Le libertà repubblicane caddero, e successero i tempi infausti
della servitù: ma al terzo secolo da quella caduta il sepolcro si
è dischiuso, e la libertà d'Italia risuscitò da morte. E la donna
italiana, così da Firenze come da ogni altra città e villaggio e
borgata della patria che è nostra, ha dato a quel risorgimento i dolori
del sacrificio e del martirio, le ansietà delle trepidanti speranze,
il pensiero e il lavoro degli uomini ch'ella ha amato e ispirato,
la vita propria, il sangue de' suoi figliuoli: da Eleonora Fonseca a
Teresa Confalonieri, dalla madre dei Ruffini alla madre dei Cairoli:
all'Italia han dato il fior dell'ingegno, la Guacci, la Turrisi
Colonna, la Ferrucci, la Brenzoni, la Paladini, la Percoto, la Milli,
la Mancini, la Fusinato.[404] O madri toscane, o spose, o sorelle, o
figliuole, che da Curtatone e Montanara alla rivendicazione di Roma le
sante battaglie della libertà orbarono de' vostri cari; o gentildonne
animose, o buone popolane, della nostra Firenze; la tradizione con le
forti donne dell'antica nostra istoria è per voi ricongiunta.
Nè più tardi d'ieri, da una collina le cui vigne e gli uliveti
ombreggiavano una tomba recente, è disceso un feretro, che da
quella tomba trasferiva, così volendo la nazione, in Santa Croce,
e restituiva al sepolcro degli avi suoi, de' Priori e Gonfalonieri
della nostra Repubblica, la salma di Ubaldino Peruzzi, nella cui
persona, il 27 aprile di trentadue anni fa, Palazzo Vecchio tornò al
suo antico signore, il Popolo fiorentino. Pia custode di quella tomba
gloriosamente vuota, è rimasta una Donna:[405] che tanto seppe, tanto
potè, nei pensieri e negli affetti di lui; che lo animò, lo aiutò alle
onorate fatiche, ne' dubbi lo consigliò, gli confortò i patimenti,
gli consolò le ingiustizie, gli allietò i trionfi. Storia, che in
tutti i paesi civili, in tutte le età, è la storia vostra, o Signore;
che compendia i diritti e i doveri vostri verso le due grandi non
distruggibili società, delle quali voi siete l'anima immortale: la
famiglia e la patria.