CLV.

Le armi di Giangaleazzo Visconti, dopo la disfatta del re dei Romani,

si concentrarono intorno a Firenze, e la strinsero d'assedio. La

nobile città, gelosa delle sue franchigie municipali, respinse

l'assalto dei milanesi con un valore degno di migliore impresa. Ma

la republica fiorentina cessava di essere il rifugio della libertà

italiana dacchè era venuta a patti collo straniero. Fallita la speranza

di trovare appoggio nel re di Francia, ella confidava la difesa di

sè stessa a Giovanni Hawkwood, avventuriero inglese. Battuto anche

questo, accarezzava l'amicizia dell'imperatore. — Non era da queste

incompatibili e svariate alleanze, che potesse sperare soccorso la

libertà. Guardiamoci però da un giudizio troppo severo verso un popolo,

la cui colpa fu quella di non aver compreso ciò che in quel secolo era

ignorato da tutti. Salendo col pensiero a quei tempi, ed uniformandoci

allo spirito municipale che presiedeva alle piccole republiche,

la difesa dei Fiorentini è argomento di viva ammirazione. Ma colla

storia alla mano, informati delle sventure susseguenti, e pensando

che l'ambizione del tiranno milanese avrebbe forse potuto rimoverle,

noi deploriamo una resistenza, che si opponeva alla costituzione di

un forte regno italiano; perchè esso avrebbe risparmiato alla patria

nostra quattro secoli di servitù. Una libertà locale e ristretta è un

tesoro nascosto; l'indipendenza completa è il benessere che concede il

pieno uso della vita e delle forze.

I Fiorentini difendevano strenuamente le loro mura; ma il coraggio e la

costanza non potevano reggere a lungo contro il numero degli assedianti

e il genio militare dei più cospicui capitani del secolo. La caduta di

Firenze finiva di raccogliere sotto lo scettro di Giangaleazzo tutte le

provincie che formavano l'antico dominio dei re Longobardi. Il duca non

aspettava che la notizia della resa di quella città per farsi acclamare

re d'Italia, e chiudere per sempre i passi delle alpi ai pretendenti

stranieri.

Questi fatti correvano sullo scorcio del mese d'agosto, l'anno 1402. Il

duca risiedeva nel castello di Marignano, dove, occupato di preferenza

dell'ordinamento civile dello stato, non obliava la guerra. — Frequenti

notizie gli arrivavano del campo; e tutto gli faceva presentire vicino

lo scioglimento della grande questione. Al dire del Corio e di tutti

gli storici, la buona novella era così prossima e sicura, che il duca

già aveva fatto allestire le insegne reali, di cui si sarebbe ornato

l'indimani della caduta di Firenze: quel giorno avventuroso in cui

l'Italia avrebbe finalmente avuto un re italiano.

Il Conte di Virtù vol. 2/2 Storia italiana del secolo XIV · 第 91 / 103 题