[379] Era rimasto l’estate in Assisi, ed aveva consecrato la chiesa di
san Francesco: NICOLÒ DE CURBIO, c. 33.
[380] _Et cum venire distulisset, iterum vocabant eum Romani, ut
prius sed solennius, et sub hac forma, ut scilicet tunc veniret, vel
nunquam_: MATH. PARIS, p. 862.
[381] _Papa igitur nolens volens, paratis clitellis Romam adiit,
tremebundus. Ubi, ut decuit, susceptus est cum honore, sic jubente et
volente Senatore_: MATH. PARIS, p. 862, 879. — NICOLÒ DE CURBIO, c. 34.
[382] MATH. PARIS, p. 879.
[383] _Papa — odio nondum extincto, quod olim in Federicum exercuit,
in prolem et sanguinis sui reliquias saevire disposuit_: così giudica
FERRETO VICENTINO (MUR., IX, 945).
[384] Il documento di Alberto è dato da Windsor, ai 6 Marzo 1254
(RYMER, fol. 297). Addì 15 Maggio 1254 da Assisi Innocenzo scrisse al
Re inglese ringraziandolo di avere accettato l’investitura, e lo pregò
di mandare prontamente milizie in Sicilia (ibid., fol. 302). E vi si
trova questa frase: _sed nepote tuo impie, ut asseritur, sublato de
medio_.
[385] Sul contegno d’Inghilterra e sulle arti di Innocenzo IV vedasi
MATH. PARIS, p. 892. Una briga politica della Chiesa fu audacemente
tramutata in cosa santissima di religione. E poi si stupivano che anime
generose si dessero all’eresia!
[386] _In triumforum suorum primordiis, acerbo mortis fato succubuit_:
NIC. DE JAMSILLA; MURAT., VIII, 506. — _Homo pacificus et judex severus
— de cujus obitu Teutonici, Apuli et Lombardi, preter illos qui erant
de parte Ecclesie, dolore nimio sunt turbati_: HERM. ALTAHENSIS, nel
BÖHMER, _Fontes_, II, 510.
[387] PETRI CANTINELLI _Chron._, a. 1252 (MITTARELLI, _Accessiones_).
MATH. PARIS, p. 860: _mense Aug. Romani elegerunt sibi novum Senatorem,
civem Bonon., nomine Brancaleonem, virum justum et rigidum, jurisque
peritum_. Vedansi il SAVIOLI, ad a. 1252 e la Dissertazione del
LAZZARI, _La prigionia di Brancal. de Andalò_ (Bologna 1783).
[388] _Romani — Brancaleonem — pro triennio in Senatum urbis elegerant,
quia in Lombardia fuerat pro parte Friderici depositi, et junctus
amicitia Ezelino tyranno haeretico — et etiam — Pelavicino_; NICOL. DE
CURBIO, c. 34.
[389] MATH. PARIS, p. 860. Il VESI, _Storia di Romagna_, III, 84, dice
che gli ostaggi fossero trenta; il SAVIOLI li numera a cinque. Vedasi
in quest’ultimo (_Annal. di Bol_., III, 2, 682) la lettera di Galeana
moglie di Brancaleone, tratta da un mscr. esistente a Bologna: ivi però
nol rinvenni più, sebbene per cercarmelo invano si sia adoperato anche
l’erudito signor conte Giovanni Gozzadini.
[390] Vedi la descrizione che dà il VILLANI (VI, c. 70) della vita di
Firenze a quel tempo; e l’altra appena credibile che si contiene in
RICOBALDO della stessa età di Federico II (MURAT., IX, 128).
[391] Statuti mscr. di Roma nell’arch. Capitol., dell’anno 1469, lib.
III, c. 1: _Senator Forensis habere debet — pro 6 mensibus 1500 Flor.
auri de Camera_. Nel 1362 Roma si dolse che il Senatore forestiero
costasse 2500 fiorini ad ogni sei mesi, laddove, tempo prima, i due
Senatori nobili avevano recato solamente la spesa di 1500 fiorini:
perciò il Papa ridusse lo stipendio a 1800 fiorini (THEINER, _Cod.
Dipl._, I, n. 363). Intorno al 1350 il Rettore di Romagna costava
quattro fiorini d’oro al giorno; il Podestà di Forlì, quello di Faenza,
e l’altro di Cesena sessanta fiorini al mese; il Podestà di Bologna
nel 1250 aveva lo stipendio o _feudum_ di duemila lire bolognesi
all’anno (_Stat. Comun. Bonon._, p. 23. A. 1250, ed. Frati., Bol.
1863). Quantunque riesca difficile il ragguaglio del valore monetario
nel medio evo, si può tuttavia stabilire che il buon fiorino d’oro
(battuto a Firenze fin dal 1252), del peso di 24 caratti e 72 grani,
corrispondesse a paoli 21, 1 bajocco e 4 quattrini, ossia a un ducato
(zecchino). — Fiorini d’oro 96 facevano una libbra d’oro; 64 un marco.
— Fiorino 1 = 1 lira, ossia 244 denari di provisini, ossiano 120 grani
napolitani. — In media 1 fiorino = 26 _Solidi provenienses_. — _Libra
proven._ 1 = 2 scudi e 50 bajocchi. Vedi il VETTORI, il _Fiorino d’oro
antico illustrato_, e il GARAMPI, _Saggi di osservazioni sul valore
delle antiche monete pontificie_. Le sue osservazioni corrispondono
colla _Valuta_ che trovasi posta in appendice al Codice fiorentino di
CENCIO.
[392] Il _Collateralis_ di Brancaleone fu Federigo di Pascipoveri (Nota
H, agli _Ann._ del SAVIOLI, a. 1252).
[393] Gli Statuti del 1471 danno al Senatore: _6 judices forenses,
4 notarios maleficiorum et 1 notarium marescallorum, 4 socios,
8 familiares domicellos... 20 equos armigeros, et beroerios 20_
(_beroeri_, dal francese antico _berruier_, arciero: così il DIEZ,
_Vocab. etim. della lingua romana_. Che ne sia venuta la voce birri o
sbirri?). Secondo lo Statuto di Bologna (1250), il Podestà doveva avere
con sè tre buoni giudici e due buoni notai.
[394] Tutti questi impiegati sono denotati come _officiales Capitolii_.
Giurarono anch’essi la pace del 1235; così fecero i _vestararii,
judices Palatii, Justitiarii, Scriniarii et Assectatores, et
generaliter officiales omnes quocumque nomine censebantur_. In alcuni
atti son nominati or uno, or due _Vestararii urbis_: nella pace del
1241 si trovano _4 Scriniarii_ e _6 Assectatores_. Solita formula
notarile apposta nello Statuto dei mercanti romani, è questa: _De
mandato D. Senatoris et ejus assectamenti_.
[395] _De juramento Senatoris_... Statuti del 1471, III, n. 9.
Antica è la formula di giuramento indiretto che ivi contiensi; manca
il giuramento diretto al Comune. Ci si conserva la lunga formula
giuratoria del Podestà di Bologna, giusto del tempo di Brancaleone
(FRATI, _Statuti di Bologna_). Simile a quella era la romana.
[396] Giusta vecchi patti, la zecca era posseduta dal Papa, perlochè
Innocenzo III dice: _monetam nostram, quae vulgo dicitur de Senatu_
(_Reg._, Ann. XI, ep. 135). Addì 26 Dic. 1282 Martino IV biasima il
Prosenatore perchè batte moneta: _quae in civitate praefata cudi non
POSSUNT, nec debent absque licentia Sedis Apost. speciali_ (Theiner, I,
n. 414). Non esiste alcuna moneta pontificia dell’intervallo che corse
fra Pasquale II e Benedetto XI: quella lacuna riempiono le monete del
Senato.
[397] La foggia del Senatore nel secolo decimoterzo è rappresentata
sopra monete, ov’egli compare inginocchiato, mentre san Pietro gli
porge la bandiera feudale (VITALE, Tab. I. n. 5 e n. 22). L’idea ne era
tratta da quel musaico Lateranense, in cui Carlo magno in pari guisa
riceve il vessillo. Con simile positura alcune monete veneziane dei
secoli decimoterzo e decimoquarto rappresentano il Doge genuflesso, cui
san Marco consegna la bandiera (MUR., _Antiq._, II, 652). Un musaico
di Araceli, oggi nel palazzo Colonna, rappresenta il senatore Giovanni
Colonna (intorno al 1280); ha manto violetto, berretto anch’esso
violetto contornato di ermellino, stivali di eguale colore (Nel LITTA,
art. Colonna, sulla fine). Nel NERINI (p. 261) evvi la copia di un
disegno del cenotafio che il senatore Pandolfo Savelli eresse ad Onorio
IV in santa Sabina.
[398] Lo stesso era per tutte le città. _Ego vel mei de mea familia
non intrabo domum alicuius in civitate, nisi pro prosequendo fures vel
falsarios vel malefactores — vel causa emendi aliqua necessaria._ —
Così a Bologna (Statuto del 1250). Vedansi anche gli Statuti di Modena,
_Diss._ 46 del MURATORI, sull’officio dei Podestà.
[399] _Quod Senator stet ad scindicatum_: Statuto del 1471, III, n. 34.
[400] Nell’archivio di Firenze conservansi attestati di lode di
ex-Senatori del secolo decimoquarto: nell’archivio di Bologna
conservansi le patenti di cittadinanza date dai Conservatori, ai 15
Aprile 1493, all’ex-senatore _Ambrosius Mirabilia_ di Milano.
[401] Nel secolo decimoterzo trovasi spesso adoperata la formula: _In
nom. Domini — more Romano Generale et speciale consilium communis Romae
factum fuit in Ecclesia S. Marie de Capitolio per vocem praeconum
et sonum Campanae de hominib. ipsorum consiliorum more solito
congregatum_. Oppure quest’altra: _congregato magnifico populo Romano
in scalis et platea ante palatium Campitolii de mandato magnificorum
virorum dominorum... dei gratia Alme Urbis Senatorum ad sonum campane
et vocem praeconum, ad parlamentum ut moris est_. Simile formula si
usava per ogni altra città, e per ogni Comune popolare, per quanto
piccoli fossero. — I decreti (_Reformationes_) erano inseriti nei
_Libri Reformationum_. Sventuratamente cotai libri romani andarono
perduti senza lasciar traccia di sè.
[402] In tutte le democrazie furonvi un _consilium generale_ ed uno
_speciale_, cui più tardi si aggiunsero i Priori delle corporazioni.
Così in un documento del tempo di Brancaleone, a. 1258, vien detto:
_per reformationem consilii specialis et generalis Alme Urbis_ (archiv.
comun. di Terni, n. 160). E così propriamente in documenti della città
di Todi: _congregato — consilio speciali et generali_. Il Consiglio
generale non era il parlamento universale del popolo, ma una giunta
di parecchie centinaia di uomini tolti per ogni quartiere della
Città, ovvero in altre terre per ognuna delle _portae_. Il _Consilium
speciale_ somiglia al Consiglio secreto della «Credenza», nelle città
settentrionali d’Italia.
[403] Causa la mancanza di atti la costituzione civica di Roma anche in
questo periodo rimane buia; conosco meglio la costituzione di Todi e di
Terni (non occorre dire di quelle di Bologna, di Firenze, di Siena e di
Perugia) che quella di Roma. Ma in fondo vigeva uno stesso sistema in
tutte le città.
[404] Più tardi, lo Statuto romano del 1580 (lib. III, c. 59) tiene
nota di queste stesse famiglie, come di quei baroni che, conformemente
ai vecchi Statuti, dovevano giurare innanzi al Senatore di non
ricettare alcun fuoruscito nè alcun uomo infame.
[405] Nel CONTATORE, _St. di Terracina_, p. 59, ed è conservata in
quell’archivio. Lettera del Papa a Brancaleone, dei 7 Maggio 1253,
da Assisi. Altre lettere sono indiritte ad Anagni, Terracina, Alatri,
Veroli, Velletri, Segni, Piperno, Cora, Sezza, Ninfa, a tutti i baroni
del Lazio, specialmente a Landolfo e a Beraldo di Ceccano, a Bartolomeo
di Supino, a Berardo di Piglio, a Corrado di Sculcula, ai _Domini_ di
Sermoneta, di Pofi e di Ceperano: ibid.
[406] _Negotium Ecclesiae recommendavit Romanis humiliter ac devote_:
NICOL. DE CURBIO, c. 38. Vale a dire che il Papa faceva istanza per
avere ajuto di denaro e di soldatesca.
[407] MATH. PARIS, p. 862, registra troppo presto l’avvenimento di
quella soggezione, all’anno 1253. Ancora ai 10 Maggio 1254 Brancaleone
scrive una lettera dal campo innanzi Tivoli: _Brancaleonus de Andalo
dei gr. Almae Urbis Senator Illustris et Romani Populi Capitaneus...
Acta — in castris Romanorum super Tybur in papilione Domini Senatoris
predicti sub nat. Dom. 1254 Ind. XII die X intrante Majo_ (VITALE,
pagina 122). Parimenti NICOL. DE CURBIO (c. 37) narra della spedizione
dei Romani contro _Tibur infra octavam resurrectionis Dominicae_
(1254), e della mediazione del Papa che succedette a quella. La pace
definitiva fu conchiusa soltanto nel 1259.
[408] _Vita Innoc._, c. 40.
[409] RAYNALD, n. 48; dato da Anagni, ai 2 Sett.
[410] Bolla _Clemens semper_, da Anagni, ai 27 Sett.; nel RAYNALD, n.
57; nel TUTINI, _De’ Contestabili_, p. 58 e 60. Eppure questo istesso
Papa aveva già investito di Taranto i Frangipani! Che iniquo giuoco ei
si faceva de’ trattati!
[411] Domenica 11 Ottobre. Vedi l’_Itinerarium_ del Papa nel DE LUYNES,
_Commentaire sur les Diurnali di Messer Matteo di Giovenazzo_, nota
al § 55. Però posteriormente fu dimostrato che questi Diurnali furono
un’invenzione bell’e buona.
[412] GREGORIO, _Considerazioni_, III, c. V, p. 105.
[413] Tutti questi avvenimenti sono narrati esattamente e con forma
attrattiva da NICOLÒ DE JAMBILLA (MURAT., VIII).
[414] _Sulla casa di Pietro della Vigna in Napoli_, ricerche di
BARTOLOMEO CAPASSO, in appendice alla _Storia di Pier della Vigna_ del
DE BLASIIS.
[415] NIC. DE CURBIO, c. 43. La tomba di Innocenzo IV, dell’anno 1318,
vedesi nella cattedrale di Napoli, con un’iscrizione che contiene
questo verso degno del fanatico che lo dettò: _stravit inimicum Christi
colubrum Fridericum_.
[416] _Quid plangitis, miseri? nonne vos omnes divites relinquo? quid
amplius exigitis?_ (MATH. PARIS, p. 897). Stando al MONACH. PATAV. (p.
689), sclamò morendo: _Domine, propter iniquitatem meam corripuisti
hominem_.
[417] MATH. PARIS, p. 897. E l’HURTER (_Innocenzo III_, Vol. III,
139) dice: «Innocenzo IV fu il primo che avvilì l’eccellenza del suo
officio, riducendolo bottega di bassi traffici di moneta.»
[418] _Non enim qui annales historias revolventes legimus, nunquam
invenimus aliquor. tam intensum odium, vel tam inexorabile, sicuti
inter Domin. Papam et Fredericum_: MATH. PARIS, p. 747.
[419] SALIMBENE, p. 232, e MATH. PARIS, p. 897, che vi aggiunge il
non adulatorio predicato di _simplex_. — JOH. IPERIUS, _Chron. S.
Bertini_ (MARTENE, _Thesaur. nov._, II, 732) lo appella _vir placidus,
sanguineus, carnosus, humilis, jocundus, risibilis_ etc.
[420] SABA MALASPINA, c. 5: _oriundus de quodam castro quod Genna
dicitur_. Jenna o Genna era un feudo dei Conti. Ai 21 Nov. 1257
Alessandro IV investì Rainaldo de Genna, nipote suo, del prossimo
_castrum de Trebis_ (Trevi): vedasi il THEINER (_Cod. Dipl._, I, n.
258) dove convien leggersi Genna a vece di Genua. Il PAPEBROCH pone il
giorno dell’elezione ai 24 Dicembre, ma il MANSI a ragione si attiene
alla data di NICOL. DE CURBIO. Nota al RAYNALD, I, ad a. 1254.
[421] La Bolla d’investitura è nel DUMONT, I, 394, e nel RYMER, fol.
316. Le altre lettere a fol. 320.
[422] Un documento dei 9 Maggio 1255 (nel LAZZARI, _Dissertazione
intorno la prigionia_... Doc. n. 4, e nel VITALE, n. 120) prova che
il popolo gli aveva dato facoltà di muover contro Odone de’ Colonna
(_rebellem urbis_). Il parlamento era stato inquietato a sassate:
PETRINI, _Memor. Prenestine_, monum. XIX.
[423] Così tolse al Cardinal vescovo di Ostia tutto il territorio
che si stende dal mare fino alla Marmorata. Più tardi Clemente IV
eccitò il senatore Carlo di Angiò a portarnelo via ai Romani. _Quondam
Brancaleone — tunc Senator urbis ripam Ostiensem maris et fluminis
a foce maris usque ripam Romanam — Ostiensi Ecclesiae — concessas —
per violenciam spoliavit_... (senza data: dai _Dictamina_ BERARDI DE
NAPOLI, _Cod. Vat. 3977_).
[424] Doc. nel THEINER, I, n. 127, dove Onorio III conferma i decreti
del legato Giovanni Colonna contro le _societates, communitates
seu fraternitates cedonum, pellipariorum, lanificum, et aliorum
artificum_. Più oltre è detto: _Bailivi, Consules, Rectores vel Priores
fraternitatum, societatum, familiarum seu quarumlibet artium_...
[425] SAVIGNY, III, p. 118, 120 segg.; HEGEL, II, c. VI. A Bologna
continuava a durare il Comune popolare cogli Anziani delle maestranze
(_Anciani populi Bononiensis_), a lato de’ quali furono sempre gente
d’importanza i _consules mercandarie et cambii_. Docum. dell’anno 1271,
nel THEINER, I, n. 318, dove trovansi sedici Anziani e sei Consoli dei
mercanti.
[426] L’_Ordo_ di CENCIO enumera le «_Scholae_ della Città», che
ricevevano donativi di denaro in giorni di festa: fra quelle, haccene
alcune che non erano di operai del palazzo pontificio, ma solamente
di genti che lavoravano per conto della Chiesa. _Hoc est presbyterium
scholarum urbis... Adextratores_ (palafrenieri); _Ostiarii_
(portinai); _Mappularii_ e _Cubicularii_ (camerieri); _Majorentes_
ossiano _Stimulati_ (uomini che con bastoni tenevano sgombra la via);
_Vastararii_ (si spiega così: _faciunt candelas de vinetis vivis,
papyrum pro candelis aptantes_); _Fiolarii_ (lavoratori di lampade);
_Ferrarii, Calderarii... Bandonarii Colosaei et Cacabarii_ (significa
in questo luogo una maestranza di lavoratori di nastri e di bandiere,
che dimoravano presso al Colosseo e nella via _Cacaberis_): MABILLON,
_Mus. Ital._, II, 195.
[427] Ai 18 Nov. 1267 si riunirono in Campidoglio il _generale et
speciale consilium... et convenientibus ad dictum consilium consulibus
mercatorum et capitibus artium Urbis Rome_... (archiv. di Siena,
n. 869): di ciò diremo più sotto. In qualche _Cronica_ fiorentina i
_capita artium_ sono appellati «le capitudini». Diggià nell’anno 1263,
trovasi a Toscanella vicin Viterbo un _capitaneus populi et rectorum
artium et societatum civitatis Tuscanae_: TURIOZZI, Doc. n. X.
[428] Lo ricavo dagli Statuti inediti dei mercanti romani, di cui la
parte più antica data dall’anno 1317: _Item cum reformatum, stabilitum
et declaratum fuit per consules Bobactariorum et mercatorum urbis
et XXVI bonos viros electos per Rom. Pop. ad reformationem urbis
et artium urbis, quod XIII artes erunt in urbe. Inter quas esset
una ars mercatores, lanajoli, Bammacarii, mercerii, accimatores et
cannapaciaroli prout in libro camere Urbis plenius continetur et
apparet_. Gli Statuti dei _Bobacterii_ furono sottoposti a revisione
nel 1407 e per la prima volta stampati nel 1526 (_Statuta nobilis
artis Bobacteriorum Urbis_, Romae 1526). Va da sè che erano molto
più antichi. Anche questa ragguardevole corporazione, che piena
d’orgoglio si rammentava di Cincinnato, aveva quattro Consoli, quattro
_Defensores_, un _Camerarius_ e tredici _Consiliarii_.
[429] Nel loro Statuto (§ _De ratione facienda per consules_), è detto:
_consules teneantur — facere rationem de omnibus — per instrumentum
— — — et non aliter de aliis questionibus praeteritis ante tempus,
quo mercatantia se choadunavit, scil. A. D. MCCLV_. — Se già nel 1229
Civita Castellana possedeva i suoi _consules mercatorum_ (THEINER, I,
n. 252), per certo gli aveva anche Roma.
[430] Negli Statuti detti di sopra: _Item ordinamus, quod — fiant
quatuor Consules, qui sint mercatores — scil. duo de tagliarolis_
(venditori di merci a minuto), _et duo alii boni mercatores qui faciant
mercatantiam pannorum, et XII consiliarii viri de tagliarolis et IV de
franciatolis_ (frangiai). Il Console riceveva ad ogni anno 5 lire di
_provisini_, 2 libbre di pepe, 2 once di zafferano (_zaffaraminis_).
Indi v’avevano notai, _scriniarii_ (officiali d’archivio), _camerarii,
sensales_ (nel senso degli Statuti non significavano mezzani d’affari
ma cassieri, onde è giusta la spiegazione che ne dà il DIEZ da
_censualis_: il sostantivo è _sensaria_), _judices mercatantie_. Tutti
gli officiali erano soggetti a sindacato. I falliti appellavansi
_falluti_ (vedi l’art. _de fallutis et conmictentibus fraudem
creditoribus_). La misura dei panni era fin d’allora la «canna» romana
(art. _de canna manca et moneta falsa_).
[431] _Congregati et convocati_ (vien detto spesse volte negli Statuti)
_in eccl. B. Salvatoris in Pensilis_: chiesa che cadde. Nel 1377 il
senatore Gomez de Albornoz confermò gli Statuti con quest’aggiunta:
_mandantes, quod dicte artis Consules praesentes et futuri debeant
a turre pedis mercati supra versus palatium Capitolii et non alibi
diebus juridicis horisque earum dum jus redditur in curia capitolii,
ad reddendum jura inter homines dicte artis et de rebus spectantibus ad
dictam artem — personaliter residere_.
[432] La conferma che veniva scritta volta per volta dallo _Scriba
Senatus_, dicevasi _confirmatio_. Nel Libro delle corporazioni la prima
_confirmatio_ è data del 1296: indi si succedono in sì gran numero che
mercè di esse potrebbonsi comporre abbastanza per bene i fasti del
Senato. Quel venerando Codice di cento quaranta pagine di pergamena
racchiude perciò una serie di formule contemporanee, importanti per
la cronologia. Fra le altre evvi anche la _confirmatio_ scritta con
assai bella mano da Cola di Rienzo, in qualità di _scriba_ del Senato.
Sarebbe desiderabile che il Codice venisse publicato per le stampe.
Gli officiali dell’archivio della mercatura mi concessero con pregevole
liberalità di profittarne.
[433] Ricompongo così il proemio del Codice: _In nom. D. Amen. Ad
honorem, laudem et reverentiam Dni nri Salvatoris J. Ch. et B. Marie
matris ejus semper Virg. ac B. Apolor. P. et P. et omnium sanctor. et
sanctar. ejus et ad honor. et reverent. adque bonum statum magnifici
nob. et pot. viri Dni Raynaldi da lecto dei gra. Alme Urbis Regius in
urbe Vicarius nec non ad augmentum honorem et bon. ac pacif. statum
totius universitatis mercatante urbis. Nos Angelus Blasii et Andreas
Rubens, Rogerius Romanuccii et Jacobus Catellini Consules mercatancie
Urbis et Litollus Jacobi Litolli, Franciscus Musciani, Nicolaus S.
Angeli, Petrus Infantis et Angelus Rogerii, Statutarii mercatantie
urbis, et Petrus Cinthii de Thomaiis et Nicolaus Singiorilis
Consiliarii merc. urb., congregati et convocati in eccl. B. Salvatoris
in Pensilis de Urbe ad vocem mandatoriorum ut moris est hoc statutum
et subscripta capitula in eo scripta et contenta facimus et compilamus
sub anno Dom. Millo CCC decimo septimo Ind. XIV mense Julii die XVI
Pontificatus D. Johis PP. XXII tempore Vicariatus praedicti magnifici
nob. et pot. viri D. Raynaldi da lecto dei gr. alm. Urb. Regius in Urbe
Vicarius_. Vengono dopo le formule giuratorie degli officiali; indi i
singoli _Capitula_ concernenti l’_ars_.
[434] § _de moneta facienda:... consules teneantur — requirere dom.
senatores — quod fieri faciant in urbe bonam et legalem monetam de
argento grossam et provisinum seu denarium minutum, super quo dicti
dom. senatores — habeant consilium cum camerario mercatantiae._
[435] Quando RICC. DA SAN GERM., ad a. 1237, dice che le _Romani
plebei communitates_ costrinsero il senatore Giovanni de Poli a uscire
d’officio, di che altro intende parlare se non delle corporazioni
d’operai?
[436] VILLANI, VI, c. 39: «come in Firenze si fece il primo popolo.»
Il BONAINI dimostra che già ai 7 Maggio 1250 eravi a Perugia un
_Capitaneus Populi_ con degli Anziani (_Archiv. Stor._, XVI, I, p.
XLIII). A Genova nel 1256 si elevò un _Capitaneus Populi_. Nel 1258
trovo a Terni il primo _Cap. Pop._, di nome _Lupicinus_; nel 1254
Bonifacio Castellano di Bologna è primo _Cap. Pop._ a Todi. — Il
MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 666, paragona egregiamente quest’officio al
_Tribunus Populi_ degli antichi.
[437] _B. de Andato dei gr. Almae Urbis Senator Ill. et Romani
Populi Capitaneus_ (nel già notato documento dei 10 Maggio 1254). La
precisione di linguaggio che durante il medio evo si metteva nell’uso
di tali concetti officiali, esclude che qui _Capitaneus_ significhi in
genere condottiero di eserciti.
[438] G. DI NANGIS, _Gesta Ludovici IX_ (DUCHESNE, V, 361), ad a.
1255: _Branchaleon — de consilio quorundam Cardinalium et — Nobilium —
obsessus fuit in Capitolio. Et dum se dedisset, populus posuit eum in
custodia apud Septemsolis — tandem traditus nobilibus in quodam castro
S. Pauli quod dicitur Passavant, fuit incarceratus et male tractatus.
Passavant_ non può altro essere che Passarani.
[439] MATH. DE GRIFFONIBUS (MUR., XVIII, 114). Il LAZZARI ed il SAVIOLI
(ad a. 1255) hanno corretto MATH. PARIS, là dove erroneamente narra
della caduta di Brancaleone all’anno 1256. Nell’archivio di Bologna
(Miscell., n. IV) vid’io una notizia dell’anno 1255, scorrettamente
letta dal SAVIOLI (III, I, 289, nota D), in cui è detto: _die sabati
XIII mens. Nov.. scriptum per potestatem massario communis Bononie D.
Uguitioni de Arientis et D. Auliverio de Axinellis et D. Nerio Rainerio
et D. Henrigipto de la Fratta et D. Vinasar. notar. et D. Gerardo de la
Stalla Ambaxatoribus Cois Bonon. ituris pro facto Senatoris Rom., libr.
CCXVI bon._ Ciò dimostra che Brancaleone fu balzato d’officio sui primi
di Novembre 1255.
[440] GALVAN. FLAMMA, c. 290, a. 1256: _Interim. Martinus de la Turre
Senator Rom. efficitur — tamen — renuntiavit. Tunc Emanuel Potestas
— Senator Rom. efficitur in malum suum, quia per Pop. Rom. mactatus
fuit_. Già nel 1243 Emanuele _de Madiis_ era podestà di Genova, _vir
nobilis et probus civis Brixiae_ (_Continuazione_ del CAFFARO, ad a.
1243). Entrò in officio al più tardi nella primavera del 1256 (OTTAVIO
ROSSI, _Teatro di elogi historici di Bresciani illustri_, p. 87).
[441] Il SAVIOLI (III, II, n. 699, 700) registra la lettera di
doglianza che gli ostaggi romani indirissero a Roma, e la risposta dei
Romani. Tuttavia queste scritture mi paiono di fede assai dubbia.
[442] Doc. dei 25 Settembre 1256, da Firenze, nel LAZZARI, n. 1: ...
_Actum in civitate florentie in S. Johanne praesentibus Dom. Alamanno
de Turre potestate florentie etc._
[443] Riferisco a questi fatti una lettera che alcuni mercanti sanesi,
da Roma, indirizzano a Rufino de Mandello, podestà di Siena, e dove
parlano di un combattimento avvenuto ai 20 di Aprile (del 1256 come
pongo io). _Prelium fuit in Urbe — crudelissimum inter nobiles — et
Popul. Rom. — inceptum per Anibaldenses in Capitolio ad pedem turris
Johis Bovis_: il popolo assalta il Campidoglio _in quo erant Senator et
Capitaneus_; sono prese le torri di Giovanni Poli (Torre dei Conti),
dell’Anibaldi e di Angelo Malabranca; cade ucciso _Annibaldus de
Anibaldeschis_. GAETANO MILANESI (nel _Giorn. Storico degli Archivî
Toscani_, a. 1858, II, 188) cerca, ma a torto, di scoprire in quella
lettera la notizia che Brancaleone venisse carcerato tre volte. Una
sola volta fu fatto prigioniero. Che la lettera poi sia dell’anno 1256
si rileva da atti esistenti nell’archivio di Siena, giusta i quali
_Rufinus Rubacontis de Mandello_ appare essere stato podestà di Siena
durante quell’anno 1256.
[444] MATH. PARIS, ad a. 1258 (cronologia errata): _Confederatis igitur
popularibus de consilio cujusdam Anglici, concivis eorum magistri
pistorum in urbe, Mathei dicti de Bealvere, facto impetu veementi...
— Papa — se subito contulit Viterbium_. I _Regesti_ di Alessandro IV
dimostrano che ai 12 Marzo 1257 egli era in Laterano; ai 29 di Maggio a
Viterbo.
[445] PIER CANTINELLI p. 236, ad a. 1257: _Eo vero anno reelectus fuit
Dom. Brancal_... — G. DE NANGIS, a. 1257. — _Gesta Ludovici IX_ dello
stesso Autore (DUCHESNE. V, 370). — Il PARIS falla nel tempo, ed erra
nel credere che il popolo sotto la capitananza di quel fornaio abbia
liberato Brancaleone. Ei sa che fu imprigionato una sol volta, ma
per isbaglio ne parla ripetutamente in due anni diversi: da ciò venne
che il LAZZARI, il VITALE ed altri formaronsi il criterio che fosse
carcerato due ed anzi tre volte. Brancaleone stette a Bologna fino a
tanto che la rivoluzione lo ebbe richiamato a Roma. Per vero dire il
doc. n. 2 registrato dal LAZZARI non prova che ai 9 di Maggio ei fosse
a Roma; però si deve accogliere per vero che prima dei 30 Maggio 1257
ei fosse colà ritornato.
[446] MATH. PARIS, p. 959: _Et misertus Senator adquievit precibus
humiliati (sc. Papae): vix autem compescuit furorem_.
[447] Il numero di trecento torri per i palazzi famigliari di Roma è
forse piuttosto esiguo che grande, giacchè anche Viterbo ne contava
centonovantasette: BUSSI, p. 131.
[448] _Dirui fecit — nobilium turres circiter centum et quadraginta_:
MATH. PARIS, p. 975 (a. 1258). Meglio ne racconta GUGLIELMO DE NANGIS,
ad a. 1257: _Turres urbis dejiciens, praeter turrim Napoleonis Comitis_
(un Orsini). Nel 1248 i Ghibellini a Firenze abbatterono trentasei
palazzi e torri dei Guelfi, fra le quali eranvene di alte centotrenta
braccia. Si scavava intorno alle fondamenta dell’edifizio, lo si
puntellava con legname, indi si appiccava a questo il fuoco, e così la
torre cadeva (VILLANI, VI, c. 33). — Ancora nel secolo decimoquarto
a Roma era opinione generale che Brancaleone avesse distrutto
l’antico tempio di Quirino. Vedi la _Polistoria_ JOHANNIS CABALLINI
DE CERRONIBUS _de urbe ap. sedis scriptoris de virtutibus et dotibus
Romanorum_, nel _Codex Urbis Romae Topographicus_ di C. L. URLICHS,
Wirceburgi 1871, p. 144.
[449] Ecco la formula usata nel secolo decimoterzo: _Domum quoque
ipsius (heretici) — judicamus funditus diruendam, ut sit de
cetero receptaculum sordium, quod multis temporibus fuit latibulum
perfidorum_. Primi furono i Visconti di Milano ad ordinare che si
risparmiassero le case dei banditi (GALVANO FLAMMA, p. 1041; e MURAT.,
_Diss._ 51).
[450] MATH. PARIS (p. 975) dice _bederveros_: sono i _beroveri_ o
_berverii_, propriamente armati alla leggiera, combattenti agli
avamposti, e simili ai _ribaldi_, il cui nome s’usa anche per
significare masnadieri.
[451] _In obsidione Corneti infirmitate correptus, Romam se fecit
deferri, et ibi vitam finivit_: G. DE NANGIS, ancora all’anno 1257.
(_Gesta S. Ludov. IX_, p. 370). Ai 6 di Luglio Alessandro IV era ancora
a Viterbo; ad Anagni andò solo dopo che fu morto Brancaleone. Da un
documento che trovai nell’archivio comunale di Terni io posso se non
altro dimostrare che Brancaleone viveva ancora nell’Aprile dell’anno
1258. Narni e Terni elessero ad arbitri lui e il popolo romano; i
suoi legati pronunciarono il loro laudum addì 18 Aprile 1258, in _S.
Trinitatis de castro Mirande_. Appellansi _Petrus Riccardi de Blancis
et Jacobus D. Petri Johis de Ilperino Ambasciatores nobilis viri D.
Brancoleonis Ill. Senatoris Urbis et commun. incliti Almi et Amplissimi
Pop. Romani.. Datum A. Dni MCCLVIII tpre D. Alex. IV PP. Ind. I m.
Aprelis die XVIII_ (pergam. n. 100, oltre ad altri atti concernenti
questo stesso compromesso).
[452] MATH. PARIS, p. 980. Non v’ha dubbio che più tardi il Papa fece
distruggere cotali reliquie, mal sofferendo che accosto alle mitiche
teste degli Apostoli il popolo venerasse la testa vera di un senatore.
[453] BRANCALEO S. P. Q. R. — ROMA CAPUT MUNDI. Vedansi il VITALE e
il FIORAVANTI. Similmente è delle posteriori monete senatorie che i
senatori erano soliti fregiare dei loro stemmi.
[454] MATH. PARIS, p. 980.
[455] _In quodam castro Romae — se strenue defendit, ne a nobilitate
sui nepotis — deviaret_: MATH. PARIS, p. 986.
[456] Di entrambi i Senatori tiene discorso una lettera del Papa
indiritta a Terracina, dei 18 Maggio 1259 (CONTATORI, p. 193):
_nobiles viri Neapolionus Mathei Rubei, et Ricardus Petri de Anibaldo
senatores urbis_... Per conseguenza la rivoluzione avvenne al più tardi
nell’Aprile.
[457] Docum. di lungo contesto (nell’arch. di Tivoli) dei 7 Agosto
1259, registrato nel VITALE, App., n. IV. — MICHELE GIUSTINIANI, _De’
Vescovi e de’ Governatori di Tivoli_ (Roma 1665) incomincia la serie
dei _Comites romani_ di Tivoli solamente col 1375. — Vedi anche il
VIOLA, _Tivoli_, p. 183. — Gli Statuti di Tivoli, compilati nell’a.
1305 e stampati nel 1522, dimostrano che si mantennero del continuo gli
officî stabiliti in quel documento, quelli cioè di _Comes Tiburis_, di
_Caput Militiae_ e di _Sedialis de Tibure_. Il _Caput Militiae_ non era
un capitano di soldatesche, ma un _Syndicus_, tribuno del popolo, che
sopravvegliava alla giustizia ed all’ordine di governo. Il suo officio
durò a Tivoli fin sul principio del secolo decimonono, accanto a
quello del _Viceregens_ (il _Comes_ antico): così mi narrava un vecchio
patrizio.
[458] In quell’occasione l’interdetto toccò anche all’università di
Bologna. Il celebre Odofredo che vi insegnava allora diritto, scrive:
_debemus regratiari Deo — quod hunc librum complevimus, et si tarde
incepimus, tarde finivimus, propter interdictum hujus Civitatis, quae
erat interdicta occasione obsidum, quos habebat Dom. Castellanus de
Andalò_ (TIRABOSCHI, _St. della Letter._, IV, 50).
[459] Il VERCI nella sua opera accurata, tesse ad Ezzelino un’apologia.
— ROLANDINO parla di lui come si confà ad un vero republicano e spesso
affascina il lettore. Dice: _quod esse debet exemplum cunctis, ut sit
modis omnibus defendenda libertas usque ad mortem_ (lib. VII, c. 13).
— La _Hist. Cortusior._ pone in bocca ad Alberico queste parole degne
di un Tiberio o di un Attila: _mundo dati sumus, ut scelera ulciscamur_
(MURAT., XII, 769).
[460] _Quod occasione Sedis Apostolicae ac Imperialis, sanguis Italicus
funditur velut aqua_: MONACO DI PADOVA, ad a. 1258.
[461] Vedansi il SALIMBENE, il MONACO DI PADOVA, JACOPO DE VORAGINE,
ERMANNUS ALTAHENSIS, IL CAFFARO, RICCOBALDO, FRANCESCO PIPINO e
GALVANO FIAMMA, il quale ultimo dice: _propter mortem Yzelini de
Romano scuriati infiniti apparuerunt per totam Lombardiam_ (c. 296).
Il Palavicini e Manfredi si opposero a quel pernicioso fenomeno morale,
minacciando pene di morte. I Torre a Milano alzarono seicento patiboli,
per modo che i flagellatori si ritirarono (MURAT., Antiq. It., VI,
Diss. 75). Il Papa, temendo che ne sorgessero sette ereticali, vietò le
processioni: cessarono nel Gennaio del 1261.
[462] _Cronica di Bologna_ (MUR., XVIII, 271), a. 1260: «I Perugini
andarono nudi per Perugia battendosi: poscia i Romani andarono
similmente — allora liberarono i Romani tutti i prigioni — per l’amor
di Dio, e lasciarono la famiglia di Messer Castellano di prigione;
e Messer Castellano fuggì dalla città di Roma, temendo che non
l’ammazzassero».
[463]
Libertà van cercando ch’è si cara,
Come sa chi per lei vita rifiuta.
DANTE, _Purgatorio_, c. I, v. 71-82.
[464] Riccardo, eletto a Francoforte addì 13 Gennaio 1257, coronato
ad Aquisgrana ai 17 Maggio, andò qualche volta in Germania: Alfonso
il Saggio, eletto a Francoforte addì 1 Aprile 1257, non vi andò neppur
una. Fu inconcludente la lite che discussero innanzi ai Papi. Gli atti
sono registrati nel RAYNALD, ad a. 1263: vedansi segnatamente i n. 46 e
53, languida ricordanza della decisione data da Innocenzo III.
[465] TUTINI, _De Contestab._, p. 63.
[466] MATH. PARIS, p. 897. I Saraceni e i Tedeschi chiamavansi fra loro
compari: _compatres, quo nomine Saraceni et Theutonici de principali
exercitu se ad invicem vocare assueverant_ (NICOL. DE JAMSILLA; MUR.,
VIII, 562).
[467] Ma questo non impedì loro ed agli Angioini di servirsene. «Sotto
il vessillo della croce e i comandi di legati pontificî i Saraceni di
Luceria, l’anno 1289, combatterono ancora nella guerra dei Vespri»:
AMARI, II, c. 13.
[468] Nei _Libri Deliberationum_ (arch. di Siena, vol. IX) si nota
che Giordano fosse entrato in Siena addì 1 Dicembre. Ai 19 Genn.
1260 si sottoscrive: _Jordanus de Anglano dei et regia gra. Comes S.
Severini, Regius in Tuscia Vicarius Generalis et Potestas Senarum...
dat. Pistojae XVIII Jan. Ind. IV_ (ibid., _Kaleffo vecchio_, n. 623).
— Recanati, Jesi e Cingoli si ribellarono contro Anibaldo Trasmundi
rettore della Marca, e conchiusero una lega ai 20 Dicemb. 1258 (istrom.
n. 44 nel BALDASSINI, _Mem. di Jesi_). Già fino dal 1258 vicario
generale era colà Percivallo, e risiedeva a Jesi, di dove ai 7 Marzo
1259 promulgò un Privilegio per Gubbio, cui guarentì distretto e
comitato, giurisdizione ed elezione del Podestà: _Parcival de Auria
Marchie Ancon. ducatus Spoleti et Romaniol. regius vicarius generalis
pop. et communi Agubii dni Regis fidelib.... Dat. Esii A. D. mill.
ducentes. quinquages. nono. septimo martii II Ind. Regnante seren.
D. N. Rege Manfredo dei gra. inclito rege Sicilie. Regni ejus A. I
Feliciter Amen_ (docum. che io copiai nell’arch. comunale di Gubbio,
_ex libro Privileg._, fol. 19). Anche Fermo fe’ omaggio a Manfredi.
Perugia rimase guelfa. Agli 11 Genn. 1259 da Anagni Alessandro IV
scrive a Perugia chiedendo soccorso contro Manfredi che invade Spoleto
e le Marche (arch. di Perugia, _Bolle, Brevi_, Vol. II, n. 22). Ai 28
Dic. 1258 da Viterbo Alessandro aveva ceduto a Perugia la contea di
Gubbio (arch. di Perugia, _Lib. Sommiss._, Vol. C. fol. 68).
[469] Documenti nell’archivio di Siena: ai 15 Giugno 1256 lega fra
Siena e Roma; l’istromento è registrato sotto il n. 646, ma non se
ne trova l’orignale: — ai 4 Dic. 1256 Pietro de Neri, _syndicus_
di Roma, e Aldobrandino di Ugo, _syndicus_ di Siena, aboliscono le
rappresaglie (_actum Rome apud Eccl. S. Mariae Monasterii de Rosa_, n.
661): — nel Maggio 1259 Manfredi prende Siena sotto il suo patrocinio
(_dat. Luceriae per man. Gualterii de Ocra regnor. Jerim. et Sicil.
Cancellarii A. D. Incarn 1259 M. Madii Ind. II; Kaleffo novo, Assunt._,
f. 611): — ai 17 Maggio 1259 si dichiara a Siena che, pur giurando
essa fedeltà a Manfredi, le si riserverebbero integre la libertà
della Chiesa e la validità dei contratti (_actum in regno Apulie apud
Noceram. In palatio memorati Illust. Regis ann. D. 1259 Ind. II die XVI
Kal. Junii Coram Dno Comite Monfredo Malecta de Mineo Camerario Ill.
Regis praefati, Dno Comite Bartholomeo Seneschalcho, Dno Goffredo de
Chusença, Magro Johe de Procida, Dno Francescho Semplice et Magistro
Petro de la prete_...)
[470] Lettera dei Guelfi e risposta di Corradino: _Cod. Vatic. 4957_,
fol. 83, 85. _Conradus II dei gr. Jerlm. et Sicilie Rex, dux Suevie
devotis suis dilect. viris nobilib. Maynardo comiti de Panicho dei gr.
potestati partis Guelvorum de Florentia et aliis Tusciae terris, et
comiti Guidoni Guerrae ead gr. Tuscie palatino et universitati dicte
partis gratiam suam cum affectu sincero... act. ap. Illuminestri an. D.
1261 VIII Id. Maji_.
[471] Lega fra Firenze, Pisa, Siena, Pistoia, Volterra, San Miniato,
Poggibonsi, Prato, Colle, San Gemignano contro Lucca e i Fiorentini
guelfi, conchiusa a Siena addì 28 Marzo 1261: bella pergamena
nell’archiv. di Siena, n. 739. La Bolla di scomunica data da Alessandro
IV dal san Pietro, ai 18 Nov. 1260, è registrata nel _Cod. Vatic.
4957_, fol. 86.
[472] Ai 4 Luglio 1261 i Cardinali, da Viterbo, scrivono a Perugia
chiedendo ajuto contro Manfredi (arch. di Perugia, _Bolle_, Vol. II, n.
38: fu già stampata nell’_Arch. Stor._, XVI, p. II, p. 486).
[473] Allorchè In Alemagna volevasi eleggere Corradino a re, lo vietò
sotto pena di scomunica. Vedi la sua lettera ai Boemi, data da Viterbo,
ai 3 Giugno 1262: _Nos considerantes, quoi in hoc pravo genere, patrum
in filios cum sanguine derivata malitia, sicut carnis propagatione, sic
imitatione operum nati genitoribus successerunt_ (RAYNALD, n. V).
[474] Una lettera di Alessandro, da Anagni, ai 3 Aprile, A. VI (1261;
nel CONTATORE, _Terracina_, p. 99), è indiritta _dil. filiis nobilib.
viris Joanni de Sabello et Anibaldo Nepoti nostro, et consilio urbis_.
Poichè il Papa gli appella entrambi _Senatores_, è indubitato che
sedessero in quell’officio.
[475] Manfredi protestò ai Romani _quod Rom. Ecclesia non habet se
intromittere ad dandum cuique Imperii diadema, sed tamen urbs Roma
maxima mundi caput hoc tantum habet conferre auctoritate sui Senatus,
Proconsulum et Communis_: FRANCIS. PIPIN.; MUR., IX, 681. — Il RYMER,
fol. 410, a. 1261, riferisce la lettera del cardinale Giovanni
di Toledo al Re d’Inghilterra, dove scrive che aveva speso il suo
patrimonio a guadagnare i voti per l’elezione senatoria di Riccardo.
[476] Lettera di Urbano al reame di Aragona, da Viterbo, ai 26 Aprile
1262 (RAYNALD, n. 9). — Ai 13 Giugno 1262 Pietro confermò a Montpellier
il suo contratto di matrimonio con Costanza (BÖHMER, n. 281).
[477] _Vita Metrica Urbani IV_; MURAT. III, 2, p. 408. Di Manfredi
dice il _Chron. Astense_ (MUR., XI, 157): _Senator creatus fuit, quo in
officio per annum stetit_. E FERRETUS VICENTINUS, _Hist._, p. 947, dice
perfino: _Senatorias curules biennio gubernavit_.
[478] Urbano IV, da Orvieto, agli 11 Agosto 1263, scrive al notaio
Alberto: _Intelleximus, quod illi boni homines, qui urbem ad praesens
regere, ipsius statum reformare dicuntur, dilectum fil. nob. vir.
Carolum — in Senatorem ipsius urbis vel Dominum elegerunt_ (MARTENE,
_Thesaur. nov._, II, _Urbani Ep._, n. 12).
[479] Raimondo Berengario IV morì ai 19 Agosto 1245, e Carlo sposò
l’erede sua ai 19 Genn. 1246 (PAPON, _Histoire générale de Provence_,
II, 524).
[480] Il primo progetto della convenzione da farsi con Carlo fu steso
in iscritto ad Orvieto, addì 17 Giugno 1263 (MARTENE, _Nov. Thes._, II,
Ep. 7). Solamente nel Giugno 1265 Enrico III rinunciò completamente
(RYMER, 457). La elezione di Carlo a senatore avvenne prima degli 11
Agosto 1263. Il SAINT PRIESt (II, App., p. 330) riporta dal _Livre du
Trésor de Brunetto Latini_ una lettera dei Romani scritta in francese,
nella quale si offre a Carlo l’officio senatorio per un anno, a
cominciare dal 1 Novembre, con diecimila lire di stipendio. Per forma e
per contenuto l’autenticità di quest’atto è sospetta.
[481] Agli 11 di Agosto ei non sapeva se Carlo fosse stato eletto a
vita, oppure per un solo anno. Vedasi la lettera detta di sopra, dove
il Papa dice che Riccardo ancor prima era stato eletto dai Romani
_vita sua_: così pertanto fu anche di Carlo, come si pare dalla _Ep. XV
Urbani_, nel MARTENE.
[482] _Nos, qui nullum principem preter Rom. Pontificem, si vel
prosperitas arrideret, vel saltem levior urgeret calamitas, dominari
vellemus in urbe: Ep. XXI_, da Orvieto, nell’Aprile 1264. — _Ne dum
Scillam vitare cupimus, in Charybdis voraginem incidamus: Ep._ XV.
[483] _Ep._ VII, da Orvieto, ai 17 Giugno 1263.
[484] Lettera ad Alberto, degli 11 Agosto: _Ipse tibi — secrete
corporale exhibeat juramentum... Nos enim tibi absolvendi eum nostra
auctoritate a juramento, si quod Comuni — Urbis — de retinendo
— regimine vita sua idem jam praestitit, vel eum forsan prestare
contigerit, plenam — concedimus — facultatem_. Il Papa palliò con
questi giuramenti il giuoco, tanto per usare un riguardo a Riccardo,
la cui anteriore elezione a senatore vitalizio egli aveva parimenti
impedito.
[485] _Tertio promittet, quod in dimissione Senatus ad ordinationem
Rom. Pont. Eccl. revertatur, cives scil. Romanos ad hoc, sicut melius,
et honestius poterit, inducendo._ Queste formule contenute nelle _Ep._
XV e XXI (e spesso stampate), sono intitolate _diffinitio inter fratres
de Senatu et Regno Sicilie_.
[486] _Ep._ XV e XXI. Le istruzioni impongono al Cardinale _nec se
nimis exhibeat facilem ad assensum, sed cum deliberatione morosa stet
pro utilitate ecclesiae_. Vedi altresì le lettere di Urbano al Re di
Francia ed a Carlo, dei 3 Maggio 1263 (THEINER, I, 300, 301).
[487] Istruzioni dette di sopra, dei 25 Aprile 1264 (_Ep._ XXI).
[488] _Populus urbis, quem ex hoc in illud exilis quandoque versat
occasio, quique frequenter consuevit, illius modicae libertatis
reliquias, quas in eum proscripta veterum transfudit auctoritas,
prodigaliter ac impudice distrahere. — Provinciae comitem elegerunt in
Dominum, et Senatorem urbis perpetuum vocarunt_: sono parole notevoli
di SABA MALASPINA (MUR., VIII, 808).
[489] Siccome è facile scambiare il cognome _Gautelin_ con quello
_Gantelim_, potrebbe parere che si trattasse di una sola e medesima
persona, se SABA non dicesse che il primo morì in breve, per guisa
che fu mandato il Cantelmi. La _Descriptio Victor._ non sa di altri
che del vicario Gaucelin. Addì 30 Settembre 1265 Carlo raccomanda al
siniscalco di Provenza il suo famigliare _Gautelinus de Montegario_:
di qui io traggo la prova dell’esistenza di quel nome (arch. di Stato
di Napoli, _Reg._ 1280, C, n. 40, fol. 2, riferito dal DEL GIUDICE
nel _Cod. Diplom. di Carlo I_, n. 18). Ai 30 Maggio 1264 Urbano dà al
vicario nome di _Jacobus Gantelimus_ (THEINER, I, n. 304); parimenti
ai 17 Luglio 1264 (_Ep._ LVI, nel MARTENE). Insieme con Carlo vennero
di Provenza a Napoli i fratelli Jacopo e Bertrando Cantelmi. Jacopo nel
1269 fu investito di Sora (SUMMONTE, _St. di Napoli_, II, 249), indi di
Popoli e di Bovino. Il figlio di lui ebbe nome Rustain. I discendenti
di quella famiglia fiorirono lungo tempo, prima come conti di Bovino,
indi, dopo il 1457, come duchi di Sora (PIETRO VINCENTI, _Hist. della
fam. Cantelmi_, Nap. 1604).
[490] Intorno a _Petrus de Vico_ vedasi la _Vita Metrica Urbani_; MUR.,
VIII. 405. Non è appellato prefetto, quantunque possa esserlo stato.
Manfredi aveva eletto uno dei figli di Pietro a vescovo di Cosenza.
[491] Da Anguillara trasse nome una famiglia, che nel secolo
decimoquarto fece parte della casa degli Orsini. Prima menzione di quei
Conti tiensi nel secolo undecimo: _Guido ill. comes fil. Belizonis
qui appellatur de Anguillaria_, nell’ottavo anno di Benedetto VIII
e settimo di Enrico III, affitta il diritto di pesca nel _lacus
Sabatinus_ (arch. di santa Maria in Transtevere, _Mscr. Vatic. 8044_).
L’archivio Capitolino conserva un quaderno in pergamena riguardante
la famiglia Anguillara-Orsini. Il primo documento che vi è raccolto è
un Privilegio di Enrico VI, dato a favore di _Leo de Anguillara_ cui
investe di Sutri: _dat. Esine V Kal. Decbris 1186_; ma è apocrifo. Nel
1244, in un documento dato da Federico II, trovasi sottoscritto _Petrus
alme urbis praefectus, comes de Anguillaria_ (_Hist. Dipl._, VI, I,
166). Probabilmente Pietro aveva usurpato il possesso della terra. In
Transtevere dura ancora una torre di quella famiglia (CAMILLO MASSIMI,
_Sulla torre Anguillara in Trastevere_, Roma 1847).
[492] Lettera del Pontefice a Simone cardinale, _Ep._ LV, data da
Orvieto, ai 19 Luglio 1264; e la _Ep._ LVI, dei 17 Luglio: _Romano
Popolo de ipsius castri obsidione consueta inconstantia recedente_.
Vedansi anche SABA MALASPINA e la _Vita Metrica_, p. 414. Il
prosenatore stava a campo innanzi a Vico addì 30 Maggio, perocchè ivi
Urbano indirizzi a lui una lettera di lode: _dilecto fil. nob. viro
Jacobo Gantelimi Vicario in urbe dil. filii Caroli... dat. Orvieto, 3
Kal. Junii a. III_ (THEINER, I, n. 304).
[493] Lettera del Papa a Luigi di Francia, da Orvieto, ai 3 Maggio 1264
(RAYNALD, n. 13).
[494] Così ordinò il Pontefice (THEINER, I, n. 289 e 293). Ai 2 Marzo
1264 Urbano proibì ai Terracinesi di porsi allo stipendio di Manfredi
sotto pena che le loro case sarebbero smantellate e confiscati i beni:
lo stesso per tutti gli abitanti del Lazio (CONTATORE, _Terracina_, p.
73).
[495] _Ep._ LVII, da Orvieto, ai 4 Sett. 1264: Manfredi avrebbe mandato
per ucciderlo un apostata dell’ordine di san Giacomo e due assassini,
_cum quinquaginta generibus venenorum_. Una farmacia completa! L’odio
contro gli Hohenstaufen non cessò mai di attribuir loro i più assurdi
disegni di assassinio.
[496] _Quod cum tota domus Cardinalis ejusdem nomen Gebellinitatis ab
antiquo sortita Regi (Manfredo) studeret placere_... SABA MALASPINA, p.
808.
[497] SABA MALASPINA. p. 811. _Descriptio Victoriae_, nel DUCHESNE,
V, 830. Durava pur sempre in uso il nome di _insula Lycaonia_, dato
anticamente all’isola Tiberina.
[498] Negli esordî del suo pontificato avvenne la caduta dell’Impero
latino di Bisanzio, che Michele Paleologo di Nicea conquistò addì 25
Luglio 1261.
[499] Le date nel PAPEBROCH. Ai 22 Febb. promulga la sua prima
enciclica (RAYNALD, n. 3). Una lettera a Carlo, dei 5 Genn. 1265, in
cui si sottoscrive ancora come cardinale, dimostra che fin da allora
era designato papa (MARTENE, _Thesaur. Epist. Clement. IV_, I; e MANSI,
in nota al RAYNALD, a. 1265, n. I).
[500] Non permise a’ suoi parenti di venire a Roma: maritò la nipote
con un cavaliere di poca fortuna, dotandola soltanto di trecento monete
d’argento. Vedasi la bellissima lettera a’ suoi nipoti, nel RAYNALD, ad
a. 1265, n. X.
[501] Arch. di Siena: ai 14 Ag. 1264 Lucca elegge suoi _procuratores_
perchè giurino fedeltà a Manfredi ed al conte Guido (n. 794): — ai 22
Giugno 1265 Clemente IV esorta il vescovo di Arezzo affinchè promuova
una lega guelfa contro Manfredi (_dat. Perusii X Kl. Julii A. I_; n.
814): — ai 2 Luglio 1265 i fuorusciti guelfi di Siena ed il vescovo di
Arezzo, lor capitano, conchiudono la lega (_actum Perusii... A. 1265,
Ind. VIII, die VI Non. Julii_; n. 814).
[502] Nella lettera detta di sopra, scritta ancor prima che Clemente
diventasse papa (MARTENE, II. _Ep._ I _Clem. IV_).
[503] _Ep. XIII_, nel MARTENE.
[504] _Illam eamdem liberationem — per eum consequeretur Ecclesia,
quam per cl. mem. magnum Carolum Pipini filium, ejusdem progenitorem
comitis_: così disse Urbano ai vescovi francesi scongiurandoli a pagar
la decima. La _Descriptio victoriae obtentae per brachium Caroli_,
scrittura triviale e pretesca (compilata da un Andrea cappellano
ungherese, che la dedicò al Conte di Alençon fratello di Carlo), fa
dell’Angioino un eroe della fede, e cinge la sua impresa di un’aureola
di santità ecclesiastica.
[505] Ai 20 di Maggio, un giorno prima che Carlo sbarcasse, scriveva
il Pontefice da Perugia al legato della Marca di Ancona: _in crostino
Ascensionis Domini cum 70 legnis — in portu Veneris visus fuerit — Nam
sicut militia Petri de Vico et alia quae cum Anibaldensibus Sabiniam
jam invaserat ad odorem adventus comitis recesserant, sic potes
confidere, quod in Marchia nulla morabitur, cum Manfredus intra regnum
suos colligat quantum potest: Ep. LXII_.
[506] _Descriptio Victoriae_, come sopra; TUTINI, _De Contestabili_, p.
75.
[507] _Ep._ LXVI, da Perugia, al 1 Giugno. _Descript. Vict._, p. 831.
GUGL. DE NANGIS, _Gesta S. Ludov. IX_; nel DUCHESNE, V, 374. SABA
MALASPINA, p. 815.
[508] Vedasene il ritratto nel VILLANI, VII, c. 1. Tuttavia, indulgendo
al costume, Carlo compose versi da trovatore. Ne sono raccolte due
_Chansons_ nel S. PRIEST, Tom. I, App.
[509] SABA MALASPINA, p. 815. Fu una danza di cavalieri armati, avanzo
forse de’ balli pirrici. Ancora nel 1852 vid’io danzar così a Genova.
[510] _Carolum — ad urbem venisse noveris pecunia carentem et equis_:
così il Papa scrive a Simon cardinale, da Perugia, ai 3 Giugno; _Ep._
LXVIII.
[511] — _in urbe, quae tot abundat domibus spatiosis, ad locum
alium conferre te satage. Nec te dicas, de nostris domibus inhoneste
dejectum, sed potius honestati tuae consultum_: da Perugia, ai 18
Giugno; _Ep._ LXXII.
[512] Così credo non soltanto perchè più tardi vi tenne residenza
Arrigo senatore, ma anche perchè Carlo, ai 14 Ottobre 1265, promulgò
di là una sua scrittura (vi nomina a suo famigliare il notajo _Bonadies
civis Romanus_): _Datum Rome apud sanctos quattuor_ (arch. di Stato di
Napoli, Reg. 1280, C, n. 40, fol. 2; nel DEL GIUDICE, _Cod. Dipl. di
Carlo I_, n. XXIII).
[513] Il LELLI, _St. di Monreale_, II, 11, dimostra con documenti che
Gaufredo arcivescovo di Beaumont fu testimone del possesso che Carlo
prese del senato: «nel chiostro di dentro della chiesa di S. Maria di
Campidoglio — Domenica a’ 21 die Giugno del 1265».
[514] Da una parte evvi in mezzo un leone con sopra lo stemma dei
tre gigli; all’intorno è scritto KAROLVS. S. P. Q. R. Dal rovescio
è rappresentata Roma seduta, colla palla e colla palma; all’intorno
la scritta: ROMA CAPVT MVNDI. La moneta fu battuta prima che Carlo
diventasse re. Altre monete senatorie colla scrittura CAROLVS. REX. S.
P. Q. R., oppure coll’altra CAROLVS REX SENATOR VRBIS, appartengono
invece al tempo del suo secondo senato (VITALE, App., p. 511;
FLORAVANTE e PAPON, _St. della Provenza_, II, 575).
[515] Nel Genn. 1266 si fa menzione di Carlo _vicarius urbis_ (_Ep._
215). Uno dei giudici che Carlo pose nella Città fu Bertrando milanese
(_Ep._ 205).
[516] A Corneto e ad altre città tusche vietò che eleggessero capitani
dalla famiglia di quel Bertrando (_Ep._ 205, da Perugia, ai 29 Dic.).
Al Vicario di Carlo proibì di porre da rettore di Castel Aspra un
famigliare del Conte (_Ep._ 215, dei 7 Genn. 1266, ove trovasi il passo
relativo ai rapporti fra’ Papi e i Senatori).
[517] Senza dubbio è errata la data attribuitavi nel RAYNALD (_IV Kal.
Junii_). Invece, a’ quei documenti s’acconcia l’altra del MARTENE (_IV
Kal. Julii_, vigilia dei santi Pietro e Paolo). Lo stesso RAYNALD, al
n. 21, registra la lettera del Pontefice (dei 5 Luglio) in cui felicita
Carlo del suo titolo di re. Se l’atto fosse avvenuto ai 29 Maggio, la
lettera sarebbe data del Giugno.
[518] L’erronea opinione (la accoglie anche il RAUMER, IV, 514) che
i Regesti di Carlo di proposito incomincino solamente coll’anno 1268,
provenne dal disordine in cui trovansi i libri che li comprendono. I
numeri degli anni che sono notati sul dosso dei volumi (erroneamente
cominciano col 1268) non corrispondono ai documenti raccoltivi entro,
i quali per la più parte sono sparsi qua e là senza progressione
cronologica per tutti i quarantanove tomi. — GIUSEPPE DEL GIUDICE nel
vol. I del suo _Codice Diplom. del regno di Carlo I e II_ (Napoli 1863)
ha già stampate parecchie lettere di Carlo dell’anno 1265, date da
Roma (tutte compilate per opera di Roberto De Baro _magne Regie Curie
protonotarius_). Agli 8 Luglio 1265 è dato il primo Diploma che si
conservi di Carlo re: è un Privilegio per Benevento (arch. di Benev.,
nel DEL GIUDICE, p. 27). Ai 15 Luglio 1265 Carlo nomina Odone e Andrea
Brancaleone de Romania a capitani negli Abruzzi (_Reg. Carol. 1269_. A.
n. 4. fol. 9: antichissimo dei Diplomi nella collezione dei Regesti).
[519] _Ep._ 90. Clemente ne scrive al Rettore del _Patrimonium_,
da Perugia, agli 11 di Luglio: in ricompensa Pietro è confermato a
prefetto.
[520] _Ep._ 96, da Perugia, ai 13 Luglio. _Ep._ 137, ibid., dei 25
di Agosto: _venit ad matricem — in regnum rediit festinanter, dimissa
militia Vicovari_. Ai 10 Dic. 1265, da Roma, Carlo comanda che sia data
una pensione a _Jacobus Rusticus de Audemario_, il quale, combattendo
_in partibus Tiburtinis_, aveva perduto una mano (DEL GIUDICE, I, n.
28).
[521] _Castrametatus in confinio territorii urbis apud Tallacocium.
Mansit ibi cum toto exercitu suo circa duos menses_; indi andò ad
Arsoli: ma è narrazione troppo inesatta (_Descriptio Victoriae_, p.
833).
[522] Oggi si scoperse che il _Diarium_ di MATTEO DI GIOVENAZZO fu
un’invenzione bell’e buona. Vedasi _Matteo di Giovenazzo, invenzione
del sec. XVI_, scrittura di G. BERNHARDI, Berlino 1858. — Nei Regesti
di Carlo non trovo alcuno scritto suo dai 15 di Luglio ai 30 Sett.
1265; pertanto non si può dimostrare che in quel periodo di tempo
l’Angioino si trovasse a Roma. Solamente ai 30 di Settembre ei torna a
scrivere da Roma (_Reg._ 1280 C., n. 40, fol. 2).
[523] Bolla d’indulgenza: _De venenoso genere velut de radice colubri
virulenta progenies Manfredus quondam princeps Tarantinus egressus —
visus est quantum potuit paternam saevitiam superare... oportuit nos
pro Ecclesiae defensione Athletam assumere: Ep._ 145, senza data. Al
cardinale Simone vien data piena facoltà di assolvere _manum injectores
in clericos — incendiarios — sacrilegos, sortilegos — clericos
concubinarios — nec non presbyteros et religiosos quoslibet qui contra
costitutionem Eccl. leges vel physicam audierint — dum tamen pro
hujusmodi negotio recipiant signum crucis_.
[524] _Ep._ 105: _licet numquam in negotio aliquo major perplexitas
nobis occurrerit. — Ep._ 135, lettera di lamento al Re di Francia:
_moveant igitur te viscera pietatis ad fratrem, moveant et ad
matrem_... Le molte lettere di cosiffatto tenore mostrano in che
deplorevoli condizioni si trovassero Carlo e il Pontefice.
[525] _Et si non fiat, regem oportet vel fame deficere, vel aufugere:
Ep._ 118 e 120. Il prestito avrebbe dovuto ammontare a centomila libbre
di provisini, ma giusta l’_Ep._ 181 indiritta a Luigi, da Perugia, ai
17 Nov., si poterono procurare trentamila libbre soltanto. Ai 4 Ott.
1265, Carlo confessa che il debito coi mercanti, sull’ipoteca de’ beni
ecclesiastici, era stato contratto per assisterlo nella conquista
di Sicilia: _Reg._, 1280 C., n. 40, fol. 3; nel DEL GIUDICE, n. XX.
Esistevano in Roma ricche case; e il Pontefice scrive a Carlo (_Ep._
89): _in Urbe — sunt plures abundantes in saeculo multas divitias
obtinentes_.
[526] _Ep._ 165, da Perugia, ai 18 Ott.
[527] _Ep._ 173, da Perugia, ai 30 Ott.
[528] GUGL. DE NANGIS, p. 374. _Descriptio Victoriae_, p. 834. VILLANI,
VII, c. 4. PAPON, III, 17.
[529] Ai 9 Agosto 1265 si conchiude lega fra Carlo, Obizzo di Este,
Luigi conte di Verona, e le città di Mantova e di Ferrara, contro
Manfredi, il Palavicini e Boso: _Actum Rome in Palatio Capitolii_...,
testimonî _Robertus de Lavena, Robertus de Baro, Riccardus Petri
Anibaldi, Anibaldus Domini Trasimundi_ (VERCI, II, 88).
[530] Dante vide lo spirito di Boso immerso nella ghiaccia del più
profondo Inferno, piangervi il suo tradimento (_Inferno_, c. XXXII, v.
115-117):
E piange qui l’argento de’ Franceschi:
Io vidi, potrai dir, quel de Duera,
Là dove i peccatori stanno freschi.
I Cremonesi cacciarono della città la sua famiglia, e Boso morì in
miseria.
[531] _Ep._ 195, da Perugia, ai 20 Dic.: _Scias, fili, quod civitates
et castra nobis possunt auferri, sed eripi nunquam poterit nostrae
defensio libertatis, cum etiam si vinculis teneremur, non esset verbum
Dei alligatum_. Dice il DE CESARE (p. 201) che Carlo, poco dopo che
fu arrivato, visitò a Perugia il Pontefice, e che questi venne con
lui a Roma. Errore. _In Papatu numquam Romam intravit_, dice HERM.
ALTAHENSIS, _Annal._, p. 406. Anche VITO DURANUS (_Chron._, LEIBNITZ,
_Accession._, I, 23) cade in fallo quando racconta che il Papa s’aggirò
processionalmente per Roma accompagnato dall’imperatore Baldovino e da
re Carlo.
[532] SABA MALASPINA, p. 819. La data della coronazione trovasi in
BERNARDUS GUIDONIS, p. 595. Gli atti e il giuramento di Carlo sono
registrati nel RAYNALD, n. II.
[533] _Jam in publicum prodiit fortis armatus, ad radicem posita est
securis: Ep._ 266. Queste lettere, documenti preziosissimi, descrivono
scena per scena quella commovente tragedia.
[534] Egli scongiurò il Pontefice che lo aiutasse; e questi rispose:
«Montagne e fiumi d’oro non ho. Le mie forze sono esauste; i mercanti
ristucchi. Perchè mi tormenti senza posar mai? miracoli non ne posso
fare; non posso cambiar creta e pietre in oro»: _Ep._ 225.
[535] Carlo lasciò in Campidoglio, con officio di prosenatore,
_Bonifacius Vicarius illustris Regis Sicilie in Urbe_: Così lo si
appella in un processo di eretici, tenuto ai 22 Genn. 1266 (_Giorn.
Arcadico_, T. 137, p. 264).
[536] Riccardo Anibaldi possedeva Rocca di Papa, Campagnano, San
Lorenzo, Montefrenello, Castel Gerusalemme, Monte Compatri, Fusinano
(MARINI, _Archiatri Pontificî_, I, 33).
[537] Oggidì la strada ferrata da Roma a Napoli corre precisamente
lungo la via Latina ed il fiume Sacco.
[538] Narra il VILLANI che Manfredi offrisse pace a Carlo, e che
questi rispondesse: _Dites pour moi au Sultan de Nocère, aujourd’hui
je mettrai lui en enfer, ou il mettra moi en paradis_. Ma non è che una
leggenda, come tante altre che a quel tempo se ne foggiarono.
[539] I Pugliesi abbandonarono tosto il ponte. «A Ceperan, dove fu
bugiardo Ciascun Pugliese», dice DANTE (_Inferno_, c. XXVIII, v.
16-17), che è sempre bene informato. Il noto racconto del tradimento
di Riccardo di Caserta pare essere una favola: come mai avrebbe potuto
il conte Giordano dar nella rete tanto goffamente? Così D. FORGES
DAVANZATI ne disse egregiamente nella sua _Dissert. sulla seconda
moglie del re Manfredi_, Napoli 1791, p. 15.
[540] _Ecce de quodam monte descendentes vidimus in quadam planicie
pulcherrima Manfredum quondam principem eum toto exercitu suo et posse,
aciebus paratis ad praelium mirabiliter ordinatis._ Così la relazione
della battaglia, scritta dal cavaliere Ugo del Balzo (_Descriptio
Vict._, p. 843). Ei dice che le genti di Manfredi erano forti di
cinquemila cavalli e di diecimila arcieri saraceni.
[541] I Cronisti, ciascuno alla sua maniera, pongono in bocca a
Carlo ed a Manfredi i discorsi che i due avrebbero rivolto ai loro
eserciti: quelli della _Descriptio_ sono roba pretesca; meglio degli
altri SABA. Manfredi aveva dei Francesi la stessa opinione che anche
oggi si professa in Germania; che formidabili fossero solamente al
primo urto: _Gallici enim in primo instanti videntur audaces, sed nec
sunt stabiles, nec habent durabilem animum neque fortem; immo sunt
omnino plus quam credi valeat pavidi, quando inveniunt oppositionis
resistentiam aliqualis_.
[542] Nel testo del MARTENE (_Ep._ 236): _Jordanus et Bartholomaeus
dictus simplex_; e così anche nella _Ep._ 240. Ma qui si scambiano
due persone diverse. Ai 20 Giugno 1262 trovasi Bartolomeo di Asti
(certamente un Lancia) da vicario generale di Manfredi nella Maremma
(arch. di Siena, n. 758): per lo contrario, dopo l’Agosto 1262 e ancor
nel Febb. 1264, vicario generale in Toscana fu _Franciscus Simplex_
(ibid., n. 760 sgg.), cui succedette il conte Guido Novello.
[543] Questo dispaccio, uno dei più antichi bullettini di battaglia,
che siano mai stati composti, è registrato completamente nella
_Descript. Vict._, p. 845 e nel MARTENE, _Ep._ 236. Nella _Descript._
la lettera è data dei 26 Febbraio, e certamente in quella istessa notte
Carlo spacciò il corriere. Dice il Papa (_Ep._ 238) di aver ricevuto
la lettera ai _III Kalend. Martii_; ma questo è impossibile se si
consideri la distanza da Perugia: invece di _III_ convien leggere _II_.
[544] Ibid., p. 847.
[545] Quest’è la toccante narrazione che ne dà il VILLANI; e con essa
intieramente concorda SABA MALASPINA: «Tutti timorosamente dissono di
sì! Quando venne il conte Giordano sì si diede delle mani nel volto
piagnendo e gridando: omè, signor mio!»
[546] «E fu sepolto lungo il fiume del Verde, a’ confini del regno e
di Campania» (VILLANI, VII, 9). — E DANTE (_Purgatorio_, c. III, v.
131-132):
Di fuor del regno, quasi lungo il Verde,
Ove le trasmutò a lume spento.
Quantunque il BOCCACCIO (GIANNONE, lib. XIX, c. 3) reputi il Verde
essere un confluente del Tronto, il DE CESARI dichiara quel fiume
essere il Liri; e il RICCI (_Studî intorno a Manfredi_, p. 24) crede
che sia il Tolero, vicino Ceperano. Papa Pio II nei suoi _Commentarî_
(lib. XII, p. 312) dice: _Fluvium quod ambit insulam (sc. di Sora)
Viridem vocant, aut Lyris hic est, aut in Lyrim cadit_. Chiunque vede
il Liri presso a Ceperano ed a Sora s’incanta del bel color verde delle
sue acque.
[547]
Per lor maledizion sì non si perde,
Che non possa tornar l’eterno amore,
Mentre che la speranza ha fior del verde.
(_Purgatorio_, c. III, v. 133-135). Che anche DANTE credesse ai delitti
di Manfredi sembra provarlo la esclamazione ch’egli pone in bocca della
sua ombra: «orribil furon li peccati miei!»
[548] RICOBALDO lo paragona a Tito; e il guelfo SABA lo chiama
_generosus, benignus, virtuosus, magnanimus, gratiarum in se dotibus
circumfultus_. — Il trovatore ADAM D’ARRAS ne ha sbozzato il ritratto
in alcuni versi:
_Biaus chevalier et preus,_
_Et sage fu Mainfrois._
_De toutes bonnes teches,_
_Entechiès et courtois,_
_En lui ne falloit riens,_
_Forsque seulement fois;_
_Mais cette faute est laide,_
_En contes et en Rois._
(Nel PAPON, _St. di Provenza_, III, 27). — La _Cronica_ tedesca di
OTTOCARO (in rima) dice: «Gli battè in petto finchè visse cuor benigno;
per dignità, per meriti illustri, per liberalità nessun savio o re gli
fu pari» (PETZ, _Script. Rer. Austr._, III, 22). — Durevole monumento
di Manfredi è la città di Manfredonia, che egli fondò vicino l’antico
_Sipontum_.
[549] «Bugiardo ciascun Pugliese» (DANTE). — _A suis sic proditus!...
Regnicolarum imbecillis pusillanimitas_ (SABA MALASPINA). — I Pugliesi
dicevansi regnicoli, come ancora oggidì.
[550] SABA MALASPINA, p. 824.
[551] _Et haec est retributio quam recepimus in principio: Ep._ 254. E
nell’_Ep._ 262 a Carlo medesimo dei 12 Aprile.
[552] I documenti sono raccolti in FORGES DAVANZATI (_Sulla seconda
moglie_ ecc., p. 23, 30 e in appendice); in CAMILLO MINIERI RICCIO
(_Alcuni studî storici intorno a Manfredi_, Napoli 1850, p. 118);
nell’AMARI (_Vespro Sicil._, II, Doc. 29, 30); nel DEL GIUDICE (_Cod.
Diplom._, vol. I, 124). Elena fu fatta penare di fame, e morì prima dei
18 Luglio 1271. I figli di Manfredi pel loro mantenimento non costavano
più di cinquantaquattro grana al giorno! La inedia fisica, nella quale
Carlo fe’ languire le sue vittime, condanna questo tiranno a infamia
eterna.
[553] Il nesso misterioso di questi avvenimenti ha una grandezza degna
della storia degli Atridi. — Fra gli altri prigionieri di Carlo il
conte Giordano di Anglano finì i suoi giorni in un carcere di Provenza.
[554] Il primo Editto promulgato da Carlo dopo la morte di Manfredi
(il primo almeno che ci sia conservato) è dato da Dordona, ai 14 Marzo
1266: ei comanda che si vigilino le coste, _ut Theotonici, Lombardi ac
Thusci Gibellini, quum venerint in auxilium Manfredi jam interfecti,
comprehendantur_ (_Syllab. Membranar. ad Regiae Siclae Archivium
pertinentium_, vol. I).
[555] _Ep._ 285, da Viterbo, ai 15 Maggio, A. II. Il Papa (ed è cosa
abbastanza notevole) confessa _quod cum Rom. Pop. in possessione jam
sit, et dudum fuerit ordinandi Senatum, a possessione hujusmodi quantum
libet sit injusta, causa non cognita — dejicere non debebamus eumdem_.
A seconda delle circostanze, ora si faceva di berretto ai diritti
popolari, ed ora si disconoscevano. — Il Vicario di Carlo trovavasi in
Roma ancora ai 12 di Maggio, e con buon esito tenne testa al Rettore
della Campania, il quale aveva strappato giuramento di fedeltà ad
alcune terre pertinenti alla Città: _Ep._ 282.
[556] _Ecce Roma suae reddita libertati in sua conversa jam viscera
nescit legem. Duo facti sunt senatores, praedones et fures intus et
extra libere debacchantur. Angimur enim ab eisdem, praecipue propter
debita: Ep._ 310, da Viterbo, ai 15 Giugno 1266, indiritta al cardinale
Simone, cui scongiura: _de ore leonum nos libera rugentium_. — E
nell’_Ep._ 339, allo stesso, dei 22 Luglio: _nos vero te et Rom. Eccl.
liberare satagas a Romanis_.
[557] _Hic jacet Dns Lucas de Sabello Pat. Dni Ppe Honorii Dni Johis
et Dni Pandulfi qui obiit dum esset Senator urbis A. Dni MCCLXVI. Cujus
Anima requiescat in Pace. Amen._
[558] La reazione nelle Calabrie e la lega con Pisa incominciarono
ormai nell’estate e nell’autunno dell’anno 1266. Lo dimostra una
lettera di Carlo, fino ad ora ignota, data da Napoli, ai 26 Ott. 1276,
in cui il Re irritato rimprovera ai Pisani di avere permesso che Nicolò
Malecta armasse a Pisa ed a Piombino alcune galere con genti tedesche,
per andarsi a congiungere con Federico Lancia e con altri ribelli nelle
Calabrie: e li rimbrotta di aver lasciato che si maltrattassero alcuni
cavalieri provenzali a bordo di una nave. Ei minaccia di bandire dal
suo regno tutti i Pisani (_Dat. Neap. XXVI Oct. X Ind. Regni nostri
anno II: Reg._ 1278, A. numero 29, fol. 4).
[559] _Sed dum quidam nob. civis Roman. Angelus Capucia — seditionem
in Rom. Pop. suscitasset, per quam contra Urbis magnates Capitaneus
populi, quibusdam bonis viris de qualibet regione binis electis secum
adjunctis_:... SABA MALASPINA, p. 834. — _Ep._ 479 di Clemente IV al
Capocci (_capitaneo urbis Romae_), da Viterbo, ai 9 di Luglio 1267.
[560] RYMER, _Foedera_, I, I, 359, 388.
[561] RAYNALD, ad a. 1267, n. 17. Il Pontefice affidò all’Infante il
governo dell’Etruria: _Arces, quae in Etruria Ecclesiae Romanae erant,
tutandas subscepit_. BONINCONTR., _Hist. Sicula_, p. 5. Dapprima
cercò anch’egli di disfarsene: _Ep._ 467, dei 15 Maggio 1267. E Carlo
voleva fino dal 1266 accomodarsi con lui per via di un matrimonio,
onde nell’Ottobre di quell’anno negoziò con esso e coll’ex-imperatore
Baldovino (arch. di Stato di Napoli, _Reg._, 1278 A, n. 29, fol. 4).
Nel Maggio 1267 il Papa si proponeva di dare in moglie ad Arrigo una
principessa aragonese.
[562] Ai 9 di Luglio Angelo Capocci governava ancora da _capitaneus_
(_Ep._ 479): ai 15 di Maggio Arrigo trovavasi tuttavia alla corte di
Viterbo (Ep. 467), e già ai 26 di Luglio Clemente IV scrive ad Arrigo
come a senatore (_Ep._ 508). Stando alla _Descriptio Victoriae_, p.
849, sarebbe stato Carlo stesso che avrebbe procurato all’Infante
l’officio di senatore: ma è un errore.
[563] _Ep._ 514, da Viterbo, ai 30 di Luglio 1267: Il Pontefice scrive
a tutte le terre nel Patrimonio e nella Sabina, che non prestino
soggezione al senatore. Nell’_Ep._ 517, da Viterbo, al 13 Agosto 1257,
egli si lagna del senatore appo Carlo. Nell’_Ep._ 523, da Viterbo, al
20 Agosto, scrive al Comune di Corneto che non obbedisca al senatore.
[564] _Formae geminae mulierum super Tusciam — comparuerunt — pendentes
ut nebula super terram — sed non vane hominum conjiciunt intellectus
alteram — vocari posse Gebelliam, alteram vero Guelfam. Eae, ut
ajunt, junctis brachiis invicem colluctantes_... E pure in quest’idea
ampollosa di SABA MALASPINA si nasconde una imagine grandiosa, degna
di Michelangelo o di Dante. I Cronisti danno le più strane spiegazioni
di questi nomi di parti. JACOPO MALVECCI (_Chron._; MUR., XIV, 903)
pone i Ghibellini in relazione nientemeno che coll’Etna (Mon Gibello),
perocchè là eglino avrebbero avuto il loro oracolo. Anche PETRUS
AGARIUS (MUR., XVI, 299) fa derivare le fazioni dai diavoli Gibel e
Guelef.
[565] _Ep._ 380, 471 e 504: _Onerosus ecclesiis et regnicolis
universis, nec suis nec exteris gratiosus — nec visibilis — nec
adibilis — nec affabilis — nec amabilis_. — I Pugliesi sclamarono: _O
rex Manfrede, te virum non cognovimus, quem nunc mortuum deploramus;
te lupum credebamus rapacem — sed praesentis respectu dominii — agnum
mansuetum te fuisse cognovimus_; SABA, p. 832.
[566] _In Alamaniam ad suscitandum catulum dormientem, et pullum
aquilae, qui nondum aetate coeperat adulta pennescere, propere se
convertunt. — Qui sibi tamquam Regi venturo aurum, thus offerebant et
myrram_: ibid., p. 832, 833.
[567] _Ep._ 392, da Viterbo, addì 16 Ott., al legato nella Marca.
[568] _De radice colubri venenosus egressus regulus, suis jam inficit
flatibus partes Tusciae... Ep._ 450, da Viterbo, ai 10 Aprile 1267. Tal
forma parve ad un Pontefice che avesse il generoso nipote di Federico
II!
[569] E vi trattarono anche delle cose di Bisanzio. Al 27 Maggio 1267
Carlo conchiuse a Viterbo un trattato coll’ex-imperatore Baldovino, che
gli cedette l’Acaja e la Morea. Filippo, figlio di Baldovino, avrebbe
dovuto sposare Beatrice, figlia di Carlo; e questi promise soccorso di
milizie per la conquista dell’Impero greco (Doc. nel DAVANZATI, nella
citata _Dissert._, Mon. XIV).
[570] _Paciarium generalem_... fin dai 10 di Aprile, nella _Ep._ 450 ai
Fiorentini. _Pacis restaurator in Tuscia_ (_Ep._ 512, da Viterbo, ai
28 Luglio 1267). Pisa e Alfonso X protestarono. Agli 11 di Maggio il
Pontefice scrive che Carlo per la via di Viterbo era andato a Firenze
ed aveva assunto il rettorato delle città guelfe (_Ep._ 464).
[571] Arrigo una volta sclamò; «Per lo cor Dio, o el mi matrà, o io
il matrò» (VILLANI, VII, c. 10). Il suo odio ardente espresse in una
canzone, di cui diremo più sotto:
Mora per Dio chi ma trattato mortte,
E chi tiene lo mio aquisto in sua Ballia
Come giudeo...
[572] _Quamvis — tui nuncii dixerint, quod parandum esset in Urbe
dissidium, scias tamen nos adhuc nullum aditum invenisse. Pars enim non
confidit de parte, et ambae timent Senatorem ut fulgur, nec juxta se
potentiam magnam conspiciunt, per quam possent expedite juvari; quam
etiamsi viderent, non essent ea contenti; nisi eisdem pecuniae puteus
inexhauribilis pararetur: Ep._ 532, a Carlo, da Viterbo, addì 17 Sett.
1267.
[573] In un documento dal Campidoglio, ai 18 Nov. 1267, è chiamato
_Egregius vir Dom. Guido Comes de Monteferetro et Gazolo, Vicarius in
urbe pro superillustri viro Domino Enrico... Senatore_ (arch. di Siena,
n. 869). Io non credo che Guido entrasse in Roma per la prima volta ai
18 Ottobre insieme con Galvano Lancia: in nessun luogo si fa menzione
di loro due uniti.
[574] _Ep._ 518 a Carlo, da Viterbo, ai 13 Agosto 1267. — _Ep._ 523, ai
Cornetani, dei 20 Agosto 1267. — _Ep._ 532, a Carlo, dei 17 Settembre,
per causa di Sutri. — _Ep._ 534, a Pietro di Vico, del 21 Settembre.
Anch’egli, come SABA MALASPINA, lo appella _Petrus Romani Proconsul_.
[575] _Cod. Vatican. 6223_, fol. 149: _Rectoribus Romanensis
Fraternitatis: De Vultu gloriosi Apost. Principis rubor injurie
non sine ipsius gravi querela consurgit_... — Il RAYNALD, ad a.
1167, n. 18, riporta un passo di questa lettera, e incorre nel
fallo di credere che la frase _de vultu gloriosi etc._ sia il
titolo della _Fraternitas_. La _Romana Fraternitas_ era un assai
ragguardevole collegio di parroci delle chiese di Roma. Più tardi
ebbe la sopravveglianza della romana università, e, come molte altre
corporazioni, tenne le sue tornate nel _S. Salvator in Pensilis_ presso
il _Circus Flaminius_. Vedasi PETRO MORETTO, _Ritus dandi Presbyterium_
(Roma 1741, Append. n. 1). — La lettera di cui diciamo di sopra è
data da Viterbo, ai _XII Kal. Nov. a. III_. Il Papa ne fu ancor più
irritato, poichè tempo prima avea tolto a proteggere Galvano fuggito
di Calabria, e per mezzo del vescovo di Terracina lo aveva assolto,
sotto condizione che andasse a guerreggiare in Oriente. Gli atti se ne
trovano nel sopraddetto _Cod Vatic._, fol. 148. Il decreto del vescovo
di Terracina è dato nell’anno 1267, _Ind. X tempore D. Clementis IV PP.
Pont, ejus a. II m. Febr. die V_.
[576] Ancor nell’anno successivo lagnossi il Pontefice: _praefatum
Galvanum ad eorum ludos, ut ipsis illuderet, venientem non solum pari,
sed majori fastu — receperunt et munificentius honorarunt_: RAYNALD, ad
ann. 1268, n. 21.
[577] SABA, p. 834, 835: _ad instar piscium — uno tractu retium
capiuntur_. — Questo avvenne prima dei 16 Nov. 1267, allorchè il Papa
ne protestò: e non già innanzi ai 13 Nov., quando ancora scriveva
amichevolmente al senatore (_Ep._ 554). _Ep._ 558, dei 20 Nov., a
Carlo. — _Ep._ 559, dei 23 Nov., al cardinale di sant’Adriano. — _Ep._
561, dei 26 Nov. — _Ep._ 563, dei 26 Nov.
[578] _Ep._ 556, da Viterbo, ai 16 Nov. 1267, dove ormai di Arrigo
dice: _Publicum Ecclesiae et — Caroli — hostem, ac manifestum ejusdem
Corradini se fautorem exhibuit_.
[579] La cosa accadde dopo dei 16 Nov., e non (come afferma lo
CHERRIER. IV, 168, giusta i _Reg. Clem. IV_, lib. IV, n. 3, fol. 248)
sul principio del Novembre.
[580]
Alto valore chagio visto impartte,
Siati arimproccio lo male chai sofertto.
Pemsati in core che te rimasso impartte,
E come te chiuso ciò che tera apertto.
Raquista in tutto lo podere ercolano.
Nom prendere partte se puoi avere tutto.
E membriti come facie malo frutto
Chi male contiva terra chae a sua mano.
Alto giardino di loco Ciciliano
Tal giardinetto ta preso in condotto,
Che tidra gioia di cio cavei gran lutto.
A gran corona chiede da romano.
La canzone è composta di cinque stanze e di una strofa finale. È
compresa nel _Cod. Vat. 3793_, fol. 53 b; collezione celebre di romanze
volgari dei secoli decimoterzo e decimoquarto. E in epigrafe tiene
scritto: «Donnarigo». La si trova stampata in appendice nello CHERRIER.
[581] Su di ciò hannovi due notevoli documenti nell’archiv. di Siena,
n. 869: _In nom. dom. Am. Ann. a nativ. ejusd. 1267 die Veneris XVIII
Novemb. Ind. XI more Romano generale et speciale consilium communis
Rome factum fuit in Ecc. S. Marie de Capitolio per vocem preconum et
sonum campane de hominibus ipsorum consiliorum more solito concregatum
convocatis etiam convenientibus ad dictum consilium consulibus
mercatorum et capitibus artium urbis Rome. In quo quidem consilio
seu quibus Egregius vir Dom. Guido comes de Monteferetro et Gazolo
vicarius in urbe pro superillustri viro D. Henr. filio qnd. D. Fernandi
seren. Castelle regis Senatore ipsius urbis_... Il parlamento approva
la lega con Siena, con Pisa e cogli altri Ghibellini di Toscana, e
commette pienezza di facoltà ad un _Syndicus_ romano. _Actum Rome in
Eccl. S. M. de Capitolio. Ibi vero D. Azo Guidonis Bovis prothojudex
et consiliarius dcti D. Senatoris. D. Angelus Capucius. D. Rofredus
de Purione. D. Crescentius leonis. Johes Judicis et alii plerique
interfuerunt rogali testes. Et Ego Palmerius de monticello civis
parmensis Imp. Auct. notarius... scripsi._ — Il n. 870, sotto l’istessa
data, è un documento in cui _Jacobus cancellarius urbis_ è eletto
_nuncius, procurator, actor et sindicus_ del popolo romano.
[582] Arch. di Siena, n. 871; pergamena di grande formato e di
bellissima scrittura. I _Syndici_ di Pisa, di Siena e della _pars
Ghibellina de Tuscia_ (Pistoia, Prato, Poggibonsi, San Miniato
ecc.) nominano _in Tuscia Capitaneum generalem Excelsum Magnif. et
Illust. Vir. D Henrigum — nunc Alme Urbis Senatorem — per spatium
quinque annorum_. Stabiliscono la garanzia dei loro proprî diritti,
ma _salvis in omnib. predictis honoribus illustrix Regis Corradi_.
Vien servata la lega fra Pisa e Venezia. _Actum Urbi in palatio SS.
quactuor Coronatorum, ubi idem D. Capitaneus morabatur, presentibus
D. Accone Judice Guidoni Bov. de Parma. D. Uguiccione Judice. D.
Janni Mainerio. Magistro Vitagli de Averssa. Mariscopto notario. D.
Marito de Florentia. D. Ormano de Pistorio. D. Ugolino Belmonti et
de Uberto Judice de Senis sub A. D. Millesimo CCLXVII Ind. XI prima
die Kal. Decembris secundum curssum Alme Urbis. Ego Usimbardus olim
Boninsegne_... — In un secondo atto le città si obligano di difendere i
proprî diritti, Arrigo e i suoi partigiani, _et ad domanium Imperii in
Tuscia acquirendum et occupandum_... Arrigo si impegna di non tollerare
che Carlo eserciti dominio alcuno in quelle città. _Actum ut supra._ —
Un terzo istromento contiene il trattato fra esse e Roma per sicurtà di
traffico, per protezione scambievole dei loro diritti e per abolizione
delle rappresaglie. _Actum ut supra._
[583] BONINCONTRIUS, _Hist. Sic._, p. 5, dice che Arrigo veramente
intraprese la spedizione, occupò Aversa, e negli Abruzzi giunse fino ad
Aquila: ma poichè il Papa ne tace, la cosa non può essere vera.
[584] _Ep._ 568, del 17 Dic., a Carlo: _Scias fili, quod si potes
senatum Urbis acquirere ad tempus competens, tolerabimus. — Ep._
569, dei 19 Dic., di minaccia ad Arrigo. Più energicamente gli scrive
nell’_Ep._ 572, dei 28 Dic., e nell’_Ep._ 573, dei 30 Dic.; però ancor
sempre colla soprascritta _dil. filio nob. viro... Senatori Urbis_.
[585] Parecchie volte Clemente si duole che Carlo non torni nel regno:
massime lo fa ai 25 Marzo (RAYNALD, n. III). Avrebbe bastato questa
data a convincere lo CHERRIER (IV, 183) che Carlo ai 25 Marzo non
era peranco venuto a Viterbo. Nell’_Ep._ 620, dei 12 Aprile, il Papa
scrive: _Quarta feria ante festum pascalis hebdomadae regem laeti
suscepimus_. La Pasqua del 1258 cadde agli 8 Aprile.
[586] RAYNALD, ad ann. 1268, n. 4. _Cod. Vat. 4957_, fol. 98: _Actum
in Palatio nostro Viterbiensi in die Cene Domini, Pontif. nri ann.
quarto_. La Bolla di scomunica contro il senatore ed i Romani trovasi
nel RAYNALD, n. 21. — Bolla da Viterbo, dei 3 Aprile (CHERRIER, IV,
531), _ut pacificum urbis statum habeat, et nobis ac nostris fratribus
accessus pateat ad eamdem, quam nondum visitare potuimus_.
[587] _Senator — cum Jacobo de Napoliono et Petro de Vico et Anibalibus
et Pop. Romano prelium incipientes cum ipsis qui intraverant, ceperunt
et interfecerunt ex ipsis circa M. milites_ (_Annales Placentini
Gibellini_, p. 526).
[588] _Ep._ 625, dei 17 Aprile. A questa nomina nel 1324 fe’ ricorso
Giovanni XXII nella sua contesa con Luigi il Bavaro (MARTENE, _Thesaur.
Anect._, II, 650). Le altre date nelle _Ep._ 620, 630.
[589] Addì 14 Maggio ei fa quitanza a Siena di quattromiladuecento once
d’oro (arch. di Siena, n. 674). Noti sono i suoi Diplomi dei 14 Giugno
per Pisa (bel documento nell’arch. di Firenze) e dei 7 Luglio per Siena
(in quell’arch., col suggello in cera conservato a mezzo: v’è scritto
sopra CHVNRADVS DEI GR...: la figura è coronata e col globo).
[590] Ai 27 Maggio 1268 il senatore fa quietanza a Siena di
duemilacinquecento libbre di provisini: _Actum Rome in palatio D. Pape
prope S. Petrum praesentibus D. Galvagno Lancea Fundorum ac Principatus
comite. D. Jacobo Napoleonis. D. Pandulfo Tedalli. D. Aczone Guidonis
Bovis. D. Marito Domini Sclacte uberti. Usimbardo notario. Et ego Johes
Jacobi Interapne_ (arch. di Siena, n. 875).
[591] Ai 15 Luglio scrive ad Assisi: _cum eveniat juxta not transitus
Conradini infra diem Lunae vel diem Martis proximum, prout creditur
consummandus... Ep._ 675.
[592] _Priusquam tamen Urbem Conradinus introeat, ejusdem Urbis
Populus, qui naturaliter Imperialis existit, adventus Conradini diem
constituit celebrem et solemnem_: p. 842.
[593] Vivacemente ne lo descrive SABA, p. 842: _vias medias desuper
— caris vestibus, et pellis variis velaverunt, suspensis ad chordas
strophaeis, flectis, dextrocheriis, periscelidibus, arbitris,
grammatis, armillis, frisiis — bursis sericis, cultris tectis de
piancavo samito, busso, et purpura_... Che l’entrata di Corradino
avvenisse ai 24 Luglio lo dicono gli _Annales Placentini Ghibellini_,
p. 528, che sono bene informati.
[594] Però SABA paragona la Città ad una cortigiana: _Quae frequenter
libertatis antiquae pudicitiam violanda, actu meretricali verisimiliter
prostans adulterandam cuilibet venienti domino impudenter se exhibet_:
p. 843.
[595] Gli _Annal. Placentini_ rendono certa questa data: infatti
Corradino rimase a Roma ventisei giorni, e tanti ne corsero dai 24 di
Luglio ai 18 di Agosto. Anche il _Chron. Jordani_ (_Cod. Vat. 1960_,
fol. 239) dice: _generali collecto exercitu XVIII die Aug. de urbe
egredientes_. Fuor di dubbio Corradino dimorò in Laterano.
[596] Sulla fine del 1267 Corradino lo aveva altresì eletto _princeps
Abrutii_. Diploma in appendice al Tom. IV dello CHERRIER: _caro de
carne nostra, sanguis de sanguine nostro et os de ossibus nostris_.
Così Corrado vi appella il nipote illegittimo dell’avo suo.
[597] Corradino si attendò vicino alla villa _Pontium_, a cento
passi da Scurgola; Carlo vicino Alba. _Campus Palentinus_ od anche
_Valentinus_, era detto da una chiesa dedicata a san Valentino.
TOLOMEO DI LUCCA e BARTOLOMEO DE NEOCASTRO appellano la battaglia
con nome di Tagliacozzo; gli _Ann. Placentini_ con quello di Alba. La
relazione di Carlo è data _in campo Palentino_, e nel _Reg._ 1272 B.,
n. 14, fol. 214, egli scrive all’Abate di Casenove: _cum providerimus
in loco ubi pugna Corradini facta extitit, videlicet prope Castrum
Pontis monasterium de novo construi_. Il _Majus Chron. Lemovicense_
(_Recueil_, XXI, 772) ha questo verso: _plana Palentina servant ter
milia quina_. DANTE (_Inferno_, c. XXVIII, v. 17-18) dà al campo della
battaglia il nome che conservo io pure:
e là da Tagliacozzo,
Dove senz’arme vinse il vecchio Alardo.
Peraltro l’ispezione della località mi convinse che la battaglia deve
essere appellata da Scurgola. Per ciò che riguarda ai luoghi vedasi
CAMILLO MINIERI RICCI, _Studî intorno a Manfredi_ ecc.
[598] Migliore di tutte è la descrizione che ne dà GUGLIELMO NANGIS;
meno buona quella di SABA MALASPINA; robustissima l’altra del VILLANI.
Vedansi oltracciò la _Descriptio Vict._, il MONACHUS PATAVINUS, il
SALIMBENE, BARTHOL. DE NEOCASTRO, RICOBALDO, il D’ESCLOT.
[599] BERNARDO D’ESCLOT, _Cronaca Catalana_, c. 62. Così dice eziandio
la _Cronica rimata_ di OTTOCARO (PETZ, III, 40): «Li Tedeschi si
sparpagliarono; d’ogni intorno si allietarono di ruba e di guadagno.»
[600] _Sed frustra intentatur aliquid invito numine superno_: bella
sentenza degli antichi che il guelfo MALASPINA ripete (p. 845).
[601] _Supplico, ut surgens pater et comedens de venatione filii sui,
exsolvat gratias debitas altissimo._ Così scriveva un Re al sommo
sacerdote della Cristianità: e queste frasi empiamente pie saran parute
a Viterbo bibliche e belle (MARTENE, II, _Ep._ 690)! Il Papa ricevette
il corriere ai 26 di Agosto (_Ep._ 693), e tosto scrisse al Comune
di Rieti che ogni fuggitivo si arrestasse, per temenza che Corradino
potesse scampare. Ai 24 di Agosto Carlo scrisse a Padova: _dat. in
Campo Palentino prope Albam XXIV Aug. XI Ind._ (MUR., _Antiq._, IV,
1144).
[602] SABA, p. 849. Della sua morte tiene nota nel Dic. 1288 il
_Memoriale_ dei Podestà di Reggio. Vi è appellato _praefectus urbis_;
e così lo chiama eziandio l’epitaffio dell’arca famigliare che è
in santa Maria de Gradi a Viterbo (BUSSI, p. 159 e App. XXI e XXII;
documenti concernenti l’assoluzione e il testamento di Pietro). Morendo
comandò che il suo corpo si facesse in sette brani _in detestationem
septem criminalium vitiorum... Actum Vici in Rocca in camera dicti
Testatoris (A. 1268. Ind. XII, die VI mensis Decem.)_. Secondo i
_Regesti_ di Carlo (1271 B, n. 10, fol. 159), lasciò due figli Pietro
e Manfredi e la vedova sua Costanza. Manfredi (nel 1308 fu prefetto
urbano) aveva per fermo ricevuto il suo nome di battesimo da re
Manfredi. La casa dei Vico risale fino al secolo duodecimo, e (omai
sul principio del decimoterzo) dall’officio della prefettura tenne il
nome _de Praefectis_ od anche di _Praefectani_. Innocenzo IV nel 1248
scrive: _Praefecto urbis, Petro Bonifatii, Amatori quondam Gabrielis de
Praefectis, dominis de Vico et aliis Praefectanis..._ (THEINEE, _Cod.
Dipl_., I, n. 233).
[603] Gli _Ann. Placent._ rischiarano di nuova luce la storia di
Corradino: _Qui rex Conradus cum militibus qui secum erant ad castrum
Vegium se reduxit — et tunc venit Vicoarium cum quingintis militibus
— intravit Romam die Martis XXVIII mensis Augusti_ (p. 528). Anche
il D’ESCLOT, c. 62, dice: «Corali con ben cinquecento cavalieri si
salvò verso Roma». — _Vegium_ è forma volgare. Il CORSIGNANI, _Regia
Marsicana_, I, 307, 315, dimostra che un Castelvecchio esisteva vicino
Tagliacozzo.
[604] _Latenter ingreditur, mente captus_: SABA MALASPINA, p. 850.
[605] _Pars ecclesiae habebat tantum (montem) qui appellatur Guastum_
(che sia un corrotto invece di _Lausta, mons Augusti_?), _et pars
contraria tenebat Colliseum, et Ysolam S. Petri, et castellum Jacobi
Napoleoni, et castellum S. Angeli, et domum papalem, et domum Stephani
Alberti_ (_Ann. Placentini_, p. 528). Queste preziose notizie sono
confermate e illustrate da Saba, p. 864, là dove dice che Jacopo
Napoleone, al tempo di Arrigo senatore, _quamdam fortericiam in
Campodifiore construxerat, quae Arpagata — vocabatur — turres, quas
Petrus Romani in capite pontium Judaeorum et trans Tyberim fecerat_.
[606] Gli _Ann. Placentini_, che sono degni di fede ed esatti, dicono:
_Et die Veneris — rex timens de forestatis Rome qui intraverant
Romam, cum duce Austriae et comite Galvagno, et cum militibus qui
secum aderant de Roma exiens, equitavit ad Castrum Saracenum quod
uxor Conradi de Antiocia tenebat; et volendo ire in regnum cum duce
Austriae, comite Galvagno et Alioto_ (Galeazzo) _ejus filio, Napoliono
filio Jacobi de Napoliono, Rizardo de Anibalibus et parva Theutonicorum
comitiva, in portu de Sture capti fuerunt per Joannem Frangipanem_.
Corradino per certo s’era spogliato delle sue insegne. _Corradin se
disguisa — et s’en vint à un chattel qui siet seur mer_... (_Croniche
di san Dionigi, Recueil_, XXI, 122).
[607] La terra e il fiume, che STRABONE chiama Στορας ποταμος, trassero
il nome (così pensa il NIBBY nell’_Analisi_) dall’uccello astore che è
il falcone selvaggio delle Maremme. Però Astura è un nome greco antico
di città, e forse anche qui accenna ad un’immigrazione di Greci. Gli
_Ann. Placent._, p. 529, sanno di una profezia sibillina, che diceva:
_veniet filius aquilae, astur capiet illum_. — Anche nell’antichità
Astura è notata come _portus e insula_. — Un Diploma di Onorio III,
fra i possedimenti del convento di sant’Alessio, annovera: _totum
quod vestro monasterio pertinet in Asturia et in insula Asturie cum
piscationibus, venationibus, naufragiis_ (NERINI, p. 233).
[608] Saba narra il modo onde furono presi; e parimenti, con qualche
divario, il D’ESCLOT, c. 63. Nella maggior parte delle notizie
(_Chron. Placent._, SABA, _Chron. Siciliae_ nel MARTENE, FRANC.
PIPINUS) il traditore si appella Giovanni; ma BARTOLOM. DE NEOCASTRO
lo chiama Jacopo, e dice che nell’anno 1286 il figlio di lui fu
ucciso nell’assedio di Astura. Per verità di Astura stessa io trovo un
istromento, dove ai 5 di Ottobre 1287 compare esserne stato signore
un Jacopo (_auctoritate nobil. viror. dominor. dicti Castri scilicet
Manuelis, Petri et Jacobi Frajapanis_... nell’arch. Gaetani di Roma,
XXXIV, 51); tuttavia, secondo i _Regesti_ di Carlo, il traditore
dev’essersi appellato Giovanni. Infatti nel 1289 viene nomato così
un Frangipane, i cui servigi un tempo Carlo I aveva compensato con
donativi di beni: però suo figlio vi è chiamato _Michael Frajapanis
fil. quond. Johannis_ (_Regesti_ 1272 E, fol. 173) (a).
(a) Nel mese di Gennaio 1874 il Demanio stava per vendere la torre di
Astura, quando in favore di quel monumento memorabile per tanti casi
si frappose l’illustre Autore di questa Storia, mettendolo con istanze
premurose sotto la protezione del principe Umberto e del Minghetti
presidente dei Ministri: ed essi per ora ne fecero inibire la vendita.
(N. del T.)
[609] SABA, p. 851: _ad quoddam castrum de prope forte transvexit_.
Di vicino non v’è che il castel Nettuno, sul mare, ma senza porto;
e San Pietro in Formis è situato fra terra, e perciò era più adatto
a quella bisogna. SABA dice: _angitur ergo in castris et angustiatur
obsidione nautarum_. Nessun Cronista del resto fa menzione di cotali
particolarità.
[610] Il _Chron. Imp._ (Laurenziana, Plut. XXI, 5) vuole aonestare il
tradimento: _mandatum implevit, quamvis dolens hoc faceret, eo quod
avus Conradini eum militem fecerat_. Basti sapere che egli, quantunque
fosse vassallo del Papa, non consegnò Corradino al Cardinale, e
più tardi ricevette ricompensa da Carlo. E il MONACO DI PADOVA dice
chiaramente: _incidit in manus quorundam civium Romanorum, qui pro
immensa pecuniae quantitate ipsum Regi — tradiderunt_ (p. 730).
[611] SABA, p. 851. _Memoriale Pot. Reg._, p. 1127:... _deductus fuit
ad Pellaestrinum in carceribus_. Gli _Ann. Placentini: ducti sunt
in Prinistinum in fortia Johis de Collumpna_. Il SALIMBENE (p. 218):
_ductus ad Palestrinam_.
[612] Ai 14 di Settembre il Papa scrive di avere udito dal cardinale
Giordano _quod — rex — Corradinum et ducem Austrie, Galvanum et
Galiotum ejus filium cum Henrico quond. Senatore urbis et Conrado de
Antiochia tenet carceri mancipatos; et jam rex ipse Penestram venerat_
(_Ep._ 695). Cronisti italiani e francesi narrano che Arrigo fosse
preso a Monte Cassino oppure a San Salvatore vicino Rieti: però stando
ai _Reg. Caroli I 1307 B_, p. 240 (or perduti) la cosa avvenne come si
racconta nel testo; e così dichiara il DAVANZATI (_Dissert._, p. 18),
che è degno di fede.
[613] Lo CHERRIER, seguendo il SALIMBENE e il _Memor. Potest. Reg._,
crede che Galvano fosse giustiziato a Roma; ma è un errore: gli
_Annal. Placentini_ dicono che ciò avvenisse a Palestrina; il _Chron.
Cavense_ (_Mon. Germ._, V, 194) a _Genazanum_ vicino Palestrina. Ai
12 di Settembre Carlo scrive al Re di Francia che prigionieri erano
Galvano, i suoi due figli ecc., e pone la sua lettera (nel RYMER, p.
477) in data da Genazzano (_Guazani_). Poco dopo, da Roma, scrive alla
città di Lucca: _Conradinum — Henricum — ac ducem Austrie, Galvanum
Lancie, ejusque filium jam in capitali sententia condempnatos_. Questo
_condempnatos_ io non posso riferire ad altri che a Galvano ed a suo
figlio, nè credo significare che fosse stata già proferita sentenza
anche contro Corradino, come reputa il MINIERI RICCI, secondo le
notizie di RICOBALDO e del D’ESCLOT affermando (pag. 57 in nota) che
Galvano fosse giustiziato più tardi a Napoli. Coll’esecuzione della
sentenza di Galvano, Carlo fece intendere ai giudici quel che voleva
che pronunciassero per riguardo anche a Corradino.
[614] _In Senatorem urbis sumus assumpti_: così scrive ormai ai 12 di
Settembre, al Re di Francia. — _Nos in Senatorem urbis sumus perpetuo
ad vitam assumpti, manentes in urbe_, scrive a Lucca (Cod. della bibl.
Angelica di Roma, D. 8, 17); lettera senza data, spacciata appena che
fu giunto a Roma: e questo avvenne dopo il supplizio di Galvano... _quo
facto idem Dom. Rex contulit se ad Urbem_ (_Chron. Cavense_). In una
lettera del 1278 egli conta l’êra del suo officio senatorio decenne a
incominciare dai 16 di Settembre; ma di ciò diremo più tardi.
[615] Se si stia al VILLANI (VII, 29), il Frangipane n’ebbe in dono
Pilosa, terra posta fra Napoli e Benevento; stando ai _Reg. Caroli
I_, n. 1722, lit. E, fol. 173, n’ebbe _medietatem baronie Feniculi —
propter grata servitia et accepta_. Su ciò vedasi BIAGIO ALDIMARI,
_Historia della fam. Carafa_, Napoli 1691, II, 262. — Del Registro
delle donazioni di Carlo I l’archivio di Napoli possiede soltanto il
_Liber Donationum_ 1269, n. 7, il quale completa un compendio che si
conserva in Vaticano (_Cod. Regin. 378_, fol. 302 segg.). Ne cito nomi
de’ soli Romani: _Pandulfus Petri Pandulfi de Grassis de Urbe habet
in donum Castrum Petrelle — Riccardus fil. quond. Petri Anibaldi de
Roma... medietatem terrae Anglonae, quae fuit Burelli de Anglone_
(barone trucidato dai soldati di Manfredi) — _Adenulfus fil. Joannis
Comitis Romanor. Proconsulis... castrum Limosani — Jacobus Cancellarius
urbis, Cincius de Cancellario et Joannes de Cancellario... baronia quae
dicitur Francisca_ (vicino Aversa) — _Gregorius fil. quond. Francisci
de Piperno, qui Franciscus mortuus est in Campo Palentino contra
Conradinum... Castrum Brocci — Petrus de Columna habet restitutionem
castri Sambuci — Anibaldus de Transmundo de Roma... Montem Sanum_.
[616] Lettera a Lucca: _compositis per dies aliquot urbis negotiis
in regnum nostrum protinus prodituri ad cunctorum proditorum
exterminium et ruinam_. Narra il SAINT PRIEST che Corradino fosse
fatto vedere incatenato per Roma; ma è una favola come tanti altri
errori di quell’Autore: io noto e passo. Ai 28 Sett. Carlo era ancora
in Campidoglio, poichè ei vi nominava Notto Salimbeni di Siena a
vicario di San Quirico e di Orgia: _actum Rome in Arce Capitolii
a. D. 1268 men. Sept. XXVIII die ejusdem m. Ind. XII Regni vero nri
a. IV Feliciter. Amen. Rat. per manum Roberti de Baro Regni Sicilie
prothonotarii_ (archiv. di Siena, n. 877). Roberto fu il giudice o
piuttosto l’assassino di Corradino.
[617] Una figlia di Corrado era sposata con Ottaviano da Brunforte,
che nel 1297 fu vicario di Bonifacio VIII a Todi: così rilevo dagli
_Annali di Todi_ (mscr.) del PETTI. Un decreto di Roberto di Napoli,
senatore di Roma, dato da Napoli ai 5 Marzo 1327, denota _Philippus
de Antiochia_ come _S. R. Eccl. rebellis notorius_ e invasore della
_Rocca de Canterano_ vicino Subiaco (arch. Gaetani, Cap. I, 74). Nel
1363 compare un _Manfredus de Antiochia_ nel testamento di _Jacob. fil.
Francisci de Ursinis de Campofloris et de Vicovario_ (nell’ADINOLFI,
_La Portica_, p. 262). Oltracciò un contratto dei 17 Ott. 1377 parla
del _magnific. et potens vir Corradus de Antiochia comes dominus Castri
Pilii Anagnin. dioces._ (arch. Colonna, XIV, 250). Ancora nell’anno
1407 un _Corradinus de Antiochia_ fu giustiziato a Roma come ribelle
insieme con altri baroni. Vedasi con quanta religione questa famiglia
conservasse gli antichi nomi della casa Hohenstaufen. Il registro delle
Abbadesse del convento di san Silvestro in Capite a Roma (si conserva
in quell’arch.) ricorda all’a. 1417 come abbadessa una Giovanna di
Antiochia. Ed ancora nel 1484 trovo un _Conradinus de Antiochia civis
Romanus da Notarius Reformator. studii Almae Urbis_ (nel RENAZZI,
_Storia dell’Università di Roma_, I, 287). La famiglia possedeva
un palazzo nella regione di santo Eustachio. Stando al CORSIGNANI,
_Regia Marsicana_, I, 208, le arche della famiglia _ex stirpe regia
Antiochena_ esistevano in Sambuci. Gli Antiochesi erano padroni di
Anticoli, dove vuolsi che il loro casato declinato in povertà duri
ancora sotto nome di Corradi.
[618]
_Que per valor et per noble coratge_
_Mantenia ’N Enricx l’onrat linhatge_
_De Colradi ab honrat vattalatge;_
_E ’l reys ’N Anfos, ab son noble barutage_
_Que a cor ric_
_Deu demandar tost son frair EN Enric._
(PAULET DE MARSEILLE, nel RAINOUARD, _Choix det Poésies originales
des Trobadours_, vol. IV, p. 65, 72). Le _Croniche di san Dionigi_
(_Recueil_, t. XXI) narrano che Carlo facesse vedere per il paese
Arrigo chiuso in una gabbia; ma son fole. Nel _Reg. Caroli_ 1269 B,
fol. 120, è raccolta una lettera di Carlo a Jacopo di Aragona, dove
il primo respinge la instanza con cui Jacopo gli aveva chiesto che
liberasse Arrigo: _dat. in obsidione Luceriae XIII Julii XII Ind._
(1269): fu già stampata dal DAVANZATI e dal RICCI. Nel 1286, a sua
preghiera, Onorio IV lo sciolse della scomunica (RAYNALD, n. 20). Si
fa menzione di Arrigo prigioniero per l’ultima volta nel 1290: poi
silenzio sepolcrale.
[619] Ci si concederà di supporlo, se fuvvi chi credette al VILLANI
là dove dice che Clemente IV ebbe una visione della vittoria di
Tagliacozzo. L’AMARI, _Vespro Sicil._, I, c. 3, pensa che il Pontefice
abbia voluto la morte di Corradino. Sulla sua morte, sul suo testamento
ecc. si consultino le note opere, massime il JAGER, _St. di Corrado
II_, Norimberga 1787. Pare che a Luceria sorgesse un falso Corradino:
vedi la _Notice sur un Manuscript de l’abbaye des Dunes par M._ KERVYN
DE LETTENHOVE nei _Mémoires de l’Académie de Bruxelles_, XXV, p. 16.
Gli _Annali Placent._ dicono che fosse un figlio naturale di Corrado
(p. 536).
[620] _De cujus morte tota dolet Germania_: ELLENHARDI _Chron., M.
Germ._, XVII, 122. _Conradinus iste pulcherrimus, ut Absalon, consilio
papae ob invidiam Theutonici nominis — crudeliter decollatur: Ann.
breves Wormatienses_, ibid., p. 76.
[621] Sopravvissero agli Hohenstaufen molte cose: la cultura cui eglino
ebbero dato potente impulso; la grande dottrina della separazione della
podestà civile da quella ecclesiastica che eglino scrissero a impresa
sulla loro bandiera (fu ed è ancora il vero principio ghibellino,
intorno cui fino a questi nostri giorni si svolse la vita intiera
d’Europa): l’idea finalmente della monarchia politica che strettamente
si associa con quell’altra dottrina.
[622] SABA, IV, c. 17. Ecco la serie dei prosenatori, secondo il
VITALE: Jacopo Cantelmi, fino al 1269; _Petrus de Summaroso_, 1270;
Bernardo _de Bautio_, 1271; Rogero di san Severino, conte de’ Marsi,
1272; Bernardo _de Baiano_, 1272-1274; Pandolfo _de Fasanella_, 1275;
Guglielmo _de Barris_, 1276; Giovanni _de Fossames_, siniscalco
di Vermandois, dal 1277 fino al Sett. 1278. — Per l’anno 1274,
io aggiungo: _Nicolasus de Riso regius in urbe vicarius_ (istrom.
nell’arch. di san Silvestro in Capite, _dat. A. 1274 Ind. II m. Aprilis
die XIX_). — E per l’anno 1277: _Henricus de Caprosia_, nominato ai 12
Ottobre; dopo di lui, ai 18 Dic. 1277, fu eletto Giov. _de Fossames_
(_Reg. Caroli I_, 1278, D. n. 32, fol. 288, 291). — Pandolfo Fasanella
è il noto ribelle contro di Federico II; prima di lui Carlo aveva
mandato a Roma, da maresciallo Tommaso di Fasanella. Un epitaffio in
Araceli dice: _Hic Jacet D. Thomasus D. Fasanella Olim Marescalcus
Urbis Dni Regis Karoli Tempore Dni Comitis Rogerii D. Sco Severino
Vicarii_ (CASIMIRO, p. 247, e FORCELLA, _Iscrizioni delle Chiese di
Roma_, I, 117).
[623] CAROLVS REX SENATOR VRBIS. Figura del leone con sopra un giglio.
Dall’altro lato, Roma coronata colla scritta: ROMA. CAPVT. MVNDI. S. P.
Q. R.
[624] Sopra monete senatorie della fine del secolo decimoterzo havvi
anche Roma seduta sopra un trono a bracciuoli, con ornati di teste di
leone.
[625] Cedendo alle instanze del cardinale Riccardo Anibaldi accordò
amnistia a Riccardello suo nipote che s’era impadronito di Ariano di
sotto all’Algido: SABA MALASPINA, p. 864. — Nel _Reg._ 1271, B. n. 10,
fol. 159 segg., sono registrati alcuni decreti per ristoro de’ danni, e
sono promulgati da Roma, dagli 11 ai 17 di Aprile. Agli 8 di Marzo 1271
Carlo spaccia alcune scritture da Roma; ai 17 Marzo da Viterbo. Sui
primi di Aprile era tornato a Roma, dove si fermò fin verso ai 20 di
quel mese. Ai 21 scrisse da Sculcola, e riprese la via per il campo di
battaglia di Tagliacozzo, dove edificò un convento.
[626] Lettera raccolta nel BUSSI, p. 411; e i Cardinali vi pongono
questa data: _Viterbii in Palatio discooperto Episcopatus Viterbientis
VII Id. Junii A. 1270 Ap. Sed. Vac._
[627] Guido fu vicario in Toscana dopo il 1270. — Ai 23 di Marzo 1270,
da Capua, Carlo scrive al prosenatore Pietro de Sammaroso, che mandi
Guido in Tuscia con quell’officio, e che nel suo passaggio per le
terre romane lo ponga al securo dalle insidie di Angelo Capocci: _Reg.
Caroli_, 1269, D. fol. 248.
[628] L’assassinio avvenne poco tempo prima dei 13 Marzo 1271, poichè
in quel giorno 13, da Viterbo, Carlo notifica a tutti gli officiali
posti da Guido in Toscana, di avervi nominato a vicario generale Enrico
conte di Vaudemont e di Ariano, _amoto exinde Guidone de Monteforti
suis culpis exigentibus: Reg. Caroli I_, 1271, B. n. 10.
[629] _Liber Donationum_, 1269, n. 7, fol. 93: arch. di Stato di
Napoli. Carlo si accontentò di incamerare i feudi dell’uccisore.
[630] _Dil. filio nob. viro Guidoni de Monteforti Capitaneo exercitus
Rom. Ecclesiae_: così scrive Martino IV. Il Continuatore di MATH.
PARIS dice pianamente: _occiditur in ultionem viriliter paternae
mortis_ (p. 678, ed. Parigi 1644). BENVENUTO DA IMOLA, _Commentar._,
p. 1050, lo chiama _vir alti cordis — magnae probitatis_. Solamente
nel 1273, allorchè il principe Edoardo tornando dalla Crociata passò
per Italia, il Papa scomunicò Guido e lo confinò in una fortezza. Il
RAYNALD (a. 1273, n. 43) non si vergognò di lodare Guido e di portarlo
a magnifico esempio, come quegli che chinò il capo alle censure
ecclesiastiche: _Sprevitque generose corporis servitutem, ut animam e
vinculis anathematis vindicaret. Qua in re praeclarum habet demissionis
Christianae ac formidandarum ecclesiasticarum censurarum posteritas
exemplum, a quo plures tutatis nostrae principes descrivere_. Vedi in
che si faccia consistere la morale! Chi legge ed ha sentimento generoso
ne sentirà nausea e sprezzo. E DANTE, che fu uomo giusto, vide l’anima
di Guido allo Inferno:
colui fesse in grembo a Dio
Lo cor che ’n sul Tamigi ancor si cola.
(_Inferno_, c. XII, v. 119, 120.)
[631] La sua prima enciclica è data ai 29 di Marzo, da Roma.
[632] Non aveva che quarantasette anni. Lo si seppellì con onori degni
di re. Il suo epitaffio che leggesi a Bologna è di tempo moderno.
[633] Lettera indiritta a lui, dei 16 Sett. 1272: nel RAYNALD, n. 33.
[634] _Formidavimus conscendere tante speculam dignitatis, quodam
nimirum attoniti tremore et stupore_: così scrive Rodolfo al Pontefice,
nell’Ott. 1273 (_Mon. Germ._, IV, 383).
[635] _In vobis anchora spei nostre totaliter collocata, sanctitatis
vestre pedibus provolvimur, supplicando rogantes... Placeat vestre,
quaesumus, sanctitati, nos imperialis fastigii diademate gratiosius
insignire_; nella lettera detta di sopra. Vedi anche le altre
umilmente scritte negli anni 1274 e 1275 (CENNI, _Monum._, II, 320 e
342). Rodolfo adoperò pel primo la formula _pedum oscula beatorum_,
come facevano il Re vassallo di Sicilia, e il mendico Baldovino
ex-imperatore. La formula di devozione usata anteriormente era soltanto
quella di _filialem dilectionem et debitam in Christo reverentiam_.
[636] Lettera di Engelberto, dei 24 Ott. 1273: _Mon. Germ._, IV, 393.
[637] Da Orvieto, agli 11 Luglio 1272, promulga un Breve con cui affida
il reggimento di Todi a suo nipote, _Vicecomes de Vicecomitibus_,
rettore del _Patrimonium_ (archiv. di san Fortunato di Todi, _Reg.
Vet._, fol. 68). Da Orvieto, ai 23 Luglio 1272, comandò a Rainero suo
vicario in Roma di proteggere Terracina, Piperno, Sezza e Aquaputrida
dalle intrusioni del prosenatore che ne aveva chiesto pagamento di
imposte e missione di legati che assistessero ai giuochi (_certum
comitivam ad Urbem transmitterent causa Ludi de Testacio vulgariter
nuncupati, qui in dicta Urbe annis singulis exercetur_): pergam. con
bolla di piombo, nell’archiv. Gaetani, XLV, n. 6.
[638] La Costituzione di Gregorio X fu stampata nel _Ceremoniale
continens ritus Electionis Rom. Pont. Gregorii P. XV jussu editum_
(Roma 1724, p. 6). Essa tiene dietro alle note Costituzioni di Nicolò
II (a. 1059) e di Alessandro III (a. 1180): _Unum conclave, nullo
intermedio pariete seu alio velamine, omnes habitent in communi; quod —
claudatur undique_...
[639] Gli atti del Concilio lionese dei 6 Giugno 1274 sono registrati
nei _Mon. Germ._, IV, 394, e (con intercalati Diplomi di Federico II)
nel THEINER, I, n. 330. — Lettere del Papa a Rodolfo ed a’ principi
dell’Impero, ibid., n. 332. Ai 26 di Settembre, Gregorio X. riconobbe
publicamente Rodolfo. Il Papa caldamente lo favoriva.
[640] _Sacerdotium et Imperium non multo differre merito sapientia
civilis asseruit, siquidem illa, tamquam maxima dona Dei a celesti
collata clementia, principii conjungit idemptitas — alterum videlicet
spiritualibus ministret, reliquum vero presit humanis — — — qui
ecclesiastica tabernacula gerunt, summa esse cura solliciti, omni
debent ope satagere, ut Reges ceterique catholici principes debite
polleant integritate potentie, status sui plenitudine integrentur_...
dato da Lione, ai 15 Febb. 1275 (THEINER, I, n. 336). Nella stessa
lettera invita Rodolfo che venga a coronarsi nel dì 1 di Novembre. In
quel medesimo giorno lo esorta affinchè nel Maggio mandi un esercito in
Lombardia: ibid., n. 338, 339.
[641] Eglino stessi chiamano il Papa _luminare majus_, e l’Imperatore
_luminare minus — hic est qui materialem gladium ad ipsius nutum
excutit et convertit_ (Conferma del Dipl. di Rodolfo nel Settembre del
1279: _Mon. Germ._, IV, 421).
[642] Gli atti promulgati da Losanna _Ego Rodulphus_, e _Ab eo solo per
quem reges regnant_, sono raccolti nei _Mon. Germ._ IV, 403. Rodolfo
vi usa con molta deferenza della parola _Beneficia_, che al tempo del
Barbarossa aveva sollevato tante tempeste.
[643] Innocenzo V a Carlo, lettera data dal Laterano, ai 2 Marzo 1276.
E l’altra lettera a Rodolfo, dei 17 di Marzo (THEINER, I, n. 349).
[644] SABA MALASPINA, p. 871.
[645] BERNH. GUIDONIS, p. 606; e quasi vi concorda il _Memoriale
Potest. Reg._ p. 1141. Attingono entrambi da MARTINUS POLONUS,
sempliciotto che dice: _Joannes Papa, magus, in omnibus disciplinis
instructus, religiosis infestus, contemnens decreta concilii
generalis_. Nel KÖHLER, _Notizia completa su papa Giovanni XXI_
(Gottinga 1760), trovasi detto delle opere che a questo Papa vennero
attribuite. Avrebbe dovuto appellarsi Giovanni XX, ma allora credevasi
ancora alla esistenza della papessa Giovanna, e perciò chiamossi
Giovanni XXI (CIACCONIUS).
[646] BERNHARDUS GUIDONIS, p. 606: _De cujus morte modicum Ecclesiae
damnum fuit, quia licet scientia physicali et naturali multum esset
repletus, tamen discretione et sensu naturali multum erat vacuus_.
Vuolsi che Giovanni avesse la previsione del futuro, e che scorgesse la
sua propria persona ridente in quella camera da lui edificata: certo
che un’indole strana dovette essere la sua. Anch’egli ammonì Rodolfo
di non venire in Italia, se prima non avesse consegnato la Romagna:
THEINER, I, n. 353. E anch’egli confermò il decreto di Adriano V che
abolì la legge del Conclave: RAYNALD ad a. 1276, n. 27.
[647] Ai 27 Luglio 1277 scrissero a Rodolfo, pregandolo di non venire
in Italia se prima non avesse dato adempimento ai trattati: RAYNALD, n.
48, e THEINER, I, n. 355.
[648] _Argus et argutus in ecclesia Dei_: così, ancora da cardinale, lo
chiama SABA MALASPINA, p. 872. Sua madre fu Perna Gaetani da cui trasse
il suo nome.
[649] Infondata è l’opinione di JOH. VICTORIENSIS, il quale dice che
a Losanna Rodolfo ricusasse di venirsi a coronare, com’era stato
invitato, _quia Romam vix aliquis priscorum venerit sine humani
effusione sanguinis, nec coronam adeptus fuerit propter obsistentiam
Romanorum_ (BÖHMER, _Fontes_, I, 307). — Leggasi la lettera di
querimonia che i Pisani scrissero a Rodolfo nel 1274 (CENNI, _Mon._,
II, 330): _Ecce provincia Thusciae — jacet in universitate schismatum
lacerata bellis et plusquam civilibus laceratur — Guelfus persequitur
Ghibellinum, filii fiunt exules_...
[650] La ratifica data da Vienna, ai 14 Febb. 1279, e gli atti dei
19 Genn. e dei 4 Maggio 1278, sono registrati nel THEINER, I, n. 387.
L’Archivista pontificio trasse dagli originali tutti i documenti che vi
sono relativi, ed essi formano la parte più preziosa del primo volume
del suo Codice diplomatico, dal n. 358 in giù. Rodolfo s’impegnava
di promulgare un Diploma con bolla d’oro quando fosse coronato; e
questo andò a monte. Invece i Principi dell’Impero, nel Sett. 1279,
confermarono i suoi atti: _Mon. Germ._, IV, 421; THEINER, I, n. 393.
[651] THEINER, I, n. 368, 388.
[652] _Ipsa quidem civitas inter alias Ytalicas speciali prerogativa
fecunda viros eminentis scientiae, viros alti consilii, viros
prepollentes dignitatibus et virtutibus precellentes solet ab antiquo
propagatione quasi naturali producere, ipsa veluti fons irriguus
scientiarum dulcedinem scaturit_: questo elogio Nicolò III fece di
Bologna (THEINER, I, n. 389).
[653] Lettere del Papa alle città romagnuole e alcuni atti di dedizione
di quelle trovansi registrati nel THEINER, I, n. 365 sgg. Al n. 374
havvi la nomina di _Bertoldus de Filiis Ursi a Rector totius prov.
Romaniole, civitatis Bononiensis etc._, ed è data da Viterbo, ai 24
Sett. 1278. — Al n. 374 si dánno istruzioni ai legati ed al rettore
sul modo con cui devano comportarsi. — Però Bologna con suoi _Syndici_
conservò solennemente tutti i diritti, i privilegî e le libertà
spettanti alla città. Il documento dei 29 Luglio 1278, compilato a
Viterbo, si custodisce nell’arch. di Bologna, _Reg. Nov._, f. 383, con
altre ripetute proteste della città. Questi atti mancano nel _Codex
Diplomaticus_ del THEINER.
[654] Nel Sett 1278: THEINER, I, n. 375.