VI.

Di consolazioni a Dante nella morte di Beatrice rimane documento molto

invero diverso da quelli che porterebbe il racconto del novellatore

biografo. La consolazione è d'un poeta al poeta, di amatore ad amatore;

con imagini gentilmente intrecciate a quelle delle rime amorose di

Dante; trasportata l'azione dalla terra al cielo; attori, pur da una

di quelle rime,[278] due personaggi fantastici, la Pietà e l'Amore.

Il consolatore, l'amico, il poeta, è messer Cino da Pistoia. La cui

_Canzone a Dante per la morte di Beatrice_, falsamente, e a cagione

d'un materiale equivoco, attribuita da alcuni al Guinicelli, tornò

a luce in questi giorni, emendata sui manoscritti, ornata di antichi

caratteri e di miniature, offerta dalle gentildonne fiorentine alla

prima gentildonna d'Italia.[279] Il nome augusto della nostra graziosa

Regina fregia degnamente questo documento poetico, nel quale le ragioni

della storia e della idealità amicamente si consertano.

L'«amoroso messer Cino»,[280] il poeta che divise con Guido Cavalcanti

e col fratello di Beatrice i più caldi sentimenti d'amicizia nel cuore

di Dante, si scusa con lui di non essersi prima d'ora rivolto a quei

due benigni iddii, la Pietà e l'Amore, che vengano a confortarlo.

Pensa tuttavia che egli è sempre nel lutto del cuore e dell'anima, per

l'andata in cielo di quella veramente beata gioia, come il nome stesso

diceva. Desidera rivederlo; nè sa quando. Intanto, finchè dura il suo

lutto, giungeranno sempre opportuni i conforti. E così, a dettatura

d'Amore, — Voi avete torto — lo ammonisce — ad accorarvi che dalla

miseria di questa vita Beatrice sia volata alla compiuta gioia del

cielo. Voi stesso avevate cantato che un Angelo l'aveva chiesta a

Dio, come la sola cosa bella che mancasse al paradiso: ed ora ella è

lassù, fra i Santi e le Virtù celesti, dinanzi alla suprema Salute,

alla Divinità. L'oggetto dell'amor vostro, quello nel quale la mente

e l'intelletto vostro si fissavano, ora lo avete nel regno celeste:

e i vostri spiriti affettivi Amore li indirizza lassù. Perchè dunque

dolervi? Confortatevi, rallegratevi nel cuore e nell'aspetto; perchè,

sebbene collocata da Dio in paradiso, ella è pur sempre con Voi. Ai

conforti che Amore vi porge, si aggiungono quelli della Pietà, la

quale vi scongiura che cessiate di piangere. Ascoltatela, deponete il

vostro lutto; pensate che il dolor disperato priva l'anima della grazia

di Dio; e che in tal modo Voi sareste crudele verso l'anima vostra,

e verso la speranza che questa ha di rivedere un giorno Beatrice nel

paradiso e riposare nelle braccia di lei. Dunque vi piaccia accogliere

speranza di conforto. E già fin d'ora Voi potete fissar gli occhi

nell'eterna beatitudine, dove dimora la vostra donna che fra i beati è

coronata: così la speranza vostra è in paradiso, l'innamoramento vostro

è santificato, contemplando l'anima di Beatrice fatta celeste! Or com'è

che il cuor vostro non si dà pace, avendo pure in sè medesimo dipinte

quelle beate sembianze? Beatrice è colassù la medesima meraviglia che

era nel mondo, anzi maggiore, perchè ivi è dalle intelligenze celesti

conosciuta compiutamente. E con quanta festa l'abbiano gli angeli

ricevuta, Voi medesimo, i cui spiriti fanno spesso quel viaggio, lo

avete riferito nelle vostre rime. Essa, parlando di Voi con gli spiriti

beati, ricorda le lodi di che l'avete onorata in vita; e prega il

Signore, che vi conforti, come ormai Voi stesso dovete desiderare.

Dante non dimenticò la Canzone di messer Cino: e fra le citate

dell'amico suo pistoiese nel libro di _Volgare Eloquenza_, è, col

primo suo verso, anche questa.[281] Le allusioni che essa sparsamente

contiene alle rime dell'Alighieri, possono più specialmente

riscontrarsi nella prima, nella seconda e nella ultima fra le Canzoni

della _Vita Nuova_.[282] Nè questo confronto può farsi senza pensare

altresì, che anche sulla tomba di Dante, e già prima su quella del loro

imperatore, dell'«alto Arrigo», la voce del fedele amico e compagno

di parte recò il tributo della poesia toscana.[283] Di Arrigo rapito

(così egli dolorosamente) «alle speranze degli esuli», cantò che aveva

raggiunto nel cielo la virtuosa sua moglie, Margherita di Brabante,

morta anch'essa in quella infelice spedizione italica. Per Dante, pregò

Dio che «lo ricoverasse nel grembo di Beatrice», e imprecò all'«iniqua

setta» che aveva arricchito Ravenna del tesoro che Firenze aveva

perduto.

Pochi anni appresso, uno de' primi e più autorevoli a commentare la

_Commedia_, l'Ottimo, ricordò la Canzone consolatoria di Cino a Dante

insieme con le Rime di questo in onore di Beatrice «in quanto ella

fu tra' mortali corporalmente».[284] Più tardi, i nomi dei due poeti

e delle loro donne congiungeva, nel gentil vincolo della idealità

amorosa, il Poeta dell'amore Francesco Petrarca:[285] «Ecco Dante e

Beatrice; ecco Selvaggia, ecco Cin da Pistoia»; appagando, in altro

modo, il desiderio, anzi il rammarico, di Cino, il quale avrebbe voluto

che nel paradiso dantesco la sua Selvaggia avesse avuto un seggio di

gloria accanto a Beatrice.[286]

La donna fiorentina del buon tempo antico · 第 25 / 62 题