compimento alle Memorie le lettere che l'UCCELLINI scrisse dalla terra
d'esilio, 64 delle quali ho potuto vedere, dirette per la maggior parte
a Giulio Fanti, anche per gli altri suoi di casa; sí che credo utile
darne via via succinto ragguaglio e qualche estratto, che chiarisca e
compia la narrazione delle Memorie.--La lettera 1ª, da Marsiglia 14
marzo 1833 al Fanti (come tutte le altre che saranno citate senza
speciale indicazione), contiene un racconto del viaggio di mare da
Livorno in Francia: «Montai a bordo del brigantino toscano denominato
l'_Adelaide_, comandato da un genovese, il giorno 7, e non partii che il
giorno successivo in compagnia di tre modenesi ed un parigino. Il vento
era favorevole ed il cielo sereno. Si navigò bene tutto il venerdí, il
sabato e parte della domenica; ma verso sera s'intorbidò l'atmosfera,
onde il capitano, prevedendo un temporale, aveva deliberato di prender
porto ad Angavi. Ma il pilota, che era un napolitano, lo persuase in
contrario; e si tirò di lungo. Erano le nove della sera, quando mosse da
sud-ovest un vento fierissimo, che mise in furore il mare; si
ammainarono in fretta le vele e si praticarono tutte le operazioni
richieste dalla nautica in simili emergenti; ma la burrasca diveniva
sempre piú terribile. Noi vivevamo tranquilli nel camerotto del
capitano, quando l'urlare del vento, le scosse straordinarie del legno,
le manovre e i gridi dei marinari ci scossero e ci avvertirono del
pericolo. Io pel primo salii in coperta, ma oh Dio! che vista: un cielo
carico di nubi, rischiarato di quando in quando da un piccolo barlume di
luna; un mare tumultuoso che alzava le onde di sopra al legno; un vento
che orribile fischiava; i marinari in iscompiglio; il timone
abbandonato: tutto ci annunziò una inevitabile perdita. Il capitano
ordinò il getto delle merci, consistenti in ossa, che qui servono alla
raffinazione dello zuccaro. Tutti noi ci mettemmo a sgombrare il legno;
il vento ci trasportava da una parte e dall'altra, e le ossa da noi
gittate ricadevano su di noi, onde riportammo non poche contusioni. Dopo
di aver esaurito ogni sforzo, alcuno di noi cadde come in isfinimento,
oppresso dalla fatica ed esterrefatto dal pericolo. Io specialmente mi
distesi in un angolo della barca in una terribile agonia. La patria, la
famiglia, gli amici preoccupavano con dolore la mia mente. Il morire è
penoso, ma il veder la morte con tutti gli orrori i piú spaventevoli, è
un'angoscia indicibile. Agghiacciato, tutto molle dall'acqua e dalla
neve che cadeva, mi ritirai nella camera del capitano, invano cercando
di dar tregua all'affanno. I miei compagni si ridussero pure sotto
coperta, tutti al sommo afflitti. Il napolitano, che aveva dissuaso il
capitano a non prender porto, prese a reggere il timone abbandonato ed
il regolò con somma bravura. Apparve finalmente l'alba del giorno 11, il
vento cominciò a moderarsi, e noi ci trovammo quasi dirimpetto a Tolone.
Il capitano vuole proseguire il viaggio, giacché aveva il vento in
poppa, e nel dopo pranzo di detto giorno ci trovammo nel golfo di
Marsiglia dopo un viaggio di tre giorni e mezzo.... Un altro legno,
portando emigrati modenesi, ha naufragato; «ed i passeggieri si sono
salvati sull'albero maestro del legno, approdando in una montagna vicino
a Tolone; un di loro, siccome erano ignudi, è perito dal freddo, si
chiamava Malagoli. Ho trovato qui molti italiani; io partirò presto per
Moulins, da dove mi trasferirò a Parigi...»--La lettera 2ª, da Moulins,
22 aprile '33, parla della richiesta fatta al Valli, viceconsole
francese in Ravenna, di un certificato che specificasse appieno l'evento
dell'ultima mia detenzione, l'intimatomi esilio, i mali sofferti per
cause politiche, le mie plausibili qualità morali e il bisogno che ho di
assistenza... Spada, che ne ha uno quasi simile del console d'Ancona, ha
conseguite e consegue non tenui gentilezze.....»; è giunto a Moulins
quando «per ordine governativo era installata una Commissione incaricata
di riformare il deposito» (degli esuli pensionati): «io mi sono ad essa
presentato, dietro un di lei ufficiale invito, e le ho esposto l'ultima
mia storia in un breve ma forte promemoria, sanzionato dalla
certificazione del capitano Montallegri, membro di detta Commissione,»
ma nulla ha ottenuto per mancanza di recapiti; ha scritto al Frignani a
Parigi «accludendogli le commendatizie di Sercognani e Mamiani «per
essere riconosciuto come rifugiato e avere il sussidio, ma la risposta è
stata poco confortante, perché il Frignani non ha potuto ottener nulla,
neppure con l'interessamento del generale Sebastiani; rende conto del
suo stato morale e materiale e dice di essere stato accolto presso una
signora Genovieffa Praneraque, per dare lezioni d'italiano a sua figlia;
convive con lo Spada, che è «lo specchio dell'economia.»