di forza erculea, _ita ut alter Karolus Pipini filius crederetur_:
SALIMBENE, _Chron._, p. 16. Lo sponsalizio con Giolanda si effettuò a
Brindisi nel Novembre dell’anno 1225.
[194] Documento nei _Mon. Germ._, IV, 255.
[195] Avvenne probabilmente nel Novembre del 1225, quando soleva
effettuarsi la novella elezione (RICC. DA SAN GERM., ad a. 1225).
Andrea, fratello del Senatore, fuggì a Spoleto dove fiorì un ramo di
questa famiglia, intanto che un altro ne continuò in Roma (OLIVIERI,
_Del Senato_, p. 210). Ad ogni modo, dei _Parentii_ si trovano
parecchie volte, ancora fino al 1286, da podestà a Siena, a Orvieto, a
Foligno.
[196] _Avitas et paternas prosequimur injurias, et productam jam ad
alias regiones libertatis insidiose propaginem nitimur supplantare_:
così disse Federico nel Giugno 1236 (_Hist. Dipl._, IV, 873).
[197] Il bando (pronunciato nell’estate del 1226, da San Donnino) colpì
Milano, Verona, Piacenza, Vercelli, Lodi, Alessandria, Treviso, Padova,
Vicenza, Torino, Novara, Mantova, Brescia, Bologna, Faenza (RICC. DA
SAN GERM., ad a. 1226). Di parte imperiale erano Modena, Reggio, Parma,
Cremona, Asti, Pavia, Lucca e Pisa.
[198] Bolla ai popoli del corrispondente territorio della Chiesa, data
ai 27 Gennaio 1227 (RAYNALD, n. 5). _Totum patrimonium quod habet R. E.
a Radicofano usque Romam, excepta marchia Anconitana, ducatu Spoleti,
Reate ac Sabinae, curae regimini et custodiae ipsius regis duximus
committendum_: e segue la specificazione dei luoghi. Nelle lettere di
Gregorio IX a Giovanni di Brienne gli si dà semplicemente il nome di
_Rector patrimonii B. Petri in Tuscia_.
[199] È accertato che avesse origine dai Conti, ma non che suo padre
Tristano fosse fratello di Innocenzo III. Per fermo la sua età non
può stabilirsi che da un passo di MATTIA PARIS, il quale dice che morì
quasi centenario.
[200] _Forma decorus, et venustus aspectu, perspicacis ingenii et
fidelis memorie prerogativa dotatus, liberalium et utriusque juris
peritia instructus, fluvius eloquentis Tuliane — relator fidei_: così
la _Vita_ scritta da un suo contemporaneo (MUR., III, 575). Anche
Federico II celebrò la sua eloquenza.
[201] _Gregorius IX Papa, velut fulgor meridianus egreditur_: ibid.
[202] Lettera data ai 23 Marzo dal Laterano: _Cod. Ottobon._, n. 1625,
fol. 69. Dell’istessa data è la sua enciclica coll’invito al clero di
promuovere la Crociata.
[203] Dapprima la maestrevole giustificazione nella lettera data da
Capua, al 6 Dicembre (_Hist. Dipl._, III, 37). Indi la celebre lettera
all’Inghilterra (ibid. p. 49): _Ecce mores Romanorum, ecce laquei
praelatorum, quibus universos ac singulos quaerunt illaqueare, nummos
emungere, liberos subjugare, pacifico inquietare, in vestibus ovium
cum sint intrinsecus lupi rapaces_. Sulla fine dice ai Re: _Tunc
tua res agitur paries cum proximus ardet_. — Lo CHERRIER, _Lutte des
Papes et des Empereurs_, II, 58, dice di questa lettera: _cette lettre
remarquable, qui trois siècles avant Luther, fait déjà pressentir ce
reformateur_...
[204] RICC. DA SAN GERM., p. 1003. Erroneamente ALBERICO registra
lo stesso fatto all’anno 1228: ma poichè entrambi dicono che il Papa
trovavasi allora in Anagni, doveva correre l’anno 1227. — ALBERICO:
_Fugitivi quidam a diversis ordinibus sibi associati Romae, dum Papa
moraretur in Anagnia civitate sua falsum Papam — sibi praefecerunt,
habentes quosdam nobiles furtive causa lucri sibi ad hoc adjutores_.
[205] Giovanni, fondatore della casa Conti-Poli, s’ebbe Fundi in
feudo. Nel 1230 Federico restituì quella terra a Rogero di Aquila, e
a Giovanni diede Alba (RICC. DA SAN GERM., p. 1024). Altri partigiani
di Federico, che il Papa scomunicò nell’Agosto 1229, furono _Egidius
de Palombara, Petrus Gregorii Pagure_ e _Nicolaus de Arcione_ (_Hist.
Dipl._ III, 157). La famiglia _de Arcionibus_ s’appellava così dagli
archi di antichi acquedotti. Oggidì ancora la «Via in Arcione» denota
un quartiere che dall’_Aqua Virgo_ ricevette il nome _in Arcionibus_.
Nell’_Ager Romanus_ v’erano parecchie castella di quel nome: il
maggiore esiste ancora presso la via Tiburtina.
[206] _Chron. Ursperg._, p. 247. Il matrimonio di Odone Frangipane
con Anna Comnena (a. 1170) aveva messo in gran lustro quella casa:
Costanza imperatrice aveva concesso Taranto e Otranto al detto Odone;
ma la infeudazione di Taranto che s’ebbe Gualtiero irritò i Frangipani.
Onorio aveva cercato di riconciliarli, e protetto il giovine Enrico
Frangipane contro i Terracinesi. Esagerata fu la lode onde il Papa
disse: _invicta fides, et devotio indefessa, quem magnifici viri
antiqui Frangipani a progenie in progeniem erga Rom. Eccl. habuerunt_
(Bolla da Roma, dei 7 Maggio 1218: RAYNALD, n. 31, e CONTATORE, p.
182). Eccone l’albero genealogico secondo il mscr. del Panvinio e
giusta documenti contemporanei:
Otto II di Terracina.
|
| Oddo III, investito di Taranto e di Otranto.
|
| Manuel.
| |
| | Petrus, cancelliere della Città.
|
| Cencius.
|
| Adeodatus.
|
| Jacobus.
|
| Henricus, erede di Taranto e di Otranto.
|
| Jacobus.
[207] MATH. PARIS che attinge da ROGERO DE WENDOVER, p. 349: _Illum
ejecerunt ex urbe_... — RICC. DA SAN GERM., p. 1004. — _Chron. Ursp.:
fecerunt, ut a populo pelleretur turpiter extra civitatem_. Di già
nell’Aprile il Papa fu a Rieti; e sul principio di Giugno ad Assisi e a
Perugia, dove, ai 9 di Luglio, canonizzò Francesco a santo. Colà rimase
fino alla primavera del 1230.
[208] Quando più tardi Luigi IX intraprese la sua Crociata non vi fu
più alcuno che pensasse di vendere i suoi beni per seguirlo; e il Re
dovette stipendiare i crociati: CHERRIER, II, 376.
[209] _Contra legem Christianam decrevit vos in gladio vincere_:
TOMMASO DI ACERRA a Federico in Siria. — MATH. PARIS, p. 353. — Per
sostenere la guerra contro l’Imperatore Stefano legato spremette
ragguardevoli somme di denaro dall’Inghilterra sotto forma di decime
ecclesiastiche: il Cronista inglese ne parla con grande irritazione.
[210] Giolanda, seconda moglie dell’Imperatore, era di già morta
nell’Aprile dell’anno 1228, dopo di aver dato alla luce Corrado.
[211] Scrisse al popolo di Gaeta, cui largì grandi privilegî: _Cum
igitur reducti sitis ad fidelitatem et dominium Rom. Eccl., ad quam non
erat dubium vos spectare_ (Breve del 21 Giugno 1229, da Perugia: _Hist.
Dipl._, III, 143).
[212] Federico ottenne in Oriente una tregua di dieci anni e la
cessione di Gerusalemme e di altre città. Però i Saraceni dovevano
far la guardia al tempio, con diritto di potervi pregare. I prosperi
successi dello scomunicato Federico in Oriente, la sua arrendevolezza
a pacificarsi col Papa, le sue rapide vittorie, la sua moderazione,
sono pagine splendide della storia di lui. Il MURATORI esclama: «Non so
spiegarmi il contegno del Papa!»
[213] _Nobiles quidem Romani ad Imp. apud Aquinum veniunt ex parte S.
P. Q. R., cum quo moram per triduum facientes ad Urbem reversi sunt_:
RICC. DA SAN GERM., p. 1016.
[214] ALBERICUS, ad a. 1230: _Romae autem de inundatione Tyberis ultra
7 millia hominum dicuntur submersa fuisse_; ma certamente non è che
un’esagerazione. La _Vita Gregorii_, p. 578, ne discorre diffusamente.
Vedansi inoltre RICC. DA SAN GERM., p. 1017, e BONINCONTRIUS, _Histor.
Sicula_, p. 307. Solevasi tener nota sopra tavole di marmo dell’altezza
cui giungevano le acque nelle inondazioni. L’antichissima che ancora
dura in Roma trovai infitta sul muro di un arco nella via dei Banchi di
Santo Spirito. Dice: HVC TIBER ACCESSIT SET TVRBIDVS HINC CITO CESSIT
A. D. MCCLXXV. IND. VI. M. NOVENB. DIE V. ECCLA VACANTE.
[215] _Vita Gregorii_, p. 577: _Qui Cancellarium, et Pandulphum de
Suburra Proconsules_ (notisi il novello titolo che qui per la prima
volta compare), _et Legatos ad Perusium ad pedes S. Pontificis pro
impetranda venia — destinarunt. — — In urbem cum gloria et inaestimanda
laetitia populi exultantis intravit_. Errata è la cronologia della
_Vita. — Ingenti cum gaudio est receptus_: RICC. DA SAN GERM.
[216] Al tempo del senatore Giovanni Poli egli distribuì al popolo
ventimila libbre; e la _Vita_ aggiunge: _Sanctius judicans vasa
viventia, quam metalla servare_.
[217] Alcuni anni ancora più tardi crearono a Viterbo un loro Papa:
_Vita_, p. 581. Gregorio fece atterrare le loro case.
[218] Nell’Ottobre del 1220 scriveva Onorio a Federico, che in
Lombardia gli eretici prendevano il sopravvento, _quod apparet ex
iniquis statutis, que plereque illius provincie civitates contra
dei ecclesiam ediderunt, contra hereticos statuas — aliquid dignum
regia majestate, ipsaque statuta — contra libertatem ecclesiasticam
attemptata, generaliter casses_ (THEINER, I, n. 91). Vi fecero seguito
gli Editti imperiali del tempo della coronazione.
[219] _Vita Gregorii: Multos presbyteros, clericos et utriusque sexus
laicos — damnavit_. — RICC. DA SAN GERM., p. 1026: _Eodem mense (Febr.)
nonnulli Patarenorum in Urbe inventi sunt: quorum alii sunt igne
cremati_.
[220] BONINCONTRIUS, _Hist. Sicula_, p. 307: _Omnibus praeter Anibaldum
et clerum pepercit — Romani Anibaldi supplicio indignati a Pontifice
rebellarunt_. Ma ciò, come vedremo, non s’accorda cogli Editti del
medesimo Senatore. Le notizie di quel Cronista devono usarsi con gran
cautela: e parimenti arida e incolta è la _Vita_ di Gregorio, la quale
del resto nota che il Senatore assistette come giudice a quel processo
degli eretici, ma non lo appella per nome.
[221] Nel 1227 trovasi un Annibale da siniscalco del Papa.
Gregorio scrive al Comune di Siena (la quale aveva incendiato
Grosseto) di ridonarle la sua grazia per intercessione del Senatore
(malauguratamente non lo chiama per nome): _Quia nob. vir Senator
nobiles viros Cancellarium urbis et Anibaldum Senescalcum nostrum
propter hoc — ad nostram presentiam destinavit_ (Arch. di Siena, n.
210). Non è che un ghiribizzo il voler far derivare il nome Anibaldo
da quello celebre di Annibale: la famiglia veniva di Germania. Nel
Vol. III di questa Storia, a pag. 588, in nota, si trova menzione di
un conte Anualdo (Anwald), e il nome di lui è la radice degli Anibaldi
o Annibali romani. Alcuni documenti scrivono eziandio _Anialdus_. A
Roma furonvi parecchie famiglie i cui nomi ebbero la terminazione
in _bald_: così i Tebaldi, i Sinibaldi, gli Astaldi o Astalli (da
Austuald, Ostwald). Evvi a Roma nel 916 un _dux_ Austoald (Vol. III di
questa Istoria, a p. 332, in nota). La storia degli Anibaldi incomincia
con _Petrus_, nipote di Innocenzo III per parte di sorella. Però
nel _Chron. Sublacense_, all’anno 1090, si discorre di un Anibaldo
Anibaldi, che possedeva Rocca Priora, Monte Porzio e Molaria (NERINI,
p. 527).
[222] L’Editto (spesse volte stampato) fu publicato per la prima volta
dal RAYNALD, ad ann. 1281, n. XVI, ma imperfettamente. VITALE, p. 90.
[223] Il mscr. degli Statuti (Arch. Capitolino), dell’anno 1469, dice
dopo la professione di fede, nell’esordio: _Statuta quoque D. Anibaldi
dudum Senatoris urbis approbantes statuimus quod heretici credentes
et fautores eorum sint perpetuo diffidati et eorum bona publicata_. Lo
stesso è anche negli Statuti di Roma dell’anno 1580 (stampati): subito
dopo la professione di fede viene la «_diffidatio_» degli eretici, e
forma il capitolo secondo; indi succede (capitolo terzo): _De Senatore
eligendo_.
[224] Il documento più antico che io mi conosca dell’Inquisizione
romana, è dei 22 Gennaio 1266 (_Giorn. Arcadico_, T. 137, 261).
Benvenuto da Orvieto, _Ordinis fratrum Minorum_, _Inquisitor
heretice pravitatis_, condanna il romano _Petrus Petri Riccardi de
Blancis_ per aver dato ricovero ad eretici. È scomunicato; e la sua
famiglia, fino al terzo grado, proclamata infame. Le ossa della sua
sposa Carema e di suo padre devono disseppellirsi e ardersi. Egli
stesso è condannato a portare sulle spalle e in petto, come segno
di vituperio, una croce rossa, lunga un piede e mezzo, e larga due
palmi. Il vicario del Senatore (il quale era allora Carlo di Angiò) è
incaricato di dar esecuzione alla sentenza _sub pena excommunicationis.
Lecta et publicata fuit hec sententia per dictum fratrem Benevenutum
Inquisitorem in Urbe, in scalis Capitolii_. Nell’anno 1301 Simone
de Tarquinio _ord. minor._ era _Inquisitor heretice et scismatice
pravitatis in Roma et Romana provincia_ (Arch. della casa Gaetani,
XXXVII, n. 31). Perciò l’Inquisizione non era ancora venuta
esclusivamente in mano dei Domenicani.
[225] Nel palazzo della Ragione a Milano un’iscrizione assai
caratteristica del 1233 dice del podestà Oldrado: _Qui solium struxit,
catharos, ut debuit, uxit_ (GIULINI, IV, 348). Del resto i Papi per
motivi politici chiusero gli occhi sulla Lombardia che formicolava di
eretici.
[226] _Inconsutilem tunicam Dei nostri dissuere conantur haeretici...
Constitutiones Regni Siciliae apud Melfiam editae_, T. I, 63. Quando
nel 1233 Federico castigò Messina della sua sollevazione, mandò al
supplizio molti cittadini sotto pretesto di eresia: il Papa se ne lagnò
(_Hist. Dipl._, IV, 444).
[227] Lettera di Federico a Gregorio, da Taranto, ai 28 Febbraio 1231.
Accettò perfino che la Inquisizione s’introducesse in Germania. È noto
che Corrado di Marburgo, confessore di santa Elisabetta, si adoperò con
gran fervore per piantare in Alemagna il tribunale degli eretici, ma
il sano intelletto dei Tedeschi vi si ribellò, e il fanatico fu ucciso
da alcuni uomini incolleriti. Il Pontefice non venne a capo di fondare
l’Inquisizione in Germania (ALBERICUS TRIUM PONTIUM; LEIBNITZ, _Access.
Histor._, II, 544).
[228] Un istromento dei 3 Luglio 1233, in cui alcuni Romani rilasciano
quietanza del danno loro recato dai Viterbesi, dice: _vocamus quietos
D. Gregorium S. Pont, et Eccl. Rom. et D. Joannem Comitem Albae et Alme
Urbis Senatorem: Cod. Vat. 6222_, fol. 92.
[229] Oggidì ancora i colori nazionali della città di Roma, onde si
fregiano i magistrati, sono rosso e oro; foggia antichissima. In tutto
il medio evo furono anche i colori della Chiesa, e le bolle di piombo
pontificie sono sempre appese a fili di seta, color rosso e oro.
Solamente al principio del secolo decimonono i Papi assunsero il bianco
e oro come colori officiali dello stemma della Chiesa.
[230] RICC. DA SAN GERM., p. 1029: Montefortino (l’antica Artena)
apparteneva fin d’allora ai Conti (NIBBY, _Analisi_). — Gregorio aveva
passato la primavera e l’estate a Terni e a Rieti. Addì 12 Maggio 1232,
mentr’era a Terni, raccolse questa città sotto la sua protezione.
La Bolla originale si conserva in quell’Archivio comunale, che è
ricchissimo, ma sventuratamente abbandonato in gran disordine.
[231] La formula giuratoria del Podestà di parecchie città trovasi in
CENCIO, fol. 160. Io cito sempre dal _Codex Riccardianus_ di Firenze.
[232] Del suo pagò milletrecento libbre onde Otricoli andava debitore
a Narni; per conseguenza tutti i beni di Otricoli furono dichiarati
proprietà della Chiesa, con facoltà al Papa _palatium turrem ac
munitionem facere ad opus Rom. Eccl._ (istrom. dei 13 Luglio 1234,
in CENCIO, fol. 184). Il modo solito onde la Chiesa s’impadroniva
di terre, era con pagarne i debiti. Così, addì 9 Dicembre 1224,
Civitavecchia per l’istessa ragione cedette alla Chiesa il _plenum
dominium intus et extra_: ibid., fol. 139.
[233] _Vita_ di Gregorio IX, p. 579. _Instrumentum refutationis de
castro Fumone_, a. 1223, in CENCIO, fol. 155. Il contratto di acquisto
di Paliano e di Serrone, dei 21 Dicembre 1232, è registrato ivi, fol.
160, segg.: _Ego Oddo de Columpna domin. Olibani_ (Olevano) — _vendo —
tibi — ad opus et nomen Domini Gregorii — et Rom. Eccl. in perpetuum
totam et integram partem meam Rocce et Castri Paliani et Rocce ac
Castri Serronis cum omni jure et jurisdictione et actione, dominio
et honore et tam in terris quam in vineis, vassallis etc._, per il
prezzo di quattrocento libbre di denari del Senato. La famiglia riebbe
le terre vendute, ma in forma di _feudum_ della Chiesa, _et exinde
ipsius dni Pape et Rom. Eccl. vassalli simus perpetuo et fideles, et ei
prestemus homagium personale_. Vengono dopo altri contratti di acquisto
di beni situati a Paliano ed a Serrone. Indi Gregorio con un suo
Statuto definisce tutte le prestazioni che Serrone doveva contribuire
alla prevostura (curia) pontificia: CENCIO, fol. 182.
[234] RICC. DA SAN GERM., p. 1031. Addì 29 Aprile 1233 il Papa era
ritornato in Laterano.
[235] Celebre lettera di Federico a Riccardo di Cornovaglia, data da
Treviso, ai 20 Aprile 1239: è raccolta da MATH. PARIS, ad a. 1239, e da
PETRUS DE VINEIS, I, 21.
[236] BUSSI, ad a. 1233, p. 122. Nell’atrio del palazzo dei
Conservatori vedonsi due tavole di marmo; sull’una è rappresentata
l’imagine di un castello colla scritta: «Vitorclana Fidele Del Popolo
Romano»; sull’altra evvi l’imagine di un vestimento coll’iscrizione:
_Vetustum Caputium In Vestibus Fidelium Capitolii Ne Mutanto. VII
Idus Martii MDCXIII_. Gli Statuti di Vitorchiano (_Statuta et Leges
Municipales Terrae Viturclani, auctor. Inclyti Senatus, P. Q. R.
aedita et reformata, Romae 1614_) si conservano, nel loro originale, in
Campidoglio: nel 1608 per l’ultima volta furono ricorretti, e nel 1614
stampati insieme cogli Statuti di Barbarano. — Vitorchiano, Barbarano,
Cori fino a’ tempi modernissimi furono beni camerali della città
di Roma: il loro Podestà fu sempre eletto _ex nobilibus et civibus
Alme Urbis_. — Addì 3 Luglio 1233, il Papa ed il Senatore ristorano
alcuni Romani del danno sofferto nella guerra di Viterbo, e perciò
pagano duemilacinquecento libbre di Provisini. Testimonî sono: _Dom.
Anibaldus, Petrus Johannis Ilperini, Petrus Manecti, Transmundus,
Matheus Scriniarius, Petrus Bulgaminus, Bobo Joannis Bobonis_... (_Cod.
Vat. 6223_, fol. 92; e MURAT., _Antiq. Ital._, I, 685; III, 231).
[237] La _Cronica_ (mscr.) _di Viterbo_, di NICOLA DELLA TUCCIA (ad a.
1268), novera cencinquanta castella: senza dubbio è un’esagerazione.
[238] Così era stato di Civitavecchia nell’anno 1224. Questa città,
dal 1291 in poi, pagò un censo annuo di _50 librae Paparinorum_
(FRANGIPANE, _Stor. di Civitav._, p. 109). Se una libbra di quella
specie avrà corrisposto a 12 paoli e mezzo, la somma non giungeva
ancora ai cento talleri. Sembra che nella Sabina, a’ tempi di Innocenzo
III, la rendita media di un castello fosse di sei libbre di Provisini
(THEINER, I, 30).
[239] In un documento del 3 Maggio 1291, dato dal Campidoglio, dicesi:
_Praesentibus ambasciatoribus civitatum Peruscii, Urbis Veteris,
Spoleti, Nargne, Reate, et Anagnie, aliarumque civitatum atque
comitatum districtus urbis_ (_Giorn. Arcad._, T. 137, 201).
[240] Dopo il secolo decimoterzo fu questo un segno di sudditanza.
[241] La formula (che spesso trovasi usata nel secolo decimoterzo)
della cessione di terre fatta a un qualche barone, dice così: _N...
tradidit in perpetuum magnifico viro... totum Castrum — cum toto suo
territorio, pertinentiis et districtu, et cum Roccha, fortellitia,
domibus, terris cultis et incultis, Vassallis et juribus vassallorum,
Dominio, Jurisdictione, Causarum cognitione, punitione maleficiorum,
sanguinis et forfacture, mero et mixto imperio... et cum omnibus aliis
quibuscunque rebus, bonis et juribus_...
[242] _Praeterea comitatum tuum (quod inauditum est — ) metis
novis et amplis — voluerunt sibi appropriare, et — intitulare novis
suprascriptionibus._ MATH. PARIS, ad a. 1234, p. 279, chiama _metae_
quello che i Romani appellavano _termini. — Nec terminos in patrimonio
b. Petri — poni faciatis_, scrive il Papa nell’istromento di pace
dell’anno 1235. _Novi comitatus abusum_, dice eziandio la _Vita_ di
Gregorio IX, p. 579.
[243] _Usurpant sibi cives memorati, ex antiquo jure, quod Rom. Pont.
non potest aliquem ex civibus excommunicare, vel urbem pro quolibet
excessu supponere interdicto. Ad hoc dicit summ. Pont., quod minor est
Deo, sed quolibet homine major, ergo major quolibet cive, vel etiam
rege, vel Imperatore_: MATH. PARIS, p. 279.
[244] I Senatori promulgavano editti come i pretori antichi. _Per ea
tempora Pop. Rom. antiquo more usus est. Nam cum Senatus legem rogaret,
Populus sciverat. Ex quo factum est, ut civitates finitimae Romanis
parerent_: così BONINCONTRIUS, p. 308.
[245] Addì 20 Maggio egli era ancora in Laterano (SAVIOLI, _Annales
Bolog._, III, II, n. 600): al 26 di Giugno trovavasi a Rieti (RAYNALD,
n. 49).
[246] _Reg._ di Gregorio IX (VIII, n. 167). MATH. PARIS, p. 280.
_Excommunicamus — Lucam dictum Senatorem, Parentium et Joannem de
Cinthio vestararios et omnes illos consiliarios Urbis et justitiarios,
quorum consilio, auxilio vel ministerio a Montalto obsides recepti sunt
— et turris edificata — et juramenta de novo exacta — in prejudicium
Eccl. Rom. tam in Campania et Maritima quam in Thuscia_ (HÖFLER nel
PAPENCORDT, p. 296). Inoltre egli scomunicò _Paulum Petri Judicis,
Petrum de Stephano Sanguineum, et Pandulphum Joannis Crassi_. La
famiglia dei Sanguigni compare qui per la prima volta; una delle loro
torri esiste oggidì ancora nel campo di Marte: vedasene PASQUALE
ADINOLFI, _La torre dei Sanguigni_ (Roma 1868); ma il compilatore
non conobbe il passo citato di sopra, laonde parla dei _Sanguinei_ a
cominciare soltanto dal secolo decimoquarto.
[247] Gregorio, da Perugia ai 5 Marzo 1235, sciolse Viterbo dal
giuramento di vassallaggio che la città aveva prestato a’ Romani
(BUSSI, _Append._, p. 404). Il Papa trovò ricovero a Perugia, ma questa
città non gli somministrò milizie a danno dell’_Alma mater Roma. —
Faliscorum mons_: da «monte dei Falischi» derivò in lingua volgare il
nome di «monte dei Fiaschi (Montefiascone). — Gregorio donò privilegî a
Velletri: BORGIA, p. 268.
[248] _Annales Erphordenses_ (_Mon. Germ._, XVI): _A. D. 1235 dom.
papa in Alemannia nunciis ab omnibus episcopis — milites ad subsidium
ad Romanos impugnandos postulavit_. Sulle istanze che il Papa fece per
aver soccorsi, vedasi il RAYNALD, a. 1234, n. 7.
[249] GODEFRID. MONACH., ad a. 1234. — RICC. DA SAN GERM., p. 1034. —
CONRAD. URSPERG., p. 357. — La _Vita: Reate concitus, nec invitatus,
advenit_. Addì 3 Luglio, da Rieti, il Papa ammonisce i Lombardi
acciocchè dieno passaggio alle milizie tedesche venienti in soccorso
della Chiesa; e si giustifica _ita quod sedes Ap. sine confusione
sua non poterat quin uteretur imperialis brachii ministerio evitare,
dictus Imp. ad presentiam nostram accedens, ad Eccl. Rom. defensionem
et patrimonii sue sponte se obtulit: Hist. Dipl._, IV, 472. In tanta
dimestichezza dunque il Pontefice era venuto co’ Lombardi.
[250] _Hostium vindicta postposita in capturam avium solicitabat
Aquilas triumphales: Vita_, p. 580. — Nel mese di Settembre, in
vicinanza di Montefiascone, promulgò un documento per Raimondo di
Tolosa; ed in esso fece da testimonio anche il Prefetto di Roma:
BÖHMER, p. 159.
[251] MATH. PARIS, p. 280. Dopo di Innocenzo III i Papi nei loro negozî
più importanti si servirono di gente forestiera. Milone, vescovo di
Beauvais, nel 1231 era stato nominato (da Gregorio IX) a rettore di
Spoleto e della Marca.
[252] Se si stia a MATH. PARIS, i Romani sortirono della città nel dì
8 Ottobre. Egli ne esagera il numero a centomila; i caduti d’ambe le
parti sarebbero ascesi a trentamila.
[253] RICC. DA SAN GERM., p. 1034.
[254] _Nos Angelus Malabranca dei gr. Almae Urbis ill. Senator, decreto
et auctoritate Sacri Senatus, mandato quoque, et instanti acclamatione
incliti Populi Romani ad sonum Campanae, et buccinarum publice, et
plenissime in Campitolio congregati... actum per man. Romani scribe
Senatus praecepto et mandatis Angeli Malabrancae Senatoris et Populi
Romani publice in Capitolio Ann. 1235 Ind. VIII medio Aprilis die XII_:
RAYNALD, ad a. 1235, n. 4, e gli Autori che scrissero del Senato.
Più completamente ne riferiscono i detti Compendî dell’HÖFLER nel
PAPENCORDT, e la _Storia_ (mscr.) _della famiglia Savelli_, scritta
dal PANVINIO. Eziandio gli officiali del Senato giurarono la pace. I
negoziati durarono parecchi dì; e furono tenuti anche nel santo Stefano
sul Celio, dove fecero da testimonî _Matheus Rubens_ degli Orsini,
_Petrus Saracenus de Andreoctis_, Ottaviano nipote suo, _Johannes
Cinthii de Molaria_ ed altri.
[255] Addì 15 Settembre 1235 il senatore Malabranca promulgò un
Editto a protezione dei _Peregrini_ e dei _Romipetae_, dichiarando che
sarebbero stati sempre soggetti al tribunale dei Canonici di san Pietro
(VITALE, p. 98). — Gregorio or difese vigorosamente Viterbo contro a’
Romani che pretendevano da questa città il _vassallagium_; egli non ne
accordò che la _fidelitas_: Bolla ai Viterbesi del 22 Luglio 1236, da
Assisi (nel _Giornale Arcadico_, T. 137, 203).
[256] _Italia hereditas mea est, et hoc notum est toti orbi: Hist.
Dipl._ IV, 881 (Giugno 1236).
[257] Ciò a seconda della sentenza pronunciata propriamente dal Papa:
_Patrimonium b. Petri quod inter cetera imperii jura quae seculari
principi tamquam defensori sacrosancta commisit Ecclesia, ditioni suae
in signum universalis dominii reservavit: Hist. Dipl._, V, 777 (lettera
di Gregorio nel Febb. 1240: _Attendite ad petram_).
[258] Ai 5 Dic. 1236 il _Syndicus_ di Perugia giura innanzi ad Alatrino
suddiacono di difendere per conto della Chiesa il _patrimonium b. Petri
in Tuscia et ducatum Spoletanum. Acta in palatio communis Tudertini_
(Archiv. di Perugia, _Lib. Sommiss._ Vol. B, fol. 53). — Addì 19
Ott. 1237 Spoleto, Perugia, Todi, Gubbio e Foligno conchiudono una
federazione guelfa (Arch. di Perugia, Contratti, T. I, AA. 1237). — Ai
3 Sett. 1287, da Viterbo, Gregorio IX concede alla città di Assisi il
privilegio di libera elezione del Podestà e di altri officiali (Bolla
nell’Arch. comun. di Assisi, Fascio. I, n. 3).
[259] Lettera lunga e importante, data da Rieti, ai 23 Ottobre 1236
(_Hist. Dipl._, IV, 914), in risposta a quella di giustificazione
scritta da Federico, ai 20 Settembre, da Mantova.
[260] Al Senatore, al Senato ed al popolo di Roma: _Hist. Dipl._, IV,
901.
[261] In occasione di alcune elezioni vescovili controverse, scriveva
al Papa: _Cum a nobis tantummodo publica debeant officia postulari,
in quem lege regia prodita Rom. Pop. auctoritatis et justitie publice
contulit potestatem_ (dei 20 Sett. 1236; _Hist. Dipl._, IV, 912).
Notevole in quest’ordine d’idee è altresì la sua lettera ai Siciliani,
della fine dello stesso anno (ibid., p. 930).
[262] Intorno al 1261 re Manfredi scriveva ai Romani una lettera in cui
diceva che il diritto all’elezione degli Imperatori competeva a’ Romani
_auctoritate sui Senatus, Proconsulum et Communis_ (FRANCIS. PIPIN.;
MURAT., IX, 681). Vi si distingue: il Senatore e la sua curia, i
Proconsoli e il Comune del popolo. Nulla però impedisce di credere che
per proconsoli s’intendesse di denotare addirittura gli ottimati. Io
non trovai in alcun luogo significati i Proconsoli come corporazione.
[263] Crede il VALESIO (Memoria mscr., Arch. del Campidoglio,
Credenza XIV, T. 42) che Innocenzo III avesse attribuito a sè stesso
il consolato in Roma, e che a vicario suo avesse nominato, primo
proconsole, Paolo Conti. È cosa di cui non si può dare dimostrazione;
nè in alcun documento rilevai denotato un Proconsole di cotale specie
come magistrato civico. Per la prima volta in un istromento del 1220
trovai cenno della novella dignità: _Roffredus Jannis Cencii dei gra.
Romanor. proconsul ac Urbevetanor. potestas_ (Arch. di san Fortunato di
Todi, _Registr. Vetus_, fol. 120). La _Vita_ di Gregorio IX attribuisce
questo titolo per la prima volta a Pandolfo della Suburra ed a Pietro
Frangipane, nel 1229. Ancora al 15 Marzo 1221 e nel 1224, quest’ultimo
si appella soltanto console, e nel 1235 evvi Oddo Frangipane _dei gr.
Romanor. Proconsul_ (_Cod. Vat. 8049_, p. 165). Nel 1230: _Andreas
Roffredi Romanor. proconsul potestas Tuscanie_ (TURIOZZI, _Memor. di
Tuscania_, p. 117). Nel 1238: _Paulus de Comite Romanor. proconsul_
(CONTELORIO, _Hist. famil. Comit._, n. 6). Nel 1239: _Nos Dom.
Parentius Parentii dei gra. Rom. Pronconsul et Senarum potestas_ (Arch.
di Siena, n. 373). Nel 1240 Federico scrive ai Romani: mandate a me
_proconsules vestros_, acciocchè io dispensi loro eccelse dignità,
_praesidiatus regionum, regnorum ac provinciarum_: PETR. DE VINEIS,
III, 72.
[264] _Cancellariam Turrim, illam Babel nullo priori fatigatam impulsu
comminuit et potenter evertit_ (_Vita_, p. 581).
[265] RICC. DA SAN GERM., p. 1038: _Romani plebei populi communitates
— Johannem de Poli Senatorem urbis — Senatoriae dignitati cedere
compulerunt, et Joannem de Centio substituerunt_... Trovasi questo nome
nella famiglia del Frangipani; però leggo in alcuni documenti anche di
_Johannes Cinthii Malabrance_ e di _Johes Cinta de Paparescis_. Sembra
che il novello Senatore abbia allora posseduto la Molaria, il qual
castello poco appresso compare in proprietà degli Anibaldi. Forse il
Senatore avrà appartenuto a questa famiglia.
[266] _Cum eodem Senatore incredibili malitia exeunte_, dice la _Vita_,
p. 582. Se _malitia_ sia un errore di scrittura a vece di _militia_,
è forza pur dire che mai non v’ebbe sproposito più a proposito di
questo. — Gli _Annal. Stadenses_ (_Mon. Germ._ XVI, a. 1237): _Papa
Romam rediit, et pacem inter Romanos fecit_. — RICC. DA SAN GERM.,
p. 1040: _M. octobris S. Papa — rediit ad urbem, ubi novi confutati
sunt Senatores D. D. Joannes de Poli, et_...: qui sventuratamente
s’interrompe il testo, ma la lacuna deve colmarsi col nome _Johes de
Cinthio_.
[267] _Dabat illis sigilla, ut qui ipsa referrent singulis hebdomadibus
pecuniam acciperent ad victum; et saepissime talibus 15 libras per
hebdomadam impendebat_ (specialmente ai nobili): _Vita Innocentii III_,
p. 567.
[268] _Romani vero eum — cum gaudio susceperunt, ne ex tunc, ut
prius egredetur, sancientes. Senserunt enim se per absentiam suam jam
decennalem_ (è un errore) _magnam pecuniam jacturam incurrisse_ (MATH.
PARIS, ad ann. 1237).
[269] Il disegno del _Carrocium_ di Cremona, vedilo nel PLATINA, _St.
di Mantova_; MURATORI, XX, 660. Non pare che a Roma s’avesse uso del
carroccio; per lo meno io non ne scoversi mai traccia.
[270]
_Urbs decus orbis ave victus tibi destinor ave_
_Currus ab Augusto Friderico Caesare justo._
_Fle Mediolanum, jam sentis spernere vanum_
_Imperii vires proprias tibi tollere vires._
_Ergo Triumphorum potes urbs memor esse priorum,_
_Quos tibi mittebant Reges, qui bella gerebant._
(RICOBALDO, _Hist. Imp._; MUR., IX, 259; FRANCIS. PIPIN., ibid.,
p. 658). La lettera di Federico, del Genn. 1238, è registrata nella
_Hist. Dipl._, V, 161. — Nel Dicembre 1237, PIER DELLE VIGNE scrive ai
Principi tedeschi che Federico manda al popolo romano il carroccio.
Stando agli _Ann. Placentini_ (_Mon. Germ._, XVIII, 478) gli avanzi
del carroccio furono, nel Gennaio 1238, caricati sopra somieri e
trasportati a Roma per la via di Pontremoli. Anche in Germania quelle
spoglie destarono gran reverenza; e la _Cronica_ di EICKE DI REPGOW
dice: «E presono il loro stendardo, carroccio detto, e mandarono il
carroccio a Roma, e i Romani lo collocarono sul loro _Capitolium_»
(_Bibl. della Soc. letter. di Stuttgart_, XLII, 487).
[271] _Quod carocium cum apud Romam duxissent, dom. Papa usque ad
mortem doluit: Ann. Placentini Gibelini_, come di sopra. Il Cronista
dice eziandio _quod positum fuit in Capitolio per Cardinales_.
[272] GALVAN. FLAMMA, _Manip. flor._, p. 673: _Rotas et asseres in
unum conjunxit, et Romam misit, quod super columnas ad perpetuam rei
memoriam erigi mandavit_. Il SALIMBENE, _Chronic._, p. 49, dice che
i Romani abbruciassero il carroccio per far vitupero a Federico: ciò
sicuramente avvenne, ma non allora.
[273]
_Cesaris Augusti Friderici Roma Secundi_
_Dona tene currum princeps in Urbe decus._
_Mediolani captus de strage triumphos_
_Cesaris ut referat inclita preda venit._
_Hostis in opprobrium pendebit, in urbis honorem_
_Mictitur hunc urbis mittere jussit amor._
Questa iscrizione antica, un de’ pochi monumenti dell’Impero tedesco
che trovinsi in Roma, fu scoverta in Campidoglio nell’anno 1727 (MUR.,
_Antiq. Ital._, II, 492). Fu infitta nel muro sopra la scala, al tempo
di Benedetto XIV.
[274] Fra essi la _Vita_ nomina _Bobacianus_ ed _Aegidius Boetii_: e,
in una carta dei 2 Giugno, _Jacobus Girardi_ alla presenza di _Petrus
Fragipane_ giura fede di vassallo all’Imperatore (_Hist. Dipl._, V,
209).
[275] Un passo di MATH. PARIS (di cui tenne nota il CURTIUS, p. 318)
suffragherebbe quest’opinione; ed io ve ne aggiungo un secondo, in cui
il Cronista (ad a. 1240) dice: _Creatus enim erat unus Senator Romae
auctoritate Imperiali, anno tertio precedenti_ (che era precisamente
il 1238). Tuttavolta io non credo che allora fosse stabilito il
numero di due; fu cosa passeggiera, e soltanto più tardi ne fu
introdotta consuetudine, causa la divisione delle fazioni. I Registri
Capitolini, all’anno 1238, notano _Johannes de Comitibus Proconsul
Romanus et Johannes de Judice_. Per lo meno, dei 21 Agosto 1238, posso
notare: _Dom. Oddo Petri Gregorii dei gr. Alme urbis Ill. Senator ac
Perusinorum potestas_ (Arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. A, fol.
133).
[276] La _Vita_ lo denota come _tunc Senator_, ma prima che il Papa
tornasse; e quest’è certamente inesatto: la sua elezione dev’essere
avvenuta nel mese di Novembre. La famiglia _de Judice_ apparteneva ai
Papareschi, e compare in documenti molti. Giovanni _de Judice_ era
stato podestà di Orvieto negli anni 1209, 1216, 1226; nel 1234 fu
podestà di Firenze; nel 1240 diventollo di Perugia.
[277] Il Biografo di Gregorio rivela tutt’a un tratto amore delle
antichità: _Quorum_ (degli Imperiali) _solvit colligationes iniquas
— et per devotum Johannis de Judice tunc Senatoris obsequium, turres
hostium, et operosi marmoris tabulata Palatia, nobile vestigium
prioris aetatis, in opprobrium ruine redegit_ (p. 582). Pare che qui
effettivamente s’intenda parlare del Palatino de’ Frangipani.
[278] La Bolla di scomunica è riferita da MATH. PARIS, ad a. 1239, p.
329. Una delle cause ne fu anche Sardegna; perocchè Federico vi avesse
maritato suo figlio Enzo con Adelasia erede di Gallura, e ne lo avesse
creato re. Vedansi il RAUMER, lo CHERRIER e lo SCHIRRMACHER, _Federico
II imperatore_, Gottinga 1864, in tre vol.
[279] _Fridericus... Senatori urbis et suis Conromanis salutem_... da
Treviso, ai 20 Aprile (MATH. PARIS, p. 332). Mette disgusto la lingua
già antiquata che s’usa in questa lettera; sono frasi che si ripetono
di secolo in secolo.
[280] _Levate in circulo oculos vestros... Hist. Dipl._, V, 295.
[281] _Ascendit de mare bestia blasphemie plena nominibus_... dal
Laterano, ai 20 Giugno 1239 (_Hist. Dipl._, V, 327). S’incolpa
l’Imperatore della sua opinione _de tribus impostoribus_. — La risposta
dell’Imperatore ai Cardinali è in PIER DELLE VIGNE, I, 31 e nell’_Hist.
Dipl._, V, 348: ei vi espone la sua professione di fede cattolica.
[282] La storia di Giovanni da Vicenza e del parlamento di pace
raccolto a Verona (ai 29 Agosto 1233) presenta il più memorando quadro
dell’indole di questo tempo. Vedansi la _Cronica_ di Antonius Godus,
la _Vita Riccardi Comitis_, PARISIUS DE CERETA, GERARDUS MAURISIUS,
il SALIMBENE, e la _Storia degli Eccelini_ scritta dal VERCI. Il
SALIMBENE, che fu minorita, ha svelate con maliziosa compiacenza le
vanità ciarlanatesche di Giovanni. Se si stia a PARISIUS (MURAT.,
VIII, 627) il grande paciero avrebbe fatto bruciare a Verona sessanta
illustri cittadini.
[283] MATH. PARIS, p. 512. Il Papa mandò per tutto il mondo frati
mendicanti da percettori di tributi: per somme di denaro costoro
sciolsero del loro voto i Crociati (p. 518). — _Absurdum videbatur
etiam simplicibus, quam diversis muscipulis simplicem Dei populum
substantia sua moliebatur Romana Curia privare, nihil petens nisi aurum
et argentum_ (p. 524). — Molte satire furono scritte contro l’avarizia
romana. Nel _Cod. Vat._ 4957, fol. 43, haccene una intitolata _de
Pecunia_: _Pecunia Romanorum Imperatrix et totius mundi semper Augusta
dilectis suis filiis et procuratoribus universis salutem et rore celi
et terrae pinguedine habundare. Ego in altissimis habito... o vos omnes
qui transitis per viam attendite si est honor sicut honor meus... michi
Romana curia famulatur._ — Ancor più antica è la celebre poesia dei
_Carmina Burana: Propter Sion non tacebo, sed ruinam Rome flebo_. I
canti dei trovatori e dei poeti svevi sono zeppi di epigrammi contro
l’ingordigia della Curia.
[284] _Ha Deus! sustineret hec hodie si viveret Henricus senior rex
Anglie? Et recolende memorie rex Riccardus et alii —?_ (_Hist. Dipl._,
V, p. 468). Enrico III si giustificò _praesertim cum tributarius
vel feudatarius Papae esse de jure comprobetur: et sic se excusando
turpiter accusavit_, dice egregiamente MATH. PARIS, p. 524. Vedasi
com’ei discorra (p. 517 e 518) sull’opinione publica di Francia, che
sulle prime era assai favorevole all’Imperatore. E di Germania dice: _A
nullis, vel a paucis meruit Papalis auctoritas exaudiri_.
[285] _Comminatur aperte sanctum dare canibus, et venerandam Principis
Apostolorum Basilicam in praesepe deducere jumentorum! — Qui etiam
Ecclesiae Principem in illam immergere gloriatur egestatis injuriam, ut
cinerem pro corona suscipiat, spicas pro pane vendicet et pro equorum
candidata gloria cogatur quaerere subjugale... Vita_, p. 585.
[286] In Agosto del 1239 sciolse la marca di Ancona e Spoleto dal loro
giuramento alla Chiesa, e gli annesse all’Impero: _Hist. Dipl._, V,
376.
[287] Nel Settembre Federico, in premio della sua fedeltà, elevò
Viterbo ad _Aula Imperialis_: Docum. nel BUSSI, Append., p. 405.
[288] _Hist. Dipl._, V, 762. Da Viterbo, nel Febbraio.
[289] PETR. DE VIN., III, 72. _Ardens semper fuit cor nostrum_... (nel
Febbraio, certamente da Viterbo). _Napoleo Johannis Gaetani_ era un
Orsini. Infatti Giovanni, primogenito di Orso e fratello di Rainaldo,
assunse nome di Gaetano dalla madre sua Gaetana Crescenzi. Sposò egli
_Stephania Rubea_, e suoi figli furono Jacopo, Matteo e Napoleone
(GAMMURRINI, _Famil. nobili Toscane_, II, 16). — Anche suggelli di
Federico portano l’epigramma: _Roma caput mundi_: vedi l’imagine
simbolica di Roma sopra una bolla d’oro del Diploma promulgato nel
Settembre 1234 (frontispizio della _Hist. Dipl._, Tom. IV).
[290] Durante la processione, addì 15 Agosto 1239, cadde la
_Cartellaria_; e l’Imperatore comandò a Giovanni _magister_ di San
Germano, che andasse a Roma per restaurarvi la torre: il Papa era ad
Anagni (_Vita_, p. 586; _Hist. Dipl._, V, 451: ibid., a p. 455, trovasi
l’assegnamento che Federico fece a Odone ed a Emanuele di rendite del
reame: la carta è data ai 19 Ottobre, dal campo sotto di Milano). A
Roma il Prefetto non ha parte più in alcuna cosa. Però ne fa menzione
un istromento dei 22 Aprile 1237: _Joannes Urbis Alme Prefectus_ (_Cod.
Vat. 6223_, fol. 93). Ed era lo stesso uomo che trovasi nell’anno 1230,
ai 21 di Aprile (MURAT., _Antiq. It._, I, 686): era figlio di Pietro.
[291] _Annales Placentini Gibellini_, _Mon. Germ._, XVIII, 483.
[292] Federico parla di g_arsones quosdam et vetulas_ (lettera
all’Inghilterra, del 16 Marzo, da Viterbo; MATH. PARIS, p. 521); per lo
contrario il Papa discorre di moltitudine innumerevole (HAHN, _Collect.
Mon. vet. et rec._, I, 346). Federico comandò che quei Crociati, per
castigo, si marchiassero in fronte.
[293] All’anno 1237, MATH. PARIS (p. 307) registra una lettera di
Giovanni ai legati d’Inghilterra; ed è scritta con arte diplomatica:
_voluimus reformare statum et saepe tentavimus, et ecce deformis
destitutio subintravit. Incassum traduntur consilia, ubi voluntas
non sistitur fraeno prudentiae_ — e più addietro: _nimis avide, vel
potius inconsulte, se mater (ecclesia) immersit fluctibus_... MATH.
PARIS narra (a p. 366) i motivi della rottura che sono riferiti di
sopra. _Nec ego de caetero te habeo pro Cardinale_, disse il Papa; e
il Cardinale: _Nec ego te pro Papa; et sic recessit — adversarius_. —
Il primo Cardinale di casa Colonna, Giovanni vescovo della Sabina, morì
nel 1216.
[294] MATH. PARIS, p. 307.
[295] _Gens immunda, gens abhominabilis, gens pessima, gens furoris_
— ritratto esagerato, come speriamo, dei Romani di quel tempo! Lo
scrittore conchiudeva dicendo, che il Papa, il quale non sitiva che
oro, aveva fatto appello al clero _ut sitis organa sonantia juxta
deductionem et libitum organiste: Hist. Dipl._, V, 1077, dal BALUZIUS,
_Miscell._, I, 458-468.
[296] MATH. PARIS (p. 563) ha descritto con qualche malevolenza le loro
sofferenze. _Turba praelatorum_, li chiama Federico sprezzantemente
(PETR. DE VIN., I, c. 8.) Vedi la bella lettera del Papa a conforto dei
cardinali prigionieri, nel RAYNALD, ad a. 1241, n. 71.
[297] _Hist. Dipl._, V, 1139. _In castris ante Spoletum_, ai 20 di
Giugno. È dato dall’istesso luogo, _Mense Junii_, un _Privilegium_ a
favore di Spoleto: l’originale si conserva in quell’archiv. comunale,
e fu stampato da ACHILLE SANSI, _Saggio di documenti storici tratti
dall’archivio del comune di Spoleto_, Fuligno 1861, p. 5.
[298] _In nom. D. Amen. Anno D. incarn. 1241, Ind. XIV medio (mense?)
Martii die 4. Nos (Anibaldus) et O. de Columna... Senatores_... (HÖFLER
nel PAPENCORDT, p. 297). Odone Colonna fu il primo senatore della sua
casa; così lo registra all’anno 1241 anche un catalogo dei Senatori di
questa famiglia, esistente nell’archiv. Colonna.
[299] _Math. Russus per Gregorium P. Senator efficitur._ RICC. DI
SAN GERM. ne dà la notizia nel Luglio, ma io ho buon motivo di tenere
fermo il mese di Maggio. Intorno a questo Senatore, vedansi il GARAMPI
(_Memor. della B. Chiara da Rimini_, p. 244), e l’albero genealogico
nel LITTA.
=Ursus= della casa di Bobone, nipote di Celestino III,
sposato con Gaetana di Crescenzo.
|
| =Johannes Gaetani=, signore di Vicovaro, sposo a
_Stephania Rubea_; testa nel 1232.
|
| =Matheus Rubeus=, senatore, signore di Marino,
Monterotondo, Galera, castel Sant’Angelo
vicin Tivoli ecc.: sposo a Perna Gaetani,
ed ammogliato indi altre due volte; testa nel 1211.
|
| =Johannes Gaetani=, papa Nicolò III (1277)
|
| =Rainaldus=, stipite del ramo dei Monterotondo
| |
| | =Napoleo=, card. di S. Adriano († 1342)
| |
| | =Matheus=, senatore (1293 e 1310)
|
| =Mabilia=, sposa ad Angelo Malabranca
| |
| | =Latinus=, cardinal vescovo di Ostia († 1294)
|
| =Gentilis=.
| |
| | =Ursus=.
| |
| | =Matheus Rubeus=, card. di S. M. _in Porticu_,
| | corona nel 1266 in Roma Carlo di Angiò
| | († dopo il 1305).
| |
| | =Bertholdus=, primo conte di Romagna
| | († intorno al 1319).
|
| =Card. Jordanus= († 1287)
|
| =Matheus=, senatore (1279), stipite del ramo
| del Monte.
|
| =Napoleo=, senatore (1259).
[300] _Apud Lagustam quam Joh. de Columna firmaverat_ —: RICC. DA SAN
GERM., p. 1047. Il PETRINI, _Mem. di Palestrina_, p. 411, registra
un documento dei 7 Febb. 1252, nel quale sono menzionate, come
possedimenti dei Colonna nella Città, le _munitiones Augustae et Montis
Acceptorii_.
[301] Lettera a lui indiritta; certamente da Rieti, nel Luglio: _Hist.
Dipl._, V, 1155.
[302] MATH. PARIS, p. 574: _Fere centenarius... fuit calculosus, et
valde senex, et caruit balneis, quibus solebat Viterbii confoveri_.
Federico da Grotta Ferrata annunciò ai paesi esteri la morte del Papa,
dicendo con frase del gusto di quella età: _Ut — vix ultoris Augusti
metas excederet, qui Augustum excedere nitebatur_ (PETR. DE VIN., I, c.
11). La lettera è calma e dignitosa.
[303] Della sua prigionia parlano gli _Annales Placentini Gibellini_,
p. 485, e MATH. PARIS, p. 390.
[304] Docum. nell’arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. C, fol. 31.
Fu edito per la prima volta dal GARAMPI (_B. Chiara_, p. 244); indi
dal NARDUCCI (_La Lega romana con Perugia e con Narni_, p. 48) che
lo trasse dall’arch. comunale di Narni: più correttamente lo publicò
GIOVANNI D’EBOLI nelle sue _Miscellanee Narnesi_. In quella carta si
sottoscrivono (secondo la prima edizione) ottantasei _Consiliarii_
romani; giusta la seconda, ottantaquattro. Ne cito alcuni: _Homodeus
de Trivio, Benedictus Tyneosus, D. Johannes Frajapanis, D. Anibaldus,
Romanus Johis Judei, Romanus Johis Romani, Petrus Johis Guidonis,
Petrus nepos Domini Petri Stephani, Petrus Johis Ylperini, Porcarius
Jacobi Johis Grassi, Johannes Pauli Capudzunca_ (Capizucchi), _D.
Oddo Petri Gregorii, Gregorius Surdus, Mathias D. Anibaldi, D. Angelus
Malebrance, D. Comes Johes Poli, D. Transmundus Petri Anibaldi, Petrus
Astalli, D. Bobo Johis Bobonis, Petrus Vulgaminus, Johes Capocie,
Petrus Crescendi, Bartholomeus Cinthii de Crescentio, Petrus Papa,
Petrus Magalotti, Petrus Malaspina_. Dei Colonna nessuno. Parecchi
erano antichi senatori. Neppur uno si sottoscrive _Proconsul_; parecchi
_Dominus_ (Don): perchè non saprei.
[305] Vedasi la violenta lettera scrittane da Federico ai Romani (PETR.
DE VIN., II, c. 8): _Vestra dissolvetur Babylon, Damascus deficiet,
sufflatorium consumetur in igne_. Espressamente ei parla dei loro
attacchi contro Tivoli. A torto l’HUILLARD registra questa lettera nel
Dicembre 1243.
[306] Il BÖHMER, _Regest._, p. 192, dimostra che Rodolfo conte di
Asburgo trovavasi nel Maggio 1242 a Capua presso l’Imperatore: perciò
ragionevolmente io ne conchiudo che anche un mese dopo ei fosse con lui
ad Avezzano.
[307] _Hist. Dipl._, VI, 95, lettera alla Francia, del Giugno 1243,
dove sono narrati questi casi avvenuti nell’estate dell’anno prima:
_Romanorum — sane populus hic dure cervicis..._
[308] _Civitatem nostram Flagelle ad flagellum hostium — fundari
providimus_ (_Hist. Dipl._, VI, 51, degli ultimi di Maggio 1242, ai
fedeli della _Terra Laboris_). — RICC. DA SAN GERM., p. 1048. — Il
nome è modificazione volgare dell’antico di _Fregellae_. La nuova terra
sparve assai prestamente.
[309] Presso a poco nel Maggio del 1242. _Hist. Dipl._, VI, 44 (_Si
super duce_); ed una seconda lettera circa del Luglio (_Ex fervore
charitatis_), ibid., p. 59. Afferma l’Huillard che l’invettiva contro i
Cardinali attribuita a Federico (_ad vos est hoc verbum, filii Efrem_),
non sia sua; però tanto meno può essere genuina la lettera _Cum
papalis_ che si attribuisce a Luigi di Francia.
[310] MATH. PARIS, p. 599: egli esagera dichiarando che le chiese di
Albano ammontassero a cencinquanta.
[311] Voglion dire che Alba Longa sorgesse là dove or trovasi il
convento di Palazzuolo. Questo compare per la prima volta al tempo di
Gregorio IX con nome di _S. M. de Palatiolis_ (CASIMIRI, _Mem. stor.
delle Chiese e dei Conventi Minori_, p. 299).
[312] La Bolla data da Ferentino ai 24 Luglio 1217, dice: _Civitatem
Albanensem cum burgo, thermis, monte qui dicitur Sol et Luna,
Palatio..._ Nicolò III confermò la donazione ai 18 Dic. 1278 (RICCI,
_Memor. di Albano_, p. 217). Dopo di Onorio IV Albano venne in mano dei
Savelli.
[313] La cessione dei Malebranca trovasi in una Bolla dei 20 Maggio
1223. Vedila nel LUCIDI, _Mem. Stor. di Aricia_, Roma 1796, p. 408.
[314] Giusta l’_Itinerar. Antonini: Aricia, Tres Tabernae, Forum Appii,
Terracina... Capua_. L’_Itiner. Hierosol._ enumera dall’altro verso
_Capua... Mutatio ad Mediae, Mutatio Appi Foro, Mut. Sponsas, Civ.
Aricia et Albana, Mutatio ad Nono, in Urbe Roma_.
[315] Se ne fa menzione nell’anno 1249 (Bolla registrata dal CASIMIRO,
p. 230 e dal NIBBY, _Analisi_, I, 73): _S. Maria de Palatiolis — super
locum Albanensem seu in pede Montis Cavae_. — L’ultimo degli Stuardi,
Enrico di York, cardinal vescovo di Frascati, distrusse gli avanzi
del tempio di Giove nel 1783, allorquando restaurò il convento dei
Passionisti che sorge colà nel luogo ove era posto il tempio della
federazione latina.
[316] _Massa Nemus_, menzionata per la prima volta da ANASTASIUS, _Vita
Silvestri_, n. 46. Nel 1153 Anastasio IV diede Nemi al convento di _S.
Anastasius ad Aquas Salvias_; Lucio III nel 1183 confermò la donazione:
_In loco qui dicitur Nemo_ (LUCIDI, p. 313; RATTI, _St. di Genzano_, p.
94).
[317] Nel tempo di Onorio III appartenne al convento di san Lorenzo
fuori di Roma: contemporaneamente Ardea era proprietà del san Paolo
(RATTI, p. 47). Stando al NIBBY, _Anal._, II, 173, il più antico
documento che contenga il nome di _Civitas Labiniae_ data solamente
dall’anno 1358 (NERINI, _Stor. di s. Alessio_, a. 526).
[318] Addì 4 Genn. 1218, _Petrus et Nicolaus Candulphi filii quond.
Angeli de Candulpho, et Rusticus fil. quond. Cencii de Candulpho_
rinunciano al ristoro de’ danni cui pretendevano per la guerra
che s’era combattuta fra il popolo romano e la Chiesa al tempo di
Alessandro III. Vi è altresì detto: _et de turri nostra de Gentiano
nobis diruta_ (RATTI, p. 99). M’è noto un altro istromento dei 6
Ottobre 1244, in cui _Simon de Candulfis_ e Paolo fratel suo cedono
_Toffellum_, vicino al _lacus Albani_, dandolo all’abate Benedetto
di _S. M. de Palatiolis... Actum est hoc in castro Candulforum in
palatio curie dicti Domini Simonis_ (pergam. Lateran. nell’arch. di
Firenze, segnata _Roccettini de Fiesole_). I Gandolfi trovansi anche
a Genova, famiglia signorile. — Se si stia all’UGHELLI, I, 266, i
Savelli possedevano Castel Gandolfo fin dal 1282. A Roma abitavano dei
Gandolfi: vedi l’epitaffio della _Domina Paula Filia Johis Gandulpi de
Gandulphinis_, in Araceli, a. 1360 (è nel GALLETTI, _Inscript._, III,
407).
[319] Mi passo dall’indagare se Rocca di Papa sia derivata da Fabia.
Marino era un _castrum_ ormai nel 1249 (CASIMIRO, _Mem. delle Chiese_
ecc., p. 230). Fino al 1266 appartenne a Giovanni Frangipane _de
Septemsoliis_, figlio di Graziano, che lo ebbe in feudo dal convento
di san Saba in Roma, ed eziandio dall’Abazia di Grotta Ferrata. Quel
Frangipane legò i suoi diritti a santo Saba, perlochè il cardinale
Giovanni Gaetani (Nicolò III), come procuratore del convento, vendette
Marino a suo nipote, cardinale _Matheus Rubeus Orsini_, per tredicimila
libre: _Castrum Marini et Turris ipsius cum tenimento suo._ Ne si
conserva la bella pergamena nell’arch. Gaetani, caps. 36, n. 39: il
contratto si stipulò a Viterbo. — Ai 16 Dic. 1266 il cardinale Matteo
vendette la metà di Marino a’ suoi zii Giordano, Rainaldo e Matteo,
figli del celebre Senatore (origin., ibid., 48, n. 6): così gli
Orsini vennero in possesso di Marino. Con questi documenti completo io
l’articolo relativo che leggesi nell’_Analisi_ del NIBBY.
[320] Bolla di Gregorio IX, data ai 2 Luglio 1233, dal Laterano
(LUCIDI, _Aricia_, p. 423), dove si discorre del _Lacus Turni_. Questo
esiste ancora oggidì vicino a Castel Romano, sulla via di Ardea
(NERINI, p. 230). Di già ANASTASIO, _Vita Silvestri_, n. 30, dice
che Costantino lo donò alla Chiesa di Albano. — _Duos sandalos, ad
piscandum in Lacu Folianensi, medietatem totius Stagni Hostiensis cum
piscatione ed aucupatione avium. — Piscariam ad capiendos sturiones in
Flumine Tyberis secus Ripam Romeam_.
[321] Nell’estate del 1242, come narra RICC. DA SAN GERM., p. 1048:
_statuam hominis aeream, et vaccam aeream similiter_. Federico II fondò
le prime collezioni di antichità.
[322] _Perdidi bonum amicum, quia nullus Papa potest esse Gibellinus_:
GALVANEUS FLAMMA, c. 276. Anche Innocenzo III, all’elezione di Ottone
IV, avrebbe potuto esclamare: _nullus Imperator potest esse Guelfus_.
[323] NICOL. DE CURBIO, _Vita Innocenc. IV_, c. 7: _XVII Kal. Nov.
exiens de Anagnia, Romam ivit — cum tripudii gaudio est receptus XVII
Kal. Dec._ È un errore di assumere il 15 Novembre come data del ritorno
(così fa anche lo CHERRIER), il quale sarebbe pertanto avvenuto un
mese dopo la partenza da Anagni. Di già ai 22 di Ottobre egli segna una
lettera indiritta ai Viterbesi: _Lateran. XI Kal. Nov. Pont. n. a. I_
(_Cod. Palat._ 953, fol. 33 b).
[324] Scena domestica descritta con molta vivacità da NICOLÒ DE CURBIO:
_Romanorum quamplurimi mercatores — procaciter mutuum repetebant,
aulam palatii et cameras — infestis clamoribus — onerosa multitudine
replentes — ipsum oportebat in camera latitare_ (c. 7). Il Papa se la
cavò a forza di _patientia, que optimum est genus vincendi_: così dice
il suo Biografo da vero italiano.
[325] Longhezza, lungo la via Tiburtina presso l’Anio, sui ruderi
di _Collatia_, compare per la prima volta da _castellum quod vocatur
Longezzae anno 1074_, in una Bolla di Gregorio VII: NIBBY, _Analisi_.
[326] Mscr. di NICOLA DELLA TUCCIA, ad a. 1242-1243. Il Cronista si
riferisce a Croniche più antiche di GOTIFREDO e di LANCILOTTO. Vedi la
già mentovata edizione fattane da IGNAZIO CIAMPI.
[327] Nel Settembre _Tineosus_ cavaliere viterbese annuncia a Federico
il tradimento della città (_Hist. Dipl._, VI, 125, dove son registrate
altre lettere degli assediati). PETR. DE VIN., II, 55. MATH. PARIS, p.
607. RICC. DA SAN GERM., ad a. 1243. NICOLÒ DE CURBIO, c. 8. Manifesto
di Federico dell’anno 1244. Finalmente la particolareggiata relazione
di un famigliare del cardinal Rainero, nel _Cod. Palat. 953_, fol. 56.
[328] Lettera del Papa, da Anagni, ai 7 Ottobre, in RAYNALD, n. 26,
a. 1243: ed ai Viterbesi, dal Laterano, ai 22 Ottobre, del _Cod.
Palat. 953_, fol. 33, dove dice di avere scaldato il cuore dei Romani
in soccorso di loro — _et ut hoc cum celeritate proveniat campana
capitolii sine remissione pulsatur_. Diceva che dalla Campagna
verrebbero aiuti.
[329] La sua lettera di querimonia al Re, del Dicembre (PETR. DE VIN.,
II, c. 2) descrive il tradimento de’ Viterbesi e dei Romani; e nel
manifesto del 1244 egli accusa anche il Papa di essersela intesa con
loro. La _Cronica_ di NICOLA DELLA TUCCIA è piena di particolarità
curiose.
[330] Intorno ai lunghi negoziati posteriori all’Agosto del 1242
vedansi i _Mon. Germ._, IV, 341-354. — NICOLÒ DE CURBIO, c. 10.
[331] Nella sua lettera dei 30 Aprile il Papa dice: _non post
multos dies elegit resilire potius quam parere, adimplere quod sibi
mandavimus, renuendo_. — MATH. PARIS, p. 427: _a forma jurata —
resilivit_. Non fu mai rimproverato al Re di essere stato spergiuro.
Del suo buon diritto giudicano con chiara moderazione il RAUMER e
l’HUILLARD. Vedi anche lo SCHIRRMACHER, IV, 68.
[332] Lettera monitoria scritta da un Cardinale a Federico (_Hist.
Dipl._, VI, p. 184: e a pag. 186 v’è la lettera di Federico al Papa in
cui respinge quell’accusa). Il cardinale Giovanni Colonna, potentissimo
amico dell’Imperatore, morì a Roma nel 1244. _Obit vas superbiae et
omnis contumeliae. — Qui inter omnes Cardinales in possessionibus
saecularibus claruit potentissimus; unde efficacissimus discordiae
inter Imp. et Papam geminator extitit_: MATH. PARIS, p. 614.
[333] Egli annullò ai 16 di Aprile la concessione imperiale. Così suona
il Breve ad Enrico Frangipane e ad Jacopo figliuol suo: _cum igitur
— nuper apud Aquampendentem in presentia Principis constituti, eidem
— timore perterriti, medietatem Collisei cum palatio esteriori sibi
adiacenti... quae ab Eccl. Rom. tenetis in feudum, de facto cum de jure
nequiveritis, duxeritis concedenda — — concessionem hujusmodi nullam
esse penitus renunciantes... Hist. Dipl._, VI, 187. RAYNALD, ad a.
1244, n. 19. THEINER, _Cod. Dipl._, I, 207.
[334] Nel Marzo del 1244 ad Aquapendente _Petrus alme urbis prefectus,
comes Anguillariae_, come uomo di corte dell’Imperatore, sottoscrive
un Diploma (_Hist. Dipl._, VI, 166). Pertanto morto era Giovanni suo
predecessore, e ben anche fratello suo. Nel suo manifesto Federico si
lagna così del Papa: _procuravit — qualiter terra quam tenemus — ante
pacis adventum averteretur a nobis — recipiens prefectum et quosdam
sequaces suos cum terris eorum, qui omni tempore imperii fuit, et
dignitatem ab eo recepit, et de quo numquam questio fuit per Ecclesiam
nobis relata_.
[335] Di là, ai 21 Giugno, promulgò un _Privilegium_ pel convento di
_S. Pancratio in comitatu Rosellano dioc. Grosseti_. Questa Bolla,
sottoscritta da dodici Cardinali, tiensi custodita nell’archivio di
Stato di Napoli (_Bullarium_, Vol. II).
[336] NICOLÒ DE CURBIO, c. 13. Il Papa si lasciò addietro tutti: _per
devia et abrupta montium, ac nemora tota nocte laborans. — Veterem
induit Senebaldum, et leviter armatus equum ascendit velocissimum, manu
non vacua_. Così MATH. PARIS, p. 431.
[337] Il viaggio e le accoglienze sono con molta vaghezza descritti da
NICOLÒ e dal _Continuatore degli Annali di Genova_.
[338] PETR. DE VIN., I, c. 3.
[339] _Ego Thadeus de Suessa... ad futurum Romanum Pontificem et
ad universale concilium regum, principum et prelatorum, cum presens
concilium universale non sit, pro parte domini imperatoris appello:
Hist. Dipl._, VI, 318. — MATH. PARIS, p. 451: _sententiam — in pleno
Concilio, non sine omnium audientium — stupore et horrore terribiliter
fulguravit_. E questo Cronista, nella sua narrazione successiva alla
morte di Gregorio IX, si palesa ostile contro di Federico. Documenti
notevoli sono i pareri secreti dettati per il Collegio dei Cardinali,
che sono raccolti nel libro di ALBERTO DI BEHAM, n. 4 e 5 (edito
dall’HÖFLER); ivi trovansi registrate le lettere di doglianza di
Federico e la difesa di Innocenzo IV.
[340] _Sane redditus copiosi, quibus ex plurium depauperatione regnorum
ditantur — ipsos faciunt insanire. — — Semper fuit nostre voluntatis
intentio, clericos — ad illum statum reducere — quales fuerunt in
ecclesia primitiva, apostolicam vitam ducentes... Hist. Dipl._, VI,
391, Febb. 1246. Vedasi anche la lettera di Federico (_Etsi caussae
nostrae_) data da Torino, ai 31 Luglio 1245 (PETR. DE VIN., I, c. 3, e
MATH. PARIS, p. 722).
[341] _J. Christus — in Ap. Sede non solum pontificalem sed et regalem
constituit monarchiam, b. Petro ejusque successoribus terreni simul
ac celestis imperii commissis habenis._ I Papi credevano perfino di
potersi fare giudici degli Angeli, secondo la sentenza di san Paolo:
_An nescitis, quod angelos judicabimus_ (nella lettera medesima). —
(_Romanorum princeps_) _Romano pontifici, a quo imperii honorem et
diadema consequitur, fidelitatis et subjectionis vinculo se astringit_.
Vedi l’HÖFLER, _Alberto di Beham_, n. 8. La lettera _Agni sponsa
nobilis_ (HÖFLER, _Federico II_, p. 413), in cui Innocenzo cerca
difendere la Chiesa dalla accusa delle sue ricchezze, è così ridondante
di frasi che io non la reputo autentica.
[342] Sono quelle stesse dottrine dell’ambizione fanatica del clero,
che ancora oggidì i Gesuiti vanno predicando come dogmi canonici.
[343] Dice il Papa: _Quum ad cetera regna suae subjicienda virtuti
oculum ambitionis extendens, eam (sc. Ecclesiam) reperit obicem cujus
interest materno affectu christianorum regum, tamquam spiritualium
filiorum, jura protegere ipsorumque defendere libertates_. Nella
sopraddetta lettera.
[344] GUALTIERO DI VOGELWEIDE gli staffila in parecchi de’ suoi versi;
ed una delle sue canzoni prelude alla celebre invettiva di DANTE: «Ahi
Costantin, di quanto mal fu matre...» Ei dice dei preti: «Rammentate
come una volta andavate lemosinando per Dio; sol per questo Costantino
vi regalò di beni. Se ne avesse previsto le conseguenze per noi fatali,
ei ci avrebbe pensato ben sopra, e ce le avrebbe risparmiate. Ma allora
eravate ancor casti, non vanitosi, superbi.» (Canz. 10, ediz. del
Simrock).
[345] Eglino presentarono un loro gravame al Concilio di Lione (MANSI,
XXIII, 639). E leggasi MATH. PARIS, che pone in bocca al Papa queste
invereconde parole: _Vere hortus delitiarum est Anglia. Vere puteus
inexhaustus est, et ubi multa abundant, — de multis multa possunt
extorqueri_ (p. 473, edit. WATS). Dopo le Crociate, dice il LINGARD,
_History of Engl._, II, 414, i Pontefici esigettero la decima dal
clero; e in breve si foggiò la teoria che ogni guerra dei Papi era
guerra religiosa. I frati mendicanti facevano da percettori dei
tributi, tribolando chiese collegiate e conventi, e armati di quella
formidabile formula _non obstante_, innanzi cui nessun diritto teneva.
Vedi il MEINER, _Storia comparata_, II, 615.
[346] _Ut sic jurisdictio nostra resuscitata respiret, et ipsi hactenus
ex nostra depauperatione ditati — reducantur ad statum Ecclesiae
primitivae_: MATH. PARIS, p. 719; e il Cronista nota l’accordanza di
quelle dottrine colla lettera di Federico. Vedansi nella _Hist. Dipl._
(VI, 467) gli atti di cotal lega del Nov. 1246, che il Papa ben presto
represse. Anche Enrico III si giovò dell’esempio, e limitò ad alcuni
casi canonici il tribunale ecclesiastico pei laici (MATH. PARIS, p.
727, ad a. 1247).
[347] Eccone la professione di fede: _Etsi nos nostrae catholicae fidei
debito suggerente manifestissime fateamur collatam a Domino Sanctae
Rom. Sedis Antistiti plenariam in omnibus potestatem, ut quod in
terra ligaverit, sit ligatum in coelis, et quod solverit sit solutum:
nusquam verumtamen legitur divina sibi vel humana lege concessum, quod
transferre pro libito possit imperia_. (Nella lettera detta di sopra
_Etsi caussae nre_, dei 31 Luglio 1245).
[348] Di questi tentativi di riforma narra ALBERTUS STADENSIS,
_Chron._, a. 1248. I predicatori degli eretici colla Scrittura alla
mano dichiaravano che la podestà del Pontefice era usurpata, non
fondata da Cristo.
[349] _Absit ut in populo Christiano sceptrum regiminis ulterius maneat
apud illum vel in vipeream ejus propaginem transferatur_ (HÖFLER,
_Federico II_, p. 383). E in pari senso aveva detto ancor prima, nella
lettera a quei di Strasburgo, del 28 Genn. 1247.
[350] In sette anni Innocenzo IV spese duecentomila marchi in Italia e
in Germania: così il suo Biografo, c. 29.
[351] _In solita devotione Rom. Ecclesiae — persistatis, Fridericum
Cesarem inimicum crucifixi more solito impugnantes_ (nel Maggio 1246,
_Hist. Dipl._, VI, 431). Notisi l’ingenuità onde parlano gli Annali
di un convento tedesco, che è quello di san Giorgio nella Selva Nera:
_A. 1240. Tam juvenes quam senes crucesignati sunt contra Tartaros. A.
1246. Adulti signati sunt cruce contra Fridericum Imperatorem_ (_Mon.
Germ._, XVIII). I denari raccolti per la liberazione di Gerusalemme
furono devoluti officialmente dal Papa per la Crociata contro di
Federico: Bolle nello CHERRIER, III, 520.
[352] Sulla professione di fede vedasi l’_Hist. Dipl._, VI, 426.
[353] Lettera _Ignominiosa vulgaris vestri nominis fama_, nel GOLDAST,
_Const._, III, 394, e PETR. DE VIN., III, c. 18. Ancora al 4 Maggio
1244 Pandolfo da Fascianello era capitano generale in Toscana (archiv.
di Siena, n. 393). Egli ed altri fuggirono, e il Papa li rimeritò di
beni e di onori: CHERRIER, III, p. 179 e 514.
[354] _Illustravit super vos faciem suam Deus, vestras a Pharaonis
dominio subducendo personas — vos — de militibus tyranni improbi,
facta pugiles domini Jesu Christi._ Lettera a Teobaldo Francesco ed
ai congiurati (RAYNALD, ad a. 1246, n. 14); e l’altra ai Siciliani
(dei 26 Aprile 1246, ibid., n. 11). Si accusò Federico di macchinar
l’assassinio del Papa, ma egli con dignità respinse quella taccia.
[355] Quanto ai Regesti di Federico, noto una lettera che non è
registrata nell’HUILLARD: è indiritta ai Sanesi, _dat. Alifie XXVI
Madii IV Ind. 1246_; e vi è detto che facciano venire al suo esercito,
per combattere contro Perugia, le soldatesche requisite da Federico di
Antiochia, figliuolo e vicario suo in Tuscia e nella Maritima (_Caleffo
Vecchio_, fol. 250).
[356] Il registro Capitolino nota: _A. 1246 Petrus de Frangipanibus;
A. 1247 Bobo filius Johis Bobonis; A. 1247 Petrus Caffarus Prosenator;
1248 Petrus Anibaldi et Angelus Malabranca_: a qual titolo m’è ignoto.
[357] _Sanct. patri... Senator... ceterum in vestra remotione
clandestina, urbe repudiata, primo elegistis Januam, post Lugdunum — —
ut sic Romana novo confusa obprobrio funditus desolata sedeat civitas
expers papae — quasi vidua domina urbium._ La lettera appartiene
all’anno 1246, come si pare dall’osservazione che la assenza del
Pontefice durava omai quasi da un _biennium_. Nell’HÖFLER, dal Libro di
ALBERTO DI BEHAM, n. 47.
[358] L’investitura pontificia è data da Lione, ai 29 Maggio (1249).
_Cum tibi — clar. mem. C. Rom. Imperatrix et Regina Sicilie una cum
F. quondam Imperatore O. Frajapani avunculo cujus te successorem
asseris suisque successoribus principatum Tarenti cum tota terra
Itronti duxerit concedendum, prout in privilegio inde confecto plenius
dicitur contineri, et idem F. predictis principatu et terra te ut
dicitur spoliarit. Nos — restituimus_... HÖFLER, _Federico II_, p. 394.
CHERRIER, II, 380. Ma il _Privilegium_ di Costanza non venne mai alla
luce, nemmeno quando Innocenzo III aggiudicò Taranto stesso al Conte di
Brienne. Dei 4 di Giugno 1249 è l’investitura di Arborea, che doveva
parimenti trascinare i Frangipani in lotta cogli eredi della casa di
Hohenstaufen: ibid., V, 391; ibid., p. 380.
[359] Nella lettera di Gualtiero di Ocra al Re d’Inghilterra vien
detto (Sett. 1246): _Imp. omnibus ordinatis et cum Romanis et Venetis
jam bona pace firmata: Hist. Dipl._, VI, 437. Dopo che l’Imperatore
fu deposto, i prelati mandarono a Roma una lunga lettera per ammonire
la Città a non lasciarsi sedurre a ribellione. _Inclite almeque urbi
Romane Cetus amicorum ejus et Christi fidelium congregatio... Corona
sapientie timere deum... Cod. Vat. 7957_, fol. 24 a.
[360] Il SALIMBENE ha descritto con vivissimi colori la presa di
Vittoria (p. 80).
[361] La lettera dei Bolognesi è nell’HUILLARD, _Hist. Dipl._, VI,
738. Loro podestà era Filippo Ugoni. Nell’archivio del Palazzo Nuovo
di Bologna, dove vuolsi che Enzo abbia vissuto, esistono ancora degli
ingialliti registri sui quali sono scritti i nomi dei prigionieri. Così
sul rovescio di un foglio di pergamena: _de Palatio novo communis Bon:
dns Hentius Rex sive henricus filius domini Friderici olim Imperatoris.
— Relaxatus est: Dnus Marinus de Hebulo. dnus Comes Conradus. dnus
Attolinus d’Landido. dnus baxius d’Doaria (sunt quinque)_ (Miscellan.,
n. 5, n. 36).
[362] Nel Gennaio 1249 Pietro era ancora protonotario a Pavia, e nel
Giugno 1249 Federico lo chiama traditore. Se si stia agli _Annal.
Placentini_, lo fe’ imprigionare a Cremona e tradurre dapprima a Borgo
di San Donnino; indi, nel Marzo 1249, a San Miniato, dove, acciecato,
avrebbe finito di vivere (_suam vitam finivit_). Però sembra certo
che egli si uccidesse a Pisa. Gli studî del DE BLASIIS (_Della Vita e
delle opere di Pietro della Vigna_, Napoli 1861) e quelli dell’HUILLARD
(_Vie et correspondance de Pierre de la Vigne_, Paris 1865) non seppero
chiarir meglio l’argomento. Lo SCHIRRMACHER crede che Pietro fosse
colpevole: IV, 294 e segg.
[363] _Usque ad ultimum fati sui diem gloriosus, et per totum Orbem
Terrarum admirabiliter vixit, et qui omnib. fuerat insuperabilis,
solius mortis legi succubuit_: così NICOLÒ DE JAMSILLA ghibellino,
_Hist. de reb. gest. Frider. II_ (MURAT., VIII, 496).
[364] _Obiit — principum mundi maximus Fridericus stupor quoque
mundi et immutator mirabilis, absolutus a sententia qua innodabatur,
assumpto, ut dicitur, habitu Cisterciensium, et mirifice compunctus
et humiliatus_: MATH. PARIS, p. 804. — Manfredi scrisse a Corrado
che l’Imperatore (_in corde contrito velut fidei orthodoxae zelator_)
avesse ordinato di ristorare la Chiesa di tutti i danni: _cecidit sol
mundi, qui lucebat in gentibus_ (BALUZIUS, I, 476). Il suo testamento
disponeva che alla Chiesa (_matri nostrae_) dovessero restituirsi
tutti i suoi diritti, ma _salvo in omnibus et per omnia jure et honore
Imperii... et ipsa restituat jura Imperii: Chron._ FRAN. PIPINI, lib.
II, c. 41. Il testamento è registrato nei _Mon. Germ._, IV, 357.
[365] Federico II di Prussia, filosofo, poeta, libero pensatore,
statista espertissimo, monarca in tutta la estensione della parola, ha
fattezze tanto somiglianti col suo grande omonimo che se ne direbbe il
moderno ritratto.
[366] Parecchie volte in Alemagna e in Italia fu confutata l’asserzione
dell’HUILLARD, che attribuisce a Federico un cotale disegno e il
progetto di creare Pier delle Vigne a pontefice, ossia a suo vicario
nelle cose di Chiesa. Il benemerito erudito francese ribadisce la
sua opinione ancor nuovamente nella monografia intitolata: _Vie et
correspondance de Pierre de la Vigne_, Paris 1865. Sennonchè, neppure
in questa scrittura ei riesce a convincere.
[367] Federico non rinnegò il Papato, e tenne anzi eguale idea di
Filippo di Francia, che estimò avventurato Saladino, poichè non
aveva seccaggini di Papi. Così anch’egli scrisse nell’anno 1247 a suo
genero Vatazes: _o felix Asia, o felices orientalium potestates quae —
adinventiones pontificum non verentur: Hist. Dipl._, VI, 686.
[368] _Ad honorem divinum in melius reformemus._ HÖFLER, _Federico II_,
p. 424. Il concetto _reformare_ e _reformatio_ (mutar rapporti per via
di leggi) era allora assai usitato, massime in tutte le Republiche.
[369] Verso la fine del 1246 scrisse a re Luigi: _Nos etenim —
firma concepimus voluntate temporalia jura et dignitates nostras
inviolabiliter conservare, et nihilominus S. Rom. Eccl. ad honorem
dei et catholice fidei in spiritualibus revereri. — Quod si ad id
votis equalibus — intendamus, communem causam nostram et omnium
principum adeo favorabilem faciemus, quod in nullo jura nostra
diminui poterunt sed augeri: Hist. Dipl._, VI, 473. Passo notevole,
che espone apertamente il tentativo di riforma del grande Imperatore,
conformemente al suo ragionevole principio.
[370] _Laetantur coeli et exultet terra_... Ai Siciliani, da Lione,
ai 25 Genn. 1251 (RAYNALD, n. 111). Si compari col nobile linguaggio
adoperato da Federico quando annunciò ai Re la morte di Gregorio IX:
_de cujus morte multa compassione conducimur, et licet digno contra eum
odio moveremur_ (_Hist. Dipl._, V, 1166).
[371] Il figlio maggiore, Enrico il ribelle, morì in carcere a
_Martoranum_, nel 1242: il terzo, Giordano nato di Isabella, era morto
bambino a Ravenna nel 1236. Vedi l’albero genealogico nel RAUMER.
[372] Addì 17 Aprile 1251 da Lione re Guglielmo diede un privilegio per
Perugia, cui confermò Castiglione Chiusino. Nel dì stesso ratificò i
diritti di Perugia su Città della Plebe (arch. di Perugia, B. B. Carte,
Saec. XIV, Append. n. 2).
[373] Se anche non sia vera la sconcezza che MATTEO PARIS pone in bocca
di Ugo cardinale, come addio che questi rivolge a Lione, tuttavia il
passo che la riferisce è indizio dei costumi di allora. _Amici, magnam
fecimus postquam in hanc urbem venimus, utilitatem et eleemosynam.
Quando enim primo huc venimus, tria vel quatuor postribula invenimus.
Sed nunc recedentes unum solum relinquimus; verum ipsum durat
continuatum ab orientali porta civitatis usque ad occidentalem_ (p.
809).
[374] _Quod si Romam pervenerit, Romani exigerent pecuniam
inaestimabilem ab ipso violenter_... MATH. PARIS, pagin. 809. — NICOLÒ
DE CURBIO (c. 30) descrive esattamente tutto il viaggio del Pontefice.
[375] Si noti fra quali condizioni di cose s’infeudassero i Frangipani.
Solamente allora che Manfredi non aderì a quello che gli si chiedeva
Innocenzo (addì 21 Genn. 1252, da Perugia) investì di Taranto
nuovamente Enrico Frangipane.
[376] Il CURTIUS riferisce due lettere, che afferma essere state
scritte da Corrado ai Romani; però la seconda _Ardens semper_
appartiene a Federico II (PETR. DE VIN., III, 72); e così è certo
anche della prima _Romanus honor_. Corrado del resto scrisse ai Romani;
vedi la lettera _Plane scimus_ al Proconsole _almae Urbis_ (BALUZIUS,
_Miscell._, I, 193). Io mi credo che fosse indiritta a Brancaleone
senatore. Il concetto di _Proconsul_, di cui il Re non conosceva la
portata, tiene qui vece di _Senator_.
[377] Proposta del Pontefice a Carlo, dei 12 Giugno 1253, da Assisi:
_Dum adversitates_ (RAYNALD, n. 2, 3, 4). — La offerta a Riccardo
sembra essergli stata rivolta fino da quando il Papa trovavasi a Lione
(LAPPENBERG e PAULI, _St. d’Inghilterra_, III, 694). Formalmente poi
gli fu fatta ai 3 di Agosto 1252, da Perugia (RYMER, _Foedera_, fol.
284); indi ai 28 Genn. 1253 (fol. 288). La concessione ad Edmondo è dei
6 Marzo 1254 (fol. 297). La corona di Sicilia fu messa all’incanto di
qua e di là, siccome ai dì nostri quella di Grecia.
[378] Come Corrado III, anch’egli punì la Città facendone smantellare
le mura, ma graziò i cittadini. Fece porre le briglie all’antico
cavallo di bronzo ch’era collocato innanzi alla cattedrale, e sulla sua
base incidere questi versi:
_Hactenus effrenis domini nunc paret habenis._
_Rem domat hunc aequus Parthenopeus equum._