ma per solito

una quantità di tali combinazioni che è necessario concordino colla

nuova impressione complessivamente soltanto in modo approssimativo.

La natura dell’azione di tali combinazioni sulla coscienza può in

qualche modo essere chiarita dalla parte importante che spetta nel

processo a certi elementi legati all’impressione, ad es., nelle

rappresentazioni visive alle sensazioni tattili interne dell’occhio.

Sono per l’appunto questi immediati elementi sensibili, che nella

corrente fluttuante di elementi rappresentativi venenti incontro

all’impressione, ne scelgono alcuni a loro stessi adeguati e

li trasportano nella forma corrispondente agli altri elementi

dell’impressione immediata. Con ciò si dimostra che non soltanto gli

elementi delle nostre rappresentazioni mnemoniche sono relativamente

indeterminate e quindi variabili, ma che anche l’apprendimento di

un’impressione immediata può a seconda delle condizioni speciali

variare entro limiti abbastanza larghi. In tal guisa il processo

di assimilazione ha il suo primo punto di partenza da elementi

dell’impressione immediata, e principalmente da quelli che hanno un

valore predominante per la costituzione delle rappresentazioni, come ad

es., nelle rappresentazioni visive dalle sensazioni che accompagnano le

posizioni e i movimenti dell’occhio: questi elementi svegliano elementi

mnemonici del tatto determinati e a loro stessi adeguati. Questi poi

alla lor volta esercitano un’azione d’assimilazione sull’impressione

immediata, la quale infine può alla sua volta reagire ancora come

assimilatrice sugli elementi riprodotti. Questi atti singoli, come pure

l’intero processo, non sono per solito successivi, ma, almeno nella

nostra coscienza, simultanei, imperocchè anche il prodotto del processo

è appercepito come una rappresentazione tutt’unita direttamente data.

Le due proprietà caratteristiche dell’assimilazione stanno dunque

in ciò: 1) che essa consta di una somma di processi di combinazione

_elementari_, cioè di processi tali che si riferiscono non a un tutto

rappresentativo, ma a componenti rappresentativi; 2) che in essa le

parti associate agiscono le une sulle altre, modificandosi a vicenda

nel senso di una _reciproca assimilazione_.

11. Ciò posto, le differenze capitalissime dei processi di

assimilazione composti trovano facilmente la loro spiegazione nella

partecipazione, pei singoli casi molto varia, dei diversi fattori

richiesti per ogni assimilazione. Nelle comuni rappresentazioni

oggettive gli elementi diretti così predominano che i riprodotti per

solito sono trascurati, quantunque in realtà essi non manchino mai

e siano spesso di assai grande importanza per l’apprendimento degli

oggetti. Gli elementi riprodotti si offrono in modo più opportuno alla

nostra osservazione, quando l’azione assimilante delle impressioni

dirette è inibita da influenze esterne od interne, ad es. quando

l’impressione è indistinta e quando nascono sentimenti ed emozioni. In

tutti quei casi, nei quali per tal modo la differenza fra l’impressione

e la rappresentazione reale diventa così grande che essa si fa tosto

manifesta ad un nostro esame più intimo, noi designiamo un tale

prodotto d’assimilazione come un’_illusion_.

Il carattere di generalità delle assimilazioni non ci lascia dubitare

che esse possano avvenire fra elementi riproducibili, e in modo che,

ad es., una rappresentazione mnemonica sorgente in noi sia subito

modificata dalla sua relazione con altri elementi mnemonici. Ma in

questo caso, come facilmente si comprende, ci mancano i mezzi per la

dimostrazione del processo. Possiamo solo affermare come verosimile,

che anche nei così detti “processi puri di memoria„ non mancano

interamente gli elementi diretti sotto la forma di sensazioni e di

sentimenti sensoriali che sono suscitati da stimoli periferici. Ad es.,

nelle imagini visive riprodotte essi sono senza dubbio presenti sotto

la forma di sensazioni tattili interne dell’occhio.

_b. — Le complicazioni._

12. Le _complicazioni_, ossia le combinazioni fra formazioni psichiche

eterogenee sono parti costitutive della coscienza non meno regolari

delle assimilazioni. Come ben difficilmente v’è una rappresentazione

intensiva, o spaziale, oppure un sentimento composto, che non sia in

qualche modo modificato dal processo di assimilazione reciproca fra gli

elementi diretti e riprodotti, così quasi ciascuna di queste formazioni

psichiche è insieme legata ad altre di diversa natura, colle quali

ha certe relazioni costanti. Ma la complicazione si distingue sempre

dall’assimilazione per il fatto, che l’eterogeneità delle formazioni

rende meno stretta l’associazione, per quanto questa sia regolare; e

però se in essa uno dei componenti è diretto, l’altro riprodotto, noi

ve li possiamo con facilità distinguere immediatamente. Ma d’altro

lato vi è un’altra causa che, malgrado la natura diversa facilmente

riconoscibile degli elementi, dà pur sempre al prodotto di una

complicazione l’aspetto di una formazione organica. La causa sta nel

_predominio_ di una formazione psichica sulle altre associate, per cui

queste di fronte a quella devono ritirarsi nella parte oscura del campo

visivo della coscienza.

Se la complicazione associa un’impressione diretta con elementi

riprodotti di natura disparata, l’impressione diretta colle

assimilazioni ad essa legate costituisce di regola la parte

predominante, mentre gli elementi riprodotti esercitano talora

un’influenza notevole soltanto pel loro tono sentimentale. Quando

noi parliamo, le rappresentazioni verbali acustiche sono le parti

predominanti, colle quali abbiamo oscure le sensazioni di movimento

pur date direttamente, e come riproduzioni, le imagini ottiche delle

parole. Al contrario nella lettura, quest’ultime sono nel primo piano

(Vordergrund) della coscienza, mentre le rappresentazioni uditorie

diventano più deboli. Pertanto a causa della proprietà che hanno le

rappresentazioni oscure di agire col loro tono sentimentale in modo

relativamente forte sull’attenzione (pag. 175 e seg.), l’esistenza

di una complicazione può spesso essere avvertita solo dalla speciale

colorazione del sentimento totale, che accompagna la rappresentazione

predominante. Così, ad es., la impressione particolare di una

superficie ruvida, di una punta di stile, di un’arma da fuoco, dipende

dalla complicazione dell’immagine visiva colla tattile, e per l’arma da

fuoco anche con impressioni uditorie; ma di solito queste complicazioni

sono avvertite soltanto pel loro effetti sentimentali.

_B_. — LE ASSOCIAZIONI SUCCESSIVE.

13. L’associazione successiva non costituisce un processo che sia

diverso per proprietà essenziali dalle due forme dell’associazione

simultanea, l’assimilazione e la complicazione. Essa si fonda piuttosto

sulle stesse cause generali e si distingue solo per questa condizione

secondaria: il processo di combinazione, il quale là si presenta in

un atto che per l’osservazione immediata è indivisibile nel tempo,

qui subisce un ritardo, per il quale esso si separa distintamente

in _due_ atti. Il primo di questi atti corrisponde al sorgere degli

elementi _riproducenti_, il secondo al sorgere dei _riprodotti_.

Anche qui in moltissimi casi il primo atto è introdotto da

un’impressione di senso esterno, la quale per solito si associa tosto

con un’assimilazione Ma siccome ulteriori elementi di riproduzione

tendenti ad una assimilazione, oppure anche ad una complicazione, sono

arrestati da cause inibitorie, ad es., perchè altre assimilazioni

si presentano prima all’appercezione e riescono poi ad agire solo

dopo un certo tempo, ne segue, che dal primo atto d’appercezione si

separa distintamente un secondo: il contenuto psichico di questo ha

subite modificazioni tanto più essenziali quanto più numerosi sono

gli elementi introdotti di nuovo dalla ritardata assimilazione e

complicazione, e quanto più essi respingono colla loro diversa natura

quelli già prima esistenti.

14. Nella maggior parte dei casi un’associazione così sorta si limita

a _due_ processi rappresentativi o sentimentali, che si succedono

l’un l’altro e sono nella suddetta maniera collegati da assimilazioni

o complicazioni; ma al secondo membro possono poi annettersi o nuove

impressioni di senso, oppure combinazioni appercettive (§ 17). Più

di rado avviene che gli stessi processi, i quali causarono la prima

scomposizione di un’assimilazione o complicazione in un processo

successivo, si ripetano nel secondo, nel terzo membro, così che

sorga in tal modo una _serie associativa_. In generale questo caso si

verifica solo in condizioni eccezionali; e precisamente quando si sono

prodotte alterazioni nel corso normale delle combinazioni appercettive,

ad es., nella così detta “fuga d’idee„ degli alienati. L’associazione

a più membri ben difficilmente si presenta nell’uomo normale e nelle

consuete condizioni di vita.

14_a_. Una tale associazione a serie può anche determinarsi

sotto condizioni create ad arte per l’osservazione, cioè quando

intenzionatamente si cerca di sopprimere nuove impressioni di

senso e nuove combinazioni appercettive. Ma anche allora essa

presenta un corso diverso dallo schema solitamente dato, perchè

non ogni membro successivo si annette a quello immediatamente

precedente, ma il terzo, il quarto, ecc. al primo, fino a che una

speciale impressione di senso, o una rappresentazione con un tono

sentimentale d’intensità nuova costituisce tra nuovo punto di

collegamento per le associazioni seguenti. Anche le associazioni

nella fuga d’idee degli alienati mostrano per lo più lo stesso

tipo del ricorso a certi membri principali predominanti.

_a. — I processi di riconoscimento e di conoscimento sensitivi._

15. La comune associazione a due membri nella sua maniera di sorgere

dalle combinazioni di assimilazioni e complicazioni può essere nel

modo più distinto osservata per entro i processi del riconoscere e

conoscere sensitivo. Noi usiamo l’attributo “sensitivo„ per questi

processi di associazione, da un lato per dimostrare che il primo membro

della combinazione è sempre un’impressione sensibile, dall’altro per

distinguere questi processi da quelli _logici_ di conoscenza.

Abbiamo il più semplice caso psicologico di un riconoscimento, quando

abbiamo avuta una sol volta la rappresentazione, ad es., visiva di un

oggetto e a un nuovo incontro lo riconosciamo pel medesimo. Se il primo

incontro è avvenuto solo poco tempo prima, oppure se l’impressione è

stata vivace in modo speciale e ha suscitate emozioni, l’associazione

si compie di solito immediatamente come un’assimilazione simultanea;

e il processo si distingue dalle speciali assimilazioni che hanno

luogo in ogni rappresentazione oggettiva, solo per un particolare

sentimento concomitante, il _sentimento della contezza_. E perchè un

tale sentimento è presente solo quando si è fino ad un certo grado

“coscienti„, che l’impressione è già stata una volta in noi, lo si

deve manifestamente attribuire a tutti quei sentimenti che provengono

dalle rappresentazioni confuse esistenti nella coscienza. La differenza

psicologica tra questo nuovo processo ed una solita assimilazione

simultanea si può ben riconoscere in ciò, che nel momento in cui il

processo di assimilazione si compie coll’appercezione dell’impressione,

proprio allora quei componenti della rappresentazione primitiva,

i quali non partecipano all’assimilazione, emergono nella penombra

della coscienza, e in questo caso la loro relazione agli elementi

della rappresentazione appercepita si esplica in quel sentimento.

Tali componenti non assimilati possono essere in parte elementi

dell’impressione anteriore, i quali sono così diversi da certi elementi

dell’impressione nuova che rifuggono dall’essere assimilati; in parte

e specialmente, essi possono consistere in complicazioni che già prima

erano distintamente presenti, ma ora rimangono inosservate. In una

tale cooperazione della complicazione trova una spiegazione il fatto,

che per gli oggetti della vista il nome loro, ad es., per le persone

il nome proprio, e all’occasione anche alcune particolarità acustiche,

ad es. il suono della voce, sono sussidi straordinariamente efficaci

per il riconoscimento. Ma questi sussidi perchè giovino, non devono

necessariamente essere rappresentazioni chiare nella coscienza. Se

noi incontriamo un uomo di cui già abbiamo udito il nome, questo,

benchè non ci ritorni tosto distinto alla memoria, può facilitare il

riconoscimento.

15_a_. Una tale influenza delle complicazioni può essere

dimostrata anche sperimentalmente. Se in una sol volta si presenta

all’occhio un certo numero di dischi, i quali mostrino diverse

gradazioni di grigio fra bianco e nero, è possibile riconoscere

facilmente ogni singolo disco come affine a una certa impressione

precedente, fintanto che non si scelgano più che cinque gradi in

tutto (cioè tra bianco e nero ancora tre gradazioni di grigio);

ma se si prende un maggior numero di gradi, questo riconoscimento

non riesce più possibile. Si può con verisimiglianza supporre

che questo fatto si connetta colle cinque determinazioni comuni:

bianco, grigio chiaro, grigio, grigio oscuro, nero. Infatti

ne sarebbe una conferma l’osservazione, che, esercitandosi a

un maggior numero di designazioni, si può anche riconoscere un

maggior numero di gradazioni (eventualmente sino a 9). È vero

che in queste ricerche la complicazione può essere distintamente

cosciente; ma non occorre che dapprima lo sia, specialmente nelle

cinque gradazioni comuni; piuttosto qui di solito la designazione

conveniente è cercata solo quando il vero atto di riconoscimento

è già compiuto.

Compendio di psicologia · 第 29 / 40 题