La libertà repubblicana è caduta: e su quelle rovine han fatto le
loro paci, la Chiesa di Roma, che per entro alla corruzione secolare
e alle pagane eleganze ha giocata la sua unità, e il sacro Romano
Impero, le cui idealità medievali son fatte cosa, una brutta cosa,
nella greve signoria di Carlo V spagnuolo, del monarca su' dominii
del quale il sole non tramonta. Splendori di corti, di pensiero, e di
roghi, illumineranno l'età che incomincia, della quale il mio tema
varca, sfiorando le soglie, e destinata o Signore, alle Conferenze
del prossimo anno. Nei sozzi e atroci drammi coniugali dei duchi e
granduchi Medici e de' loro cortigiani, ultima che ritragga dell'antico
«femminile» fiorentino, bella, culta di lettere, esercitata nella
poesia, nella musica, nell'uso di più lingue, del volgar nostro
intendentissima, gentile d'animo, è l'infelice Isabella Medici
Orsini.[399] Altre gentili ospita il chiostro; il chiostro, talvolta
cercato e invocato, troppo più spesso destinato alla inconsapevole
innocente fanciullezza da quelle tirannidi gentilizie, scellerate
e codarde, delle cui vittime la Geltrude del Manzoni è vendetta
immortale.[400] E nel chiostro, da uno ad un altro trafugandola
gelosamente, i repubblicani fiorentini dell'Assedio avean custodita
Caterina de' Medici: come utile ostaggio, speravano; e non sapevano
di serbarla a ben altre fortune. «Andate e dite a que' miei padri e
signori, che io intendo d'essere monaca, e di starmi in perpetuo con
queste mie reverende madri»; mandava ella a dire alla Signoria:[401]
l'aspettavano invece il trono di Francia, e le guerre civili di
religione, e la _Saint-Barthélemy_.
Ma ai dolci silenzi della meditazione pietosa sulle umane colpe e
sventure, agli entusiasmi verso Dio buono, ai terrori di Lui giusto,
era nata Caterina de' Ricci, che in San Vincenzio di Prato si chiude
giovanissima, negli anni duranti i quali per un'altra di quel casato,
la Marietta Ricci Benintendi, duelli di non degno amore intermezzano
le battaglie della libertà, e il nome d'un'altra Ricci, Cassandra, è
vituperato fra le tresche e nel sangue.[402] Caterina nel chiostro
ricovera le ultime tradizioni e gli affetti de' seguaci di frate
Girolamo; appiè dell'altare, sul quale ella un dì sarà santa consacra
la religione del martirio di lui: e dal chiostro, non ripudiata
l'umana fraternità, a' suoi di casa parla, nelle _Lettere_, parole di
pace, di conforto, d'amore; ai prelati suoi superiori, di reprensione
reverente, ove occorra; agli uomini che tra le cure civili o mercantili
si travagliano, parole di virtù operosa e che si affisa nell'alto; di
giustizia, ai principi; di miti e caritatevoli affetti, alle donne;
e delle due che furono le mogli di Francesco de' Medici, ama Giovanna
d'Austria infelice, prega e fa pregare Dio per Bianca Cappello.
Nè con l'infoscarsi, sempre più cupo, de' tempi, col sempre più
gravemente incombere sulla libertà politica e del pensiero la domestica
e la straniera tirannide, manca nei chiostri, alla pietà verso chi
rimane nel mondo, il cuor della donna: o l'abbiano esse lasciato,
o esso il mondo le abbia allontanate da sè, quelle buone sentono e
fanno suoi i dolori della famiglia alla quale appartennero. Sulla
collina d'Arcetri si raccoglie a morire, quasi prigioniero, il grande
liberatore del pensiero moderno, Galileo: ma presso alla villa del
Gioiello, che oggi nel suo nome ci è sacra, vegliano su lui, dal
convento di San Matteo, l'affetto e la preghiera d'una santa creatura,
che data a lui dall'amore, egli è forse colpevole di avere, sin
dalle fasce, destinata all'espiazione; della sua Virginia, che egli
ha voluto sia suor Celeste: ed ora ella viene a lui, non potendo di
persona, con le _Lettere_ nelle quali quella cara anima è sopravvissuta
anche a noi:[403] e si accuora dei suoi dolori, e trepida delle sue
malattie; e si prostra reverente al suo divino intelletto che «penetra
i cieli»; e in una rosa, che gli manda nel cuor dell'inverno, vuole
intravegga, di là dal «breve e oscuro inverno della vita presente, la
primavera dell'eternità»; e s'addossa ella le penitenze spirituali
impostegli dal Sant'Ufìzio; e al ricevere un suo libro, o al sapere
di onoranze resegli, esulta; e vorrebb'essere «in una carcere assai
più stretta di quella in che si trova» per far libero lui; nè le duole
di esser monaca, se non quando sente ch'egli è malato, per non potere
assisterlo; e dovendo come le altre monache scegliere fra i Santi il
Santo «suo devoto», non altri sa scegliere, con sublime profanità di
figliuola, che il padre suo, il padre che prega Dio le sia conservato,
«perchè dopo di lui non mi resta altro bene nel mondo». E quando
cotesto martirio di amor filiale incarcerato ha il suo termine, e a
trentatrè anni ella muore, il povero glorioso vecchio sentirà spezzato
il più caro vincolo che ancora lo congiungesse col mondo; più dura e
crudele gli pesa ora la guerra indegna che in lui è fatta ai diritti e
all'avvenire dell'umanità: e di lì a breve, cieco, infermo, degnato di
concessioni umilianti come a colpevole ravveduto, fattagli elemosina
di licenze e di permessi come a tollerato dai potenti della terra,
egli che ha rivelato i misteri del cielo, nel presentire la morte,
«Mi sento» esclama «mi sento continuamente chiamare dalla mia diletta
figliuola!». Nè so se la donna abbia mai scritta nella propria storia
una pagina che valga cotesto grido paterno, uscito dal cuore di
Galileo.