Il più solenne monumento della democrazia fiorentina, Santa Maria
del Fiore, ha distese le braccia immense su molte di quelle tombe de'
secoli XIII e XIV, con altre insieme più antiche, fin da quando le basi
poste alle navate di Arnolfo e del Talenti, alla mole aerea di Giotto,
alle tribune su cui poi voltò la cupola il Brunelleschi, coprirono
l'antichissimo cimitero di Santa Reparata; esultanti, è da credere,
le anime de' sepolti, che le loro lapide sparissero e le ossa si
confondessero nelle fondamenta del tempio che a Dio inalzavano i forti
loro figliuoli. Un prezioso Obituario[106] ci ha conservato i nomi dei
sepolti e nell'antico cimitero e poi presso alla nuova chiesa: e su
quelle pergamene, ingiallite dai secoli, leggendo i nomi, nella pace
della morte congiunti, di Uberti e Buondelmonti, Lamberti e Adimari,
Cavalcanti (e vi è Guido il poeta) e Donati, Abati e Brunelleschi; dei
combattenti a Montaperti (e vi è Farinata magnanimo), e dei giustiziati
dai Guelfi Neri, e degli uccisi nelle zuffe cittadine; e poi nomi di
artisti, specialmente di addetti ai lavori della chiesa, e nomi di
loro donne, primo Arnolfo e madonna Perfetta la madre sua, invidiabile
madre per tale figliuolo e per tal sepoltura;[107] e poi anche i nomi
di tanti ignoti che pur fanno, anzi fanno perchè ignoti, fantasticare
la mente; siam tratti a ripensare e meditare tutta la storia d'un'età
che ci è sopravvissuta ne' mirabili monumenti del suo pensiero e del
cuor suo. E i nomi tanti di donne, molti de' quali al nostro orecchio
novissimi, per esempio (e taluni hanno del longobardico) Bellantese,
Bellamprato, Bellatedesca, Berricevuta, Ringraziata, Dolcedonna,
Altadonna, Donnetta, Buona, Moltobuona, Dibene, Piubbella, Rimbellita,
Belcolore, Macchiettina, Vezzosa, Ruvinosa, Leggiera; altri di storica
ricordanza, sia pe' loro casati, sia per sè medesimi come le molte
Tesse e Contesse, tributo onomastico alla Matelda famosa; tutti cotesti
nomi, quanta ignorata storia di affetti non racchiudono, addormentati
per sempre sotto quel sacro terreno!
Mai non t'appresentò natura ed arte
piacer, quanto le belle membra, in ch'io
rinchiusa fui, ed or son terra sparte:
sono i versi[108] ne' quali Beatrice, pure in grembo al divino, si
ricorda di quando fu donna; e perciò da potersi inscrivere anche sulla
tomba di ignote.
_Signore e Signori,_
Fra pochi giorni, su quel terreno che la religione e l'arte hanno fatto
sacro all'Italia e al mondo civile, converrà da tutte le nazioni, alle
solenni fratellanze del pensiero, un devoto unanime pellegrinaggio.
Santa Maria del Fiore avrà avuto, dopo quasi seicent'anni dalla
prima pietra, il suo compimento.[109] Ma i nostri vecchi, lasciando
questa gloria al secolo che ora tramonta, non potettero prevedere,
nè avrebbero osato augurarsi, che la pietra ultima sarebbe stata
consegnata alle fondamenta dalla mano invitta di Colui che la patria
italiana doveva salutare suo unificatore, suo padre, suo re;[110]
che le feste dell'opera degnamente compiuta avrebbero inauguratori
i figli di lui, il Re la Regina i Principi d'Italia; dell'Italia
finalmente pacificata e concorde in tutte le sue terre, di nazione
storica rivendicatasi a nazione vivente, e del l'avvenire affidata
dalla coscienza del proprio diritto, e dal valore de' suoi soldati
che combattono e muoiono, senza contare i nemici, nel nome di lei e
del dovere.[111] Santa Maria del Fiore si apparecchia a dischiudere
le sue porte ai sovrani benedetti da Dio e dal popolo; e di sotto ai
novelli marmi del suo limitare fremeranno in quel giorno le ossa, e
per gli spazi delle arcate severe si affolleranno invisibili, intorno
agli Eletti della nazione, i magnanimi spiriti dell'antica Firenze. Il
difensore a viso aperto e tutelatore della patria, l'Uberti, «si ergerà
col petto e con la fronte» dalla tomba sua vera,[112] drappellando nel
cospetto del Re prode e leale la vecchia insegna del popolo fiorentino,
la Croce, oggi per virtù di Casa Savoia insegna di popolo e di re. Ma
a Guido Cavalcanti, nel suo riaffacciarsi dal sepolcro al «dolce lume»
del sole, «ferirà gli occhi» una visione gentile, come quelle da lui
già idoleggiate nella sdegnosa fantasia, e gli farà ripetere li amorosi
suoi versi,[113] per entro a' quali trepida, interrogando, l'affetto:
Chi è questa che vien, ch'ogni uom la mira,
e fa di chiarità l'aer tremare?
E mille voci concordi risponderanno a quella sospirosa melodia
d'oltretomba, acclamando il nome dell'Augusta Donna, alle cui speranze
materne è raccomandata tanta e sì cara parte delle speranze d'Italia.