Per tutto quanto si è detto, in questo caso è facilissimo

dimostrare l’influenza degli elementi soggettivi sulla natura delle

rappresentazioni di tempo. Essa si manifesta dapprima nell’azione,

che la diversa velocità delle cadenze udite esercita sulla formazione

delle rappresentazioni di tempo. Si osserva che esiste una determinata

velocità media di circa 0,2 sec., la quale è favorevolissima per

la combinazione di una pluralità di impressioni sonore, che si

susseguano; ed è facile notare che essa è appunto quella, nella

quale le summenzionate sensazioni soggettive e i sentimenti si

manifestano in modo distintissimo nel loro alternarsi. Se si rallenta

la velocità e la si porta notevolmente al di sotto di quel valore, la

tensione dell’attesa diventa troppo grande e passa in un sentimento

di dispiacere sempre più penoso; se si accelera invece la velocità,

l’aumento dei sentimenti d’attesa è così presto interrotto che essi

diventano quasi inavvertibili. Ci avviciniamo così d’ambedue i lati a

un limite, in cui non è più possibile raccogliere le impressioni in una

rappresentazione ritmica di tempo. Questo limite è raggiunto all’in sù

per una serie di battute di 1 sec. circa; all’in giù per una di circa

O,1 sec.

8. Come questi valori danno un indizio sull’influenza, che esercita

il decorso delle sensazioni e dei sentimenti necessari alla percezione

dell’estensione di tempo, così la stessa influenza si rivela egualmente

nella variazione, cui è soggetta la nostra rappresentazione di una

estensione di tempo, quando in una grandezza oggettiva invariata

vengono variate le condizioni della sua percezione. Si osserva che un

tempo diviso è stimato maggiore che un tempo non diviso, analogamente

all’illusione notata nella divisione delle estensioni di spazio (pag.

100). La differenza è però per il tempo di gran lunga maggiore, il che

manifestamente dipende da questo, che qui il più frequente alternarsi

di sensazioni e sentimenti in un periodo dì tempo esercita un’influenza

più rilevante, che nella analoga illusione spaziale l’interruzione

del movimento prodotto dai punti di divisione. Se inoltre in una serie

ritmica regolare, singole impressioni sono designate da una maggiore

intensità o da una differenza qualitativa qualsiasi, si ha sempre

lo stesso risultato: le estensioni di tempo precedenti e seguenti

l’impressione designata sono apprezzate in eccedenza al confronto delle

altre estensioni di tempo della stessa serie. Se invece si produce una

certa serie, ritmica, in cui le battute deboli si alternino con battute

forti, la successione delle prime sembra più lenta che quella delle

seconde.

Anche la spiegazione di questi fenomeni si trova nell’influenza

dell’alternarsi delle sensazioni e dei sentimenti. Un’impressione

distinta tra le altre esige una variazione nel decorso delle sensazioni

e specialmente dei sentimenti, che ne precedono la percezione, perchè

deve entrare in campo una tensione d’attesa più intensiva e a questa

corrispondentemente anche un abbastanza forte sentimento del sollievo

di questa attesa, o della soddisfazione. Quello prolunga il tratto

di tempo precedente l’impressione, questo quello seguente. Altrimenti

accade, quando un’intera serie di battute consta una prima volta solo

di impressioni sonore deboli, una seconda invece solo di forti. Per

percepire un’impressione debole noi dobbiamo dirizzare su di essa

più energicamente la nostra attenzione: conseguentemente nella serie

debole le sensazioni di tensione e i sentimenti concomitanti sono,

come facilmente si può osservare, di un’intensità maggiore che nella

serie forte. Anche qui nella diversità delle rappresentazioni di

tempo immediatamente si riflette la diversa intensità degli elementi

soggettivi, che ne formano la base. Però quest’effetto cessa e agisce

anzi in senso opposto, quando non si tratta di confrontare battute

deboli e forti, ma forti e fortissime.

9. Come già nelle rappresentazioni ritmiche del tatto propendiamo a

combinare almeno due periodi fra loro eguali in una regolare serie di

battute, così lo stesso facciamo, e solo in una maniera più decisa,

nelle rappresentazioni dell’udito. Ma mentre pei movimenti tattili,

nei quali le sensazioni limitanti i singoli periodi stanno sotto

l’influenza del volere, questa tendenza a costituire una cadenza

ritmica si esplica nel _reale_ alternarsi di impressioni deboli e

forti; nel senso dell’udito, ove le singole impressioni dipendono

soltanto da condizioni esterne e perciò possono essere oggettivamente

in tutto eguali, può condurre a una particolare illusione. E questa

consiste in ciò, che di una serie di battute divise da eguali

estensioni di tempo e pienamente eguali d’intensità, alcune che si

trovano fra loro a intervalli regolari, sempre si odono più forti

delle altre. Il ritmo, che in tal guisa nasce più di frequente alla

semplice audizione, è il tempo di 2/8, cioè l’avvicendarsi regolare

di arsi e tesi, al quale si collega, come una modificazione di poco

rilievo, il tempo di 3/8, nel quale ad ogni arsi seguono due tesi.

Tutt’al più per speciale sforzo di volere si può sopprimere questa

tendenza a cadenzare, e questo si ottiene solo in serie di battute

molto lente o molto veloci, che in sè e per sè si avvicinano ai

limiti della percezione ritmica; a stento invece per lungo tempo

nelle velocità medie, specialmente favorevoli alla formazione di

rappresentazioni ritmiche. Se ci sforziamo invece d’abbracciare il

maggior numero possibile d’impressioni in un’unica rappresentazione

di tempo, il fatto si complica. Sorgono elevazioni di diverso grado,

le quali si avvicendano in regolari serie cogli elementi ritmici

non accentuati, e per la partizione che esse determinano nel tutto,

aumentano notevolmente il numero delle impressioni, che possono essere

racchiuse in un’unica rappresentazione. Così dalla distinzione di

due gradi di elevazione si hanno i tempi di 3/4 e di 5/8; serie di

battute con tre gradi di elevazione sono i tempi di 4/4 e 6/4, e così

pure, come forme di tre parti, sono i tempi di 9/8 e 13/8. Più che

tre gradi d’elevazione, o tenendo conto degli elementi non accentuati,

più che quattro gradi d’intensità, non si presentano nei ritmi della

musica e della poesia, e non possono ad arbitrio essere prodotti

nella partizione della rappresentazione ritmica. Manifestamente questa

_triplicità dei gradi di elevazione_ rappresenta un valore limite della

_composizione_ di rappresentazioni di tempo, come uno simile ci è dato

per la _grandezza_ loro nell’estensione massima della serie ritmica (§

15, 6).

Il fenomeno dell’accentuazione soggettiva colla sua influenza sulla

sensazione della cadenza mostra chiaramente, che una rappresentazione

di tempo come una di spazio, non consiste affatto, semplicemente

di impressioni oggettive, ma che con queste si connettono elementi

soggettivi, la natura dei quali determina anche la percezione delle

impressioni oggettive. La causa prima dell’elevazione di una battuta

sta sempre nell’accrescimento delle sensazioni tattili interne e dei

sentimenti che la precedono e la seguono: l’accrescimento di questi

elementi soggetti viene poi riferito all’impressione oggettiva, la

quale sembra rinforzata nella sua intensità. Ora può l’accrescimento

degli elementi soggettivi o avvenire _per opera della volontà_, se

le tensioni muscolari, producenti le sensazioni tattili interne, sono

volontariamente rinforzate — processo che determina un corrispondente

aumento dei sentimenti di attesa; oppure quell’accrescimento può

avvenire _indipendentemente dalla volontà_, in quanto che l’aspirazione

a una rappresentazione comprensiva porta con sè l’immediata partizione

delle rappresentazioni di tempo per mezzo delle corrispondenti

fluttuazioni soggettive di sensazione e sentimento.

_C_) LE CONDIZIONI GENERALI DELLE RAPPRESENTAZIONI DI TEMPO.

10. Se in base a tutti questi fenomeni e alle intime connessioni,

che in essi regolarmente si stabiliscono tra i soggettivi elementi

sensibili e sentimentali e le impressioni oggettive, si vuol render

conto del modo in cui nascono le rappresentazioni di tempo, si deve

innanzi tutto partire dal fatto che una singola sensazione isolatamente

pensata, come non ha proprietà spaziali, così non può neppure avere

proprietà temporali. Anche la disposizione in una serie temporale può

sempre sorgere solo dal fatto, che ogni singolo elemento psichico entra

in certe speciali relazioni con altri elementi psichici. Se questa

condizione della combinazione di una moltiplicità di elementi psichici

vale esattamente per le rappresentazioni temporali, come già per le

spaziali, qui però la natura di questa combinazione è particolare,

essenzialmente diversa da quella che valeva per lo spazio.

I membri _a, b, c, d, f_ di una serie temporale ci possono, se la

serie è pervenuta in _f_, essere dati tutti immediatamente quali una

formazione unica, proprio allo stesso modo che una serie di punti

spaziali. Ma mentre questi, a causa degli originari movimenti riflessi

dell’occhio, sono sempre ordinati nel loro rapporto al punto centrale

della visione, il quale variando può incontrarsi con una qualsiasi

delle impressioni da _a_ a _f_; nella rappresentazione di tempo

_l’impressione momentaneamente presente_ è quella, sulla quale tutte

le altre sono orientate. Perciò una nuova impressione in tal guisa

presente, anche se è nel suo oggettivo contenuto sensibile pienamente

eguale a una passata, è percepita come _soggettivamente_ diversa da

questa, perchè lo stato sentimentale, accompagnante la sensazione può

essere affine al contenuto sentimentale di qualsiasi altro momento,

ma non è mai ad esso identico. Posto che, ad es., alla serie delle

impressioni _a, b, c, d, e, f_ segua un’altra serie _a′, b′, c′, d′,

e′, f′_, nella quale pel contenuto sensibile sia _a′ = a, b′ = b, c′ =

c,_ ecc., se noi vogliamo indicare i sentimenti concomitanti con α, β,

γ, δ, ε, φ, e α′, β′, γ′, δ′, ε′, φ′, senza dubbio α′ e α, β′ e β, γ′

e γ, ecc., a causa dell’eguale contenuto sensibile, saranno sentimenti

simili. Ma in generale essi non saranno identici, perchè ogni elemento

sentimentale, oltre che dalla sensazione, colla quale è immediatamente

legato, dipende sempre anche dallo stato del soggetto determinato

dall’insieme dei fatti antecedentemente svoltisi nella psiche del

soggetto stesso. Ora questo stato per ogni membro della serie _a′

b′ c′ d′_... è già un altro che per il corrispettivo membro della

serie _a b c d_..., perchè nell’impressione _a′_, l’impressione _a_

era già stata data, così che _a′_ può essere riferita ad _a_, mentre

questa condizione non esiste per _a_. Analoghe differenze dello stato

sentimentale esistono per serie periodiche più complesse. Se in esse le

condizioni soggettive dei sentimenti momentanei possono pur concordare,

non mai possono coincidere, perchè ogni stato momentaneo ha sempre

una sua speciale orientazione al complesso dei processi psichici. Se

poniamo ad es., che si seguano un maggior numero di serie concordanti

_a, b, c, d, a′ b′ c′ d′, a″, b″, c″, d″,_ ecc., nelle quali siano i

contenuti sensibili _a″ = a′ = a, b″ = b′ = b_, ecc., rimane pur sempre

_a″_ nelle sue condizioni sentimentali diverse da _a′_, perchè _a′_ può

essere riferito soltanto ad _a_, mentre _a″_ così ad _a′_ come ad _a_,

pur non considerando che ancora altre differenze fra tali impressioni

in sè eguali, sono sempre date in sensazioni per caso concomitanti, le

quali influiscono sullo stato sentimentale.

11. Poichè, come sopra si è notato, ogni elemento di una

rappresentazione di tempo è ordinato secondo un’impressione

immediatamente presente, questa è preferita a tutte le altre parti

della rappresentazione per una proprietà, che è simile a quella

appartenente al _punto visivo_ nella percezione delle formazioni

spaziali, cioè perchè essa viene percepita _al massimo grado chiara

e distinta_. Ma v’è qui la grande differenza, che la percezione

più distinta non è, come nelle rappresentazioni di spazio, connessa

coll’organizzazione fisiologica degli apparati di senso, ma ha le

sue ragioni esclusivamente nelle proprietà generali del soggetto

percipiente, quali esse si esplicano nei processi sentimentali. Il

sentimento momentaneo, accompagnante l’impressione immediatamente

presente, è quello che fa di questa impressione presente quella più

distintamente percepita. Noi possiamo dire pertanto quella parte

di una rappresentazione di tempo corrispondente all’impressione

immediata il _punto visivo di questa rappresentazione_, oppure anche,

poichè esso non dipende, come il punto visivo delle rappresentazioni

di spazio, da condizioni organiche esterne, dirlo con espressione

metaforica il _punto visivo interno_. Così il punto visivo interno

designa quella parte di una rappresentazione di tempo, che corrisponde

all’impressione immediatamente presente, rappresentata _col massimo

grado di chiarezza_. Le impressioni situate all’infuori di questo punto

visivo, cioè quelle precedenti all’impressione immediata, sono quelle

percepite poi _indirettamente_. Esse sono rispetto al punto visivo

ordinate in una serie di gradi di chiarezza decrescente. Un’organica

rappresentazione di tempo è solo possibile, finchè il grado di

chiarezza di alcuni dei suoi elementi non sia divenuto zero. Quando

questo avviene, la rappresentazione si scinde tosto nelle sue parti.

12. Dai punti visivi esterni dei sensi dello spazio il punto visivo

interno dei sensi del tempo si differenzia per essere in prima linea

caratterizzato non dagli elementi sensibili, ma dai _sentimentali_.

Poichè ogni elemento sentimentale varia continuamente in causa delle

mutevoli condizioni della vita psichica, il punto visivo interno

acquista quella proprietà di mutabilità continua, che noi indichiamo

come il _continuo scorrere del tempo_. Con questo scorrere si intende

appunto la proprietà, per cui nessun istante è eguale all’altro e

così pure nessuno può ritornare il medesimo (Cfr. sopra pag. 116,

2_a_). A questo fatto si connette pure la natura unidimensionale del

tempo, la quale consiste in ciò, che nelle rappresentazioni di tempo

il punto visivo interno si trova in un flusso continuo, nel quale non

può mai ritornare un punto identico. Infine il fatto che l’ordine,

in questa unica dimensione, proviene sempre da quel variabile punto

visivo, nel quale il soggetto rappresenta sè a sè stesso, dà ragione

della proprietà delle rappresentazioni di tempo, per la quale i suoi

elementi, oltre al loro ordine reciproco, possiedono un rapporto fisso

al soggetto percipiente (pag. 116, 2).

13. Se noi cerchiamo di renderci conto dei sussidi di questa reciproca

disposizione, che immediatamente collega tra loro le parti di una

rappresentazione e della loro orientazione al soggetto, questi

sussidi, che noi, ad analogia dei segni locali, vogliamo chiamare i

_segni temporali_, manifestamente debbono anche qui consistere solo in

alcuni elementi collegati alla rappresentazione, i quali isolatamente

considerati non posseggono proprietà temporali, ma le acquistano dalla

loro combinazione. Dalle particolari condizioni dello sviluppo delle

rappresentazioni temporali sin dal principio siamo indotti a ritenere,

che i segni temporali siano per una parte essenziale _elementi

sentimentali_. Infatti, nel decorso di una qualsiasi serie ritmica

ogni impressione è immediatamente caratterizzata dal concomitante

sentimento d’attesa, mentre la sensazione agisce solo in quanto suscita

quel sentimento; come distintamente si riconosce, quando avviene una

improvvisa interruzione di una serie ritmica. Fra le sensazioni del

resto, solo _le sensazioni tattili interne_ sono le parti, che non

mancano mai in ogni rappresentazione di tempo: nelle rappresentazioni

tattili esse costituiscono i sostrati immediati; nelle rappresentazioni

dell’udito e in quelle pure rivestite della forma temporale sono

sempre date come fenomeni soggettivi concomitanti. Quindi noi possiamo

considerare i sentimenti d’attesa come i _segni temporali qualitativi_,

e quelle sensazioni tattili come i _segni temporali intensivi_ di una

rappresentazione di tempo. Questa si dovrà pertanto ritenere come un

prodotto di fusione dei due segni temporali fra loro stessi e colle

sensazioni oggettive, ordinate nella forma temporale. Così anche qui le

sensazioni tattili interne, graduate secondo intensità, costituiscono

una misura omogenea per la disposizione delle impressioni oggettive,

qualitativamente caratterizzate dai sentimenti concomitanti.

13_a_. Dacchè alle sensazioni tattili interne spettano funzioni

analoghe nell’ordine delle rappresentazioni così di tempo come di

spazio, quella relazione reciproca delle due forme d’intuizione,

che trova la sua espressione nella rappresentazione _geometrica_

del tempo per mezzo della retta, è resa più accettabile da

questa concordanza di sostrati sensibili. Pure tra il complesso

sistema dei segni temporali e i sistemi di segni locali rimane

sempre l’essenziale differenza, che quello ha il suo fondamento

principale non in proprietà qualitative della sensazione,

che siano legate a determinati organi esterni di senso, ma in

_sentimenti_ che possono presentarsi per le più diverse sensazioni

in modo pienamente conforme, perchè essi per sè non dipendono

dal contenuto oggettivo delle sensazioni, ma dal loro soggettivo

modo di collegarsi. Per altra parte le assai variabili condizioni

di svolgimento di questi sentimenti spiegano l’incertezza assai

maggiore delle nostre rappresentazioni di tempo di fronte a

quelle di spazio. Di più l’influenza del decorso sentimentale

diventa qui specialmente notevole, perchè l’esattezza della

stima soggettiva del tempo dipende in prima linea dalla durata

delle estensioni di tempo. Il confronto che noi facciamo di

estensioni di tempo, ad es., di intervalli di battute che si

seguono, è in eguali condizioni favorevole al massimo grado

per quelle grandezze, che più si prestano anche alla partizione

ritmica e che pel senso dell’udito si aggirano intorno al valore

di 0,2″ (7). Si osserva facilmente che qui l’esattezza della

percezione è determinata dall’opportuno alternarsi dei sentimenti

di attesa e soddisfazione; fatto, che permette di riconoscere

con grande sicurezza, se una nuova impressione interrompa il

sentimento d’attesa in un’intensità minore che prima, o se essa

s’imbatta in una maggiore tensione del sentimento stesso. In un

troppo lento succedersi delle impressioni i sentimenti d’attesa

predominano oltre misura; in un succedersi molto affrettato si

notano all’opposto quasi soltanto i sentimenti di sorpresa, i

quali accompagnano ogni impressione, ma raggiungono sempre solo

un’intensità mediocre a causa dell’intensità poco rilevante dei

sentimenti di tensione che li precedono. Da ciò si spiega che le

impressioni rapidamente svolgentisi sono assolutamente le meno

favorevoli per l’osservazione degli elementi soggettivi delle

rappresentazioni di tempo.

13_b_. Naturalmente dinanzi al problema della origine

psicologica delle rappresentazioni di tempo è sorta la stessa

contrapposizione di teorie _nativistiche_ e _genetiche_, che noi

abbiamo incontrato nello studio delle rappresentazioni di spazio

(pag. 92, 12_a_). Ma in questo caso il nativismo non ha portato ad

una teoria propriamente detta, esso suole limitarsi alla generale

opinione, che il tempo sia una “forma d’intuizione innata„ senza

tentare di render conto dell’influenza degli elementi realmente

dimostrabili e delle condizioni necessarie delle rappresentazioni

di tempo. Le teorie genetiche della vecchia psicologia, ad

es., quella di Herbart, cercano derivare l’intuizione di tempo

esclusivamente dagli elementi della rappresentazione. Ma in tal

modo si va soltanto in costruzioni speculative, nelle quali non si

tien conto delle condizioni date dall’esperienza.

§ 12. — I sentimenti composti.

1. Nello svolgimento delle rappresentazioni di tempo viene

chiaramente alla luce, che la separazione delle parti rappresentative

e sentimentali nell’esperienza immediata è solo un prodotto della

nostra astrazione. Nelle rappresentazioni di tempo questa astrazione

si dimostra inattuabile, perchè in esse certi sentimenti prendono

una parte essenziale al sorgere delle rappresentazioni. Così

anche le rappresentazioni di tempo, solo se si tien presente il

prodotto finale del processo, cioè l’ordine di certe sensazioni

nel rapporto loro e nel rapporto al soggetto, possono essere dette

_rappresentazioni_; ma considerate nella loro propria composizione,

esse sono prodotti complessi di sensazioni e sentimenti. Per questa

ragione esse prendono una opportuna posizione di transizione tra le

rappresentazioni e quelle formazioni psichiche che si compongono di

elementi sentimentali e che noi indicheremo col nome specifico di

_moti d’animo_. Questi sono specialmente simili alle rappresentazioni

di tempo per ciò, che nell’esame del loro svolgimento non è affatto

possibile l’astratta separazione degli elementi sentimentali dai

sensibili; infatti nello sviluppo di tutte le specie di moti d’animo

le sensazioni e le rappresentazioni entrano come fattori determinanti,

così come i sentimenti hanno parte essenziale al componimento delle

rappresentazioni di tempo.

2. Fra tutti i moti d’animo _le combinazioni intensive di sentimenti_ o

i _sentimenti composti_ prendono un posto di precedenza, perchè in essi

le proprietà caratteristiche di una singola formazione sono prodotti di

uno stato momentaneo; così che la descrizione del sentimento presuppone

soltanto l’esatto apprendimento di questo stato momentaneo, ma non

una comprensione di più processi decorrenti nel tempo, e gli uni

provenienti dagli altri. Sotto questo aspetto i sentimenti composti

stanno alle emozioni, che consistono in un decorso di sentimenti e

ai processi di volere, così come le rappresentazioni intensive alle

estensive. Le varietà psichiche intensive in largo senso inchiudono

pertanto, oltre alle composizioni di rappresentazioni intensive, anche

i sentimenti composti, e le varietà estensive abbracciano come speciali

forme di ordini _temporali_, oltre alle rappresentazioni di tempo,

anche le emozioni e i processi di volere.

3. I sentimenti composti sono quindi stati intensivi di carattere

unitario, nei quali si possono percepire nello stesso tempo singole

parti sentimentali più semplici. In un qualsiasi sentimento di tal

natura noi possiamo distinguere _componenti sentimentali_ e una

_risultante sentimentale_. Come componenti sentimentali ultimi si hanno

sempre sentimenti sensoriali semplici; però alcuni di questi possono

formare una risultante parziale, la quale poi entra come un componente

composto nell’intero sentimento.

Ogni sentimento composto si può così scomporre: 1) in un _sentimento

totale_, risultante dalla connessione di tutte le sue parti; 2) nei

singoli _sentimenti parziali_, che costituiscono i componenti di questo

sentimento totale e che di nuovo si possono scindere in sentimenti

parziali di diverso ordine, a seconda che essi constano di semplici

sentimenti sensoriali (sentimenti parziali di primo ordine), o sono

già essi stessi sentimenti totali (sentimenti parziali di secondo e

superiore ordine). Dove sono sentimenti parziali di ordine superiore

possono aver luogo combinazioni plurilaterali o _intrecci_ degli

elementi, imperocchè il sentimento parziale di ordine inferiore

può contemporaneamente entrare in sentimenti parziali di ordine

superiore. Per tali intrecci la contestura del sentimento totale

può farsi oltremodo complessa; e nel medesimo tempo il sentimento

stesso, malgrado l’invariata natura dei suoi elementi, può acquistare

un carattere variabile, a seconda che prevale l’uno o l’altro dei

possibili intrecci dei sentimenti parziali.

3_a_. Così, per es., all’accordo musicale di tre note _do

mi sol_ corrisponde un sentimento totale dell’armonia, di cui

elementi ultimi, come sentimenti parziali di primo ordine,

sono i sentimenti sonori corrispondenti ai singoli suoni _do mi

sol_. Fra questi e il risultante sentimento totale stanno come

sentimenti parziali di secondo ordine, i tre sentimenti armonici

corrispondenti agli accordi di due suoni _do mi, mi sol, do sol_,

e a seconda che uno di essi prevalga o tutti insieme si presentino

con quasi eguale intensità, anche il carattere del sentimento

totale ha in questo caso una quadruplice colorazione diversa. La

prevalenza di qualche complesso sentimento parziale può avere la

sua ragione ora nella maggiore intensità delle sue parti, ora in

sentimenti anteriori; se si va, ad es., da _do mi bemolle sol_

a _do mi sol_, è reso più forte il fattore parziale _do mi_; se

invece si va da _do mi la_ a _do mi sol_, è reso più intenso il

fattore _do sol_. Similmente anche una pluralità d’impressioni

cromatiche, a seconda che prevale questa o quella composizione

parziale, può avere effetti diversi: qui però a causa dell’ordine

estensivo delle impressioni, l’affinità spaziale esercita

un’azione in senso opposto alla variazione della composizione,

mentre l’influenza della forma spaziale con tutte le condizioni

che l’accompagnano, si aggiunge ancora come fattore essenziale di

complicazione.

4. Se la struttura dei sentimenti composti è in tal guisa generalmente

complessa al massimo grado, pur essa offre una serie di gradi di

sviluppo, perchè i sentimenti complessi provenienti dai sensi del

tatto, dell’olfatto e del gusto sono di una natura assai più semplice

che quelli collegati colle rappresentazioni dell’udito e della vista.

Quel sentimento totale che è connesso alle sensazioni tattili esterne

e interne, suole specificamente essere designato come _sentimento

generale_, perchè lo si considera come quel sentimento totale nel

quale trova la sua espressione lo stato complesso del nostro benessere

o malessere fisico. Da questo punto di veduta i due sensi chimici

inferiori, l’_olfatto_ e il _gusto_, devono, egualmente, essere

assegnati al sostrato sensibile del sentimento generale. Infatti

i sentimenti parziali, che da essi hanno origine, si collegano in

composti sentimentali indissolubili, con quelli provenienti dal tatto.

Possono, è ben vero, nel singolo caso i sentimenti legati ora all’uno

ora all’altro dominio di senso avere parte così predominante da far

scomparire affatto gli altri sentimenti. Ma pur sempre, in tutto questo

variare della base sensibile, permane la proprietà del sentimento

generale di essere l’immediata espressione del nostro benessere o

malessere fisico, e però fra tutti i sentimenti composti esso è il

più affine ai sentimenti sensoriali semplici. I sensi della vista e

dell’udito invece partecipano solo eccezionalmente, specialmente per

insolita intensità di impressioni, al sostrato sensibile del sentimento

generale.

4_a_. Il sentimento generale è quella forma sentimentale

composta, nella quale si è prima notata la composizione di

sentimenti parziali, ma nello stesso tempo si è totalmente

disconosciuta la psicologica regolarità di questa composizione

e inoltre, nella maniera che è in uso in fisiologia, non si è

distinto il sentimento dal suo fondamento sensibile. E però il

sentimento generale è definito ora come la “coscienza del nostro

stato sensibile„ ora come “la somma o il _caos_ indistinto delle

sensazioni„ che ci è portato da tutte le parti del nostro corpo.

Infatti il sentimento generale risulta da una moltitudine di

sentimenti parziali; esso però non è la semplice somma di questi

sentimenti, ma un sentimento totale organico risultante da quelli.

Esso è pure certamente un sentimento totale dalla struttura più

semplice possibile, essendo composto di sentimenti parziali di

primo ordine, cioè di singoli sentimenti sensoriali, senza che

questi di solito entrino in speciali combinazioni di sentimenti

parziali di secondo e di più alto ordine. Però per lo più nel

prodotto risultante predomina un solo sentimento parziale, e

questo avviene specialmente quando una sensazione locale molto

forte è accompagnata da un sentimento di dolore. Però anche

sensazioni più deboli possono colla loro preponderanza relativa

determinare il tono sentimentale prevalente: e questo avviene

con speciale frequenza per le sensazioni di olfatto e di gusto

o per certe altre legate alla funzione regolare degli organi, ad

es., per le sensazioni tattili interne accompagnanti i movimenti

del camminare. Del resto spesso questa preponderanza relativa di

una singola sensazione può essere così debole che il sentimento

dominante non può essere scoperto che dall’attenzione sul proprio

stato soggettivo. In questo caso la direzione dell’attenzione ha

la facoltà di far prevalere un qualsiasi sentimento parziale.

5. Dal sentimento generale ha origine quella distinzione di sentimenti

contrari di _piacere_ e _dispiacere_, la quale da esso fu trasportata

non solo ai singoli sentimenti semplici di cui si compone, ma a tutti

i sentimenti. In quanto il sentimento generale è un sentimento totale,

al quale corrisponde il benessere o malessere fisico del soggetto,

le espressioni piacere e dispiacere sono infatti pienamente adatte a

indicarci i contrari, tra i quali esso, indugiando non di rado per un

tempo più o meno lungo in una zona di indifferenza, può oscillare. Così

pure queste espressioni possono essere riferite ai singoli componenti

in misura della loro partecipazione a quell’effetto complessivo. Ma

non si è affatto autorizzati a usare queste designazioni per tutti

gli altri sentimenti od a fare della loro applicabilità un criterio

per il concetto del sentimento. Anche pel sentimento generale la

contrapposizione di piacere e dispiacere può essere mantenuta solo nel

senso, che queste parole rappresentino due classi, le quali racchiudano

una quantità di sentimenti qualitativamente vari. Questa varietà già

risulta dalla grandissima variazione nella composizione dei singoli

sentimenti totali indicati col nome complessivo di sentimento generale

(v. sopra pag. 67 e segg.).

6. E appunto a causa di questa composizione si danno sentimenti

generali, i quali non possono assolutamente essere designati come

sentimenti di piacere, oppure di dispiacere, perchè essi constano di

una serie di sentimenti di piacere e di dispiacere, nella quale, a

seconda dei casi, può predominare ora l’uno ora l’altro. E poichè la

particolarità di sentimenti di tal natura riposa sulla connessione di

opposti sentimenti parziali, essi possono venir chiamati _sentimenti di

contrasto_. Una forma semplice di un tal sentimento di contrasto fra i

sentimenti generali è il _sentimento del solletico_ il quale si compone

di un sentimento di piacere, accompagnante deboli sensazioni tattili

esterne e da sentimenti legati alle sensazioni muscolari, che sorgono

dai moti convulsi riflessi, suscitati dagli stimoli tattili. In quanto

questi moti convulsi riflessi si diffondono più o meno largamente, e

spesso anche, irradiandosi nel diaframma, portano arresti di respiro,

il sentimento risultante può straordinariamente variare nei singoli

casi per intensità, ampiezza e composizione.

7. I sentimenti composti che appartengono al dominio dei sensi

dell’udito e della vista, solitamente sono indicati anche come

_sentimenti estetici elementari_, espressione questa che in sè e per

sè abbraccia tutti i sentimenti che sono legati a rappresentazioni

composte, e però essi stessi sono composti. Alla classe di questi

sentimenti, così chiamati in base al concetto di αἴσθησις nel più

largo senso, appartengono più specialmente quelli che si presentano

come elementi di azioni estetiche nello stretto senso della parola.

Il concetto di elementare in questi sentimenti non si riferisce ai

sentimenti stessi, i quali non sono assolutamente semplici, ma esso

deve solo esprimere un contrapposto relativo ai sentimenti estetici di

gran lunga più composti e di grado superiore.

I sentimenti percettivi o sentimenti estetici elementari dei sensi

dell’udito e della vista ci possono servire come modelli di tutti

gli ulteriori sentimenti composti che sorgono nel corso dei processi

intellettuali, cioè dei sentimenti logici, dei morali e degli estetici

di più alta natura. Infatti nella loro generale struttura psicologica

tali forme sentimentali più complesse corrispondono perfettamente ai

più semplici sentimenti percettivi: solo che quelli si collegano ancora

con sentimenti ed emozioni che sorgono dalla complessiva connessione

dei processi psichici.

Mentre i contrari, entro i quali si muovono i sentimenti generali,

appartengono prevalentemente a quelle qualità dei sentimenti che noi

indichiamo colle espressioni di piacere e dispiacere, pei sentimenti

estetici elementari si possono usare i termini contrari di _gradevole_

e _disgradevole_, i quali vanno nelle stesse direzioni sentimentali,

ma più oggettivi nel loro significato, esprimono non il benessere o il

malessere del soggetto, bensì il rapporto degli oggetti al soggetto

percipiente. Qui, ancora più che per il piacere ed il dispiacere,

è manifesto che questi contrari designano non singoli sentimenti,

ma indicano solo le direzioni generali, secondo le quali si possono

ordinare i sentimenti infinitamente vari per ogni singolo caso e

particolari per ogni rappresentazione individuale. Inoltre nei singoli

sentimenti sussistono ma in più mutevole maniera anche le altre

direzioni del sentimento (pag. 66), i sentimenti di eccitamento e di

calma, di tensione e di sollievo.

8. Non tenendo conto delle direzioni principali or ricordate e

che si adattano a tutte le singole forme, noi possiamo ordinare

tutti i sentimenti percettivi secondo i rapporti degli elementi

di rappresentazione, rapporti di massima importanza per le loro

qualità, in due classi, che diremo dei sentimenti _intensivi_ e degli

_estensivi_. Fra i sentimenti _intensivi_ comprendiamo quelli che

nascono dai rapporti in cui stanno le proprietà qualitative degli

elementi sensibili di una rappresentazione; fra gli _estensivi_, quelli

che hanno origine dall’ordine spaziale e temporale degli elementi.

Le espressioni “intensivo„ e “estensivo„ devono pertanto qui essere

riferite non alla natura del sentimento stesso, la quale in realtà è

sempre intensiva, ma alle sue _condizioni di origine_.

Quindi i sentimenti intensivi ed estensivi non sono solamente

i fenomeni soggettivi che accompagnano le corrispondenti

rappresentazioni, ma poichè ogni rappresentazione da un lato suole

constare di elementi qualitativamente diversi, dall’altro viene a

disporsi in un ordine estensivo qualsiasi d’impressioni, una medesima

rappresentazione può essere contemporaneamente il sostrato di

sentimenti intensivi ed estensivi. Così un oggetto che sia costituito

di parti diversamente colorate, percepito colla vista, può suscitare

un sentimento intensivo per il rapporto reciproco dei colori e uno

estensivo per la sua forma. Una successione di suoni è legata a un

sentimento intensivo che corrisponde al rapporto qualitativo dei suoni

e ad uno estensivo che proviene dalla successione nel tempo ritmica o

aritmica. Perciò sentimenti intensivi ed estensivi sono generalmente

legati al tempo stesso tanto alle rappresentazioni dell’udito quanto

a quelle della vista; naturalmente in certe condizioni una di queste

forme può scomparire di fronte all’altra. Così, udendo per un momento

un accordo, si percepisce solo un sentimento intensivo; all’opposto,

udendo una serie ritmica di impressioni sonore indifferenti, appare in

notevole grado solo un sentimento estensivo. Per l’analisi psicologica

è senza dubbio opportuno il fissare le condizioni nelle quali una certa

forma sentimentale può sorgere, essendo esclusa al massimo grado ogni

altra.

9. Fra i sentimenti intensivi che in tal guisa si possono osservare,

quelli che sono collegati a _combinazioni di colori_, seguono questa

regola: una combinazione di _due_ colori col massimo della differenza

qualitativa riesce anche gradevole al massimo grado. Ma ogni singola

combinazione di colori ha insieme uno specifico carattere sentimentale,

il quale si compone dei sentimenti parziali dei singoli colori e del

sentimento totale, che sorge, come risultante da quelli. Inoltre anche

qui, come già pei sentimenti semplici di colore, l’effetto è complicato

da associazioni accidentali e dai sentimenti complessi che da queste

provengono (v. pag. 61). Per le combinazioni di più di due colori non

si sono fatte ancora sufficienti ricerche.

I sentimenti delle _combinazioni di suoni_ costituiscono una varietà

straordinariamente ricca e precisamente quel dominio sentimentale, nel

quale preferibilmente si esplica quella formazione, già sopra (pag.

130) esposta nello linee generali, di sentimenti parziali di diverso

ordine coi loro intrecci varianti a seconda di condizioni speciali.

L’esame dei singoli sentimenti, nascenti in tal guisa, è còmpito

dell’estetica psicologica della musica.

10. I sentimenti _estensivi_ possono essere ancora distinti in

spaziali e temporali, dei quali i primi, _i sentimenti di forma_,

spettano prevalentemente alla vista; i secondi, _i sentimenti ritmici_,

specialmente all’udito, ed ambedue poi, nell’ inizio dello sviluppo, al

tatto.

Il _sentimento ottico di forma_ si manifesta innanzi tutto nel

preferire forme regolari alle irregolari, e poi, quando sia dato di

scegliere tra diverse forme regolari, nel preferire quelle organate

secondo leggi _semplici_. Tra queste sono fra tutte preferite le due

seguenti, quella della simmetria col rapporto 1:1 e quella, della

sezione aurea col rapporto x + 1 : x = x : 1 (il tutto sta alla parte

maggiore, come questa alla minore). Il fatto, che nella scelta tra

queste due leggi la simmetria ha generalmente la preferenza nella

divisione orizzontale delle forme, la sezione aurea nella verticale,

è verosimilmente un portato delle associazioni, specialmente delle

associazioni colle forme organiche, ad es., colle umane. La preferenza,

che si dà alla regolarità e a certe leggi più semplici, non può

essere interpretata altrimenti ohe ammettendo essere la misura di

ogni singola dimensione collegata a una sensazione tattile interna

dell’occhio e a un concomitante sentimento sensoriale, il quale come

sentimento parziale entri nel tutto di un sentimento ottico di forma;

in questo caso il sentimento totale dell’ordine regolare, il quale

sorge alla visione dell’intera forma, è poi modificato dal rapporto

reciproco, tanto delle diverse sensazioni, quanto dei sentimenti

parziali. Associazioni e sentimenti a queste connessi possono anche

qui aggiungersi come parti secondarie, ma pur sempre fondentisi col

sentimento totale.

Il _sentimento ritmico_ è affatto dipendente dallo condizioni formulate

nello studio delle rappresentazioni di tempo. I sentimenti parziali

sono qui rappresentati da quei sentimenti di attesa o in tensione

o soddisfatta, che nel loro regolare avvicendarsi costituiscono la

rappresentazione ritmica di tempo. Il modo della connessione dei

sentimenti parziali e specialmente la preponderanza di alcuni di essi

nel sentimento totale formantesi, ancora in più alto grado che il

momentaneo carattere di un sentimento intensivo, son dipendenti dal

rapporto, nel quale i sentimenti immediatamente presenti si trovano di

fronte ai precedenti. Questo si manifesta specialmente nella grande

influenza, che ogni mutamento del ritmo esercita sul sentimento

ritmico. E per essere così generalmente collegati a un certo periodo

di tempo, i sentimenti ritmici rappresentano il punto di passaggio più

prossimo alle emozioni. Se un’emozione può anche svilupparsi da ogni

sentimento composto, la condizione però per il sorger di un sentimento

non è per nessun altro sentimento così come per questo, anche una

condizione necessaria per il sorgere di un certo grado di emozione,

che in questo caso suole essere moderato solo dalla regolare serie dei

sentimenti (v. § 13; 1, 7).

11. A causa dell’immensa varietà dei sentimenti composti, che è

collegata a una varietà egualmente grande di loro condizioni, non

si può naturalmente pensare a una teoria psicologica, che tutti li

abbracci, a una teoria di natura unitaria, quale ci fu possibile, ad

es., per le rappresentazioni di spazio e di tempo. Pure in essi si

manifestano alcune proprietà comuni, per le quali essi si ordinano

sotto certi generali punti di veduta psicologici. Sono precisamente

_due_ questi fattori, dei quali si compone ogni effetto sentimentale

di tal natura: primo il rapporto dei sentimenti parziali fra loro e

secondo la loro riunione in un unico sentimento totale. Il primo di

questi fattori si esplica più fortemente nei sentimenti intensivi,

il secondo nei sentimenti estensivi; di fatto però ambedue non solo

sono sempre collegati, ma anche si determinano reciprocamente. Così

una figura, la quale ci riesce ancora gradevole, può essere tanto più

complessa, quanto più i rapporti delle sue parti si ordinano secondo

certe regole; e questo vale anche per il ritmo. D’altro lato anche la

riunione delle parti in un tutto favorisce la manifestazione delle

singole parti costituenti il sentimento. In tutte queste relazioni

le composizioni sentimentali mostrano la massima somiglianza colle

composizioni intensive di rappresentazioni, mentre l’ordine esteso

delle impressioni, specialmente quello spaziale, rende possibile

molto prima una coesistenza relativamente indipendente di più

rappresentazioni.

12. Questa proprietà, della connessione stretta e intensiva di

tutte le parti di un sentimento, anche per quei sentimenti, i cui

fondamenti rappresentativi sono ordinati estensivamente, nello spazio

o nel tempo, si connette con un principio, che è valido per tutti i

sentimenti e anche per i moti d’animo, di cui abbiamo a parlare in

seguito, e che noi vogliamo designare come _il principio dell’unità

dello stato sentimentale_. Questo principio sta in ciò, che in un

dato momento è possibile sempre _un solo_ sentimento totale, oppure,

con altra espressione, che tutti i sentimenti parziali presenti in un

dato momento si riuniscono finalmente sempre in un unico sentimento

totale. Questo principio dell’unità dello stato sentimentale sta però

evidentemente in connessione col rapporto generale tra rappresentazione

e sentimento, per il quale nella rappresentazione trova la sua

espressione un contenuto immediato della esperienza, secondo le qualità

ad esso attribuite senza riguardo al soggetto, nel sentimento invece si

esplica il rapporto che sempre un tale contenuto dell’esperienza ha nel

tempo stesso col soggetto.

§ 13. — Le emozioni.

1. Il sentimento è, in conformità al carattere generale del processo

psichico, uno stato non durevole. Nell’analisi psicologica di un

sentimento composto noi dobbiamo sempre pensare fissato un momentaneo

stato d’animo. E poichè questo tanto più facilmente si raggiunge,

quanto più decorrono graduali e continui i processi psichici, si è

accolta la denominazione di _sentimenti_ principalmente per processi

svolgentisi con relativa lentezza, come pure per quelli che, quali ad

es., i sentimenti ritmici, nel loro regolare decorso nel tempo, non

sorpassano mai una certa misura media dell’intensità. Quando invece una

serie di sentimenti svolgentesi nel tempo si riunisce in un decorso

connesso, il quale di fronte ai processi antecedenti e seguenti

si specifica come un tutto unito, avente in generale sul soggetto

un’azione più intensa che un sentimento singolo, allora noi chiamiamo

tale decorso di sentimenti un’_emozione_.

Questa espressione già di per sè indica che non si è in presenza di

specifici contenuti soggettivi dell’esperienza, i quali distinguono

l’emozione dal sentimento, ma piuttosto di nuovi effetti prodotti

dall’emozione in seguito alla speciale composizione di certi contenuti

sentimentali. Quindi anche tra sentimento ed emozione non si deve

tracciare alcun deciso confine. Ogni sentimento più intensivo passa in

un’emozione e può da questa sciogliersi solo mediante un’astrazione

più o meno volontaria. Ma in quei sentimenti, che sin dall’inizio

sono legati a un determinato decorso nel tempo, nei sentimenti

_ritmici_, una siffatta astrazione è propriamente impossibile. Il

sentimento ritmico per vero si distingue ancora tutt’al più per la

minore intensità di quell’effetto complessivo sul soggetto, al quale

l’“emozione„ deve il suo nome[21]. Però anche questa differenza è

fluttuante, e tosto che i sentimenti prodotti da impressioni ritmiche

si sono fatti più vivaci, come suole specialmente avvenire, quando il

ritmo si collega con un contenuto sensibile, suscitante fortemente il

sentimento, i sentimenti ritmici diventano realmente emozioni. Perciò i

sentimenti ritmici, così nella musica come nella poesia, costituiscono

un importante sussidio per rappresentare emozioni e per suscitarle

nello ascoltatore.

2. La lingua ha indicato le diverse emozioni con nomi, che proprio come

le designazioni dei sentimenti, non indicano processi individuali,

ma classi, in ciascuna delle quali si può comprendere una quantità

di singole emozioni secondo certi caratteri comuni. Emozioni, come la

gioia, la speranza, la cura, il cordoglio, l’ira, ecc., non soltanto

sono in ogni singolo caso, nel quale si presentino, accompagnate

da speciali contenuti rappresentativi, ma anche i loro contenuti

sentimentali e persino il loro modo di decorso possono volta a volta

variamente mutare. Quanto più un processo psichico è composto,

si presenta di natura tanto più particolare nel singolo caso, e

però un’emozione individuale si ripete in forma identica ancor più

difficilmente che un sentimento individuale. Le designazioni generali

delle emozioni hanno quindi tutt’al più questo significato: di

abbracciare certe _forme tipiche di decorso aventi affini contenuti

sentimentali_.

3. Non ogni connesso decorso di sentimenti è detto emozione e può,

come tale, essere assunto sotto una di quelle forme tipiche, fissate

dalla lingua. Anche l’emozione possiede piuttosto il carattere di

un tutto unico, che si differenzia dal sentimento composto per due

particolarità: presenta un determinato decorso nel tempo ed ha un

più intenso e successivo effetto sulla connessione dei processi

psichici. La prima di queste particolarità ha la sua ragione in ciò,

che l’emozione di fronte al singolo sentimento è un processo di un

grado più elevato, perchè sempre in sè racchiude una successione di più

sentimenti; la seconda è strettamente collegata alla prima, e si fonda

sull’aumento di effetto, che un sommarsi dei sentimenti porta sempre

con sè.

Per questi caratteri l’emozione presenta, malgrado la varietà delle

sue forme, una certa regolarità di decorso. Essa comincia sempre con

un _sentimento iniziale_ più o meno intenso, il quale colla sua qualità

e direzione dinota anche la natura dell’emozione e ha la sua origine o

in una rappresentazione suscitata da uno stimolo esterno (eccitamento

emotivo esterno), o in un processo psichico, proveniente da condizioni

associative o appercettive (eccitamento emotivo interno). Poi segue un

_decorso rappresentativo_, accompagnato da sentimenti corrispondenti,

il quale e per la qualità dei sentimenti e per la rapidità del

processo offre nelle singole emozioni differenze caratteristiche.

Infine l’emozione si chiude con un _sentimento finale_, che rimane

dopo il passaggio di quel decorso in uno stato d’animo più calmo,

e in questo sentimento finale l’emozione declina, a meno che essa

passi nel sentimento iniziale di un nuovo stato emotivo. E questo

avviene specialmente nelle emozioni, che presentano un tipo di decorso

intermittente (v. sotto 13).

4. L’accrescimento degli effetti, che si osserva nel decorso

dell’emozione, si riferisce non solo al contenuto psichico dei

sentimenti, che la compongono, ma anche ai fenomeni _fisici_, che

l’accompagnano. Nei sentimenti isolati questi fenomeni si limitano alle

assai piccole alterazioni dell’innervazione del cuore e del respiro,

le quali si possono dimostrare solo mediante esatti metodi grafici

(pag. 70). Ma nell’emozione ciò avviene in modo essenzialmente diverso.

Qui non solo pel sommarsi e l’avvicendarsi dei successivi stimoli

sentimentali aumentano gli effetti sul cuore, sui vasi sanguigni e

sulla respirazione, ma all’influenza emotiva sono tratti a partecipare

in modo visibile _gli organi esterni di movimento_, poichè entrano in

campo dapprima i movimenti dei muscoli della bocca (movimenti mimici),

poi quelli delle braccia e di tutto il corpo (movimenti pantomimici),

e a questi nelle emozioni più forti possono anche aggiungersi diffuse

alterazioni d’innervazione, come tremito muscolare, convulsivi

scuotimenti del diaframma, e dei muscoli del viso, abbassamento della

tonicità muscolare, quasi fosse prodotto da paralisi.

A causa del loro valore sintomatico per le emozioni, tutti questi

movimenti sono designati come _movimenti espressivi_. Di solito

essi sorgono affatto involontariamente, o come effetti di natura

riflessa delle eccitazioni emotive, o nella forma di azioni impulsive

balzanti dalle parti sentimentali dell’emozione. Ma essi poi anche per

volontario aumento o diminuzione o anche per intenzionata produzione

dei movimenti possono venir variati nelle più diverse maniere, così

che nei movimenti espressivi può entrare in azione tutta la scala delle

reazioni esterne di moto, della quale parleremo trattando delle azioni

esterne del volere (§ 14). Ma poichè queste diverse forme di movimento

possono nel carattere esteriore perfettamente eguagliarsi e inoltre

secondo la loro natura psichica possono spesso senza decisi limiti

passare le une nelle altre, all’osservatore oggettivo è di solito

impossibile il distinguerle.

5. Rispetto al loro carattere sintomatico i movimenti espressivi delle

emozioni possono essere distinti in _tre_ classi: 1) _Sintomi puramente

intensivi_: essi sono le forme espressive di emozioni piuttosto forti,

e consistono pei gradi mediocri in movimenti esagerati, per emozioni

molto violente in subitaneo arresto o paralizzazione del movimento;

2) _Qualitative estrinsecazioni sentimentali_: esse consistono in

movimenti mimici, fra i quali occupano il primo posto i movimenti

dei muscoli della bocca, simili ai riflessi, che tengono dietro ad

impressioni saporifiche di dolce, acido e amaro. L’espressione del

sapore dolce corrisponde alle emozioni di piacere, quella dell’amaro

e dell’acido alle emozioni di dispiacere, mentre le particolari

modificazioni del sentimento, come la eccitazione e la depressione,

la tensione e il sollievo sono espresse dalla tensione dei muscoli

della bocca. 3) _Estrinsecazioni rappresentative_: generalmente

consistono in movimenti _pantomimici_, coi quali o si indicano

gli oggetti dell’emozione (gesti indicanti), o si designano gli

oggetti ed i processi ad essi legati, dalla forma del movimento

(gesti descriventi). Manifestamente queste tre forme d’espressione

corrispondono esattamente agli elementi psichici dell’emozione e

alle loro proprietà fondamentali: la prima all’intensità, la seconda

alla qualità dei sentimenti, e la terza al contenuto rappresentativo.

Conseguentemente anche un solo concreto movimento espressivo può in

sè riunire tutte tre le forme espressive. La terza forma, quella delle

estrinsecazioni rappresentative, a causa delle sue relazioni genetiche

col _linguaggio_, è di una speciale importanza psicologica (vedi § 21,

3).

6. I fenomeni concomitanti alle emozioni nel dominio dei movimenti di

_polso_ e di _respirazione_ possono essere di triplice natura. Essi

possono consistere: 1) nell’immediato effetto dei sentimenti, dei

quali si compongono le emozioni, così, ad es., in un allungamento delle

onde del polso e del respiro, se i sentimenti sono di piacere; in un

raccorciamento, se sono sentimenti spiacevoli (cfr. pag. 70). Però

questo si nota solo nelle emozioni relativamente calme, nelle quali

i singoli sentimenti hanno tempo sufficiente a svolgersi. Ma quando

vien meno questa condizione, allora appaiono fenomeni, che dipendono

non solo dalla qualità dei sentimenti, ma insieme e il più delle volte

prevalentemente dall’intensità degli effetti di innervazione prodotti

dal sommarsi dei sentimenti. Tali effetti possono poi consistere: 2)

in _rinforzata_ innervazione, la quale sorge, per una non troppo rapida

successione di sentimenti, in seguito ad un _aumento_ dell’eccitazione

prodotto in questo caso dal sommarsi dei sentimenti; poichè nel cuore

l’aumento d’eccitazione colpisce soprattutto i nervi d’arresto, essa

si manifesta in pulsazioni fatte più lente e più forti, alle quali

per lo più si accompagna un aumento d’innervazione nei muscoli mimici

e pantomimici: _emozioni steniche_. Se il decorso dei sentimenti o

è molto tumultuario, o dura un tempo insolitamente lungo, in eguale

direzione l’effetto dell’emozione è: 3) una _paralizzazione_ più o meno

diffusa dell’innervazione del cuore e del tono dei muscoli esterni,

collegata in certi casi con speciali perturbazioni d’innervazione

di singoli gruppi muscolari, principalmente del diaframma e dei

muscoli del viso che con quello sono sinergici. Il primo sintomo

della paralizzazione dei nervi regolatori del cuore è una grande

accelerazione di pulsazioni con accelerazione corrispondente di

respiro, mentre contemporaneamente i movimenti del polso e del respiro

diventano più deboli e il tono dei muscoli esterni decresce sino a

un rilassamento quasi paralitico: _emozioni asteniche_. Un’ultima

differenza, che però non può dare luogo a una specie indipendente di

effetti fisici delle emozioni, perchè si tratta solo di modificazioni

dei fenomeni caratterizzanti le emozioni steniche e asteniche, si fonda

finalmente: 4) sulla maggiore o minore _rapidità_ colla quale avviene

l’aumento o l’inibizione dell’innervazione: _emozioni rapide e lente_.

6_a_. La vecchia psicologia, conseguente alla sua tendenza

generale di dare un’interpretazione intellettualistica ai processi

psichici, era solita presentare delle riflessioni logiche sulle

emozioni come una teoria o quanto meno come una esposizione

delle emozioni. Il più bell’esempio di questa maniera è la

dottrina che dell’emozioni ci dà lo Spinoza. In questa dottrina

le trattazioni psicologiche subivano per lo più l’influenza dei

punti di veduta _etici_ più di quello che fosse desiderabile nel

puro interesse della psicologia. Su ciò si fondava specialmente

anche quella distinzione fra emozione e _passione_ che nella

vecchia psicologia aveva una parte essenziale, intendendosi per

la seconda il predominio sul volere di determinati impulsi avente

la sua origine in durevoli sentimenti ed in emozioni. Kant mutò

il valore di questo concetto ponendo la proprietà dell’emozione

nel subitaneo sorgere e quella della passione nella direzione

del sentimento fatta abitudine. Tutte queste distinzioni sono in

parte di un’importanza puramente pratica e rientrano senz’altro

nel dominio dello studio del carattere e dell’etica, e in parte si

riferiscono a proprietà che spettano agl’indizi dell’intensità e

del decorso dell’emozioni (12 segg). Psicologicamente considerate,

le passioni non costituiscono affatto un dominio di processi

psichici, che in qualche modo si debba separare dalle emozioni.

Di fronte a questa trattazione della vecchia psicologia basantesi

soprattutto su motivi di psicologia pratica, nei tempi recenti i

movimenti espressivi hanno specialmente richiamato l’attenzione

cioè gli speciali fenomeni concomitanti alle emozioni che

avvengono nel polso, nella respirazione e nella innervazione dei

vasi sanguigni. Ma a questi fenomeni che presi nel loro esatto

significato sono certamente importanti, si assegnò un valore

completamente falso, perchè furono considerati come sussidi coi

quali si possa ricercare la natura psicologica delle emozioni. In

base a questa opinione sorse una classificazione delle emozioni

fondata esclusivamente sugli indizi fisici, classificazione

che doveva convalidare la teoria che le emozioni siano semplici

effetti dei moti espressivi e però, ad es., la tristezza consti

solo delle sensazioni che accompagnano i movimenti mimici del

pianto, e così via. In maniera alquanto più temperata si è

cercato di dare ai movimenti espressivi il loro vero valore per

le emozioni, considerando la loro presenza come l’indizio generale

per la distinzione delle emozioni dai sentimenti. Ma anche questo

è tanto meno giustificato, in quanto che simili fenomeni fisici

d’espressione già appaiono nei sentimenti, e il fatto, che questi

sintomi siano più o meno chiaramente visibili, non può certo

costituire un contrassegno. L’essenziale differenza dell’emozione

dal sentimento è piuttosto _psicologica_ in quanto quello

rappresenta un decorso di sentimenti costituenti un tutto unito. I

movimenti espressivi sono solo le conseguenze dell’accrescimento

che le parti antecedenti di un tale decorso esercitano dal lato

fisico sulle seguenti. Da ciò deriva che anche gli indizi sui

quali si deve esclusivamente basare la classificazione delle

emozioni devono essere _psicologici_ (v. sotto 9).

7. Per quanto i concomitanti fenomeni fisici siano parte importante

delle emozioni, pur essi non stanno in relazione costante colla

_qualità psicologica_ di quelle. Questo vale specialmente pel polso

e pel respiro, ma anche per le espressioni pantomimiche di forti

emozioni. Emozioni che hanno un contenuto sentimentale molto diverso,

anzi opposto, possono talvolta appartenere alla medesima classe per

ciò che riguarda questi concomitanti fenomeni fisici. Così possono,

ad es., gioia ed ira essere egualmente emozioni steniche. Una gioia

accompagnata da sorpresa può però anche dare l’imagine fisica di

un’emozione astenica. Infatti, negli effetti generali d’innervazione

che dànno luogo a quella distinzione di emozioni steniche e asteniche,

rapide e lente, si specchiano non i contenuti sentimentali, ma solo

le proprietà formali dell’intensità e della velocità nel decorso dei

sentimenti. Questo appare chiaramente anche da ciò, che differenze

dell’innervazione involontaria analoghe a quelle che accompagnano

emozioni diverse, possono essere suscitate da una semplice successione

di impressioni indifferenti, ad es., dalle battute di un metronomo.

Specialmente si osserva che la _respirazione_ ha la tendenza di

adattarsi alla maggiore o minore rapidità delle battute del metronomo;

coll’aumento di questa rapidità i movimenti della respirazione

diventano più frequenti e per solito anche certe fasi di respiro

coincidono con certe battute. Donde appare chiaramente che anche

all’udire un tale ritmo indifferente non restiamo del tutto liberi

d’emozioni; colla crescente rapidità delle battute abbiamo dapprima

l’impressione di un’emozione calma, poi di una stenica, e infine per

una successione rapidissima, di una astenica. Però le emozioni in

questa ricerca hanno certamente un puro carattere formale: esse dal

lato del contenuto mostrano una grande indeterminatezza, che scompare

solo quando ci pensiamo investiti di un’emozione concreta avente

eguali proprietà formali. Questo avviene in realtà molto facilmente

e su ciò si fonda la grande attitudine delle impressioni ritmiche,

così a descrivere come a produrre emozioni. Per produrre un’emozione

completa in tutte le sue parti, v’è bisogno ancora solo di un accenno

al qualitativo contenuto sentimentale, quale è possibile alla musica

mediante il contenuto sonoro delle imagini musicali.

7_a._ Da questo rapporto degli effetti fisici delle emozioni al

contenuto psichico delle emozioni stesse deriva anche che i primi

non mai possono sostituire l’immediata osservazione psicologica

delle emozioni. Essi sono in generale sussidi sintomatici che si

prestano a più interpretazioni; se legati all’autoosservazione

condotta sperimentalmente essi hanno un grande valore ma per sè

soli nessuno. Una volta che sono state compiute le osservazioni

sperimentali essi giovano specialmente come mezzi di controllo.

Per le emozioni infatti vale in modo del tutto particolare,

la circostanza che quell’osservazione dei processi psichici,

i quali si presentano per sè stessi nel naturale decorso della

vita, rimane assolutamente insufficiente. In primo luogo il caso

non offre al psicologo le emozioni in quel momento, nel quale

egli le potrebbe scientificamente analizzare; in secondo luogo,

specialmente quando si tratta di emozioni più forti fondate su

cause reali, noi ci troviamo nelle condizioni meno opportune

per poterci esattamente osservare. Molto meglio si raggiunge lo

scopo, se _volontariamente_ ci poniamo in un certo stato emotivo.

Ma non essendo possibile valutare fin dove l’emozione, in tal

guisa soggettivamente prodotta, concordi per intensità e maniera

di decorso con altra emozione di eguale specie prodotta da cause

oggettive, allora la contemporanea mancanza degli effetti fisici,

specialmente di quelli ohe più sfuggono all’influsso della

volontà, il polso e il respiro, serve come controllo, imperocchè

per eguale qualità psicologica delle emozioni noi possiamo

a diritto concludere da corrispondenti effetti fisici a una

concordanza delle loro proprietà formali.

8. Così nel sorgere naturale come nella produzione artificiale

delle emozioni, i concomitanti fenomeni fisici indipendentemente dal

loro valore sintomatico, possiedono ancora l’importante proprietà

psicologica di _fare più intensa l’emozione_. Essa si fonda su ciò, che

l’innervazione eccitante o inibente di determinati domini muscolari è

accompagnata da sensazioni tattili interne, alle quali sono associati

_sentimenti sensoriali_, e questi si collegano al rimanente contenuto

sentimentale delle emozioni, e però queste aumentano d’intensità. Tali

sentimenti provengono dal movimento del cuore, dalla respirazione

e dall’innervazione dei vasi sanguigni soltanto nel caso di forti

emozioni, dove essi possono diventare sempre più intensi; invece nelle

emozioni moderate gli stati dell’accresciuta o diminuita tensione

muscolare influiscono già sullo stato sentimentale, quindi anche

sull’emozione.

9. Per il grande numero dei fattori che si devono prendere in esame

nello studio delle emozioni, un’analisi psicologica delle singole

forme di esse è impossibile, tanto più che ciascuno dei molti nomi

di distinzione indica anche qui solo una _classe_, nella quale è

una quantità di forme speciali e in queste ancora innumerevoli casi

individuali di una varietà infinita. E però qui è solo possibile dare

uno sguardo alle principali _forme fondamentali delle emozioni_.

I punti di vista dai quali si deve dare questo sguardo generale

devono manifestamente essere _psicologici_, cioè tali che siano

desunti dall’immediata proprietà delle emozioni stesse, perchè i

fenomeni _fisici_ concomitanti hanno dappertutto solo un valore di

sintomi e inoltre, come già si è notato, si prestano spesso a più di

un’interpretazione.

Di tali punti di vista psicologici _tre_ possono, in generale, essere

posti a base della distinzione delle emozioni: 1º la _qualità_ dei

sentimenti che entrano a costituire le emozioni; 2º l’_intensità_ di

questi sentimenti; 3º la _forma del decorso_, che è determinata dalla

maniera e dalla rapidità della variazione dei sentimenti.

10. In base alla _qualità dei sentimenti_ si possono stabilire tosto

alcune forme fondamentali di emozioni che corrispondono alle direzioni

fondamentali dei sentimenti già antecedentemente distinte (pag. 66).

Quindi sarebbero a distinguersi emozioni piacevoli e spiacevoli,

eccitanti e deprimenti, di tensione e di sollievo. Ma conviene notare

che le emozioni, a causa della loro costituzione più complessa, ancora

più che i sentimenti sono generalmente di forma _mista_. Pertanto, in

generale, solo _una_ di quelle direzioni del sentimento può indicarsi

come _primaria_ per una certa emozione; tutti gli altri elementi

sentimentali, che appartengono alle altre direzioni, si annettono poi

a questa come parti _secondarie_. E questo carattere secondario si

dimostra di solito anche in ciò che, a seconda di condizioni diverse,

possono sorgere divergenti forme subordinate dell’ emozione primaria.

Ad es., la gioia pel suo carattere fondamentale è un’emozione di

piacere; essa poi nel suo decorso, per l’aumento dei sentimenti,

diventa per lo più anche un’emozione eccitante, ma quando l’intensità

dei sentimenti sorpassa la misura, essa diventa deprimente. La pena

è un’emozione spiacevole, di natura per lo più deprimente; con una

maggiore intensità dei sentimenti può anche essere eccitante, per poi

ad un’intensità massima passar di nuovo in una pronunciata depressione.

Ancor più decisamente l’ira nel suo carattere predominante è

un’emozione spiacevole d’eccitamento, ma ad una maggiore intensità dei

sentimenti, passando nella furia, può essa pure diventare deprimente.

Mentre la natura eccitante o deprimente ci appare solo come forma

secondaria delle emozioni di piacere e dispiacere, vediamo talvolta i

sentimenti di tensione o di sollievo essere parte fondamentale o almeno

primaria delle emozioni. Così nell’emozione dell’attesa il sentimento

di tensione speciale di questo stato è il primario; trasformandosi in

emozione si aggiungono facilmente sentimenti spiacevoli di natura, a

seconda delle circostanze, deprimente od eccitante. Nelle impressioni

o nei movimenti ritmici dall’avvicendarsi dei sentimenti di tensione o

di sollievo nascono infine emozioni di piacere, le quali poi, a seconda

della natura del ritmo, sono eccitanti o deprimenti, e in questo ultimo

caso però si mescolano con sentimenti spiacevoli, oppure, specialmente

per la cooperazione di altri elementi sentimentali (ad es., di

sentimenti di suono e di armonia), possono del tutto trasformarsi in

sentimenti di dispiacere.

11. Nelle designazioni create dal linguaggio per le emozioni è stato

sopratutto considerato questo lato _qualitativo_ dei sentimenti e in

questo ancora il carattere di piacere e dispiacere dei sentimenti, onde

le emozioni sono composte. E però i concetti fissati dal linguaggio

possono essere ordinati in _tre_ classi: 1º designazioni di emozioni

_soggettive_, distinguibili principalmente in base allo stato d’animo,

come gioia e pena, e come sottospecie della pena, sulle quali pur

esercitano un’influenza, come concomitanti, le altre direzioni dei

sentimenti, ora la deprimente, ora quella di tensione o di sollievo:

mestizia, cordoglio, affanno e terrore; 2º designazioni di emozioni

_oggettive_ riferentisi a un oggetto esterno, come contentezza e

scontentezza, e come sottospecie di quest’ultima, che riuniscono

in sè, come sopra, diverse direzioni: fastidio, svogliatezza, ira,

furia; 3º designazioni di emozioni _oggettive_, che si riferiscono ad

avvenimenti esterni, i quali si aspettano nel _futuro_, come speranza

e timore, e come modificazioni di quest’ultima, angoscia e cura. Esse

sono composizioni di emozioni di tensione con sentimenti di piacere e

dispiacere, e in mutabile guisa anche con una direzione sentimentale

eccitante o deprimente.

Come si vede il linguaggio ha foggiato per le emozioni di dispiacere

una varietà di nomi di gran lunga maggiore che per quelle di piacere.

Infatti l’osservazione rende probabile, che le emozioni di dispiacere

presentino una maggiore differenza nelle forme tipiche di decorso e che

però la loro varietà sia veramente maggiore.

12. In base all’_intensità_ dei sentimenti, noi possiamo distinguere

le emozioni in _forti_ e _deboli_. Questi concetti, desunti dalle

proprietà psichiche dei sentimenti, non si identificano con quelli

delle emozioni steniche ed asteniche fondate sui concomitanti fenomeni

fisici, ma il rapporto di quelle categorie psicologiche a queste

psicofisiche è da un lato dipendente dalla qualità, dall’altro dal

grado d’intensità dei sentimenti. Quindi le emozioni di piaceri deboli

o mediocremente forti sono steniche, quelle invece di dispiacere

diventano, se durano abbastanza a lungo, asteniche, anche quando

sono di debole intensità, come cordoglio e cura. Infine le più forti

emozioni, come terrore, angoscia, furia e anche una smodata allegrezza,

sono sempre asteniche. E perciò la distinzione dell’intensità psichica

delle emozioni è d’importanza secondaria, tanto più che emozioni per

altra parte affini non solo possono presentarsi con diversa intensità,

ma possono anche variare d’intensità in un medesimo decorso. Ma

essendo questo variare delle emozioni, a causa del suesposto principio

(pag. 143) del rinforzamento dell’emozione, determinato per una

parte essenziale dai sentimenti sensoriali che sorgono in seguito

ai concomitanti fenomeni fisici, si fa manifesto che in questo caso

la contrapposizione, in origine fisiologica, di stenico e astenico

esercita spesso anche sulla natura psicologica dell’emozione una più

decisiva influenza che la primaria intensità psichica dell’emozione

stessa.

13. Più importante è il _terzo_ carattere per cui si differenziano

le emozioni, la _forma del decorso_: secondo questa noi possiamo

distinguere: 1) emozioni _irrompenti, improvvise_, come sorpresa,

sbalordimento, delusione, terrore, furia; esse molto rapidamente

s’innalzano a un massimo, poi a poco a poco decrescono e ripassano

nello stato di calma; 2) emozioni _gradatamente crescenti_, come

cura, dubbio, cordoglio, tristezza, attesa, e in molti casi anche

gioia, ira, angoscia; esse aumentano a poco a poco al loro massimo e

di nuovo egualmente a poco a poco declinano. Una modificazione delle

emozioni gradatamente crescenti costituisce infine: 3) le emozioni

_intermittenti_, nelle quali più fasi crescenti e decrescenti si

seguono le une alle altre. A queste appartengono le emozioni di

maggiore durata. Così sorgono specialmente, a guisa di parossismi,

gioia, ira, tristezza, ma anche le altre diversissime emozioni

crescenti gradatamente, e in tali casi è spesso possibile distinguere

anche uno stadio d’intensità crescente e uno d’intensità decrescente

degli accessi emotivi. Invece le emozioni irrompenti d’un tratto

presentano raramente il decorso intermittente. Questo avviene forse

solo quando l’emozione può svolgersi anche come una di quelle crescenti

a poco a poco. Tali emozioni di una forma di decorso molto vario sono,

ad es., gioia ed ira. Esse possono talora d’un tratto irrompere, e

allora per lo più l’ira diventa tosto furore; ma esse possono anche

crescere o decrescere a poco a poco, e allora per lo più seguono anche

il tipo intermittente. Riguardo ai concomitanti fenomeni psicofisici

l’emozioni irrompenti d’un tratto sono di solito asteniche, quelle

sorgenti a poco a poco possono essere ora steniche ed ora asteniche.

13_a_. La forma di decorso, per quanto possa essere nei

singoli casi caratteristica, non è un criterio fisso per la

classificazione psicologica delle emozioni, come non lo è neppure

l’intensità dei sentimenti. Piuttosto questa classificazione

può evidentemente soltanto essere fondata sulla _qualità_ del

contenuto sentimentale, mentre intensità e forma di decorso

possono servir di norme per le suddivisioni. Dato il modo in cui

queste condizioni si connettono in parte fra loro, in parte coi

concomitanti fenomeni fisici, e mediante questi di nuovo anche

con secondari sentimenti sensoriali, le emozioni si mostrano

come processi psichici al massimo grado composti, i quali perciò

variano straordinariamente nel caso singolo. Una classificazione

in qualche modo esauriente, dovrebbe suddividere emozioni così

multiformi come gioia, ira, timore e cura, nelle loro forme

secondarie, in parte secondo i loro diversi tipi di decorso,

in parte secondo l’intensità dei sentimenti che le compongono,

in parte finalmente secondo la forma, dipendente da questi due

fattori, dei loro concomitanti fenomeni fisici. Si potrebbe in

tal modo distinguere, ad es., per l’ira una forma sentimentale

debole, una forte e una alternantesi; una forma di decorso

subitanea, una a poco a poco sorgente, e una intermittente;

infine una forma di estrinsecazione stenica, una astenica e una

mista. Ma per la spiegazione psicologica di tali fatti, più che di

queste divisioni, importa il rendersi conto in ciascun caso della

connessione causale delle singole forme di fenomeni. Per questo

riguardo si deve per ogni emozione partire da _due_ fattori: 1)

dalla qualità e intensità dei sentimenti che la compongono e 2)

dalla rapidità del succedersi di questi sentimenti. Dal primo

di questi fattori risulta il carattere generale dell’emozione,

dal secondo in parte la sua intensità, ma specialmente la forma

del decorso; da ambedue poi dipendono i concomitanti fenomeni

fisici e, a causa dei sentimenti sensoriali a quelli connessi,

anche i rinforzamenti psicofisici dell’emozione (pag. 143).

Appunto a causa di questi ultimi, i fenomeni fisici concomitanti

si possono per solito designare come _psicofisici_. Ma le

espressioni “psicologico„ e “psicofisico„ qui, riferendosi solo

alla sintomatologia delle emozioni, non rappresentano alcuna

contrapposizione assoluta. Piuttosto noi intendiamo per fenomeni

psicologici dell’emozione quelli che non si spiegano mediante

sintomi fisici immediatamente percettibili, siano pure tali

che si possano dimostrare col mezzo di esatti strumenti (ad es.

nella forma delle alterazioni di polso e di respiro); fenomeni

psicofisici diciamo invece quelli che senz’altro si dànno a

riconoscere come bilaterali.

§ 14. — I processi di volere.

1. Poichè ogni emozione presenta una forma di decorso sentimentale in

sè connessa di natura unitaria, l’_esito_ dell’emozione può essere

doppio: o esso dà luogo al solito decorso sentimentale, variante e

relativamente libero da emozioni; tali moti d’animo, che si svolgono

senza un risultato finale, costituiscono le emozioni propriamente

dette, come esse sono state fissate in base alle indagini del §

13; o il processo passa in un’_improvvisa_ mutazione del contenuto

rappresentativo e sentimentale, la quale istantaneamente pone fine

all’emozione. Diciamo _atti di volere_ queste mutazioni dello stato

rappresentativo e sentimentale, che, pur preparate da un’emozione,

a questa improvvisamente dànno fine. L’emozione stessa unitamente a

questo effetto ultimo da essa proveniente, è un _processo di volere_.

Il processo volitivo si riattacca, come processo di più alto grado,

all’emozione, alla stessa guisa che questa al sentimento; ma di questo

processo l’atto volitivo designa solo una determinata parte, che è

senza dubbio caratteristica per la distinzione dalla emozione. Lo

svolgimento dei processi volitivi dalle emozioni è preparato da quelle

emozioni, nelle quali sorgono esteriori movimenti pantomimici (pag.

140); questi generalmente appartengono allo stadio finale del processo

e per lo più affrettano lo scioglimento della emozione; così in modo

speciale nell’ira, ma anche nella gioia e nel cordoglio, ecc. Mancano

però ancora le variazioni nel decorso rappresentativo, le quali nel

volere costituiscono le cause immediate dell’istantaneo cessare dello

stato affettivo e sono corrispondentemente accompagnate da sentimenti

caratteristici.

Per questa stretta connessione fra gli atti di volere e gli effetti

pantomimici dell’emozione noi dobbiamo nello sviluppo dei processi

volitivi considerare come originari, quelli che si risolvono in certi

movimenti corporei, che hanno la loro origine nell’antecedente corso di

rappresentazioni o sentimenti, e in atti di volere _esterni_. Invece

i processi di volere, che si risolvono solo in pure manifestazioni

rappresentative e sentimentali, o in così detti atti volitivi

_interni_, generalmente sembrano solo essere i prodotti di un più

completo sviluppo intellettuale.

2. Un processo di volere, che si esplica in un atto volitivo _esterno_,

si può quindi definire come un’emozione risolventesi in un movimento

pantomimico, il quale non solo, come tutti i movimenti pantomimici,

caratterizza la qualità e l’intensità dell’emozione, ma di più

_produce_ — e in ciò sta il suo valore speciale — _effetti esterni, che

pongono fine all’emozione stessa_. Ma un tale effetto non è possibile

per tutte le emozioni, bensì solo per quelle, nelle quali il corso

dei sentimenti onde sono composte, produce per sè stesso sentimenti

e rappresentazioni, che sono adatte per rimuovere il precedente

eccitamento emotivo. E questo fatto si esplica specialmente, quando il

risultato finale dell’emozione è direttamente opposto ai sentimenti,

che lo precedettero. Quindi la condizione psicologica, primitiva e

fondamentale, degli atti volitivi sta nel _contrasto dei sentimenti_;

e probabilmente l’origine di primitivi processi di volere si ritrova

sempre in sentimenti di dispiacere, che determinano reazioni esterne

di movimento, come effetti delle quali sorgono sentimenti contrastanti

di piacere. Elementari processi volitivi di una tale natura sono per

l’appunto il prendere cibo per acquetare la fame, il lottare contro

nemici per soddisfare il sentimento della vendetta e altre simili

azioni. Le emozioni, che sorgono da sentimenti sensoriali, non meno

delle diffusissime emozioni sociali, quali amore, odio, ira, vendetta,

sono per tal guisa le primitive sorgenti del volere, comuni così agli

uomini come agli animali. Il processo volitivo si distingue quindi

dall’emozione, solo perchè ad essa è immediatamente annessa un’azione

esterna, che nel suo esplicarsi sveglia sentimenti, i quali per il

contrasto con quelli contenuti nell’emozione, dànno fine all’emozione

stessa. L’apparire di un atto volitivo può o direttamente, o — e

questo è forse sempre il modo primitivo — indirettamente attraverso

un’emozione di contenuto sentimentale contrastante ricondurre al corso

dei sentimenti normale e tranquillo.

3. Quanto più ricchi vengono costituendosi i contenuti rappresentativi

e sentimentali, e quanto più con quelli si fa numerosa la varietà delle

emozioni, tanto più si estende il campo dei processi di volere. Non si

dà infatti nè sentimento nè emozione, che in qualche modo non potrebbe

preparare un atto volitivo o almeno contribuire a prepararlo. Tutti i

sentimenti, anco quelli relativamente indifferenti, contengono in un

certo grado una tendenza od un’avversione, sia pur solo indirizzata

a mantenere o a rimuovere lo stato d’animo esistente. Quantunque il

processo di volere si presenti come la più complessa forma dei moti

d’animo, la quale come suoi elementi presuppone sentimenti ed emozioni,

non si deve però d’altro lato dimenticare, che si dànno continuamente

sentimenti, i quali non si collegano ad emozioni ed emozioni, le quali

non si risolvono in atti di volere, ma che nell’intera connessione

dei processi psichici quei tre gradi sono condizioni gli uni degli

altri; perocchè essi costituiscono le parti insieme spettanti a un

unico processo, il quale solo come processo di volere raggiunge la sua

completa esplicazione. In questo senso si può considerare il sentimento

come il principio di un processo volitivo, il volere all’opposto come

un processo sentimentale composto, e l’emozione come un passaggio fra

i due.

4. Nell’emozione che si risolve in un atto di volere, i singoli

sentimenti di solito non hanno mai un valore concorde ed eguale,

ma alcuni di essi insieme alle rappresentazioni, che a loro sono

legate, si levano sugli altri, come _preponderanti_ nella preparazione

dell’atto volitivo. E queste combinazioni di rappresentazioni e

sentimenti, che nel nostro apprendimento soggettivo del processo

volitivo preparano immediatamente l’azione, siamo soliti chiamare i

_motivi_ del volere. Noi possiamo ancora distinguere ogni motivo in

una parte rappresentativa e in una sentimentale, delle quali diciamo

la prima _ragione determinante_ e la seconda _forza impellente_. Se un

animale di rapina afferra la sua preda, la ragione dell’atto è l’averla

veduta, la forza impellente può essere il sentimento spiacevole della

fame, oppure l’odio di specie suscitato da quella vista. Le ragioni

determinanti di un assassinio possono essere state l’appropriazione

dei beni altrui, la soppressione di un nemico, e simili; le forze

impellenti, sentimento d’indigenza, odio, vendetta, invidia, ecc.

Quando le emozioni sono di natura complessa, anche le ragioni

determinanti e le forze impellenti sogliono essere di specie mista

e spesso tanto, che per l’agente diventa difficile il decidere quale

sia il motivo prevalente. Questo si connette al fatto, che le forze

impellenti dell’atto di volere, alla stessa guisa degli elementi di

un sentimento composto, sono collegate in un tutto organico e si

subordinano ad una impressione come ad elemento predominante; nel

qual caso i sentimenti di direzione affine rinforzano e affrettano

l’effetto, i sentimenti di direzione opposta invece lo indeboliscono.

Nelle composizioni di rappresentazioni e sentimenti, che noi diciamo

motivi, spetta non alle prime, ma ai secondi, come forze impellenti,

quell’importanza decisiva nella preparazione degli atti volitivi. E

questo proviene dal fatto, che i sentimenti sono per sè stessi parti

integranti dei processi di volere, mentre le rappresentazioni possono

influire solo indirettamente, cioè per essere unite ai sentimenti.

L’ipotesi di un atto di volere sorgente da considerazioni puramente

intellettuali, di una decisione volitiva contraria alle tendenze che

si esplicano nei sentimenti, ecc., racchiude in sè una contraddizione

psicologica. Essa si fonda sul concetto astratto di un volere

trascendente, assolutamente diverso dai reali processi psichici di

volere.

5. Nella combinazione di una varietà di motivi, cioè di

rappresentazioni e sentimenti, i quali in un composto decorso di

emozioni si presentano come quelli che sono decisivi per il compimento

di un’azione, sta la condizione essenziale da un lato per lo _sviluppo

del volere_, dall’altro per la distinzione delle _singole forme di atti

volitivi_.

Il caso più semplice di un processo di volere ci si offre, quando

entro un’emozione di opportuna natura, un unico sentimento con

rappresentazione concomitante si fa motivo e pone fine al processo

con un atto esterno ad esso corrispondente. Possiamo dire _processi

di volere semplici_ tali processi di volere determinati da un _unico_

motivo. I movimenti, che chiudono questi processi, sono spesso indicati

anche col nome di _azioni impulsive_, senza che però nel concetto

popolare dell’impulso sia stata sufficientemente tradotta questa

distinzione posta in base alla semplicità del motivo del volere,

perchè per lo più vi si mescola anche un altro punto di vista, la

natura dei sentimenti agenti come forze impellenti. In base a questo

concetto, tutte le azioni, che sono determinate solo da sentimenti

_sensoriali_ e specialmente da sentimenti generali, sono state dette

azioni impulsive, indipendentemente dal fatto che uno solo o più motivi

ne fossero causa. Però questo secondo criterio della distinzione non è

psicologicamente esatto, così come non è giustificata la conseguente

completa separazione delle azioni impulsive dalle azioni volitive,

considerate quali specie diverse di processi psichici.

Per un’azione impulsiva noi intenderemo quindi un’azione di volere

_semplice_, cioè che è determinata da un solo motivo, indipendentemente

dal grado, che spetta al motivo nella serie dei processi sentimentali e

rappresentativi. L’azione impulsiva, presa in questo senso — astraendo

dalla circostanza che essa può presentarsi anche insieme a processi di

volere più complessi — è necessariamente il punto di partenza per lo

sviluppo di tutti gli atti di volere. Di più, generalmente sono appunto

gli originari atti impulsivi quelli che nascono da semplici sentimenti

sensoriali. In questo senso la maggior parte delle azioni degli animali

sono atti impulsivi, ma anche nell’uomo continuano a sussistere tali

azioni e in seguito a semplici emozioni sensoriali e come prodotti

delle abitudini, con cui si compiono azioni di volere originariamente

determinate da motivi complessi (10).

6. Tosto che in un’emozione una pluralità di sentimenti e di

rappresentazioni cerca trasformarsi in atti esterni e queste parti del

decorso emozionale, fatte motivi, tendono ad effetti ultimi diversi,

siano essi affini, siano opposti, allora dall’atto di volere semplice

si passa all’_atto di volere composto_ e questo noi diremo anche _atto

volontario_ per distinguerlo dall’atto _impulsivo_, che lo precede in

ordine di sviluppo.

Gli atti volontarii hanno in comune cogl’impulsivi la proprietà

di sorgere decisamente da _un_ motivo o da un complesso di motivi

agenti in _in un solo senso_, e fusi in una forza totale; ma se ne

distinguono per ciò che in essi il motivo determinante si è elevato

come predominante su di una quantità di motivi, che sussistono gli uni

accanto agli altri, diversi e fra loro in antagonismo. Quando una lotta

tra questi motivi antagonistici precede l’azione in modo distintamente

percettibile, noi diciamo l’atto volontario con un termine speciale,

_atto di scelta_, e il processo che a lui va prima un _processo di

scelta_. Il fatto che un motivo si fa predominante su gli altri, che

sono dati contemporaneamente con quello, può solo spiegarsi mediante

la presupposizione di una lotta fra i motivi. Ma noi percepiamo questa

lotta ora distintamente, ora indistintamente, ora per nulla affatto.

Solo nel primo di questi casi noi parliamo di un vero atto di scelta;

quindi la distinzione tra atti volontarii e atti di scelta sfugge

affatto. Lo stato psichico dei soliti atti volontarii si avvicina però

ancor più a quello degli atti impulsivi, mentre per gli atti di scelta

se ne può riconoscere distintamente la differenza.

7. Quel processo psichico, per cui, più o meno improvvisamente, si

fa prevalente il motivo determinante, processo che immediatamente

precede l’atto, noi diciamo negli atti liberi in generale la _decisione

(Entscheidung)_, negli atti di scelta specificamente la _risoluzione

(Entschliessung)_. La prima parola qui si riferisce solo alla

distinzione del motivo predominante dagli altri, mentre la seconda

parola per la connessione al verbo “chiudere„ (_Schliessen_), indica

che il processo viene considerato come un prodotto ultimo di più

premesse.[22][23]

Se gli _stadi iniziali_ di un processo di volere non si distinguono

in modo sicuro da un decorso emotivo normale, i loro _stadi finali_

sono di una natura tutt’affatto caratteristica. Essi sono specialmente

marcati da sentimenti concomitanti, che non si incontrano fuori del

dominio dei processi volitivi e che per ciò si devono considerare come

gli elementi specificamente propri del volere. Questi sentimenti sono

quelli della _decisione_ e della _risoluzione_, dei quali l’ultimo

si distingue dal primo solo per un’intensità maggiore. Essi sono di

eccitazione o di sollievo, e a seconda delle circostanze legati a un

fattore di piacere o di dispiacere. La intensità relativamente maggiore

del sentimento di risoluzione ha probabilmente la sua ragione nel

contrasto del sentimento stesso a quello che lo precede, sentimento del

_dubbio_, il quale accompagna l’ondeggiare fra due motivi diversi. In

contrapposizione a questo sentimento, quello del sollievo acquista una

più alta intensità. All’apparire dell’atto volitivo, i sentimenti della

decisione e della risoluzione sono sostituiti da quello specifico di

_attività_, il quale per gli atti volitivi esterni ha il suo sostrato

sensibile nelle sensazioni di tensione accompagnanti il movimento.

Questo sentimento dell’attività è di natura spiccatamente eccitante

e a seconda degli speciali motivi di volere è a vicenda accompagnato

da elementi di piacere o di dispiacere, i quali alla loro volta nel

corso dell’atto possono mutare e gli uni prendere il posto degli

altri. Come sentimento totale, il sentimento di attività è un processo

crescente e decrescente nel tempo, il quale si stende su tutto il corso

dell’azione e col finire di questa passa nei sentimenti, molto vari, di

soddisfazione, contentezza, delusione, ecc., come pure in sentimenti ed

emozioni diversi, che sono legati alla speciale riuscita dell’azione.

Se noi consideriamo questo decorso, che ci si presenta negli atti

volontarii e di scelta, come quello di un atto di volere _completo_,

noi distingueremo gli _atti impulsivi_ essenzialmente dal mancare in

essi i sentimenti preparatorii della decisione e risoluzione, perchè

il sentimento, che è legato al motivo, passa direttamente in quello

dell’attività e poi nei sentimenti, che corrispondono all’effetto

dell’azione.

8. Al passaggio degli atti di volere da semplici in complessi si

collega una serie di ulteriori mutazioni, che sono di una grande

importanza per lo sviluppo del volere. La prima di queste mutazioni

consiste in ciò, che le emozioni, dalle quali sono introdotti i

processi di volere, sempre più decrescono in intensità a causa

dell’azione contraria di sentimenti diversi e inibentisi a vicenda,

così che alla fine i processi di volere possono nascere da un decorso

sentimentale apparentemente tutt’affatto libero di emozioni. Di fatto

però non si ha mai una mancanza assoluta d’emozione. Un motivo sorgente

in un normale decorso di sentimenti, affinchè porti a una decisione

o risoluzione, deve sino ad un certo grado unirsi ad un’eccitazione

emotiva. Ma questa può essere così debole e passeggiera, che noi tanto

più facilmente la trascuriamo, quanto più incliniamo a comprendere

senz’altro, nell’unico concetto dell’atto volitivo, colla risoluzione

e coll’azione una tale breve emozione, che accompagna solo il

sorgere e l’agire dei motivi. Questo indebolimento delle emozioni è

principalmente prodotto da quelle combinazioni di processi psichici,

che noi assegniamo allo sviluppo _intellettuale_, e sulle quali si

dovrà ritornare per lo studio della connessione delle formazioni

psichiche (§ 17). I processi intellettuali non possono mai distruggere

le emozioni; essi sono invece spesso sorgenti di nuovi, e diversi

eccitamenti emotivi. Un atto di volere tutt’affatto libero d’emozione,

determinato da motivi puramente intellettuali, è, come già si è notato

(pag. 151), un concetto psicologicamente impossibile. Senza dubbio

lo sviluppo intellettuale ha un’azione moderatrice sulle emozioni e

specialmente su quelle che preparano gli atti di volere, in tutti quei

casi, nei quali entrano motivi intellettuali. Può darsi che questa

azione moderatrice dipenda in parte dalla reciproca compensazione dei

sentimenti, che avviene nel maggior numero delle emozioni, e in parte

dal lento sviluppo dei motivi intellettuali, perocchè generalmente

le emozioni sono tanto più forti, quanto più rapidamente crescono i

sentimenti onde sono composte.

9. Con questo affievolimento delle parti emotive nel processo di

volere sotto il predominio di motivi intellettuali si connette anche

una seconda variazione, ed è la seguente: l’atto volitivo, che chiude

il processo di volere, non è un movimento esterno, ma l’effetto, che

annulla l’emozione eccitante, è esso stesso un processo psichico,

il quale non si rivela immediatamente per mezzo di sintomi esterni.

Tali effetti, che non possono essere esteriormente avvertiti, diciamo

_atti di volere interni_. La trasformazione degli atti di volere da

esterni in interni è così legata allo sviluppo intellettuale, che

per una gran parte la natura dei processi intellettuali trova la sua

spiegazione nella partecipazione di processi di volere al decorso delle

rappresentazioni (§ 15, 9). L’atto, che chiude il processo di volere,

consiste quindi in una modificazione di quel decorso rappresentativo,

la quale si annette ai motivi passati in seguito ad una avvenuta

decisione o risoluzione. I sentimenti che accompagnano questi atti

di preparazione immediata, non meno che il sentimento di attività

collegato coll’apparire della modificazione, concordano in tutto coi

sentimenti che si osservano negli atti di volere esterni. E a un tale

effetto si accompagnano in modo più o meno pronunciato sentimenti di

soddisfazione, corrispondenti al cessare delle precedenti tensioni

emotive e sentimentali, così che il carattere, per cui questi processi

di volere legati allo sviluppo intellettuale differiscono dagli atti di

volere primitivi, è questo solo, che l’effetto ultimo del volere non si

estrinseca in un movimento corporeo esteriore.

Nondimeno anche da un atto di volere interno può sempre sorgere in

linea secondaria un movimento corporeo: e precisamente, quando la

risoluzione presa ha di mira un atto esterno, che si deve compiere

in un tempo posteriore. Ma allora questo atto nasce da un secondo

processo di volere posteriore al primo, e questo se è determinato da

motivi, che derivano bensì dall’antecedente atto di volere interno,

deve però essere appreso come un processo nuovo, diverso dal primo. In

questo senso, ad es., il prendere una decisione per un’azione futura,

che si deve compiere sotto certe condizioni non ancora avveratesi,

è un atto di volere interno; il posteriore compimento dell’azione è

un atto esterno diverso dal primo, ma che presuppone il primo come

condizione del suo avverarsi. Donde deriva che nei casi, nei quali

l’atto di volere esterno nasce da una decisione, che tien dietro a una

lotta di motivi, quasi si confondono le possibilità di un processo di

volere unico, formante un tutto in sè connesso, e di _due_ processi di

volere, dei quali sia anteriore l’uno, posteriore l’altro, perchè la

risoluzione, tosto che è notevolmente separata nel tempo dall’azione,

può essere appresa come un atto di volere interno, che prepari

l’azione.

10. Alle due suesposte modificazioni, collegate collo sviluppo del

volere, l’affievolimento delle emozioni e l’affermazione indipendente

degli atti di volere interni, le quali sono di natura progressiva, si

contrappone un terzo processo, come forma di evoluzione _regressiva._

Tosto che processi di volere composti, aventi un medesimo contenuto

di motivi, si ripetono più spesso, la lotta dei motivi si attenua;

i motivi rimasti soccombenti nei processi anteriori si presentano

al ripetersi dell’atto sempre più deboli e da ultimo spariscono

affatto. E allora l’azione composta si trasforma in un’azione semplice

o _impulsiva_. È specialmente questa trasformazione regressiva di

processi volitivi complessi in processi impulsivi, che dimostra

inopportuna la surricordata limitazione del concetto di “impulso„ agli

atti di volere nascenti da sentimenti sensoriali. Per quella continua

graduale eliminazione dei motivi soccombenti si hanno azioni impulsive

non solo nel campo della semplice sensazione, ma allo stesso modo anche

in quelli dei fenomeni intellettuali morali ed estetici, ecc.

Questa trasformazione regressiva costituisce nello stesso tempo una

parte di un processo, che riunisce tutti gli atti esteriori di un

essere vivente, così gli atti di volere come i movimenti automatici

riflessi. Imperocchè anche nell’azione impulsiva, se ancora continua

il ripetersi abituale degli atti, il motivo determinante diventa

sempre più debole e passeggiero. Lo stimolo esterno, che in origine

suscitava una rappresentazione ricca di sentimento avente forza di

motivo, determina l’azione prima ancora che esso possa essere appreso

come rappresentazione. In tal guisa il movimento impulsivo è finalmente

passato in un movimento _automatico_. Ma quanto più di frequente si

ripete questo processo, tanto più facilmente può avvenire il movimento

automatico, senza che sia neppur sentito lo stimolo, ad es., nel sonno

profondo, o quando sia completamente distolta l’attenzione. Allora il

movimento appare come un puro riflesso fisiologico dello stimolo e il

processo di volere è divenuto un _processo riflesso_.

Questa graduale _trasformazione dei processi in atti meccanici

(meccanizzazione)_, che essenzialmente consiste nell’eliminazione di

tutte le parti psichiche, poste tra il punto iniziale e il finale,

può avvenire tanto nei movimenti impulsivi originari, quanto in

molti dei secondari sorti dal condensamento di atti volontarii.

Non è inverosimile che i movimenti riflessi degli animali e degli

uomini abbiano per l’appunto questa origine. Indipendentemente dalla

meccanizzazione degli atti di volere dovuta all’esercizio, in favore

della nostra supposizione sta da un lato il _carattere dì finalità

dei riflessi_, il quale ci dà una prova della presenza in origine di

rappresentazioni degli scopi, le quali agivano come motivi; dall’altro

lato sta il fatto, che i movimenti degli animali inferiori sono

manifestamente atti di volere semplici e non riflessi; e però anche

sotto questo rispetto non è verosimile l’ipotesi più volte fatta di una

evoluzione in senso opposto dai riflessi alle azioni di volere. Infine

da questo stesso punto di vista si spiega anche nel modo più semplice

il fatto presentatosi nel §13 (pag. 139), che i _movimenti espressivi

dell’emozioni_ possano appartenere a ciascuna di queste forme possibili

nella scala degli atti esterni. Evidentemente qui i movimenti più

semplici sono in origine atti impulsivi, mentre parecchi movimenti

pantomimici più complessi si devono probabilmente ricondurre ad atti

un tempo liberi, che si trasformarono dapprima in movimenti impulsivi

e poi persino in movimenti riflessi. Inoltre qui i fenomeni costringono

all’ipotesi, che la trasformazione regressiva, avente principio durante

la vita individuale, è a poco a poco accresciuta dalla trasmissione

ereditaria dei caratteri acquisiti, così che certi atti in origine

volontarii, per i discendenti tardi sono sin dal principio movimenti

impulsivi e riflessi (V. § 19 e 20).

10_a_. Anche nel volere, per le stesse ragioni che

nell’emozione, l’osservazione dei processi che ci si offrono

casualmente nella vita, o un procedimento insufficiente e

fallace per la determinazione della vera natura del fatto. Da

per tutto dove si eseguiscono atti di voleri interni od esterni

a vantaggio di teoretiche o pratiche, questioni della vita, il

nostro interesse è così richiamato da quelle questioni, che noi

non siamo in grado di osservare con esattezza i processi psichici

contemporaneamente presenti. Nelle teorie dei vecchi psicologi

intorno al volere, teorie le quali spesso gettano le loro ombre

ancora sulla scienza moderna, si rispecchia manifesto questo stato

incompleto del metodo di osservazione psicologica. Poichè l’atto

esterno di volere era l’unico che in tutto il dominio dei processi

volitivi cadesse distintamente sotto l’osservazione, si tendeva

a limitare il concetto del volere senz’altro agli atti volitivi

esterni, e non solo si lasciava poi affatto inosservato l’intero

campo degli atti di volere interni così importante per lo sviluppo

superiore del volere, ma di più si consideravano le parti del

processo di volere che preparano l’azione esterna, in modo affatto

incompleto, per lo più solo in rapporto alle parti rappresentative

dei motivi più appariscenti. Ne proveniva che non si avvertiva la

stretta connessione genetica tra gli atti impulsivi e volontarii;

i primi, come fenomeni affini ai moti riflessi, erano ritenuti

tutt’affatto indipendenti dal volere e questo era limitato

ai soli atti volontarii e di scelta. Siccome poi oltre a ciò,

questa unilaterale considerazione delle parti rappresentative dei

motivi faceva interamente trascurare la derivazione dell’atto di

volere dall’emozione, si venne alla strana opinione che l’atto di

volere non sia il prodotto dei motivi che lo precedono e delle

condizioni psichiche che agendo su di essi danno predominio al

motivo determinante, ma che il volere sta un processo il quale si

presenta _insieme_ ai motivi ma è da questi in sè indipendente; il

prodotto di una facoltà di volere metafisica; e questa, siccome

solo gli atti volontarii erano ritenuti veri atti di volere, era

definita come la “facoltà di scelta„ dell’anima, ossia quella

facoltà che dava la preferenza a _uno_ fra i diversi motivi

che agiscono sull’anima. In tal guisa in luogo di derivare il

risultato finale del processo di volere, l’atto volitivo, dalle

precedenti condizioni psichiche, la vecchia psicologia usava di

questo atto finale per foggiarsi un concetto generale chiamato

_volontà_, concetto che era considerato, nel senso della teoria

delle facoltà, come una causa prima dalla quale dovevano sorgere

tutti i singoli atti di volere.

Schopenhauer e dopo di lui alcuni moderni psicologi e filosofi

portavano una semplice modificazione a queste teorie astratte

della volontà, quando spiegavano il processo di volere come un

processo “incosciente„ di cui il risultato soltanto, l’atto di

volere, sarebbe un processo psichico cosciente. Qui evidentemente

l’insufficiente osservazione del processo di volere che precede

l’atto, aveva condotto ad affermare la non esistenza assoluta

di un tale processo di volere. Inoltre siccome l’intera varietà

dei processi di volere concreti era distrutta, dal concetto di

_una sola_ volontà incosciente, si giungeva allo stesso risultato

psicologico che nelle vecchie teorie; in luogo della spiegazione

dei reali processi di volere e delle loro connessioni, era posto

un concetto generico, cui falsamente era dato il significato di

una causa generale.

Anche la nuova psicologia e persino la sperimentale è spesso

ancora in balìa di questa dottrina astratta della volontà così

profondamente radicata. Dacchè sin dal principio si dichiara

impossibile la spiegazione di un’azione mediante la concreta

causalità psichica degli anteriori processi di volere, si dà come

unica particolarità dell’atto di volere la somma delle sensazioni

che accompagnano l’azione esterna, e che a questa, quando essa

si ripeta sovente, devono immediatamente precedere come pallide

immagini della memoria. Cause poi dell’atto sono ritenuti i

processi fisici di eccitazione che avvengono entro il sistema

nervoso. In tal guisa la questione della causalità della volontà

come dalla teoria precedente è relegata fuor dalla psicologia

nella metafisica, così da queste teorie è riposta fuori dalla

psicologia nella fisiologia; nel fatto però essa anche qui, mentre

tenta passare dalla psicologia alla fisiologia, cade nei lacci

della metafisica. Dovendo la fisiologia come scienza empirica

non solo ora ma in ogni tempo, perchè la questione in parola

conduce a un problema senza fine, rifiutarsi di completamente

derivare dalle sue premesse i processi fisici che accompagnano

un atto di volere complesso, rimane come unica giustificazione

a questa teoria la dottrina della metafisica materialistica:

essere i così detti processi materiali l’unica realtà delle cose,

e però i processi psichici doversi spiegare dai materiali. Ma

è principio normativo della psicologia come scienza _empirica_,

che essa indaghi i fatti costitutivi dei processi psichici così

come essi si offrono all’esperienza immediata e che non consideri

la connessione di questi processi mediante punti di veduta che

siano ad essa stessa estranei (v. §l e pag. 13 e segg.). Noi non

possiamo in alcun altro modo conoscere come decorra un processo

di volere che seguendolo esattamente, così come esso ci è dato

nella esperienza immediata. Ma in questa esso non ci è dato come

un concetto astratto ma come un atto di volere concreto, del

quale noi sappiamo soltanto qualche cosa, in quanto esso è un

processo che si fa conoscere immediatamente, e non un processo

inconscio, oppure, il che per la psicologia fa lo stesso, un

processo materiale che non è avvertito direttamente, ma è solo

ipoteticamente ammesso in base a presupposizioni metafisiche.

Tali teorie metafisiche non sono dovute che ad una deficiente

o tutt’affatto mancante osservazione psicologica. Chi di tutto

il processo di volere osserva solo la fine, l’atto esterno,

può facilmente venire alla conclusione, che la causa prossima

dell’atto di volere sia un agente incosciente, materiale o

immateriale.

11. Essendo impossibile per le ragioni suesposte, un’esatta

osservazione del processo di volere negli atti volitivi che da sè soli

si presentano nel corso della vita, anche qui l’unico mezzo per una

fondamentale indagine psicologica sta nell’osservazione _sperimentale_.

Ora noi non possiamo davvero ad arbitrio produrre atti volitivi di

qualsiasi specie, ma dobbiamo limitarci all’osservazione di certi

processi di volere facilmente accessibili all’influenza di sussidi

esterni e risolventisi in atti esterni. Le ricerche che servono a

questo scopo sono le così dette _ricerche di reazione_; nella parte

essenziale, esse consistono in ciò: un processo di volere semplice o

composto, suscitato da uno stimolo sensibile esterno e dopo il decorso

di determinati processi psichici che servono in parte come motivi, si

risolve in una reazione di movimento.

Ma le ricerche di reazione hanno ancora una seconda e più generale

importanza. Esse offrono il modo di misurare la _rapidità_ di certi

processi psichici e psicofisici. Infatti in ognuno di tali esperimenti

si fanno sempre queste misure; ma il valore più intimo di essi sta

in ciò, che ogni esperimento inchiude un processo di volere, e quindi

è possibile in tal modo, mediante l’osservazione soggettiva, segnare

esattamente la successione dei processi psichici di un tale processo di

volere, e insieme, variando volontariamente le condizioni, su di essi

influire in modo conforme allo scopo.

Il più semplice esperimento di reazione che si possa fare è il

seguente: dopo che per un tempo opportuno (2-3″), mediante un segnale,

si è determinato nel soggetto uno stato di tensione dell’attenzione,

si fa agire su un organo di senso uno stimolo esterno e nel momento

in cui è avvertito lo stimolo, il soggetto deve compiere un movimento

già prima stabilito, ad. es., un movimento della mano. Per le sue

condizioni psicologiche questo esperimento corrisponde nella parte

essenziale a un processo di volere _semplice_: l’impressione di senso

ha il còmpito di motivo semplice, al quale è univocamente coordinato

un atto determinato: Se ora mediante il metodo grafico o qualche altra

misura di tempo si fa in modo che sia oggettivamente misurato il tempo

decorrente dall’azione dello stimolo al compimento del movimento

di reazione, è possibile, ripetendo molte volte allo stesso modo

l’esperimento, far presenti esattamente tutti i processi soggettivi

dei quali si compone l’intero processo di reazione; nei risultati

oggettivi della misura del tempo sta poi a disposizione un mezzo per

controllare così la costanza come le accidentali deviazioni di quei

processi soggettivi. Si fa specialmente uso di questo controllo nei

casi, nei quali si è intenzionatamente variata una condizione qualsiasi

dell’esperimento, e quindi anche il decorso soggettivo del processo di

volere.

Infatti si può introdurre una tale variazione già nel semplice

esperimento di reazione sopra descritto, quando in vario modo si

modifichi la _preparazione_ all’atto che precede l’azione dello

stimolo.

Se questa preparazione è tale che l’attesa è tutta rivolta allo

stimolo agente come motivo e l’atto esterno segue solo quando lo

stimolo è stato distintamente appreso, si ha la reazione _completa_ o

_sensoriale_, come anche vien detta. Se invece l’attesa di preparazione

si dirige all’atto determinato dal motivo, così che l’atto segue al più

presto possibile l’apprendimento[24] dello stimolo, si ha la reazione

_abbreviata_ o, come anche si dice, _muscolare_. Nel primo caso

l’attesa come fattore rappresentativo, contiene una pallida imagine

mnemonica, dell’impressione di senso già conosciuta; e questa imagine,

se il tempo di preparazione dura a lungo, si presenta oscillante a

volta distinta e a volta indistinta. Come fattore sentimentale è poi

sempre presente un sentimento d’attesa che oscilla in simile modo,

ma che di più è legato con sensazioni di tensione, appartenenti al

corrispondente dominio di senso, ad es., con tensioni della membrana

del timpano, dei muscoli di accomodamento ed esterni degli occhi,

ecc. A questi sentimenti preparatori nel momento dell’impressione

tien dietro un sentimento relativamente debole di sollievo, cioè un

sentimento di sorpresa, e da questo distintamente si differenzia,

come consecutivo, il sentimento eccitante che accompagna il movimento

di reazione, il sentimento dell’attività colle sensazioni tattili

contemporaneamente sorgenti. Nel secondo caso invece il soggetto,

durante il tempo dell’attesa preparatoria, ha un’ imagine mnemonica

pallida ed oscillante dell’_organo che deve reagire_, ad es. della

mano, e insieme forti sensazioni di tensione dell’organo stesso,

alle quali è collegato un sentimento di attesa abbastanza continuo.

Nel momento della stimolazione questo stato è sostituito da un

forte sentimento di sorpresa e con questo il sentimento di attività

accompagnante la reazione e le sensazioni corrispondenti a questo

sentimento si collegano così rapidamente, che non si può affatto, o

almeno molto indistintamente percepire un intervallo di tempo fra i due

momenti. Il tempo della reazione completa o sensoriale cade circa fra

0,210 e 0,290 secondi (i tempi più piccoli valgono per le impressioni

di suono, i più grandi per quelle di luce) con una variazione media

per le singole osservazioni di 0,020 secondi. Il tempo della reazione

abbreviata o muscolare va da 0,120-0,190 secondi, con una variazione

media di 0,010 secondi. I valori diversi della variazione media nei due

casi, sono di grande importanza come mezzo oggettivo di controllo per

la distinzione di questa specie di reazione[25].

12. Le forme di reazione sensoriale e muscolare costituiscono,

quando si introducano condizioni speciali, i punti di partenza per lo

studio dello _sviluppo dei processi di volere_ in diverse direzioni.

La reazione sensoriale o completa, potendosi in essa inserire fra

l’apprendimento dello stimolo e il compimento della reazione diversi

processi psichici, fornisce il mezzo per passare dai processi di

volere semplici ai composti. Abbiamo un atto volontario di natura

relativamente semplice, quando all’apprendimento dell’impressione

facciamo seguire un atto di riconoscimento o distinzione, che deve poi

dar luogo al movimento di reazione. In questo caso motivo dell’azione

da compiersi non è l’impressione immediata, ma la rappresentazione

che risulta dall’atto di riconoscimento o di distinzione. Essendo

questo motivo uno soltanto fra il maggior o il minor numero di quelli

egualmente possibili che in vece sua avrebbero potuto agire, il

movimento di reazione ha il carattere di un movimento volontario;

infatti in esso si può osservare distintamente il sentimento della

_decisione_, che precede l’atto di volere; nè sono meno decisamente

pronunciati i sentimenti anteriori legati all’appercezione

dell’impressione. Quando poi viene introdotto ancora un altro

processo psichico, ad es., un’associazione che deve agire come motivo

determinante all’esecuzione del movimento, ancor più spiccati appaiono

quei sentimenti e nel tempo stesso diventa ancor più complicata la

successione dei processi rappresentativi e sentimentali. Infine, in

questi esperimenti il processo volontario diventa processo di scelta

non solo quando l’azione è in tal modo soggetta a una molteplicità

di motivi, che parecchi debbono succedersi prima che uno determini

l’azione, ma quando inoltre fra diverse azioni possibili _una_ diventa

decisiva in conformità dei motivi presenti. Questo avviene se il

soggetto è preparato a diversi movimenti di reazione, ad es., a un

movimento colla mano destra o sinistra, oppure con una qualsiasi delle

dieci dita, ma deve compiere ogni singolo movimento solo quando agisca

un’impressione di una certa qualità, che per quel singolo movimento è

stabilito valga di motivo; ad es., l’impressione bleu per il movimento

a destra, rossa per quello a sinistra.

13. All’opposto la reazione muscolare od abbreviata serve per osservare

la _trasformazione regressiva degli atti di volere_ in movimenti

riflessi. Essendo in questa specie di reazione l’attesa tutta rivolta

all’azione esterna, la quale deve essere compiuta nel più breve tempo

possibile, è impossibile un’arbitraria inibizione o determinazione

dell’atto a seconda della natura delle impressioni, e quindi anche un

passaggio da atti di volere semplici a composti. Invece facilmente si

giunge mediante l’esercizio a stabilire in tale modo la connessione

fra l’impressione e il movimento ad essa corrispondente in un sol

senso, che il processo di apprendimento sempre più scompare, o si

presenta solo dopo che l’impulso al movimento è compiuto e in tal caso

il movimento si svolge a guisa di riflesso. Questa meccanizzazione

del processo si dimostra oggettivamente, sopratutto nel fatto, che

il tempo di reazione si abbassa sino a quello dei puri movimenti

riflessi; soggettivamente per ciò, che impressione e reazione appaiono

all’osservazione psicologica un processo unico nel tempo, mentre

il caratteristico sentimento della decisione gradatamente scompare

affatto.

13_a_. Gli esperimenti cronometrici assai in uso nella

psicologia sperimentale sotto il nome di “esperimenti di reazione„

devono la loro importanza al doppio loro valore, in primo luogo

come sussidi all’analisi dei processi di volere, in secondo

luogo come mezzi per studiare il decorso nel tempo dei processi

psichici. E in questo bilaterale significato degli sperimenti

di reazione si riflette il valore dei processi di volere come

occupanti il punto centrale nell’ordine dei processi psichici.

Infatti da un lato i processi più semplici, i sentimenti, le

emozioni e le rappresentazioni a queste legate, costituiscono

nello stesso tempo le parti di un completo processo di volere;

dall’altro lato tutti gli aspetti possibili nella connessione

delle formazioni psichiche possono presentarsi come parti di un

processo di volere. Quindi i processi di volere costituiscono

l’opportuno passaggio alla connessione delle formazioni psichiche,

di cui si tratta nel capitolo seguente.

Un “esperimento di reazione„ rivolto all’analisi di un processo

di volere o di un qualsiasi processo psichico che entra in quello,

richiede innanzi tutto l’impiego di strumenti cronometrici esatti

e abbastanza fini (che segnino persino 1/1000 di sec.). Si usi

l’orologio elettrico o il metodo di registrazione grafica, sì

nell’un caso che nell’altro importa che siano fissati nel tempo

tanto l’istante dell’applicazione dello stimolo quanto quello

del movimento di reazione del soggetto. Questo si può ottenere,

ad es., in tal modo: una corrente galvanica, la quale pone in

movimento un orologio elettrico segnante sino a 1/1000 di secondi,

è chiusa dallo stimolo stesso (stimolo sonoro, luminoso, tattile)

e poi all’atto in cui si avverte lo stimolo è di nuovo aperta

dal soggetto stesso mediante un semplice movimento della mano

che sollevi un tasto telegrafico. Possiamo variare in diversa

maniera la reazione semplice così misurata (reazione sensoriale

e musculare, reazione con o senza segnale d’avviso). Ma possiamo

anche nel processo di reazione introdurre diversi atti psichici

(distinzioni, riconoscimenti, associazioni, processi di scelta)

i quali possono essere considerati da un lato come motivi di

un processo di volere, dall’altro come parti della generale

connessione delle formazioni psichiche. Il processo di reazione

semplice è un decorso che insieme al processo di volere racchiude

anche puri elementi fisiologici (trasmissione dell’eccitazione

sensibile sino al cervello, della motrice al muscolo). Se

ora si inseriscono come può accadere nell’uso della reazione

sensoriale, altri processi psichici (distinzioni, riconoscimenti,

associazioni, atti di scelta) si ottengono i valori temporali di

processi psichici definibili in modo determinato, sottraendo dalla

durata della reazione composta il tempo di una reazione semplice.

Così si trovano i tempi del riconoscimento e della distinzione per

impressioni relativamente semplici (colori, segni dell’alfabeto,

brevi parole) = 0,03-0,05″; i tempi dell’associazione = 0,3-0,8″;

quelli della scelta: fra due movimenti (mano destra e sinistra)

= 0,06″, fra 10 movimenti (le 10 dita) = 0,4″ ecc. Del resto

il valore di questi numeri consiste, come sopra si è detto,

non tanto nella loro grandezza assoluta ma piuttosto nel fatto,

che essi sono mezzi di controllo all’osservazione psicologica,

mentre questa è anche applicata a processi che vengono sottoposti

col sussidio del metodo sperimentale, a condizioni esattamente

determinate e che però possono essere ripetute a volontà.

Compendio di psicologia · 第 28 / 40 题