Questi di messer Cino, poetici, non i romanzeggiati domesticamente
dal Boccaccio, furono i conforti che Dante ricevè per la morte della
«donna della sua mente». E se proprio li ricevè in mezzo a quel
giovanile traviamento, è da credere che non saranno stati senza
efficacia a risvegliare entro lui, nel nome di Beatrice, la coscienza
delle nobili e gentili idealità che egli veniva atteggiando a fantasmi
dell'«alta visione» d'oltretomba. Ma rispetto alla realtà delle cose,
come il poeta amatore di Selvaggia Vergiolesi bene avrebbe potuto
mandargli que' versi anche se già marito, anche se padre di alcuno
dei figliuoli che a lui dette madonna Margherita degli Ughi, così
il poeta amatore di Beatrice Portinari avrebbe potuto riceverli al
fianco di madonna Gemma Donati vegghiante a studio della culla, in
mezzo a' figliuoli che dovevano un giorno commentare il Poema del
padre. Così Guido Cavalcanti, dalle maremme del confino, mandava
l'ultima sua ballatetta,[287] «leggera e piana», di nascosto dalle
persone grossolane, «dritta alla donna sua», pur sapendo che a casa lo
aspettavano la moglie e i figliuoli (una Uberti, figlia di Farinata) e,
fra le braccia loro, la morte. E quando anche Dante fu, ma per sempre,
travolto nell'esilio, e per «primo strale di questo arco» senti il
dolore di «lasciar ogni cosa diletta più caramente»,[288] la moglie
rimase fida custode della casa vedovata, mentr'egli conduceva seco fra
le dure realtà della vita, le sue idealità affettive e intellettuali, e
superbo mistero dell'anima sua, il concetto del Poema divino.
In quel concetto regnava Beatrice. Vi regnava con altre ideali, ma ad
un tempo reali, imagini di donna: Rachele e Lia, Lucia, Nostra Donna,
imagini sante; imagini umane, Matelda e Beatrice. L'azione del Poema
dantesco incomincia dal compianto di quella Donna gentile e divina
e dalla pietà di Lucia, verso l'uomo perduto fra i triboli della
vita reale; e nel trionfo di Maria, e nella preghiera degli uomini a
Lei, per la bocca dei Santi, si conchiude. Nel mezzo di quest'azione
stanno le altre due figure Matelda e Beatrice; sovrana, Beatrice:
ambedue, ministre della grazia di Dio nella conversione di Dante, cioè
dell'uomo, dalle miserie dai mancamenti dalle colpe dalle fallacie
della vita attiva, alle sublimi e consolatrici verità dello spirito.
Dinanzi a Beatrice, trascorsi dieci anni dal 1290 luttuoso, e dopo
ch'ella è fatta celeste simbolo della maggiore altezza a cui possa
ascendere l'umano mediante la contemplazione del divino; dinanzi a
Beatrice, «gloria della gente umana»;[289] Dante si accusa con lacrime
delle sue infedeltà. Infedeltà alla donna poetica, anche alla donna
forse; infedeltà al simbolo: l'uno e l'altra in Beatrice inseparabili.
Ma quella donna ha un nome: e il nome di Beatrice Portinari non si
cancella ormai più nè dalla storia del suo secolo nè dalla poesia
perenne dell'umanità.
_Firenze, nel giugno del 1890._