[1] MATTEO VILLANI, _Cronica_, VII, LXIV.
[2] GIOVANNI VILLANI, _Cronica_, VII, LXVIII.
[3] _Commentaires de messire_ BLAISE DE MONTLUC, _mareschal de France_;
Lyon, 1593; pag. 176.
[4] _La donna_; Milano, Agnelli, 1868; a pag. 41.
[5] _Lettere di una Gentildonna fiorentina del secolo XV ai figliuoli
esuli_ pubblicate da CESARE GUASTI; Firenze, Sansoni, 1877; a pag.
XLIV: «Che le lettere familiari sono la prima fonte storica, è cosa
nota; ma che nelle lettere delle donne sia riposta la storia più intima
di un popolo, vorrei averlo mostrato io con questo volume». Lo stesso
GUASTI altrove (_Opere_; Prato, Succ. Vestri; I, 596) osserva che «gli
storici fiorentini non sono molto larghi nel darci tipi di donna; ma
quelle che ci mettono dinanzi agli occhi, son proprio degnissime di
poema non che di storia.»
[6] GIOSUÈ CARDUCCI, _Alla regina d'Italia, XX novembre MDCCCLXXVIII_.
A pag. 858-860 delle _Poesie_, Bologna, Zanichelli, 1902. E in
_Confessioni e Battaglie_, vol. IV delle _Opere_ (Bologna, Zanichelli,
1890), a pag. 333-357, _eterno Femminino regale_. — Su l'uso e l'abuso,
e la interpretazione critica, della frase goethiana «das Ewigweibliche»
è da vedersi un bellissimo saggio di MICHELE KERBAKER, _L'eterno
Femminino e l'epilogo celeste nel Fausto di_ W. GOETHE; Napoli, Pierro,
1903. «Per l'eterno Femminino, cioè l'eterna femminilità, nel senso
più ovvio, chi non abbia riguardo al passo del _Fausto_, potrebbe
intendersi la potente ed arcana attrattiva che la donna esercita sui
sentimenti dell'uomo, mediante le speciali prerogative congenite alla
sua complessione fisica e morale.» Ma dall'esame critico dell'epilogo
celeste nel _Fausto_ il Kerbaker conchiude, che quella «femminilità
eterna» è «l'essenza stessa dell'indole femminile riguardata come una
legge costante e provvidenziale della natura, in contrapposizione
alla Mascolinità, e di cui la Beata Vergine, Madre di Dio e Regina
dei cieli, è un simbolo». In quanto però la frase si presti, come s'è
anche troppo compiacentemente prestata, a interpretazione astrattamente
umana, non credo aver da pentirmi di quella che, in relazione col mio
tema, a me venne fatto di darle: «idealità della donna, immanente nella
storia».
[7] Il canto XV, primo della trilogia fiorentina che il poeta svolge
intorno alla figura luminosa del suo trisavolo Cacciaguida degli
Elisei.
[8]
Io mi volsi a Beatrice; e quella udio
pria ch'io parlassi, ed arrisemi un cenno
che fece crescer l'ali al voler mio.
Poi cominciai così....
XV, 70-73
Vincendo me col lume d'un sorriso
ella mi disse: Volgiti ed ascolta,
non pur ne' miei occhi è paradiso.
XVIII, 19-21
[9] XV, 97-99 e segg.
[10] Al geniale argomento appartengono: _La donna genovese del secolo
XV_, di CARLO BRAGGIO; Genova, dal _Giornale ligustico_, an. XII,
1885: — _La donna nel Medio Evo a Venezia_, di B. CECCHETTI, Venezia,
dall'_Archivio veneto_, an. XVI, 1886; e _La storia di Venezia nella
vita privata_, di P. G. MOLMENTI, Torino, Roux, 1885: — gli studî
di LODOVICO FRATI su _La vita privata di Bologna dal secolo XIII al
XVII_; Bologna, Zanichelli, MDCCCC (dello stesso autore, anche _La
donna italiana secondo i più recenti studi_; Torino, Bocca, 1899): —
una Conferenza di GUIDO BIAGI, _La vita privata dei Fiorentini_, fra
quelle su _La vita italiana nel Rinascimento_; Milano, Treves, 1893 —
una di LODOVICO ZDEKAUER, _La vita privata dei Senesi nel Dugento_, e
una di EUGENIO CASANOVA, _La donna senese del Quattrocento nella vita
privata_, fra quelle tenute dalla Commissione senese di Storia patria;
Siena, Lazzeri, 1895-98; — _La storia di Pescia nella vita privata_,
di CARLO STIAVELLI; Firenze, Lumachi, 1903 — e nel libro _La donna
italiana descritta da scrittrici italiane in una serie di Conferenze
tenute all'Esposizione Beatrice in Firenze_ (Firenze, Civelli, 1890),
quelle specialmente di MARIA SAVI LOPEZ, _La donna italiana nel
Trecento_; di FILIPPINA ROSSI GASTI, _Le donne nella Divina Commedia_;
di ALINDA BONACCI BRUNAMONTI, _Beatrice Portinari e l'idealità della
donna nei canti d'amore in Italia_.
[11] _Parad_. XV, 130-135; XVI, 34-39.
[12] G. VILLANI, IV, X,
[13] G. VILLANI, IV, IX.
[14] G. VILLANI, V, XXXVII. «Ma se nel 1209 accadde la venuta di Ottone
in Firenze, il racconto è favola; chè.... diciannove anni avanti,
Gualdrada e Guido eran congiunti, e fin dal 1196 avevano figliolanza»:
nota il GUASTI, _Opere_, I, 71. Ciò nonostante, il valor morale della
gentile tradizione rimane intatto.
[15] _Parad_. XXXI, 38-39.
[16] _Parad_. XVI, 145-147.
[17] _Parad_. XVI, 25.
[18] _Parad_. XV, 97-99.
[19] DINO COMPAGNI, I, II.
[20] _Inf_. XIII, 143-145.
[21] «Allora lo romore fue grande; e fue messo in una bara, e la moglie
istava nella bara, e tenea il capo in grembo fortemente piangendo; e
per tutta Firenze in questo modo il portarono». _Cronica fiorentina
compilata nel secolo XIII_; a pag. 234 del vol. II, P. VILLARI, _I
primi due secoli della storia di Firenze_; Firenze, Sansoni, 1894.
[22] MANZONI, _Adelchi_, IV, I.
[23] G. VILLANI, VI, LXIX; _Cronica malispiniana_, CLXIV.
[24] DINO COMPAGNI, II, XXIX.
[25] G. VILLANI, l. c.
[26] Una di quelle «doti isfolgorate» di lire dugento, sappiamo oggi
essere stata la dote che la Gemma di messer Manetto Donati portò a
Dante Alighieri. L'illustratore di questo _Nuovo Documento concernente
Gemma Donati_ (U. DORINI, nel _Bullettino della Società Dantesca
italiana_, N. S., IX (1902), fasc. 7-8, pag. 181-184) ha potuto sopra
altri documenti fiorentini consimili rilevare che fra il 1276 e il
1316, sopra sessantasei doti, dieci vanno dalle 50 alle 200 lire o
poco più, quattordici dalle 250 alle 500, quindici dalle 500 alle 700,
tredici dalle 700 alle 1218, sei da fiorini 100 a 300, otto da fiorini
300 a 560. E si seguitò per questa via. GUIDO BIAGI ha pubblicato
(per nozze Corazzini-Brenzini; Firenze, 1899) _Due corredi nuziali
fiorentini (1320-1493), da un libro di Ricordanze dei Minerbetti_,
istituendo confronti su «ciò che fosse la vita fiorentina e nei primi
del Trecento, quando non era ancor fatta la _roba_, e sul declinare di
quel secolo decimoquinto, in cui la squisitezza del gusto raffinava
e ammolliva il costume». Nel matrimonio del 1320 la dote è di 325
fiorini d'oro, e 35 fiorini d'oro le «dónora» ossia il corredo. Nel
1493, fiorini 800 la dote, fiorini 240 le «dónora stimate» con altre
assai non stimate, e poi per fiorini 340 di «cose consegnate e date»
agli sposi dai genitori dello sposo. Un altro matrimonio, d'una Valori
a uno Strozzi nel 1485, porta (_Scritta di parentado_ ec. pubblicata
da G. O. CORAZZINI per nozze Ciampolini-Magagnini; Firenze, 1894)
fiorini duemila di suggello fra dote e dónora, delle quali segue la
lista. Vorrei poter riferire quelle liste, preziosa testimonianza anche
alla storia del costume. Consimili documenti di tempi ulteriori ha
pubblicato CARLO CARNESECCHI nel suo opuscolo _Donne e lusso a Firenze
nel secolo XVI. Cosimo I e la sua legge suntuaria del 1562_; Firenze,
Pellas, 1902.
[27] _Parad_. XV, 112-120.
[28] Vedi appresso, nel mio Studio su _Beatrice_.
[29] OTTIMO, III, 355 (_Parad_. XV, 103-105).
[30] Vedi il mio libro _Dino Compagni e la sua Cronica_; Firenze, Succ.
Le Monnier, 1880-87; I, 1113.
[31] Vedi il citato mio studio su _Beatrice_; ed ivi anche ciò che
concerne il matrimonio stesso dell'Alighieri con la Donati.
[32] _Le antiche rime volgari secondo la lezione del codice vaticano
3793_, pubblicate per cura di A. D'ANCONA e D. COMPARETTI; Bologna,
1875-1888; n.i DX, DXI, CMX. L'autenticità e realtà della «compiuta
donzella di Firenze», che io, fin da quando (1887) scrivevo queste
pagine, propendevo a sostenere contro gli assalti della critica
dubitatrice, mi paiono ora validamente confermate nel bello Studio di
LIBORIO AZZOLINA, _La Compiuta Donzella di Firenze_; Palermo, 1902;
dove e quelle e altre (d'argomento amoroso) rime del Codice Vaticano ad
essa comecchessia attinenti, sono esaminate con finezza di osservazione
critica e con appropriata dottrina di storia e d'arte.
[33] _Cronica fiorentina_ cit. in nota 21 a pag. 235-236.
[34] _Parad_. III, 108.
[35] _Commento alla D. C._ d'Anonimo fiorentino III, 51.
[36] DINO COMPAGNI, III, X.
[37] _Parad_. XVI, 112-114.
[38] _Pro coena maledictarum dominarum de Tosingis_, riferisce il
canonico P. N. CIANFOGNI (_Memorie istoriche della basilica di S.
Lorenzo_; Firenze, 1804) essere intitolata, nel libro di Entrata e
Uscita del Capitolo di San Lorenzo, sotto l'1 Maggio 1306, la spesa
di quella imbandigione, «consistente in due capretti, due ventri
di vitella, cinque paia di pollastri e altrettante di piccioni, un
ventre di castrato, tre caci, otto dozzine e mezzo di pani, vino,
frutte, pomaranci, treggea, spezie e lardo, colla spesa, in tutto, di
otto lire, quattro soldi e sei danari» (vedi, qui subito appresso,
il conteggio, di poco superiore, del Borghini). E poi lo stesso
canonico Cianfogni soggiunge: «Chi fossero queste _donne maledette_,
le quali dalla quantità delle vivande si vede che erano di un numero
non indifferente, io non ho potuto rinvenirlo; siccome neppure si
sa se questo fosse un obbligo del Capitolo, perocchè non vi sono
libri anteriori, e dal 1307 fino al 1343 mancano tutti; e in quelli
che seguono, di questa cena non se ne vede più fatta menzione». Io
non sarei d'avviso che la cena fosse imbandita a donne, cioè non
crederei che le «maledette» fossero le commensali e consumatrici:
parecchia gente, osserva pure il Cianfogni, se si guarda la lista delle
pietanze. Direi piuttosto che le «maledette» dessero, come di certo
l'occasione e l'origine, così anche il nome alla cena; ma che questa
poi fosse ammannita a tutt'altre persone che donne e Tosinghi, ma o
a poveri o a religiosi, o altro che di simile: e ciò per un lascito
nel cui titolo le «maledette donne dei Tosinghi» rimangono per noi
un mistero. Mi capacita poco, che una casa come i Tosinghi, così
fiera e burbanzosa e potente, volesse mandar le sue donne a quella
periodica impinzatura di calendimaggio, accompagnata poi da quella
amorevole denominazione. Peccato non usino più i romanzi storici,
per ricamarvi un po' sopra! Il gran maestro di antichità fiorentine,
Vincenzio Borghini (_Autografi magliabechiani_, X, 98, c. 57), pare
vegga nella denominazione di «maledette» non altro che una imprecazione
de' canonici all'indirizzo delle Tosinghe, seccati di dover tutti gli
anni per cagion d'esse metter mano alla borsa e registrar quella spesa;
imprecazione raccolta dal camarlingo, e sopravvissutaci in cotesta
come motteggevole intestatura della partita: «_Pro coena maledictarum
dominarum de Tosinghis_. Erano parenti del Vescovo, e dovevano farsi
fare questa cena per piacevolezza: ma questi buon preti non ci avevano
pazienza, chè spesono in tutto lire 8. 9. 10, che erano più di 3 lire
delle nostre». Ma questa volta io non consentirei al maestro. In quel
«maledette» della cena laurenziana commemorativa, mi par di sentire
alcun che di consono al grido misterioso che aleggia fra gli alberi
del sesto girone del _Purgatorio_ dantesco: «Ricòrdivi, dicea, de'
maledetti....»
È stato popolare in Firenze, fino ai dì nostri il «lunedì dell'unte»,
cioè delle tessitore, che era il penultimo, o l'antepenultimo,
lunedì del carnevale, giorno di scialo per coteste donne dei nostri
camaldoli, con tavole apparecchiate anche su la strada: e doveva essere
antichissimo, quanto forse la cena (tutt'altra cosa) delle «maledette».
[39] _Parad_. XV, 127-129.
[40] Protocollo di ser Uguccione di messer Ranieri Bondoni, B. 2126
dell'Archivio antecosimiano dei Contratti, nell'Archivio fiorentino di
Stato. A c. 130 t., 11 aprile 1304.
[41] G. M. BROCCHI, _Le vite de' Santi e Beati fiorentini_; Firenze,
1742-61; II, 339 seg. Vedi anche L. SANTONI, _Diario sacro_ ecc.
con l'_Elenco di tutti i Santi, Beati e Venerabili che sono nati
domiciliati e morti in Toscana_; Firenze, 1853; pag. 105. Piccarda, o
col suo nome francescano suor Costanza, Donati è sotto il 17 ottobre.
(La data de' «17 ottobre, a pag. 105» dell'Elenco di L. Santoni, è
erronea. La vera è «17 dicembre, a pag. 128» del medesimo Elenco; dove
anche altre cose, oltre quel doppione, sarebbero da raddirizzare.)
[42] Questo concetto fermai in una iscrizione pel Centenario di Santa
Margherita da Cortona (1897), che qui ripubblico siccome non aliena dal
carattere del presente mio libro:
_Coronazione di virtù miti in secolo feroce_
_fu l'aureola della santità_
_sulla fronte della donna medievale._
_Ma di eroica redenzione dalle abiezioni del peccato_
_voluta e combattuta e vinta,_
_ma di rivendicazione dello spirito immortale alla sua libertà,_
_è confortevole simbolo anche nei mutati tempi_
_la santità tua, o Margherita,_
_o bella penitente,_
_o consigliatrice di pace ai potenti del mondo,_
_o iniziatrice di carità dagli abbienti ai poveretti;_
_Maddalena dell'età fosca e luminosa,_
_a cui Francesco ebbe_
_nelle stigmate dell'amore universale_
_rinnovato il dolce crocifisso Gesù._
[43] _Leggenda della beata Umiliana de' Cerchi_; Firenze 1827; a pag.
23, 34, 94, 50.
[44] N. TOMMASEO, _Lo spirito, il cuore, la parola di Caterina da
Siena_; premesso alle _Lettere_ di lei (Firenze, Barbèra, 1860), a pag.
CLXXXVI.
[45] G. VILLANI, VI, XXXIII: GINO CAPPONI, _Storia della Repubblica di
Firenze_; Firenze, Barbèra, 1875; I, 29-30.
[46] G. VILLANI, VI, LXXIX.
[47] G. VILLANI, VI, LXII.
[48] Il sepolcro in chiesa nella cappella di San Matteo. La pietra (con
lo stemma, e figurazioni guelfe, e la scritta _Sepulchrum filiorum de
Marignolle. A. D. MCCLVIIII. Restauratum A. D. MCCCCCV_), che serviva
di dossale all'altare (RICHA, _Chiese fiorentine_, V, 73, 33-34), fu
trasferita nel chiostro della Canonica, a man destra appena entrati,
nel 1739 per cura degli Ubaldini novelli patroni della cappella. E così
deve correggersi un accenno del CAPPONI, l. c.
[49] _Inf_. X, 92.
[50] Dramma ritratto con veracità d'arte possente, in una lirica del
TOMMASEO: a pag. 374-377 delle _Poesie_, Firenze, Succ. Le Monnier,
1872 e 1902.
[51] Vedi nel mio libro _Dino Compagni e la sua Cronica_, II, 519.
[52] Vedi nel citato mio libro, II, 457-58.
[53] _Statuti fiorentini,_ III, CLXXIX: «Di non contraere parentado
co' conti Guidi e altri (_conti Alberti, Ubertini, Pazzi di Valdarno,
Ubaldini_), e di pagare la gabella pe' contraenti matrimonio con alcuno
Signore confinante col territorio fiorentino.... E coloro e' quali di
tale matrimonio nascesseno, come bastardi a successione d'alcuno venire
non possano, ma da la successione s'intendano per essa ragione schiusi,
in quel modo ch'e' bastardi sono eschiusi.» Disposizioni che dai più
antichi Statuti si veggono perdurare fino in quelli del 1415: ed erano
spada sempre tagliente, sospesa sul capo delle famiglie ribelli; come
ne danno pietoso esempio due gentildonne del primo Quattrocento: una
Bardi negli Alberti, e una Alberti nei Corsini (vedi C. CARNESECCHI,
_Madonna Caterina degli Alberti Corsini, Notizie inedite_;
nell'_Archivio Storico Italiano_, 1892, X, 116-122).
[54] DINO COMPAGNI, II, XXI; G. VILLANI, VIII, XXXV.
[55] DINO COMPAGNI, III, VII.
[56] DINO COMPAGNI, I, XXII: «In tal sera, che è il rinnovamento della
primavera, le donne usano molto per le vicinanze i balli.» G. VILLANI,
VII, CXXXII; VIII, XXXIX: «Ogni anno per calen di maggio, si faceano
le brigate e compagnie di gentili giovani....; e simile di donne e
pulcelle, _ec_.» G. BOCCACCIO, _Vita di Dante_, III: «Nel tempo nel
quale la dolcezza del cielo riveste de' suoi ornamenti la terra, e
tutta per la varietà de' fiori mescolati tra le verdi frondi la fa
ridente, era usanza nella nostra città e degli uomini e delle donne,
nelle loro contrade ciascuno, e in distinte compagnie, festeggiare.»
[57] «Nell'anno 1283, del mese di giugno per la festa di San Giovanni,
essendo la città di Firenze in felice e buono stato di riposo, e
tranquillo e pacifico stato, e utile per li mercatanti e artefici, e
massimamente per gli Guelfi che signoreggiavano la terra, si fece nella
contrada di Santa Felicita oltrarno, onde furono capo e cominciatori
quegli della casa de' Rossi con loro vicinanze, una compagnia e
brigata di mille uomini o più, tutti vestiti di robe bianche, con uno
Signore detto dell'Amore. Per la qual brigata non s'intendea se non in
giuochi e in sollazzi, e in balli di donne e di cavalieri e d'altri,
popolani, andando per la terra con trombe e diversi stormenti in gioia
e allegrezza, e stando in conviti insieme in desinari e in cene. La
quale corte durò presso a due mesi, e fu la più nobile e nominata che
mai fosse nella città di Firenze o in Toscana; alla quale vennero, di
diverse parti e paesi, molti gentili uomini di corte e giocolari, e
tutti furono ricevuti e provveduti onorevolmente.» G. VILLANI, VII,
LXXXIX.
[58] _Purg_. XXIV, 50, 57.
[59] _Rime_, ediz. FRATICELLI, pag. 74.
[60] _Purg_, XX, 70-75.
[61] DINO COMPAGNI, II, XIX segg.
[62] NERI STRINATI, _Cronichetta_; Firenze, 1753, pag. 115-116.
[63] _Istorie pistoiesi_, pag. 1.
[64] FRANCO SACCHETTI, _Nov_. CLXXIX.
[65] A pag. 49-51 di _Dante ne' tempi di Dante, Ritratti e Studi_;
Bologna, Zanichelli, 1888. I particolari dalla _Cronica_ di MARCHIONNE
STEFANI, CCXVII.
[66] Vedi qui appresso, _La donna fiorentina nel rinascimento_ ecc.
[67] Curioso inedito episodio di storia fiorentina, che io ebbi
occasione di raccontare nel cit. mio libro _Dino Compagni e la sua
Cronica_; I, 1086-88.
[68] _Purg_. XIX, 85-90.
[69] Monna Giovanna di Buonaccorso del Velluto, donna della Penitenza
delle Vestite di Santa Croce, manda (14 maggio 1298) Michele del fu
Orlando, servigiale delle monache di Monticelli, a stare per sei mesi
nell'esercito del venerabile padre messer Bonifazio sommo Pontefice
e di Santa Chiesa contro i perfidi (intendi, miscredenti) Colonnesi e
qualsisiano altri inimici e rubelli di detta Chiesa e Pontefice; con
riportare a suo tempo pubblico instrumento, o lettere sigillate papali,
del servizio fatto e relativa indulgenza, lucrata per tal mezzo da essa
monna Giovanna. Vedi il mio Commento alla _Cronica_ di Dino, II, ii, 6.
[70] L'episodio monastico di suor Margherita, dico quello della
sfuriata profetica contro papa Bonifazio, è consegnato a un atto dei
23 maggio 1299, pubblicato da D. MORENI (_Contorni di Firenze_, VI, 77
seg.) che è fra le pergamene dell'Archivio fiorentino di Stato, insieme
con altri (del 25 maggio e 23 luglio successivi) pur concernenti il
bizzarro episodio. Dei contrasti poi, diciam pure politici, per la sua
elezione a badessa nel 1291, ci dà i particolari un altro atto dei
5 gennaio di cotesto medesimo anno, e che è altresì, col corredo di
altri, fra le pergamene dell'Archivio fiorentino. In quella elezione a
badessa di suor Margherita, che succede a una Giovanna, le elettrici in
numero di sette, convengono nel nome di suor Margherita, eccetto due,
suor Petronilla e suor Giovanna, delle quali la prima dice che non vuol
consentire in nessun nome, finchè non abbia l'assentimento del proprio
padre e degli altri di casa sua, e perciò chiede dilazione; e suor
Giovanna, parimente, dichiara di voler prima l'assenso degli zii. Gli
scrutatori non l'accordano, protestando che la causa, per la quale le
due monache fanno tale richiesta, è riprovevole e disonesta e contro il
diritto e i buoni costumi. A dì 8 il vescovo Andrea dei Mozzi conferma
l'elezione. Ho cercato inutilmente, a quali famiglie fiorentine
appartenessero e suor Margherita e le due elettrici che, in nome e
nell'interesse del respettivo parentado, facevano quelle eccezioni
partigiane.
Nell'Archivio fiorentino di Stato (Sezione del Diplomatico) sono, oltre
gl'indicati, anche i documenti dello sposalizio episcopomonacale, così
di quello del 1301 come di altri.
[71] _Purg_. XXIII, 98-111.
[72] FOLGORE DA SAN GIMIGNANO; II, 194, dei _Poeti del primo secolo_;
Firenze, 1816.
[73] Vedi, nell'Appendice al mio Commento alla _Cronica_ di Dino, la
XVII.ª delle _Note dantesche_, pag. 624-27.
[74] _Iliade_, lib. VI e XXIV. _Eneide_, II, 790-97, nella traduz. del
CARO:
S'ode più dentro un gemito, un tumulto,
un compianto di donne, un ululato,
e di confusione e di miseria
tale un suon che feria l'aura e le stelle.
Le misere matrone spaventate,
chi qua chi là per le gran sale errando,
battonsi i petti, e con dirotti pianti
danno infino alle porte amplessi e baci.
[75] _Orlando furioso_, XVII, 13.
[76] _Purg_. XXIV, 106-111.
[77] _Purg_. VI, 148-151.
[78] Caterina della Bella, moglie di Galassino Castellani: esiliata col
padre nel 1295, prosciolta dal bando nel 1317.
[79] Vedi a pag. 66-73 del mio libro _Dal secolo e dal poema di Dante,
Altri Ritratti e Studi_; Bologna, Zanichelli, 1898.
[80] Vedi delle cit. mie _Note dantesche_ la XVª _Del ghibellinismo di
Dante_, pag. 604-610; e gli Atti della proscrizione dei Guelfi Bianchi,
fra i Documenti al mio Discorso _Dell'esilio di Dante_; Firenze, Succ.
Le Monnier,1881.
[81] _Purg_. XXIII, 103-105.
[82] G. VILLANI, IX, CCXLV.
[83] G. VILLANI, X, XI.
[84] Nel protocollo notarile di ser Lapo Gianni (Archivio antecosimiano
dei Contratti, nell'Archivio fiorentino di Stato) occorre un atto dei
2 gennaio 1328, risguardante condottieri e milizie a soldo, intestato
così: «Actum in ducali Palatio Florentie, presentibus testibus _ecc_.».
[85] G. VILLANI, X, XI.
[86] G. VILLANI, l. c.
[87] G. CARDUCCI, _Rime antiche da carte di archivî_; nel
_Propugnatore_, vol. XXI (an. 1888), pag. 8.
[88] _Nov_. CXXXVII: «Come le donne fiorentine, senza studiare o
apparare leggi, hanno vinto e confuso già con le loro legge, portando
le loro fogge, alcuno dottor di legge.»
[89] Al 1306 mostrano risalire gli _Ordinamenti intorno agli sponsali
ed ai mortorî_ (P. EMILIANI GIUDICI, _Storia dei Comuni italiani_, III,
149-170), in quanto si connettano con la istituzione fatta nel 1306
dell'_Esecutore degli Ordinamenti di giustizia_. E in un Consiglio del
1290 si discuteva dello «scrivere le vestimenta», cioè far l'inventario
degli ornamenti femminili; e fra i consulenti era ser Brunetto Latini
(_Alla biografia di ser B. L. contributo di documenti_ per I. DEL
LUNGO; a pag. 251-52 della _Monografia_ di T. SUNDBY, tradotta da R.
RENIER, _Della vita e delle opere di B. L._; Firenze, Succ. Le Monnier,
1884). Vedi poi la cit. Conferenza di G. BIAGI, _La vita privata dei
Fiorentini_, §§ VI, VII, pag. 100 segg.
[90] Chi voglia gustare un saggio del bel volgare di quei documenti,
può vedere i citati _Ordinamenti intorno agli sponsali e ai mortorî_, e
altri _Ordinamenti_ del 1388 pubblicati e illustrati da D. SALVI a pag.
221-237 della _Regola del governo di cura familiare del beato_ GIOVANNI
DOMINICI _fiorentino_; Firenze, 1860.
[91] _Scritti editi e inediti_; Firenze, Barbèra, 1877; I, 409-410.
[92] Da quell'Ovidio «delle donne» vedi curiosi saggi di psicologia
femminile in alcune pagine del cit. mio libro su _Dino Compagni_ ec.,
I, 418 seg.
[93] Esempio insigne FRA DOMENICO CAVALCA, _Volgarizzamento della
Epistola di S. Girolamo ad Eustochio_ (Roma, 1764), pag. 356:
«Volendo per utilità di molte donne religiose e altre oneste vergini,
e ancora molte altre persone che non sanno grammatica, recare in
vulgare quella bella Pistola la quale San Girolamo mandò ad Eustochio
nobilissima vergine di Roma, inducendola ad amare e ben guardare la
santa verginità, e a bene renunciare lo mondo tutto; do ad intendere a
ciascuno che legge, che _ecc_.»
[94] _Documenti d'Amore_; Roma, 1640. — _Del Reggimento e costumi di
donna_; Bologna, 1875. — Sulla precettistica femminile del Barberino,
vedi qui appresso, pag. 81 segg. Il quesito circa «lo leggere e lo
scrivere» è nella seconda delle indicate opere, a pag. 40-42.
[95] _Cronica domestica_, secondo il titolo col quale io la ho
preparata per le stampe sull'autografo, che si conserva presso i
signori Velluti-Zati. Vedine notizia e saggi nel _Manuale della
letteratura italiana_ di A. D'ANCONA e O. BACCI; vol. I (ediz. 1903),
pag. 572-78. La edizione, unica sinora, fatta da D. M. MANNI, fu
condotta sulle copie, ed è difettosa per troppi rispetti, e improprio
il titolo: _Cronica di Firenze dall'anno 1300 in circa fino al 1370_.
Ai passi, che qui adduco di sull'autografo, corrispondono nella
edizione del MANNI le pagine 14, 25, 26, 36, 56, 132, 53, 129.
[96] Rilevata come popolare da Vincenzio Borghini (postille al
SACCHETTI, ediz. Le Monnier, _Nov_. LXXXV): «_Delle care, delle
compiute e dell'oneste donne della nostra città_: è nostro modo di
dire, et ha sapore di comparativo o presso che superlativo.»
[97] A. GASPARY, _La scuola poetica siciliana del secolo XIII_;
Livorno, Vigo, 1882; a pag. 5.
[98] _Istoria d'Ippolito e Lionora_, o _Istoria d'Ippolito e Dianora_;
così in prosa come in ottava rima: stampata e ristampata, ormai da più
di quattro secoli, in libercoli di edizione popolare.
[99] A. D'ANCONA, nella edizione critica che di sulle popolari,
moltiplicatesi fin dai primi tempi della stampa, ne fece nel 1863
(Pisa, Nistri): _La storia di Ginevra degli Almieri che fu sepolta viva
in Firenze, di_ AGOSTINO VELLETTI, _riprodotta sulle antiche stampe_.
E criticamente ne ha discorso P. RAJNA, in _Romania_, vol. XXXI (an.
1902), pag. 62-68.
[100] G. VILLANI, II, I.
[101] «Ma del nome del _Buonconsiglio_, egli è noto quel che ne porta
attorno la fama comune: che andando liberamente e senza sospetto i
cittadini chiamati da Totila nel palazzo del Campidoglio, dove egli
gli mandava invitando per ammazzargli, furono avvisati da una donna
che stava a vendere accanto a quella chiesa, che guardasser bene, chè,
come ha quella favola d'Esopo, di quanti vi erano entrati niuno se
n'era veduto uscire. Donde vogliono che e' si salvasse la vita a molti
per lo _buon consiglio_ di quella trecca. Ma io non veggo che si abbia
a fare o riferire alla chiesa il fatto di questa feminella; però, se
vale a indovinare, credo che più si appressi al vero il pensiero di
coloro che..... pensano che, come..... alcuna volta ed in certi casi
nel tempio di Giove Capitolino (_in Roma_) si ragunava il Senato, così
si ragunasse in questo, ne' primi tempi, il Consiglio della città.» V.
BORGHINI, _Discorsi_, I, 143-144.
[102] Il documento storico di quella fondazione vedilo, con un mio
tentativo di versione in antico volgar fiorentino, a pag. 115-134 del
mio volumetto _Beatrice nella vita e nella poesia del secolo XIII_;
Milano, Hoepli, 1891.
[103] Vedasi, di tuttociò, a pag. 285-288 della _Storia degli
Stabilimenti di beneficenza ec. della città di Firenze_ (Firenze,
Le Monnier, 1853) di LUIGI PASSERINI. Della leggenda di monna
Tessa, sfatandola, parla anche un antiquario settecentista G. B. DEI
(_Memorie di famiglie_, XXXVII, 89; nell'Archivio fiorentino di Stato),
raccogliendo notizie sui Portinari.
[104] G. BIAGI, a pag. 90-94 della cit. Conferenza su _La vita privata
dei Fiorentini_.
[105] Vedi appresso, _Beatrice nella vita e nella poesia del secolo
XIII_.
[106] _L'Obituario di Santa Reparata_, nell'Archivio dell'Opera di
Santa Maria del Fiore.
[107] Vedi a pag. 339, vol. IV (Prato, Succ. Vestri, 1897) delle
_Opere_ di CESARE GUASTI.
[108] _Purg_. XXXI, 49-51.
[109] 12 maggio 1887: inaugurazione della facciata di Santa Maria del
Fiore.
[110] 22 aprile 1860.
[111] In Affrica, a Dogali, il 26 gennaio 1887.
[112] _Inf_. X, 35, 69.
[113] GUIDO CAVALCANTI, _Rime_ (ed. P. ERCOLE, Livorno, 1885), pag. 266.