NOTE:

[1] _Ex patre Trasmundo, de Comitibus Signiae_ (_Gesta Innoc. III_,

c. I). CONTELORIUS, _Geneal. famil. Comitum_, Roma 1650. Manca di

critica MARCO DIONIGI, _Geneal. di Casa Conti_, Parma 1663. Il RATTI,

_Hist. della fam. Sforza_, II, contiene in alcuni capitoli delle buone

notizie intorno ai Conti. Dal marchese CAMILLO TRASMONDI, _Compendio

storico-genealogico della patricia fam. Trasmondi_, Roma 1832, derivano

i cenni che senza critica ne raccolse l’HURTER. Io lessi atti, esaminai

alberi genealogici e la detta scrittura nell’archivio del Campidoglio,

ma mi passo di dire delle favolose ipotesi del TRASMONDI, e di quelle

dell’HURTER, la cui opera erudita su di Innocenzo III contiene parecchi

errori in fatto di storia della Città. Ei dice: «Non v’ebbe una contea

della Campania»; eppure essa esisteva di già nel secolo decimo (Vol.

III, pag. 437 di questa Storia.). L’opinione che prima del secolo

decimoterzo non vi fossero Conti di Segni, è contraddetta dal fatto

che AMATUS era _comes Signiae anno 977_ (Vol. III, pag. 557 in nota).

La contea della Campania era, come la Sabina, governata da Consoli

pontificî, da _Duces_ o da _Comites_. È eziandio errore di confondere

la casa Conti coi Crescenzi. Quella fu di origine longobarda, e la

sua grandezza derivò per primo da papa Innocenzo. Anche il CONTELORIO

comincia coll’epoca di lui la serie dei Conti.

[2] I _Gesta_ erroneamente scrivono _Scorta_ a vece di _Scotta_. Evvi

un _Romanus de Scotto_ dell’a. 1109 (Vol. IV, pag. 377, nota 1); ed

un senatore _Bobo Donnae Scottae_ dell’a. 1188 (ivi, pagina 707, nota

3). Il GRIMALDI, _Liber Canonicor. S. Vaticanae Basilicae_ (_Mscr.

Vatican. 6437_, fol. 162) dice che gli Scotti dimorassero nella regione

_Arenula_, presso a _S. Benedicti Scottorum_, oggidì _S. Trinitatis

Peregrinorum_. La famiglia era in Roma assai numerosa di persone.

[3] ROGERO HOVEDEN, _Annal._, p. 778. Innocenzo fece a questo tempo

numerare i cittadini a seconda delle giurisdizioni delle chiese, ma

sventuratamente quei registri statistici non giunsero fino a noi. Il

CANCELLIERI, _del Tarantismo_, p. 19, reputa che allora la popolazione

di Roma salisse a 35,000 anime: ma è cosa di cui non si può aver prova.

[4] CANCELLIERI, _Storia de’ solenni possessi de’ sommi Pontefici_.

L’antichissima descrizione di quelle consuetudini ch’è data nella

_Vita Paschalis II_ (1099) contiene omai le forme dei Libri rituali dei

secoli duodecimo e decimoterzo. Vedi gli _Ordines Romani_ nel MABILLON,

_Mus. It._, II: il più esatto è l’_Ordo XIV_ del cardinale JACOPO

STEFANESCHI, che descrisse eziandio in un poema la processione tenuta

per la coronazione di Bonifacio VIII (_De coronatione Bonif. VIII_,

MURATORI, III, 644).

[5] _Regnum_ o _Phrygium_: trovasene il disegno nel GARAMPI, _del

Sigillo della Garfagnana_, dove (p. 91) è data la descrizione della

tiara di Bonifacio VIII. — Vuolsi che Nicolò I adoperasse una sola

corona, che Bonifacio VIII ne cingesse due, e Urbano V usasse di un

triplice serto, ma è cosa di cui non si può conseguire la prova.

Il GARAMPI tien nota di quel passo di BENZONE, secondo cui Nicolò

II (1059) avrebbe tenuto in capo due diademi. Oggidì nelle grandi

festività vedonsi recare in giro quelle splendide tiare, ma nessuna di

esse deriva dal medio evo.

[6] _Accipe Tiaram, ut scias te esse Patrem Principum et Regum,

Rectorem orbis, in terra Vicarium Salvatoris nostri Jesu Christi, cujus

est honor et gloria in saecula saeculorum._ Vedi la nota del PAPEBROCH

al testo di JACOPO cardinale (MURAT., III, 648).

[7] _Senatores Urbis D. Papam debent adextrare_; e in cambio ne

riscotevano dieci _Solidi_: _Ordo XII_ di CENCIO. Nel _Processus_ di

Gregorio IX ne guidarono il cavallo il Senatore ed il Prefetto della

Città. I Papi andavano a cavallo; Paolo IV pel primo si fe’ portare in

lettiga. Quei magnifici cortei vedonsi in Roma or qua or là dipinti in

quadri dei secoli decimosesto, decimosettimo e decimottavo.

[8] _XII bandonarii cum XII vexillis rubeis._ Nell’_Ordo_ di BENEDETTO

(della metà del secolo duodecimo): _milites draconarii, portantes

XII vexilla quae bandora vocantur_; ed allora erano ancora milizie

cavalleresche delle dodici regioni. Per lo contrario omai CENCIO spiega

assolutamente che quei vessilliferi erano la _Schola_ dei _Bandonarii

colosaei et cacabarii_ (MABILL., _Mus. It._, II, 199). Ma quella

_Schola_ è menzionata accanto ai fabbri, ai lavoratori di lampade ed ai

magnani in servizio del Papa, e per conseguenza appare essere stata una

maestranza di operai che lavoravano di bandiere e di simili arnesi. Nel

secolo decimosesto i dodici vessilliferi furono chiamati semplicemente

_cursores_, ed erano corrieri pontificî, ossiano staffette. Così nella

processione d’Innocenzo VIII, dell’a. 1484: _duodecim cursores Papae

cum XII vexillis rubeis, bini et bini. — Duo praefecti navales_: lo

STEFANESCHI li vide nel corteo di Bonifacio VIII; e compaiono eziandio

nel secolo decimoquinto, in segno che il Papa ha il dominio anche del

mare.

[9] Archi di onore, per la prima volta menzionati nella _Vita Calixti

II_, a. 1119, usavansi anche nella processione della seconda festa

di Pasqua. L’_Ordo XII_ ne denota la positura da torri, da case e da

chiese vicine, ma omai CENCIO osserva che molti nomi delle Stazioni

fossero andati in disuso; e di già egli fa parola del palazzo Massimo

(_domus Maximi_). Il testo che il MABILLON publicò dell’_Ordo_ di

CENCIO ribocca di errori; così io riscontrai comparandolo coi mscr.

fiorentini. Ad esempio, invece che _Arcus de Cairande_, io vi lessi

_Arcus de Miranda_; invece di _salacia fragmina pannorum_, frase

senza senso, lessi _palatia Frajapanorum_. Anche i nomi di chiese sono

sfigurati. Desiderabile sarebbe una edizione corretta dell’_Ordo_.

[10] Gli _Ordines_ più antichi danno alla torre il nome di _Turris

Stephani Serpetri_; i posteriori la chiamano _de Campo_ (Campo di

Fiore): è la torre _in Parione_, che nell’età di Gregorio VII aveva

appartenuto a Stefano prefetto urbano, padre del mal famoso Cencio.

Stette ancor lungamente con un orologio, finchè sparve allorchè si

edificò il palazzo Pio sulle ruine del teatro di Pompeo.

[11] _Et veniunt illuc Judaei cum Lege, facientes ei laudem, et

offerunt ei Legem, ut adoret: et tunc Papa commendat Legem, et damnat

observantiam Judaeorum sive intellectum, quia quem dicunt venturum

Ecclesia docet et praedicat jam venisse dominum Jesum Christum: Ordo

XIV._ E a tale proposito sono notevoli i versi del medesimo cardinale

JACOPO (MURAT., III, 652):

— _Judaea canens, quae caecula corde est_

_Occurrit vaesana Duci, Parione sub ipso_ — — —

_Ignotus Judaea Deus, tibi cognitus olim;_

_Qui quondam populus, nunc hostis_ —

A quest’occasione gli Ebrei contribuivano alle cucine pontificie una

libbra di pepe e due di cannella: _Ordo XII_, p. 200.

[12] Nella Vita di Gregorio IX: _et puerilis linguae garrulitas

procacia fescennia cantabat_. Certo, a modo dei Romani antichi, vi

avranno avuto in mezzo anche canzoni satiriche.

[13] Innanzi al san Pietro; vicino alla torre _Stephani Petri_; in

prossimità del _Palatium Centii Muscae in Punga_; presso al san Marco;

presso a sant’Adriano.

[14] Vedi il Vol. IV, a carte 751. San Clemente stava allora a destra

del corteo, non, come oggi, a mancina. JACOPO STEFANESCHI dice:

_Romulei qua Templa jacent, celsusque Colossus,_

_Quoque pius colitur Clemens, qui dexter eunti est._ —

[15] _Ducitur a cardinalibus ad sedem lapideam, quae sedes dicitur

Stercoraria — Ut vere dicere possit: suscitat de pulvere egenum,

de stercore erigit pauperem: ut sedeat cum principibus et solium

gloriae teneat: Ordo XII_. È la prima menzione che si faccia della

_Stercoraria_ col suo nome. Anche Giulio II vi si assidette, e, per

l’ultima volta, Leone X. Pio VI fece ripulire il sedile di porfido,

e collocarlo nel museo Vaticano. Colà se ne vede anche un altro della

stessa foggia.

[16] _Argentum et aurum non est mihi; quod autem habeo, hoc tibi do:

Ordo XIV_. Il detto era bello, ma assai spesso tornava ad ironia.

[17] Nella _Vita Paschalis II_ dicesi ancora: _baltheo succingitur, cum

septem ex eo pendentibus clavibus, septemque sigillis_. CANCELLIERI,

p. 6. Oggi le sette chiavi si tramutarono in una d’oro ed in una

d’argento, che vengono porte al Papa in una coppa.

[18] Pagavasi ogni servigio, anche allora che nelle processioni

dell’Avvento e di Pasqua il Papa moveva coronato. Tutte le _Scholae_

pontificie, officiali, chiese, conventi, giudici, scrivani, il

Prefetto, i Senatori ricevevano un donativo. Tenui erano le somme, ma

grande il numero di chi riceveva il presente. Tutti gli archi d’onore

costavano libbre trentacinque. Gli Ebrei toccavano venti _Solidi_, più

delle altre _Scholae_; i Senatori, ad Avvento ed a Pasqua, allorchè

mezzi di loro pranzavano dal Papa, ricevevano un malechino a testa

(altrettanto forse ogni giudice ed ogni avvocato): ad ogni festività

in cui il Papa usciva coronato, avevano una botte di vino ed una di

claretto, e un pranzo di quaranta coperti (_Ordo XII_). Il Prefetto

della Città aveva un pranzo di quindici coperti, un barile (misura

usitata ancora oggidì) di vino, ed uno di claretto.

[19] Enrico VI aveva ridotto lo Stato della Chiesa a quegli istessi

confini di Ducato romano cui fu ristretto negli ultimi tempi, e

mantenuto dall’occupazione francese fino al 1870.

[20] _Ad ligiam fidelitatem recepit — de praefectura eum publice

investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis Imperatori

fuerat obligatus: Gesta_, c. 8, ed _Ep._ I, 23.

[21] _Ego Petrus Urbis praefectus juro, quod terram, quam mihi

D. Papa procurandam commisit, fideliter procurabo ad honorem et

profectum Ecclesiae:_ formula giuratoria nella _Ep._ 577, lib. I.

_Epistolar. Innoc._ — Stando ai _Reg. Innoc. III_, I, _Ep._ 23,

distinguesi quell’omaggio in due atti: primieramente si compie

l’investitura dell’officio col simbolo del mantello, indi succedono

il _ligium homagium_ e l’investitura col simbolo del calice: io

credo che quest’ultimo atto costituisse l’infeudazione del territorio

prefettizio.

[22] Scrittura dell’antiquario SIGNORILIS (_Mscr. Vatican. 3536_).

L’Autore dice di aver trovato il documento di cui diciamo sopra, _in

principio Censuarii antiqui dicte urbis jam in novitatibus Romanis

amissi_.

[23] Quanto ampli fossero ancora nel secolo duodecimo i suoi privilegî

si pare eziandio dalla consuetudine che al Prefetto perveniva il

patrimonio di ogni uomo che morisse senza figli nella città Leonina.

La abolì Calisto colla Bolla _dat. Albae VI Id. Julii A._ 1122 (nel

MORETTO, _Ritus dandi Presbyterium_, Rom. 1741, App. III, 332).

[24] Non altro che in questo modo puossi spiegare la durata della

Prefettura nella casa di Vico. Del Prefetto a questo tempo si tien

nota officiale soltanto nel _Patrimonium_ di Tuscia. Che antico

fosse il patrimonio prefettizio tusco lo abbiamo di già veduto nel

secolo duodecimo. Ancor nell’anno 1453 Calisto III sottopose alla

giurisdizione del Prefetto una serie di città, ma solamente di Tuscia

(CONTELORIO, _Del Prefetto_, n. 45).

[25] _Praefectusque urbis, magnum sine viribus nomen_, scrive la _Vita

Bonif. VIII_ (MURAT., III, 648), manifestamente rammemorando quel

passo di BOEZIO (III, _Prosa IV_), ov’è detto: _praefectura magna

olim potestas, nunc inane nomen est_. Cade in istrano errore il LEO,

allorquando (_St. d’It._, II, 206) afferma che, dopo di Innocenzo III,

il Prefetto eletto dal Papa avesse officio e titolo di Senatore.

[26] _Ep._ II, 467. Il Papa lo appella _dilectum filium Petrum

Praefectum urbis, virum nobilem et potentem_.

[27] Nel secolo decimoterzo si trova del continuo questa formula: _Ego

N. auctoritate Alme Urbis Praefecti Notarius_, oppure: _Ego N. Dei

gratia Sacrae Romanae Praefecturae Judex et Scriniarius_.

[28] CONTELORIUS, n. 18. Il disegno del suggello prefettizio è nel

PIETRA SANCTA, _Tesserae Gentiliciae_, Roma 1638, p. 656, ed anche

nel VETTORI, _il Fiorino d’oro_, p. 129. Il prefetto Giovanni v’è

rappresentato assiso sopra un seggio decorato di teste di cane; nella

mano destra tiene una spada, nella manca la rosa. La iscrizione dice:

_Attinui Papae Munus Auream Rosam_; e nel contorno: _Joannes Dei Gr.

Almae Urbis Praefectus Caesare Absente Pontificis Ductor_. Appartiene

incirca all’anno 1340. Il Prefetto porta a stemma un’aquila bianca in

campo porporino, e talvolta l’aquila ghermisce la rosa nell’artiglio:

all’intorno sono disposti sei pani, in segno del tributo giornaliero

che al Prefetto prestavano i fornai della Città. Egli riceveva altresì

ogni giorno una misura di vino dai vinai, ed una testa di montone dai

macellai. Roma non possiede monumenti di alcun Prefetto; bensì Viterbo

conserva la tomba di _Petrus de Vico_ (m. 1268). Vedine i disegni nel

BUSSI, p. 158 e 159.

[29] Nella processione della coronazione: _comitantibus Praefecto et

Senatore: Gesta_, c. 8.

[30] _A tempore Benedicti Carissimi Senatum Urbis perdiderat, et idem

B. — subtraxerat illi Maritimam et Sabiniam: Gesta_, c. 8.

[31] Notizia di questo Senatore io traggo da un documento dei 27

Gennaio 1198, della santa Maria in Transtevere; _anno 1 D. Innoc.

III PP. Ind. I in curia senatoris ante Eccl. b. M. in Campitolio.

Et hoc factum est tempore Dni Scotti Paparonis Urbis Rome Senatoris_

(_Mscr. Vat. 8051_, fol. 33). Sul pavimento della chiesa di santa Maria

Maggiore una tavola di marmo (copia moderna della originale) tiene

incise le imagini di due cavalieri a cavallo coi nomi: SCOTUS PAPARONE

JOHS PAPARONE FILI EI. La _Descrizione della Città_ (III, 2, p. 275) e

il VALENTINI (_Illustrazione della Basil. Liberiana_, p. 3) traspongono

erroneamente questi due Romani al tempo di Eugenio III. Entrambi

nell’anno 1201 erano morti; lo significa un’iscrizione in san Pantaleo

ai Monti: _A. D. MCCI Ind. V Mense Octb. D. XX... Ego Aldruda Infelix

Christi Famula Uxor Quondam_ SCOTTI PAPARONIS _Roman. Consulis — Ob

— Depositionem Animarum Praedicti Viri Et Filii Mei Johis Paparonis

Ecclesiam Istam... Reintegrari Feci_.

[32] _Et exclusis Justitiariis Senatoris, qui ei fidelitatem juraverat,

suos Justitiarios ordinavit; electoque per Medianum suum alio Senatore

tam infra urbem, quam extra, patrimonium recuperavit nuper amissum:

Gesta_, c. 8. Ignoto è il nome del nuovo Senatore.

[33] Nel Codice fiorentino di CENCIO la formula trovasi denotata col

nome di Innocenzo; nell’_Ordo Roman. XII_ dello stesso CENCIO, col nome

di Urbano; meglio sarebbe di Clemente III.

[34] Il _Cod. D._ 8, 17 della Bibl. Angelica di Roma contiene la

formula della nomina di un Podestà in una terra soggetta al Senato, ed

è del secolo decimoquarto.

[35] Il nome _Parentius_ compare in Roma per la prima volta nell’anno

1148 fra i Senatori. Intorno a Pietro Parenzo vedansi RAINALDO (ad a.

1199, n. 22), _gli Acta Sanctor._ (_ad 21 Maji_, p. 86), e la _Istoria

antica latina del Martirio di S. Pietro di Parensio_, scritta da ANTON

STEFANO CARTARI e publicata in Orvieto nell’anno 1662. In Orvieto

predicò Pietro Lombardo _Manichaeorum Doctor_ che era ivi andato da

Viterbo, città che allora formicolava di eretici (p. 7). Vedasi anche

il GUALTERIO. _Cronaca inedita degli avvenimenti di Orvieto_, Torino

1846, I, 212.

[36] _Utraque vero potestas sive primatus sedem in Italia meruit

obtinere, quae dispositione divina super universas provincias obtinuit

principatum. Et ideo — specialiter — Italiae paterna nos convenit

sollicitudine providere_: ai Rettori della confederazione tusca, 30

Ottobre 1198, I, _Ep._ 401.

[37] _Multi scandalizabantur — tamquam vellet Theotonicos in Italia

confovere, qui crudeli tyrannide redegerant eos in gravissimam

servitatem, in favorem libertatis declinans, non acceptavit oblata:

Gesta_, c. 9, dove viene definita rettamente l’idea nazionale di quel

tempo.

[38] FATTESCHI, _Duchi di Spoleto_. Certo che anche più tardi, a

intervalli di tempo, Ottone IV e Federico II elessero dei Duchi di

Spoleto.

[39] Bolla data da Todi, ai 2 Ottobre 1198. Innocenzo III fu il primo

Papa che conseguì la signoria di Perugia, almeno di nome: così dice

ANNIBALE MARIOTTI, _Memoria di Perugia_ (1806), I, 62.

[40] Parimenti egli concesse anche a Radicofani la elezione dei

consoli, purchè li confermasse il castellano pontificio: _Ep._ VIII, n.

211. — Nel 1201 confermò consolato, statuti e giurisdizione a Fano, a

Jesi, a Pesaro: THEINER, _Cod. Dipl._, I, 43. Per lo contrario divietò

che si ricevessero Podestà stranieri senza licenza sua: così in Sutri,

_Ep._ IX, n. 201. Consoli allora v’erano anche nelle più piccole terre.

[41] L’idea guelfa di una confederazione d’Italia continuò ad essere

un sogno; ma se vi han creduto i Papi, non vi credettero i Guelfi. Per

l’ultima volta nella storia l’idea si rinnovò nell’anno 1846 e alla

pace di Villafranca nel 1859.

[42] Il documento della confederazione, dato agli 11 Novembre 1197,

è conservato nell’archivio di Siena, n. 59, e fu stampato parecchie

volte. Alle città della Tuscia romana e della marca di Spoleto

Innocenzo concesse di entrare nella confederazione: _Gesta_, c. 11.

[43] _Gesta_, c. 14. Una Bolla di Gregorio IX, dei 22 Gennaio 1235, dà

ancor più esattamente l’elenco di queste castellanie (_patrimonalia_)

pontificie. Nella Campania: Fumone, Palliano, Serrone, Lariano.

Nella Maritima: Aqua Putrida, Ostia, _Aritia, Nympha_, Juliano, Cora,

Cisterna, Terracina. Nella Tuscia: Monte Fiascone, Orcla, Montalto,

Radicofani, Priseno, Aquapendente, Bolsena. Nel Ducato di Spoleto: Cesi

e Gualdo. Nel Vescovato di Spoleto: _Rocca Sacrati, Brusium Corinum,

Rocca de Saxo_. Nel Vescovato di Narni: Narni, _Castrum Sci Gemini_,

Stroncone, Miranda, Otricoli. Nella Sabina: _Rocca Antiqua, et totam

Sabiniam cum omnibus castris et villis: Cod. Vat. Reg. 385_, fol. 104.

[44] _Johannes Capoccius_ ebbe tre figli: _Petrus_ cardinale di san

Giorgio in Velabro (m. ai 20 Maggio 1259), _Archius_ e _Jacobus_.

Sua figlia _Johanella_ sposò Pandolfo Sabelli di Ariccia: _Storia

della famiglia Capocci_ scritta da JOH. VINCENTIUS CAPOCCIUS (_Mscr.

Vatican._, n. 7934).

[45] _Sicut auceps deplumat avem omnibus pennis, pro eo, quod ipse

Sabinam et Maritimam ad manum Ecclesiae revocaverat, et recuperaverat

urbis Senatum: Gesta_, c. 134.

[46] Fin dall’anno 1148 Viterbo era Comune con consoli _de communi

populo_ e _de militia_, e con suoi decemviri (_capudece_): ORIOLI,

_Florilegio Viterbese, Giorn. Arcadico_, T. 137, p. 255. Il Codice

degli antichissimi Statuti di Viterbo data dal 1251; esso fu per la

prima volta edito da IGNAZIO CIAMPI, _Cronache e Statuti della Città di

Viterbo pubblicati ed illustrati_, Firenze 1872.

[47] _Diffidati sunt a Romanis. Diffidare_, oggi «sfidare»;

_reaffidare_ chiamavasi la dichiarazione ond’era tolto lo stato di

guerra per patti d’accordo conchiusi.

[48] Credesi che alla famiglia Suburra abbia appartenuto Anastasio

IV: si nota che nipote di lui fosse Gregorio vescovo della Sabina

(CIACONIUS, _Vita Honorii II et Anastasii IV_). Perdurava il nome

famigliare desunto dall’antica via. Una iscrizione dell’anno 1270, nel

vestibolo del Panteon, parla di un _Pandulphus de Sebura Archipresbyter

Ecclesiae S. Mariae Rotundae_. L’HURTER scrive _Subuxa_ invece di

_Suburra_; ed è uno svarione cagionato dall’errore di un manoscritto,

che l’Autore avrebbe pur dovuto correggere.

[49] _Chron._ SIGARDI, ad a. 1200: _Romani vero Bitervienses in forti

brachio subjugarunt_. Ildebrandino era allora capo della famiglia

palatina degli Aldobrandeschi, signori del Comitato del loro nome

e di Santa Flora. Ai 31 di Luglio egli fece omaggio al Papa in

Montefiascone, per ragione di Montalto (CENCIO, fol. 138), e addì 23

Maggio 1221, da Messina, Federico II confermò in possesso di lui la

città di Grosseto (_Archivio delle Riformazioni di Siena_, n. 143).

L’Archivio di Siena conserva dovizia di documenti riguardanti questa

famiglia.

[50] _Gesta_, c. 133. La lettera del Papa (V, 138), data dal Laterano

ai 10 Gennaio 1203, dice: _Ad arcem Lariani, quae est fere prae

ceteris Roccis Italiae spatiosa_. Erroneamente l’HURTER va cercando

nella Capitanata la positura di quella terra: era essa una delle

quattro rocche pontificie nel Lazio romano, presso l’Algido. Nel 1174,

Raino _de Tusculano_ l’aveva data alla Chiesa permutandola con Norma

(CENCIUS, fol. 114).

[51] Rainero vescovo di Viterbo ne tiene ricordo in una lettera a

Giovanni Colonna senatore: _D. Innocentius omnia capitula reformandae

pacis inter Romanos et Viterbienses, in sua potestate posuit_ (_Giorn.

Arcadico_, T. 137, p. 210).

[52] Un documento a frammenti, che si custodisce nell’Archivio

municipale di Viterbo, ne conserva gli articoli (ibid. p. 200): _Ego

N. civis Viterbiensis ab hac hora in antea fidelis ero Senatui (et

Populo Romano)... Guerram et pacem faciam ad mandatum eorum... Salva

fidelitate Romani Pontificis et Ecclesiae Rom._ Un’altra formula di

pace dell’anno 1281 parla espressamente di _vassallagium et fidelitatem

senatui populoque Romano_. L’ORIOLI, il BUSSI, e la _Cronica di

Viterbo_ (_Bibl. Angelica_, B. 7, 23) registrano la pace all’anno 1200.

Nel 1207 podestà di Viterbo era _Johannes Guidonis de Papa dei gratia

Consul Romanorum_ (_Giorn. Accad._, T. 136, p. 125).

[53] Così la _Cronica_ (mscr.) sopraddetta: «la campana del comune...

poserla nel Campidoglio e poserli nome la paterina di Viterbo». Viterbo

formicolava di eretici. Intorno alle porte di bronzo ecc. vedansi i

_Gesta_, c. 135.

[54] Da Anagni scriveva a Guido, legato in Alemagna: _De urbe quoque

scire vos volumus, quod eam per Dei gratiam ad beneplacitum nostrum

habemus: Reg. Imp., Ep._ 56, sulla fine.

[55] _Gesta_, c. 135. Nel cap. 136 vien detto: _Filii Ursi, quondam

Coelestini P. nepotes, de bonis Ecclesiae Rom. ditati_. Egli concesse

loro eziandio Vicovaro, Burdello e Cantalupo nel Sabinate. Fra gli

Orsini continuò a durare il nome _Bobo_. Mirabile è la frequenza con

cui appo loro si trova il nome di battesimo Napoleone (come fu dei

milanesi Torre) e l’altro di Matteo.

[56] Il GAMURRINI (_Famil. nob. Toscane et Umbre_, Firenze 1671,

Tom. II), ad onta che contenga favole parecchie, ha un bel capitolo

intorno agli Orsini. Egli tiene per proavo di questa famiglia un _Cajus

Orsus Flavius_, intorno al 600 dell’êra cristiana. Vedansi presso di

lui registrate le iscrizioni romane antiche che contengono il nome

_Ursinus_. L’Antipapa di Damaso aveva nome _Ursicinus_ (a. 366).

Nel 499 un _Firmilianus Ursinus_ sottoscrive a Ravenna un istromento

gotico. Taccio delle leggende che fanno degli Orsini romani i fondatori

della famiglia tedesca degli Orsi di Anhalt, e noterò più tardi

quel che dice il Petrarca sull’origine tedesca dei grandi romani. Il

MURATORI (_Ant._, III, 784) esclude l’antica derivazione degli Orsini,

e modestamente li fa discendere da _Urso quodam nobili viro_.

[57] Tutta la famiglia aveva nome di _filii Ursi_. Un Orso _de Baro_

compare omai nell’a. 998 (Vol. III, pag. 464, nota 1 di questa Storia);

e di un _Constantinus Ursi_ dell’a. 1032 vien fatta menzione nel

GARAMPI, _Mem. della B. Chiara_. Migliore della _Historia di Casa

Orsina_ del SANSOVINO (1565) è la genealogia raccoltane dal LITTA, il

quale (seguendo le orme del GAMURRINI e del MURATORI) fa cominciare la

famiglia storica degli Orsini soltanto dalla fine del secolo duodecimo

con Orso, bisavolo di Nicolò III (1277). Il suo albero genealogico

concorda con un compendio che io rinvenni nell’archivio Conti-Ruspoli,

e che brevemente registra le cinque linee della famiglia composte

dei Pitiliano, dei Castel sant’Angelo, dei Bracciano, dei Monte

Rotondo, dei Gravina. Lo stemma degli Orsini porta una rosa rossa,

con fasce gialle e con tre bende rosse. Soltanto la linea dei Monte

Rotondo portava sull’elmo anche un orso seduto, con un mazzo di rose

nell’artiglio.

[58] Nell’anno 1101 compare lo stipite dei _filii Johis Ocdolinae_

(Ottolina, nome di donna romana): vedi il Vol. IV, pag. 367, nota 1 di

questa Storia.

[59] Stando ai Regesti, Innocenzo III dimorò in Velletri per lo meno

dai 14 di Settembre fino ai 6 di Ottobre.

[60] Su di Odone figlio di Gregorio, e sui beni di cui fu investita

nell’anno 1157 la casa Poli, vedasi il Vol. IV di questa Storia, pag.

641 in nota. La lettera di Innocenzo a Riccardo (VII, 133) data da

Roma ai 9 Ottobre 1204 offre schiarimenti intorno alla lite: così vi

concordano spesso parola per parola i _Gesta_ tratti da documenti. I

Conti tennero per seicento anni il possesso di Poli, fino a che la loro

famiglia si spense nell’anno 1808: indi la terra venne in mano degli

Sforza Cesarini, e nel 1820 passò nei Torlonia. — Il NIBBY, _Analisi_,

II, 569, erroneamente registra questi avvenimenti all’anno 1208. La

_Ep._ VII, 133, dimostra che ai 9 Ottobre 1204 non era stata peranco

data la carta d’investitura feudale a Riccardo.

[61] I _Gesta_ non parlano di Riccardo, bensì ne discorre la lettera

del Papa (VII, 133): _turrem tuam acriter expugnarent, ita quod eam,

te vix tandem per fugam liberato, ceperunt; et adhuc quidam sub nomine

Communitatis detinent occupatam_ (ancor nell’Ottobre 1204). L’HURTER

prese uno svarione, non notando che nell’_Ep._ VII, 133, e nei _Gesta_

si parla dello stesso fatto. Non mi soffermo a dire dei suoi scusabili

errori in ciò che concerne i luoghi della Città: egli trasporta i

_Balnea Neapolis_ sul Celio.

[62] _Gesta_, c. 135, 136: _Videns igitur D. Papa, quod furor erat in

cursu, cessit. Chron. Foss. Nov._, ad a. 1203: _Nonas Maji indignatione

Romanorum D. Papa venit Ferentinum._ Giusta i Regesti (nel BREQUIGNY),

una Bolla è data ai 3 Maggio, da Palestrina.

[63] Allora il _Circus_ aveva nome di _Castellum Aureum_. Ivi erano due

conventi, quello _Domine Rose_ (oggidì santa Caterina dei Funari) e un

altro _S. Laurentii Pallacini et in Clausura_. La Bolla di Celestino

III dell’anno 1192 (nel _Bullar. Vatican._, I, 74), dice: _Castellum

aureum cum parietibus altis et antiquis in circuitu positis_...

[64] È certo che il ritorno del Papa avvenne intorno alla Pasqua del

1204; ad esso pertanto fece seguito l’elezione di _Gregorius Petri

Leonis Rainerii_. Afferma il VITALE che Gregorio di Giovanni Leone di

Rainerio era senatore nel 1203, e ne riporta dei decreti che trae dalla

_Storia di Terracina_ del CONTATORE. Però non s’accordano le indizioni.

Le _Storie del Senato_ appoggiate sui manoscritti del GIGLI, difettosi

di critica, sono piene di lacune. Mancano documenti. — La famiglia

_Rainerii_ compare in Roma di già nel 1164 con _Johes Petri Leonis de

Rainerio_ (NERINI, p. 193).

[65] _Gesta_, c. 139, c. 141. _Boni homines de Communi_, titolo

adoperato in tutte le democrazie italiane.

[66] _Petrus Anibaldi_ è da Innocenzo III chiamato _sororius_, cognato

oppure figlio di sorella. Fu suo siniscalco, e più tardi rettore di

Cori: _Ep._ XVI, 86.

[67] _Gesta_, c. 139: _Fecerunt utrinque turres ligneas, ubi lapideas

non habebant, aggeres et fossata, munientes thermas, et incastellantes

ecclesias. — Erexerunt enim petrarias, et mangonellos, conduxerunt

balistarios_.

[68] _Ep._ VI, 206, e PANVINIO, _Storia_ (mscr.) _della famiglia

Frangipani_. Il Papa scomunicò Terracina e la costrinse a prestare

il giuramento feudale raccolto in quella lettera. Del resto la città

trovavasi in rapporto di feudalità anche coi Frangipani.

[69] _Gesta_, c. 139: _Prohibentibus Jacobo Fraiapane et relicta

Naionis Frajapanis. Najone_ è volgare abbreviamento di un nome, od

altrimenti legger devesi _Rainone_. In alcune carte (del 1207) compare

_Jacoba uxor quondam Gratiani Frajapani_.

[70] _Non consuevit urbs in aliqua contentione succumbere, quam contra

Ecclesiam assumpsisset, neque justitia, sed potentia vincere consuevit.

— Numquam tam turpem pacem audivi factam pro Urbe: Gesta_, c. 141.

[71] Giovanni Pierleoni tornò a imbronciarsi col Papa. S’impadronì di

beni in quel di Tusculo, e fu scomunicato. Morì nel 1204 o nel 1205, e

gli fu concessa tomba cristiana soltanto dopo che i suoi eredi ebbero

prestato al Pontefice il dovuto soddisfacimento.

[72] _Et de communi omnium voluntate quatuor sunt electi, qui secundum

praescriptam formam jurarunt, statimque dixerunt, quod ad summum

Pontificem pertinebat, creare Senatum: Gesta_, c. 141.

[73] Se si stia ad una Storia mscr. del Senato, ch’è posseduta da

Don Vincenzo Colonna di Roma, primo senatore unico, giusta il novello

sistema, fu Pandolfo: lo ammette anche il VITALE. Se la cosa sia esatta

non so; improbabile non è. _Pandulphus de Suburra Romanorum Consul_

trovasi ancora per tre volte da podestà a Perugia, negli anni 1209,

1210, 1217 (dagli atti conservati in quell’Archivio).

[74] RAINALDO erroneamente registra all’anno 1208 queste lotte della

costituzione. Ecco la successione degli avvenimenti: fugge il Papa,

nella primavera del 1203; si fa la nuova elezione del Senato nel

Novembre 1203; ritorna il Papa innanzi al 1 Aprile 1204; allora subito

avviene la novella elezione; _Gregorius Pierleone Rainerii_, senatore;

questi rinuncia all’officio nel Novembre 1204; durante la sua epoca

infierisce la guerra civile; si tenta di compor la pace nel Novembre

1204; sono eletti cinquantasei Senatori che durano fino all’Aprile

1205; subentra il Senatore unico.

[75] Leggasi la lettera di UGO FALCANDO che serve di introduzione alla

sua bella _Storia di Sicilia_: MURAT., VII, 251.

[76] _Baliam regni D. Papae dimisit ab omnibus juramento firmandam,

quoniam ad eum spectabat tamquam ad dominum principalem: Gesta_, c.

23. Il documento dell’investitura feudale, dei 19 Novembre 1198, è

registrato nell’HUILLARD, _Historia diplomatica Friderici II_ (I, 16).

[77] Gli scriveva sulla fine del Gennaio 1199, nella sua lettera di

condoglianza: _Exultes in Domino — qui pro temporali spiritualem tibi

patrem providit, et in matris obitu matrem Ecclesiam — deputavit, ut

factus vir et in regni solio solidatus eam amplius venereris per quam

te noveris exaltatum_.

[78] Con Diepoldo erano uniti i suoi due fratelli Ottone e Sigfredo. La

narrazione di tutti questi rapporti di cose è disposta in bell’ordine

dall’ABEL, _Ottone IV imperatore e re Federico II_, Berlino, 1856.

[79] La _Cronica di Fossa Nuova_ registra nell’anno 1198 una cotale

scorreria, onde Diepoldo si spinse depredando fino a Ripi e a Torrice:

_Et sedit ibi tres hebdomadas et depraedavit et vastavit — ipsa —

castella_.

[80] _Gesta_, c. 23. La lettera che il Papa indirisse ai Siciliani

nell’Agosto 1199 è raccolta dall’HUILLARD, I, 32. Markwaldo ingannò

Ottaviano cardinal vescovo di Ostia, zio di Odone _de Polo_ (UGHELLI,

I, 67; CARDELLA, I, 171). Con lui erano i cardinali Guido e Ugolino,

il quale ultimo, uomo di saldo animo, diventò più tardi Gregorio IX: e

v’era anche il console Leone _De Monumento_.

[81] Jacopo dei Conti, di Anagni, che nel 1202 fu giustiziere e

capitano nella Campania e nelle Puglie, più tardi in ricompensa ebbe

Ninfa come possedimento a vita. Il maresciallo s’era arricchito in

Sicilia, e dava denari a prestito al Papa: _Ep._ XV, 114.

[82] Sibilla e i suoi figli Guglielmo, Albina, Costanza e Mandonia

erano stati esiliati in Alemagna dallo spergiuro Enrico VI. Filippo li

ripose in libertà, quando Guglielmo era anche morto. Sibilla andò in

Francia, dove Gualtiero sposò Albina: RAUMER, II, 613.

[83] _Comitem G. de Brenna, qui velut gener Tancredi regis intrusi

mortem nostram et sanguinem sitiebat, sub defensionis nostrae specie

misit in regnum. Febr. 1246_: Federico ai Francesi (nell’HUILLARD,

_Hist. dipl._, VI, 389).

[84] _Duravit hoc Theutonicorum jugum gravissimum decem et septem

annis: Chron. Fossae Novae. — Gesta_, c. 39.

[85] _Gesta_, c. 124, 125. Ep. X, 131, 132. Bolla _Universis fidelibus

per patrimonium B. Petri constitutis... dat. Viterbii IX Kal. Oct.

Pont. N. a. X._ Nel dì stesso promulgò un severo editto contro gli

eretici, e comandò che si inserisse negli Statuti comunali.

[86] La morte di lui (a. 1104) è registrata nella _Cronica_ di Fossa

Nuova: _Obiit Gregorius Comes Ceccani, 12 Kal. Oct. feria III_. È la

prima volta che si faccia menzione di questa casa di conti.

[87] Documento in CENCIO, fol. 123, di recente raccolto nel THEINER,

_Cod. dipl._, I, n. 45. Giovanni, figlio di Landolfo e di Egidia,

sposò nel 1189 Rogasinta figliuola di Pietro _de Celano_, conte

de’ Marsi. Sua sorella Mabilia nel 1182 aveva tolto per marito il

conte Jacopo di Tricarico (_Chron. Fossae Nov._). Zio di Giovanni fu

Giordano cardinale di santa Pudenziana. Nell’archivio di casa Colonna

esaminai molti documenti relativi alla famiglia di cui parliamo, ed

eziandio l’importante testamento di Giovanni, dato ai 5 di Aprile

1224 (pergamena originale, scaffale XIII, n. 2). Giusta esso, Giovanni

possedeva Ceccano, Arnaria, Patrica, _Cacumen_, Montacuto, _Julianum,

S. Stephanum, Magentia_, Rocca Asprano, _Prosseum, Postertium,

Carpinetum_, e diritti nel _Castrum Metellanici_, in Alatri, a

Frosinone, a _Turrice_, a Ceperano, a Piperno, a _Setia_, a _Nympha_.

Figli suoi furono Landolfo, Berardo, Tommasia e Adelasia.

[88] CENCIUS, fol. 157: _Qualiter Gualganus de Sculcula recognovit

castrum ipsum juris b. Petri esse, et habere illud in custodia;_ è

un documento dei 13 Luglio 1158, il primo, per quel che io mi sappia,

che parli di questa famiglia. — Nell’archivio Colonna sono parecchie

carte dei secoli decimoterzo e decimoquarto; la più antica contiene

il testamento di _Conradus de Sculgula fil. quond. dni Galgani_, del 1

Gennaio 1270 (Scaff. XIII, n. 3). Galgano figliuol suo ebbe tre figli;

Corrado, Simone, e Goffredo cardinale di san Giorgio in Velabro: ibid,

Scaff. XVII, n. 4, pergamena dei 28 Febbraio 1270.

[89] _Collismedii_, rocca ruinata nel paese dei Volsci, dove tuttavia

dura il nome della terra. È un fatto notevole che questi conquistatori

germanici abbiano fino a tempi assai tardi durato in molte famiglie

cavalleresche del Lazio.

[90] Addì 21 Dicembre 1232, _Oddo de Columpna dominus Olibani_ vendette

alla Chiesa la parte che a lui spettava del _Castrum Paliani_ e

_Serronis_: CENCIUS, fol. 140.

[91] Così vien detto: _Rocca et Castrum Paliani, Rocca et Castrum

Serronis_; ed eziandio: _Arx et Castrum Fumonis_, dove sedeva un

prevosto del Papa. _Castra_ erano _Nympha_, Tiberia, Norma, _Larianum_,

Falbateria ed anche Frosinone: parlasi invece della _civitas Tusculana

cum arce ejusdem civitatis_. In documenti del Lazio, a quel tempo,

trovasi in uso la formula: _Quaecumque civitas, seu castrum vel Baro_.

[92] Anagni e Velletri avevano loro Podestà; Ferentino: _Potestas,

Consilium et Populus_ (THEINER, I, n. 195, a. 1241). Allorquando

Gregorio XI, nel 1229, tolse Suessa sotto la protezione della Chiesa,

dichiarò nella sua Bolla: _Concedimus vobis, ut in preficiendis vobis

Rectoribus, et in contractibus venditionis... habeatis ad instar

praedictarum civitatum Campanie libertatem_; e prima aveva detto:

_sicut Anagniam et alias civitates_ (THEINER, I, n. 153). Nell’anno

1231, in Anagni, venne a lotta il ceto dei cavalieri contro quello

dei cittadini, onde Gregorio ne promulgava la Bolla: _Dilectis filiis

rectoribus, militibus et populo Anagninis_, data agli 11 Agosto 1231:

ibid., n. 161.

[93] Dopo della restaurazione operata da Innocenzo III le province

della Chiesa s’aggrupparono così: _Campania et Maritima, Patrimonium B.

Petri in Tuscia, Ducatus Spoletanus, Romandiola, Marchia Anconitana_.

Talvolta per _Campania et Maritima_ trovasi ancora usato il concetto

antico di _Comitatus Campaniae_.

[94] Documento dato da Spira, agli 11 Ottobre 1215 (MURAT., _Antiq.

Ital._, V, 663). Nel 1221 Federico II ritolse Sora al Conte, e lui

financo cacciò in prigione. Nell’anno 1228 i Conti reclamarono presso

Nicolò IV, ma inutilmente, affinchè loro restituisse ii bel feudo

(RATTI, _Hist. della fam. Sforza_, II, 231).

[95]

Trasmundus = Claricia de Scotta

|

| Innocentius III

|

| Riccardus Dux Sorae

|

| Johannes de Polo, Comes Albae.

|

| Paulus, Romanor. Proconsul, 1238.

|

| Stephanus, Card. S. Adriani.

Il contratto di divisione dei beni famigliari è dato ai 3 Maggio 1226

(CONTELORI, n. 4). Paolo n’ebbe Valmontone, Sacco, Plumbinaria ossia

Fluminaria ecc.; Giovanni ne ricevette _Turrim Urbis_, Ponte Mammolo,

Monte Fortino. — _Johannes comes_ (figlio di Paolo o nipote suo) coi

beni di Valmontone, di Gabiniano, di Sacco, di Fluminaria formò un

fidecommesso a favore di Adenolfo suo figlio e di suo nipote Giovanni.

La carta degli 11 Agosto 1287 contiene la fondazione espressa di un

maggiorasco, la prima (che io per lo meno mi conosca) di terre romane.

La rinvenni nell’archivio della casa Conti-Ruspoli (Busta 27, 8).

Eccone la formula: _Teneatur restituere... ille primogenitus... alteri

primogenito suo masculo nato ex legitimo matrimonio in infinitum et

in perpetuum, ita quod successive dicta castra et tota Terra praedicta

et Baronagium semper applicentur et pervenient ad unum solum masculum

haeredem primogenitum_ (_Actum in Castro Vallis Montonis in majori

Palatio Curiae dicti Domini_).

[96] _Ep._ XII, 5: _Nobili viro Riccardo germano nostro Sorano Comiti,

dat. Lateran. VI Kal. Martii a. XII_; dov’è aggiunto il patto dei 6

Ottobre 1208. L’investitura del feudo fu data col simbolo del calice

(_per cuppam deauratam_). Vedi anche CENCIUS, fol. 138, e il THEINER,

I, 53.

[97] _Chron. Andrense_, D’ACHERY, _Spicileg._, II, 843, donde si pare

che a quel tempo il Senatore spontaneamente rinunciò all’ufficio:

_Senatorem urbis, qui quasi ipso invito dominium tenuerat, sponte

cessurum denuntiat_.

[98] _Nunc autem Ecclesia per Dei gratiam in unitate consistit et

imperium peccatis exigentibus est divisum_: Innocenzo nella risposta ai

messaggi di Filippo (BALUZIUS, I, 693).

[99] _Cum per se devotus existat Ecclesiae, ac descendat ex utraque

parte de genere devotorum_: Innocenzo, _Reg. Imperii, Ep._ 29, 33.

[100] Vedi il celebre documento intitolato: _Deliberatio Domini Papae

Innoc. super facto imperii de tribus electis: Ep._ 29, in cui egli

enumera tutte le persecuzioni che gli Hohenstaufen ebbero mosso contro

la Chiesa.

[101] _Quod non expedit ipsum imperium obtinere patet ex eo, quod per

hoc regnum Siciliae uniretur imperio, et ex ipsa unione confunderetur

Ecclesia: Reg. Imp._, 29.

[102] Lettera 33, del 1 Marzo 1201.

[103] Nel _Reg. Imp._ (_Ep._ 32 indiritta ad Ottone), Innocenzo III

definisce l’Impero solamente come la _materialis gladii potestas_, a

protezione della fede e ad estirpazione degli eretici.

[104] Nella _Ep._ I, 401, ai _Rectores_ di Tuscia: _Sic regalis

potestas ab auctoritate pontificali suae sortitur dignitatis

splendorem_. Vedi eziandio il _Reg. Imp., Ep._ 32, ad Ottone. Nelle

lettere pontificie e regie tornava a frase del tutto ingenua, il dire:

_Cum Sacerdotium et Imperium duo sint luminaria (majus et minus) in

Ecclesia firmamento, quibus mundus in spiritualibus et temporalibus

veluti die ac nocte clarescat_. — Questa similitudine inventata già da

Gregorio VII (VIII, _Ep._ 21), fu con fanciullesca fantasia ampliata

dai frati. Vedi la _Homilia II_ di CESARIO HEISTERBACH (del 1220)

monaco cistercense di Colonia, nel _Lib. XII Illustrium Miraculorum et

Historiarum Mirabilium_ (Colonia 1091, p. 177 segg.): la Chiesa è il

firmamento, sole il Papa, luna l’Imperatore; il giorno personifica il

clero, la notte rappresenta il laicato; le stelle sono i Vescovi, gli

Abati ecc.

[105] Per ragione di cotali dottrine è di grande importanza la risposta

data dal Papa ai messaggeri di Filippo (_Reg. Imp._, 18): _Hinc est,

quod Dominus sacerdotes vocavit Deos, reges autem principes_. Inoltre

le _Ep._ 30, 62. Più tardi nella contesa con Lodovico di Baviera la

pretensione del Papa alla signoria universale fu tenuta in conto di

canone. Noto qui anticipatamente tre aforismi di ALVARO PELAGIO,

_De Planctu Ecclesiae: Papa potest privare imperatorem imperio et

reges regno. — Qui non habet Papam pro capite nec Christum habet. —

Christus rex temporalis, Papa ejus vicarius, habet in terris utramque

potestatem_. Espressamente dice Innocenzo: — _Imperium noscatur ad eam

(sedem Apost.) principaliter et finaliter pertinere_ (_Reg. Imp._, n.

29). — Nel _Reg. Imp._, 18, egli afferma essere statuito: _Sacerdotium

per ordinationem divinam, regnum autem per extorsionem humanam_. I

Pontefici non riconoscevano darsi reame alcuno per la grazia di Dio;

e questa loro opinione filosofica sull’origine dei re, quantunque

modificata, fu accolta da Federico nella notevole Introduzione alle

Costituzioni di Melfi (a. 1231). I Principi, secondo quella, sarebbero

stati creati dalla necessità umana della distinzione del mio e del tuo,

che succedette alla comunione naturale dei beni: ma il loro istituto

avrebbe dipeso benanco da disposizione divina.

[106] _Reg. Imp., Ep._ 14; e indi più tardi, allorchè il Papa ebbe

condannato Filippo: _Ep._ 61. La protesta di Innocenzo nell’_Ep._ 62.

[107] ROGERO DI WENDOVER, _Cronica_ (ed. Coxe, Londra 1841, T. III,

142): _In Capitolio autem et per totam urbem declamatum est: Vivat et

valeat imperator Otho_.

[108] _Juramentum Ottonis, actum Nuxiae in Coloniensi diocesi a.

1201 VI Id. Junii: Reg. Imp., Ep._ 77; _Monum. Germ._, IV, 205. Si

prendeva a fondamento il Diploma di Lodovico I, che dopo di Gregorio

VII tenevasi per autentico. Però non ancora si parlava di Corsica e di

Sardegna.

[109] Tuttavia la Romagna restò nel dominio dell’Impero fino al 1278.

Intorno a questi avvenimenti vedasi il FICKER, _Studî per servire alla

Storia dell’Impero e della Chiesa in Italia_, II, 469 sgg.

[110] _Reg. Imp._, 61, dove si afferma risolutamente il principio della

separazione delle due podestà. Oltracciò nell’_Ep._ 62 la risposta

del Papa a Bertoldo di Zähringen. Protestò anche Filippo Augusto di

Francia, che già addì 29 Luglio 1198 si era collegato con Filippo di

Svevia: _Ep._ 63.

[111] Innocenzo ammonisce gli Anconetani (VII, 228), invocando il falso

testamento di Enrico VI. Egli mandò a loro Cencio, cardinale non di

san Lorenzo in Piscina (come pensa erroneamente l’HURTER), ma di san

Lorenzo in Lucina.

[112] _Reg. Imp., Ep._ 153: _Quidam enim civium Romanorum adversarii

tui corrupti pecunia, gravem seditionem adversus nos commoverunt in

urbe_... così il Papa nel 1208 scrive ad Ottone, accertandolo che egli

non abbandonò la sua causa allorchè tutti lo disertarono ed eziandio

insorsero i Romani. La rivolta è quella del 1204 e del 1205.

[113] _Gesta_, c. 120: _Senatorem urbis_. Nè è già stile di curia, come

opina l’HURTER, per significare la maggioranza dei Senatori; v’aveva

allora un solo Senatore, Gregorio Pierleone _Rainerii_, ed era poco

tempo prima che egli rinunciasse. Del Prefetto non si fa menzione.

[114] _Gesta_, c. 121, dove è anche il documento dell’investitura

feudale. Un re ammetteva ciò che Innocenzo voleva proclamare, il Papa

essere signore supremo di tutti i Principi: _Cum corde credam et ore

confitear, quod Rom. Pontifex qui est B. Petri successor, Vicarius sit

illius per quem reges regnant et principes principantur, qui dominatur

in regno hominum et cui voluerit dabit, ego Petrus — tibi — summe

Pontifex — offero regnum meum_...

[115] ZURITA, _Annales de Aragon_, ad a. 1204, p. 91: _deste censo y

reconocimiento que el Rey hizo al Papa, buelto a su reyno mostraron

los ricos hombres y cavalleros muy descontentamiento_. Pietro si

imbarcò novellamente ad Ostia, toccò Corneto, e largì un privilegio

di commercio a questa città: il documento è dato _Corneti mense Nov.

A. D. 1204_ (Codice appellato _Margherita Cornetana_, fol. 89 t.,

nell’archivio di Corneto). Il Re cadde nel 1213 vicino a Castel Maurel,

combattendo nella guerra degli Albigesi, quand’era mosso in aiuto di

Raimondo di Tolosa cognato suo.

[116] _Reg. Imp._, 136 (del Giugno 1206; BÖHMER, _Reg._, pag. 21).

[117] Tomaso di Savoia e Azzo d’Este (BÖHMER, pag. 23). Nell’archivio

comunale di Assisi si conserva un _Privilegium_, con cui Filippo

concedeva libera elezione di Consoli a quel Comune; ed è dato da Ulma,

addì 29 Luglio 1205. _Testes sunt: Heinricus marscalcus de Kalindin.

Heinr. de Smalenecke. Fridericus dapifer de Walpurc. Wernher de

boulande. Diedo de Rabenspurc. Dat. ap. Ulmam a. dnice Incarn. MCCV.

Quarto Kl. Aug. Ind. VIII._

[118] Nell’archivio delle _Reformazioni di Siena_, n. 77, esiste un

trattato conchiuso fra Filippo e Siena ai 23 Maggio 1208; ed è assai

importante per far conoscere la reverenza che quegli si aveva in Italia

(_XXIII die men. Maii feria VI A. ab Incarn. Dom. MCCVIII Ind. XI.

Anno vero regni Serenissimi Rom. Reg. Philippi XI_). Tutti i cittadini

del vescovado e del comitato, dell’età dai quindici ai settant’anni,

vi giurano di essere fedeli al Re, e di restituirgli tutti i beni che

l’Impero aveva posseduto alla morte di Enrico VI: _assignabunt ea in

manus Dni Patriarche Aquilegensis et legatorum dominis Regis... Haec

omnia supradicta Ego Wolfgerus dei gr. Aquil. Patriar. tocius Italie

legatus nomine et vice D. Regis Philippi tibi Johanni Struozi senensium

Potestati recipienti nomine universitatis Senensium — promitto... et de

omnib. supradictis faciendis — osculum pacis tibi dedi una cum Henrico

de Smalnecge et Eberhardo de Luottere. Actum in Sena_. Seguono i

testimoni. _Ego Albertus Notarius praed. Patriar. his omnibus interfui

etc._ — Filippo aveva mandato Wolfgero, il Burgravio di Magdeburgo e i

due nobiluomini sopraddetti da suoi negoziatori a Roma.

[119] Ne correva voce pel mondo; lo udì l’Abate di Ursperg, e

Federico II nell’anno 1226 lo ripetè: _Hetruriam mihi adolescenti

sublaturus per nuptias Philippum patruum delusit_ (_Hist. Dipl. Frid.

II_, T. II, 933). — LA FARINA, _Studi_, I. 835; ABEL, 224, 380. —

_Promissa Philippi_ (_M. Germ._, IV, 209, all’anno 1205), dove Filippo

espressamente dichiara di voler dare la sua figliuola ad un nipote del

Pontefice.

[120] GUALTIERO DI VOGELWEIDE inveisce parecchie volte contro il

Pontefice romano.

[121] _Reg. Imp._, 153: _Quamvis nepos ipsius jam tibi adversarium se

opponat_; mirabile divinazione! — Vedi le lettere del Papa ai Tedeschi

in favore di Ottone (154-158 ecc.), e l’altra di Ottone (n. 160), in

cui questi chiede di essere prestamente riconosciuto per re.

[122] Soltanto nel dì 7 Agosto 1212 Ottone sposò la giovine Beatrice.

La sventurata Principessa porse la mano al nemico della sua casa

quand’egli era colpito di anatema, e morì quattro giorni dopo, agli 11

di Agosto.

[123] Libertà di elezione capitolare dei preti. Diritto di appello

a Roma. Rinuncia al _jus spolii_. Distruzione degli eretici. _Mon.

Germ._, IV, 216. _Reg. Imp._, 189. Intorno a cotali rapporti vedasi il

FICKER, _Studi per servire alla St. dell’Imp. e della Ch. in Italia_,

II, n. 365, sgg.

[124] BÖHMER, 41, 42. Tengo eziandio nota di due documenti

dell’archivio di Siena, n. 83 e 84. Addì 3 Luglio 1209 i Sanesi

protestano al Patriarca, legato di Ottone, che sarebbero fedeli

all’Imperatore e che per conto di lui conserverebbero i beni di Enrico

VI. Addì 4 Luglio 1209, il Patriarca nega la provvisoria conservazione

dei beni.

[125] _Dux Saxonie — Otto venit in Lombardiam cum magno exercitu, in

cujus terribili adventu tremuit Italia, et nimio pavore concussa est:

Monach. Padov. Chron. Estense_, MURATORI, XV, 301. — _Venit magno et

inusitato exercitu_, dice la _Cronica di Fossa Nuova_.

[126] GERARDO MAURISIO (MURAT., VIII, 20) ha un prezioso episodio, in

cui descrive la conciliazione di questi tre grandi Capitani, pacificati

da Ottone. — Salinguerra: _saliens in guerram_. Azzo fu il primo

tiranno cittadino, poichè nel 1208 Ferrara (donde egli aveva scacciato

quell’altro) diede a lui la signoria. Documenti nel MURAT., _Ant.

Est._, I, 389, e il LA FARINA, _Studî_, I, 873.

[127] Ratifica di Ottone, _datum in castris in monte Malo, 4 Non.

Octbr. Ind. XIII_ (_Mon. Germ._, IV, 218; _Reg. Imp., Ep._ 192). Il

_Chron. Slavor._ (LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, II, 743) nota il numero

dell’esercito: seimila corazze, arcieri, e popolo infinito di vassalli.

[128] Errano l’HURTER e il LA FARINA quando descrivono il cammino che

tenne la comitiva della coronazione. Non è vero che Ottone percorresse

coronato le vie della Città; e il banchetto fu servito in Laterano.

Gli _Annales_ REINERI, ad a. 1209 (_Mon. Germ._, XVI, 602), parlano

dell’occupazione del ponte Tiberino, _ne consecrationem ejus, sicut

animo conceperant, Romani impedirent_.

[129] _Contradicentibus pro maxima parte Romanis_: RIGORD, _De Gestis

Philippi Augusti_, p. 51. La _Cronica di Brunswick_ scritta in rima

(LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, III, 120 segg.) dice: «Per la qual cosa il

Senato di Roma ed il Consiglio furono tutti d’accordo. E si stizzirono

perciocchè ad essi non si fosse fatta parola che in quell’ora dovesse

avvenire la consecrazione imperiale: ed era per questo il loro cuore

gonfio d’ira». Mancano i documenti per potere stabilire chi fosse

allora senatore.

[130] _Ad — portam Romae_ (ponte Sant’Angelo), _et D. Papa ibi eum

benedixit, licentiavit et rogavit eum, ut alio die adveniente recederet

a territorio Romano: Chron. Fossae Novae._

[131] La più parte dei Cronisti cerca la causa del combattimento in

questo, che Ottone rifiutò di largire ai Romani i soliti donativi

(_propter quasdam expensas, quas ab Imperatore Romani ex debito

petebant_, dice RIGORD: e parimenti FRANCISCUS PIPINUS, che copia dal

primo; MUR., IX, 637): così l’inedito _Chron. Imp. et summor. Pontif._

(Cod. 5. Plut. XXI. nella Laurenziana di Firenze). Stando al MAURISIUS

(_Hist. Eccelini_; MUR., VIII, 21), Ezzelino II superò tutti nella

pugna. La _Cronica rimata di Brunswick_ dice che il Papa accompagnasse

l’Imperatore per un paio di miglia; ma è un errore. Dopo la coronazione

Ottone e Innocenzo non si rividero più.

[132] _Sub periculo personae nostrae ad vos urbem intrare decrevimus.

Attendat tamen sanctitas vestra quod magnum periculum in introitu in

urbem toti Ecclesiae posset provenire: Reg. Imp., Ep._ 193. La risposta

del Papa, data agli 11 Ottobre dal Laterano, è nell’_Ep._ 194: _de

negotio vero terrae_; e trattasi fuor di ogni dubbio della «terra di

donna _Mechtilde_», come la _Cronica rimata_ avvisa essere stato il

primo oggetto della controversia. CESARIO HEISTERBACH (_Homil._, II,

173) notò, che dopo la concordia perfetta in cui s’era al tempo della

coronazione, scoppiò la contesa _propter quaedam allodia_.

[133] Ai 17 Ottobre trovossi vicino ad Isola Farnese (BÖHMER, n. 79).

Ai 25 fu a Poggibonsi, dove emanò il Diploma faustissimo per Pisa, cui

concesse la Corsica. Ai 29 fu a San Miniato. — Ai _Regesta_ del BÖHMER

aggiungo io un _Privilegium_ per Siena (da San Miniato, ai 29 Ottobre;

copia autenticata nell’arch. di Siena, n. 65, e _Kaleffo novo_, fol.

610), in cui esonera la città dal pagamento delle somme dovute al fisco

dopo la morte di Enrico VI. — Aggiungo un altro Diploma originale per

Siena (dato da Foligno ai 14 Decembre 1209), che comincia: _Gratiose

liberalitatis_... Siena ne riceve libertà di elezione dei suoi

Consoli sotto riserva dell’investitura imperiale, e verso tributo di

settanta marchi d’argento che la città deve pagare nei quindici giorni

successivi a Pasqua, in mano del Prevosto imperiale in San Miniato

(_Kaleffo novo_, ibid.). — Cito anche un Privilegio dato al Vescovo di

Chiusi, cui l’Imperatore cede quella città: _Acta sunt haec A... 1209

Ind. XIII. Dat. apud Fulgineum Id. Decbr._ Fra i testimonî è _Yzilinus

de Tervisio_ (Arch. comunale di Orvieto, cassa 2). — Ai 24 Dicembre,

da Terni, Ottone promulgò un Privilegio per la santa Maria ed il santo

Anastasio in quella città. Il BÖHMER, seguendo l’UGHELLI, lo registra

sotto la data del 1 Gennaio 1210; ma è un errore. L’istromento che io

ricopiai nell’archivio comunale di Terni, dice: _Dat. Interamnes A. D.

MCCVIIII. VIII Kals. Januarii Ind. XIII_.

[134] _Paene totam Romaniam_, dice RIGORD: ma non è la Romagna, chè

talvolta vien così denominata tutta la Tuscia romana. _Riccardi Comitis

S. Bonifacii Vita_; MUR., VIII, 123.

[135] La patente d’investitura feudale di Azzo (senza l’Esarcato di

Ravenna) è data da Chiusi, ai 20 Gennaio 1210 (MURAT., _Ant. Est._, I,

392; LÜNIG, I, 1565). Già Innocenzo nell’anno 1208 aveva dato la Marca

in feudo ad Azzo (MURAT., ibid., 391): dopo la morte di lui, avvenuta

nel Novembre 1212, Innocenzo infeudò Aldebrandino (figlio di Azzo) di

Ancona, di _Asculum_ ecc., per dugento libre di _provisini_ all’anno

e coll’obligo di fornire alla Chiesa cento cavalieri, che dovevano

servire un mese all’anno, _per totum ipsius Ecclesiae patrimonium a

mare usque ad mare, et a Radicofano usque Ceperanum_. Questo notevole

documento dei 10 Maggio 1213 è raccolto nel THEINER, I, n. 56. — Morto

Aldebrandino nel 1215, signore delle Marche diventò il fratel suo Azzo

VII. — Anche il feudo di Salinguerra fu confermato da Innocenzo, addì 7

Settembre 1215: ibid., I, n. 59.

[136] Archiv. di Perugia, _Liber Summissionum_, Vol. †, fol. 102. I

Perugini, col beneplacito di _Pandulphus de Subora_, loro podestà,

giurano _quam defensionem facere promiserunt a civitate Perusii infra

usque ad urbem Romanam_. Il Papa promette in cambio: _si venerit ad

pacem cum Imperatore — civitatem Perusii ponet in pace cum Imp._ Egli

promette di rispettare le consuetudini di Perugia e la libera elezione

dei Consoli e dei Podestà.

[137] Sclamò: _Poenitet me fecisse hominem!_ Importantissima lettera

indiritta all’Arcivescovo di Ravenna, ai 4 Marzo 1210: _Ep._ XIII, n.

210.

[138] Dice un moderno storico, l’ABEL, che la colpa di Ottone non fu di

aver rotto il giuramento fatto al Papa, ma di averlo prestato.

[139] HAHN, _Collect._, I, 209, n. X. In Inghilterra si difendeva il

Guelfo senza riserva alcuna: ROGER DE WENDOWER, III, 232 e _Recueil des

Hist. des Gaules_, XVIII, 164.

[140] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1210. Pietro di Celano possedeva

allora Capua, e Diepoldo teneva Salerno (RICCARDO DI SAN GERMANO, ad a.

1210).

[141] L’anatema fu annunciato con tutta la sua solennità soltanto ai 31

Marzo 1211.

[142]

_Nulla facultas_

_Visendi Romamve datur, Dominive sepulcrum._

(WILH. BRITON. ARMOR. _Philippidos_, Lib. VIII, p. 199, nel DUCHESNE,

V).

[143] _Johannes Capotius, qui Ottoni favebat, ejus sermonem interrupit

dicens: os tuum os dei est, sed opera tua, opera sunt diaboli_ (CAESAR.

HEIST. _Miraculor._, I, 127). — Nei Regesti di Ottone il prefetto

Pietro compare per la prima volta fra i cortigiani dell’Imperatore ai

30 Marzo 1210; per l’ultima volta lo si trova col figlio suo Giovanni,

a Lodi, nel 22 Gennaio 1212.

[144] _Ibique consilio et interventu D. Papae obtinuit, ut a civibus

et Pop. Rom. Fridericus imperator collaudaretur, et de ipso factam

electionem Papa confirmavit: Chron. Ursperg._, p. 239. Ei si vede che

Ottone non aveva a Roma un gran partito.

[145] Di già nel Febbraio, da Messina, promulgò alcuni documenti, nei

quali confessò di essere vassallo della Chiesa per Sicilia, e confermò

la libertà delle elezioni vescovili: BÖHMER, p. 68, 69. _Histor. Dipl.

Fried._, I, 201, sq.: _Ne unquam beneficiorum vestrorum, quod, advertat

Dominus, inveniamur ingrati, cum post divini muneris gratiam non

solum terram, sed vitam per vestrum patrocinium nos fateamur habere_.

Nell’Aprile, in Roma, concesse al Papa la successione nella contea di

Fundi, quando fosse morto Riccardo conte: _Mon. Germ._, IV, 223; _Hist.

Dipl._, I, 208 (senza annotazione del giorno).

[146] Documento dato da Egra (_Mon. Germ._, IV, 224; _Hist. Dipl._,

I, 269). Ivi il Papa è appellato _protector et benefactor noster_: il

linguaggio ne è assai umile. L’estensione dello Stato ecclesiastico è

significata colla formula ottoniana: _Ad hos pertinet tota terra que

est a Radicofano usque Ceperanum, etc._ Vi venne fatto riferimento alla

donazione di Lodovico.

[147] _Mon. Germ._, IV, 228; _Hist. Dipl._, I, 469.

[148] _Degradatus est Otto quond. Imp. et excommunicatus est ab omni

concilio: Annal. Meltenses, Mon. Germ._, V, 159.

[149] Il suo ritratto, che trovasi nell’HURTER, non è che una

invenzione: di lui non ne esiste alcuno. Il suo Biografo dice: _Statura

mediocris, et decorus aspectu, medius inter prodigalitatem et avaritiam

— fortis et stabilis, magnanimus et astutus, fidei defensor, et

haeresis expugnator, in justitia rigidus, sed in misericordia pius_

(?); _humilis in prosperis et patiens in adversis, naturae tamen

aliquantulum indignantis, sed facile ignoscentis_ (_Gesta_, c. 1).

[150] Cessione d’Inghilterra del 1208 e dei 15 Maggio 1213: DUMONT, I,

n. 258 e n. 275; RYMER, fol. 111. Il Re giura, come avrebbe fatto un

barone latino, l’_homagium ligium_. Quando i Baroni ebbero ottenuta la

_Magna Charta_, Innocenzo scomunicò la giovine libertà degl’Inglesi, e

fino dal nascere condannò la loro gloriosissima opera. Del resto cessò

in breve il rapporto feudale. Delle tre promesse, _homage, fealty and

yearly rent_, Giovanni prestò solamente la prima. Fedeltà giurarono

soltanto egli ed il suo piccolo figlio Enrico. Il tributo di mille

marchi sterlini fu ricusato da Edoardo III (_absolutely refused_, dice

LINGARD, _History of England_, II, Appendix, p. 626).

[151] Nel _Cod. Vat. 3535_ sono registrati in compendio gli atti di

questa natura d’Innocenzo III e di altri Papi: sono tratti dai libri

feudali della Chiesa.

[152] _Sicut in arca foederis Domini cum tabulis testamenti virga

continebatur et manna, sic in pectore S. Pontificis cum scientia legis

divinae rigor destructionis et favor dulcedinis continetur_: lettera a

re Giovanni, in cui si congratula seco lui della sua umile soggezione.

Quest’è forse il più grandioso documento della potenza pontificia

(RYMER, _Foedera_, I, fol. 116).

[153] _Regula et vita istorum fratrum haec est, scil. vivere in

obedientia et in castitate, et sine proprio, et D. nostri Jesu Christi

doctrinam et vestigia sequi, qui docet: si vis perfectus esse, vade, et

vende omnia, et da pauperibus, et habebis thesaurum in coelo; et veni,

sequere me_ (MATH., 9, 21): Capitolo primo della regola del Minori, nel

WADDING, _Annales Minorum_, I, 67.

[154] _Bullar. Magn. Rom._, I, 93, Bolla dei 29 Novembre 1223. Le

costituzioni dei Minori, del secolo decimoterzo, contengonsi nel _Cod.

Palatin._, n. 571, dal fol. 1 al fol. 25.

[155] Bolla _Lampas insignis_, data da Lione, ai 26 Giugno 1250.

Ai Francescani fu concesso il convento in tutta la sua estensione,

conformemente al _Privilegium_ di Anacleto. Il possesso effettivo essi

ne ottennero nell’anno 1251 (CASIMIRO, _Storia di Araceli_, p. 16).

[156] _Ex ipso Capitolii vertice dominatur pauperum primicerius,

quam ex Tarpeia rupe Romanorum rexere Monarchas, ad plures utique

nationes hujus sodalitii Rectoris pertransit auctoritas, quam antea

Romanorum diffundebatur Imperium._ Così orgogliosamente dice il

WADDING, annalista dell’ordine (ad a. 1251, n. 36). Francesco morì

nell’anno 1226, nella _Portiuncula_, e fu canonizzato nell’anno

1228. Ne scrissero la vita Tomaso da Celano suo discepolo, e i

tre compagni Leone, Angelo e Rufino; più tardi dettolla il celebre

mistico Bonaventura (_Acta SS._, Oct, T. II, 545, segg). Una scrittura

dilettevole a leggersi e insieme grave di pensamenti, ne compilò a’

nostri giorni CARLO HASE: _Francesco d’Assisi_, Lipsia 1856.

[157] La Bolla è data da santa Sabina (_Bullar. Mag. Rom._, I, n.

91, e _Bullar. Ordinis Fratr. Praed._ p. 2). Narra la leggenda che

Domenico e Francesco nell’anno 1215 s’incontrassero insieme a Roma;

un sogno fece conoscere all’uno le fattezze dell’altro suo compagno.

I due ordini s’inimicarono per gelosie; però oggidì ancora nelle loro

festività, con funzioni religiose e con mense comuni celebrano la

memoria dell’amicizia che unì i loro fondatori (LACORDAIRE, _Vie de S.

Dominique_, c. VII).

[158] La storia dei Domenicani scritta dal MAMMACHI (_Annal. Ord.

Praed._, 1756) principia coll’anno 1170. Vedine il Tom. I, 567, sulla

traslazione dell’ordine a santa Sabina, onde le Domenicane passarono a

santo Sisto. La santa Maria sopra Minerva fu residenza del generalato

dell’ordine sino allo scorcio del 1873; giacchè or furono soppressi

anche i monasteri e i conventi nella santa Roma, cosa che pochi anni

addietro nessuno avrebbe imaginato.

[159]

L’un fu tutto serafico in ardore,

L’altro per sapienza in terra fue

Di cherubica luce uno splendore.

DANTE, _Paradiso_, c. XI, v. 37-39.

[160] _Quando fratres vadunt per mundum, nihil portent per viam, nec

sacculum, nec peram, nec panem, nec pecuniam, nec virgam_: Cap. XIV

della regola dell’ordine.

[161] Di questa terra fa parola per la prima volta ANASTASIO,

_Vita Stephani_, V, n. 529: _S. Theodorus in Sabello_; indi, a.

1023: _Territorio Albanese in fundo et loco qui vocatur Sabello_

(GALLETTI, _Del prim._, n. 34). La famiglia era detta _de Sabello_

(cioè _dominus_). Il testamento di Onorio IV, a. 1285, parla dell’or

distrutto _Castrum_ come di bene suo famigliare, situato in prossimità

di Albano (RATTI, _Fam. Sforza_, II, 302). Anche il PANVINIO (_De

gente Sabella_, Mscr. Bibl. Casanatense) incomincia la genealogia

della famiglia soltanto con _Haimericus_, padre di Onorio. Il suo nome

(Amalrich) accenna ad origine germanica.

[162] Il cardinale STEFANESCHI, nel suo poema sulla coronazione

di Bonifacio VIII (MUR., III, 648) celebra i Savelli dando loro il

predicato di miti; raro pregio per baroni romani: _nec non Sabellis

mitis_. Cotale lode si meritarono per opera dei due papi Onorio III e

Onorio IV, e di Pandolfo senatore.

[163] Vol. IV, pag. 735 di questa Storia.

[164] Nessun documento dice quali uomini fossero a quel momento

senatori. Al tempo del Concilio dell’anno 1215, senatore era

_Pandulphus filius quondam Johannis Petri de Judice_, locchè finora

passò inosservato (Istromento del 1217; MURAT., _Antiq. Ital._, II,

563).

[165] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1217.

[166] Prima lettera di minaccia data agli 11 Febbraio 1219; la seconda

è del 1 Ottobre 1219: _Hist. Dipl._, I, 691. Il termine fu stabilito al

giorno di san Benedetto, che cadeva ai 21 Marzo 1220; indi fu prorogato

fino al 1 di Maggio.

[167] _Motus puerorum mirabilis, tam de Romano quam Teutonico regno_:

vedansi i _Mon. Germ._, XVI, e gli _Annali_ del RAINER, ad a. 1212. Il

Cronista spiega che questo fenomeno morboso del medio evo derivasse _ex

arte magica_.

[168] THEINER, _Cod. Dipl._, I, 70.

[169] Carta data da Hagenau, nel Settembre 1219: _Mon. Germ._, IV, 231.

_Juramentum futuri Imperatoris_: ibid., p. 232. I principi confermarono

il _Privilegium_ ai 23 Maggio 1220, da Francoforte: THEINER, I, n. 77.

[170] RICC. DA SAN GERM., ad a. 1218: _Sed cum propter Romanorum

molestias esse Romae non posset, coactus est Viterbium remeare_. L’anno

è il 1219, come appare dai _Regesti_. Dopo i primi giorni del Luglio,

lo si trova in Rieti; sul principio del Febbraio 1220, a Viterbo; ai

12 di Giugno ed ancora ai 4 di Settembre, ad Orvieto: sulla fine del

Settembre, a Viterbo; nell’Ottobre 1220, a Roma.

[171] RAINALDO, ad a. 1220 n. 5.

[172] Nell’anno 1215, _Parentius Parentii_ fu podestà di Foligno; nel

1216, di Perugia (JACOBELLI, _Discorso di Foligno_, p. 59; e la _Hist.

Fulginatis_, T. I _Rer. Ital. Script. Florent._, p. 849); negli anni

1203, 1209, 1218 lo si trova podestà di Orvieto (CIPRIANO MANENTE).

La sua lettera senza data è registrata in RAINALDO, nel CURTIUS, nel

VITALE, nei _Mon. Germ._, IV, 241: _Gloriosissimo D. F., dei gr. Regi

in Roman. Imp. electo, semper Aug. et Regi Siciliae, Parentius eadem

gr. Almae et Venerandae Urbis ill. Senator et Pop. universus Rom.

salutem etc._

[173] Dal 1220 incomincia la _Series cronologica Almae Urbis

Senatorum_, compilata nel 1736, e conservata nell’archivio del

Campidoglio. Io la confrontai col mscr. di GIACINTO GIGLI, caporione

della regione Campitelli, il quale in sulla metà del secolo

decimosettimo tentò per il primo di illustrare i fasti del Senato

medioevale. Il suo lavoro fu continuato da CARLO CARTARI e corretto

dal MANDOSI (CRESCIMBENI, _Stato di S. M. in Cosmedin nel 1719_, c. 4,

p. 134). Ne attinse lo ZABARELLA nell’_Aula Heroum_, e se ne giovò un

Anonimo, la cui Storia mscr. del Senato comprende il periodo dal 908

al 1399. Quest’opera senza critica, appartenente un dì alla biblioteca

Frangipani (e come tale sovente citata), è oggi posseduta dalla

famiglia Colonna.

[174] REINERI, _Annales_, ad a. 1220. SALIMBENE, _Chron._, p. 5. Il

Papa scrive: _Cum inestimabili alacritate ac pace civium Romanorum

solemnissima coronasse_ (a Pelagio di Albano, dei 15 Dicembre,

_Hist. Diplom._, II, 82). Lo SCHMIDT, _Storia di Germania_, V, 240,

dice egregiamente che i Romani, anche senza di ciò, tenevano in più

estimazione un Re di Sicilia che un Imperatore tedesco.

[175] Soltanto un litigio sorto fra gli ambasciatori di Pisa e quelli

di Firenze per il donativo di un cane, degenerò in battaglia fra le

loro comitive, e indi in guerra delle due città: VILLANI, VI, c. 2.

[176] Di Roma, ai 22 Novembre 1220. _Mon. Germ._, IV, 243.

Essenzialmente furono una _lex constitutiva de abrogatione omnium

Statutorum et consuetudinum adversus ecclesias, clericos vel

ecclesiasticam libertatem, et de abolitione omnium heresum et

hereticorum diffidatione_: e, secondo i concetti del diritto canonico,

l’una cosa s’accordava coll’altra. Pertanto l’articolo contro gli

eretici (_Chataros, Patarenos, Leonistas, Speronistas, Amaldistas,

Circumcisos_) è il più lungo di tutti, e ripetizione degli Editti di

Ottone IV. Quello che ordinato aveva Innocenzo IV, che il precetto di

perseguitare gli eretici s’inserisse in tutti gli Statuti comunali,

diventò adesso legge imperiale. Ogni magistrato supremo era obligato a

farne giuramento prima di entrare in officio.

[177] Ancora ai 10 di Novembre egli aveva dato comando a’ suoi legati

che ammonissero il Re di non unire Sicilia all’Impero (_in sedis

apostolicae nec non posteritatis suas dispendium_, locchè in verità

fu profetico ammonimento: _Mon. Germ._, IV, 242). Addì 11 Dicembre

1220 egli scrive a _Friderico Rom. Imp. semper Aug. et Regi Sicilie_

(WÜRDTWEIN, _Nova subsidia_, I, 45). Intorno a questi rapporti di cose

vedasi ED. WINKELMANN, _St. di Federico II e dei suoi Imperi_, Berlino

1863, p. 146 sgg.

[178] Il celebre suo Diploma per Pisa è dato _in monte Malo prope urbem

VIII Kal. Dec._ Le dona tutti i diritti imperiali _a civitate Vecla

usque ad portum Veneris_: FLAMINIO DEL BORGO, p. 42. Le geste storiche

degli Imperatori tedeschi hanno consecrato la ricordanza di Monte

Mario: da Carlo magno in poi ogni Imperatore piantò ivi il suo campo.

Allora sopra il monte esisteva l’_Hospitale Sanctae Agathes de Monte

Malo_, che Onorio III prese sotto la sua protezione: Bolla data dal

Laterano, _XIV Kal. Maji anno I_ (_Mscr. Vatican. 8051_, p. 39).

[179] Lettera degli 11 Dicembre 1220. Eppure per i trattati conchiusi

con Ottone IV la terra da Radicofani a Ceperano apparteneva a coloro

che dovevano prestare il _Foderum_: così anche pel patto di Hagenau,

del 1219.

[180] _Universo patrimonio B. Petri a ponte Ceperani usque Radicofanum

possesso et disposito pacifico et quiete pro beneplacito nostre

voluntatis_: lettera _Universis_... dei 18 Febbraio 1221, data dal

Laterano (_Hist. Diplom._, II, 128).

[181] Ma fu anche lo stesso dei Romani e degli Imperatori. A tutte le

tre parti potrebbesi applicare la grandiosa imagine di DANTE, là dove

descrive le anime che rotolano sassi:

Percotevansi incontro, e poscia pur li

Si rivolgea ciascun, voltando a retro,

Gridando: perchè tieni? e’ perchè burli?

_Inferno_, c. VII, v. 27-30.

[182] TONNINI, _Storia di Rimini_ (Rimini 1862), secolo XIII, p.

31. Non trovasi che il Papa si dolesse della nomina del Conte, e

ciò dimostra che egli riconosceva per validi i diritti imperiali.

Sull’elezione di Goffredo (dei 13 Giugno 1221) vedasi la _Hist. Dipl._,

II, 186 (dal FANTUZZI, IV, 338). Tempo prima v’era stato _Ugolinus de

Juliano comes Romaniole_.

[183] La lunga corrispondenza di lettere che vi è relativa trovasi

in RAYNALD, ad ann. 1222. Intorno a Rainaldo ed a Bertoldo, duchi di

Spoleto e figli di Corrado di Urslingen, vedasi lo STAELIN, _St. del

Wirtemberg_, II, 586.

[184] _Cronica di Viterbo_, ad a. 1225, _Cod. Biblioth. Angelicae_, B.

7, 23. Essa numera sessantamila abitanti, ma probabilmente vi comprende

il distretto urbano.

[185] Se si stia a quelle Croniche, i Romani comparvero innanzi a

Viterbo nel 1221; indi nuovamente nel 1222. RICC. DA SAN GERM.: _Romani

super Viterbium vadunt_. Passo in silenzio le particolarità di queste

cose irrilevanti, che il BUSSI descrive nella sua _Storia di Viterbo_.

[186] Nel THEINER, I, n. 127. Le fazioni (_pars_) sono quelle dei

_milites_ e dei _populares_. Vennero soppresse le _societates,

communitates seu fraternitates cedonum, pelliparionum, lanificum et

aliorum artificum_. Però, ai 27 Novembre 1223, Onorio restituì ai

mercanti la elezione dei rettori, financo colla facoltà: _pacis ineant

federa_ (ibid., n. 128). Il Cardinale non abolì le maestranze, ma

solamente le loro «compagnie» politiche. Anche nel Lazio lottavano

fra loro _milites_ e _populus_: così in Anagni, dove il Papa, addì

11 Agosto 1231, si fe’ mediatore di pace (ibid., n. 161). Le contese

durarono a Perugia anche sotto di Gregorio IX.

[187] Nel 1232 soppresse tutte le corporazioni di artigiani nelle città

vescovili di Germania: _Mon. Germ._, IV, 286. Nell’Ottobre del 1226

abolì i magistrati cittadini nella Provenza: ibid., 256. Sebbene ai

Comuni di Sicilia desse una maggior larghezza rappresentativa, e per la

prima volta (nell’anno 1240) chiamasse in parlamento i loro _sindici_,

tuttavolta ei ne restrinse assolutamente l’attività. Alle città non

lasciò alcuna giurisdizione: ai loro Consigli presiedeva sempre il

_bajulus_ regio (GREGORIO, _Considerazioni sopra la storia di Sicilia_,

III, c. 5).

[188] Vedine il catalogo nel MARIOTTI, e meglio nella _Storia

della città di Perugia_ di FRANCESCO BARTOLI (1843, Vol. I), che

sventuratamente rimase incompiuta. Non prima del 1174 compare a Perugia

il podestà. Il primo di romano fu _Stephanus Carzullus_; indi se ne

trovano di questi nomi: Capocci, Papa, _Bobo, Gregorii, de Judice_,

Pandolfo, _Parentii, Oddo_, Anibaldi ed altri. Ancor nell’anno 1289 si

usa la formula: _Nobilis et potens miles Dom. Joannes... Dei et Rom.

Populi gr. honorabilis Potestas Civitatis et Communis Perusii_, donde

se ne argomenta un rapporto di dipendenza (PELLINI, _Hist. di Perugia_,

p. 305). Così ancora nel 1292: _Magnif. et nob. vir Dom. Paulus

Capoccini de Capoccis de Roma Proconsul per Senatum Populumque Roman.

Potestas Perusii_ (MARIOTTI, I).

[189] I primi Statuti (inediti) che si conservano nell’archivio di

Perugia incominciano così: _Ad laudem — Dei — S. R. E., Summi Pont.,

suorumque fratrum Cardinalium, et Alme urbis et Communis et Populi

Romani_. — Nell’anno 1214 un istromento dichiara che nel Comune di

Perugia si potesse imporre validamente tributo soltanto in alcuni

determinati casi, cioè _pro servitio Ecclesiae Rom., Populi Romani,

Imperatoris vel nuntii sui_ (THEINER, I, n. 58). Cotale precetto fu

nell’anno 1234 inciso sulla _Petra Justitiae_; e questa iscrizione

esiste tuttavia, infitta nel muro, presso al duomo della città

(BARTOLI, p. 361). — Ai 5 Agosto 1256 Perugia e Orvieto conchiusero

una lega; e nella formula vien detto: _ad honorem matris nostrae Alme

Urbis_ (Archivio di Perugia, _Lib. Sommiss._, C, fol. 21). Il BONAINI

riconobbe giustamente che esisteva il vincolo di dipendenza (_Archiv.

Storico_, XVI, p. I, p. XXXVIII, segg.): tuttavia era cosa più

onorifica che pratica.

[190] _Ad honorem matris nostrae Almae Urbis_: atto dei 28 Novembre

1286 (Arch. comunale di Todi, _Regist. Vetus_, fol. 200). — Addì 11

Agosto del 1230, Todi e Perugia conchiudono alleanza; dalle loro

ostilità eccettuano espressamente _Dominum Papam, Imperatorem et

Civitatem Almae urbis Romae_: ibid., fol. 23. Dopo del 1200 trovansi in

Todi quasi sempre dei romani da podestà (_Catalogo dei Podestà di Todi_

di OTTAVIANO CICCOLINI).

[191] _Cronica di Tours_, nel _Recueil_, XIII, 311: _Richardus Comes

Soranus — aliique Romani contra nepotes Papae H. de die in diem —

assaltibus dimicarent, H. Papa ab urbe egreditur_. — Con ipoteche e

con compre Riccardo aveva reso proprietà sua l’isola Tiberina vicino

ad Ostia, e la terza parte della sponda e dell’argine del fiume fino

alla Marmorata: in prima quelle terre avevano appartenuto al vescovo di

Ostia. Onorio le affrancò dalle mani di Riccardo, e le ridonò al detto

vescovato (Documento inedito nel _Cod. Vatic. 6223, dat. Lateran. Non.

Aprilis a. X_).

[192] RICC. DA SAN GERM., 1225: _H. urbem exiens propter seditiones

et bella, quae in ea fiunt sub Parentio Senatore, apud Tiburim se

contulit_. Non si può da’ documenti stabilire la serie dei Senatori

fino al 1225. Onorio fu a Tivoli nel dì 15 di Maggio (RAYNALD, ad a.

1225, n. 21).

Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 5/8 · 第 25 / 29 题